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Who wants to be GOAT? Connors 1974: 3 Slam e la vergogna del Roland Garros

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La stagione 1974 di Jimmy Connors è una delle più straordinarie della storia del tennis. Il 22enne di Belleville (Illinios), disputa un’annata memorabile con 15 titoli vinti, 17 finali, un record vittorie-sconfitte di 93-4 e soprattutto 3/4 di Grande Slam con l’ombra sul Roland Garros, torneo dello Slam a cui non ha potuto partecipare per una bieca decisione della Federazione Francese Tennis in concerto con quella Europea che lo aveva escluso dallo Slam su terra battuta.

La stagione 1973 si era conclusa con discreti risultati, ma quello che metteva sulla bocca di tutti Jimbo non erano i suoi trofei ma la relazione con la tennista Chris Evert, bambina prodigio che nel 1973 aveva impressionato il mondo con le finali al Roland Garros e a Wimbledon a soli 19 anni. Connors è messo in ombra dai risultati della fidanzata ed è più facile che si parli di “Jimmy Evert” (che sarebbe anche il nome del padre di lei) piuttosto che di “Chris Connors”, ma il tempo restituirà al legittimo proprietario il suo vero nome.

Il ranking statunitense è un pochettino ballerino e non vuole assegnare il numero uno a Jimbo nonostante i risultati e deve spartarsi la piazza con Stan Smith. Dure sono le parole di Bill Riordan, che avrà un ruolo fondamentale nella vita di Jimbo, che afferma la stupidità della scelta della USLTA di questo ex-aequo quando Connors degli H2H era avanti 3-0 contro Smith. Questi dissapori con la Federazione Americana culminano con la non partecipazione alla Coppa Davis nel tie contro la Colombia e Jimbo, sornione, giustifica la sua assenza come una scelta di programmazione dettata anche dal suo manager Bill Riordan, dall’allenatore Pancho Gonzales e anche della madre.

Connors apre la stagione con lo Slam australiano molto bistrattato in quegli anni ma che con i suoi $75,000 di montepremi non era un torneo da scartare a priori. Nel primo turno deve vedersela contro il francese Jean-Louis Haillet, liquidato per 6-1 7-5, (il primo turno è stato giocato al meglio dei 3 set). I 2 fidanzatini d’America procedono a braccetto in quel di Melbourne, così, mentre Graeme Thomson non può certo rappresentare un ostacolo serio, già lo è Syd Ball al terzo turno che viene battuto in 5 set. Non mancano i siparietti di Jimbo che occasionalmente si mette a parlare con il pubblico:”Ho fatto la stessa cosa in Svezia, Italia e Parigi e nessuno mi ha detto niente”, apostrofa scontroso. Nei quarti contro il cecoslovacco Zedník deve soffrire solo un set prima di chiudere per 3-6 7-5 6-3 6-4. In semifinale si sbarazza di John Alexander e Chris è convinta:”Jimmy ha più possibilità di vincere di quante ne abbia io”. In finale Connors ha la meglio su Phil Dent e colleziona il primo trofeo importante della stagione 1974 guadagnando $6,500, Chris non lo segue e perde la finale contro Evonne Goolangong. Il primo tassello per il Grande Slam è messo, ma Connors non vuole pressioni perchè mancano ancora tante battaglie da vincere e il bello deve ancora arrivare.

A gennaio Connors prende una decisione che cambierà il corso della storia del tennis: firma un contratto per partecipare alla World Team Tennis League, un campionato a squadre americano fatto da franchigie miste. La squadra che sceglie sono i Baltimore Banners, un nome che è allo stesso tempo comico e beffardo perchè sarà proprio un ban a sporcare un’annata eccezionale.

In inglese inverno si dice winter e winter, o meglio winter circuit è sinonimo di circuito Riordan. il famoso circuito dei tornei farlocchi di Connors che non vuole essere dietro a nessuno dei suoi concorrenti, ovviamente non può stare dietro al WCT con 1.5 milioni di dollari di montepremi totale e al Virginia Slims con 750.000, ma non i suoi $245, 000 promette di essere uno spettacolo con 14 tornei (alla fine saranno 12) e con tennisti di un certo spessore al via come: Sandy Mayer, Vijay Amritraj, Jeff Simpson ed altri professionisti.

Il primo torneo del circuito è quello di Roanake, un torneo amico che Jimbo ha sempre vinto quando vi ha partecipato. Il tabellone è scarno sia come qualità che come quantità: un tabellone con 16 giocatori con la secondo testa di serie che è il numero 30 del mondo. Connors mette tutti in riga e colleziona i primi 15 punti della classifica conosciuta come Schick Tennis Classic che mette a disposizione un bonus di $100,000 supplementari ai soldi dei montepremi e $40,000 di questi a chi vince il circuito, mica male.

Il secondo torneo è quello di Omaha qui il tabellone è più largo, un simil 32, ma Connors fa registrare la prima sconfitta stagione: in finale contro il tedesco Karl Meiler perde per 6-3 1-6 6-1 e lascia così a Karl la borsa di $4.000 che spetta al vincitore.

A Little Rock la musica cambia, o meglio ritorna quella di prima, ossia Connors dominatore e gli altri che stanno a guardare. Egli vendica la sconfitta subita a Omaha e dispone di Meiler per 6-2 6-1 e aggiunge un altro trofeo in cascina e 15 punti per il bonus finale del circuito.

Assente nel 1973, si presenta a Birmingham (in Alabama non in Gran Bretagna) come favorito e non tradisce le attese: quello dell’Alabama si rivelerà il suo torneo, dove non perderà mai collezionando 6 titoli complessivamente e nel 1974 non ha problemi a sbarazzarsi di giocatori modesti come: Nicholas Kalogeropoulos, Belus Prajoux, con un secco 6-2 6-2. Più che in tennis giocato quello che fa parlare è il tennis parlato con Connors che non manca mai di dire la sua senza peli sulla lingua perchè non gli sono andati giù alcune chiamate dubbie. La finale contro Sandy Mayer è una formalità e i $5,000 sono subito in cassa.

Il torneo clou del Circuito Riordan è lo US Indoors, un evento che si staglia al di là di questo particolare contesto sia per tradizione che per il tabellone e ce ne accorgiamo subito dando una rapida occhiata al draw: Jimbo non è la prima testa di serie ma questa è occupata da Ilie Nastase, il principe, sicuramente fino a quel punto della storia del tennis un giocatore superiore allo statunitense. L’esordio per Jimbo è tranquillo contro il semisconosciuto Tony Bardsley, così come Ilie che dispone facilmente di George Hardie. Nel secondo turno si materializza l’upset del torneo: il francese Pierre Barthes fa fuori Nastase nonostante questi fosse riuscito ad impartire un bagel al francese. “He’s better than me, there’s no question about that”, dirà Barthes, ma in fondo sa di avere fatto l’impresa. Tolto di mezzo il rumeno, Connors procede spedito verso la finale con la consapevolezza che il suo maggior competitor è stato eliminato: sarà una cavalcata trionfale:”the best tennis of my life” dirà l’americano: vince il torneo senza perdere un set e ripete l’impresa di Charlie Pasarell che nel 1966-1967 vinse il torneo per 2 volte consecutive e incassa l’assegno di $9.000. Dopo questa vittoria Jimmy non manca di mandare qualche frecciatina alla USLTA che ancora non ha sciolto il nodo “number 1″ del suo ranking e le parole di Jimbo sono chiare:”Da inizio anno ho vinto 4 tornei e fatto una finale, Stan ha vinto solo un torneo…”.

