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ATP Canada 2018: Toronto Scatenato, Nadal vince il suo 80° titolo

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80 voglia di vincere. Nadal vince a Toronto il 33° Masters 1000 della carriera e non vuole fermarsi.

La partita

La finale che si gioca all’Aviva Centre di Toronto è il classico scontro generazionale tra chi non ha più nulla da dimostrare, il vecchio, e il giovane che per la prima volta si affaccia al grande palcoscenico e che deve concretizzare quanto di buono fatto fino a quel momento. L’avere battuto 4 top 10 nello stesso torneo pone Tsitsipas su un piano su cui pochi sono stati, però quello che conta, come sempre, è vincere la coppa. I statistiche, come accessori per una donna, non ne fanno certo la sua bellezza.

Parte bene Zizzi che tiene a 0 il suo turno di servizio e si capisce fin da subito, come mostrato in tutto il torneo, che il greco non ha paura di affrontare nessuno. Anche Nadal fa la sua parte e anche lui mantiene il servizio a 0. Nel 3° game la musica cambia completamente. Rafa è 2 categorie sopra. Il suo tennis è avanti anni luce rispetto al suo avversario che appare parecchio acerbo, nonostante la tanta voglia di fare. Il numero 1 del mondo, oltre ad avere una tecnica sopraffina, è anche un mago della tattica, e sa quanto affondare il colpo e quando giocarne uno di rimessa. Il neo 20enne dell’altra parte della rete fa quello che può, però i suoi limiti sono evidenti. Ci vuole esperienza per capire come maneggiare la racchetta, strettamente connessa in real time con il cervello. Un dritto maldestro è foriero della prima palla break spagnola che però viene annullata con una seconda fortunosa che pizzica la riga. C’è una seconda palla break manacoregna e questa volta è uno dei rarissimi serve&volley ellenici ad annullare il pericolo. C’è una terza palla break. È quella giusta. Nadal ricama il campo per poi affondare con la chela mancina sul lungolinea. Stefanos ci mette la racchetta per accennare una timida volèe. Non basta. È break Nadal. Da qui in avanti il 4 volte campione del Canadian Open mette la freccia. La superiorità, che era poco visibile nelle prime battute del giuoco, si espande con accelerazione sempre maggiore accecando tutti gli spettatori, molti grechi, che vorrebbero vedere un altro match. Nadal se ne va e ottiene subito un altro break per il 4-1 servizio. Potrebbe anche esserci un umiliante cappotto, però l’anziano della partita lascia andare il braccio per non sprecare energie e chiudere in scioltezza sul 6-2 dopo 34 minuti.

La partita è abbondantemente finita, e non si può chiedere di più a Zizzi che si arrangia, però dall’altra parte c’è quello che in questo momento è il più forte di tutti, anche se non sempre vince il più forte, questa volta il gap è troppo grande per pensare di fare illazioni o inutili retrospettive. C’è il break in apertura di secondo set e passano i titoli di coda. Da qui in avanti è ordinaria amministrazione per Nadal che tira il freno a mano e non fa altro che mantenere il suo turno di servizio. Molto gentlemen il gesto di Rafa che fa ripetere la prima al suo avversario palesemente disturbato da un tifoso che grida sciaguratamente:” Vamos!!!” quando Step sta lanciando la palla per servire la prima. La palla è out. Piccolo battibecco tra Zizzi e l’umpire, però arriva il 17 volte campione Slam e “ridà” la prima al suo avversario. Siamo sul 5-4. Rafa serve per chiudere il match e si complica la vita. Finora Zizzi ha vinto solo 2 punti in risposta, 2, e la partita è finita. Però non è il momento di chiudere. Nadal si incarta e concede l’impossibile. Non si capisce se ci sia un accordo per far prolungare il match o è Rafa che gioca in maniera pessima. Quello che conta però è il risultato: break Zizzi e partita che si riapre. Step sale vertiginosamente e ci crede. Ne approfitta e addirittura arriva anche a set point. Una palla rocambolesca sbatte 2 volte sul nastro, il primo accomoda la palla greca che precipita dall’altra parte del campo, la seconda è spagnola e pizzica il nastro e va cade sul quadrato. Rafa si salva. Il pericolo è scampato. Sarà il tiebreak a decidere l’esito del set. È il numero 1 del mondo a cedere per il primo il servizio, però si capisce che conta poco qui. Zizzi deve fare i punti sul suo servizio per essere sicuro di portarla al terzo. Infatti è Rafa a riprendersi il minibreak per poi andare fino al 6-4. La palla di Zizzi è fuori. È finita. Il mancino di Manacor vince il primo torneo che gioca con lo shot clock. Lo strumento che era stato introdotto per farlo perdere lo ha fatto vincere. Come sappiamo, al destino, non manca il senso dell’ironia.

