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"Novak Djokovic"

Una giornata con una mattinata bella

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Novak Djokovic of Serbia stretches before a practice session at Wimbledon in London June 23, 2013. REUTERS/Stefan Wermuth (BRITAIN - Tags: SPORT TENNIS)

Continua la rubrica a cura di voi utenti che avete voluto dedicare un poco del vostro prezioso tempo per scrivere un racconto, un articolo, una raccolta di emozioni che il tennis ha lasciato nella vostra mente. Questa è la volta di Alt&Canc che sta facendo faville con il suo nuovo libro, quindi possiamo dire che è un VIP? L’unico VIP tra noi? Sì, lo possiamo dire. “Conosciamo un vip buttiamolo via”.

Questa stagione tennistica rimarrà nella mia memoria per sempre, perché ho visto per la prima volta giocare dal vivo due grandi del tennis, ed è stato fantastico. Ho sempre seguito i match in televisione e solo in questo 2015, spinto da un tennis di qualità incredibile e con la paura che le cose cambino in fretta, ho deciso di fare il grande passo. Non ero interessato a vedere un giocatore in particolare, nemmeno il mio amato Federer, bastava che fosse uno dei magnifici quattro. Ho avuto la fortuna di vedere Djokovic e lo stesso Federer, separatamente, ed è del primo dei due che voglio raccontare un episodio divertente che mi ha fatto cambiare idea sul campione serbo che prima, ammetto, non amavo gran che. Trattasi di una sua sessione di allenamento.

Djokovic aveva il campo prenotato per le nove di mattina se non sbaglio, e già il fatto di vederlo pronto a bordo campo a fare stretching, ben dieci minuti prima delle nove, mi ha fatto capire che professionista sia e perché è diventato il numero uno al di la delle sue qualità come tennista che tutti conosciamo. Con lui c’erano il fido Vaida, suo allenatore da sempre per chi non lo sapesse. Il nuovo coach aggiuntivo Boris Becker, che ho trovato in condizioni decenti, e lo sparring partner, Eva Longoria. Si parte con un po’ di riscaldamento e resto colpito subito dalla fluidità dei colpi del serbo, molto meglio di come mi era sempre sembrato dalla tv.

In campo parlano e ridono fra loro in un’aria rilassata, mentre le tribune si vanno riempendo di appassionati. Quando Nole vede che sempre più gente sta arrivando, per intrattenerci, parte a fare il suo show fatto di facce simpatiche e strani colpi. E devo dire che ci ha fatto divertire tutti quanti. Non mi aspettavo fosse un ragazzo così alla mano nonostante la vita che fa e il ruolo che ha. E’ stata una piacevole sorpresa vederlo finalmente “normale”. Col passare dei minuti però i ritmi salgono ed Eva fatica un po’ a tenere lo scambio e il peso di palla, ma tutto sommato se la cava. Nole intanto diventa un vero show-man e si diverte a intrattenere il pubblico con giocate assurde e battute ad ogni occasione. Ormai la gente era più divertita dagli sketch del campione serbo che interessata al gioco.

Il tempo passa veloce e così si arriva alla partitella finale tipica dei riscaldamenti, e qui c’è l’episodio che voglio assolutamente raccontarvi. Se la giocano a punti secchi, all’undici. Da una parte Nole da solo, di là dalla rete lo sparring Eva Longoria e Marian Vaida. Sorprendendo un po’ tutti Nole si mette a giocare d’impegno fin dall’inizio e per i due dall’altra parte non ce n’è. Fra lo stupore e l’ammirazione generale per i colpi del serbo si arriva al 6 a 0 quando, stanco di non vedere palla, Vaida chiama simpaticamente out un colpo di Novak in realtà sulla riga. E già qui scoppiamo tutti a ridere per le facce che fa il povero Nole, che fa finta di prendersela con l’arbitro e si dispera come un vero attore navigato. Ma il clou arriva adesso: nel punto successivo Eva colpisce di rovescio una palla che cade almeno un metro dentro le righe, ma Djokovic improvvisamente ferma la pallina e grida “Ouuuutttt”… ahahahahahaha clamoroso!! Siamo scoppiati a ridere tutti, compresi i giornalisti che stavano seguendo a bordo campo, Vaida, Eva e lo stesso Becker che fino a quel momento sembrava poco coinvolto. Non ci potevo credere, ho pensato “Questo è un pazzo totale, chiamare fuori una palla del genere. Ma come gli è saltato in mente?!?! ehehe”.

Praticamente fra le risate generali la partitella si è conclusa li, con un sonoro  7 a 1 per il campione serbo. A fine allenamento è rimasto poi alcuni minuti a firmare autografi, fare fotografie e parlare un po’ con tutti con la massima tranquillità, come fosse una persona qualsiasi e questo mi è piaciuto molto. Soprattutto l’ho visto umano come non mi aspettavo, dedicando molto tempo ai più piccoli che erano li a vederlo e fare il tifo per lui. Un vero campione insomma. Il racconto finisce qua, potrà sembrare una scelta azzardata, ma ho preferito raccontarvi questo piccolo episodio che fa capire davvero quale ragazzo normale ma al tempo stesso speciale e simpatico si celi dietro al campione trita-avversari Novak Djokovic, piuttosto che la cronaca dell’ennesima partita di tennis.

A change of seasons: Djokovic è destinato a dominare anche l’inizio del 2016

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Continua la rubrica a cura di voi utenti che avete voluto dedicare un poco del vostro prezioso tempo per scrivere un racconto, un articolo, una raccolta di emozioni che il tennis ha lasciato nella vostra mente. Questa volta la parola passa a Seachan che sembra avere uno stile molto simile a quello là, quello che chiamano Topspin.

La stagione 2015 è recentemente volta al termine, suggellata dalla finale di Coppa Davis, trofeo ottenuto quasi in solitaria da Andy Murray, attuale numero 2 ed al suo best ranking di fine anno. Ma il 2015 è indubitabilmente l’anno di Novak Djokovic, anche più di quanto lo sia stato il 2011, a mio avviso soprattutto per quanto il serbo sia riuscito a fare dopo aver vinto gli U.S. Open. Nel 2011, infatti, Nole arrivò stanco e sfibrato all’ultima parte della stagione, rimediando ben 4 sconfitte (Del Potro in Davis, Nishikori a Basilea, Ferrer e Tipsarevic alle Finals) e ritirandosi prima di affrontare Tsonga nei quarti di finale a Bercy; in pratica, Djokovic non vinse alcun torneo tra U.S. Open 2011 ed Australian Open 2012, cosa per lui decisamente inusuale. Questo articolo analizza e confronta il rendimento dell’attuale numero 1 al mondo a cavallo di due stagioni (leggasi anni) e divaga toccando un’altra domanda che molti si sono posti o si stanno ponendo: finirà il dominio di Nole? Se sì, quando potrebbe finire?

Il cambio di stagione

Per ottenere dei dati che non siano falsati dai primi anni di attività, ho scelto di limitarmi (salvo espressamente indicato) agli anni in cui Nole abbia disputato le Finals e confrontarne il finale con l’inizio della stagione successiva. Per questioni di superficie, di geografia dei tornei, di pause ed altri fattori più arbitrari, ho scelto di considerare come “finale di stagione” tutti i match giocati dopo gli U.S. Open fino alle Finals (o finale di Davis) comprese. Come “inizio di stagione” ho considerato tutti gli incontri dall’inizio del calendario annuale ATP fino a Miami.

A change of season

Delle 9 stagioni concluse alle Finals, possiamo analizzarne 8 e notiamo che Nole non subisce particolarmente la pausa, in quanto nella metà delle occasioni ha migliorato la % di vittorie rispetto al finale dell’anno precedente. Ovviamente, tutti sappiamo che Nole è il più bravo di tutti a “partire” tra i big degli ultimi anni, non a caso può vantare 5 Australian Open e spesso ha vinto degli Slam senza tornei preparatori. Tuttavia, gli ultimi tre anni mostrano una leggera flessione di Nole ai blocchi di partenza: a fronte delle sole 3 sconfitte (4 comprendendo questo 2015) nei finali di stagione 2012-2014, vi sono 6 sconfitte nelle prime fasi delle stagioni 2013-2015. Piccolezze, in ogni caso. Impressionanti i numeri di Nole negli ultimi 4 finali di stagione (75-3; 96.2%) e negli ultimi 5 inizi di stagione (107-8; 93.0%). Insomma, da questa prima analisi possiamo supporre che nel 2016 Nole inizierà come ha terminato il 2015, forse perdendo un paio di incontri tra Doha e Miami.

