ATP Barcellona 2016: Volver, Nadal vince il nono titolo in terra catalana

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Quello che fino a 2 settimane fa poteva sembrare un’utopia o una previsione troppo azzardata si concretizza in quel di Barcellona con Rafael Nadal, il re della terra battuta, che torna a vincere nel suo habitat naturale. Dopo la vittoria a Monte Carlo c’erano dei dubbi se fosse tornato oppure no, ma il titolo in Spagna conferma che Nadal si candida ad essere un grande protagonista da qui a Parigi dove insegue il suo decimo titolo. Improvvisamente Rafa ha provato la luce e quelli che per 2 anni sono stati dei fantasmi, dei tarli nella testa, sono scomparsi per far posto al solito tritasassi che non lascia scampo a nessuno. Non sarà la versione monstre del 2008 o 2010 e se vogliamo quella del 2012 (esclusa Madrid), ma Nadal è riuscito a rispolverare delle sue caratteristiche peculiari che gli hanno permesso di ritornare in alto. Quello che fa maggiormente impressione sono i suoi recuperi prodigiosi di cui un paio di sono visti nella finale che ormai potevamo rivedere in qualche video su youtube o, per chi è un po’ vecchietto, nella memoria a lungo termine del cervello di ogni appassionato di tennis che si rispetti. Rispetto alla versione deluxe e al 100% manca qualche dettaglio come: qualche dritto uncinato mandato in corridoio, il servizio, che, anche se non è stato il suo colpo, in altre uscite è stato più incisivo, ed è proprio perché siamo sulla terra battuta non ne risente così tanto. Per il resto ci siamo, il rovescio a 2 mani fa ancora male soprattutto quello incrociato, il suo swing è perfetto ed è una via di mezzo tra un giocatore di baseball ed un golfista. Quando la palla rimbalza alta lo strappo in avanti della sinistra è micidiale e con il destro a fare da perno ne esce un colpo unico, invece quando la palla è bassa il movimento cambia e l’esecuzione avviene dal basso verso l’alto con l’impatto però che genera una traiettoria orizzontale o leggermente arcuata che è tipica dei migliori golfer. Capitolo a parte merita lo smash che stranamente in finale non ha funzionato, ma è stato solo un caso, sappiamo benissimo che è una freccia nella sua faretra, ma farebbe bene a non sbagliare, soprattutto nei punti cruciali.

La partita

Il pubblico del Real Club de Barcelona non può essere che schierato con lo spagnolo anche se tutti sanno che Nadal è un tifoso dell’altro Real, quello di Madrid, ma poco importa. La Spagna quando vuole si ricorda di essere una nazione unita. Dall’altra parte della rete c’è Kei Nishikori che ha fatto suo questo torneo pur non avendone minimamente l’intenzione e le caratteristiche per certi versi, ma nonostante tutto è il detentore del titolo dal 2014 e viene da una striscia di 14 vittorie consecutive in terra catalana. E’ stato spesso detto che Kei è un animale da “500” e lo vuole dimostrare ancora una volta.

Il primo a servire e Rafa e si capisce fin da subito che i colpi non voglio entrare. Le prime scarseggiano e quando entra la seconda praticamente non si scambia, ma quando entra la prima sono dolori per il giapponese che così si trova completamente inerme. In pratica fa tutto Nadal. Quando è Nishi a servire l’idea di tutti è che Rafa sia migliore in risposta che alla battuta, un po’ alla Nole se vogliamo, ed è questa la caratteristica che si rivelerà vincente. Nadal tituba e qualche gratuito di troppo consegna a Kei le prime palle break della partita che sono prontamente annullate. Ecco un’altra caratteristica che mancava al puzzle perfetto del King of Clay, servire bene o comunque giocare al meglio i punti che contano, è questa una sua pecurialità sul clay soprattutto nella sfida contro Federer al Roland Garros che ha raggiungo il suo zenith nel 2007 con 16/17 nelle palle break annullate. L’impressione è che sia il giapponese a subire il break per primo e così è: nel quarto gioco ne combina di ogni e a 30 cede il servizio. Nadal non ne approfitta, troppo falloso per ammazzare subito la partita e anche il pathos che l’accompagna..ed è subito controbreak. Man mano che i motori si riscaldano le prestazioni dei 2 tennisti iniziano a salire. Ci sono 2 dropshot fallaci di Nishikori che finiscono malamente, ma dall’altra parte si vede un Nadal felino che balza comunque verso la rete per cercare di recuperare la palla, e dopo questi  2 colpi sciagurati se ne vedrà un’altra da antologia che fa alzare il pubblico in piedi. Tutto procede seguendo i servizi e nessuno sembra essere dominante sull’altro anche se è Nadal a rischiare di essere brekkato nel settimo gioco. Altre 3 palle break annullate. E’ un grande segnale quello del maiorchino che se è così incisivo quando conta non c’è nessuno che gli può tenere testa. Il tiebreak sembra inevitabile, ma qualcuno si ricorda dell’ultima uscita dei 2 avvenuta a Indian Wells in cui Nishi concesse l’esiziale break proprio quando si trovava a servire per rimane nel set e puntuale come un orologio svizzero ecco il break sul 4-5 e sul primo set point Nadal si porta avanti. Nadal è molto fortunato in questa circostanza e un nastro malandrino gli aggiusta la palla che cade morente nella parte di campo avversaria. La fortuna aiuta gli audaci, diceva qualcuno, ma il fattore C nella vita non guasta mai.