Il torneo

Dopo lo scandalo orario e tetto, o tetto e orario a seconda delle preferenze, Nadal era chiamato all’ennesima prova di riscatto, o meglio doveva far capire che quel Wimbledon buttato alle ortiche era stato frutto di alcune circostanze fortunose che avevano fatto girare la partita dei Championships contro il futuro vincitore. Il più forte in campo era lui. Non è un caso che la spilla di numero 1 del mondo venga portata con onore da Rafa che ha stupito molti soprattutto nella continuità di risultati nello stint stagione rossa-stagione verde, il più difficile da amministrare. Federer non c’è, ed è lui il protagonista numero 1 di questo torneo dove vinse nel 2005 (non qui ma a Montreal) e dove nel 2008 divenne per la prima volta il re del ranking ATP. Il sorteggio per lui è durissimo. D’altronde Zio Toni è andato in pensione. Il dottor Frankenstein, dopo aver creato dal nulla la più grande macchina da tennis mai esistita, si gode il suo riposo e non può da casa e, nonostante i telefilm sull’informatica e gli hacker facciano pensare diversamente,  pilotare i tabelloni come una volta. Il path nadaliano è duro, ed è anche strano, perché è nella prima parte del percorso che si focalizzano le maggiori difficoltà e le partite, eventuali, finali sembrano più facili, almeno sulla carta. Il pazzo Paire è sempre una incognita per tutto il circuito, e tutti farebbero a meno di incontrarlo al secondo turno (prima partita per chi ha il bye). Meglio prendere un Gojowczyk, per capirci. Il pazzo è quello che può giocare divinamente come da schifo. In questa occasione è la seconda opzione a dominare e Benoit non ne azzecca una. La percentuale di prime in campo è ridicola e la partita si risolve subito a favore del numero 1 del seeding che non gioca sul cemento dal lontano Australian Open. Wawrinka sta attraversando un periodo buio e deve risalire la china. Addirittura è qui in Canada grazie ad una wildcard, tutta meritata per quanto fatto vedere in campo. La prima partita contro Kyrgios, 3 anni dopo il Bang Gate, ancora una volta ha dimostrato gli evidenti limiti mentali dell’australiano. Chiusa parentesi. Il match con Fucsovics si è rivelato più rognoso del previsto, che è un eufemismo, perché Stan stava per precipitare nel baratro. Stan si salva e va a scontrarsi contro il primo della classe, in un H2H che ha dato all’antologia del tennis parecchi capitoli. La partita è di un altro livello rispetto a quello degli altri seppur volenterosi Next Gen. Non si vedono errori banali e Stan martella con il suo rovescio. A conti fatti è Wawrinka quello che dovrebbe portarsi a casa la partita, però Nadal pesa bene i punti e vince quelli più importanti. È un grande test quello appena superato dallo spagnolo, ma ancora nessuno lo sa. Nei quarti di finale c’è Marin Cilic. C’è da vendicare la sconfitta di Melbourne in cui Rafa era stato sempre avanti nel punteggio per poi capitolare per colpa di un infortunio. Cosa succede? Cosa succede in città? Che cosa Rafà? Il numero 1 del seeding è piallato dai colpi del croato che appare in perfetta forma e in versione farmaceutica US Open 2014. La potenza dei suoi colpi è nettamente più alta del suo avversario, che può abbozzare una piccola difesa, però quando piovono traccianti sia di dritto che di rovescio non puoi che dare un occhio al corridoio che porta agli spogliatoi. Il 6-2 del primo set è pure ingeneroso nei confronti di Cilic che poteva benissimo portare a casa il parziale con in passivo ancora più pesante. Rafa entra in partita nel secondo set, però il gap è ancora ampio e il match sembra ampiamente indirizzato. Forse qualche mago l’aveva capito, però la potenza dei colpi croati è scesa e forse non è così finita come si crede. Per far girare qualcosa ci vogliono: una forza applicata, un braccio e un choker. 4° principio di Newton. Cilic serve sul 5-4 per portare a casa il match e butta via tutto. Assurdo come in un game l’ordine dei valori in campo si capovolga ed il giocatore che fino a quel momento aveva annaspato ora comanda. Il choke prolungato vale il break e il set. Il terzo inaspettato parziale va via rapido, però è ancora Marin a comandare e ancora una volta però si incarta sul più bello. Quando serve per rimanere nel match. Chokissimo e partita che neanche i migliori scienziati del mondo sanno spiegare come Nadal l’abbia vinto. È qui che il futuro campione ha vinto il torneo, però ancora una volta nessuno lo sa. Il giovane Khachanov, arrivato per la prima volta in una semifinale di un Masters 1000, può ritenersi soddisfatto della sua prestazione, in un match che l’ha visto sempre dietro. Un match molto atteso, nel senso che è slittato di parecchie ore a causa della pioggia, l’ansia per l’incontro qui non c’entra. Karen fa meglio di Zizzi, però una finale vale più di una semifinale. Ça va sans dire.

