ATPEditorialeUltimi articoli

ATP Madrid 2017: Il quinto elemento. Nadal vince il 30° Masters della carriera e 5° titolo a Madrid

Inarrestabile. Nadal continua a vincere sulla terra battuta e dopo le 2 decime di Monte Carlo e Barcellona piazza la quinta a Madrid battendo in finale Thiem.

La partita

Siamo a Madrid, capitale spagnola, nella Caja Magica. Il Centrale è intitolato a Manolo Santana, ancora vivo e vegeto che a 79 anni non manca di presenziare alla finale del suo torneo. In tribuna ci sono anche quei bravi ragazzi di Ion Tiriac e Ilie Nastase, ma tutti, proprio tutti sono per il più forte che sta per scendere in campo: Rafael Nadal. Il sole batte forte e le ovazioni per il beniamino di casa riscaldano ancora di più l’ambiente.  Nessuno dà chance a Dominic Thiem alla prima finale in un Masters 1000 in carriera, nonostante il buon torneo disputato fino a quel momento e i progressi evidenti del suo gioco e soprattutto della programmazione. Ci si aspetta un’altra Barcellona, ma così non sarà.

Si parte con Nadal al servizio e si capisce subito che non sarà una passeggiata. Gli errori gratuiti sono troppi e il body language non è dei migliori. Probabilmente spompato mentalmente, più che fisicamente, dalla sfida in semifinale contro la bestia nera Novak Djokovic, demolito con grande garbo, non è lucido nei momenti che contano. Thiem ne approfitta e gli basta giocare come sa per mettere la testa davanti. Sull’1 pari e servizio Nadal Dominic prima recupera uno smash e poi ottiene una palla break con Rafa che spedisce un rovescio in rete. Domenico non è solito scendere a rete, ma questa volta lo fa volentieri e si prende il regalo iberico e ottiene il break con una volèe a rete. Il turno di servizio austriaco successivo è agevole e siamo sul 3-1, facile 3-2, e ancora servizio Dominator. Qui emergono tutti i limiti del Muster 2.0 che regala spesso con il dritto producendo tantissimi non forzati. 15-40 e 2 palle break. La prima sfugge via con un dritto lungolinea ben piazzato, ma nella seconda arriva una volèe errata e siamo di nuovo in parità. 3-3. Peccato per Thiem perché tutti sanno perfettamente che quello era un treno da non farsi sfuggire e Nadal non perdonerà. Combattuti sono il 7° e 8° gioco con Rafa che inizia a sfoderare tutta la sua maestria nel giuoco su terra battuta, fatto di recuperi impossibili e drop shot che tagliano le gambe al suo avversario che gioca ben dietro la riga di fondocampo. Il set potrebbe avere una svolta decisiva nel 10° gioco quando Thiem va uno dei suoi classici momenti black-out e colleziona 3 non forzati consecutivi: 0-40. Ma non è questo il momento di chiudere: Nadal sbaglia il rovescio in back e poi 2 dritti vincenti annullano le 3 palla break consecutive. Grande tenacia dell’austriaco che non trema e chiude di autorevolezza con 2 servizi vincenti. 5 pari. Altri 2 game interlocutori e non si può che andare al tiebreak per dirimere un set equilibratissimo. Tiebreak spettacolare nel punteggio e nella sostanza. Dura 16 minuti. -il primo a scappare avanti è Nadal che va sul 4-2 e oggi è in vena di recuperare smash, ma si fa presto irretire e un errore di rovescio consegna il 6-5 e set point Thiem. Dominic sbaglia e non chiude, questa volta è il rovescio a tradirlo. Siamo sul 6 pari e Rafa spara un missile terra-terra di rovescio che lascia una scia sul Santana. 7-6 e set point spagnolo. Ancora non è tempo di chiudere e un altro vincente del numero 9 del mondo riporta il punteggio sulla parità. 7-7. Arriva una grandissima volèe stoppata di Thiem che si procura il secondo set point, ma non chiude, non chiude. Ancora dritto lungolinea fuori e 8 pari. E’ una stecca austriaca a decidere il tiebreak che va al maiorchino che non si lascia pregare e dopo 78 minuti chiude il primo parziale.