I titoli

Nel 2015 Nole ha vinto 11 titoli, mai aveva raggiunto un simile risultato. Di questi 11, ben 4 sono arrivati dopo gli U.S. Open, in pratica tutti i tornei a cui abbia preso parte. Ad inizio carriera Nole aveva un calendario più fantasioso, come quasi tutti i campioni in erba, fino al 2009-10 ha alternato tornei minori ad inizio e fine stagione, negli ultimi anni la sua programmazione si è stabilizzata. Possiamo dire che, in media, Nole affronta quattro tornei dopo gli U.S. Open (Pechino, Shanghai, Bercy, Finals) e 4-5 tornei a inizio stagione (Doha, Australian Open, Dubai, Indian Wells, Miami). I migliori risultati di fine annata sono i 4 titoli del 2013 e del 2015. ll miglior risultato di inizio annata risale al 2011 con 4 titoli. Unico caso in cui Nole non abbia vinto neppure un titolo a fine stagione è proprio il 2011, in cui esaurì le pile agli U.S. Open, mentre Nole dal 2008 in poi ha sempre vinto almeno un torneo ad inizio anno e dal 2010 sempre almeno due tornei. Possiamo dunque supporre che Nole vincerà almeno due titoli tra Doha e Miami, di cui almeno un titolo pesante (Slam o 1000). Ma fino a qui abbiamo confermato la scoperta dell’acqua calda.

Altro dato veramente sorprendente di Nole nelle prime fasi dell’anno riguarda la percentuale di vittorie nelle finali disputate. Se Nole ha un’eccellente percentuale complessiva (59/85; 69.4%), questo dato diventa eccezionale nelle finali disputate tra inizio anno e Miami (19-3; 86.4%). Nole ha perso soltanto tre finali disputate nei tornei di inizio stagione: contro Nadal ad Indian Wells nel 2007, contro Murray a Miami nel 2009 e contro Federer a Dubai nel 2015. Il dato impressionante è questo: dal 2010 al 2015, Nole ha vinto 14 delle 15 finali disputate fino a Miami, non perdendo in finale per quasi sei anni. Se Nole arriva in finale nei primi mesi del 2016, possiamo supporre che vincerà quasi certamente, soprattutto se si tratterà di Australian Open, Indian Wells o Miami.

Le sconfitte

Chi potrebbe fermare Nole nei prossimi mesi? La risposta è ovvia, solo se stesso, magari mentalmente esausto e sofferente per troppa pressione, una dieta al limite ed altri fattori che probabilmente contribuirono a metter fine al suo dominio dopo l’esaltante 2011. Quando finì, in pratica, il dominio di Nole iniziato agli Australian Open 2011? Continuò per tutto il 2011 con altri 2 slam e in tutto 10 titoli e sconfinò nel 2012 con la vittoria del terzo Australian Open. Nole perse a quel punto due partite nei tre successivi tornei: la semifinale di Dubai contro Murray e la semifinale di Indian Wells contro Isner, al tie-break decisivo. Poi Nole vinse Miami, vendicandosi contro Murray, ma da quel momento in poi, Nole vinse soltanto in Canada prima di tornare a dominare nel finale di stagione. Dunque possiamo considerare la vittoria di Miami ed il passaggio alla terra come la fine del dominio del biennio 2011-12 e la fine di questo dominio ha un nome (Nadal) che oggi non sembra più in gradi di fermare Nole, così come il secondo nome (Federer sul verde) non sembra più in grado di fermare Nole su questa superficie ed al meglio dei cinque set.

Ma chi, ad inizio anno, è stato in grado di fermare il Nole già vincente? Dal 2008 al 2015, i seguenti giocatori hanno sconfitto Nole più di una volta: Roddick (3 volte), Murray, Federer e Tsonga (2 volte; Nadal 2 volte se includiamo il 2007). Tutti gli altri, una volta soltanto, cito quelli ancora in attività: Simon, K. Anderson, Ferrer, Nadal (in Davis), Gulbis, Youzhny (ma gioca ancora?), Isner, DelPotro, Haas, Wawrinka, Karlovic. Di tutti questi, soltanto Roddick, Tsonga e Wawrinka lo hanno battuto al meglio dei cinque set. Dunque sembra che – ad esclusione dei super-bombardieri – solo quattro giocatori possano fermarlo in match che contano ad inizio 2016: Wawrinka, Tsonga, Federer e Murray. Ma solo i primi due al meglio dei cinque.

Facciamo un ulteriore passo avanti e chiediamoci: quando potrebbe perdere Nole? E qui scopriamo una curiosità: la prima sconfitta di Nole non arriva mai in finale dal 2008. In 4 casi, Nole perde molto presto, entro il quinto match: 2009 (1° match contro Gulbis a Brisbane), 2010 (5° match contro Tsonga agli AUS), 2014 (5° match contro Wawrinka agli AUS), 2015 (3° match contro Karlovic a Doha); in due casi dopo una decina di incontri (8° contro Davydenko in Davis nel 2008; 11° contro Murray a Dubai nel 2012); in un caso al 18° (Del Potro in SF a Indian Wells), in un caso eccezionale al 42° (la celeberrima SF del Roland Garros del 2011 contro Federer). Di queste “prime sconfitte”dal 2008, nessuna è arrivata in una finale, una sola in un 1T, una in Davis, 3 nei QF e 3 in SF, dunque Nole deve guardarsi dai primi scogli che troverà ai QF o alle SF di Doha o degli Australian Open.

Le strisce e i ricorsi storici

Se non siete tifosi di Nole, a questo punto sarete quasi scoraggiati e fate bene. A cosa aggrapparsi? A come sono terminate le grandi strisce di Nole ed a qualche ricorso storico, più cabalistico o scaramantico che altro.

La striscia più lunga di Djokovic inizia a Dicembre 2010, con la vittoria in tre set contro Simon nella finale di Davis. Da quel momento, inanella una serie di 43 vittorie consecutive, impreziosite dalle vittorie di Davis, Australian Open, Dubai, Indian Wells, Miami, Belgrado, Madrid e Roma. Fino a trovare la miglior giornata di sempre di Federer sul rosso (opinione personale) e perdere in quattro set. Meritano il dovuto rilievo altre due serie, entrambe con nefaste similitudini: 28 vittorie consecutive dopo aver perso la finale US 2010 fino alla sconfitta contro Wawrinka ai quarti degli Australian Open e 28 vittorie consecutive dalla sconfitta contro Federer a Dubai fino alla finale Roland Garros persa da Wawrinka, ancora lui (cit.) nel 2015. Negli ultimi mesi è toccato a Federer (proprio lui, cit.) causare l’ultima sconfitta di Nole prima di una striscia e poi la prima sconfitta dopo molti match (23, tra Cincinnati ed il RR delle Finals 2015). Le lunghe strisce di Djokovic vengono sempre interrotte da svizzeri e sempre negli Slam.

Ma fortunatamente Nole non ha una lunga striscia aperta, quindi gli svizzeri fanno meno paura, infatti il serbo ha vinto “soltanto” gli ultimi tre incontri consecutivi. Il finale di questo 2015, assomiglia molto a due altre stagioni, il 2012 ed il 2014, con una sola sconfitta dagli U.S. Open a fine anno. Nel 2012 perse da Querrey a Bercy e vinse le Finals contro Federer, poi vinse gli Australian Open 2013. Nel 2014 perse da Federer a Shanghai, poi vinse le Finals contro Federer e nel 2015 ha vinto gli AUS Open. Tifosi di Djokovic, la cabala è con voi: Nole vincerà gli Australian Open 2016. Nel 2013 invece Nole non perse mai a fine anno e poi perse ai QF degli Australian Open 2014… ancora una volta, Nole può ringraziare Federer che, con la vittoria nel RR delle Finals, ha scongiurato questa possibilità.

Conclusioni

Dal 2007 in poi, Nole ha sempre vinto almeno 1 titolo prima dell’inizio della stagione su terra e dal 2010 sempre almeno 2, di cui almeno 1 tra slam e 1000. Inoltre, dal 2010, Nole perde al massimo 2 incontri tra inizio anno e Miami. Negli ultimi tre anni riparte dai blocchi leggermente peggio di quanto abbia terminato la stagione precedente, ma è comunque sempre il migliore da cinque anni nei primi tre mesi dell’anno.