Nadal era atteso. Però c’è stata un’inattesa gradita sorpresa che è quella di Stefanos Tsitsipas (e qui grande fatica a scrivere il nome per intero). Il 19enne, ora 20enne, ha disputato un torneo ‘ccezionale. Nonostante qualcuno l’avesse visto già in azione a Barcellona e qui che ha mostrato un repertorio di grande classe. Il primo match con Dzumur non fa testo, anche perché l’avranno visto in 12, massimo 13 telespettatori. È dalla seconda partita in poi che inizia la grande cavalcata. Thiem è la tds 7 e, come tale, ha diritto ad un bye. Un bye che serve a poco visto che perde a ripetizione e rischia di arrivare fresco agli US Open, a furia di sconfitte e a fronte di una programmazione folle. La sconfitta ci sta. Quella che non ci sta è la prestazione mostrata contro Djokovic, vincitore a Wimbledon e, si credeva, tornato ai vecchi fasti. I vecchi fasti non ci sono più, e la vittoria a Londra appare più come un canto del cigno che come un ritorno ai livelli che gli competono. Il tennis è strano, Beppe! Per cui questi canti di cigno possono essere tanti, però quello che più ci dà idea di quello che potrà accadere nell’imminente futuro è la prestazione. NOLE torna Nole per una partita e concede il fianco ad un volitivo teenager che giuoca il rovescio ad una mano. Il serbo mette in mostra la sua proverbiale combattività solo nel secondo set. Per il resto male negli altri 2 parziali, e 3 passi indietro rispetto ai Championships. Quando Zizzi vincerà 20 Slam magari questa sconfitta sarà vista come scontata, però oggi non lo è. Zizzi il Greco però se ne frega e va avanti. 7, 9…e 2. C’è la 2a testa di serie da affrontare, il campione di Washington e campione uscente qui. Il match sembra risolversi come previsto a favore di Sasha Zverev che incassa facile il primo set e va a servire per il match sul 5-3 del secondo. Qui, come troppo spesso visto in questo torneo, si incarta. Fa salire il suo avversario, che lo porta al tiebreak. Ci sono 2 match point. Buttati. Pareggio nei conti dei parziali e partita girata nel terzo che dà a Zizzi un grande onore: l’avere battuto il campione uscente salvando match point. La bella storia del greco monomane potrebbe finire qui e sarebbe stata comunque una bella storia da raccontare, ma c’è ancora un capitolo da aggiungere. È quello della semifinale contro Anderson, che in questo ultimi mesi, diciamo anche anno, sta giocando ai massimi livelli possibili, o quasi. I pronostici sono tutti favorevoli al finalista di Wimbledon, ma ancora una volta Zizzi dimostra tigna e cazzimma. Salva match point e si guadagna la finale. È il più giovane a battere 4 top 10 in un solo torneo dal 1990 in poi. Quando vincerà a iosa ce ne ricorderemo. Stanne certo, Zizzi.

