All’ombra di Federer: Djokovic ha superato Nadal sull’erba

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Così come era successo per la terra battuta in questo articolo, con l’avvento della stagione sull’erba ci concentriamo su un quesito simile, ossia: tutti sappiamo che il migliore della nostra epoca sui prati inglesi è Roger Federer che è distante anni luce rispetto agli altri, ma dietro di lui chi c’è? Le uniche 2 scelte non possono che cadere sui soliti noti, ossia Rafael Nadal e Novak Djokovic. A differenza del clay in cui le gerarchie dell’era Open sono ben definite con Nadal al primo posto con dietro Bjorn Borg, sull’erba è un po’ complicato stabilire chi sia il numero 1 con certezza assoluta. I 7 titoli di Wimbledon vorrebbero che lo scettro venisse dato a Federer, ma non è il solo ad aver vinto per 7 volte i Championships, esiste un certo Pete Sampras che negli anni 2000 era riuscito in tale impresa riuscendo ad eguagliare il record di William Renshaw dei primi anni del torneo che sembrava quasi un’utopia perché realizzato grazie al challenge round. Considerando equipollenti tutti i titoli di Wimbledon per stabilire chi sia davanti tra Federer e Sampras possiamo dare un occhio alle statistiche che riguardano gli altri tornei erbivori.  Qui notiamo una netta prevalenza dello svizzero che è riuscito a vincere il torneo di Halle per 8 volte, Sampras dal canto suo è riuscito a vincere il titolo di Manchester nel 1990, un titolo di poco conto cui però fanno aggiunti i 2 tornei del Queen’s che insieme ai Championships formavano un ipotetico “Slam verde” locuzione usata per lo più dal duo Tommasi-Clerici e che a partire dagli anni ’90 ha perso quasi totalmente la sua valenza dato che dal 1993 è stato creato il Gerry Weber Open di Halle che ha diviso i tennisti in 2 tronconi: il primo affezionato alla classicità e alla tradizione del Queen’s Club con le sue strutture di fine ‘800 e il secondo maggiormente attratto dall’impianto ultramoderno del Gerry Weber Stadion. Considerando anche i piazzamenti a Londra con altre 3 finali per Federer e 0 per Sampras alla spicciolata è davanti lo svizzero.

In questo ecosistema erborista non bisogna dimenticare i vari Borg, McEnroe e Jimmy Connors che sull’erba hanno detto la loro. Bjorn è stato forse la mosca bianca in questo particolare contesto. Da terraiolo puro è riuscito ad adattare il suo gioco anche all’erba compiendo un’impresa che sembrava impossibile nei tempi moderni: vincere 5 Wimbledon consecutivi di cui il primo del 1976 senza perdere un set. L’orso svedese non era solito giocatore tornei di preparazione per i Championships per cui i suoi successi erbivori si limitato allo Slam londinese cui si aggiungono solo altri 2 tornei minori ad Auckland e Adelaide che oggi saremmo fatica a definire 250. Alla luce di questi risultati Borg rimane dietro a Federer che però non è riuscito a strappare allo svedese il numero di vittorie consecutive nello Slam di Church Road: Roger si è fermato a quota 40 mentre Borg ne ha collezionato 41 tutto questo per colpa di Tommy Haas che nel 2007 non si è presentato negli ottavi di finale permettendo a Roger di passare con un walkover che non può essere conteggiato come vittoria. Maledetto Tommy!

Il prototipo di giocare da erba è sempre stato per gli esperti John McEnroe, The Genius è riuscito nell’impresa di battere Borg nei sacri prati inglesi nel 1981, un risultato storico per poi ripetersi nel 1983 e 1984. Le sue 3 vittorie sono lontane dalle 5 di Borg e dalle 7 di Federer e Sampras, ma non possiamo trascurare i 4 successi al Queen’s il primo dei quali arrivato a 20 anni. Peccato per lui che dal 1985 non combinerà più niente, facendoci preferire i freddi numeri alla passione per il bel giuoco, ma vale sempre la pena guardare i successi di Mac, qualche minuto su Youtube per John non si nega mai.

