Roland Garros 1974: Connors all’inferno, Borg in Paradiso

Posted on 27 Aprile 2016

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Quando si fanno le valutazione delle carriere dei tennisti guardando sempre come primo parametro il numero di Slam vinto molto spesso, se non sempre, ci si dimentica di capire come sono arrivati e soprattutto come è arrivato il primo della collezione quello che per molti campioni ha significato la svolta nella carriera che grazie a questo successo ha proiettato il vincitore verso una nuova dimensione permettendogli di avere la consapevolezza di essere un grande campione e non una grande promessa non compiuta come è successo per tanti tennisti. E’ accaduto a tutti e Bjorn Borg non si salva da questo paradigma, la sua prima vittoria Slam molti sanno è quella del Roland Garros 1974, una vittoria straordinaria arrivata a 18 anni che ai tempi fu record di precocità nello Slam parigino (poi superato da Mats Wilander nel 1982 e successivamente da Michael Chang nel 1989). Le vicende che ruota a questa particolare edizione del Roland Garros sono molteplici e ora andremo a spiegare.

A tenere banco prima dell’inizio del torneo è il ban di Jimmy Connors. Come già accennato in questo articolo, Jimbo dopo la vittoria agli Australian Open e l’incetta di titoli del circuito Riordan si era iscritto alla World Team Tennis, un campionato a squadre miste americane che aveva (ha) una struttura simile a quella della Coppa Davis. Lo statunitense aveva fatto questa scelta perché professionista e quindi un bel gruzzoletto non faceva mica male, ma con la certezza che questo non gli avrebbe compromesso la partecipazione al Roland Garros. Ma non era così. Prima l’ITLF (oggi ITF) e poi la FFT (la Federazione francese di tennis) nella persona di Philippe Chathier decisero di bannare Jimmy per la firma che lo legava ai Baltimore Banners. Dopo varie peripezie la decisione venne rettificata e così i vincitori degli Australian Open, Connors e Evonne Goolagong non poterono concorrere per la realizzazione del Grande Slam del 1974. Primo punto da considerare.

Il preambolo di Parigi è sempre stato Roma e anche in questa situazione questo dogma non viene meno. Al Foro Italico c’era stato il primo grande exploit di Bjorn Borg che insieme a Chris Evert guidava una generazione di teenager terribili che da lì a poco avrebbero dominato il tennis mondiale e soprattutto la terra battuta. Nella Città Eterna il giovanotto svedese era riuscito a battere in finale il detentore del titolo di Parigi lie Nastase che aveva vinto nel 1973 senza perdere un set. Il risultato della finale è eloquente: 6-3 6-4 6-2 che non ammette repliche. Secondo punto.

Oltre alla defezione forzata di Connors c’è anche quella di John Newcombe, per lo stesso motivo, essendo l’australiano iscritto alla WTT nella formazione degli Houston E-Z Riders. Non c’è il primo campione dell’era Open Ken Rosewall ormai un po’ troppo vecchietto con i suoi 39 anni per giocare sulla terra battuta, ma che stupirà tutti facendo finale a Wimbledon e agli US Open, ma quello che stupisce di più è che nel ranking del 2 giugno 1974 era al 2° posto (va ricordato a scanso di equivoci che in quegli anni il ranking ATP non aveva tanto valore e gli organizzatori si basavano più sulle proprie statistiche piuttosto che su dei calcoli dell’associazione dei tennisti che non teneva conto di tante variabili), uno dei record più straordinari del tennis, però dal 1970 in poi non parteciperà mai più al Roland Garros dopo aver perso la finale del 1969 con Laver. Alla lista si aggiunge anche Rod Laver, ancora molto arzillo, anche lui come Rosewall assente in maniera permanente dal 1970 in poi, quindi da detentore del titolo del 1969 (Rocket Man è ancora imbattuto a Parigi, lo stesso succederà a Borg dal 1982 in poi, strano il destino che accomuna spesso le leggende del tennis). Terzo e ultimo punto.

Dopo la lista delle assenze, troppe per uno Slam e anche per i nostri gusti, si passa ai pronostici pre-torneo. Le quote danno come favorito Ilie Nastase con Borg dietro come possibilissima sorpresa. In seconda fila c’è un trio di americani che voglio riportare il trofeo negli USA dove manca da troppo tempo: è dal 1955 che uno statunitense non vince, allora a trionfare fu Tony Trabert. Il trio è composto da Arthur Ashe, Tom Gorman e Stan Smith. La testa di serie numero 2 è affidata a Jan Kodes, ma il cecoslovacco non sembra in grado di impensierire i migliori e viene scartato a priori dal lotto dei favoriti.