Il winter tour fa il suo giro e arriva ad Hampton, non sarà Salisbury e il secolare US Indoors, ma i presupposti per un grande torneo ci sono tutti: il prize money totale non è eccezionale, $35,000, ma il primo premio di $10,000 fa gola a tutti ed è superiore a quello di Salisbury. Ci sono i 2 top player protetti da Riordan: Nastase e Connors e questa volta il rumeno non si fa irretire e arriva insieme al suo collega all’atto finale. La partita non è eccezionale e a farla da padrone sono gli errori rumeni che producono un numero alto di palle break non convertite: 6-4 6-4 è il risultato finale. I 3,500 del Coliseum Mall non possono che applaudire l’ennesimo trionfo stagionale di Connors che accorcia negli H2H, arriva a 2-6, colleziona altri $10,000 e incrementa il suo conto in banca per il 1974 che registra $76,600 di entrate.

Dopo le fatiche di Salisbury e Hampton si passa per il torneino di Salt Lake City con $17,500 dollari di montepremi conquistato in scioltezza da Jimbo con altri $3,500 da aggiungere alla cassa. L’unica nota di rilievo è la finale dove si affaccia un giovane Vitas Gerulaitis che vince il primo set e arriva fino al tie-break del secondo ma cede alla distanza per 4-6 7-6(1) 6-3.

L’ultima tappa del winter tour è a Tempe, Arizona, questa non può far altro che incoronare il re incontrastato del circuito Riordan che aggiunge un altro torneo alla sua collezione, gli unici problemi arrivano da Jürgen Fassbender in semi, ma, passata la paura, la finale è una pura formalità: 6-1 6-2 contro Amritraj.

Connors chiude al primo posto nella Rotary-Schick Tennis Classic con 7 vittorie su 8 tornei, più un finale. Riceve così i $40,000 di bonus e arriva a collezionare $85,300 e si qualifica di diritto per le finals di Washington, una sorta di Masters del circuito Riordan con 8 partecipanti che non assegna punti.

A Washington si gioca un piccolissimo torneo intitolato alla leggenda del football americano Vince Lombardi. Chissà se la NFL dedicherà mai qualcosa al tennis. Credo mai. Connors in questa appuntamento è piuttosto sfortunato e prima della semifinale contro Amritraj si infortuna al piede sinistro ed è costretto al ritiro.

Osservando l’activity di Connors nel 1974 sul sito dell’ATP notiamo che c’è un buco da inizio aprile fino a giugno, dove è andato a finire Jimbo? E’ scomparso? E’ andato in fierie? Ha preso un periodo sabbattico? Nulla di tutto questo, semplicemente è andato negli USA a disputare la WTT League (World Team Tennis) come accennato in apertura, una competizione a squadre miste. Ovviamente con il senno di poi si possono fare delle considerazioni avventate come il fatto che questa competizione sia andata nel dimenticatoio, ma aveva tutte le premesse per sfondare ed era iniziata come tutte le leghe tenniste dell’era Open: WCT, Grand Prix e circuito Riordan, ossia: tanti soldi sul piatto e grandi nomi al via, ad accompagnare Jimmy c’erano: Stan Smith, Rod Laver, John Newcombe, Tony Roche per gli uomini e Chri Evert, Billie Jean King, Rosie Casals e Kerry Melvile per le donne. La competizione era molto affascinante e al suo interno si rinnovavano sfide molto appetibili dal punto di vista mediatico e sicure di essere disputate visto che lo schedule era deciso a priori e non c’era, come nei tornei tradizionali ad eliminazione diretta, la possibilità che qualche big saltasse prima di arrivare in fondo. Ma qualcosa di veramente grosso stava tramando nell’ombra.

La Federazione Francese Tennis decide inaspettatamente di andare contro la WTT e quindi in particolar modo contro i 2 detentori del titolo degli Australian Open: Evonne Goolagong e Jimmy Connors, gli unici in grado di completare il Grande Slam per quella stagione. All’inizio la situazione sembra un po’ confusa, soprattutto perchè non si capisce il motivo di questo ban che ai più suona come qualcosa di assurdo. Ma più passa il tempo e più la notizia prende piede e alla fine si arriva alla drastica decisione: il primo a fare la voce grossa è Phillipe Chatier a cui, dopo la sua morte, dedicheranno il centrale del Roland Garros, che con ferma decisione stabilisce il ban di tutti i giocatori della WTT dal torneo parigino, ovviamente Riordan e Connors si oppongono, ma non c’è nulla da fare, la decisione è presa. Per non essere da meno, anche gli italiani, che quando c’è da schierarsi dalla parte sbagliata non esitano un attimo, seguono l’esempio francese così gli Internazionali d’Italia vengono banditi ai membri della WTT. A prendere questa irrevocabile decisione è il direttore del torneo e segretario della FIT, Gianfranco Cameli. In questo modo Jimbo si vede negata la possibilità di disputare la stagione sulla terra battuta europea e per questo motivo negli anni a seguire diserterà per tante stagioni il tour sul clay europeo e soprattutto il Roland Garros.

Il ritorno al tennis giocato per Connors arriva nel torneo di Manchester, sull’erba, un evento di pessima qualità tanto da suscitare dei dubbi sul motivo per cui l’ATP l’abbia inserito nel suo database. 6 partite, di cui 2 vinte lo stesso giorno contro Mark Wilson e Pieter Burki, bastano per sollevare un altro trofeo.

Sull’erba del John Player di Nottigham si inizia a fare sul serio: torneo combined, $100, 000 di montepremi, tabellone simil 64 e tanti top player al via. Qui si materializza la 3a sconfitta stagionale per Jimbo. Stan Smith, forse risentito dalle polemiche di inizio anno per la leadership del ranking USLTA, dopo aver perso il primo set per 6 giochi a 4, impartisce una lezione di tennis a Jimbo con un severo 6-2 6-0 che non ammette repliche.

Wimbledon è sempre stato un mondo a parte, un’oasi felice dove è stato inventato il tennis e per questo si sente alieno alle regole dell’esterno, perché le hanno inventate lì quelle tennis moderno, e in nessun modo vogliono imposizioni dall’alto, così ai Championships possono partecipare tutti, nessun ban e i migliori del mondo si ritrovano a Church Road come è giusto che sia. Connors è testa di serie numero 3 e dopo aver superato al primo turno lo svedese Ove Bengtson, si trova già in difficoltà nel secondo turno nel match contro Phil Dent. Il loro è un autentico match maratona interrotto per ben 3 volte dalla pioggia e Dent va fino a 2 punti dal match nel 5° set prima di cedere per 10-8. Passata la paura per la grande sorpresa che stava per materializzarsi (Dent era dato 7 a 1 dai bookmakers) al terzo turno ha vita facile contro Adriano Panatta, così come contro Jaime Fillol che chiude la prima settimana del torneo terribilmente funestata dalla pioggia che ha fatto cancellare tantissimo match in tutte le specialità. Ai quarti di finale ad attenderlo c’è il detentore del titolo Jan Kodes, vincitore della peggiore edizione della storia dei Championships con una settantina di top player che la boicottarono. Match molto combattuto, ma alla fine è Jimbo ad avere la meglio. In semifinale c’è Dick Stockton, americano pure lui e unseeded. Perso il primo set, non ci sono ulteriori problemi per Jimbo che non manca l’occasione per mandare una frettina agli organizzatori del Roland Garros:”Sono stato bandito dal torneo francese e questo mi ha permesso di prepararmi meglio per i tornei sull’erba a cominciare da Manchester e Nottingham, penso che mi abbiano fatto un favore”. Meravigliato è anche il manager Riordan che aggiunge:”Non ho mai visto un giocatore con questa forza mentale”. La sfida finale è uno scontro generazionale a tutti gli effetti: Ken Rosewall ha 39 anni (40 anni a novembre) è stato, ed è, un mito vivente del tennis mondiale, il torneo di Wimbledon è e sarà sempre la sua più grande lacuna, ma non si ha potuto partecipare per una decade, ed ora è lì ad un passo dalla gloria, ma non può nulla contro la freschezza del giovane Connors che vince il 99 minuti per 6-1 6-1 6-4, in un match praticamente senza storia.

