Australian Open 2007: Il dominio assoluto di Roger Federer

Posted on 07 gennaio 2016

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Tutti sanno che nel corso della sua carriera Roger Federer ha vinto 17 titoli del Grande Slam che sono arrivati con percorsi diversi che si possono distinguere in: o supremazia netta di Roger o in Slam in cui se l’è vista molto brutta, ma comunque è riuscito a portare a casa la coppa. I suoi successi nello Slam australiano fanno parte del suo palmarès come tutti gli altri titoli, ma sono messi molto spesso in secondo piano per via dei trionfi nel più prestigioso Torneo di Wimbledon in cui è riuscito a trionfare per 7 volte su 10 finali complessive, ma a Melbourne lo svizzero in alcune edizioni è riuscito ad esprimere un tennis stellare talmente di alto livello che ha fatto gridare allo scandalo per la mancanza di avversari: tra tutti questi spicca l’edizione 2007 dello Slam down under che è stato lo Slam più dominato da Federer e lo testimoniano: il gioco, la supremazia sugli avversari e soprattutto i numeri che “dovrebbero” mettere d’accordo tutti (ma per alcuni la speranza è a dir poco vana).

Rogiah si presenta al Melbourne Park forte di una stagione stradominata, sicuramente una delle migliori dell’era Open superata recentemente solo da quella di Djokovic del 2015, ma i cui numeri mettevano in soggezione chiunque: 92-5 con 3/4 di Slam e tanto, tanto altro. Anche nel 2005 si era presentato nella Rod Laver Arena con simili credenziali, anche se in tono minore a livello di numeri, ma sempre con 3/4 di Slam in tasca, però in semifinale aveva dovuto soccombere ad un Marat Safin sopra le righe. In questa edizione si teme che possa ricapitare lo sgambetto da chi non ti aspetti, ma tutto andrà liscio, talmente liscio che la vittoria di 7 partite sembrano poche, magari se si fosse stata un’ottava o una nona partita supplementare lo svizzero avrebbe vinto ancora in scioltezza tanto era la sua superiorità.

L’outfit di Roger è celeste, celeste come il cielo, perché è lì che giocherà tutto il torneo, un celeste che si contrappone al verdognolo dell’appiccicoso Rebound Ace che dal punto di vista visivo è stato sempre un pugno in un occhio per il telespettatore permettendo alla palla di mimetizzarsi. LHD era lontano da fare la sua completa apparizione, così in alcuni scambi al fulmicotone era difficile anche seguire la palla, forse si è deciso di cambiare superficie anche per questo motivo. Ma se da un lato il Plexicushion sembra perfetto per gli occhi mettendo in luce la palla con la contrapposizione del verde con il blu dall’altro ha fatto storcere il naso ai puristi che hanno ritenuto la nuova superficie troppo lenta per essere cemento e che ha permesso a tanti giocatori da superfici lente, primo tra tutti Nadal, di trionfare nello Slam australiano.

L’esordio per Rogiah è contro il tedesco Bjorn Phau, un nome una garanzia, non è il primo che è stato chiamato così per la passione da parte dei genitori alla fine degli anni ’70 per l’orso svedese Bjorn Borg: un po’ di anni fa è apparso un certo Bjorn Fratangelo, americano. Ora dico io: ti nasce un figlio maschio e lo chiami così dandogli questo nome e un futuro da predestinato, cosa vuoi che faccia da grande uno con questo nome? Lasciamo stare. La partitella dura appena un’ora e 47 minuti, il tempo di sistemare un bel bagelozzo nel secondo set e chiudere per 7-5 6-0 6-4. Fanno specie quei 3 break ottenuti da Phau su un totale di 8 palle break complessive, ma di contro Bjorn ne ha dovute affrontare 19 salvandone solo 10. Certo, dall’altra parte c’è un Federer che non concede nulla al servizio: 70.9% di prime e avanti così. Tra le tante differenze che si notano con il Roger attuale è l’agilità e l’aggressività per andare a rete a chiudere il punto, anche oggi va spesso all’attacco nelle superfici veloci ma lo fa con molta meno velocità.