L’altro grande dell’erba è Jimmy Connors. Jimbo è stato l’ultimo a vincere 3 Slam sull’erba nello stesso anno nell’ultima stagione possibile. Difficile non mettere in luce il suo 1974 con i titoli agli Australian Open, torneo di poco conto va detto, cui si aggiunsero Wimbledon e gli US Open. Tolto qualche torneo minore quali Manchester (giocato durante il Roland Garros 1974 con l’assenza pesante di tutti i migliori), Birmingham, possiamo aggiungere i 2 successi al Queen’s: quello del 1972 che non si capisce perché l’ATP considera un torneo “buono” che ha un montepremi risibile, migliore è sicuramente quello del 1982 che avrebbe dato il là al suo successo più significativo che quello dei Championships del 1982 all’età di 29 anni quando tutti ormai lo davano per finito.

Numbers don’t lie” dice un vecchio detto quindi, anche se a malincuore per via della prevalenza dei numeri sullo spettacolo e il gioco Federer possiamo considerarlo il migliore dell’era Open sull’erba. Inutile allargare il campo a tutta la storia del tennis perché ci sarebbero tantissime variabili da considerare la più importante delle quali è che 3 Slam su 4 si giocavano su questa superficie e c’erano tantissimi tornei che ruotavano attorno a questo paradigma.

Assodato tutto questo chi c’é dietro Roger negli ultimi 10 anni? Il primo a dover essere preso in considerazione non può essere che Rafael Nadal. Le 3 finali consecutive con Rogerino sono storia, di cui una leggenda. Molti non si nascondono nel definire la finale di Wimbledon 2008 la più grande partita di tutti i tempi. Per decenni la migliore partita di sempre era stata quella tra Gottfried von Cramm e Don Budge nello spareggio interzonale della Coppa Davis 1937 giocata a Wimbledon. Poi c’era stata la finale delle WCT Finals del 1972 tra Rod Laver e Ken Rosewall, in seguito la finale di Wimbledon del 1980 e infine quella del 2008. Gli stessi protagonisti di questa ultima partita hanno dichiarato che la partita del 2008 è superiore a quella del 1980, se lo dicono Mac e Borg c’è da crederci. Nel suo primo anno da super star che è il 2005 aveva perso malamente da Gilles Muller al secondo turno e dato il suo gioco prevalentemente terraiolo nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe stato protagonista anche sui prati inglesi. Straordinarie sono le finali del 2006 e sopratutto quella del 2007 in cui alla fine del quarto set sembrava pronto ad interrompere il regno di Federer, ma al quinto ha dovuto soccombere alla maggiore esperienza dello svizzero. Una sconfitta plausibilissima, ma non per un combattente come Nadal che successivamente rivelerà come negli spogliatoi abbia pianto perché convinto di potercela fare. Questo è stato il momento in cui si è avuta la svolta, il turning point che ha permesso il tanto agognato sorpasso su Federer anche sull’erba. La finale del Roland Garros aveva mostrato un Nadal deluxe, forse il migliore di sempre, che aveva demolito il suo rivale, ma siamo sulla terra battuta e ci può stare, ma è a Wimbledon che si sarebbe giocata la finale dei sogni. Nadal vince al quinto 9-7 una partita che era sua dopo i primi 2 set, ma che Federer ha saputo mettere in piedi non si sa come annullando anche diversi match point (ma questa è un’altra storia). Pesa come un macigno l’assenza di Rafa nel 2009 costretto a dare forfait per via di un infortunio al ginocchio, un’assenza che pesa perché nel 2010 avrebbe rivinto il titolo in finale contro Berdych e poi fatto finale nel 2011 perdendo contro Djokovic. Fino a questo punto la storia sembra un classico Disney in cui vivono tutti felici e contenti, ma da qui in avanti tutto si trasformerà in un incubo. Lukas Rosol nel 2012 inaugura una tradizione macabra per Nadal e soprattutto per i suoi fans, ossia quella di essere sbattuto fuori da Wimbledon da un giocatore che si trova oltre la top 100. Come ricordato, il primo è Rosol numero 100 del mondo, nel 2013 è Steve Darcis, numero 135 del mondo Nel 2014 continua la tradizione Nick Kyrgios da 144 del ranking ATP e nel 2015 è Dustin Brown (numero 102) a firmare un poker di orrori Nadal. Le sconfitte non tolgono niente a quello già vinto, perché sarebbe facile ritirarsi all’apice della carriera per non macchiare i numeri, ma è scandaloso che quello che poteva sembrare un piccolo intoppo nel 2012 si è trasformato in una regola fissa.

