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"Jimmy Connors"

Jimmy il Rosso: clamorosa scoperta di vittorie di Connors sulla terra rossa

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North Conway

La scoperta è di quelle sensazionali. Per anni tutti erano convinti che Jimmy Connors non avesse mai vinto un torneo sul rosso. Vero è che ci sono tanti titoli sulla terra battuta, ma questa non aveva il colore del fuoco, ma piuttosto qeullo dello smeraldo: stiamo parlando della terra verde chiamata anche Har-Tru. Connors ha vinto anche uno Slam su questa superficie, lo US Open del 1976, battendo in finale molto facilmente un terraiolo doc quale Bjorn Borg che preferiva il rosso al verde, ma prima di lanciare la bomba cerchiamo di capire il rapporto conflittuale che l’americano ha avuto su questa superficie.

Per renderci conto di come era strutturato il circuito con cui Connors si è dovuto confrontare dobbiamo fare mente locale su quali fossero le superfici più in voga in quel momento, ossia i primi anni ’70 del secolo scorso. 3 Slam su 4 si giocavamo sull’erba, ma nonostante questa netta preponderanza del turf attorno ad essi ruotavano pochi eventi giocati su questa superficie: Wimbledon era (ed è) troppo vicino al Roland Garros, addirittura in qualche stagione c’era solo una settimana di distanza, per cui giocato il Queen’s si andava subito a Church Road in cerca di gloria. Stesso dicasi per gli US Open, giocati sull’erba di Forest Hills, non avevano tanti tornei che oggi chiameremmo di preparazione se non in rari eventi. Non ci sono mai stati e mai ci saranno top tournament sull’erba in preparazione allo Slam newyorkese così come sarebbe lecito pensare. Oggi siamo addirittura arrivate alle US Open Series, ossia una serie di tornei, tutti giocati sul cemento, che precedono lo US Open con 2 grandi eventi che dominano su tutti: Il Masters del Canada e quello di Cincinnati. Connors invece è inserito in un contesto in cui il cemento è molto raro. I tornei che si disputano su questa superficie sono pochissimi e i più importanti sono collocati dopo l’ultimo Slam dell’anno: stiamo parlando dei tornei di San Francisco e Los Angeles. La domanda sorge spontanea: ma dopo Wimbledon in America dove si giocava? Risposta semplice per chi è stato attento fino a questo momento: l’Har-Tru. Nata nel 1928 questa superficie ormai in via d’estinzione era riuscita a ritagliarsi un posto importante nel circuito. Tornei di eccelsa qualità erano Il Canadian Open, il torneo di Washington, Louisville, Boston e in tono minore gli US Clay Court Championships e quello di “Cincinnati” cui partecipavano i migliori ed è in questo contesto che nasce e cresce il Connors terraiolo.

Le prime tracce di partite ufficiali di Jimbo sulla terra battuta risalgono al 1969 quando da under 18 cominciava a ritagliarsi uno spazio nel tennis che conta e già era stato scelto per far della squadra di Davis del suo Paese nella categoria juniores. Il primo torneo in assoluto risulta il Tulsa Tennis Club Invitational giocato a Tulsa dove rimedia una sconfitta nei quarti di finale. Qui stiamo parlando di un bambino prodigio, ma pur sempre di un bambino che non raccoglie niente, ma inizia a farsi le ossa. Anche al Farrell Invitation non brilla e l’anno dopo rimedia una pessima figura a Ojai ma questa volta è sconfitto da Jeff Austin, un giocatore nettamente superiore. Il debutto nei tornei del Grand Prix, ossia quelli che “contano” (quelli che vengono conteggiati dall’ATP e da tutti, una bruttura statistica, se vogliamo, perché in quegli anni nessuno si sarebbe permesso di fare una cernita di tornei buoni o non buoni), arriva a Washington nel 1971, torneo che si disputa ancora oggi, ed è un altro Jeff a dargli un dispiacere, nell’accezione particolare: Jeff Borowiak. Non brilla particolarmente a Cincinnati e agli US Clay Court Champs di Indianapolis. Ci siamo dimenticati però di un piccolo particolare: in questi tornei Connors non era ancora professionista.

Il primo salto di qualità arriva nel 1972. Diventa professionista e dopo aver raccimolato grandi soddisfazioni nei Riordan si sente pronto per intraprendere la tournèe europea sulla terra rossa. Gli americani per quanto forti, fortissimi, hanno sempre mal digerito il clay del vecchio continente. Non è da meno Connors che rimedia magre figure a Madrid, Nizza e al British Hard Court Champs di Bournemouth. Non brilla neanche nei grandi tornei come gli Internazionali d’Italia e soprattutto al Roland Garros dove perde nella seconda partita. Sarà la penultima partecipazione allo Slam parigino prima del boicotaggio, ma questo lui ancora non lo sa.

Così come un semaforo: il rosso lo blocca, il verde lo sblocca. Tornato in America inizia a collezionare tornei sulla terra battuta. Il primo è di un certo spessore: stiamo parlando del “Western Championships” di Cincinnati (oggi assimilato un po’ maldestramente al Masters 1000, ma questa è un’altra storia). La vittoria contro Vilas è una grande iniezione di fiducia e grazie alla sua spinta arriverà fino in finale al ben più rinomato US Clay Court, purtroppo arriva la sconfitta contro Bob Hewitt, ma ancora è giovanissimo, avrà tempo per rifarsi.

Archiviato il 1972, il 1973 non sarà tanto diverso dall’anno precedente. In Europa rimedia una pessima figura: 2 partite e 2 sconfitte: una a Roma e l’altra a Parigi. L’anno successivo non potrà partecipare a entrambi i tornei, ma questo ancora lui non lo sa (bis).

Per quest’anno non cambiare stessa spiaggia stesso mare. Il ritorno nella terra americana è un toccasana per Jimbo che partecipa al torneo di Bretton Woods ed è qui che c’è lo SCOOP! Per anni tutti erano convinti che si giocasse sulla terra verde, ma grazie alle ricerche di NoMercy si è scoperto che la terra che calpestavano i giocatori era rossa, un po’ diversa da quella europea, ma sempre rossa è. Purtroppo per Jimbo la sua corsa si fermerà in finale battuto da Amritraj, ma avrà modo di rifarsi. Da detentore del titolo di Cincinnati perde in semifinale da Manuel Orantes, un terraiolo puro che gli riserverà una grande delusione un po’ più avanti. (Avremo modo di parlarne). Rimedia una brutta figura anche ad Indianapolis chiudendo così il 1973 con zeru tituli sulla terra.