La sensazione è che la partita sia finita. Nadal non ha mai perso una finale a Barcellona figuriamoci se perde contro Nishikori. Nulla di più errato. L’impressione è che i soliti incubi stiamo per piovere sulla testa del maiorchino ed ecco perdere il servizio in apertura. Nishi non è un fulmine di guerra e la forza mentale non è nel suo repertorio. Proprio quando è il momento di uccidere la partita non è approfitta complice anche un Nadal deluxe. Controbreak e 1 pari. L’inerzia passa dalla parte di Nadal e non sorprende per niente il break che ottiene nel quarto gioco. Il quinto è il gioco chiave del secondo set. La sensazione è che se lo chiude Rafa si va tutti a casa. I punti giocati sono 18, le oppurtunità Nishi le ha, ma non c’è nulla da fare, un po’ di tensione e un po’ di choking gli fanno tremare le gambe e siamo 4-1. Il titolo è ormai in ghiaccio per Nadal quando però decide che le coronarie dei suoi tifosi non sono state rodate a dovere e sono un po’ ingolfate perché non abituate a soffrire per una vittoria combattuta del loro beniamino da tanto tempo. Break Nishi e siamo un 4 pari. “Eravamo campioni del mondo e ora è tutto da rifare” disse Valdano, giocatore dell’Argentina, durante la finale dei Mondiali di calcio del 1986 quando la Germania pareggiò 2-2 a pochi minuti dalla fine. Spettri e fantasmi cominciano a vorticare nella mente dei Rafa fans e l’impressione è che possa girare seriamente la partita. Nishikori è bravo a chiudere su 4 palle break contro e lo è maggiormente quando Nadal ha match point sul 4-5. Nel dodicesimo gioco si ripete il copione del primo set, Nishi sbaglia al troppo al servizio e un gratuito chiude la tenzone. Game, set and match Nadal.

Il torneo

Il torneo di Barcellona offre pochi spunti perché è un 500 e quindi non fondamentale come potrebbe essere un Masters 1000 o uno Slam. Gli occhi erano puntati tutti su Rafael Nadal che ha risposto:”presente”. Una sua sconfitta forse sarebbe stata deleteria per la sua fiducia da qualunque tennista partecipante all’evento sarebbe arrivata. L’iniezione di fiducia c’è stata e anche se gli avversari non sono stati alla sua altezza non c’è nulla da recriminare con dietrologie fasulle. Quello che conta è il risultato di un tennista ormai agonizzante che è riuscito a vincere 2 titoli consecutivi, evento che non capitava dalla tripletta americana del 2013 Canada-Cincinnati-US Open 2013. Un altro applauso va fatto a Rafa per aver raggiunto Vilas nella speciale classifica dei tornei vinti sulla terra battuta a quota 49, considerando però solo l’era Open e non le esibizioni, perché se allarghiamo il quadro a tutta la storia del tennis si scopre che ci sono dei numeri utopistici per il tennis di oggi. Sapete di chi è il record all time? Il record appartiene a Jaroslav Drobný con 92 titoli però con una decina di asterischi tra cui quello di aver giocato dal 1936 al 1971, quindi 35 anni :O e non essere mai passato nel circuito dei professionisti. Medaglia d’argento va a Bill Tilden con 76 titoli che qualche titolo pesante sulla terra battuta l’ha vinto, come gli US Clay Court Champs e sul podio sale Tony Wilding con 74 tornei che detiene la più lunga striscia di vittorie sul clay, ben 116 partite vinte (che condivide con Bill Tilden). Altri tempi, altri circuiti altri numeri. L’errore però che gira in molti siti è che si dice che Nadal ha raggiunto il record di titoli sul “rosso”, qui non ci siamo. Vilas ha vinto 49 titoli sulla terra battuta, ma questa non era sempre rossa, anzi in molte occasioni questa è stata verde (qui un copia/incolla ci sta), quindi non confondiamo termini che possono sembrare sinonimi ma non lo sono. I titoli sulla terra verde per Vilas sono 12 più 37 sulla terra rossa.