I protagonisti nelle prime fasi del torneo sono gli americani che schierano un nutrito gruppo di tennisti, ben 10, guidati da Arthur Ashe e Tom Gorman. Ma fin da subito gli statunitensi cominciano a perdere pezzi. Nella prima giornata 6 del gruppo lasciano il torneo. I primi 2 della classe appena citati vincono contro 2 colombiani vendicando la cocente delusione patita in Coppa Davis in cui la Colombia è riuscita a sconfiggere gli USA nella prima fase zonale della manifestazione. A patire tra i colombiani sono Ivan Molina battuto da Ashe per 7-5 3-6 6-3 e Jaire Velasco estromesso da Gorman con il punteggio di 6-3 7-6 (ricordiamo che nel primo turno si giocava con il 2 su 3). Stan Smith era impegnato contro il giapponese Jun Kamiwazumi, il loro incontro è stato interrotto sul punteggio di 6-3 3-2 quando ha iniziato a piovere copiosamente interrompendo le gare. Alla ripresa del gioco il nipponico ha ritrovato nuovo smalto facendo suo il secondo parziale per 6 giochi a 4.

I big sono collocati nella seconda giornata con Borg che ha chiesto espressamente di poter ritardare il suo esordio perché volato a Stoccolma dopo la vittoria agli Internazionali per un trattamento di natura dentistica. Anche Nastase non è sceso in campo. Il solo dei primi 3 a calpestare la terra battuta è stato Jan Kodes il cui match di primo turno è stato sospeso. Ci sono poche sorprese nella prima giornata e la più clamorosa (se si può usare questo aggettivo) è l’uscita di Paolo Bertolucci sconfitto da Bill Brown, come attenuante “braccio d’oro” Bertolucci possiamo dire che ha giocato con una vescica ai piedi che si era presentata durante la semifinale, poi persa, a Roma.

Il primo grande upset del torneo arriva con l’uscita di Stan Smith che nella ripresa dell’incontro con Kamiwazumi perde il terzo parziale per 8-6 e torna a casa. Smith è un giocatore da serve & volley che mal si adatta alla terra battuta, non a caso i suoi maggiori successi sono arrivati sull’erba. Stan è stato anche avanti nel punteggio 6-5 prima che Jun inanellasse una serie di 3 game consecutivi e portasse a casa il match. Dopo questa sconfitta non si capisce ancora perché la USLTA metta al primo posto in coabitazione con Connors Stan, ma Jimbo avrà modo di rifarsi nel prosieguo della stagione.

Quella di Smith è la sola sorpresa importante dei primi turni perché gli altri big passano tutti. La testa di serie numero 1 Ilie Nastase ha la meglio sul francese Maurice Claitte. Kodes si sbarazza di Bob Kreiss. C’era grande attesa per vedere all’opera Borg che non delude e vince contro il numero 14 di Francia Jean Francois Caujolle. Il teenager svedese ha dovuto patire più del previsto contro un giocatore che non aveva mai giocato in uno Slam perdendo il primo set per 6-4, rimediando subito con bagel nel secondo, nel terzo Caujolle si è portato avanti 5-4 quando Borg ha inanellato 2 game consecutivi che gli hanno permesso di portare a casa il match.

A parlare in queste prima fasi non sono le partite ma i protagonisti, uno tra tutti Arthur Ashe, che si sente particolarmente favorito in questo torneo.”Il mio gioco si adatta alle superfici veloci, ma in un torneo non si può mai dire” dichiara l’afro-americano che dice di voler adottare il suo serve & volley anche alla terra battuta anche se è molto difficile battere Nastase e Kodes con questa tecnica che ti espone inevitabilmente al passante dell’avversario.

Se il primo turno, round o giro se preferiti non aveva riservato particolari upset, nel secondo ci sono tanti favoriti che devono lasciare il torneo anzitempo. A guidare la caduta dei migliori sono gli americani Tom Gorman e Brian Gottfried. Le condizioni del campo sono molto lente e gli americani che giocano molto spesso su superfici veloci quali erba, cemento e sintetico, non hanno un gioco adatto per la terra battuta, senza considerare che il Roland Garros rimane sempre il torneo più duro del mondo con il suo 3 su 5 che porta allo stremo molti giocatori. Gli europei sono molto più avvezzi, ma non mancano anche loro di salutare il torneo anzitempo. Ad uscire sono Adriano Panatta e il sovietico Alex Metreveli che non può nulla contro Željko Franulovic. Gottried viene eliminato da Onny Parun, giocatore neozelandese. Brian è stato a 2 punti dal vincere il match ma Parun alla fine ha prevalso nel tiebreak del terzo set. Gorman ha dovuto soccombere a Thomaz Koch, tennista brasiliano. Tom si è trovato avanti 4-2 del terzo set e servizio prima di subire 2 break e perdere per 6-4 sommerso dalle volèe del giocatore di Porto Alegre.