Archiviata la stagione sull’erba europea i migliori del mondo vanno negli USA. Il primo torneo della stagione americana disputato da Jimbo è quello sulla terra verde di Indianapolis. In questo particolare contesto è sempre accompagnato dalla fidanzata Chris Evert che sulla terra battuta ci sapeva fare. Il seeding è imbottito di terraioli, ci sono: Manuel Orante, Guillermo Vilas e soprattuto Bjorn Borg che diventerà da lì a qualche anno il GOAT su clay. I veri protagonisti di questo torneo sono proprio l’americano e lo svedese che arrivano in finale. Per loro si tratta della seconda sfida uno contro l’altro, la prima era stata sul cemento indoor di Stoccolma dove aveva vinto il teenager Borg per 6–4, 3–6, 7–6(2). Questa volta è Jimbo ad avere la meglio e dichiara:”Ho vinto un torneo sulla terra battuta e tutti dicono che non sono un giocatore da terra battuta, incluso me stesso”.

La tappa successiva è il Canadian Open giocato sempre sulla terra verde. Qui Connors esce prematuramente nel terzo turno per mano di Juan Gisbert, ma questa sconfitta non scalfisce la psiche dello statunitense. “Sono il vincitore di Wimbledon e sono rilassato nonostante la sconfitta”.

l’Eastern Lawn Tennis Open, torneo giocato sull’erba e di preparazione agli US Open, è un ottimo torneo per il riscatto di Jimbo che su questa superficie ha vinto già 3 tornei e non ha subito nessuna sconfitta. Non ha problemi ad arrivare fino in finale battendo in sequenza di Scott Carnahan, Mark Farrell, Billy Martin e Kim Warwick, ma a causa di un virus intestinale che gli ha provocato vomito e capogiri è costretto a dare forfait e a beneficiarne è Alex Metreveli che vince per walkover. Tutti rimangono in apprensione per l’imminente US Open che sta per essere disputato a Forest Hills, ma Jimbo tranquillizza tutti ribadendo la sua partecipazione all’ultimo Slam stagionale.

Agli US Open la prima testa di serie e l’uomo più atteso è Jimbo, ma all’inizio della manifestazione la situazione non è per nulla serena. La gastrointerite patita a South Orange sembra averlo debilitato non poco e i sintomi continuano a manifestarsi. Bill Trabert, direttore del torneo, non può certo prescindere della presenza di Connors così decide di posticipare di un giorno l’esordio del campione statunitense. Anche la pioggia sembra essere a favore di Jimbo che fa slittare ulteriormente il suo debutto, situazione che torna senz’altro comoda. I 2 protagonisti più attesi sono Connors e Smith, ma tutti si dimenticano di un australiano che già a Wimbledon aveva detto la sua. Connors non trova particolari difficoltà nel suo percorso: vince all’esordio contro Jeff Borowiak, poi contro lo svedese Ove Bengtson. Nel giorno del suo 22esimo compleanno vince contro l’australian John Alexander e si capisce che è un Connors in grande forma:”Ho la stessa forma che avevo a Wimbledon in questo momento del torneo”. Battuto anche il 3 volte campione Slam Jan Kodes per 7-5, 6-3, 5-7, 6-2, si ritrova ai quarti di finale il sovietico Alex Metreveli che non aveva potuto affrontare nella finale di South Orange. I precedenti tra i 2 dicono 1-1 e l’ultima sfida era stata vinta da Metreveli a Wimbledon nel 1973. Connors perde solo il primo set dopo essere stato avanti 3-0, ma non ha problemi nei rimanenti parziali vinti per 6-3, 6-4 6-1. In semifinale c’è il coetaneo Roscoe Tanner, molto forte al servizio, ma mentre Tanner ammette di preferire l’erba come superficie, Connors invece sente di porter vincere “sull’erba, terra battuta e bottiglie rotte”. Rinviata in un primo momento per pioggia, la sfida con Tanner si chiude in 3 set, con i primi 2 finiti al tie-break. La finale è il remake di quella di Wimbledon con Rosewall che sorprende tutti e a 39 anni disputa la sua seconda finale Slam consecutiva, ma non può nulla contro la straripante forma di Jimbo che vince per 6-1, 6-0, 6-1 in un’ora e 8 minuti in quella che era e rimarrà la finale più dominata della storia degli Slam. Dopo la vittoria a Forest Hills e quindi con 3/4 di Grande Slam in tasca gli esperti di tutto il mondo si chiedono dove collocare Jimbo e già inizia ad essere paragonato ai grandissimi del passato come Tilden, Gonzales e lo stesso Laver che era ancora in attività.

Dopo Forest Hills i migliori del mondo si spostano in quel di Los Angeles per il classico appuntamento sul cemento del Pacific Southwestern Open, il montepremi è molto: $100,000 e c’è un seeding prestigioso con Connors da una parte e Smith dall’altra. Stan esce già al primo turno e Connors ha la strada spianata per il successo, prima ha la meglio sul 39enne Malcolm Anderson, poi Brian Teacher, Ross Case con cui lotta solo nel primo set vinto per 7 punti a 5 del tie-break. In semifinale dispone di Andrew Pattison. In finale ha la meglio su Harold Solomon che viene indicato come uno dei più piccoli del circuito e per questo poco propenso a contrastare passanti e lob. Connors vince $16,000 e si prende una pausa di una settimana perchè “si sente mentalmente stanco”.

Si rimane sulla west coast e da Los Angeles si passa a San Francisco per il Pacific Coast con montepremi da $100,000 giocato nello storico Cow Palace. Primo turno facile per Jimbo che ha la meglio su Dick Dell, poi John Yuill e Dibbs. Il The Bakersfield Californian si chiede se Jimbo sia diventato invincibile dopo la sua 21a vittoria consecutiva, ma la gufata era bella che servita, perde contro Onny Parun e colleziona così la sua quarta sconfitta stagionale. Ma la notizia che più suscita scalpore è il rinvio, che poi porterà alla cancellazione, delle nozze con Chris Evert. All’epoca i giornali non avevano trovato un motivo particolare per questa decisione, ma successivamente Connors dirà che tutto era nato dalla decisione di Chris di abortire senza il consenso del compagno.

Alla fine della stagione la corsa per i $100,000 dollari del Grand Prix è ancora aperta ed essendo una classifica cumulativa e non dettata dalla media come quella che determina il ranking ATP è ancora aperta e Connors aggiunge un altro titolo alla sua magica collezione del 1974 in quel di Londra nel $72,000 Dewar Cup indoor.

Alla fine della stagione Connors e Vilas si contendono la leadership nel Gran Prix, al poeta basta vincere il primo turno in Argentina qualsiasi risultato raggiunga Jimbo al South African Open. Vilas vince in quel di Buenos Aires e si assicura il primo posto, ma non manca di lamentarsi della mancata leadership nel ranking ATP che sarà una costante in tutta la sua carriera e anche dopo. L’ultimo capolavoro di Jimbo per il 1974 arriva all’Ellis Park con la vittoria in finale contro Arthur Ashe per 7-6 6-3 6-1.