Negli ultimi 6 anni, Nole ha vinto 14 delle 15 finali disputate nei primi tre mesi dell’anno, perdendo solo da Federer a Dubai 2015. Dei giocatori in attività, dal 2008 solo Federer, Tsonga e Murray lo hanno battuto più di una volta entro Marzo, se partiamo dal 2007, si aggiunge Nadal. Ma nessuno lo ha battuto più di una volta al meglio dei cinque set ad inzio anno tra i giocatori in attività.

Nel 2012 fu la combinazione degli altri tre Fab 4 a spezzare il dominio del 2011. Ad oggi solo Murray sembra in grado di fermare Nole, ma in Australia, Murray ha sempre perso, Nadal sul rosso non sembra più in grado di fermare Djokovic né Federer sul verde. Ad esser onesti, solo un giocatore sembra in grado di fermare Djokovic in Australia, dato che Roddick ha smesso da tempo: Stan Wawrinka. Ad avvalorare questa divinazione, altri due spunti: Nole non perde mai il primo incontro dell’anno in finale (spesso in SF o QF), perciò se Nole supererà indenne Doha, il ranking suggerisce che Murray non potrà fermarlo; inoltre Djokovic deve proprio temere gli svizzeri, perché sono sempre gli svizzeri ad interrompere le sue strisce. Per sua fortuna, Federer ha già fermato la striscia nel RR delle Finals quindi Nole può davvero fare tutti gli scongiuri serbi, ma sembra in una botte di ferro per l’inizio del 2016.

Ah, dimenticavo una curiosità. In carriera, Djokovic ha perso finali solo da giocatori europei: Wawrinka, Nadal, Federer, Murray, Haas e Tsonga.

Chiedo scusa per eventuali (probabili, a dire il vero) errori. Correggete pure ogni svista ed imprecisione con i commenti.

Seanchan Tremalking (TML; Dicembre 2015)

Djokovic 2015: Autopsia di una stagione

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Come già ampiamente detto e ridetto in 1000 pagine dedicate al tennis quest’anno è stata una stagione record per Novak Djokovic, molti si sono sbilanciati nel dire che è la migliore stagione di sempre, qualcuno l’ha messo dietro solo alla stagione 1969 di Rod Laver, altri non volendo fare tanti paragoni con il passato dicono che è la migliore stagione degli ultimi anni tralasciando il 1969, ritenuto troppo lontano, ma mettendola davanti a tante altre del recente passato compresa quella del 2006 di Federer che sembra essere, a questo punto, la seconda migliore dell’era ATP. Vediamo come sezionarla per capirne la singolarità in tutta la storia del tennis.

Grande Slam

Nole in questa stagione è riuscito ad arrivare in finale in tutte le prove del Grande Slam impresa riuscita pochissime volte nella storia, oltre ai 3 Grand Slam realizzati da: Don Budge nel 1938 e Rod Laver nel 1962 e 1969 troviamo Jack Crawford nel 1933 che fu il primo ad arrivare a New York con 3/4 di Grande Slam in tasca perdendo la storica finale contro il britannico Fred Perry per 6-3, 11-13, 4-6, 6-0, 6-1. Stessa sorte capitò a Lew Hoad nel 1956 sconfitto a Forest Hills dal grande amico e rivale Ken Rosewall. Dopo il 1969 di Laver solo Federer è stato ad un passo dall’impresa una volta nel 2006 e l’altra nel 2007 sconfitto sempre dalla sua bestia nera, Rafael Nadal e sempre al Roland Garros che poi riuscirà a vincere nel 2009. A fare sempre finale è stato anche Frank Sedgman nel 1952 con 2 titoli a Wimbledon e US National Champs che l’avrebbero proiettato verso il professionismo.

Nole ha chiuso con un 27-1 (96.43%) che pareggia i conti con lo stesso score di Federer 2006, ma che lo mette comunque davanti allo stesso Federer 2007 e Hoad 1956 con 26-1 (96.30%). Non è riuscito nell’impresa di vincere 3 titoli consecutivi così come era capito a Nadal nel 2010 unico a riuscirci in 3 superfici diverse e a mancargli è stato solo il Roland Garros.

Ha perso 3 set agli Australian Open: 2 con Stan Wawrinka in semifinale, 1 con Andy Murray in finale. 5 set al Roland Garros: 2 con Murray e 3 con Wawrinka unico che è riuscito a batterlo. 3 set a Wimbledon: 2 con Kevin Anderson e 1 in finale contro Federer. 3 agli US Open: 1 contro Agut, 1 contro Feliciano Lopez, 1 contro Federer nella finale vinta per 6-4 5-7 6-4 6-4.

La partita più dominata è stata quella contro il brasiliano Joa Sousa nel primo turno degli US Open con una domination ratio (% di punti vinti in risposta diviso % di punti persi al servizio) di 3.76, un 75% di prime messe in campo, 92.3% di punti vinti con la prima e 61.5% con la seconda, 0 palle break fronteggiate.

Le 2 partite in cui è riuscito a mettere il maggior numero di prime in campo sono state: il terzo turno del Roland Garros contro Thanasi Kokkinakis e il quarto turno contro Richard Gasquet entrambe con 76.3% di prime. Il match dove ha raccolto maggiori punti con la prima è il già citato match contro Sousa agli US Open, con la seconda ha raccolto la maggiore percentuale di punti contro Cilic agli US Open con un 78.9%. In ben 7 occasioni non è riuscito a fare doppio fallo.

Vediamo le prestazioni alla risposta: contro Cilic agli US Open è riuscito a vincere il 60.6% di punti in risposta. contro Sousa ha vinto il 45,2% di punti sulla prima del portoghese e 73,1% sulla seconda.

La partita con il maggior numero di punti giocati è stata contro Kevin Anderson con un totale di 338 punti. Ha messo a segno 15 ace contro l’australiano Bernard Tomic a Wimbledon e ha commesso il maggior numero di doppi falli nella finale degli US Open contro Federer, 5 in totale. Il maggior numero di punti al servizio li ha vinto con Anderson a Wimbledon sempre in questa occasione ha fatto registrare 116 punti con la prima. Nella finale degli US Open ha vinto 59 punti con la seconda di servizio. Con Anderson si è registrato anche il maggior numero di ace subiti, ben 40 e nonostante tutto è riuscito a vincere. La partita durata di più è stata la semifinale contro Andy Murray al Roland Garros con 4 ore e 9 minuti.

In 4 occasioni non ha dovuto fronteggiare palle break con uno 0/0 nel tabellino. Nella finale degli US Open ha dovuto fronteggiare 23 palle break riuscendo a salvarne ben 19. In 3 partite è riuscito a salvare tutte le palle break a sfavore.

Masters 1000

Anche e soprattutto a livello di Masters 1000 Nole è riuscito a fare il vuoto. Con 6 titoli totali è riuscito a battere il suo record di 5 del 2011 che era in coabitazione con Nadal 2013. Anche in questa occasione è riuscito ad arrivare sempre in finale, perdendo in 2 occasioni: a Montreal e Cincinnati, ma non partecipando al Masters 1000 di Madrid.

Nei Masters 1000 Nole ha chiuso con un 34-2 (94,44%), nel 2006 Federer si era fermato a 34-3 (91,89%), giocando più partite al netto dei tornei disputati non essendoci il bye al primo turno e con 5 partite giocate al meglio dei 5 set, 3 vinte e 2 perse entrambe contro Rafael Nadal. Rafa nel 2013 aveva collezionato un 35-3 (92,1%) quindi davanti a Roger 2006, ma senza finali 3 su 5 e con il bye nei primi turni.

Ha perso un set ad Indian Wells, 3 a Miami, 4 a Roma, 3 in Canada, 2 a Cincinnati, 0 a Shanghai, 1 a Bercy, totale 13.

Overall

Considerando tutti i tornei disputati troviamo diversi record fatti registrare, 11 titoli: davanti a Nole 2015 ci sono diverse stagione con più titoli in tutta la storia nel tennis e anche nell’era Open: 12 vinti da Nastase 1972, Connors 1976, Muster 1995, Federer 2006. 13 tornei vinti da Borg nel 1979 e McEnroe nel 1984, 15 da Rod Laver nel 1970, Nastase 1973, Connors 1974, Lendl 1982. A quota 16 c’è Guillermo Vilas 1977 al primo posto Rod Laver 1969 con 18 tornei vinti.

Con il suo 82-6 (93.18 %) si piazza al 6° posto nella classifica delle migliori percentuali dell’era Open davanti a lui: John McEnroe 1984 82-3 (96,47%), Jimmy Connors 1974 93–4 (95.88%), Roger Federer 2005 81–4 ( 95.29%), Roger Federer 2006 92–5 (94.85%), Björn Borg 1979 84–6 (93.33%).

