Roland Garros: 10 match memorabili – Parte I

AGASSI

Prima dell’inizio del Slam sul rosso abbiamo voluto ripercorrere la sua storia riportando 10 match che ne hanno segnato la storia, questa non vuole essere una top ten, ma una raccolta di partite che per un verso o l’altro sono entrate nell’immaginario collettivo. Da sempre considerato lo Slam più difficile da vincere per via della sua superficie che mette alla dura prova i migliori tennisti del mondo e dove molti grandi campioni non hanno mai vinto tra tutti Connors, McEnroe, Becker ed Edberg. Lo Slam per specialisti ha avuto un assoluto dominatore negli anni ’70, Bjorn Borg, per poi passare ai vari Wilander e Lendl negli anni ’80, prima dell’iper-specializzazione degli anni ’90 dove a Parigi governavano solo i “terraioli”. Poi c’è stato il rovescio di Kuerten e infine il dominio assoluto di un solo tennista come mai successo nella storia del tennis: Rafael Nadal.

Andreino completa il Career Grand Slam

10) Finale 1999, Andre Agassi b. Andrij Medvedev: 1-6, 2-6, 6-4, 6-3, 6-4

Aveva perso in finale contro il più anziano ed esperto terraiolo Andres Gomez nel 1990, aveva riperso in finale contro il più giovane e ruspante connazionale Jim Courier nel 1991, ma questa volta non poteva perdere, il 29enne Agassi finalmente riesce a vincere l’unico torneo del Grande Slam che mancava alla sua collezione completando quello che a posteriori sarà chiamato Career Grand Slam. Un grande record se si considera che Andre è il primo a riuscirci quando gli Slam si giocano su 3 superfici differenti, anche Budge, Perry, Laver ed Emerson ci erano riusciti ma giocando solo su 2 superfici: terra battuta ed erba, con il cemento ancora lontano da essere la superficie di riferimento per il 70% del circuito. La partita è memorabile non solo per questo record, ma soprattutto per come si è svolta. La finale del 1999 è il classico match a 2 facce completamente opposte in cui nella prima parte esiste un solo tennista e nella seconda l’altro. A sfidare l’americano c’è Andrij Medvedev, ucraino che viaggia attorno alla 100a posizione del ranking ATP. Andrij potrebbe scendere in campo soddisfatto del risultato raggiunto dopo le vittorie contro Sampras al secondo turno e Kuerten nei quarti di finale, ma non se la sente di fare la vittima sacrificale, e quello che mette in mostra nei primi 2 set è qualcosa di completamente inaspettato. Agassi in pratica non è sceso in campo e perde il primo set per 6 giochi a 1 in 19 minuti mettendo a referto solo 4 punti alla battuta. La musica non cambia nel secondo con Medvedev a fare da mattatore che va subito avanti 6-2. Il canovaccio si ripete fino al 4 pari quando Agassi concede malamente una palla break che avrebbero mandato l’avversario a servire per il match, ma l’ucraino spreca e da lì in avanti sarà solo Agassi. Andre prende in mano il match e lo farà fino al 1-6, 2-6, 6-4, 6-3, 6-4 finale con l’avversario che si regge solo grazie ad un ottimo servizio che però non gli permettono di stare a galla contro una delle migliori risposte del circuito. Laver consegna la Coppa e un pensierino va anche a Steffi che aveva vinto il suo 22° Slam il giorno prima e che sarà la sua compagna di vita.

Federer insegna a Djokovic come si gioca sulla terra battuta

9) Semifinale 2011, Roger Federer b. Novak Djokovic: 7-6(5), 6-3, 3-6, 7-6(5)