Qualificato di diritto per il Masters che si sarebbe giocato a Melbourne, sull’erba, Connors saluta la truppa e rifiuta con poca cortesia l’invito a partecipare per protestare contro la sua mancata partecipazione al Roland Garros.

Titolo vinti:

1) Australian Open, Melbourne
2) Roanoke International Tennis, Roanoke
3) Little Rock Open, Little Rock
4) Birmingham International Indoor Tennis Tournament, Birmingham
5) U.S. Indoor National Championships, Salisbury
6) Hampton Open, Hampton
7) Salt Lake City Open, Salt Lake City
8) Tempe Open, Tempe
9) Manchester Open, Manchester
10) Torneo di Wimbledon, Wimbledon     
11) U.S. Men’s Clay Court Championships, Indianapolis
12) US Open, New York
13) Los Angeles Open, Los Angeles
14) Dewar Cup, Londra
15) South African Open, Johannesburg

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Who wants to be GOAT? Laver 1962: l’altro Grande Slam

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Rod Laver - Wimbledon 1962

Rod Laver riceve il trofeo di Wimbledon direttamente dalla Regina

 

Nel 1962 Rod Laver completa il primo Grande Slam della sua carriera, molti bistrattano l’impresa perchè ottenuta da dilettante e soprattutto quando i migliori erano passati al professionismo come: Ken Rosewall, Lew Hoad, Pancho Gonzales, Andres Gimeno e tanti altri campioni. Nonostante tutto l’impresa di Laver rimane tale anche alla luce dei risultati ottenuti durante tutta la stagione, una stagione irripetibile che non poteva passare inosservata.

Il 1962 di Laver si apre con una notizia shock che è quella del suo passaggio al professionismo. Dopo una sua vittoria eventuale a Wimbledon o agli US Open si sarebbe unito alla truppa del circuito pro, iniziando a guadagnare ufficialmente qualche soldo, cosa impossibile tra i dilettanti.

Il primo titolo arriva nel primo torneo disputato ed è lo storico Manly Seaside Championships di Sydney, giocato sull’erba in cui regola in finale in appena 45 minuti Bob Hewitt per 6-3 6-3 rivelazione del torneo che aveva sconfitto a sorpresa Neale Fraser in semifinale.

Il primo grande torneo dell’anno si gioca a Sydney che ospita al White City Stadium l’Australian Championhips, prima prova del Grande Slam della stagione. Come spesso accadrà in quegli anni e nel decennio successivo lo Slam australiano è poco international e la maggior parte dei partecipanti sono tennisti locali che essendo dei top player elevano la qualità della manifestazione ma la collocano indietro agli altri tornei dello Slam sicuramente con un parco partecipanti più aperto e internazionale. Laver incontra solo connazionali: Frederick Sherriff nel secondo turno (nel primo aveva usufruito di un bye), Geoffrey Pares nel terzo, Owen Davidson in quello successivo e poi i turni più impegnativi contro Bob Hewitt e la finale contro Roy Emerson che si dimostrerà la “bestia nera” di Laver in questa stagione. Il 25enne di Blackbutt è costretto a capitolare sconfitto con il punteggio di 8-6 0-6 6-4 6-4 dopo 105 minuti di gioco davanti a 3.000 spettatori. Per Laver si tratta della quarta vittoria consecutiva nei major contro Emerson che era il defending champion. Nel primo set Roy si trova avanti 3-0, ma Rod è bravo a risalire e vincere il parziale per 8 giochi a 6 annullando diversi set point. Il secondo parziale è un clamoroso bagel di Emerson che però non scalfisce le certezze di Rod. Negli ultimi 2 parziali un Laver cinico conquista un break per set e chiude per 6-4 6-4 mettendo il primo tassello del Grande Slam per il 1962.

In quel di Hobart Laver aggiunge un altro titolo alla sua collezione vincendo il Tasmanian Championships sempre su erba ai danni di Neale Fraser con il punteggio di 7-5 0-6 0-6 6-1 6-2, riuscendo quindi a superare il connazionale dopo aver subito 2 bagel consecutivi.

La prima sconfitta stagionale arriva a New York agli U.S. National Indoor Championships, torneo indoor disputato sul parquet in cui a brillare è Chuck McKinley: in semifinale sconfigge Laver con un netto 6-0 6-4 6-4 e si aggiudica il titolo battendo Whitney Reed per 4-6 6-3 4-6 9-7 10-8.

La seconda sconfitta arriva a Città del Messico nei Pan American Championships. Dopo essere arrivato in finale con un cammino molto agevole tranne nell’impegno contro il messicano Pancho Contreras sconfitto al quinto set per 11-9 3-6 11-9 4-6 6-4, viene battuto da Manolo Santana per 6-3 6-4 5-7 7-5.

A Miami Beach si presenta un Laver non all’altezza della situazione e lo dimostra subito al Good Neighbor: dopo aver superato agevolmente 2 turni contro tennisti molto modesti perde clamorosamente contro il semisconosciuto tennista della città che ospita il torneo: Ed Rubinoff che lo batte per 3-6 6-3 6-1.

Al Caribbean Championships la situazione non sembra migliorare più di tanto: a Montego Bay arriva in finale molto agevolmente, ma è ancora Roy Emerson a negargli la gioia del titolo che vince grazie ad una grande dimostrazione di forza e “cannonball serve” che hanno distrutto una volta la racchetta di Laver. Il punteggio della finale è 8-6 7-5 4-6 3-6 6-2.

Il terra colombiana al Ciudad de Barranquilla Laver incassa un’altra sconfitta questa volta in semifinale contro Santana che poi perderà in finale contro Emerson, diventando l’altra bestia nera di Rod in questo straordinario 1962.

Il ritorno alla vittoria per Laver avverrà in quel di Caracas all’Altamira International, questa volta si vede un ottimo Rocket Man che ha problemi solo in semifinale contro l’inglese Mike Sangster che gli strappa un set, ma è contro l’amico rivale Emerson che nostra un grande tennis sconfitto con il punteggio di 9-7 6-2 6-0.

Al Caribe Hilton Championships è ancora Roy Emerson ad essere sugli scudi e a San Juan toglie ancora la soddisfazione del titolo all’amico-rivale Rod battuto per 7-5 7-5, ma insieme vinceranno il titolo di doppio.

L’inarristabile onda di Emerson per il momento sembra rovinare la grande stagione di Laver e a St. Petersburg, Florida al Masters Invitation arriva l’ennesima mazzata in finale. Rocket Man subisce ancora e Roy incassa un altro titolo vincendo per 6-1 6-4 6-1. Per Emerson si tratta della 5a vittoria su 6 tornei disputati del circuito Florida-Caraibico, l’unico torneo che gli è scappato è stato il torneo di Caracas.

Nel tradizionale appuntamento sulla terra battuta del River Oaks Tournament di Houston è tempo di rifarsi per Laver. Nella 28a edizione del torneo si ha ancora una finale tutta australiana come era successo l’anno precedente e stavolta è Rod a mettere in riga Emerson battuto per 6-1, 7-5, 7-5. Laver ha sofferto più del dovuto in questo torneo dovendo superare l’ostico Chuck McKinley in semifinale battuto per 3-6, 5-7, 6-1, 6-4 6-3. L’intera finale è durata un’ora e 18 minuti. Il servizio di Emerson è stato brekkato 3 volte nel primo set , nel secondo parziale Roy ha perso subito il servizio e lo ha fatto anche nel terzo e ultimo parziale.

