ATP Madrid 2018: Alemania über alles! Zverev vince il 3° Masters 1000 della carriera

Posted on 14 maggio 2018

Da promessa a certezza. Alex Zverev vince il Masters di Madrid senza cedere mai il servizio ed ora inizia a sfidare i grandi.

La partita

Tutti gli spettatori della Caja Magica si aspettavano Rafa, dato come sicuro vincitore e collezionatore di record seriale. Nadal non c’è. C’è il suo giustiziere, Dominic Thiem, che affronta da leggermente favorito Alex Zverev, contro cui è in vantaggio negli H2H. H2H però viziati dall’età di Sasha, troppo giovane quando aveva affrontato un Thiem già maturo e competitivo. Tutta la partita si concentra nel primo game. L’austriaco ne combina di ogni e con un doppio fallo e 2 gratuiti di dritti consegna il break in apertura al suo avversario. Zverev non ha mai ceduto il servizio in tutto il torneo e ha concesso solo una palla break, a Leo Mayer. Incredibile se si pensa che siamo sulla terra battuta. Anche oggi il servizio teutonico funziona alla perfezione. Non concede nulla. Semplicemente perfetto. Talmente perfetto che si permette anche di mettere in mostra qualche serve&volley che su questi campi è una rarità, figuriamoci per uno come Sasha. Il Thiem visto stritolare Nadal non c’è. Troppo falloso per i nostri gusti, per i gusti di tutti. Oltre a non essere preciso, commette degli errori veniali, alcuni con campo aperto, altri su delle seconde facili da rispondere. No, in questo caso non ci può essere partita. Il primo set si chiude col punteggio di 6-4, ma è un punteggio bugiardo: la differenza in campo è molto, ma molto superiore.

Si parte con il secondo set e il copione è sempre lo stesso. Break in apertura e partita che precipita. Zverev è ancora perfetto al servizio e la coppa è sempre più vicina. Thiem sta per subire una lezione severa quando nel 3° game è costretto ad annullare 2 palle del doppio break. Dominic non si merita questa punizione. I meriti vanno tutti a Sasha che oltre alla sua straordinaria potenza dimostra una saggezza tattica che non gli apparteneva. Usa bene il rovescio, soprattutto il lungolinea e scende a rete quando deve. Ogni tanto Thiem si risveglia e piazza qualche vincente di rovescio, suo marchio di fabbrica di wawrinkiana memoria. Però sono troppo pochi, e soprattutto piazzati in punti che contano pochi. Il match va dritto verso l’inevitabile epilogo. Il match si chiude con una palla fuori. Dopo un’ora e 19 di passeggiata di salute Zverev spara la pallina in aria ed esulta. Perfect, come una recente canzone di Ed Sheeran. Semplicemente Perfect. Il 21enne tedesco è splendido anche durante la premiazione in cui esce un po’ dal protocollo elogiando oltremodo un nixoniano (almeno nell’aspetto) Manolo Santana, all’ultimo anno da direttore del torneo, e soprattutto le ball girls, le più belle del circuito. Come dargli torto?

Il torneo

Ci scuserà Zverev, ma il Masters di Madrid è il torneo di Nadal ed era lui il Komandante in capo. La conta dei set consecutivi vinti sulla terra battuta ha dato lo spunto a tanti fanatics delle statistiche per la ricerca di record affini. L’ATP tira fuori un record che McEnroe non si era mai sognato di ricordare: 49 set vinti consecutivamente sul carpet nel 1984. Bene, Rafa ha la possibilità di superarlo presentatosi alla Caja Magica con un bottino di 46 set consecutivi. Deve vincere 2 partite per superare Mac. Il record dell’americano è un record che riguarda solo l’era Open, ed è vero al 99%, non al 100% visto che l’ATP nei suoi database riporta tanti errori riguardo le superfici dei tornei (è usuale confondere hard con carpet). Però va bene così. Se allarghiamo l’orizzonte si trovano altri record più “pesanti”, come i 57 set vinti da Wilding nel 1908 e i 68 di Bill Tilden nel 1925. Sono dei record con l’asterisco, perché in quegli anni, data l’assenza di un circuito, è difficile parlare di consecutività visto che nel calderone si mettono torneo delle più svariate estrazioni, comprese esibizioni, fino ad arrivare a Major importanti come nel caso di Big Bill (Lo U.S. Clay Court Championships in quegli anni non era certo inferiore al Roland Garros che non si chiamava neanche così). All’esordio deve affrontare Gael Monfils. Un avversario carnascialesco, che però ha battuto il mancino di Manacor in 2 occasioni: entrambe sul cemento di Doha. Qui però non c’è cemento, c’è la terra battuta e Nadal sbriga la pratica francese con un facile 6-3 6-1. E siamo a 48. Nel turno successivo c’è Diegito Schwartzman. Tipico argentino terraiolo, però troppo piccolo per essere all’altezza della situazione (battuta pessima!). La tds 13 però è il tipico giocatore che ti fa penare e magari non viene subissato a colpi di break. Vince Nadal come da copione, ma con un punteggio un po’ più sobrio delle uscite precedenti, perdendo ben 7 game, che sono un’enormità se si considera la media impressionante di 2.4 game persi fino a quel momento. 48+2=50. È record! McEnroe ormai è un lontano ricordo. John piange il più grande record della sua carriera. Non potrà superarlo mai più. È storia. Però, come diceva un discreto cestista: ”50 consecutive sets don’t mean a thing without the ring”. C’è da vincere la coppa (qui non c’è il ring). C’è Dominic Thiem nei quarti di finale. Domenico è stato disintegrato a Monte Carlo senza troppi complimenti, e, per il principio di località dei riferimenti temporali tutti si aspetta la stessa sorte qui nella capitale spagnola. Niente di più errato. Il Muster 2.0 tira fuori una prestazione monstre. Non fa giocare completamente Rafa, che abbozza una difesa un po’ striminzita, però non è quello del periodo d’oro e se dall’altra parte arrivano comodini rotanti non puoi neanche pensare di prendere la palla. I vincenti alla fine del match saranno 29 per il vincitore. Una caterva se si considerano i soli 2 set giocati. Un 7-5 6-3 che riconsegna Nadal ad una dimensione più umana e molto più battibile di quello che si credeva. La tds 5 non ha nella continuità la sua maggiore forza, però è sempre un piacere veder sventolare l’apertura d’ali d’aquila del rovescio a una mano. L’anno scorso Thiem era stato l’unico a battere il King of Clay sul clay e quest’anno si ripete dopo 50 set di pura emotività. Non c’è bisogno di perdere per avere avversari forti. Nadal rimane sempre e comunque il favorito di gran lunga da qui a Parigi, però con la consapevolezza che non ci vuole un caterpillar per abbattere il muro di Manacor.