Se da un lato proviamo tanti americani che escono da un altro ne troviamo altri che ben figurano e sono Arthur Ashe e Marty Riessen. Ashe si sbarazza facilmente del giapponese Jun Kuki per 6-2 6-1 ed approda al turno successivo. “Non ho perso tanti scambi“, dice Arthur “ma il mio avversario non ha colpito così forte come ci si potesse aspettare“. Agli americani si aggiunge Borg che fa fuori il rumeno Toma Ovici per 6-1 6-1. Prosegue anche il cammino del principe Nastase vittorioso su Leif Johansson. La testa di serie numero 2 dispone di Jean-Baptiste Chanfreau per 7-5 6-3.

A partire dal terzo turno si inizia a giocare con il consueto 3 su 5 e la differenza tra i top player e gli altri si sa sentire. Giocare 3, 4, 5 set fa tutta la differenza del mondo rispetto al più diffuso ma meno impegnativo 2 su 3. Nel primo sabato del torneo si registrano le vittorie di Arthur Ashe e Jan Kodes, protagonisti di una giornata ancora caratterizzata dalla pioggia. Ashe ha giocato un tennis molto insistente da fondo campo per avere la meglio sullo spagnolo Antonio Munoz per 4-6 6-1 6-3 6-4. Con questo successo Arthur raggiunge per la prima volta in carriera il quarto turno al Roland Garros. Kodes, che sembra nel pieno della forma, demolisce l’indiano Vijay Amritraj con il punteggio di 6-2 6-2 6-2 (Jan aveva battuto Amritraj a Wimbledon in 5 set l’anno precedente). Eddie Dibbs è riuscito a vincere il primo set contro Corrado Barazzutti per 6-0 e quando era indietro 0-1 nel secondo ha dovuto lasciare il campo a causa della pioggia. La storia di Eddie è un po’ particolare. Lui, americano, è un giocatore che si presta bene alla terra battuta a differenza dei suoi connazionali, questo gli ha permesso di vincere per 2 volte consecutive il Torneo di Amburgo. “Colpisco la palla con molta più violenza da fondo campo, ora“, dichiara Dibbs, “quando posso andare a rete per chiudere il punto lo faccio d’istinto e corro anche per recuperare qualche dropshot“.

Alla ripresa del gioco, di domenica, Dibbs completa il match con Barazzutti chiudendo per 6-0 6-1 7-6. Oltre a Eddie sono ancora protagonisti gli americani con il giocatore di Aptos Erik Van Dillen che la meglio su Barry Phillips-Moore e Marty Riessen di Amelia Island che estromette lo spagnolo Jose Higueras.

I primi 4 ottavi di finale premiano l’asse terraiola Europa-America Latina. A passare sono un francese, uno spagnolo, un tedesco e un cileno. La più grande sorpresa arriva da François Jauffret che elimina il 2 volte vincitore (1970 e 1971) e testa di serie numero 2 Jan Kodes. Il match è iniziato tardi ed è stato necessario accendere i riflettori per completare il match. Nessuno credeva ad una impresa del genere alla vigilia della sfida con il numero 1 francese palesemente di una categoria inferiore rispetto al vincitore di Wimbledon 1973 e finalista agli US Open nel 1971 e 1973, eppure nella fredda serata parigina è stato proprio Jan a sembrare il meno forte. Il cecoslovacco ha commesso una serie di ingenuità come un doppio fallo sul break point del 9° gioco nel 3 set e altri 3 doppi falli quando era avanti 40-15 nell’11°, il doppio servizio sbagliato è arrivato anche sul match point. Negli altri incontri Manuel Orantes è riuscito a battere Arthur Ashe. Hans-Jürgen Pohmann ha confermato il grande momento di forma ed ha estromesso la testa di serie numero 12 rappresentata da Eddie Dibbs. Nel derby tutto cileno tra compagni di doppio Patricio Cornejo ha battuto Jaime Fillol per 6-2 7-6 4-6 5-7 6-4.