La truppa si sposta in Europa e il campione di Wimbledon aggiunge un altro titolo alla collezione: quello del Connaught Hard Court Championships di Chingford dove incontra tennisti modesti come: Dennis Hales, Patricio Apey, Frank Selwyn Salomon e Martin Frederick Mulligan in finale battuto per 4-6 6-4 6-4.

L’Europa sembra portare fortuna a uno specialista dell’erba quale poteva essere Rod Laver che non ha problemi ad adattarsi alla terra battuta del vecchio continente, così nello storico British Hard Court Championships di Bournemouth aggiunge un altro titolo in bacheca: il campo partecipanti non è eccezionale, ma è costretto a far gli straordinari contro Tony Pickard (5-7 3-6 6-4 6-3 6-0) , ma non ha nessun problema contro il neozelandese Ian Sinclair Crookenden battuto per 6-3 6-3 6-3.

Anche l’Italia è foriera di titoli per Laver che a Palermo si aggiudica i Campionati Internazionali di Sicilia sulla terra battuta dopo i primi turni giocati con tennisti non proprio esaltanti sconfigge in semifinale Orlando Sirola liquidato con un 6-1 6-2 6-2 e soprattuto in finale ha la meglio di Neale Fraser che nel periodo amateur di Laver si dimostra un avversario molto ostico. Il punteggio finale della partita è: 6-4 6-2 4-6 6-1.

Da Palermo si passa a Roma per gli Internazionali d’Italia o le preferite il “Campionato Italiano di tennis”, una definizione che tornerà utile più avanti. Sul clay romano si ha un tabellone molto ricco con 80 partecipanti al via, quasi come uno Slam e si gioca tutto al meglio dei 5 set, quindi per certi versi non ha nulla a che invidiare al Roland Garros, per citare il torneo più importante su clay della stagione dilettantistica. In finale non poteva che trovare sempre lui, l’amico-rivale Roy Emerson. Il match è molto combattuto e si chiude in 5 set con il punteggio di 6-2 1-6 3-6 6-3 6-1.

La furia rossa di Laver non sembra arrestarsi e il rosso della terra che ha sotto i suoi piedi sembra ringalluzzirlo nonostante non sia la sua superficie preferita. Allo Swiss International Championships mette a segno un altro colpaccio. Stavolta non si fa fregare da Manolo Santana e in finale ha la meglio sull’indiano Ramanathan Krishnan per 6-4 6-2.

L’appuntamento clou della stagione terraiola europea è sempre il Roland Garros, torneo dello Slam che si rivelerà sempre il più duro da vincere per Rod anche e soprattuto perchè è l’unico che si disputa sulla terra battuta a differenza degli altri che sono tutti su erba. A Parigi Rocket Man è costretto a fare gli straodinari: superati 3 turni abbastanza semplici contro Michele Pirro, Tony Pickard e Sergio Jacobini, ai quarti di finale ha di fronte il connazionale Martin Mulligan: dopo aver vinto il primo set per 6 giochi a 4, Martin sale in cattedra e vince il secondo e il terzo, il quarto è una dura lotta e Mulligan si prova il match point sulla racchetta sul 5-4 30-40. Laver alla battuta non trema: servizio sul rovescio, scatto sul lungolinea e voleè tagliata a chiudere il punto. Anche Neale Fraser si dimostra all’altezza della situazione in semifinale così come Roy Emerson che era partito molto forte portando avanti di 2 set a 0, ma è costretto a capitolare per 3-6, 2-6, 6-3, 9-7, 6-2.

Archiviati 2 Slam su 2 si va in Norvegia e sempre sulla terra battuta si aggiunge un altro titolo: il Norwegian International Championships, un titolo semplice rispetto a tanti altri ma che non è da sottovalutare nell’ottica generale di questa splendita annata.

Un’altra tappa scandinava è quella di Saltsjoebaden in Svezia, qui perde a sorpresa contro il padrone di casa Uffe Schmidt e anche nettamente con il punteggio di 6-4 6-3 6-0.

A giugno il Torneo di Wimbledon è alle porte e ci si prepara per il più importante torneo dell’anno giocandone qualcuno di preparazione sull’erba inglese: il primo è quello di Bristol conosciuto anche come West of England Championships torneo pieno di sorprese con Laver e McKinley eliminati a sorpresa rispettivamente da Tony Palafox (messicano) e Fred Stolle connazionale di Rod.

L’altro torneo di preparazione a Wimbledon, quello con più tradizione e prestigio è il Queen’s Club Championships. Qui Laver non delude e mette a segno un altro splendido colpo facendo fuori in semifinale McKinley e Roy Emerson in finale per 6-4 7-5.

Per quanto i top player non vi potessero partecipare, il Torneo di WImbledon, The Championships, rimanevano il torneo più importante dell’anno e quello che raccoglieva sempre la maggiore attenzione dal punto di vista mediatico. Quella disputata a Church Road del 1962 fu un’edizione quasi dominata da Laver che perse un solo set ai quarti di finale contro Manolo Santana. Lo spagnolo dopo aver vinto il primo set si trovò avanti 5-1 nel secondo parziale e poi 5-4 0-30, ma Rod seppe subito mettere le cose in chiaro. In semifinale sconfisse Neale Fraser e in finale non ci fu storia: si sbarazzò di Martin Mulligan in 51 minuti: l’ultima finale della storia del torneo ad esserci conclusa prima di un’ora. Ad assistere alla partita c’erano 14.000 spettatori. Dopo questa vittoria Rocket Man viene tentato dai promoter di diventare professionista, ma lui dichiara fermamente che vuole concludere l’anno vincendo a Forest Hills e la Coppa Davis rinunciando, momentaneamente, ai $70.000 che gli erano stati offerti.

Con 3/4 di Grande Slam in saccoccia Laver non sembra essere appagato e nel post Wimbleon non si risparmia in preparazione degli U.S. National Championships e, come era prassi in quegli anni, gioca diversi tornei sulla terra battuta nei mesi di luglio aggiungendo fieno in cascina.

La settimana successiva a Wimbledon si reca a Dublino per l’Irish Championships torneo giocato su erba. La vittoria è molto semplice e a renderla ancora più facile è il ritiro in finale di Bobby Wilson incapacitato a scendere in campo a causa di un infortunio.

A Gstaad è ancora il mattone tritato a trovarsi sotto le scarpe di Laver e ancora una volta è lui l’assoluto protagonista: superati dei primi turni molto agevoli e costretto anche ad impartire una severa lezione al sempre arcigno Neale Fraser sconfitto per 6-4 6-4 8-6.

L’onda aussie del roscio di Rockhampton sembra inarrestabile ed è ancora la terra battuta a sorridergli: in quel di Hilversum vince il Dutch International Championships: non affronta grandi avversari se non l’indiano Ramanathan Krishnan già sconfitto diverse volte durante l’annata e questa volta per 4-6 6-3 6-3 7-5.

Altro tiro altro giro: questa volta il gioco si fa duro e in quel di Amburgo si gioca il German Championships. Il tabellone è un simil Slam, un simil Roland Garros a draw dimezzato, ma sempre difficile con tutte le partite giocate al meglio dei 5 set. I rivali più importanti dell’annata capitano nella parte opposta del tabellone di Rod così si eliminato a vicenda, come: Santana che fa fuori Emerson in semifinale. E’ proprio lo spagnolo a dire la sua in finale ma non può fermare Rocket Man vittorioso per 8-6 7-5 6-4.