La partita è stata fino a qui equilibratissima e solo la grande esperienza e mano ferma di Nadal non ha fatto girare il set e la stagione sulla terra battuta. Nel secondo parziale è Thiem a servire per primo, ma sembra provato, i 2 set point sprecati gli rodono la psiche ed è subito Break Nadal. Rafa non è cinico e nel 2° game si lascia sfuggire tante occasioni per scappare, addirittura deve fronteggiare una palla break, ma non ci sono problemi, dopo 11 minuti e 14 punti siamo sul 2-0. Da questo tempo inizia un lungo garbage time (come nel basket) in cui ci sono ben 4 giochi en blanco. Tutto va a vantaggio di chi sta davanti e siamo 4-2 Rafa. Game più combattuto il 7°, ma niente di che. Presto arriva il 5-3 e la tenzone sta quasi per chiudersi. 2 dritti sparati da Thiem consegnano il 15-40 e relativi 2 championship point a Nadal, ma prima un nastro malandrino e poi un grande rovescio lungolinea di Dominic prolungano l’agonia. Un’agonia che però sta per trasformarsi in sorpresone quando è Rafa a servire per chiudere il match. Arriva il braccino e si ritrova in un amen sotto 15-40. Si salva prima con un ace poi col dritto, ma un doppio fallo complica di nuovo la situazione. C’è un’altra palla break, ma è l’ultimo sussulto di una grande gara. Nadal annulla e al 4° match point chiude l’incontro. Si inginocchia a terra e non si sporca la schiena come aveva fatto in passato. Sa di aver fatto una grande impresa, ma è consapevole anche che può dare di più e che ancora la stagione non è finita, anzi, per lui il bello inizia proprio adesso.

Il torneo

Barcellona è il torneo di Nadal, è un 500 e non poteva e non doveva dare nessuna indicazione sullo stato di forma di Rafa. Monte Carlo è un Masters 1000 non obbligatorio, per cui l’asterisco incombe sempre come una spada di Damocle. Ma Madrid, no, Madrid è un Masters 1000 con i contro…grandissimo torneo internazionale, con la WTA che presenta un Premier Mandatory e che molto spesso ruba la scena all’ATP. C’erano tutti i migliori, o quasi, quello lì preferisce rimane a casa e far parlare di sé per quello che non fa piuttosto che per quello che fa, ma non importa, diceva, Oscar, l’importante è che se ne parli. I primi 2 della classe ancora una volta sono stati chiamati a ribadire il loro status, ma hanno fallito clamorosamente. Allora è facile fare 2+2, e se i primi non sono più primi, lo so quelli che a partire da gennaio hanno dimostrato di essere i migliori, quello lì non c’era e c’era il secondo che ora è diventato primo. Primo nella Race to London che comincia a dare indicazioni precise su come sia andato questo bel pezzo di prima parte di stagione e quello che ci potrà riservare il prossimo futuro.

Come di consueto il primo giocatore ad essere analizzato è il vincitore. Dispiace per Fognini, primo avversario di Nadal, ma purtroppo è stato vittima di una programmazione folle che, per stare con un piede in 2 scarpe – le scarpe per inciso si chiamano ATP e WTA – è costretta ad essere tortuosa e arzigogolata perché tutti vorrebbero giocare nei campi principali, ma sono pochi. Per fortuna che c’è il tetto, una grande innovazione tecnologica in un impianto che dal punto di vista estetico non è il massimo, ma piazzare 2 partite random di domenica non è razionale. Non è razionale perché il risultato che ne consegue è che Fabio è costretto ad aspettare 3 giorni prima di affrontare Rafa, che è stato colpito da un’otite il venerdì prima del torneo, e, come di consueto in questi casi, viene piazzato al mercoledì. Non si sa come sarebbe andato il match tra Fognini e Nadal se fosse stato programmato martedì, ma quello che sappiamo per certo è ciò che abbiamo visto in campo, ossia la versione più brutta del maiorchino targata clay court di questa stagione. L’otite era sparita, ma evidentemente i sintomi si sono fatti sentire, soprattutto per quanto riguarda i mal di testa e i sintomi post-traumatici come quello di toccarsi l’orecchio per constatare che tutto siamo in ordine. Nadal stava per perdere, il Fogna ha fatto il suo, in passato era bastato, ma questa volta no. Nonostante le tante occasioni l’italiano non è riuscito a piazzare la zampata necessaria per avere la meglio, non ha approfittato neanche del choke finale, o braccino iberico quando il numero 1 di Spagna si è trovato a dover servire per chiudere il match. Per non fare torto a nessuno Fabio ha breakkato, ma poi ha restituito il break consegnando un 6-4 finale molto bugiardo. Fufo56 sbraita su Twitter. Peccato.