Con le sue 31 vittorie contro Top Ten si piazza al primo posto in questa speciale classifica. Dietro di lui ci sono 2 sue altre stagioni: Djokovic 2012 e Djokovic 2013 con 24 vittorie e Nadal 2013 sempre con 24. Altre stagioni record in questa statistica appartengono sempre a Nole e sono: il 2011 con 21 vittorie contro Top Ten e il 2014 con 19.

Con i suoi $21,646,145 di montepremi vinto si staglia al primo posto di gran lunga davanti a Nadal 2013 con $14,570,935 e ad altre 4 stagioni in cui era riuscito a dominare per quanto riguarda il conto in banca: $14,250,527 nel 2014, $12,803,737 nel 2012, $12,619,803 nel 2011, $12,447,947 nel 2013.

Con i suoi 16.585 punti si piazza al 1° posto per totale di punti conquistati. Distrutti i record di Federer 2006 con 15.510 (numero aggiustato al punteggio attuale) e Nadal 2013, questo risultato è anche il record di punti detenuti da un tennista non necessariamente alla fine della stagione. Considerando che prima del 1990 non c’erano le categorie attuali è difficile fare un confronto con il passato anche se ci possiamo aiutare con i numeri cercando di rendere equipollenti i tornei abbiamo uno strepitoso Lendl che da dopo Wimbledon 1985 a Wimbledon 1986 ha realizzato:

1985

  • Indianapolis – W 500
  • Stratton Mountain – F 300
  • Toronto – F 600
  • US Open – W 2000
  • Stoccarda – W 250
  • Sydney – W 500
  • Tokyo – W 1000
  • Wembley – W 1000
  • Australian Open – SF 720
  • Masters – W 1500

1986

  • Philadelphia – W 1000
  • Boca West – W 1000
  • Milano – W 1000
  • Fort Myers – W 500
  • Chicago – F 300
  • Forest Hills – SF 360
  • Roma – W 1000
  • Roland Garros – W 2000
  • Wimbledon – F 1200

Totale 16.730. Senza contare che Lendl nel novembre 1985 vinse anche Anversa, che aveva montepremi piu’ alto di tutti gli altri Masters 1000 escluso Delray Beach e presenti Lendl, McEnroe, Wilander, Becker, ovvero i numeri 1, 2, 3, 5 del mondo. Ovvero un Masters 1000 a tutti gli effetti. Per un potenziale 17.480 (dato che uscirebbe Stoccarda)

Record raggiunti

  • Primo a vincere 5 Australian Open nell’era Open (record all-time di Roy Emerson con 6)
  • Primo tennista che ha battuto sia Nadal che Federer in tutte e 4 le prove dello Slam
  • Primo a eliminare tutti i defending champion degli Slam nel corso della stagione
  • Primo a vincere 6 Masters in un anno
  • Primo a vincere 6 Masters diversi per 3 volte: Indian Wells, Miami, Rome, Rogers Cup, Shanghai, Paris
  • Primo a vincere 4 Masters diversi per 4 volte: Indian Wells, Miami, Rome, Paris
  • Primo a completare la doppietta Indian Wells-Miami per 3 volte
  • Primo a fare la tripletta Australian Open-Indian Wells-Miami per 2 volte
  • Primo a raggiungere 8 finali in 8 Masters 1000 disputati durante l’anno
  • Primo a vincere 5 Masters 1000 consecutivi (quelli a cui ha partecipato)
  • Maggior numero di vittorie nei Masters 1000: 39
  • Maggior numero di Masters 1000 su cemento: 19
  • Più alto punteggio nel ranking della storia con 16,785 punti
  • Maggiore distacco dal secondo 8,535 a fine anno
  • Primo tennista a non perdere punti ATP per 12 mesi: da Shangai 2014 all Round Robin del Masters
  • Maggior numero di finali consecutive in un anno: 15
  • Maggior numero di top ten battuti: 31
  • Primo a vincere contro tutti i top ten in un anno
  • Primo a vincere 4 ATP Finals consecutive

…e tanti altri ancora……

Non di solo Nole vive il tennis. I momenti OOOOH del 2015

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Iniziamo oggi una nuova rubrica a cura di voi utenti che avete voluto dedicare un poco del vostro prezioso tempo per scrivere un racconto, un articolo, una raccolta di emozioni che il 2015 tennistico ha lasciato nella vostra mente. Il primo racconto della serie è della nostra BB.

 

2015, anno del cannibale. In un pianeta tennistico desertificato, raso al suolo dalla forza devastante di Atomic Noiak, pochi superstiti lottano per la sopravvivenza, alla ricerca spasmodica di un’oasi di gloria. Si trascinano affamati da un torneo all’altro, bramando le briciole lasciate dal dominatore.

Ma come nel buio basta una fiammella a far luce, così nella storia ATP 2015 i sussulti di orgoglio dei ribelli hanno saputo destare un “Ooooooh” .

Ooooh di stupore, sorpresa, commozione, delusione, rammarico, rabbia. Piccoli grandi Ooooh che sussurrando sgusciarono via dalla noia.

“Ooooh che classe!” Roger sconfigge Nole a Dubai, con una grazia e leggiadria tale da farlo sembrare una visione nel deserto, un ologramma danzante sul campo, un semidio senza età né tempo. Fare tesoro di quell’oooh, ce ne saranno ben pochi altri.

“Oooooh è l’anno buono!” Stan imbrocca la prima settimana da animale a Rotterdam, battendo in una finale di alto livello e in rimonta un ottimo Berdych, dato per favorito prima del match.

“Ooooooh è tornato, anzi no!” Rafa ingrana la quinta marcia nel match contro Raonic a Indian Wells, tornando a lanciare banane(shot) sulle righe, per poi ammosciarsi sul più bello, visibilmente affaticato, lontano dalla sua consueta iron-mind.

“Ooooh ma su terra è tornato davvero! Anzi, no!” Rafa sbriciola Berdych 6-1 nel secondo set in semifinale a Madrid, facendo partire un filmino del King of clay che fu. Anzi, no: il filmino si inceppa sul più bello e sul campo della finale si rivede ZombieNadal, protagonista di un film horror di serie B, girato in casa peraltro.

“Oooooh troppo bello per essere vero, ma è tutto vero!” Santo Stanislas compie il miracolo, l’impresa di vincere il Roland al posto di sua maestà l’imperatore della terra rossa Rafael Nadal, strappandolo alle grinfie di Nole. L’eco di quell’oooooooh risuonerà a lungo.

“Oooooh e finalmente!” Benoit Paire vince a Bastaad il suo primo ATP, conquistando così in un anno solare sia un challenger che un futures che un atp. A fine anno raggiungerà il suo best ranking al numero 19 e il premio di best comeback of the year, meritatissimo. OOOOH, allez benoit!

“(T)Oooooh un 500!” e Rafa che, persa forza, perso il dritto, persa freddezza mentale, ha tutte le armi spuntate, tranne il cuore, e torna ad Amburgo per vincere il suo unico torneo 500 dell’anno. Di puro orgoglio.

“Ooooh suonale ancora a Nishi” L’indomito cavallo pazzo purosangue Paire batte e ribatte il numero 5 del mondo Kei Nishikori, soprannominato Sushi per la sua durezza e resistenza fisica e mentale. Lo fa al primo turno degli US Open, negandogli un comunque impervio cammino verso la finale che difendeva, e in semifinale a Tokyo, negandogli la difesa del titolo. Ooooh si, bestia nera anche nel 2016!

“Oooooh, amarcord il Fedal!” e dopo non so più quanti mesi e quante ragnatele accumulatesi sulle loro sfide, torna il più amato dei duelli, tra i due più amati degli anni 2000. In finale, oltretutto. Vince Roger sul superveloce di casa sua, ma va bene così. Grazie, ragazzi.

“Oooooh che quarti!” Sarà perché li ho visti dal vivo, ma Andy-Gasquet al terzo, Isner-Ferrer pure e soprattutto quattro tie break di fila, han dato luogo a una maratona di tennis e tifo stremante, finita all’una di notte. E se fossero andati al terzo pure loro? Oooooh no, non avrei più avuto voce.

…..di Breaking Bad (BB).