La camera fa il suo giro e va dal vincitore. Zverev dimostra ancora una volta che il tennis avrà un futuro e che alla morte dei campioni attuali ce ne saranno degli altri, come sempre accaduto. Vincere un Masters 1000 di questi tempi è un lusso che si possono permettere in pochi se si escludono i vincitori seriali. Vincerne 3 è un miracolo sportivo. Farlo a 21 anni è un  qualcosa di incredibile. È il 5° più giovane a riuscire in questa impresa dopo: Nadal che ci riuscì a 19.2 anni, Chang, Medvedev e Djokovic. L’ultimo era stato Nole nel 2008. Sono passati 10 anni e il trend, il brutto trend del conitnuo invecchiamento del circuito faceva pensare che nessuno avrebbe più raggiunto questo achievement. È molto complesso parlare del torneo del tedesco, se non fosse altro che non ha mai disputato una partita “seria”, ossia una in cui è stato in bilico. Ce lo si aspettava da Rafa, siamo abituati, ma non da lui. I primi 2 incontri sono stati delle formalità: Donskoy non è certo un ostacolo credibile e neanche Leo Mayer, a conti fatti, quello che l’ha fatto penare di più, però Isner ai quarti sembrava essere il suo capolinea. Il vincitore di Miami al rientro nel circuito che conta sa fare bene anche sulla terra battuta. Però è stato annichilito dal teuto-russo che anche in questa occasione non ha concesso palle break. Affascinante la sfida contro il teen Shapovalov anche lui chiamato a sostituire la vecchia guardia ormai sempre più vecchia. Denis non era dato come protagonista sul clay, forse lo era il suo omologo monomane ellenico Tsisipas, ma non lui, etichettato troppo presto come “giocatore da veloce”. Invece ha saputo dimostrare di essere forte anche su clay raggiungendo la semifinale a 19.07 anni. La media di età dei semifinalisti è impressionante, la più bassa dai tempi di Cincinnati 2009. La sfida però non c’è. Denis viene disintegrato dai colpi troppo potenti del suo avversario. La partita c’è solo nel primo parziale, poi è solo massacro. Shapo si farà. È chiamato a non far perdere l’amore per il tennis ai tanti fanatici innamorati di questo sport solo per vedere un tennista in campo. Impresa non da poco. Ma la carne è debole, saprà reinventarsi nel tifo per un nuovo campione dimenticando quello vecchio destinato inevitabilmente all’oblio e all’eterno riposo.

I record

  • Zverev è il 5° giocatore più giovane ad arrivare a 3 Masters 1000 / Masters Series in carriera
  • È il 2° giocatore a vincere un Masters 1000 senza perdere mai il servizio. Prima c’era riuscito Federer a Cincinnati nel 2012 e nel 2015.
  • È il 1° a vincere un Masters 1000 su clay senza mai cedere il servizio
  • È il 5° giocatore in attività come numero di Masters 1000 vinti, davanti a lui: Murray (14), Federer (27), Djokovic (30), Nadal (31)

