Per Federer Halle non è più l’erba di casa sua

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Si sono conclusi gli unici 2 ATP 500 che si giocano sull’erba, classici appuntamenti di preparazione allo Slam più prestigioso dell’anno che parte tra una settimana a Londra. La presenza di questi 2 tornei così importanti per un motivo o per l’altro ha fatto ‘sì che le forze in campo si dividessero un po’ verso la capitale inglese un po’ verso la Germania. Il più atteso era senza dubbio Roger Federer, forse l’unico specialista dell’erba che ancora è iscritto nel ranking ATP e che vanta di essere stato numero 1 del mondo. La sconfitta a Stoccarda contro Thiem era stata parecchio pesante, pesante perché arrivata contro un giocatore parecchio stanco, proveniente dalle semifinali del Roland Garros dove era stato rullato dal futuro campione Djokovic, e non certo avvezzo a giocare sull’erba, anzi molti lo apostrofano come un “terraiolo”.  A questa cocente sconfitta si aggiunge anche l’aggravante di avere avuto 2 match point di cui uno sul proprio servizio che si aggiunge alle altre 15 della collezione che vanta il 17 volte campione Slam, che nessuno certo gli invidia,  ma che è in buona compagna: il gigante Isner è riuscito a portare a 20 le partite perse avendo match point, ma in parte lui è giustificato perché gioca molti tiebreak e se questo arriva nel set decisivo è facile che i punti per chiudere la partita siano tanti sia per chi vince, sia per chi perde.

Tutto sembrava apparecchiato per la nona sinfonia svizzera. A Stoccarda c’erano stati dei miglioramenti per quanto riguarda il gioco e soprattutto la condizione fisica che ad oggi rimane il cruccio principale per Federer. Tutti i bookmaker lo davano come vincitore sicuro, ma qualcosa è andato storto. Il primo turno aveva mostrato un Roger parecchio titubante che aveva fatto un passo indietro rispetto al torneo della Mercedes.  La fortuna aveva voluto che dall’altra parte ci fosse la solita wild-card locale Struff che non è un fulmine di guerra: ottima castana, ma i suoi gratuiti sono numerosi come i minuti di una qualsivoglia compagnia di telefonia mobile ed ecco servito la sconfitta in 2 set contro un Federer praticamente immobile. Lo stesso Federer si era visto contro il tunisino Jaziri, anch’egli un pesce fuor d’acqua quando si tratta di giocare sull’erba. La donna è mobile, ma Federer è immobile ancora una volta ma basta per passare il turno. Lo svizzero non brilla, ma basta.

Il primo avversario serio sulla carta doveva essere David Goffin che si presentava alla sfida da n. 5 del seeding dopo l’ottima stagione che sta disputando in questo 2016. Ma osservando il curriculum di Goffin sull’erba si scopre che su questa superficie ha parecchie lacune e non ha mai brillato. Il suo limite evidente è il servizio ed esce fuori in toto nella sfida con il numero 1 del seeding. Federer non è brillante come dovrebbe ma il belga gli dà una mano con un servizio che non rende per niente: alla fine i break subiti da David saranno 6 contro i soli 3 di Roger che si erge sontuosamente 6-1 nel primo set ritrovando una buona condizione avvallata da degli ottimi spostamenti laterali che erano mancati nelle precedenti uscite. Il belga non ci sta a fare la vittima sacrificale e nel secondo set è lui a strappare per primo il servizio all’avversario salvo poi subire il break nel game successivo. Nel 10° gioco ha anche l’occasione per andare al terzo, ma spreca. Si arriva all’inevitabile tiebreak e qui si ha un tourbillon di emozioni. Il primo ad avere la possibilità di chiudere il parziale è Goffin ma spreca malamente 2 set point consecutivi, anche Federer non è preciso al servizio ma nonostante tutto ha 2 match point sulla racchetta che non concretizza subito. L’incubo Thiem e degli altri ignari soci che hanno mandato ai pazzi Roger sta per materializzarsi ma è un minibreak a favore dello svizzero a chiudere il match. 12-10 è il punteggio del tiebreak e passaggio del turno conquistato.