Una inespettata sconfitta arriva in quel di Kitzbühel per la Alpenlandpokal o Coupe des Alpes, è un colpo indolore per Rod ma pone fine alla striscia di imbattibilità che durava dal torneo del Queen’s e non è un ottimo aspicio visto l’imminente grande appuntamento della stagione.

Il più grande sogno di un tennista è realizzare il Grande Slam e a Forest Hills tutti aspettano lui. Rod non tradisce le attese e le possibilità di sconfitta sono minime e il Grande Slam è servito. Gli unici a creargli dei problemi sono Frank Froehling nei quarti di finale e Roy Emerson in finale, capaci entrambi di toglierli un set. Laver è molto nervoso e a dargli una mano è proprio l’ultimo che aveva completato il Grande Slam prima di lui: Don Budge, anche lui con i capelli rossi (strana coincidenza). Davanti a 9.000 il 10 settembre 1962 Laver entra nella leggenda, ma la sua carriera era appena iniziata.

Il Grand Slammer dopo il successo a New York sembra un po’ allentare la presa e perde a Tuscaloosa in Alabama sull’erba contro Gordon Lovell Forbes ai quarti di finale e ancora una volta contro Roy Emerson al Pacific Southwest Championshisps di Los Angeles giocato sul cemento. Questa fa sì che nel 1962 abbia vinto titoli solo sulla terra battuta ed erba, non un grosso handicap ma una vittoria sul cemento californiano e un’altra agli US Indoors giocati sul parquet avrebbero elevato ancora di più la straordinarietà di questa stagione.

A fine anno ritorna in Australia dove lo aspetta in challenge round della Coppa Davis, ma non è restio nel frattempo a dispensare tennis agli occhi dei suoi connazionali: vince gli Australian Hard Court Championships di Brisbane e il Queensland Hard Court Championships. Perde successivamente il Queenland Championhisps su erba contro Bob Hewitt e il South Australian Championships di Adelaide. Una’altra sconfitta arriva a Sydney nello storico New South Wales Championships.

Rod riserva le ultime 2 perle della stagione una per il Victorian Championships e soprattutto è protagonista del challenge round della Coppa Davis stravinto dalla sua Nazionale per 5-0 contro il sorprendente Messico, capace di eliminare gli USA nella prima fase della Coppa.

Ricapitolando Laver chiude la stagione con questi titoli:

1) Sydney Manly Seaside Championships, Sydney, Erba
2) Australian Championships, Sydney, Erba
3) Tasmanian Championships, Hobart, Erba
4) Caracas Altamira International, Caracas, Terra battuta
5) River Oaks International Tennis Tournament, Houston Terra battuta
6) Rothmans Connaught Championships, Chingford, Terra battuta
7) British Hard Court Championships, Bournemouth, Terra battuta
8) Campionati Internazionali di Sicilia, Palermo, Terra battuta
9) Internazionali d’Italia, Roma, Terra battuta
10) Swiss International Championships, Lugano, Terra battuta
11) Internazionali di Francia, Parigi, Terra battuta
12) Norwegian International Championships, Oslo, Terra battuta
13) Queen’s Club Championships, Londra, Erba
14) Torneo di Wimbledon, Londra, Erba
15) Irish Championships, Dublino, Erba
16) Swiss Championships, Gstaad, Terra battuta
17) Dutch International Championships, Hilversum, Terra battuta
18) German Championships, Amburgo, Terra battuta
19) U.S. National Championships, New York, Erba
20) Queensland Hard Court Championships, Warwick, Terra battuta
21) Australian Hard Court Championships, Sydney, Terra battuta
22) Victorian Championships, Melbourne, Erba

Notiamo che oltre ai tornei del Grand Slam alla fine del 1962 Laver era detentore dei titoli nazionali di: Australia, Italia, Svizzera, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Irlanda, Paesi bassi, Germania e USA.

Oltre ai 22 titoli si aggiungono anche 7 finali perse a: Città del Messico, Montego Bay, San Juan, St. Petersburg, Tuscaloosa e Los Angeles.

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Los Angeles 1971: a 43 anni, l’ultimo capolavoro di Pancho Gonzales

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Ricardo Alonso González, meglio conosciuto come Pancho Gonzales è stato uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, molto spesso viene trascurata la sua grandezza per via delle sue poche vittorie nei tornei del Grande Slam: 2 US Open e basta. Molti dimenticano una verità fondamentale ed è quella che Pancho ha trascorso la maggior parte della carriera da professionista, non potendo partecipare ai tornei del Grande Slam in quanto riservati ai dilettanti. Pancho è diventato pro a 21 anni alla fine del 1949 dopo aver vinto gli U.S. National Championships ed è ritornato a poter disputare Slam nel 1968 a 40 anni troppo vecchio per poter pensare di vincere, ma Pancho è stato anche e soprattutto un mostro di longevità e nonostante l’età è riuscito a ritagliarsi un posto sul palcoscenico del tennis mondiale anche nell’era Open con la sua grande vittoria contro Roy Emerson al Roland Garros del 1968, e l’epica partita contro Charlie Pasarell a Wimbledon nel 1969 vinta con il punteggio di 22-24, 1-6, 16-14, 6-3, 11-9 che ha di fatto dato il via libera all’introduzione del tie-break. Ma il suo ultimo capolavoro rimane la vittoria a Los Angeles, la sua città, nel 1971 che è la sua ultima in un torneo del Grand Prix o WCT e che rappresenta un record difficilmente raggiungibile: con i suoi 43 anni rimane ad oggi il più anziano ad aver vinto un torneo ATP.

Da buon losangelino Gonzales ha avuto sempre un buon rapporto con il torneo che si disputava fin dal 1927 sul cemento e che era uno degli eventi più importanti del mondo. Il Los Angeles Tennis Club ha visto nascere molti super campioni tra cui Don Bugde che nel 1938 completò per primo nella storia il Grande Slam.

Pancho era stato campione nel 1949 nella sua ultima annata da dilettante e lo era ridiventato a 20 anni di distanza nel 1969 battendo in finale Cliff Richey per 6–0, 7–5.

Il 20 settembre del 1971 parte l’edizione numero 45 del Pacific Southwest Open Tennis Championships sponsorizzato dalla Pepsi con $73,000 di montepremi. Insieme agli uomini ci sono anche le donne facendo del torneo un combined e anche il torneo femminile entrerà nella storia.

Nel lunedì del torneo Gonzales esordisce da testa di serie numero 8 contro il modesto giamaicano Richard Russell e vince per 6-4 6-2. Nella stessa giornata il cecoslovacco Jan Kodes, testa di serie numero 2 sconfigge la quarta rappresentata dal giocatore di New York, Clark Graebner. Frank Froehling, numero 5 del seeding, ha la meglio sul giapponese Jun Kuki per 6-3 6-0. La prima sorpresa è l’eliminazione di Allen Fox vincitore del torneo nel 1966 da unseeded sconfitto dal cecoslovacco Milan Holecek per 3-6, 7-6, 6-2.

Nel secondo giorno la testa di serie numero 1, Stan Smith, fresco vincitore degli US Open deve tribolare più del dovuto contro l’australiano Ross Case che cede in 2 set con il punteggio di 6-2 7-6. Nel primo set Stan si trova sotto 3-2 e deve vincere 3 game consecutivi per aggiudicarsi il set. Nel secondo è costretto al tie-break vinto per 5 punti a 1. Nel frattempo Jan Kodes e Cliff Richey non hanno problemi nel passare il turno. Nel secondo turno Smith ha vita molto più facile contro il neozelandese Onny Parun sconfitto per 6-4 6-4.