ATP Finals 2015: Il capo dei capi, Djokovic batte Federer, vince il 4° Masters consecutivo e chiude una stagione quasi perfetta

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Si chiude il sipario sulla stagione 2015 e ancora una volta gli applausi più scroscianti vanno a Novak Djokovic che chiude una stagione stratosferica che raramente si era vista su un campo da tennis. Dall’altra parte della rete un innocuo Federer può far ben poco contro il serbo che gioca in maniera chirurgica, sbaglia spesso di dritto ma l’altro sbaglia molto di più. Fioccano i gratuiti e i circoletti rossi sono molto, ma molto rari, forse inesistenti. Djokovic vince il suo 4° Masters consecutivo come nessuno aveva fatto prima e si aggiunge al club dei vincitori del Masters con una sconfitta.

La cronaca: dopo la prova opaca che Nole aveva mostrato nel round robin contro Federer, che era parso molto più pimpante e brillante dell’avversario, il serbo si trasforma improvvisamente, gli attori sono sempre gli stessi ma a parte invertite. E’ chiaro che il serbo non si era impegnato al 100% nella seconda partita del girone e sembrava quasi remissivo come per risparmiare energie preziose che dopo una stagione del genere è lecito che siano esigue.

Al servizio parte Federer e si capisce fin dalle prime battute che oggi non è aria: la prima palla break arriva subito sul 30-40, è prontamente annullata, ma sarà il preludio alla fine dello svizzero. Quando è Djokovic a servire la regia manda in sopraimpressione una scritta criptica e allo stesso tempo escatologica: 4/23, il rapporto delle palle break convertite da Roger nella finale degli US Open proprio contro Nole. La palla break arriva ma subito viene annullata e tutto torna alla normalità, almeno apparentemente. Quando è di nuovo lo svizzero a servire Nole diventa profondo quasi quanto le Fosse delle Marianne, ogni colpo arriva dall’altra parte sempre oltre il quadrato del servizio e capita spesso che Roger si ritrovi la palla tra i piedi e, per quanto gli addetti ai lavori possano dire che la superficie è lenta e il rimbalzo è alto, siamo sempre sul cemento indoor e il rimbalzo è basso abbastanza da mettere in difficoltà lo svizzero che è costretto a tirare su delle palle all’altezza del ginocchio o poco sopra. Lo slice sembra la chiave per il 17 campione Slam per vincere il match, ma non può tagliare tutte le palle che gli arrivano, soprattutto quando Nole gli fa fare il tergicristallo e correre a destra a sinistra: a 34 anni non è una passeggiata di salute, così i gratuiti di Roger lievitano e il divario diventa sempre più ampio. Nole, cecchino chirurgico, strappa il break alla prima occasione e da lì in avanti la partita sembra andare avanti per inerzia. Poche emozioni, poche belle giocate. Nel 6° gioco puntuale la regia manda in onda lo 0/1 (sempre rapporto delle palle break convertite) fino a quel momento da Federer quando il punteggio è sul vantaggio Roger: niente, non c’è nulla da fare lo 0/2 è presto servito mandando nello sconforto prima lo svizzero e poi tutti i suoi fan impotenti quasi quanto lui. A poco serve la metamorfosi in servebot nel 7° gioco se Nole concede poco o nulla sul suo di servizio con Becker dalla tribuna ammira il suo allievo nel giorno del suo 48° compleanno. Forse ci sarebbe qualche speranza se Roger insistesse sul diritto di Nole, ma questi non ne vuole sapere, martella a sangue con il suo rovescio bimane e Federer è costretto spesso ad indietreggiare: lodevole è la sua capacità di girare ancora attorno alla palla per colpi di dritto quando c’è bisogno, a 34 anni non è facile giocare ancora in questo modo, ce lo insegna Nadal che ha fatto di questo particolare uno dei suoi migliori colpi del repertorio insieme al passante in corsa uncinato lungolinea e che oggi stenta ad eseguire e ha solo 29 anni. Nel 9° gioco Federer annulla strenuamente una palla break, ma alla seconda capitola e così regala a Nole il primo set.

Le speranze che ci possa essere partita rimangono esigue, il pubblico londinese inneggia al più amato, ma non manca qualche voce sparuta con la bandiera serba che grida clandalosamente, per i ben pensanti:”Nole, Nole” (rigorosamente in minuscolo). Nel 2° gioco Federer viene disturbato da un signore barbuto che non vuole sedersi e ritarda la ripresa della partita, paradossalmente è questo il migliore turno al servizio dello svizzero e così i tifosi si affidano alla scaramanzia: così come Fantozzi, bevendo poco oculatamente un sorso della frizzantissima acqua Bertier, fece vincere al Duca Conte Semenzara un banco clamoroso, i tifosi di Federer chiedono a gran voce all’uomo barbuto di alzarsi e disturbare di nuovo il gioco, ma, l’educazione prima di tutto, il signore tanto gentile rifiuta, rimane seduto e così anche la più abietta scaramanzia viene meno. Nole dal canto suo, come il colonnello Bernacca, fa il brutto e cattivo tempo e al servizio non concede nessuna palla break. La partita è bruttina, Nole non mostra mai qualche dropshotino dei suoi che tanto ci piacciono e quando lo fa lo manda fuori. All’improvviso: the best point of tournament, Federer si ricorda di essere il più grande, dimentica la carta d’identità a casa e inizia a correre come un ragazzo, Nole si trasforma nell’ispettore Gadget e si allunga e si accorcia e quando vuole anche le sue gambe allungherà (come si insegna Cristina D’Avena), il punto e gli applausi sono per lo svizzero che vince il punto. Ma a che serve vincere il miglior punto se poi nei successivi butti via la palla come uno straccio vecchio? Nell’ottavo gioco iniziano a spegnersi le prime luci della O2 Arena perché sembra proprio che la stagione sia al capolinea. Federer annulla 3 palle break e allunga la partita, in realtà la sua agonia. Bum Bum Nole chiude il servizio a 0 e la patata bollente passa di nuovo nelle mani dello svizzero. Annulla una prima palla match, ma commette uno dei più gravi sacrilegi che possa fare un tennista: doppio fallo e game, set and match. Nole ha vinto, è lui il numero 1 dei numeri.

Analisi della stagione

La stagione 2015 entra nell’archivio delle migliori di sempre, ma è la migliore di sempre? Sì, no, forse. Andiamo a vedere i numeri: 3 titoli del Grande Slam, 6 Masters 1000, il Masters di fine anno, 1 ATP 500, numeri mostruosi. Nole si è fatto sfuggire solo il torneo di Doha che col senno di poi pesa come un macigno nel diamante quasi perfetto di Djokovic 2015, una sconfitta ai quarti di finale contro Ivone Karlovic non gli ha permesso di centrare un perfect record che è quello di giocare solo finali in tutta la stagione, mai riuscito nella storia del tennis, o forse sì? Big Bill dove sei? Parlaci del tuo 1925. Ok: nel 1925 Tilden fece solo finali rastrellò tutti i tornei sulle superfici più in voga in quell’epoca: erba, terra battuta e parquet indoor (l’hard court, impropriamente detto “cemento” era rarissimo e giocato per lo più nella West Coast, Tilden filadelfiano fino all’osso, non andò mai fin laggiù a giocare, eppure una bella sfida con il suo rivale più grande, Bill Johnston, detto Little Bill ci stava) ma perse clamorosamente in finale contro Vincent Richards all’Orange Club Champs di Mountain Station a maggio. Tilden non giocava per i soldi e i record erano solo una mero divertimento ludico degli appassionati che si divertivano a giocare con i numeri, quindi chissà che quella sconfitta non sia venuta per pura casualità proprio contro l’amichetto Vinnie che tanto adorava, anche in maniera molto profonda. Il 78-1 di Bill rimane oggi un’utopia, può darsi, ma Nole ha chiuso con solo 6 sconfitte di cui una assolutamente indolore nel Masters che può essere benissimo decurtata. Oltre a Karlovic a batterlo sono stati: Federer a Dubai, Wawrinka al Roland Garros, Federer a Cincinnati, Murray in Canada, ancora Federer nel round robin del Masters. Quindi Roger è stato di fatto il suo avversario più temibile pur essendo arrivato al 3° posto a fine anno con Murray numero 2 che non ha avuto grandi exploit ma che è stato premiato dalla sua costanza e ha una missione ancora da compiere per conto di Sua Maestà: vincere la Coppa Davis e mettere definitivamente Fred Perry nel dimenticatoio o lasciarlo solo come marca di magliette se preferite.