Il 1974 è l’anno della vergogna rossa. Ne abbiamo già parlato, ma è sempre meglio ribadire. Repetita iuvant. Per via della sua partecipazione al World Team Tennis Connors viene bannato prima dagli Internazionali d’Italia e poi dal Roland Garros, così di fatto viene completamente annullato il tour europeo sulla terra e ci vorranno tanti anni prima che la ferita venga ricucita e Jimmy ingoi il suo spropositato orgoglio per ritornare là dove era stato rifiutato. Ma non c’è tempo per le recriminazioni perché negli USA non si sognerebbero di intavolare qualcosa del genere. Indianapolis è il torneo adatto per prendersi una grande rivincita che arriva con prepotenza. Il giocatore dell’Illinois mette in riga 2 terraioli doc quali Manuel Orantes e il detentore del Roland Garros Bjorn Borg e porta a casa un titolo che oggi potremmo benissimo chiamare “Masters 1000”. Forte della vittoria agli US Clay Court Champs va in Canada dove si gioca sempre sulla terra verde, ma perde contro Juan Gisbert.

Nei Riordan ci sono pochissimi tornei sulla terra battuta, ma quando ci sono Connors non se li lascia sfuggire. E’ il caso di Boca Raton (o Boca West) in cui vince facile il torneo da $30,000 con tanti avversari molto meno competitivi dell’americano. Tornare in Europa è un’utopia e se lo fa Jimbo è solo per Wimbledon. Scordiamoci per ora Roma, Roland Garros, Monte Carlo. Così lo ritroviamo in America.

Abbiamo fatto un po’ (forse tanta) melina per arrivare allo SCOOP di cui si parlava nell’introduzione. L’ATP Volvo International passa da Bretton Woods a North Conway ma mantiene la terra rossa ed è qui che Connors diventa Jimmy il Rosso. Si gioca al Mountain Cranmore Tennis Club, una bellissima location. E si vi state chiedendo dove è stata scattata la foto in evidenza, quella è proprio uno dei campi del club del New Hampshire. Per avere maggiori conferme su quanto detto possiamo anche allegare un articolo dell’epoca che ci dice chiaramente che la terra è rossa e non verde.

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Come se non bastasse alleghiamo un bellissimo filmato dell’epoca.

Per arrivare alla vittoria Connors ha dovuto battere 2 leggende viventi quali: Rod Laver in semifinale e Ken Rosewall in finale. Il torneo ha un ottimo field ed è classficato come AA, la categoria appena inferiore a quella della Triple Crown (leggasi Slam che contano).

Gli US Open per la prima volta nella loro storia si giocano sulla terra e Connors non sfigura affatto. In semifinale sconfigge il detentore del Roland Garros Bjorn Borg, ma è costretto a capitolare contro lo spagnolo Manuel Orantes in una partita a senso unico.

Il 1976 è l’anno più terraiolo per Jimbo. Archiviate le sconfitte nella prima parte di stagione a Boca Raton, Houston e al Pepsi Grand Slam (dove partecipa per la prima volta) è negli States che riesce a fare il botto: vince a Washington, North Conway (2° titolo sul rosso) e Indianapolis cui si aggiunge il grande capolavoro a Forest Hills  nella mitica finale contro Borg. Se Pat Rafter, Andy Roddick e Rafael Nadal hanno completato il “Summer Slam“, l’impresa di Connors non può che essere della stessa portata. Purtroppo ai tempi non c’erano i Masters, ma vogliamo essere generosi e assegnamo a Jimbo questo record a posteriori.

E’ incredibile pensare come dopo ogni anno magico in quello successivo per Connors si materializzano gli incubi. In questi tornei dove aveva fatto bene perde e anche malamente. E’ il caso di North Conway con l’inaspettata sconfitta contro Harold Salomon, agli US Clay Court le prende da Manuel Orantes e, come se non bastasse, è a Forest Hills che riceve forse la batosta più grave della carriera sulla terra. Guillermo Vilas lo batte in finale con un sonoro 2-6 6-3 7-6 6-0. E’ l’ultimo anno dell’har-tru a New York…”e meno male” potrebbe dire Jimbo.

Il 1978 è un anno di grandi rivoluzioni. Una tra tutte l’introduzione del cemento agli US Open. Stanchi delle continue diatribe tra i soci del West Side Tennis Club che per scarsità di fondi non avevano saputo mantenere l’erba passando ad un compromesso un po’ estemporaneo quale la terra verde , si decide di cambiare location e introdurre una superficie per i tempi non era tanto in voga (e pensare che sarebbe diventata la più diffusa del circuito). Come si sa, al destino non manca il senso dell’umorismo (cit.). Questo cambiamento produce un effetto domino, così tutti i tornei satelliti dello Slam newyorkese devono adattarsi. Nel primo anno resistono, ma poi sarà una continua ed inevitabile migrazione. E’ in questo contesto che riserva altri 2 capolavori terraioli alla sua collezione. Vince a Washington e gli US Clay Court che diventa il suo torneo. Il cemento gli darà anche un altro Slam americano (anche più di uno) diventando il primo, e finora unico, a vincere lo stesso Slam in 3 superfici differenti.

Finalmente nel 1979 Connors decide che è ora di porre fine all’ostracismo nei confronti del Roland Garros e dopo 6 anni ritorna a Parigi. Jimbo ha 27 anni, nessuno si aspetta un suo exploit soprattutto perché dovrà vedersela con il dominatore Bjorn Borg, eppure già in questa edizione potrebbe fare il colpaccio. Borg non è proprio al 100%, non è quello del 1978 e non sarà quello del 1980, non esprime al meglio il suo tennis e si vocifera che si possa ritirare da un momento all’altro, ma non sarà lo svedese ad estromettere Jimbo dal Roland Garros. La sorpresa è l’exploit del paraguyano Victor Pecci che batte l’americano in 4 set in semifinale per poi essere demolito nell’atto conclusivo. Connors ci ha preso gusto e la terra rossa europea rientra definitivamente nel suo carniere.

Il 1980 è sulla falsa riga dell’anno precedente. Si aggiunge anche il torneo di Monte Carlo, dove non brillerà particolarmente. A Parigi è ancora protagonista e questa volta spetta a Vitas Gerulaitis l’ingrato compito di spezzare il sogno di completare il Career Grand Slam (anche se ai tempi non era tanto diffuso questo termine). L’ultimo successo sulla terra battuta arriva a North Conway sulla terra che tutti pensavano verde, ma che è rossa. Sarà l’ultimo titolo anche se a Monte Carlo nel 1981 arriva in finale e non riesce a concludere la partita con Vilas per cui il titolo non viene assegnato e arriverà in finale anche ad Amburgo battuto da Peter McNamara.