C’erano molte aspettative su Kyrgios, sempre pericoloso in questo periodo e sicuramente quello tra la tds 16 e la 4 era il big match del terzo turno. L’incontro ha deluso le aspettative. Qui sono stati evidenti i limiti di Nick che non ha inciso con il servizio, una delle sue armi migliori. Ma siamo sul clay, boy, le bombe a 250 km/h non fanno male come sulla gomma. In realtà l’australiano è apparso molto distratto e la mente non può non andare al nonno scomparso una settimana fa. Nick disegna con la racchetta, anzi scrive con la racchetta sulla terra battuta e poi cancella. Rafa è concentratissimo e in grande spolvero e il 6-3 6-1 arriva facile. I quarti di finale invece sono stati di tutt’altra pasta. Goffin è migliorato tantissimo, soprattutto sulla terra battuta, e il destino vuole che ci sia la rivincita di Monte Carlo, partita ormai famosa per l’invenzione estemporanea e naif di una palla in di Nadal abbondantemente fuori di Cedric Mourier. Ed è qui che Rafa ha dato la dimostrazione di essere il re della terra. Nonostante un volitivo e preciso David Nadal ha sfoderato il suo repertorio magico da clay: recuperi impossibili, dritto a uncino e sciabolate in tutte le salse. La partita è equilibratissima, ma il punteggio dice di no. Ma è meglio fidarsi di quello che si è visto, piuttosto di quello che dicono i freddi numeri e tutta la differenza sta del game del 7-6 4-2 che già molti considerano il game dell’anno. 12 punti di pura passione e divertimento, dove ogni concorrente chiamato a dare il massimo dava ancora di più: grandissimo Goffin a piazzare vincenti anche in piroetta a 180°, ma stellare Nadal con i suoi dritti e rovescio down the line che per qualche minuto ricordano i bei tempi. Se lo spagnolo gioca così non ce n’è per nessuno. Nessuno. Questo grande exploit aveva fatto precipitare le quotazioni di Novak Djokovic, che da detentore del titolo, si presenta, non si sa come, alle semifinali. Assurdo pensare come un anno fa il suo successo qui sia stato prassi e oggi il suo approdo in semifinale sia un miracolo. 1.44 vs 2.75. Non si vedevano numeri così sbilanciati da Monte Carlo 2013. Follia? Forse, ma le agenzie di betting non buttano i soldi dalla finestra e i valori in campo rispecchiano in tutto e per tutto delle quote così esagerate. Semplicemente la partita, la numero 50 della serie del Djokal o Nadalovic, non esiste. E’ solo un’esibizione di un giocatore che ara il terreno con la racchetta contro un essere umano inerme e abbandonato a se stesso. Non c’è bisogno neanche di parlare palle break e percentuali, Djokovic è evaporato. Al serbo manca tutto quello che gli ha permesso di stare tra i grandi. Manca la risposta, che è sempre stata l’arma con cui ha stroncato lo spagnolo, manca lo schiaffo al volo con cui stava per mandare ai pazzi un grande Nadal a Parigi nel 2013, manca il rovescio lungolinea, ma soprattutto manca la testa. Nole non se la sente più di soffrire, vorrebbe soltanto dormire, sbadiglia soltanto, non vuol più nemmeno mangiare, forse potrà anche guarire un giorno, Nole è pazzo. L’aver licenziato tutto lo staff nel mezzo della stagione è un gesto irresponsabile, va bene dare la scossa, ma così non vai da nessuna parte. Pepe Imaz dice che va tutto bene, eh vabbè d’altronde è pagato per questo, sarebbe come chiedere all’oste se il vino è buono. Il tennista affamato e cannibale sembra scomparso per far posto ad un tennista più spirituale e ascetico che però, per evidenti motivi tecnici, non riesce a sfondare. Il tennis magari non è tutto nella vita, ci sono altre priorità. Auguri. A noi piace quello che succede dal primo servizio fino al “game, set and match”, quello che c’è intorno è solo caos, è rumore bianco. Il tennis è quello che si vede in campo. Stop.

