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Rancho Mirage 1980: Four Rain Men

Posted on 06 marzo 2018

In questa settimana si apre il torneo di Indian Wells. Inutile ribadire dei concetti che dovrebbero già essere chiari a tutti, quali: dove è nato il torneo, quando è nato, quali sono i record, perché oggi è da considerarsi a tutti gli effetti il 6° torneo del circuito (Perché non il 5°? Un po’ di immaginazione. Le Finals sono state costruite per essere lì, dietro gli Slam). I più curiosi vanno a vedere l’albo d’oro di questo evento e all’improvviso appare un buco che non ti aspetti, è quello del 1980. Il torneo in questione si chiama Volvo Tennis Games e si gioca a Rancho Mirage, ha un grosso montepremi, $250.000. Prendiamo una guida TV americana e leggiamo la brochure: le partite del Volvo Tennis Games, live dal Mission Hills Country Club a Rancho Mirage, vicino Palm Spring, vedranno 64 giocatori contendersi il montepremi di $250.000 con ben $40.000 per il vincitore. Solo i 4 tornei del Grande Slam offrono un montepremi superiore. Bene, questo ci fa capire che il torneo era trasmesso in TV. In TV negli USA, chissà in Italia. Molto probabilmente nessuno ha visto una partita, però c’è sempre qualcun’altro pronto a dire che in quegli anni si vedeva molto più tennis in TV rispetto a oggi.

Tra i protagonisti del grande tennis del tempo ci sono in primis Jimmy Connors, ormai il 3° incomodo in una lotta serrata tra Bjorn Borg e John McEnroe che si contendono lo scettro del tennis maschile. C’è anche il finalista di Wimbledon 1979, Roscoe Tanner, grande bombardiere capace di fare soffrire moltissimo l’orso svedese. Fanno impressione anche le qualificazioni con ben 109 professionisti al via di cui 62ranked“, ossia con un ranking. Oggi può sembrare strano, ma allora non era così scontato avere una classifica e relativi punti dati dall’Association of Tennis Professionals. Tra i giocatori delle qualificazioni c’è anche un certo John Lloyd che sarebbe diventato famoso diventando Mr. Evert. Terzo incomodo del deserto californiano è Guillermo Vilas che si presenta al Mission Hills Country dopo essere stato finalista nel 1977 quanto l’evento si giocava a Palm Springs perdendo da Brian Gottfried.

Il primo turno è agevole per la prima testa di serie rappresentata da Jimmy Connors che non ha problemi a sbarazzaris di Dennis Ralston per 6-0 6-1. Non è agevole, anzi è un tormento per Roscoe Tanner, che cade al primo colpo. L’americano viene sconfitto dal sudafricano John Kriek che si permette di dare un bagel al bomber di Chattanooga che mette solo 3 primi servizi nell’ultimo parziale, quello del bagel. Questo è il primo presagio funesto. Non sarà l’unico. Gerulaitis, che aveva disputato la finale del Pepsi Grand Slam a Boca West, non può scendere in campo per colpa di un infortunio all’inguine. Prende le valigie e torna a New York.

Guillermo Vilas passa il primo turno, ma non senza tribolazioni. A dargli filo da torcere è Bob Lutz che riesce anche a strappargli un set. Bob perde malamente il secondo per portarsi avanti 4-1 nel 3° e decisivo parziale. Il Poeta (quello originale) si riprende, vince 3 giochi consecutivi e porta il set al tiebreak vinto per 7 punti a 4. Un’altra piccola sorpresa è la sconfitta patita dal giocatore di Onalaska Tim Gullikson che è costretto a cedere le armi all’australiano Colin Dibley.

All’improvviso si abbatte un acquazzone su Rancho Mirage. Non è così potente, si cerca di giocare qualche partita, ma non c’è nulla da fare. Saltano ben 13 match di singolare e 11 di doppio. Gli organizzatori sono fiduciosi e comunicano:”Il ritardo per la pioggia non posticiperà la data di fine del torneo”. Mmmmm.

Il gioco riprende normalmente il giorno successivo e non ci sono né problemi né ritardi. Jimbo procede come un treno e fa fuori Geoff Masters, sconfitto per 6-2 6-2. Bene anche Vilas costretto però a cedere un altro set, questa volta a Bill Scanlon.

Siamo a venerdì ed è ancora pioggia. Le partite di terzo turno e quarti di finale sono cancellate. Questa volta non c’è neanche il sentore che si possa giocare anche un solo 15. Organizzatori che abbassano la testa e decidono di spostare la finale a lunedì. Se per la prima giornata funesta gli officials erano stati un po’ altezzosi, in questo venerdì di febbraio si legge chiara la parola “hope“. Speriamo.

La terza bomba…d’acqua arriva il sabato, e questa fa molto male. Il direttore Butch Buchholz, che è stato anche un discreto giocatore, è infuriato come Orlando. La prima decisione drastica è definitiva è quella di cancellare il torneo di doppio che si ferma così al secondo turno con le 8 coppie rimaste a spartirsi un montepremi di $1.750 ciascuno. “Ci sono ancora 7 match da giocare e non vogliamo che siano giocati con il pro set“. (Il pro set sarebbe un set secco che assegna la vittoria). L’arbitro Don Wiley ha la malsana idea di cambiare le regole in corsa e fare giocare gli incontri di singolare con il pro set a 8 game. Non ci sarà modo di mettere in atto questo scempio regolamentare. L’idea di fondo è quella che si possa finire il torneo il martedì successivo, tutto questo salvo altri tragici imprevisti. Facile a dirsi, difficile a farsi. Buchholz deve avere l’ok del Men’s Pro Council e non è così scontato visto il fitto calendario di quell’anno. Il direttore ufficiale Jim Westhall ricorda come nel 1976 ci fu un uragano a New Hampshire e si giocò lo stessso, ma indoor. Chiaramente i biglietti dei giorni cancellati sono validi per quelli successivi. Lo scompiglio riguarda soprattutto i giocatori alcuni dei quali sono stati convocati per la Coppa Davis, tra questi Peter Fleming e Guillermo Vilas.

Finalmente il gioco riprende e Connors non interrompe la sua corsa verso il titolo mettendo a referto un 6-3 6-3 contro Fritz Buehning per poi battere ai quarti Harold Solomon per 7-5 6-2. Anche Vilas va avanti, però poi è costretto a capitolare per mano di Peter Fleming. In semifinale così oltre ai già citati Connors e Solomon ci sono anche Brian Teacher e Gene Mayer. Un quartetto tutto americano.

Finita. Siamo a  martedì e la chance di avere un vincitore viene meno. La pioggia che imperversa sul Southern California non accenna a frenarsi. Il concilio non può più prolungare il torneo e i 4 semifinalisti sono così costretti a dividersi $11.000 con tanto di improperi di Buch. Il torneo di Rancho Mirage finisce qui, lasciando un vuoto non indifferente nella valutazione delle carriere dei 4 rimasti, soprattutto di Connors che era il netto favorito. Il karma lo “risarcirà” a Rotterdam dove sotto pesantemente con Lendl nel 1984 fu graziato per colpa di un falso allarme bomba. Di tornei non conclusi ce ne sono diversi nella storia del tennis dell’era Open, però (quasi) tutti si sono interrotti in finale. L’ultimo del Gran Prix era stato quello di Nottingham del 1977. Come non ricordare Monte Carlo 1981. Però questo è l’unico evento che si è fermato alle semifinali. Il torneo oggi si gioca ancora da quelle parti anche se leggermente spostato. Il deserto è sinonimo di caldo, però in quel febbraio del 1980 di caldo se n’è visto ben poco.

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