Al Roland Garros ogni anno si presenta un Connors sempre più vecchio, ma non riesce a sfondare. Quarti di finale nel 1981, 1982 e 1983. Nel 1984 arriva in semifinale sconfitto solo da un sontuoso Mac. Stessa sorte nel 1985 con Lendl a fare da giustiziere. L’ultimo suo grande Roland Garros sarà quello del 1987 con sconfitta ai quarti dal giovanissimo Boris Becker. Da qui in avanti non combinerà più nulla sulla terra battuta. Non è la sua superficie e con l’età i limiti si fanno sentire. Chiuderà la sua carriera ad Atlanta nel 1996 a 44 anni suonati.

L’unica conclusione che possiamo dare è la seguente: non vi azzardate a dire che Connors non ha mai vinto un titolo sul rosso, ne ha vinti 3, a magic number.

…by NoMercy and Topspin1985

Nascita e caduta di un impero, perché finisce il dominio di un tennista: Jimmy Connors

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Continua la rassegna dei più grandi dominatori dell’era Open. Nella prima puntata abbiamo scandagliato la seconda parte della carriera di Rod Laver e ci siamo lasciati alle spalle solo pochi anni di tennis, esattamente dal 1968 al 1974 ed è proprio in quest’anno che nasce un nuovo imperatore del tennis.

Il secondo dominatore dell’era Open è Jimmy Connors. Difficile dire quando sia nato, ma è facile dire quando è esploso ed è iniziato a diventare grande: nel 1974. Jimbo, come tanti della sua epoca se non tutti perché allora era la regola a differenza di oggi, esplode da giovanissimo. Nato nel 1952, il suo debutto tra i professionisti si ha nel 1972 e caso più unico che raro vince il primo torneo da professionista a cui partecipa, quello di Jacksonville cui seguirà la settimana successiva  il torneino di Roanoke, entrambi facenti parte dei famosi Riordan. Il 1972 non è il suo anno. Nonostante diversi tornei vinti non riuscirà a brillare negli eventi che contano, vero che vince il torneo del Queen’s, classico appuntamento di preparazione a Wimbledon, ma in questa edizione il torneo della Regina è di pessima qualità e non si capisce perché l’ATP lo consideri come “buono”. Non sorprende neanche la sconfitta ai Championships patita contro Ilie Nastase, favorito numero 1, che poi perderà al quinto in finale contro l’underdog Stan Smith. Grave fu la sconfitta al primo turno nello Slam casalingo contro Tom Gorman, ma nonostante tutto riuscirà ad arrivare al Masters di fine anno dove otterrà degli scalpi importanti come quello di Andres Gimeno (vincitore del Roland Garros*) e di Jan Kodes futuro vincitore di Wimbledon*.

Il 1973 è l’anno di Ilie Nastase, un anno asteriscato se vogliamo. L’Australian Open è praticamente inesistente, il Roland Garros è disertato dai migliori e non a caso viene conquistato per la prima volta senza che il vincitore perda un set, e il vincitore è proprio il Principe. Wimbledon viene boicottato e la vittoria di Jan Kodes vale poco o nulla. L’unico Slam non indicizzato saranno gli US Open vinti da Newcombe, ma la palma di migliore si decide al Masters con la vittoria di Nastase in finale su Okker. Gli acuti di Jimbo sono pochi a parte il solito tour de force nei tornei Riordan non brilla particolarmente sulla terra battuta europea con cui avrà un rapporto complicato e dal 1974 sarà quasi nel tutto inesistente fino al 1978. A Wimblecon perde contro Metreveli, futuro finalista e agli US Open dal futuro vincitore Newcombe ai quarti di finale. Disputerà un ottimo finale di stagione con i titoli al Pacific Southwestern Open di Los Angels, il torneo su cemento più importante del mondo che sarà tale fino alla corsa al cemento che per primo interesserà gli US Open e poi via via tutti gli altri tornei. Vince anche in Sudafrica e disputa un ottimo Masters vincendo contro Orantes, Smith e Okker. Ma ormai Jimbo sta per decollare e da qui in avanti sarà lui il più forte del mondo e per tanto tempo.

Ci siamo. E qui che inizia una nuova era che chiude definitivamente il tennis ovattato e confinato ai veri intenditori e si apre al grande pubblico, una vera rivoluzione che arriverà fino ai giorni nostri. Il mitico 1974 di Jimbo inizia all’Australian Open che ormai aveva perso lo status di Major, cioè appartenente ai 4 più importanti del mondo, ma nonostante tutto rimaneva un torneo del Grande Slam. Pochissimi ricordano la vittoria in finale contro Phil Dent in 4 set, ma se si chiede a qualcuno chi ha vinto in Australia nel 1974 tutti diranno che è stato Connors. Il suo dominio proseguirà anche e sopratutto nel circuito Riordan collezionando i titoli a Roanoke, Little Rock, Birmingham, Hampton, Salt Lake City, Tempe e soprattutto il famos US Indoors giocato a Salisbury con $50,000 di montepremi. Le uniche 2 sconfitte arrivano a Omaha, e questa è “grave” perché arrivata in torneo ufficiale e l’altra a Washington in un torneino che chiudeva in circuito invernale dei Riordan che era poco più di un’esibizione. Inutile tirare fuori la storia del ban al Roland Garros e agli Internazionali, tratta in questo articolo. Meglio parlare di quello che ci dice in campo e il campo ci dice che Connors è un ottimo giocatore da erba e conquista il torneo di Manchester, ma perde ai quarti di finale nel torneo erbivoro di Nottingham. Nulla di grave perché il bello deve ancora venire. Saranno i Championships a coronarlo come numero 1 del mondo con la storica finale contro Ken Rosewall ormai troppo vecchio per poter competere contro il giovane leone Jimbo. Da quel momento in poi non si ferma più da Londra a New York il passo è breve ed ecco servita la doppietta storica in quelli che allora erano i 2 tornei più importanti del mondo. Connors chiude definitivamente il matrimonio tra l’erba e il West Side Club della Grande Mela, un matrimonio che sarà spezzato dall’esperimento mai decollato della terra verde durato 3 anni e poi il definitivo trasloco sul cemento di Flushing Meadows. Ma il 1974 non finisce qui. Nella bacheca di Jimbo si aggiungeranno i titoli di Los Angeles, Londra e Sudafrica, prima di rinunciare non tanto gentilmente al Masters per via dello sfratto che aveva ricevuto a Parigi.