La migliore prestazione al Roland Garros di Roger Federer si concretizza nella serata di un venerdì di fine primavera. Djokovic vede interrompersi la striscia di 41 vittorie consecutive che cavalcava da inizio stagione e si ferma a solo una dal record di McEnroe del 1984. La partita è relativamente breve, sia chiude in 3 ore e 39 minuti, ma sono 3 ore e 39 di un tennis di valore assoluto. Tutto il pubblico dello Chathier è schierato dalla parte di Federer e lo sarà sempre, anche quando a giocare è Nadal e tutti sperano in una sua sconfitta per permettere così allo svizzero di poter portare a casa lo Slam che manca alla sua collezione. Il primo parziale si apre all’insegna dell’equilibrio e quando i due sono al tiebreak è passata più di un’ora di gioco. Non mancano i break e i controbreak con Federer che mette in mostra il suo dritto che ritorna per un attimo quello dei tempi d’oro e Djokovic che risponde con il rovescio lungolinea suo marchio di fabbrica per la stagione 2011 e che nel corso degli anni sembra avere smarrito. Il primo ad issarsi avanti è Djokovic che sale fino al 4-2. Federer non ci sta e ottiene il controbreak ma sul 5-4 e servizio gli trema la mano ed è Nole ad avere 2 set point trovandosi sotto 15-40. Roger annulla con autorevolezza  e collezionando 4 punti consecutivi. Il tiebreak è il giusto epilogo del primo parziale e anche qui non mancano le emozioni: Roger va avanti 3-1 ma Djokovic non ci sta e si porta avanti lui 5-4 e poi 6-5 e servizio, sembra fatta, ma affossa un dritto a rete e si riapre tutto. Federer non sbaglia e mette a segno 2 punti consecutivi e lo Chathier si alza in piedi per la prima volta. La qualità è alta e lo dimostra anche il teorema di Tommasi che vuole una partita “bella” se la sottrazione vincenti – non forzati è in positivo per entrambi. Il tabellino recita: 18 vincenti per lo svizzero a fronte di 12 unforced e 14-10 per Nole. Nota dolente per lo svizzero la solita vagonata di palle break non sfruttate, in questo caso sono: 8 con un 2/10 totale.

Il secondo parziale è il teatro dello show di Federer che mette alle corde il numero 2 del mondo come non si vedeva da tanto tempo a quella parte. Il serbo appare molto distratto e in un amen si ritrova sotto 3-1. Si sa che Djokovic non ha mai brillato nella forza mentale (fino a quel momento) e patisce lo strapotere svizzero. Federer arriva fino al 5-2 e ha già l’opportunità di chiudere ma spreca 5 break point che sono anche 5 set point e la tenzone procede, ancora per poco. Ancora per poco perché sul 5-3 Federer viene fuori da un bel pasticcio in cui si era trovato essendo sotto 30-40, ma con una ace chiude per 6-3 e lo Chatier si alza in piedi per la seconda volta.

L’ago della bilancia si sposta nel terzo parziale e viene spinto contemporaneamente dal ritorno di Djokovic e dall’evidente calo di Federer. Nole va subito avanti 3-0 ed ha anche l’opportunità di andare sul 4-0, ma Federer non ci sta a perdere malamente e ottiene il primo game del parziale. Purtroppo per lo svizzero il set è già andato e sul 5-3 e servizio Nole non sbaglia e anche lui chiude con un ace e questa volta il pubblico rimane seduto e freddo. Una certa costante che accompagnerà sempre le sfide negli Slam tra i 2 con il pubblico schierato sempre per lo svizzero.

Federer è avanti 2 a 1, ma è tardi, tardissimo, la luce sta per abbandonare Parigi ed è chiaro che: o Roger chiude la partita al quarto oppure bisognerà rinviare tutto al giorno successivo. Il set è equilibrato e le prime occasioni per sbloccare il parziale arrivano sul 3-2 Federer e servizio Nole che va sotto 0-30 ma esce dal baratro per riportare tutto in parità. Ok parlare del punteggio ma è opportuno anche sottolineare i gesti tecnici che in questo match si sprecano soprattutto da parte di Federer che con una condizione fisica straordinaria recupera l’impossibile e trasforma il colpo da difensivo in offensivo con il rovescio lungolinea ad una mano che fa male. Applausi. Nonostante il miglior tennis dello svizzero è Nole ad avere l’opportunità di ammazzare il set e riportare tutto in parità, ottiene il break e si ritrova a servire sul 5-4. Djokovic è impotente e si ritrova subito sotto 0-40, Djokovic se la ride, recupera 2 punti, ma non può nulla contro il rovescio di Federer …e siamo sul 5 pari. Quando è al servizio Federer è Nole a giocare meglio ed ha una palla break che potrebbe rivelarsi fondamentale, ma non è giornata perché quando il punto si fa caldo Federer aumenta la resa al servizio e annulla con un servizio vincente. Nole non sbaglia sul suo turno di servizio mettendo in mostra uno straordinario dropshot e si va al tiebreak. Federer va avanti 2-0 poi viene ripreso sul 2 pari per ottenere il minibreak che lo porta sul 4-3, tiene i suoi 2 servizi e siamo sul 6-3. I primi 2 match point sono annullati da Nole, ma al terzo Federer piazza l’ace e lo Chathier si alza per la terza e ultima volta. Applausi a scena aperta per una partita epica che dimostra che non c’è bisogno di andare al quinto per avere un match memorabile.