Record

  • 5a vittoria a in Canada
  • 80° titolo in carriera
  • 19° titolo in carriera sul cemento
  • 78° titolo outdoor (record era Open)
  • 33° Masters Series / Masters 1000 (record assoluto)
  • 362 vittorie nei tornei Masters Series / Masters 1000 (record assoluto)
  • 49 finali degli Masters Series / Masters (record assoluto)

Conclusione

Nadal prende il largo nel ranking ATP e ora ha 10220 onorevolissimi punti, superando la quota psicologica dei 10000 che in qualche modo danno una legittimazione al numero 1 del mondo, non più come un primus inter pares, ma come il nettamente migliore della classe. Contano anche le differenze con gli sta dietro. Federer ora è a 3740 punti. Tanti se si considerano i valori in campo. Precisi se si contano i tornei disputati. Rafa sembra avere messo una seria ipoteca sul numero 1 di fine anno, ma come sempre sarà lo US Open a dare una sentenza consistente. La rinuncia a Cincinnati può essere vista come un corretto dosaggio delle forze in vista del grande appuntamento nella Grande Mela. Però intristisce un po’ l’idea che Rafa debba rinunciare ad un grande torneo come quello dell’Ohio. Sono lontani quei momenti in cui si poteva pensare di fare il Summer Slam con tutti i migliori al via. È triste per i tifosi che devono vedere a corrente alternata l’impegno del loro beniamino come sacrificio all’altare dei grandi numeri che vogliono sempre mettere su un piano infinitamente superiore gli Slam a discapito degli “obbligatori” Masters 1000 che stanno diventando sempre meno obbligatori, o meglio si sta capendo palesemente che non lo sono mai stati. Una piccola parentesi va dedicata allo shot clock, che poteva essere la fine della carriera di Nadal, e che invece si è dimostrata una goccia nell’oceano. Tutti avevano sempre cronometrato il tempo di servizio a partire dal secondo rimbalzo della palla, quello che dà il punto. Non è questa la logica che segue lo shot clock. Il timer parte nel momento in cui l’arbirtro chiama il punteggio, quindi implicitamente si aggiunge una certa discrezionalità al conteggio, che prima c’era, ma non doveva esserci, e che invece ora non dovrebbe esserci però c’è lo stesso. Un po’ ingarbugliato come ragionamento, sta di fatto che andando a cronometrare con il “vecchio metodo” il tempo di servizio diverse volte i 25 secondi canonici vengono superati. I grandi pensatori che erano favorevoli a questo svantaggio chiaro per i giocatori “lenti” come Nadal, ora si trovano critici verso un sistema che non è quello che si aspettavano, però comunque sia è ben regolamentato rispetto al passato. Se non volete che Nadal vinca più, ditelo prima, così lo facciamo fuori una volta per tutte questo campione che ha ancora fame. Da Toronto a Cincinnati il passo è breve, i primi 2 della classe si danno il cambio. Federer ora è più che mai chiamato a vincere in uno dei suoi tornei, con l’occhio sempre vigile e diretto alla Città che non dorme mai. Deve vincere, ma non è costretto a vincere, però sarebbe meglio che vincesse, ma non deve faticare, deve faticare per non vincere, deve andare…insomma, non si capisce quello che dovrebbe essere e quello che non dovrebbe essere. La soluzione semplice sarebbe quella di mettere sempre una settimana cuscinetto tra tutti i Masters 1000, ma è una soluzione troppo semplice da applicare al mondo del tennis che deve apparire complicato per piacere. We’re finally on our own. This summer I hear the drumming.