Difficile ripetere un’annata del genere e il 1975 sembra essere un negativo di una foto analogica del 1974, perché là dove aveva trionfato l’anno prima nel 1975 arriva sempre ad un passo dal titolo, ma non riesce a replicare. La prima grande delusione arriva a Melboune dove è costretto a cedere in finale a Newcombe. Farà la sua bella figura anche nei Riordan ma la sfortuna lo perseguiterà anche qui perché è costretto a ritirarsi a Little Rock, Fairfield e New York, ma nonostante tutto riesce a riconquistare prestigioso titolo di Salisbury, vincendo pure ad Hampton, Boca Raton, Birmingham e Bahamas. Sono piccoli tornei, ma sono questi che gli permetteranno di rimanere al vertice per il ranking ATP, un ranking che ricordiamo ai tempi non era tanto riconosciuto dai giocatori e non stabiliva in maniera inequivocabile chi era il più forte del mondo, infatti i giornalisti e gli esperti del settore metteranno Arthur Ashe al primo posto per il 1975.

Per la prima volta fa una capatina nei tornei WCT che gli erano stati indigesti e vince a Denver. Tra la terra battuta euroepa e Connors è odio profondo e lui non si presenterà a nessun torneo del circuito su clay compreso soprattutto il Roland Garros. Non riuscirà a vincere neanche sull’erba europea. Ma se da un lato non fanno scalpore le sconfitte a Chichester e Nottingham, quella più clamorosa rimane la finale di Wimbledon, una delle più inspiegabili di sempre. Connors si scioglie completamente contro Arthur Ashe soprattutto nei primi 2 set dove Jimbo commette ogni tipo di errore possibile. Ormai i buoi sono scappati e la vittoria del quarto set non serve a nulla. I Championhips sono andati. A New York si comincia a calpestare la terra verde e Jimbo non si trova male come qualcuno può pensare, soprattutto valutando quelle esigue informazioni che dicono che Connors non ha mai vinto sulla terra battuta. Connors ha avuto la sue soddisfazioni sulla terra non ultime il torneo che si gioca a North Conway che precede lo Slam newyorkese. Anche qui arriva in finale, ma lo specialista Manuel Orantes non ha pietà e liquida la pratica in 3 set. Le vittorie alle Bermuda e alle Hawaii non possono consolare un campione come Jimbo che perderà in altre 2 finali e soprattutto in Davis. L’ATP dice che il numero 1 di fine anno è l’americano, ma non tutti sono d’accordo.

Sembra proprio che la storia del ragazzo dell’Illinois possa finire qui, lui sa che non ha giocato una buona annata, anzi, ma sa che può migliorare e ritornare ai fasti del 1974 e qui non deluderà i suoi fan. Il circuito Riordan è all’ultimo anno di vita e il suo maggiore rappresentante non poteva mancare ed è da lì che inizia la ricorsa alle somme vette. Birmingham è il suo torneo e lo rivince ancora una volta (non perderà mai una partita in quel dell’Alabama). A Philapelphia, il super torneo che si potrebbe benissimo sostituire agli Australian Open come Major (non Slam), è il favorito numero 1 e rispetta i pronostici battendo un bel ragazzo svedese, alto, biondo che l’anno prima aveva sorpreso tutti vincendo gli Internazionali d’Italia e il Roland Garros, ha un nome strano, ma che tutti lo ricordano, oggi, il tennista in questione è Bjorn Borg, uno dei fattori principali che farà cadere il regno di Connors, ma ne parleremo più avanti. Da lì a poco confermerà il titolo ad Hampton e invece di dedicarsi esclusivamente ai tornei Riordan decide di fare capolino nei tornei ATP e WCT. Qui non delude le attese e si toglie definitivamente quell’aura di vincitore di tornei farlocchi come sono apostrofati i tornei del circuito Riordan, e trionfa nei ricchissimi tornei di Palm Springs prima e Las Vegas poi cui si aggiunge anche il Denver WCT. Jimbo è tornato imbattibile e sembra che questo dominio possa durare per tutta la stagione, ma l’erba europea gli riserverà delle amare sorprese. Saltato ancora una volta il Roland Garros perde in finale sia al Kent Open che a Nottigham dove viene addirittura squalificato, è un brutto segnale e alle porte c’è il Wimbledon. Quello del 1976 è un Wimbledon strano, non piove quasi mai, i campi sono asciutti, l’erba si consuma rapidamente e l’erba diventa subito “terba” (come la ribattezzerà più tardi Gianni Clerici) gli specialisti della terra battuta e i bombardieri si fanno strada e sarà un membro della seconda categoria a farlo fuori. Nell’accezione particolare è Roscoe Tanner a batterlo in 3 set, Tanner è un mancino che serve benissimo e approfitta molto bene di quei campi lisci per poter esprimere al meglio il proprio tennis, ma quello che ancora più importante dal punto di vista storico è che quell’edizione sarà vinta da Borg, che mai nessuno avrebbe pensato vincitore sull’erba dei Championships. E’ una grande iniezione di fiducia per lo svedese che aveva perso malamente ai quarti di finale del Roland Garros da Adriano Panatta, una sconfitta che si dimostrerà rilevatrice per le sorti di Borg e della storia del tennis in toto. The best is to come…ed è nell’estate americana che Jimbo legittima la sua superiorità sul tutto il gruppo. La terra battuta ha invaso tutti gli Stati Uniti e lì si gioca praticamente solo su quella superficie. Connors vincerà a Washington, North Conway e Indianapolis, perde il torneo di Boston, lo storico US Pro prima dello Slam a stelle e strisce, ma niente di grave, è a New York che la storia lo attende. Arriva in finale senza perde un set e ad attenderlo c’è Bjorn Borg che a poco a poco stava incidendo il suo nome nei più forti terraioli della storia. La finale è a senso unico e vince Connors, Borg avrà molti rimpianti perché non vincerà mai gli US Open sprecando un’ottima occasione nel 1976 ad un passo dal titolo nella sua superficie preferita, ma evidentemente la terra verde non è proprio uguale alla terra rossa. L’anno si chiude con i trionfi a Colonia e Wembley e Connors è il numero 1 per il ranking ATP e per la gente anche se Borg non è passato inosservato: Tennis Magazine lo proclama “Giocatore dell’anno” così come farà l’ATP stessa contraddicendo il suo stesso metodo per calcolare il ranking. Oggi sembra strano, ma allora non c’era il web e solo pochi eletti poteva fare polemica su questo tipo di scelte.