Se Djokovic piange con un occhio, Murray piange con tutt’e 2. Inspiegabile il crollo del numero 1 del mondo, che si sta dimostrando il più scarso numero 1 di sempre considerando tennisti che hanno settimane al vertice paragonabili a quelle dello scozzese. Fortuna per lui che c’è stato Dubai, ma quello che fa più clamore è il modo con cui perde e soprattutto gli avversari con cui perde. Questa volta è stato smantellato da Coric, cioè Coric, un lucky loser messo lì per fare numero e battuto nelle qualificazioni da Kukushkin. Il gomito probabilmente gli fa ancora male, ma allora sarebbe auspicabile uno stop, e se non si ferma vuol dire che sente di potercela fare. Un numero 1 inerme così si ritrova a subire le ingiurie, le ingiuste ingiurie di chi ha tifato e tifa per tennisti di ben altro spessore, ma il primo della classe è lui e lo sarà fino a Wimbledon. Al peggio non c’è mai fine, ma è mai possibile che in 6 mesi si possa passare da un dominio netto, limpido totale ad una debacle così netta? Tutto ciò che è reale è razionale, quindi la risposta è: sì.

Tessute le lodi del vincitore e maltrattato i 2 classe 1987 più forti di sempre manca di esaltare il finalista, Dominic Thiem che sta facendo benissimo sulla terra battuta, e chi aveva occhi attenti già aveva capito che poteva essere pericoloso sul clay già nel 2015. Per l’austriaco, soprannominato Muster 2.0, forse ancora troppo presto, ha messo in fila prima Donaldson, routine, ma poi è riuscito a salvare 5 match point e ad uscire dal guano contro Grigor Dimitrov battuto solo al tiebreak del terzo. Tautologico l’incontro di quarti di finale contro Coric e ottima prestazione by night contro Cuevas, anche lui sorpresa positiva di questo Masters 1000. Peccato per lui che dall’altra parte ci sia Nadal in finale, poteva essere lui l’erede di Rafa, ma fino a quando il Re non abdica i sudditi devono stare con la faccia sotto i suoi piedi, zitti sotto, e lui può anche muoversi.

Seguendo l’ordine del tabellone abbiamo: un applauso a Copil, wildcard rumena voluta dal patron Tiriac vincitore su Garcia-Lopez, ma poi sconfitto da Murray. Bene Coric che elimina il fantasma di Andy dopo aver avuto la meglio su Mischa Zverev e Pierugo. Massacrato da Thiem. Male Dimitrov che, da Baby Federer, imita in tutto e per tutto il tuo pigmalione spirituale e lascia per strada incontri persi con match point a favore. Bocciati i vari Pouille, AGUT e Kohlschreiber. Fa poca notizia la sconfitta al primo turno di Wawrinka, numero 3 per caso, che subisce una severa lezione di tennis da Paire che è pazzo, e lo dimostra il bagel rifilato a Cuevas seguito dal 6-1 subito senza pietà. Va benissimo Pablo, che è vivo, giustiziere di Bellucci, Mahut, Parire e Alex Zverev, bocciato, che ancora una volta manca l’appuntamento con il grande risultato di prestigio. Ci sarà tempo per lui. Classico terzo turno per Berdych matato da Sasha. Male Cilic che però ha la giustificazione di essere stato battuto dal miglior Next Gen in giro in un match da 50 e 50. Promosso Goffin costretto dalla discutibile legge del bye a partire dal primo turno e battere Khach all’esordio. Routine contro Florian Mayer e ottima prestazione contro Raonic, vincitore ad Istanbul. Bene a metà Kyrgios che arriva al terzo turno battendo Baghdatis ed Harrison, ma non può nulla contro Nadal. Fognini bocciato, ma non sente ragioni. Bordata di fischi per Nishikori che giuoca bene i primi 2 turni contro Schwartzy e Ferrer per poi ritirarsi, come di consueto, prima dell’appuntamento che conta. Da ricovero. Ferrer finito. Inutile andare avanti. Non classificato Tsonga, costretto al ritiro. Bene Almagro che se la gioca con Djokovic, ma visto il quadro clinico di Nole forse non è un buon segnale. Bene anche Feliciano Lopez che batte Simon ma battuto da Nole in un match che aveva illuso tanti sullo stato di forma del serbo.

I record

Nadal vince il 72° torneo della carriera, a -5 da McEnroe. 52° titolo sulla terra battuta, mai nessuno come lui in era Open. 30° Masters della carriera, record che eguaglia quello di Djokovic. 5° titolo a Madrid record che già gli apparteneva ritoccato.