Ritornando a Barcellona non possiamo che registrare l’ottima prestazione di Nadal che dopo aver affrontato 2 avversari alla sua portata come i connazionali Granollers (protagonista da lucky loser a Monte Carlo) e Montanes, ormai un po’ troppo vecchio per competere ad alti livelli, era chiamato a riscattare la sconfitta dell’anno scorso contro il Fogna. Il Fognal sembra essere un appuntamento fisso ormai per tutti gli appassionati. Questa volta è andata male al Fabio nazionale anche se ha giocato una signora partita e non ha lesinato di deliziare il pubblico con dei vincenti di rovescio fotonici che sono risultati imprendibili da Nadal, ma sono stati esigui e Rafa ha potuto amministrare anche se il break subito sul finire del secondo set non è piaciuto, ma ha pensato bene di dominare il tiebreak finale. Philipp Kohlschreiber non è stato mai un avversario temibile sulla terra e lo ha dimostrato anche in semifinale. Forse è un brutto cliente sull’erba, ma, data la penuria di prati inglesi nel circuito ATP è difficile vederlo all’opera con il suo rovescio monomane ormai in via di estinzione. 6-3 6-3 di routine e via in finale.

I promossi di questo torneo sono Andrey Kuznetsov, classe 1991, arrivato fino ai quarti di finale e giustiziere di Stepanek e Roger-Vasellin. Promosso anche Benoit Paire, tds 6 e wildcard arrivato fino in semifinale, vittorioso su Pablo Cuevas (bocciato), uno dei migliori giocatori al momento sulla terra battuta. Bocciato Sasha Zverev battuto da Jaziri che non è certo un grande prospetto, ma forse Alex non è pronto a sporcarsi le scarpe sul clay e si attendono ulteriori verifiche su altre superfici. Nota di merito a Karen Khachanov, classe 1996, che è riuscito a battere al secondo turno (prima partita per lui) AGUT (bocciato). Rimandato Dolgopolov che mette in mostra la solita prestazione spettacolare nel primo set contro Nishikori per poi sciogliersi sul più bello, e il bagel è servito.

I record

Nadal vince il suo 69° torneo della carriera, il 49° sulla terra battuta (record era Open). E’ il suo 18° ATP 500 e raggiunge in questa speciale classifica Roger Federer, è il suo 67° titolo outdoor record che supera i 66 di Federer, sempre per quanto riguarda l’era Open. E’ il primo a vincere per per 9 volte 3 tornei diversi, questa volta all time. Era stato il primo a vincere il Roland Garros 9 volte e diversi nell’era Pre-Open avevano fatto meglio con Jean Borotra a quota 11 British Hard Court Championships e Eric Sturgess con 11 South African Championships. Ma è stato il primo a vincere 9 volte 2 tornei diversi e primo a vincere 9 volte 3 tornei differenti. Solo Martina Navratilova ha fatto meglio nel femminile.

Conclusione

Da oggi in poi si apre un nuovo scenario nel circuito ATP. Nole, accreditato di non avere avversari alla sua altezza, i famosi “no great opponents”, si ritrova un avversario in più sulla terra battuta che non si aspettava. Può fare paura? Sì. L’obiettivo non tanto arcano di Nole è vincere il Roland Garros e i prossimi tornei di Madrid e Roma ci daranno maggiori responsi. Un Nole perdente sia in Spagna che nella Città Eterna porrebbe seriamente dei dubbi sulla sua condizione, e se uno di questi tornei venisse vinto da Rafa se non tutt’e due si anniderebbero dei tarli nella testa del serbo da non sottovalutare. L’impressione generale è che Djokovic sia superiore a Nadal sempre e comunque e che la sua sconfitta a Monte Carlo sia stata solo un incidente di percorso. Precise e ficcanti sono state le dichiarazioni di Stan Wawrinka che ha detto:”La sconfitta di Nole non è stata fondamentale, ma la vittoria di Rafa sì”. Un’otttima osservazione. Tutti a questo punto si aspettano uno scontro pre Roland Garros per stabilire chi è il più forte tra i due e, a meno di qualche scossone, è molto probabile ci sarà.

Punctum dolents. Le vittorie di Nadal cambiano le carte in tavola? Sì, le stravolgono? No. No, perché se consideriAmo iL circuito un sistEma chiuo i succeSSi di Rafa fanno lievitAre le sue quotazioni, ma questo non vuol dire che all’improvviso il circuito sia diventato competitivo e maNcanDo ancora l’acuto i giovani latitano in manieRa imbarazzante. Quindi, considerandO il mosaico dell’ATP quello che è cambiato è solo un tassello e non tutto il mosaico che rimane quello che era. Certo, pensare che il livello sia sceso talmente tanto da risucchiare nella scialuppa un naufrago ormai dato per disperso fa riflettere e a questo punto perché non aspettarci un ritorno in bello stile di Federer soprattutto sull’erba di casa di Wimbledon? I vecchietti sono “hard to die” e anche se dai bassi fondi emerge qualcuno facendo abbassare le medie dei vincitori dei tornei ATP che hanno avuto il loro picco geriatrico nel 2015 con 29.626 anni di media per un vincitore di un torneo e con ben 25 eventi vinti da ultra 30enni e 0 da under 21, non ci sono le condizioni per parlare per una inversione di rotta decisa e precisa.