Il 1977 è l’anno della svolta. Jimbo perde il trono, non definitivamente perché nel 1982 sarà di nuovo sulla vetta, ma sarà un unicum e di lì a poco avrebbe perso di nuovo lo scettro, un po’ come successo a Federer nel 2009 dopo aver perso definitivamente l’aura di imbattibilità nel 2008 per causa soprattutto di Rafael Nadal. La causa principale della fine di questo dominio è attribuita al passaggio di testimone con Bjorn Borg, ma non è così semplice la questione perché non sarà solo Borg a battere Connors. Il preludio del passaggio di consegne si era avuto al Pepsi Grand Slam, ma una sconfitta sulla terra verde contro Bjorn ci può stare. Quelle più gravi sono le sconfitte contro Dick Stockton agli US Indoors anche se al quinto set. Era stato costretto al ritiro a Toronto sempre contro Dick e non era riuscito portare a casa un titolo nè a St. Louis, nè a Las Vegas nella WCT Challenge Cup. Finalmente a maggio arrivano i 2 titoli pesanti delle WCT Finals e a Las Vegas, ma la partita che decide tutto si gioca a Wimbledon, come quasi sempre accade nella storia. Dall’altra parte della rete c’è ancora Borg che si dimostra non essere una meteora e tenta il clamoroso bis. Ci riuscirà vincendo in 5 set in una splendida partita che farà diventare lo svedese numero 1 anche per il computer di lì a poco. La terra verde americana sarà un ottimo banco di prova per poter ritornare sulla vetta del mondo, ma fallisce miseramente. Zeru tituli e la grave sconfitta in finale agli US Open contro Guillermo Vilas, che per molti è il vero numero 1 del 1977. Jimbo si consolerà con l’ottimo finale di stagione e la vittoria al Masters. Il dominio sul mondo del tennis, il vero dominio incontrastato era finito, ma Jimbo non lesinerà di vincere ancora tanti trofei importanti. Vincerà gli US Open del 1978, 1982 e 1983 e ancora Wimbledon nel 1982 in quella che forse rimane la vittoria più importante della sua carriera. Il suo sarà un declino soft, molto lento che lo porterà a giocare fin oltre i 40 anni e culminerà con la semifinale degli US Open del 1991 diventando l’ultimo grande, grandissimo vecchio a calcare i campi da tennis.

Who wants to be GOAT? Connors 1974: 3 Slam e la vergogna del Roland Garros

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La stagione 1974 di Jimmy Connors è una delle più straordinarie della storia del tennis. Il 22enne di Belleville (Illinios), disputa un’annata memorabile con 15 titoli vinti, 17 finali, un record vittorie-sconfitte di 93-4 e soprattutto 3/4 di Grande Slam con l’ombra sul Roland Garros, torneo dello Slam a cui non ha potuto partecipare per una bieca decisione della Federazione Francese Tennis in concerto con quella Europea che lo aveva escluso dallo Slam su terra battuta.

La stagione 1973 si era conclusa con discreti risultati, ma quello che metteva sulla bocca di tutti Jimbo non erano i suoi trofei ma la relazione con la tennista Chris Evert, bambina prodigio che nel 1973 aveva impressionato il mondo con le finali al Roland Garros e a Wimbledon a soli 19 anni. Connors è messo in ombra dai risultati della fidanzata ed è più facile che si parli di “Jimmy Evert” (che sarebbe anche il nome del padre di lei) piuttosto che di “Chris Connors”, ma il tempo restituirà al legittimo proprietario il suo vero nome.

Il ranking statunitense è un pochettino ballerino e non vuole assegnare il numero uno a Jimbo nonostante i risultati e deve spartarsi la piazza con Stan Smith. Dure sono le parole di Bill Riordan, che avrà un ruolo fondamentale nella vita di Jimbo, che afferma la stupidità della scelta della USLTA di questo ex-aequo quando Connors degli H2H era avanti 3-0 contro Smith. Questi dissapori con la Federazione Americana culminano con la non partecipazione alla Coppa Davis nel tie contro la Colombia e Jimbo, sornione, giustifica la sua assenza come una scelta di programmazione dettata anche dal suo manager Bill Riordan, dall’allenatore Pancho Gonzales e anche della madre.

Connors apre la stagione con lo Slam australiano molto bistrattato in quegli anni ma che con i suoi $75,000 di montepremi non era un torneo da scartare a priori. Nel primo turno deve vedersela contro il francese Jean-Louis Haillet, liquidato per 6-1 7-5, (il primo turno è stato giocato al meglio dei 3 set). I 2 fidanzatini d’America procedono a braccetto in quel di Melbourne, così, mentre Graeme Thomson non può certo rappresentare un ostacolo serio, già lo è Syd Ball al terzo turno che viene battuto in 5 set. Non mancano i siparietti di Jimbo che occasionalmente si mette a parlare con il pubblico:”Ho fatto la stessa cosa in Svezia, Italia e Parigi e nessuno mi ha detto niente”, apostrofa scontroso. Nei quarti contro il cecoslovacco Zedník deve soffrire solo un set prima di chiudere per 3-6 7-5 6-3 6-4. In semifinale si sbarazza di John Alexander e Chris è convinta:”Jimmy ha più possibilità di vincere di quante ne abbia io”. In finale Connors ha la meglio su Phil Dent e colleziona il primo trofeo importante della stagione 1974 guadagnando $6,500, Chris non lo segue e perde la finale contro Evonne Goolangong. Il primo tassello per il Grande Slam è messo, ma Connors non vuole pressioni perchè mancano ancora tante battaglie da vincere e il bello deve ancora arrivare.

A gennaio Connors prende una decisione che cambierà il corso della storia del tennis: firma un contratto per partecipare alla World Team Tennis League, un campionato a squadre americano fatto da franchigie miste. La squadra che sceglie sono i Baltimore Banners, un nome che è allo stesso tempo comico e beffardo perchè sarà proprio un ban a sporcare un’annata eccezionale.

In inglese inverno si dice winter e winter, o meglio winter circuit è sinonimo di circuito Riordan. il famoso circuito dei tornei farlocchi di Connors che non vuole essere dietro a nessuno dei suoi concorrenti, ovviamente non può stare dietro al WCT con 1.5 milioni di dollari di montepremi totale e al Virginia Slims con 750.000, ma non i suoi $245, 000 promette di essere uno spettacolo con 14 tornei (alla fine saranno 12) e con tennisti di un certo spessore al via come: Sandy Mayer, Vijay Amritraj, Jeff Simpson ed altri professionisti.