Conclusione

Se nella prima parte di stagione gli elogi per Federer si erano sprecati, lo stesso bisogna fare con questo Nadal. Vincere 3 tornei sul rosso dopo un anno disastroso, il 2015, e un anno altalenante come il 2016 è una grande impresa. L’anno scorso la sua corsa sul rosso si era fermata in semifinale contro Murray, ma qui è andato oltre e la differenza sostanziale con la stagione passata è forse questa: non ci sono più Andy e Novak, così i 2 mostri sacri hanno avuto modo di fare man bassa nei terreni a loro più congeniali. In realtà Novak c’è, e i filmati della semifinale testimoniano la sua presenza in campo inequivocabilmente, ma non c’entra nulla con il giocatore dell’anno scorso. Tutto questo dà il via libera a Rafa di arraffare titoli sul rosso non avendo più nessun avversario alla sua altezza se non qualche giovane migliorato che però non sarà mai al suo livello massimo, e qui non ci sono dubbi, ma forse non saranno mai neanche al livello attuale dello spagnolo che basta e avanza per ritoccare i suoi (quasi) irripetibili record sulla terra battuta. La differenza sostanziale tra Roger e Rafa è una sola: Nadal c’era in Australia, Indian Wells e Miami, ma Rogé non c’è qui, sul pantano a sporcarsi le scarpe. Purtroppo per lo spettacolo le regole dell’ATP consentono questa diserzione di massa, ma questo non può far altro che ridimensionare la stagione tout-court del 18 volte campione Slam, che è stato leggendario nei primi 3 mesi, ma che poi ha preferito staccare per preparare i tornei a lui più congeniali. Facile giocare in questo modo, con tutti i migliori che si danno battaglia e inevitabilmente spendono energie, e poi scendere in campo freschi e rilassati e soprattutto con un ottimo stato di forma e vincere tornei a mani bassi. Sarebbe stato d’uopo anche un Federer a mezzo servizio, perdente in tutti i primi turni dei Masters su terra battuta, questo gli avrebbe fatto onore. Dispiace per Roger, ma in questo modo Nadal si riprende il numero 4 del mondo, sorpassando così lo svizzero nel ranking e nella race, dimostrando che in fondo è Rafa fino a questo momento ad aver fatto meglio nel 2017. Ovviamente pesa una tonnellata lo Slam australiano perso proprio ai danni del rivale, ma è la somma che fa il totale, e la Race ci dice che lo spagnolo, tutto sommato, ha fatto meglio, meglio alla spicciolata, ma in qualche modo bisogna pur quantificare i piazzamenti, che non fanno la storia, come ci insegna Enzo Ferrari, che diceva che l’uomo ha bisogno di vincitori e non di secondi e terzi, ma nel tennis arrivare in finale o semifinale qualcosina conta.

Il grande tennis non conosce sosta e già siamo proiettati verso Roma iniziato ieri con un solo grande favorito, Nadal, che ha detto di essere stanco e probabilmente non darà l’anima per vincere gli Internazionali memore della catastrofe dell’anno scorso a Parigi. Il Roland Garros per lui non è importante e la sola cosa che conta.

 

TML Roma Challenge 2017

Ritorna  il challenge ormai appuntamento fisso per i grandi eventi. La modalità di gioco segue quella già testata nelle precedenti edizioni.

Bisogna semplicemente scegliere il vincitore di una partita. Nel corso del torneo si dovrà scommettere su TUTTE le partite che avranno il seguente punteggio:

  • 1 punto per una partita azzeccata del primo turno
  • 1 per il secondo turno (perché sono 16 partite come il primo turno)
  • 2 per il terzo
  • 4 per i quarti di finale
  • 8 per le semifinali
  • 16 per la finale

In questo modo si ha lo stesso punteggio massimo uguale turno per turno e si mantiene viva la sfida fino alla finale che è la partita che assegna il maggior numero di punti (16 come detto).

Per giocare basta inserire il proprio indirizzo email usato per Disqus (non servono password) nel modulo e selezionare il vincitore desiderato. A fine giornata verranno pubblicati tutti i risultati.

Potranno partecipare tutti, anche a torneo in corso, ma, come è facile immaginare, chi inizia a giocare tardi perde la possibilità di prendere punti fin da subito.

Le giocate si chiuderanno con l’inizio della giornata. La prima si chiude alle 11:00 italiane.

Il modulo per la prima giornata è il seguente.

https://docs.google.com/forms/d/1qMBLl9m-gv9JBNvOW7UaR7V04bwsgn79uj1vrT0Ld0o/edit