Mentre tutti i big avanzano, a farsi notare è un tennista che sarà molto parlare di sé, questi è James Connors, conosciuto anche come Jimmy, che era stato fin da subito un grande talento essendo il primo freshman (matricola) della storia a vincere il singolare maschile nel campionato universitario americano (NCAA).

Smith procede senza patemi il suo cammino battendo l’egiziano Ismael El Shafei per 6-4 7-6. Pancho Gonzales sa di non essere il favorito del torneo e intervistato dichiara pubblicamente:“I am the underdog”. Sempre parlando di underdog, sono loro ad avere il sopravvento sulle teste di serie: Roscoe Tanner ha la meglio su Jan Kodes e Connors sconfigge Clark Graebner. “L’underdog” Gonzales procede senza difficoltà e batte per 6-3 6-4 Jeff Borowiak.

Il primo scontro generazionale per Pancho è contro il 19enne Roscoe Tanner. Tanner è un “junior” della Università di Stanford e fa valere spesso il suo colpo preferito che è il servizio. Vince il primo parziale per 6 giochi a 3, ma deve capitolare nei rimanenti parziali quando Pancho tira fuori una prestazione super vincendo per 6-1 6-1. Anche Gonzales è un big server e dichiara che è stato fondamentale il lancio di palla dell’avversario che nel secondo e terzo set è sceso di 4-6 pollici rispetto al primo permettendogli di rispondere meglio. Tanner riconosce la superiorità dell’avversario e dichiara che non aveva mai visto nessuno colpire così forte.

Negli altri quarti di finale Stan Smith estromette dal torneo Bob Lutz battuto per 6-3 7-6, mentre Connors ha la meglio su Bob Carmichael per 6-7 6-3 6-3. Cliff Richey sconfigge nell’ultimo quarto l’australiano John Alexander per 7-6 6-3.

La prima semifinale è una grande sorpresa: il detentore del titolo degli US Open capitola di fronte al giovane Jimmy Connors etichettato ancora come “UCLA sophomore”, ossia come studente del secondo anno dell’Università della California di Los Angeles. Jimbo riesce a recuperare un set e chiude con il punteggio di 3-6, 6-3 7-5. Nell’altra parte di tabellone Gonzales mette in riga un altro giovane: stavolta a capitolare è il 25enne Cliff Richey battuto per 7-5, 6-2.

Nel torneo femminile succede qualcosa mai vista prima: per protestare contro la disparità di trattamento tra donne e uomini soprattutto per quanto concerne la materia montepremi Billie Jean King e Rosie Casals decidono di ritirarsi contemporaneamente quando sono sul punteggio di 6-6 del primo set. In questo torneo in particolare il primo premio riservato alla vincitrice del singolare femminile era di $4,000 mentre quello maschile $10,000.

La finale maschile è un classico scontro tra l’allievo e il maestro: un Cimabue contro Giotto, un Maestro Muten contro Goku e così come era stato per il primo torneo internazionale delle arti marziali in Dragon Ball a trionfare è il maestro e questa volta si tratta di Pancho Gonzales. il match è molto combattuto: nel primo set è Jimbo ad andare avanti.i break arrivano nel 2°, 6° e 8° gioco. Nel secondo parziale la musica cambia e Gonzales si porta subito avanti 4-1 con break nel 3° gioco e il set si chiude con il punteggio di 6 giochi a 3. Nel’ultimo set è ancora Pancho ad andare avanti e a chiudere con un game magistrale dove pone il suo marchio di fabbrica: il servizio, chiude il game a zero e il match point con un ace. Pancho porta a casa la borsa di $10,000 come primo premio mentre Connors non incassa l’assegno per il secondo posto visto che era un dilettante ma in cambio gli viene assicurata la sua presenza al Torneo di Wimbledon e agli US Open per l’anno successivo.

Nell’intervista a fine match Pancho dirà che ha usato spesso dei lob per “stanare” Jimbo e non si aspettava che questa tattica fosse così efficace fin da subito, ma evidentemente si sbagliava.

Pancho vincerà altri tornei in carriera a Kingston in Jamaica, al Southern Californian Championships, storico torneo disputato sul cemento, a Des Moines nel 1972 torneo del circuito Riordan: i famosi tornei farlocchi di Connors che non sono assolutamente tali e l’ultima volta ancora in Jamaica. Ma questo di Los Angeles, torneo ufficiale del Grand Prix e uno dei più importanti dell’anno dietro solo alla Triple Crown dei tornei dello Slam: Roland Garros, Wimbledon e US Open rimane l’ultima sua perla.

Con i suoi 43 anni e 5 mesi al momento della finale Pancho Gonzales scrive un altro record nella storia del tennis, forse insuperabile, mai neanche lontanamente avvicinato.

Auguri alla nostra BB per i suoi (sin(x)2+ cos(x)2)*x anni senza dimenticarci di Rafigno 43 anni come Pancho a Los Angels.

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Who wants to be GOAT? Intro

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GOAT

Il problema del GOAT è che si cerca di dare per assodato un teorema facendolo passare per assioma, ma non è così che si ragiona. L’assioma è: Federer è il GOAT, ma questo postulato non può essere vero a prescindere, deve essere il risultato di un teorema o una serie di teoremi che ne dimostrino la sua veridicità. Come funziona una teoria: si prendono una serie di assiomi, ossia delle verità che tutti noi prendiamo per scontate e da qui si arriva a dimostrare tutti i teoremi, ma non si deve mai arrivare alla veridicità di un terorema e alla sua negazione, se succede questo prendo tutto e lo butto nel cestino. E’ successo tante volte che teorie molto luminari arrivassero a questo paradosso, teorie molto più importanti del GOAT del tennis. Ora se noi partiamo dall’assunto (assioma) che il GOAT è il migliore di tutti i tempi e diciamo che non si possono paragonare le varie epoche tennistiche arriviamo in un lampo al paradosso e quindi la teoria va subito in fumo, come si può dire Greatest of All Time e dire che gli All Times non sono tutti uguali? Come si risolve? Cambiando il secondo assunto ossia: tutti i tempi del tennis sono paragonabili. Allora si va avanti. Si ma Federer è più forte di un Laver perchè vissuti in epoche diverse, altro paradosso: 2 tempi equipollenti per assioma sono non paragonabili, si torna indietro…solo se si assume che Laver e Federer sono paragonabili si potrà dire che uno tra Roger e Rod è il GOAT altrimenti non è nessuno dei 2 e di conseguenza non esiste il GOAT. E’ un ragionamento molto contorno, ma è così che funziona la logica che è l’unico strumento che ci potrà permettere di arrivare ad un risultato condiviso e unanime, altrimenti potremmo fare dei discorsi circolari che non portano mai a niente.