A questo punto sembra superata la stagione monstre Federer 2006 chiusa con un 92-5 che in termini di percentuale è superiore al 82-6 di Nole: 94,84% contro 93,18%, ma ci sono: 3 Slam contro 3 Slam e qui siamo pari, 6 M1000 contro 4, Masters di qua e Masters di là e un 500 di Nole contro 3 ATP 250 di Federer, quindi le vittorie in più di Roger sono arrivate da tornei minori che Djokovic non frequenta quasi mai. L’unica condizione che sembra avvantaggiare lo svizzero nella sfida è il 3 su 5 nelle finale dei Masters 1000 e della Tennis Masters Cup contro Blake e la partita in più sempre nei Masters 1000, di contro mancano all’appello i titoli sulla terra battuta per il campione svizzero e da qui nasce il tautologico paradosso degli “avversari scarsi”: Nadal nel 2006 era il più grande terraiolo del mondo e poi lo sarebbe stato della storia, nel 2015 il più grande terraiolo era a mezzo servizio e solo un Wawrinka deluxe non ha permesso a Nole di chiudere quello che anticamente veniva chiamato Slam rosso, ossia vincere: Monte Carlo, Roma e Parigi nello stesso anno. Però se hai gli avversari scarsi e vinci è meglio che avere avversari forti e perdere almeno su questo possiamo essere d’accordo e tagliare la testa al toro e mettere davanti il Nole 2015 considerando equipollenti tutte le categorie che c’erano nel 2006 con le rispettive categorie del 2015.

A questo punto considerando le stagione pro e amateur dilettanti molto lontane e difficili da paragonare a quelle attuali (ma non impossibili e stiamo lavorando in questa direzione) ci tocca spulciare il magico 1969 di Laver e dell’ultimo Grande Slam della storia del tennis maschile. Rosewall, mai stato gufo ai livelli di Mats Wilander per intenderci, disse nel 1970 quando vinse a Forest Hills che nell’era dei soldi per il tennis nessuno avrebbe più fatto il Grande Slam, una maledizione di Babe Ruth che dal baseball viene importata dal tennis.

Però prima di iniziare bisogna sfatare qualche luogo comune che molte volte ofusca un giudizio imparziale e che troppo presto ci porta a degli assurdi. Laver vince 3/4 su erba, verissimo! Ma dobbiamo stare attenti: non tutte le “erbe” degli Slam erano uguali, così come oggi non tutti i “cementi” sono uguali. I prati o turf inglesi sono sempre stati veloci con rimbalzo veloce e “normale” non irregolare, in Australia l’erba era sempre veloce ma il rimbalzo era sempre irregolare in più bisogna aggiungere le condizioni atmosferiche, soprattutto il vento che disturbava non poco il gioco. A Forest Hills c’era l’erba più bassa, rimbalzo basso e il West Side Club non aveva le stesse risorse per mantenere i campi perfetti come l’All England Club di Londra e così i prati newyorkesi erano maggiormente malandati rispetto a quelli londinesi. La terra del Roland Garros è rimasta più o meno la stessa, anche se oggi sembra più veloce e gli scambi pure, negli anni ’60 e ’70 uno scambio poteva durare diversi minuti come quello storico tra Vilas e Borg nella finale del 1978 durato 86 colpi.

Laver non ha vinto tornei indoor importanti. Falso. In primis troviamo il torneo di Philadelphia, lo U.S. Professional Indoor che era agli stessi livelli dell’Australian Open se non superiore, in più mettiamo il Madison Square Garden Pro che con i suoi $25,000 di montepremi era un signor torneo, a questi bisogna aggiungere anche Wembley e Madrid.

Laver non ha vinto tornei sul cemento. Falso. Ha vinto diversi tornei sul cemento tra cui spiccano il torneo di Johannesburg, uno dei più importanti della stagione con un montepremi combined di $40,700 e il torneo di Boston, lo storico U.S. Pro Champs giocato sull’uniturf all’aperto, quindi in teoria sarebbe un sintetico outdoor, ma all’aperto il sintetico e il cemento non sono così tanto differenti. Il torneo più importante dell’anno su hard court fu quello di Las Vegas di poco superiore a South African (Johannesburg) e Boston.

Il tennis non era un sport globalizzato. Falso. Stiamo parlando del 1969 non del 1569, cioè 46 anni fa che rispetto alla storia del tennis è come dire l’altro ieri e rispetto alla storia dell’uomo è come dire 2 minuti fa. Ovviamente non sarà come ai giorni nostri nella società del web 2.0 in cui si sa tutto e subito, però i maggiori tornei erano trasmessi in TV come il torneo di Wimbledon con l’immacabile BBC e soprattutto i partecipanti dei maggiori tornei provenivano da tutto il mondo. Basta andare a guardare i tabelloni per rendersi conto di ciò: al Roland Garros ci sono tennisti di una trentina di nazioni diversi e non sono da meno Wimbledon e US Open, si dice che in quei tempi comandavano le solite nazioni, vero, ma avere oggi un serbo, uno svizzero e uno spagnolo non rende certo il mondo globalizzato visto e considerato che l’Europa è unita da un bel pezzo, anzi oggi potremmo dire che mancano tennisti ai vertici da tutti i continenti come era nel 1969. Nella Top Ten mancano l’America, manca l’Australia, e quindi l’Oceania tutta, e l’Africa che è sempre mancata. L’unico non europeo è Kei Nishikori che riempie il buco lasciato dall’Asia.

L’ultimo luogo comune che quasi nessuno a cui nessuno ha mai fatto caso è il formato dei tornei. Per la maggior parte i tornei Open era 3 su 5, quindi se oggi c’è una differenza abissale tra vincere un Masters 1000 con 5 partite col 2 su 3, vincere un torneo non Slam con 6 partite tutte 3 su 5 non ti consegna alla storia ma come difficoltà siamo lì. Ecco che la vittoria di Laver nel “torneino” di Johannesburg che oggi potrebbe essere uno scarso ATP 500 acquista un valore altissimo: 6 partite vinte al meglio dei 5 set battendo in sequenza McMillan, Bob Hewitt, Drysdale e Okker in finale, quindi ai 4 Slam canonici potremmo benissimo aggiungere altri tornei, ma gli Slam rimangono tali: 4 sono sempre stati 4 e 4 saranno per sempre (speriamo).

In questo modo considerando tutte queste variabili è evidente che Laver 1969 rimane sempre davanti qualsiasi prospettiva si usa per valutare le stagioni: se consideriamo i tornei “quantizzati”, ossia 4 Slam valgono sempre di più di 3 Slam + 1000 tornei e 1 Slam vale molto di + 1000 Masters, allora Laver è davanti. Se mettiamo tutto nel calderone e diamo una misura della distanza tra uno Slam e un Masters 1000 rimane sempre davanti Rocket Man di poco, ma rimane davanti: i suoi 4 Slam, 4 simil Masters 1000, il Madison Square Garden pro assimilabile al Masters di fine anno e tutta la valanga di altri tornei, 24 totali, contro i “soli” 11 di Nole Rod è sempre lassù irraggiungibile.

Il futuro di TennisMyLife

La stagione ormai è giunta al termine, ci sarà l’appendice della finale della Coppa Davis, così questa settimana sono pronti gli articoli di alcune delle edizioni più significative della Davis e con il live da venerdì a domenica, dopo di che si apre un buco nero da qui all’inizio della prossima stagione. A me viene impossibile riempire tutti questi giorni con un articolo al giorno e soprattutto mancando tornei, non si possono fare “live” e quindi gli articoli rimarrebbero sostanzialmente vuoti. Se qualcuno ha degli articoli da proporre io li posso pubblicare, però sorge anche un altro problema, secondo voi questa storia quando potrà andare avanti? Come potete vedere sono solo io a tirare avanti il sito, ci sono altri moderatori ma quello è il lavoro “minore” perché quello che conta sono i contenuti e gli articoli che poi vanno a reggere i commenti che stanno sotto, così lancio l’appello SAVE TENNISMYLIFE ci vuole qualcuno che mi aiuti e infine mi chiedo io personalmente fino a che punto potrà andare avanti questa storia (x 2)? Stare dietro a tutti è molto stressante in più aggiungiamo quelli che non mi aiutano e rompono solo che sono la minoranza ma che comunque mi stressano parecchio, questo deve essere un “gioco” ma se poi mi devo innervosire non va bene. Questo non è il mio lavoro, mi piacerebbe tanto che lo fosse, ma non lo è quindi io non ci guadagno niente, se magari arrivassero i soldi come qualcuno tenta velatamente di nascondere assurgendosi a grande testata giornalista, e missionaria della Parola del Tennis senza considerare che poi alla fine quello che conta sono i quattrini che porti a casa a fine mese, sarebbero ben accetti 😉 Ma non è la mia ambizione, non è il fine ultimo di questo sito. La quantità di utenti che si sono connessi, che hanno condiviso le loro esperienze, le loro emozioni, che hanno gioito con me sono commoventi: persone colte, intelligenti, simpatiche, altruiste che difficilmente si trovano nella vita reale, hanno dato lustro a questo spazio che non disdegna di essere indicizzato da Google e infatti vedo sempre più crescenti le visite che arrivano dai motori di ricerca, grazie a voi che così numerosi che fate salire il page rank delle nostre pagine se cercate qualcosa sul tennis che si trova pure o solo su TML. Da agosto a questa parte abbiamo dimostrato che si può creare una comunità di persone intelligenti che possono parlare sia di tennis e per chi vuole anche delle proprie emozioni della vita privata, perché no? Quello che mi piace di più e che qui ci sentiamo parte di qualcosa, insieme e non appendici di qualcosa che “ci sfrutta” per arricchirsi e pretende un determinato codice di condotta. In conclusione vi dico grazie e vi invito a fare delle proposte, so che ci tenete a questo spazio.