L’ultimo capolavoro di Borg

8) Finale 1981, Bjorn Borg b. Ivan Lendl: 6-1, 4-6, 6-2, 3-6, 6-1

Per l’ultima volta nella storia il tennis corona il suo Re, il primo grande mito della storia di questo sport. Ha solo 25 anni e nessuno si aspetta che da lì a poco avrebbe di fatto interrotto la sua straordinaria quanto unica carriera. Bjorn dimostra ancora una volta di essere il più forte sulla terra battuta vincendo per la sesta volta, la quarta consecutiva il Roland Garros. In finale si è presentato un grande della storia ancora 21enne che da lì in avanti avrebbe dimostrato anche lui di saperci fare sul clay. Quella tra Borg e Lendl è una delle poche sfide che disputeranno facendo nascere quella che gli esperti chiamano che “the missing rivalry“. La sfida tra i 2 è stata estenuante e durata 3 ore e 13 minuti. Lendl gioca a specchio rispetto a Borg con un gioco pressante da fondo campo. C’erano grandi preoccupazioni sulla condizione di Borg che era arrivato in finale affrontando avversari abbordabili a differenza di Lendl vincitore su McEnroe e Clerc, trionfatore in quell’anno a Roma. Bjorn non era al meglio e dopo la clamorosa sconfitta al primo turno a Monte Carlo contro Victor Pecci molti non erano sicuri della vittoria. Il campo ha detto ancora Borg, ma gli esperti intravvedono in lui un calo psico-fisico che poi si manifesterà in maniera vistosa. Per battere Ivan, Borg ha dovuto fare ricorso alla sua esperienza dopo che il cecoslovacco lo aveva battuto a Basilea e in Canada, però su superfici veloci.

La partita inizia alle 14:09 e l’avvio è tutto dalla parte dello svedese che vince il primo parziale per 6 giochi a 1. Lendl, come un diesel, impiega un po’ a carburare e a provare le giuste contromisure al topspin di Borg. Il secondo parziale è molto combattuto, Borg recupera da 0-3, ma deve cede per 6-4 dopo aver annullato 5 set point. Il terzo set è di Borg che vince per 6 giochi a 2, la partita sembra avviata verso la conclusione quando, davanti allo stupore dei 16.000 dello Stade Roland Garros Lendl vince il quarto parziale per 6 giochi a 3. Borg è freddo e lo sanno tutti e non cede alle emozioni e al ritorno di Lendl portandosi avanti 4-0 nel set decisivo per poi chiudere 6-1. L’ultimo scambio dura ben 34 colpi. Borg getta al cielo la racchetta e va verso il centro della rete a stringere la mano al suo migliore avversario avuto in tutto il torneo come dirà egli stesso in una intervista post partita. Per lui è l’11 Slam in carriera, eguaglia il record di Laver e va ad una sola lunghezza dai 12 di Roy Emerson. Ma questo sarà il suo ultimo capolavoro. La sconfitta a Wimbledon e soprattutto agli US Open contro McEnroe, sempre in finale, daranno il via al suo ritiro che avverrà ufficialmente nel 1983, ma già nel 1982 non giocherà nessun torneo del Grand Prix se non a Monte Carlo. Di fatto finisce qui una delle carriere più straordinarie e per certi versi irripetibile del tennista che più di ogni altro ha portato gli appassionati sportivi ad interessarsi del tennis.

La metis contro la forza

7) Quarto turno 1989, Michael Chang b. Ivan Lendl: 4-6, 4-6, 6-3, 6-3, 6-3

Chiunque segua il tennis da più di 30 anni o comunque è interessato a quello che è successo in passato avrà sentito parlare o visto qualche immagine degli ottavi di finale del Roland Garros del 1989 tra Michael Chang e Ivan Lendl. Una partita memorabile dove l’astuzia e la furbizia hanno prevalso sulla forza e la netta superiorità tecnica. Il piccolo 17enne americano di origini cinesi le ha provate tutte per vincerla, non ultimo il suo servizio da sotto che ha fatto storia e quando qualcuno lo vuole imitare in questo gesto non può che ricordare questa partita. Lendl è stato completamente messo nel sacco e a suggellare il tutto c’è il doppio fallo finale arrivato dopo 4 ore e 38 minuti di gioco. Il pubblico applaude in un mix di entusiasmo e ilarità, invece Chang piange, piange perché quella partita in tutte le circostanze plausibili e normali del nostro universo l’avrebbe dovuto perdere e andare a casa invece l’ha portata a casa impedendo a Lendl di poter ambire al suo 4° Slam parigino e stroncando la possibilità di fare il Grande Slam. Michael è stato più volte sul punto di abbandonare e si è concesso un po’ troppe pause che oggi sarebbero state punite severamente ma ai tempi c’era molta più tolleranza. Lendl ovviamente è stato il primo ad accorgersene e ha invitato l’umpire a prendere provvedimenti, ma questi ha fatto poco o nulla, ha dato solo un penalty point all’americano e basta. I crampi di Chang sono evidenti e per cercare di prendere tempo le inventa tutte come bere abbondantemente dell’acqua mangiare lentamente una banana. Lendl è stato completamente spiazzato da questa situazione e molto spesso capita di essere impreparati ad affrontare un giocatore menomato e quindi non si hanno le armi adatte per contrastarlo e inevitabilmente fai degli errori banali che normalmente sarebbero solo un’utopia. I primo due set erano stati vinti facilmente dal cecoslovacco, ma prima dei crampi che hanno viziato l’andamento del match Chang è stato grande ad irretire Ivan il Terribile e a “pallettare” cercando di fargli fare l’unforced in un campo lento, molto lento, ed è stata una tecnica che ha pagato al di là di tutto. Una nota di merito va data anche a Lendl che non ha dato di matto e ne aveva tutto il diritto perché in certi momenti Chang è stato ridicolo, ma la storia ha premiato il 17enne che clamorosamente avrebbe poi vinto il torneo diventando il più giovane a farlo nella storia, record che ancora persiste.