Il secondo turno è contro lo svedese Jonas Bjorkman, il coach di Andy Murray (proprio lui!!!), numero 50 del mondo, che in un’oretta e 3 minuti viene mandato a casa senza complimenti. Match senza storia, ma ce ne saranno pochi, se non nessuno. 38 vincenti a fronte di 19 non forzati per lo svizzero: fanno specie quei 2 break subiti anche se ne otterrà 5. Le percentuali al servizio non sono esaltanti: 63.6% di prime con 7 ace all’attivo non sono il massimo per il campione svizzero, ma son sufficienti per andare avanti.

La prima testa di serie malcapitata è la numero 25 rappresentata dal russo Mikhail Youzhny. Sulla Rod Laver Arena è il primo a superare le 2 ore di gioco con Roger, esattamente rimane in campo 2 ore e 4 minuti. Lo svizzero è costretto al tie-break del terzo, ma vince comunque in straight sets: 6-3 6-3 7-6(5) è il punteggio finale. Il numero 1 del mondo non è particolarmente brillante al servizio e si ferma ad un modesto 53% di prime messe in campo, ma dall’altra parte non c’è un fulmine di guerra in risposta e così ottiene l’83% di punti con questo colpo. Ci sono 2 piccoli nei nella prestazione del celeste svizzerotto: il break subito e la chiusura con tanto di suspence al 4°match point a disposizione del tie del terzo set che mette leggermente in apprensione i Roger’s fans, ma nulla di grave, il turno è passato.

Agli ottavi di finale c’è un arzillo serbo che ha solo 19 anni, ma che dimostra già grande personalità e carattere. Arriva da imbattuto a questo appuntamento avendo vinto il torneo Adelaide, evento giocato sul cemento in preparazione degli Australian Open, ma a guardare il seeding c’è poco da prendere per buono: gli avversari non sono un granché per usare un eufemismo: Alun Jones (200), Jan Halek (76), Paul Goldstein (70), Joachim Johansson (193), Chris Guccione (153) sono stati gli avversari per conquistare il titolo. Stiamo parlando di Novak Djokovic, un tennista che sarà molto parlare di sé negli anni successivi, ma che in questa circostanza si dimostra spavaldo oltre un certo limite, senza considerare che dall’altra parte c’è il numero 1 del mondo in forma scintillante. Queste le parole di Nole alla vigilia della partita:“Cosa dovrei fare andare sul campo con la bandiera bianca? Ho vinto 9 incontri consecutivi fino ad oggi e voi credete sicuramente che sarà Roger a interrompere questa striscia? Io sono motivato e farò di tutto per vincere”. Caro Nole, hai ragione ma sei ancora un ragazzino e il tuo tennis è ancora acerbo, ci sono dei segnali e chi ha la palla di vetro lo pronostica come un top player negli anni a seguire, non certo il dominatore di oggi, ma comunque un grande tennista.

La partita. Il giovane Nole in determinate circostanze mette in mostra alcuni di quei colpi che poi saranno alla base del suo repertorio come i dropshot, ma sono poco numerosi e soprattutto si usano solo in circostanze particolari, dall’altra parte della rete Federer è un ghepardo con la forza di un leone, ogni dritto sparato è quasi sempre un vincente in 3 set ne collezionerà ben 51, ripeto 51 che per un match di così breve durata,1h50′, è un bel vedere. L’unica soddisfazione per il giovane serbo è il break che riesce a ottenere, ma ne subisce 3 e tanti bastano per andare avanti. Ancora una volta si ripete un dato statistico che si era verificato nel turno precedente: poche prime in campo, 62.5%, che hanno sfruttato però un grande bottino con l’80% di punti vinti dopo aver servito questo fondamentale.