E’ stata una stagione bellissima e appassionante che è entrata di diritto nella storia del tennis, vissuta fino in fondo 15 per 15 e vi confesso che mai avevo seguito così il tennis, ma forse l’avevo seguito di più perché con il live mi interessano più i vostri commenti che le azioni di gioco, maledetti!!! 😉

Lancio così l’hashtag #saveTML

“Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.

A ciascuno il suo torneo: Djokovic invictus a Pechino

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Djokovic China Open

Il tennis fin dalle sue origini è stato composto da tornei e non campionati, ossia delle competizioni di 2, 3, 7, 14 giorni che si ripetono con cadenza annuale e non gare che durano mesi e solo alla fine di questo periodo viene determinato il vincitore. Così è capitato che diversi tennisti potessero fare propri alcuni di questi eventi ponendo un dominio mai avuto da nessuno. Il primo tra tutti è stato William Renshaw nel Torneo di Wimbledon con le sue 7 vittorie di cui 6 consecutive, poi è venuto Bill Tilden con le sue 7 vittorie agli U.S. National Championships, passando per Pancho agli US Pro, Rosewall ai French Pro per arrivare all’era Open con il dominio di Borg al Roland Garros e Connors a Birmingham e i più recenti straordinari risultati di Nadal a Monte Carlo e sempre Roland Garros, Federer ad Halle e l’ultimo Djokovic nel torneo di Pechino.

Djokovic e il China Open

Quest’anno Djokovic ha vinto il suo 6° China Open, dove non ha mai perso perso una partita e cavalca una striscia vincente di 29 vittorie e nelle sue 6 partecipazioni ha perso solo 3 set, l’ultimo risale all’edizione 2013 quando cedette il secondo parziale a Fernardo Verdasco nel 2° turno per 6 giochi a 2.

-2009

La prima edizione del China Open a cui prende parte Nole è quella del 2009, il primo anno in cui il torneo aveva fatto il salto di qualità passando da International Series (attuali ATP 250) ad ATP 500. La prima cavalca di Djokovic è netta e nessuno dei suoi avversari è riuscito mai ad impensierirlo. Da numero 4 del mondo ha battuto in serie il rumeno Victor Hanescu per 6-3 7-5 in un’ora e 29 minuti. Al connazionale numero 28 , Victor Troicki va ancora peggio, perde per 6-3 6-0 e si fa appena in tempo a superare l’ora di gioco: un’ora e un minuto per la precisione, le palle break salvate da Nole sono nulle: 0/0. Le prime difficoltà arrivano da Ferndardo Verdasco numero 9 del mondo che brekka per 3 volte Nole e strappa il primo set nella capitale cinese al capitano, ma questo set strappato è solo un fuoco di paglia visto che il serbo reagisce immediatamente e vince con il punteggio di 6-3 1-6 6-1. In semifinale c’è il giustiziere di Nadal al Roland Garros Robin Soderling proveniente da un ottima stagione che però non può nulla contro lo strapotere serbo: 6-3, 6-3 in un’ora e 21 minuti di gioco. Il finale c’è Marin Cilic che è il giocatore che lo tiene di più in campo, esattamente un’ora e 54 minuti ma non bastano a strappare un set e Nole chiude per 6-3 7-6(4). Oltre all’evidente dominio c’è da sottolineare un tabellone non del tutto sempre con giocatori battuti che hanno avuto il seguente ranking: 27, 28, 9, 11, 15.

-2010

L’edizione 2010 è molto probabilmente l’edizione più semplice da vincere per Nole. Nel primo turno incontra la wild card locale Mao Xin Gong, numero 356 del mondo, che viene spazzato via in appena un’ora e 11 minuti di gioco concedendo 0 palle break e con una percentuale di prime non all’altezza dell’allora numero 2 del mondo di 56.1% che si confanno ad un tennista del suo rango, ma tanto è bastato per portare a casa la partita. Nel turno successivo Mardy Fish è costretto a dare forfait. Ai quarti di finale lo aspetta Gilles Simon, allora non all’apice della carriera e da numero 43 del mondo. Gillou è molto bravo in risposta ma in quella occassione non riesce a sfruttare 7 palle break e cede dopo 1h25′. La finale è contro il bombardiere ancora acerbo John Isner che deve capitolare per 7-6(1) 6-2. Il tempo totale in cui Nole è rimasto in campo è di 5 ore e 27 minuti, un record per vincere un torneo (ma agevoltato dal walkover nella sfida contro Mardy Fish).

-2012

Nell’annus mirabilis 2011 Nole salta il China Swing e non può difendere il titolo di Pechino che passa nelle mani di Tomas Berdych. Da imbattuto, ma senza titolo si presenta a Pechino per prendersi quello che gli appartiene. Al primo turno affronta il qualificato Michael Berrer, tedesco numero 123 del mondo, che nonostante una partita dominata da Nole riesce a strappare un set al serbo, ma nulla di grave, Nole chiude con il punteggio di 6-1 6-7(3) 6-2 quando manca un minuto alle 2 ore di gioco. Nel secondo turno l’argentino Carlos Berlocq è capace di strappare 2 break a Nole ma non bastano per vincere né un set, né tantomeno la partita che si chiude con un perentorio 6-1 6-3 con un Novak in grande spolvero al servizio con un 73.6% di prime messe in campo. I quarti di finale sono una pura formalità contro Jurgen Melzer che in meno di un’ora viene spazzato via dal campo: 2 palle break concesse da Nole che vengono prontamente annullate. 6-1 6-2 è il punteggio finale del match. Anche il tedesco Florian Mayer riceve più o meno lo stesso trattamento di Melzer, viene sconfitto per 6-1 6-4 in un’ora esatta di gioco con 2 palle break concesse e annullate. In finale lo aspetta Jo-Wilfried Tsonga proveniente da un grande exploit a Wimbledon con la semifinale persa contro Murray e da un flop agli US Open eliminato dal secondo turno da Martin Kližan. Contro Nole pone resistenza solo nel primo set che arriva al tie-break vinto da Nole per 7 punti a 4, da li in poi la strada diventa in discesa e il 6-2 finale lo testimonia: un’ora e 42 minuti di gioco e 3° titolo a Pechino per Djokovic.

-2013

Il finale di stagione di Djokovic è scintillante. Nel post US Open riesce a vincere tutti i tornei a cui partecipa, quindi: Shangai, Bercy, Masters e l’immancanbile torneo di Pechino che domina come non mai, nonostante lasci un set per strada, ma è solo ordinaria amministrazione. L’esordio contro il ceco Lukas Rosol è brutale: Lukas viene spazzato via in 54 minuti con una dominatio ratio di 3.32. Ci sono solo 2 palle break concesse prontamente annullate. Alle fine il punteggio sarà di 6-0 6-3. Lo spagnolo Fernando Verdasco è l’unico che gli strappa un set e sarà l’eccezione piuttosto che la regola. Nando riesce a lottare per un’ora e 55 minuti strappando per 3 volte il servizio a Nole che annulla altre 5 palle break. 7-5 2-6 6-2 è il punteggio finale. Da qui in avanti sarà un assolo serbo con gli avversari restii a porre una qualche forma di resistenza significativa. Ai quarti di finale l’americano Sam Querrey può solo raccogliere la miseria di 3 giochi senza arrivare mai a palla break e uscire distrutto dal campo dopo 53 minuti. Stessa sorte capita al francese Richard Gasquet che lotta poco più di Querrey: un modesto 6-4 6-2 porta Nole in finale per 4a volta. Il 2013 di Nadal è stata la sua migliore cementifera grazie alla tripletta estiva made in USA, ma il finale di stagione non è ai livelli di quello spiccio di stagione e dopo aver perso a Shangai da Juan Martin del Potro deve cedere in finale a Nole in un match praticamente senza storia chiuso per 6-3 6-4 in un’ora e 27 minuti. Così i titoli a Pechino di Djokovic salgono a 4 e non ha nessuna intenzione di fermarsi.