Nadal Clay GOAT

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Qua mi tocca fare una bella carrella sulla storia della terra battuta. Possiamo partire dall’Era Open tanto per agevolare le cose. Wilding mi perdonerà. Il grande tennista su clay dell’ultimo periodo dell’Era pre Open è stato Ken Rosewall che è stato un grande su clay riuscendo a vincere 4 French Pro su terra battuta di cui 3 consecutivi (lo avrebbe vinto anche sul parquet). Con l’apertura ai professionisti del RG vince la prima edizione Open del 1968 con un ottima cavalvata battendo un terraiolo doc come Andres Gimeno e il grande rivale e connazionale Rod Laver in finale. Dopo questa vittoria farà finale nel 1969 perdendo contro Rocket Man nell’anno del suo secondo Grande Slam. Negli anni successivi non parteciperà più al Roland Garros e la sua supremazia su clay viene meno. I tornei sulla terra battuta che conquisterà saranno relativamente pochi e derivano principalmente dal circuito WCT con pochi tornei terraioli: solo Houston e Charlotte: il primo con una certa rilevanza storica derivante dalla location del River Oaks Club. Buona è anche la vittoria di Washington nel 1971, ottimo torneo assimilabile ad un M1000 attuale e il primo torneo Open del 1968, Bournemouth. Durante l’era Pro i tornei su clay erano pochi, non inesistenti come qualcuno può pensare, ma non erano all’altezza dei Pro Slam, ad esempio, o dei super tornei pro come: Tournament of Champions, US Pro Indoor e Masters Round Robin.
Ivan Lendl, 28 titoli su clay…mica male, ma quanto pesano questi tornei? Negli anni ’80 i top tournament al di fuori dello Slam erano per la maggior parte su carpet. Tra quelli su clay c’era Roma che Ivan vince 2 volte e Forest Hills vestito del suo antico retaggio del West Side Club che aveva un prize money considerevole ma non era frequentato spesso dai migliori tennisti nonostante i dollari sonanti (Ricordando sempre che è su Har-Tru e non terra rossa). Oh, ma quanti di questi tornei ha vinto? Forest Hills nel 1982, Monte Carlo 1985, Forest Hills 1985, Roma 1986, Amburgo 1987, Roma 1988, Monte Carlo 1988, Amburgo 1989, Forest Hills 1989…sommando verrebbe fuori un 9 da accostare a dei M1000 attuali e non tutti lo sono, alcuni oscillano tra 1000 e 500, ma sono generoso e li promuovo tutti a 1000. Capitolo Roland Garros: Lendl vince 3 edizioni del suo prime e perde una finale, ad inizio carriera non brilla particolarmente, nonostante una buona finale nel 1981…ma dall’altra parte c’era l’orso Borg che a Parigi aveva messo piede peggio della Torre Eiffel. Vince nel 1984 in finale su Mac con qualche piccola ricriminazione nel quinto set…ma comunque il titolo va al Terribile. Fa doppietta 86-87, ma nel 1986 batte nell’ordine: Westphal, Hlasek, Miniussi (qualificato), Keretic, Gómez, Kriek, Pernfors…se qualcuno li conosce tutti senza googlare buon per lui.
Jim Courier, indiziato per completare il Grande Slam per via dei suoi capelli rossi: ricordo che gli unici che ci sono riusciti, Budge e Laver, avevano entrambi i capelli scarlatti. 5 titoli sul rosso, ripeto 5 titoli…ci sono 2 Roland Garros, grasso che cola, entrambe ottimi…ma ad inizio e a fine carriera non combinerà più nulla.
Tra tutti non mi hai citato Borg che forse è l’indiziato numero 2 al GOAT clay…vediamo un po’ l’orsetto che ci dice: 30(31) titoli su terra battuta, caspita! And…6 Roland Garros…troppi nessuno riuscirà a battere il record di Bjorn, figuriamoci. Ma quali dei titoli extra Slam possono assurgere a M1000: Roma 1974? Sì…Boston 1975, Boston 1976, Tournament of Champions 1978, Roma 1978, Monte Carlo 1979, Monte Carlo 1980 e basta (7)…gli altri sono simil 500 e 250 con il Pepsi fuori categoria…più un’ottima esibizione a 4 che un grande torneo, nonostante il montepremi. Borg dal 1982 praticamente sparisce dai radar del tennis mondiale giocando solo lucrose esibizioni ma di fatto la sua carriera si chiude lì. Fino a quel momento indiscusso GOAT su clay…ma tutti i suoi record sul mattone tritato saranno cancellati…bisogna solo aspettare.
Guga….o tenista do Brasil. Ottimo terraiolo che si issa tra i big on the clay alla fine della generazioni dei terraioli puri e vince 3 rolandini tutti con terraioli de raça. Nulla da eccepire, in più gli mettiamo il trittico rosso Monte Carlo (2 volte), Roma e Amburgo e abbiamo un buon tennista da mattore tritato con 14 tornei su clay.
Ma veniamo al piatto forte…Rafael Nadal Parera da Manacor, classe 1986. Nel 2005 (18-19 anni) tanto per fare capire che sulla terra ci sa fare realizza il filotto: Monte Carlo, Barcellona, Roma…così con nonchalance si presenta a Bois de Boulogne e vince all’esordio. Tanto perchè è così scarso sulla terra battuta in quell’anno non perde neanche una partita su clay. E vabbè nel 2006 farà senz’altro peggio, no? BANG…filotto Monte Carlo, Barcellona, Roma ed entra a Parigi come Hitler nel 1940 vincendo sul GOAT svizzero. Stagione da imbattuto su clay. Nel 2007 che facciamo? arifilotto Monte Carlo, Barcellona, Roma e a Parigi ci si chiede se ai moschettieri non sia il caso di aggiungere il D’Artagnan spagnolo che male proprio non sarebbe. Nota dolente la sconfitta ad Amburgo con Federer che chiude la striscia di vittorie consecutive su clay a 81…Vilas polverizzato. Siccome lo danno tutti per terraiolo e basta nel 2008 decide di cambiare musica al posto di Roma mette Amburgo tanto per sistemare una vecchia questione con Federer e vincerà a Wimbledon e l’oro olimpico tanto per dirne qualcuna non disdegnando Monte Carlo, Barcellona e l’immancabile Paris. 2009, male….manca l’appuntamento a Parigi per colpa di uno svedese che pagherà caro questo reato ma Monte Carlo, Barcellona e Roma…terra latina, non mancano all’appello. Nel 2010 fa lo Slam rosso…vince i 4 tornei più importanti su clay del circuito e compie un’impresa mai riuscita a nessuno. Ancora una volta è imbattuto sulla terra battuta per tutto l’anno. Nell’Anno Noli 2011 vince a Monte Carlo, ma perde a Roma e Madrid…va a Parigi col fiato sul collo di Djokovic ma vince ugualmente sempre con quel tennista svizzero di cui parlavo prima. Nel 2012 punta tutto sul rosso e alla roulette esce: sept impair rouge…vince la coppa dei Moschettieri ma qualcuno aveva puntato sul blu…sul blu? Non c’è trucco non c’è inganno. Siccome alla fine del 2012 aveva avuto dei problemi, nel 2013 decide di fare una gita nella parte di America che parla la sua lingua e vince ad Acapulco e San Paolo per rodare il braccio. Ritorna sul mattone tritato europeo e la sua striscia di vittorie a Monte Carlo si ferma a 8…record di ogni epoca per numero di edizioni vinte consecutivamente in uno stesso torneo su tutte le superfici…Barcellona, Madrid e Roma per non perdere il ritmo e di lì fino a Île-de-France per l’ottava. 2014…male…molto male…torneino brasileiro a Rio e Madrid per i capelli ma je vois la vie en rose, pardon, la vie en rouge e sono 9…record di ogni epoca al Roland Garros e record in un singolo Slam da quando il primo Homo Sapiens decise di colpire una palla con una racchetta. Sono 9 Slam su clay e 19 M1000 record mai neanche lontanamente avvicinati.
Concludo dicendo che Rafa ha fatto sfacelo sulla terra battuta. Se andate su Youtube c’è una divertente sketch-intervista tra il direttore e Borg e il direttore chiede a Borg:”Ma tu sei stato un grande sulla terra battuta”…risposta di Borg:”Quello che ha fatto Nadal in questi anni sulla terra battuta non lo ha mai fatto nessuno nella storia”.


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