Ai quarti di finale c’è Tommy Robredo, spagnolo di Hostalric, testa di serie numero 7, alla sua terza apparizione ai quarti di finale di un torneo del Grande Slam, dopo aver raggiunto i last eights 2 volte al Roland Garros nel 2003 e 2005. Tra tutti gli avversari che affronterà Roger forse sarà Tommy quello che lo impensierirà di più, il ‘che è tutto dire. Roger deve subire l’onta di 4 break e il suo servizio non brilla particolarmente come nelle altre occasioni, di contro questa volta mette in mostra un’ottima risposta che gli varrà 6 break su 12 occasioni avute sulla racchetta. Non mancano i soliti vincenti, 42, che su una superficie così veloce sono una sentenza. Ci sono anche i 31 errori non forzati, ma come si dice, chi non risica non rosica, quindi una maggiore aggressività nel gioco produce molti vincenti e altrettanti gratuiti e avere un bilancio positivo denota una certa forza e, fedeli al teorema di Tommasi, ne viene fuori un’ottima partita. (Teorema molto opinabile a mio parere).

Di solito nei tornei di tennis e soprattutto nei tornei del Grande Slam più si va avanti e più si incontrano delle difficoltà, perché in fondo arrivano i più forti, o meglio quelli che in quella manifestazione hanno dimostrato di esserlo. Ma Federer esula da questo pseudo-teorema e in barba a tutti i pronostici e agli statistici gioca le 2 migliori partite alla fine del torneo. In semifinale dall’altra parte della rete c’è Andy Roddick, vincitore degli US Open del 2003, ex numero 1 del mondo, finalista per 2 volte a Wimbledon e proveniente dalla finale Slam degli US Open persa proprio con Federer. Roddick viene semplicemente annichilito, vani sono stati i consigli del nuovo coach Jimmy Connors che lo aveva spinto ad andare più spesso a rete, e questo gli era valsa una piccola rivincita con Federer nella classica esibizione del Kooyong dove era uscito vincitore Andy, 10 giorni prima di questo match. Ma un conto è un’esibizione, un’altra è una semifinale Slam. Il punteggio finale è 6-4 6-0 6-2. Federer è stato devastante in tutto il match e ha inellato un parziale di 11 game consecutivi dal 3-4 del primo set. Roddick fa quasi tenerezza, ma lo svizzero non fa sconti, va di fretta e in appena 1h23′ minuti di gioco e sotto la doccia a pensare alla finale. I numeri dello svizzero parlano da soli: 45 vincenti e 12 errori non forzati, 1 break subito, 7/7 convertiti e 7a finale consecutiva negli Slam in carriera che raggiunge in questa particolare statistica Jack Crawford presente anche lui a 7 finali consecutive negli anni ’30.

In finale ad attendere Federer c’è Fernando Gonzalez (con la zeta di Zorro), detto Mano de Pedra, che ha disputato un ottimo torneo e purtroppo per lui sarà il migliore della carriera che sarà spesso costellata da infortuni che non gli permetteranno di rimanere ad alti livelli. Nel suo cammino ha battuto grandi tennisti come Hewitt, Blake e soprattutto un ottimo Rafael Nadal nei quarti di finale in 3 set netti che non hanno lasciato scampo al maiorchino. 6-2, 6-4, 6-3 è stato il punteggio finale. In semi Speedy Gonzalez ha espresso forse il miglior tennis della carriera contro il tedesco Tommy Haas, battuto nettamente per 6-1, 6-3, 6-1. Nel match si registra anche un dato statistico impressionante: Fernando ha commesso in 3 set solo 3 errori non forzati, ripeto 3 unforced, a fronte di 42 vincenti, (Ah, gli avversari scarsi di Federer).

Il match è combattuto nel primo set, ma Federer mostra tutto il gap che c’è tra lui e il resto del circuito che in quel momento è proprio incolmabile. Federer deve fronteggiare una sola palla break contro che tra l’altro perderà, ma colleziona 7 break. Questa volta con il servizio è un cecchino: 82% di punti vinti con la prima. Non c’è Rod Laver a consegnarli il trofeo e così si evitano le lacrime di commozione che avevano fatto emozionare i suoi fan e non l’anno precedente.

Roger olleziona il 10° Slam in carriera a soli 25 anni e chiude uno Slam senza perdere un set dai tempi di Borg al Roland Garros del 1980. L’ultimo a vincere gli Australian Open senza perdere un set era stato Ken Rosewall nel 1971, ma era un altro Australian Open ben lontano da essere considerato un Major. Federer così porta la sua striscia di vittorie consecutive a 36 match e 156 settimane al numero 1 del ranking ATP. What kind of domination!!!

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