Conclusione

Dopo la sconfitta di Nadal ai quarti di finale c’è stato finalmente modo di scoprire chi è il numero 2 della terra battuta. Così come l’esperimento di Eddington del 1919 diede una prova certa della veridicità della Teoria della Relatività Generale di Einstein, allo stesso modo il Masters di Madrid ha detto che il numero 2 del clay è Alexander Zverev jr. detto Sasha. La vittoria a Monaco di Baviera, anzi il bis in Germania, non era certo un indizio verso questa direzione, visto che ormai gli ATP 250 sono lontani anni luce dai Masters 1000, invece il trionfo spagnolo è un segnale chiaro. L’indiziato più promettente era Thiem, vincitore contro il numero 1 indiscusso della categoria, però doveva vincere Madrid per essere certo di questo trono di vice King of Clay. Dalla marmaglia del circuito si erge un lungagnone tedesco già vincitore l’anno scorso a Roma e, a conti fatti, un “terraiolo” con 2000 virgolette. Sembra quasi una Sharapova al maschile. Un tennista che non doveva vincere sul rosso che però si ritrova con i maggiori successi proprio sulla superficie meno adatta alle sue caratteristiche. Madrid ridà al circuito un po’ di incertezza che il rullo compressore di Manacor aveva annichilito. Ora ci sono anche Thiem e Zverev che possono vincere. Da qui a Parigi la strada è lunghissima. A Nadal ogni anno è chiesta quasi una pausa fisiologica in un torneo sul rosso. Non è un caso che nel 2010 fece lo Slam rosso quando non andò a Barcellona e soprattutto tra Roma e Madrid c’era una settimana di riposo. Sistema che dovrebbe essere adottato sempre, se non altro per non vedere sovrapposti 2 tornei importantissimi con i primi turni di uno che vanno a sovrapporsi con la finale dell’altro. Un mucchio selvaggio che disorienta lo spettatore da divano che compone la stragrande maggioranza degli appassionati di tennis. E frega poco se è possibile giocare qualche partita la domenica, giorno non lavorativo quindi più appetibile per gli spettatori, mettendo 4-5 partite di primo turno a casaccio con la speranza di vendere qualche biglietto in più.

Una piccola parentesi, brevissima, va fatta sul ritorno al numero 1 di Roger Federer, che già a Rotterdam aveva stracciato il record di longevità riguardo questo achievement e che così allunga ancora di più la non raggiungibilità di questo traguardo per i tennisti che verranno dopo di lui. Federer diventa numero 1 non giocando e con la prospettiva di non giocare. Niente di più sbagliato. Il “diventare” numero 1 è solo una convenzione che abbiamo creato noi comuni mortali poco avvezzi all’aritmetica modulare. La classifica ATP è determinata dai punti accumulati nelle 52 settimane precedenti la pubblicazione del ranking, per cui i punti non si acquistano in un torneo, in una settimana. È solo una coincidenza che chi è davanti possa essere scavalcato da chi sta dietro durante un periodo di inattività. È molto complesso pensare a 52 settimane e ad un clock che ogni 7 giorni dà un colpo e refresha i dati di tutti i tennisti. Molto più semplice fare una somma e vedere chi ha più punti e dire:”Federer è diventato numero 1 da casa”. Se mai si potrebbe disquisire su quanti punti ha il nuovo leader del tennis mondiale in confronto ai massimi raggiungibili (21.000), al massimo mai raggiunto (16.785), e al distacco dal numero 2. La discussione diverrebbe però troppo lunga e difficile da districare. Basta solo ricordare che Federer è il tennis e il numero 1 gli appartiene per diritto divino. Solo vincendo a Roma Nadal scavalcherebbe il suo rivale. Una sconfitta pregiudicherebbe la classifica dello spagnolo che potrebbe recuperare solo dopo il Roland Garros e ancora una volta Federer sarebbe un numero 1 da poltrona.

Non c’è tempo per respirare. Gli Internazionali sono iniziati e meglio non perdere il filo. Roma, ce semo, aiutame tu io nun te dico niente, Roma, ma stasera c’ho bisogno de te.

 

TML Roma Challenge 2018

Subito altro appuntamento con TML Challenge. Da Madrid a Roma il passo è breve. La modalità di gioco segue quella già testata per il torneo di Madrud. Il format è adattato ad un Masters 1000 con tabellone a 56 giocatori. Continua anche il TML Championships che in questa tornata assegna 25 punti al vincitore.

Bisogna semplicemente scegliere il vincitore di una partita. Nel corso del torneo si dovrà scommettere su TUTTE le partite che avranno il seguente punteggio:

  • 1 punto per una partita azzeccata del primo turno
  • 1 per il secondo turno
  • 2 per il terzo
  • 4 per i quarti di finale
  • 8 per le semifinali
  • 16 per la finale

In questo modo si mantiene viva la sfida fino alla finale che è la partita che assegna il maggior numero di punti (16 come detto).

Per giocare basta inserire il proprio indirizzo email usato per Disqus (non servono password) nel modulo e selezionare il vincitore desiderato. A fine giornata verranno pubblicati tutti i risultati.

Potranno partecipare tutti, anche a torneo in corso, ma, come è facile immaginare, chi inizia a giocare tardi perde la possibilità di prendere punti fin da subito.

Le giocate si chiuderanno con l’inizio della giornata.

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