In semifinale si presenta un classico scontro generazionale tra Federer, classe 1981, e Alex Zverev, classe 1997. L’esperienza è tutta dalla parte di Roger che può sfruttare anche il “fattore campo” non essendo Sasha uno specialista dell’erba. Ma il tedesco ha diverse armi a suo vantaggio: gioca in casa, è più fresco, ha un ottimo servizio e sarà questo ultimo particolare a fare da ago della bilancia della sfida. Il primo set è la riproposizione della battaglia di Montecassino: bombardamento a tappeto e basta. Non si vede l’ombra di una palla break per tutto il set e addirittura non si arriverà mai ai vantaggi. Il primo a tentennare è Federer che perde 2 servizi permettendo a Sasha di vincere il tiebreak esiziale per 7 punti a 4. C’è grande equilibrio anche nel secondo set, il primo ad avere sulla racchetta la palla per rompere gli indugi è Zverev che spreca, così è Federer a prendere la palla al balzo e ottenere nell’11° gioco il break decisivo che gli permette di pareggiare i conti. 1-1 e palla al centro (visto che siamo in clima Europei). La situazione non cambia nel set decisivo, ma quello che si vede è un ottimo Zverev contro un discreto Federer che non basta, fatale è il break al 6° gioco che dà a Sasha la vittoria più importante della sua carriera contro colui che venera come il più grande di sempre.

Il quadro clinico che presenta Federer Roger non è dei migliori. Se una volta si contavano i record positivi, oggi si contano i record negativi. Era dal 2000 che non arrivava a Wimbledon senza vincere nessun titolo. La sua annata peggiore da quando è diventato un vincitore Slam è stata senza dubbio il 2013, ma pur patendo sconfitte molto pesanti era riuscito a portare a casa quello che è il suo torneo. L’ha vinto 8 volte e gli hanno dedicato anche una strada, gli scaramantici si affidano alle coincidenze evidenziando come l’ultima volta che perse ad Halle, ossia nel in finale nel 2012 contro Tommy Haas (wildcard), poi vinse a Wimbledon quello che ad oggi rimane il suo ultimo Slam. Ma, per quanto la cabala ha il suo fascino, stiamo parlando di 2 Federer completamente differenti. Ad oggi nella stagione 2016 ha giocato 22 partite perdendone 6, zeru tituli e una sola finale. L’ultimo suo squillo (perdente) rimane la semifinale agli Australian Open contro Djokovic, da allora, complice l’infortunio  al menisco, solo pessime figure e soprattutto l’assenza al Roland Garros che ha fermato a 65 la striscia degli Slam consecutivi disputati.

Otto e diciotto fanno rima, ma quest’anno e forse per sempre queste 2 parole non potranno essere usate per apostrofare l’impresa che darebbe a Federer l’ultimo e grande sigillo ad uno dei più forti di sempre. Ma questo Wimbledon ormai è assegnato, i bookmaker che sono precisi come il telescopio Hubble non hanno paura a dire che questo Slam è già nelle mani di Djokovic, le quote che lo danno vincitore sono irrisorie, parliamo di un 1.70-1.80. Il candidato numero 1 al piatto è sempre lui, Andy Murray che ha vinto il suo 5° Queen’s stabilendo il record di vittorie all-time in questo prestigioso torneo, ma ha fatto i conti senza l’oste, un oste serbo che preferisce starsene a casa durante queste settimane verdi, sarà un caso ma è da 2011 che ha deciso di non giocare tornei di preparazione a Wimbledon e da allora ha vinto 3 volte su 5, la prima proprio nel 2011….mica scemo. L’obiettivo per Federer non si sa quale sia: l’anno scorso era il candidato numero 1 a contrastare il dominio serbo e qualcuno ci credeva nell’impresa, oggi i credenti sono rimasti pochi, se non uno solo. Di vittoria non se ne parla e forse sarebbe un grande traguardo arrivare alla seconda settimana. Un’altra tegola che pesa, anche se poco, è che Rafael Nadal potrebbe superarlo in classifica. Il Fedal non è ancora morto.