TML Cincinnati Challenge 2018

Subito altro appuntamento con il challenge ormai appuntamento fisso per i grandi eventi. La modalità di gioco segue quella già testata nelle precedenti edizioni.

Bisogna semplicemente scegliere il vincitore di una partita. Nel corso del torneo si dovrà scommettere su TUTTE le partite che avranno il seguente punteggio:

  • 1 punto per una partita azzeccata del primo turno
  • 1 per il secondo turno
  • 2 per il terzo
  • 4 per i quarti di finale
  • 8 per le semifinali
  • 16 per la finale

In questo modo si ha lo stesso punteggio massimo uguale turno per turno e si mantiene viva la sfida fino alla finale che è la partita che assegna il maggior numero di punti (16 come detto).

Per giocare basta inserire il proprio indirizzo email usato per Disqus (non servono password) nel modulo e selezionare il vincitore desiderato. A fine giornata verranno pubblicati tutti i risultati.

Potranno partecipare tutti, anche a torneo in corso, ma, come è facile immaginare, chi inizia a giocare tardi perde la possibilità di prendere punti fin da subito.

Le giocate si chiuderanno con l’inizio della giornata. La prima si chiude alle 17:00 italiane.

Il modulo per la prima giornata è il seguente.

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ATP Canada 2018: Finale. Nadal-Tsitsipas, Stefanos per un posto tra i grandi

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Continua il TML Canada Challenge con la 7a giornata. Il modulo per giocare si trova al seguente link (Comunicatelo a chi non è solito leggere “l’articolo”, please).

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ATP Canada 2018: Semifinali, Nadal e un trio inedito

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ATP Canada 2018: Quarti di finale, Zverev-Tsitsipas sa di futuro

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ATP Canada 2018: Sfida a distanza tra Nadal e Djokovic

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ATP Canada 2018: In campo i big, Nadal debutta contro Paire

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ATP Canada 2018: Bang game, Wawrinka-Kyrgios 3 anni dopo

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ATP Canada 2018: Si parte, occhio su Goffin-Raonic

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Ritorna a gentile richiesta il challenge ormai appuntamento fisso per i grandi eventi. La modalità di gioco segue quella già testata nelle precedenti edizioni.

Bisogna semplicemente scegliere il vincitore di una partita. Nel corso del torneo si dovrà scommettere su TUTTE le partite che avranno il seguente punteggio:

  • 1 punto per una partita azzeccata del primo turno
  • 1 per il secondo turno
  • 2 per il terzo
  • 4 per i quarti di finale
  • 8 per le semifinali
  • 16 per la finale

In questo modo si ha lo stesso punteggio massimo uguale turno per turno e si mantiene viva la sfida fino alla finale che è la partita che assegna il maggior numero di punti (16 come detto).

Per giocare basta inserire il proprio indirizzo email usato per Disqus (non servono password) nel modulo e selezionare il vincitore desiderato. A fine giornata verranno pubblicati tutti i risultati.

Potranno partecipare tutti, anche a torneo in corso, ma, come è facile immaginare, chi inizia a giocare tardi perde la possibilità di prendere punti fin da subito.

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