Il primo torneo del circuito è quello di Roanake, un torneo amico che Jimbo ha sempre vinto quando vi ha partecipato. Il tabellone è scarno sia come qualità che come quantità: un tabellone con 16 giocatori con la secondo testa di serie che è il numero 30 del mondo. Connors mette tutti in riga e colleziona i primi 15 punti della classifica conosciuta come Schick Tennis Classic che mette a disposizione un bonus di $100,000 supplementari ai soldi dei montepremi e $40,000 di questi a chi vince il circuito, mica male.

Il secondo torneo è quello di Omaha qui il tabellone è più largo, un simil 32, ma Connors fa registrare la prima sconfitta stagione: in finale contro il tedesco Karl Meiler perde per 6-3 1-6 6-1 e lascia così a Karl la borsa di $4.000 che spetta al vincitore.

A Little Rock la musica cambia, o meglio ritorna quella di prima, ossia Connors dominatore e gli altri che stanno a guardare. Egli vendica la sconfitta subita a Omaha e dispone di Meiler per 6-2 6-1 e aggiunge un altro trofeo in cascina e 15 punti per il bonus finale del circuito.

Assente nel 1973, si presenta a Birmingham (in Alabama non in Gran Bretagna) come favorito e non tradisce le attese: quello dell’Alabama si rivelerà il suo torneo, dove non perderà mai collezionando 6 titoli complessivamente e nel 1974 non ha problemi a sbarazzarsi di giocatori modesti come: Nicholas Kalogeropoulos, Belus Prajoux, con un secco 6-2 6-2. Più che in tennis giocato quello che fa parlare è il tennis parlato con Connors che non manca mai di dire la sua senza peli sulla lingua perchè non gli sono andati giù alcune chiamate dubbie. La finale contro Sandy Mayer è una formalità e i $5,000 sono subito in cassa.

Il torneo clou del Circuito Riordan è lo US Indoors, un evento che si staglia al di là di questo particolare contesto sia per tradizione che per il tabellone e ce ne accorgiamo subito dando una rapida occhiata al draw: Jimbo non è la prima testa di serie ma questa è occupata da Ilie Nastase, il principe, sicuramente fino a quel punto della storia del tennis un giocatore superiore allo statunitense. L’esordio per Jimbo è tranquillo contro il semisconosciuto Tony Bardsley, così come Ilie che dispone facilmente di George Hardie. Nel secondo turno si materializza l’upset del torneo: il francese Pierre Barthes fa fuori Nastase nonostante questi fosse riuscito ad impartire un bagel al francese. “He’s better than me, there’s no question about that”, dirà Barthes, ma in fondo sa di avere fatto l’impresa. Tolto di mezzo il rumeno, Connors procede spedito verso la finale con la consapevolezza che il suo maggior competitor è stato eliminato: sarà una cavalcata trionfale:”the best tennis of my life” dirà l’americano: vince il torneo senza perdere un set e ripete l’impresa di Charlie Pasarell che nel 1966-1967 vinse il torneo per 2 volte consecutive e incassa l’assegno di $9.000. Dopo questa vittoria Jimmy non manca di mandare qualche frecciatina alla USLTA che ancora non ha sciolto il nodo “number 1″ del suo ranking e le parole di Jimbo sono chiare:”Da inizio anno ho vinto 4 tornei e fatto una finale, Stan ha vinto solo un torneo…”.

Il winter tour fa il suo giro e arriva ad Hampton, non sarà Salisbury e il secolare US Indoors, ma i presupposti per un grande torneo ci sono tutti: il prize money totale non è eccezionale, $35,000, ma il primo premio di $10,000 fa gola a tutti ed è superiore a quello di Salisbury. Ci sono i 2 top player protetti da Riordan: Nastase e Connors e questa volta il rumeno non si fa irretire e arriva insieme al suo collega all’atto finale. La partita non è eccezionale e a farla da padrone sono gli errori rumeni che producono un numero alto di palle break non convertite: 6-4 6-4 è il risultato finale. I 3,500 del Coliseum Mall non possono che applaudire l’ennesimo trionfo stagionale di Connors che accorcia negli H2H, arriva a 2-6, colleziona altri $10,000 e incrementa il suo conto in banca per il 1974 che registra $76,600 di entrate.

Dopo le fatiche di Salisbury e Hampton si passa per il torneino di Salt Lake City con $17,500 dollari di montepremi conquistato in scioltezza da Jimbo con altri $3,500 da aggiungere alla cassa. L’unica nota di rilievo è la finale dove si affaccia un giovane Vitas Gerulaitis che vince il primo set e arriva fino al tie-break del secondo ma cede alla distanza per 4-6 7-6(1) 6-3.

L’ultima tappa del winter tour è a Tempe, Arizona, questa non può far altro che incoronare il re incontrastato del circuito Riordan che aggiunge un altro torneo alla sua collezione, gli unici problemi arrivano da Jürgen Fassbender in semi, ma, passata la paura, la finale è una pura formalità: 6-1 6-2 contro Amritraj.

Connors chiude al primo posto nella Rotary-Schick Tennis Classic con 7 vittorie su 8 tornei, più un finale. Riceve così i $40,000 di bonus e arriva a collezionare $85,300 e si qualifica di diritto per le finals di Washington, una sorta di Masters del circuito Riordan con 8 partecipanti che non assegna punti.

A Washington si gioca un piccolissimo torneo intitolato alla leggenda del football americano Vince Lombardi. Chissà se la NFL dedicherà mai qualcosa al tennis. Credo mai. Connors in questa appuntamento è piuttosto sfortunato e prima della semifinale contro Amritraj si infortuna al piede sinistro ed è costretto al ritiro.

Osservando l’activity di Connors nel 1974 sul sito dell’ATP notiamo che c’è un buco da inizio aprile fino a giugno, dove è andato a finire Jimbo? E’ scomparso? E’ andato in fierie? Ha preso un periodo sabbattico? Nulla di tutto questo, semplicemente è andato negli USA a disputare la WTT League (World Team Tennis) come accennato in apertura, una competizione a squadre miste. Ovviamente con il senno di poi si possono fare delle considerazioni avventate come il fatto che questa competizione sia andata nel dimenticatoio, ma aveva tutte le premesse per sfondare ed era iniziata come tutte le leghe tenniste dell’era Open: WCT, Grand Prix e circuito Riordan, ossia: tanti soldi sul piatto e grandi nomi al via, ad accompagnare Jimmy c’erano: Stan Smith, Rod Laver, John Newcombe, Tony Roche per gli uomini e Chri Evert, Billie Jean King, Rosie Casals e Kerry Melvile per le donne. La competizione era molto affascinante e al suo interno si rinnovavano sfide molto appetibili dal punto di vista mediatico e sicure di essere disputate visto che lo schedule era deciso a priori e non c’era, come nei tornei tradizionali ad eliminazione diretta, la possibilità che qualche big saltasse prima di arrivare in fondo. Ma qualcosa di veramente grosso stava tramando nell’ombra.