A completare il quadro dei quarti di finale sono i favoriti del pronostico Bjorn Borg e Ilie Nastase cui si aggiungono l’americano Solomon e il messicano Raul Ramirez. Nel match contro Onny Parun il principe rumeno gigioneggia un po’ ma nonostante tutto piazza una vittoria in straight sets per 6-4 6-2 7-6. Un Borg al 30% delle proprie possibilità (così dichiarerà al termine dell’incontro) riesce a sopravvivere al match che lo vedeva opposto ad Erik Van Dillen che lo costringe al quinto set ma che lo svedese chiude con il punteggio di 0-6 6-3 6-3 5-7 6-3. Bjorn avrebbe potuto vincere il match già nel quarto set quando ha ottenuto il break nel quinto gioco andando avanti 3-2 e servizio. Ma nell’ottavo c’è stato il pareggio sul 4-4 e poi il break Van Dillen sul 5 pari. L’americano Solomon, specialista della terra battuta e con il rovescio a 2 mani, una cosa rara per quei tempi, riesce a sconfiggere il connazionale Marty Riessen con il punteggio molto severo di 6-2 6-1 6-1. Infine Ramirez ha la meglio sul brasiliano Thomaz Koch per 6-3 6-1 4-6 7-5.

Il rosicone Jan Kodes non ci sta a perdere e chiede un test anti-doping speciale al suo avversario perché secondo lui non è possibile che dopo aver patito un infortunio alla coscia il giorno prima della partita l’indomani sia riuscito a vincere in 3 set senza accusare nessun malessere. Dopo la conferenza in cui Jan lanciava le sue illazioni François Jauffret è stato sottoposto al test delle urine. La tempesta doping finisce ben presto e scoppia come una bolla di sapone. Il direttore del torneo Pierre Darmon mostra a tutti i risultati del test anti-doping e dichiara che entrambi sono negativi. Dopo questa piccola bufera Darmon si sfoga un po’ e dice che è stato costretto a procedere e seguire le direttive di Kodes perché lui è uno “straniero” e il suo avversario era un francese, ossia un giocatore di casa. Per non destare sospetti, quindi, aveva dovuto seguire questa strada necessariamente. Inoltre ribadisce che i test anti-doping sono prassi in tutti gli sport e sono piuttosto severi in Francia soprattutto per quando riguarda il ciclismo (Lance Armstrong aveva solo 3 anni allora, sigh!). A spiegare meglio la dinamica della “guarigione miracolosa di Jauffret” è il medico francese Pierre Talbot che dice di avere usato un particolare antinfiammatorio chiamato “Brufin” , un farmaco che avrebbe avuto grande successo e che ancora oggi si usa spesso (il famoso ibuprofene).

Nei quarti di finale Bjorn Borg continua la sua striscia vincente portando a 15 le vittorie consecutive battendo Raul Ramirez. La partita si è giocata sotto i riflettori dello Stade Roland Garros. Il copione dell’incontro si può sintetizzare in poche parole: Ramirez scendeva spesso a rete per chiudere lo scambio e Borg lo passava spesso e volentieri. Stop. Nonostante tutto l’incontro si è protratto fino al quinto set con i 2 contendenti a battagliare guancia a guancia fino al 3 pari del quinto quando Ramirez ha spedito una volèe a rete perdendo il servizio. Borg ha tenuto di nuovo il servizio prima di ottenere il break decisivo chiudendo con un vincente di rovescio.

Solomon riesce a battere il detentore del titolo Ilie Nastase passando così in semifinale. Il giocatore americano ha messo in mostra un gioco tipico da terra battuta fatto di scambi particolarmente lenti che hanno messo in parecchia difficoltà il gioco aggressivo del rumeno. La partita si è risolta al quinto set e Harold dichiarerà che alla fine è riuscito a prevalere per pochi dettagli e soprattutto perché ne aveva di più di Ilie. Nel quinto lo statunitense era andato avanti 3-0 prima di essere rimontato fino al 4 pari quando la testa di serie ha mollato perdendo i 2 game successivi e il match.

Manuel Orante è riuscito a qualificarsi per le semifinale battendo una delle rivelazioni del torneo rappresentata dal cileno Patricio Cornejo per 6-3 6-3 6-1. Orantes si è trovato sotto 0-2 nel primo parziale ma è riuscito subito a rimettersi in carreggiata e a vincere in appena un’ora e 20 minuti. Nell’ultimo quarto, quello “meno nobile” Jauffret è riuscito a battere Hans-Jürgen Pohmann qualificandosi per la sua seconda semifinale al Roland Garros dopo che vi era arrivato anche nel 1966.