Io soffro lo smash, io soffro lo smash, sono stanco e fuori forma

6) Semifinale 2013, Rafael Nadal b. Novak Djokovic 6-4 3-6 6-1 6-7(3) 9-7

Chissà quello smash, chissà se quello smash fosse andato a segno come sarebbe andata la storia. E’ questa la sintesi di un match memorabile al Roland Garros che ha segnato la storia del Roland Garros e di tutto il tennis degli ultimi anni. Di fronte c’è il 7 volte campione Rafael Nadal e dall’altra Novak Djokovic. Questa volta sembra l’occasione buona da parte del serbo di battere la sua nemesi sulla terra battuta, ma Nadal dimostra di avere una energia e soprattutto una forza mentale unica che mai si era vista in un campo da tennis. Nello Chathier c’è il pubblico delle grandi occasioni e l’aria è torrida. Il match inizia alle 13:15 e tutti sanno che è questa la vera finale del torneo. Il copione del Nadalovic è sempre lo stesso ed è quello che ha avuto la sua apoteosi nella finale degli Australian Open del 2012: scambi prolungati, recuperi impossibili e la potenza a farla da padrone. I tempi così si dilatano e ogni game dura in media  5 minuti. Le palle break latitano dimostrando una particolare sagacia al servizio per entrambi, la prima arriva per Nadal dopo 37 minuti, Rafa ringrazia ottiene il break e non si fa scappare l’occasione per chiudere il primo set per 6 giochi a 4.

Sembra di assistere alla solita mattanza maiorchina e quando Rafa ottiene il break sul 3-2 lo sconforto si abbatte su Djokovic e su tutto il suo angolo. Nadal si prolunga molto quando è al servizio e riceve il warning da parte di Pascal Maria, sbaglia un dritto molto facile mandandolo in corridoio e Djokovic rimette tutto in parità. Da questo momento l’ago della bilancia pende dalla parte del serbo che rabbiosamente ottiene il break e il set e il suo urlo dopo aver chiuso il parziale è qualcosa di disumano. Ottenuto questo parziale all’improvviso si spegne la luce del serbo, Nadal martella come un forsennato e ottiene presto il primo break, seguito poi da un altro che gli fa chiudere subito il terzo set per 6 giochi a 1 senza storie se non fosse per il penalty point che gli infligge Pascal Maria sul 40-0, ma non ha nessuna rilevanza per la partita.

Ancora una volta è Nadal a prendere il comando delle operazioni e ottiene per primo il break che lo porta avanti per 4-3. Nole non ci sta e ottiene subito il controbreak. Il servizio latita e ancora una volta Nadal breakka sul 5-5 e si porta 30-15 quindi a 2 punti dal match, Nole torna di prepotenza e si salva per andare così al tiebreak. Qui è solidissimo Nole e falloso Nadal che spreca più del solito e con qualche gratutito di troppo è 7-3 per il serbo.

Nel quinto set succede di tutto. Djokovic ottiene il break in apertura e lo mantiene fino al 4-2 quando arriva il turning point che consegna la partita a Nadal. Djokovic sbaglia uno smash facile facendo invasione che viene subito segnalata da Nadal e sanzionata da Maria, da quel momento è un Rafa spumeggiante che non sbaglia più e quando Nole concede il break sul 7-7 il match è davvero finito. Rafa chiude sul 9-7 e la finale contro Ferrer sarà solo una formalità che gli consegnerà il titolo numero 8 superando così Chris Evert.

Continua……………………