La Federazione Francese Tennis decide inaspettatamente di andare contro la WTT e quindi in particolar modo contro i 2 detentori del titolo degli Australian Open: Evonne Goolagong e Jimmy Connors, gli unici in grado di completare il Grande Slam per quella stagione. All’inizio la situazione sembra un po’ confusa, soprattutto perchè non si capisce il motivo di questo ban che ai più suona come qualcosa di assurdo. Ma più passa il tempo e più la notizia prende piede e alla fine si arriva alla drastica decisione: il primo a fare la voce grossa è Phillipe Chatier a cui, dopo la sua morte, dedicheranno il centrale del Roland Garros, che con ferma decisione stabilisce il ban di tutti i giocatori della WTT dal torneo parigino, ovviamente Riordan e Connors si oppongono, ma non c’è nulla da fare, la decisione è presa. Per non essere da meno, anche gli italiani, che quando c’è da schierarsi dalla parte sbagliata non esitano un attimo, seguono l’esempio francese così gli Internazionali d’Italia vengono banditi ai membri della WTT. A prendere questa irrevocabile decisione è il direttore del torneo e segretario della FIT, Gianfranco Cameli. In questo modo Jimbo si vede negata la possibilità di disputare la stagione sulla terra battuta europea e per questo motivo negli anni a seguire diserterà per tante stagioni il tour sul clay europeo e soprattutto il Roland Garros.

Il ritorno al tennis giocato per Connors arriva nel torneo di Manchester, sull’erba, un evento di pessima qualità tanto da suscitare dei dubbi sul motivo per cui l’ATP l’abbia inserito nel suo database. 6 partite, di cui 2 vinte lo stesso giorno contro Mark Wilson e Pieter Burki, bastano per sollevare un altro trofeo.

Sull’erba del John Player di Nottigham si inizia a fare sul serio: torneo combined, $100, 000 di montepremi, tabellone simil 64 e tanti top player al via. Qui si materializza la 3a sconfitta stagionale per Jimbo. Stan Smith, forse risentito dalle polemiche di inizio anno per la leadership del ranking USLTA, dopo aver perso il primo set per 6 giochi a 4, impartisce una lezione di tennis a Jimbo con un severo 6-2 6-0 che non ammette repliche.

Wimbledon è sempre stato un mondo a parte, un’oasi felice dove è stato inventato il tennis e per questo si sente alieno alle regole dell’esterno, perché le hanno inventate lì quelle tennis moderno, e in nessun modo vogliono imposizioni dall’alto, così ai Championships possono partecipare tutti, nessun ban e i migliori del mondo si ritrovano a Church Road come è giusto che sia. Connors è testa di serie numero 3 e dopo aver superato al primo turno lo svedese Ove Bengtson, si trova già in difficoltà nel secondo turno nel match contro Phil Dent. Il loro è un autentico match maratona interrotto per ben 3 volte dalla pioggia e Dent va fino a 2 punti dal match nel 5° set prima di cedere per 10-8. Passata la paura per la grande sorpresa che stava per materializzarsi (Dent era dato 7 a 1 dai bookmakers) al terzo turno ha vita facile contro Adriano Panatta, così come contro Jaime Fillol che chiude la prima settimana del torneo terribilmente funestata dalla pioggia che ha fatto cancellare tantissimo match in tutte le specialità. Ai quarti di finale ad attenderlo c’è il detentore del titolo Jan Kodes, vincitore della peggiore edizione della storia dei Championships con una settantina di top player che la boicottarono. Match molto combattuto, ma alla fine è Jimbo ad avere la meglio. In semifinale c’è Dick Stockton, americano pure lui e unseeded. Perso il primo set, non ci sono ulteriori problemi per Jimbo che non manca l’occasione per mandare una frettina agli organizzatori del Roland Garros:”Sono stato bandito dal torneo francese e questo mi ha permesso di prepararmi meglio per i tornei sull’erba a cominciare da Manchester e Nottingham, penso che mi abbiano fatto un favore”. Meravigliato è anche il manager Riordan che aggiunge:”Non ho mai visto un giocatore con questa forza mentale”. La sfida finale è uno scontro generazionale a tutti gli effetti: Ken Rosewall ha 39 anni (40 anni a novembre) è stato, ed è, un mito vivente del tennis mondiale, il torneo di Wimbledon è e sarà sempre la sua più grande lacuna, ma non si ha potuto partecipare per una decade, ed ora è lì ad un passo dalla gloria, ma non può nulla contro la freschezza del giovane Connors che vince il 99 minuti per 6-1 6-1 6-4, in un match praticamente senza storia.

Archiviata la stagione sull’erba europea i migliori del mondo vanno negli USA. Il primo torneo della stagione americana disputato da Jimbo è quello sulla terra verde di Indianapolis. In questo particolare contesto è sempre accompagnato dalla fidanzata Chris Evert che sulla terra battuta ci sapeva fare. Il seeding è imbottito di terraioli, ci sono: Manuel Orante, Guillermo Vilas e soprattuto Bjorn Borg che diventerà da lì a qualche anno il GOAT su clay. I veri protagonisti di questo torneo sono proprio l’americano e lo svedese che arrivano in finale. Per loro si tratta della seconda sfida uno contro l’altro, la prima era stata sul cemento indoor di Stoccolma dove aveva vinto il teenager Borg per 6–4, 3–6, 7–6(2). Questa volta è Jimbo ad avere la meglio e dichiara:”Ho vinto un torneo sulla terra battuta e tutti dicono che non sono un giocatore da terra battuta, incluso me stesso”.