Le 2 semifinali sono senza storia. Da una parte Borg riesce a battere Harold Solomon e Orantes ha la meglio su François Jauffret. Sotto gli occhi del presidente francese Valéry Giscard d’Estaing mimetizzato tra i 12.000 spettatori del Centrale del Roland Garros Bjorn e Harold hanno messo in mostra quello che è un classico match da terra battuta, con scambi lenti e asfissianti che duravano in media 20 colpi. L’americano ha giocato spesso il back, i vincenti, come è normale che siano, latitano e la maggior parte dei punti si chiude con un gratuito di uno dei 2 contendenti. Il match dura 2 ore e mezza.  Il primo parziale dura circa 50 minuti e il servizio viene tenuto solo 3 volte in 10 game complessivi con Borg che spreca 6 set point prima di chiudere per 6-4. Solomon è più aggressivo del solito e si presenta a rete molto più spesso di quanto aveva fatto nei match precedenti, ma questo lo espone inevitabilmente ai passati di Borg che saranno un suo marchio di fabbrica al Roland Garros e in tutta la sua carriera. Da fondo era ingiocabile sulla terra battuta quindi la soluzione più logica per scardinarlo era quella di avanzare a rete ed attaccarlo ma grazie ai passanti lo svedese otteneva sempre più punti dell’avversario, così qualsiasi tattica si sceglieva si era puniti, non a caso ha vinto 6 titoli a Parigi e lo stesso, con i dovuti distinguo, si può dire per Wimbledon. Il terzo e quarto parziale procedono via speditamente e in quest’ultimo Solomon mette a referto solo 12 punti e per Borg è finale. C’è poco da dire sulla vittoria spagnola contro il beniamino di casa Jauffret che perde per 6-2 6-4 6-4 non senza gli applausi del Centrale. Vero che nel 1966 era arrivato allo stesso risultato ma era un altro tennis, un altro circuito, un’altra storia.

All’atto conclusivo si presentano un 18enne ed un 25enne. Nonostante la poca esperienza i pronostici danno favorito il meno giovane vincitore a Roma che non perdeva una partita dalle WCT Finals contro John Newcombe. Roma era su un livello inferiori rispetto a Parigi, ma molti non si spaventavano ad apostrofare gli “Internazionali d’Italia” come un Major. Orantes per prepararsi alla sfida si affida agli insegnamenti di Andres Gimeno, suo connazionale, che aveva vinto il Roland Garros nel 1972, un’edizione un po’ monca per via del ban dei giocatori della WCT, ma sempre un torneo del Grande Slam. Andres ha puntato la sua attenzione sul servizio di Manuel che dopo questo piccolo stage si sente molto migliorato in questo fondamentale.

La finale è entusiasmante e si apre con una sorpresa. Orantes ha le redini della partita in mano fin da subito e non sembra intenzionato a lasciarle. Il primo set viene chiuso il scioltezza dallo spagnolo che vince per 6 giochi a 2. Il secondo set sembra scivolare facile nelle mani di Manuel, quando però, avanti 4-1 inizia il recupero di Borg. Bjorn non ci sta a fare la vittima sacrificale e inanella 5 game consecutivi che gli permettono si portarsi in avanti 5-4, ha anche 3 set point nell’11° gioco ma non chiude. Il parziale si chiude al tiebreak vinto da Orante per 7 punti a 4, ma da qui in poi lo spagnolo esce completamente dalla partita. Borg non sbaglia più niente e vinti i primi 3 game del terzo set tutto diventa in discesa per lui. Manuel da lì in avanti farà solo 25 punti per perdere con il punteggio complessivo di 2-6 6-7 6-0 6-1 6-1. Borg vince il suo primo Slam e finalmente ottiene la sua coronazione come nuova star del tennis mondiale, la prima nella storia ad avere attorno a sé un’aura di misticismo e fanatismo allo stesso tempo che già si era vista ai Championships dell’anno prima ma questa volta la vittoria lo ha consacrato definitivamente, il bel biondo svedese diventa l’idolo delle teeanger e non solo e anticipa di 30 anni la venerazione di altri tennisti quali Roger Federer e Rafael Nadal, soprattutto il primo. Se c’è un giocatore che ha cambiato per sempre la percezione del tennis quello è Borg, e nel 1974 aveva solo 18 anni. Questo è il primo capitolo di una grande storia che porterà l’orso svedese ad essere considerato uno dei più grandi di sempre.

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