Per quanto la differenza di età con Nadal sia solo di un anno, Djokovic è arrivato molto più tardi a potersi giocare il torneo più importante del mondo. Solo nel 2007 si registra una semifinale contro Nadal poi persa per ritiro e un’altra semi persa un po’ più gravemente contro Tomas Berdych. In pratica dal 2005 al 2010 non combina niente però arriva di prepotenza al successo nel 2011 quando vince in finale contro Nadal e diventa per la prima volta numero 1 del mondo. Da allora in pratica si sono dati il cambio con Nadal. Lo spagnolo è andato all’inferno e Djokovic in paradiso. Nel 2012 perde una storica semifinale contro un ritrovato Federer che vincerà da lì a poco il suo ultimo Slam in carriera, nel 2013 perde in finale contro il britannico (guai a chiamarlo scozzese in questi casi) Andy Murray, per mettere in fila 2 vittorie consecutive entrambe ottenute in finale contro Federer nel 2014 e 2015.

Guardando solo i titoli possiamo dire che Djokovic nella scorsa stagione ha superato Nadal nello Slam londinese, 3>2, su questo non ci sono dubbi, anche se da un’analisi un po’ più attenta possiamo dire che Nadal ha battuto il migliore Federer a Wimbledon, invece Djokovic ha battuto una versione molto depotenziata di Roger soprattutto quella delle ultime 2 stagioni. Bravo Nole ad approfittarne, ma Federer nel 2014 e 2015 aveva 33 e 34 anni, età in cui una buona percentuale di tennisti si è ritirata da un pezzo.

Ma prendiamo il pallottoliere.

  • Nadal: 90 + 45 + 1200 + 1200 + 2000 + 2000 + 1200 + 45 + 10 + 180 + 45 = 8015. Media = 728
  • Djokovic: 90 + 180 + 720 + 45 + 360 + 720 + 2000 + 720 + 1200 + 2000 + 2000 = 10.035. Media = 912

Djokovic ha superato Nadal sia come punti totale, sia come media e sia come titoli di conseguenza è davanti.

Altri tornei

I tornei sull’erba sono pochissimi e se aggiungiamo che Djokovic alla Borg non gioca ormai da anni tornei di preparazione a Wimbledon l’analisi di questo settore specifico diventa un po’ complicata. Come ribadito in precedenza, se le sconfitte non tolgono niente, anche le non partecipazioni non aggiungono niente e di conseguenza le partecipazioni mettono fiele in cascina per chi ha il coraggio di giocare tornei che danno poco se non nulla a livello di prize money e di prestigio. Da questo punto di vista è da premiare Rafael Nadal che ha sempre giocato tornei pre-Wimbledon anche quando ha vinto il Roland Garros. “Ccezionali” sono state per lui le vittorie al Queen’s del 2008 arrivata in finale proprio contro Djokovic, un po’ meno quella di Stoccarda nel 2015, ma sempre un titolo in più.

Djokovic non ha mai vinto un titolo sull’erba extra Wimbledon. Le sue rare apparizioni nei tornei post Roland Garros si sono concluse con 2 finali. La prima, già citata, che è quella del Queen’s del 2008,  la seconda è quella del 2009 ad Halle persa contro la wildcard Tommy Haas dove era assente il padrone di casa Federer. Per il resto solo piazzamenti al secondo e terzo turno.

Le due vittorie di Nadal non aggiungono niente o quasi alla ormai consolidata supremazia sull’erba di Nole. Volendo aggiungere anche i 250 + 250 punti agli 8015 non arriveremmo ai 10.035 di Nole. Però una cosa la possiamo dire, perché Djokovic non gioca tornei prima di Wimbledon? Vero che lo faceva pure Borg, ma Bjorn vinceva quasi sempre il Roland Garros, Nole, no (leggera stoccatina), quindi una nota di demerito al serbo va data pur cambiando nulla nella sostanza.