La tappa successiva è il Canadian Open giocato sempre sulla terra verde. Qui Connors esce prematuramente nel terzo turno per mano di Juan Gisbert, ma questa sconfitta non scalfisce la psiche dello statunitense. “Sono il vincitore di Wimbledon e sono rilassato nonostante la sconfitta”.

l’Eastern Lawn Tennis Open, torneo giocato sull’erba e di preparazione agli US Open, è un ottimo torneo per il riscatto di Jimbo che su questa superficie ha vinto già 3 tornei e non ha subito nessuna sconfitta. Non ha problemi ad arrivare fino in finale battendo in sequenza di Scott Carnahan, Mark Farrell, Billy Martin e Kim Warwick, ma a causa di un virus intestinale che gli ha provocato vomito e capogiri è costretto a dare forfait e a beneficiarne è Alex Metreveli che vince per walkover. Tutti rimangono in apprensione per l’imminente US Open che sta per essere disputato a Forest Hills, ma Jimbo tranquillizza tutti ribadendo la sua partecipazione all’ultimo Slam stagionale.

Agli US Open la prima testa di serie e l’uomo più atteso è Jimbo, ma all’inizio della manifestazione la situazione non è per nulla serena. La gastrointerite patita a South Orange sembra averlo debilitato non poco e i sintomi continuano a manifestarsi. Bill Trabert, direttore del torneo, non può certo prescindere della presenza di Connors così decide di posticipare di un giorno l’esordio del campione statunitense. Anche la pioggia sembra essere a favore di Jimbo che fa slittare ulteriormente il suo debutto, situazione che torna senz’altro comoda. I 2 protagonisti più attesi sono Connors e Smith, ma tutti si dimenticano di un australiano che già a Wimbledon aveva detto la sua. Connors non trova particolari difficoltà nel suo percorso: vince all’esordio contro Jeff Borowiak, poi contro lo svedese Ove Bengtson. Nel giorno del suo 22esimo compleanno vince contro l’australian John Alexander e si capisce che è un Connors in grande forma:”Ho la stessa forma che avevo a Wimbledon in questo momento del torneo”. Battuto anche il 3 volte campione Slam Jan Kodes per 7-5, 6-3, 5-7, 6-2, si ritrova ai quarti di finale il sovietico Alex Metreveli che non aveva potuto affrontare nella finale di South Orange. I precedenti tra i 2 dicono 1-1 e l’ultima sfida era stata vinta da Metreveli a Wimbledon nel 1973. Connors perde solo il primo set dopo essere stato avanti 3-0, ma non ha problemi nei rimanenti parziali vinti per 6-3, 6-4 6-1. In semifinale c’è il coetaneo Roscoe Tanner, molto forte al servizio, ma mentre Tanner ammette di preferire l’erba come superficie, Connors invece sente di porter vincere “sull’erba, terra battuta e bottiglie rotte”. Rinviata in un primo momento per pioggia, la sfida con Tanner si chiude in 3 set, con i primi 2 finiti al tie-break. La finale è il remake di quella di Wimbledon con Rosewall che sorprende tutti e a 39 anni disputa la sua seconda finale Slam consecutiva, ma non può nulla contro la straripante forma di Jimbo che vince per 6-1, 6-0, 6-1 in un’ora e 8 minuti in quella che era e rimarrà la finale più dominata della storia degli Slam. Dopo la vittoria a Forest Hills e quindi con 3/4 di Grande Slam in tasca gli esperti di tutto il mondo si chiedono dove collocare Jimbo e già inizia ad essere paragonato ai grandissimi del passato come Tilden, Gonzales e lo stesso Laver che era ancora in attività.

Dopo Forest Hills i migliori del mondo si spostano in quel di Los Angeles per il classico appuntamento sul cemento del Pacific Southwestern Open, il montepremi è molto: $100,000 e c’è un seeding prestigioso con Connors da una parte e Smith dall’altra. Stan esce già al primo turno e Connors ha la strada spianata per il successo, prima ha la meglio sul 39enne Malcolm Anderson, poi Brian Teacher, Ross Case con cui lotta solo nel primo set vinto per 7 punti a 5 del tie-break. In semifinale dispone di Andrew Pattison. In finale ha la meglio su Harold Solomon che viene indicato come uno dei più piccoli del circuito e per questo poco propenso a contrastare passanti e lob. Connors vince $16,000 e si prende una pausa di una settimana perchè “si sente mentalmente stanco”.

Si rimane sulla west coast e da Los Angeles si passa a San Francisco per il Pacific Coast con montepremi da $100,000 giocato nello storico Cow Palace. Primo turno facile per Jimbo che ha la meglio su Dick Dell, poi John Yuill e Dibbs. Il The Bakersfield Californian si chiede se Jimbo sia diventato invincibile dopo la sua 21a vittoria consecutiva, ma la gufata era bella che servita, perde contro Onny Parun e colleziona così la sua quarta sconfitta stagionale. Ma la notizia che più suscita scalpore è il rinvio, che poi porterà alla cancellazione, delle nozze con Chris Evert. All’epoca i giornali non avevano trovato un motivo particolare per questa decisione, ma successivamente Connors dirà che tutto era nato dalla decisione di Chris di abortire senza il consenso del compagno.

Alla fine della stagione la corsa per i $100,000 dollari del Grand Prix è ancora aperta ed essendo una classifica cumulativa e non dettata dalla media come quella che determina il ranking ATP è ancora aperta e Connors aggiunge un altro titolo alla sua magica collezione del 1974 in quel di Londra nel $72,000 Dewar Cup indoor.

Alla fine della stagione Connors e Vilas si contendono la leadership nel Gran Prix, al poeta basta vincere il primo turno in Argentina qualsiasi risultato raggiunga Jimbo al South African Open. Vilas vince in quel di Buenos Aires e si assicura il primo posto, ma non manca di lamentarsi della mancata leadership nel ranking ATP che sarà una costante in tutta la sua carriera e anche dopo. L’ultimo capolavoro di Jimbo per il 1974 arriva all’Ellis Park con la vittoria in finale contro Arthur Ashe per 7-6 6-3 6-1.

Qualificato di diritto per il Masters che si sarebbe giocato a Melbourne, sull’erba, Connors saluta la truppa e rifiuta con poca cortesia l’invito a partecipare per protestare contro la sua mancata partecipazione al Roland Garros.

Titolo vinti:

1) Australian Open, Melbourne
2) Roanoke International Tennis, Roanoke
3) Little Rock Open, Little Rock
4) Birmingham International Indoor Tennis Tournament, Birmingham
5) U.S. Indoor National Championships, Salisbury
6) Hampton Open, Hampton
7) Salt Lake City Open, Salt Lake City
8) Tempe Open, Tempe
9) Manchester Open, Manchester
10) Torneo di Wimbledon, Wimbledon     
11) U.S. Men’s Clay Court Championships, Indianapolis
12) US Open, New York
13) Los Angeles Open, Los Angeles
14) Dewar Cup, Londra
15) South African Open, Johannesburg

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