-2014

Nel 2014 il dominio cinese di Nole si fa ancora più pesante. Nel primo turno non ha pietà contro lo spagnolo Guillermo Garcia Lopez sconfitto in un’ora e 4 minuti per 6-2 6-1. L’unica soddisfazione per Guillermo è avere brekkato 2 volte il numero 1 del mondo, ma è subito controbrekkato al turno successivo. Nel secondo turno il numero 41 Vasek Pospisil è l’ultimo che riesce a strappargli più di 4 game a set. Il giovane canadese viene regolato per 6-3 7-5 con solo break a suo favore. Curiosità: Nole non ha commesso nessun doppio fallo durante tutta l’ora e 26 minuti di partita. La testa di serie numero 5 Grigor Dimitrov riesce a resistere solo 4 minuti in più di Pospisil: 6-2 6-4 è il punteggio a favore del serbo. In semifinale si rinnova la “non rivalità” contro Andy Murray che è molto remissivo e spesso incollato alla linea di fondo con la solita seconda di servizio che non riesce a produrre risultati sufficienti: 33% sarà il totale dei punti realizzati con la seconda. Ad Andy mancano anche i vincenti solo 7 a fronte di 22 errori non forzati. Il risultato finale dell’incontro è 6-3 6-4. Il capro espiatorio della finale è Tomas Berdych fatto fuori con il punteggio di 6-0 6-2. Nole si era spinto addirittura verso il 6-0 5-0 40-30 quando c’è stata una timida reazione del ceco che ha strappato il servizio e tenuto finalmente un game con il suo, ma nel turno successivo Nole chiude subito e porta a 24 il numero di successivi consecutivi a Pechino.

-2015

Il torneo del 2015 è storia recente ed è anche l’edizione maggiormente dominata dal serbo. Nel primo turno Simone Bolelli viene spazzato con un perentorio 6-1 6-1 con nessun break e 5 palle break salvate in totale. La wildcard cinese Ze Zhang, numero 219 del mondo, sa leggermente meglio dell’italiano, ma solo nel conteggio dei game: da 2 si passa a 3 con l’aggravante di non avere mai avuto nessuna palla break. Nei quarti di finale si presenta il bombardiere Long John Isner, quindi un tennista sulla carta difficilmente brekkabile: nulla da fare, Nole strappa per 4 volte il servizio all’americano che riesce a salvare solo una delle 5 palle break che è costretto a fronteggiare, di contro lui non ottiene nessuna palla break e il 6-2 6-2 è bello che servito. L’unico che riesce a impensierire Nole è David Ferrer, detto Ferru, che sarà l’unico a strappargli il servizio per ben 2 volte, ma non va oltre il 6-2 6-3. In finale si rinnova la sfida con Rafael Nadal che ha dato spesso diverse emozioni, ma il Nadal del 2015 è un lontano parente del Nadal che ha fatto sognare tanti suoi sostenitori e il cemento non è certo il suo habitat naturale. La lotta c’è ma Rafa non concretizza, mentre dall’altra parte si vede un Nole in condizione stratosferica come lo è stata tutta la stagione che prende tutte le righe e non manca di deliziare il pubblico con qualche tocco di fino con i suoi dropshot. Alla fine il punteggio sarà di 6-2 6-2 con le vittorie consecutive che salgono complessivamente a 29 (+ un walkover).

ATP Shanghai 2015: L’ultimo imperatore, Novak Djokovic dopo Pechino conquista anche Shanghai

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Djokovic Shanghai 2015 Trophy

 

Novak Djokovic continua a stupire il mondo del tennis aggiungendo un altro tassello al suo già straodinario 2015, con una prestazione monstre riesce ad annichilire il francese Jo-Wilfred Tsonga e conquista un altro titolo in Cina, nazione che ormai sembra essere diventata la sua seconda patria. Nole, evidentemente poco amato in altri luoghi radical chic del tennis mondiale come Parigi e New York, con l’incognita Wimbledon dove il pubblico è stato sempre molto neutrale e di una risma superiore a quello di tutti gli altri Slam, ha provato della Repubblica Popolare Cinese un grande apporto da parte della gente del posto che sicuramente non mastica tennis da secoli come negli USA o in Gran Bretagna, ma che, con lo sviluppo della sua galoppante economia, si sta sempre di più avvicinando all’elité di chi gioca e parla di tennis.

A Pechino non ha mai perso una sola partita e ha collezionato 6 titoli di cui 4 consecutivi con l’assenza del 2011, a Shanghai, da quando è nato il Masters nel 2009, 3 titoli; quando ha partecipato è sempre come minimo arrivato in semifinale e non ha mai perso nell’atto conclusivo. Un dominio mai visto in questa porzione di stagione che forse è possibile paragonare solo a quello di Connors nei tornei del circuito Riordan o IPA.

I numeri di Nole considerando tutta la carriera cominciano a fare impressione: 57 titoli, 43 sul cemento, 25 Masters 1000, ha vinto 6 tornei almeno 3 volte: Indian Wells Masters, Miami Masters, Roma, Canadian Open, Shanghai e Bercy superando Nadal fermo a quota 5 in questa particolare classsifica con Indian Wells, Montecarlo, Roma, Madrid e Canada e Federer con 4: Indian wells, Amburgo, Madrid, Cincinnati. Ha eguagliato anche Nadal 2013 come Masters 1000 vinti in una sola stagione ben 5 su 7 partecipazioni, con Madrid saltato e finale a Cincinnati e Canada e ha ottenuto il record di 7 finali disputate mai regstrato da nessuno.

Oltre ai numeri quello che emerge è un gioco molto migliorato sotto diversi punti di vista, difficilmente raggiungibile dai suoi avversari che inevitabilmente possono passare per poco competitivi, ma si sa, in questi casi non si riesce a capire dove sono i meriti tuoi e i demeriti dell’avversario. In questa fase della carriera è riuscito a trovare un sostanziale equilibrio tra i 2 colpi fondamentali che non tutti si possono permettere a partire dai grandi Federer e Nadal che hanno una maggiore propensione per un colpo piuttosto che per un altro. Roger è spostato verso il servizio e il dritto, mentre Nadal predirige il dritto inside-out, se vogliamo a questa lista possiamo aggiungere anche Stan Wawrinka che è sublime con il suo rovescio ad una mano, ma il suo dritto non è certo eccezionale rispetto a quello degli altri top player. Un altro aspetto che emerge dal gioco del serbo è la profondità dei colpi che è più unica che rara. Questa profondità gli ha permesso di contrastare il gioco d’attacco di Federer molto propenso a scendere a rete con l’aggiunta della nuova arma, la SABR (Sneak Attack by Roger) che con quei colpi che sfiorano la linea di fondo campo e soprattutto quelle laterali può fare ben poco per contrastarlo. A tutto questo si aggiunge la consueta elasticità che gli permette di fare dei recuperi eccezionali e in più possiamo aggiungere il gioco di controattacco e di anticipo che ricordano non tanto vagamente quello di Connors prima e soprattutto quello di Andre Agassi.

A questo punto sembra quasi doveroso un confronto con il 2011 anche se ancora manca l’ultimo spicchio di stagione che potrebbe, in via definitiva, svelare l’arcano su quale stagione sia migliore dal punto di vista dei numeri anche se rimarrebbe insoluto il paragone per quanto riguarda la qualità del gioco espresso e sulla forza degli avversari che come sempre divide gli appassionati, con i tifosi di Nole propensi a non fare distinzioni tra avversari forti e avversari scarsi e con qualche detrattore che recrinima una mancanza di competitività all’interno del circuito che era presente nell’annata mostre con un Nadal in grande spolvero e Federer che non era da meno e soprattuto con 4 anni in meno sul groppone.

Va sottolineato però come nel 2011 nel post US Open Nole raccimolò poco per gli standard di quella annata, non partecipando al China Swing, quindi niente Shanghai e Pechino. A Bercy si fermò nei quarti di finale e al Masters di fine anno non riuscì a superare il round robin, quindi da questo punto di vista ha ancora tanti margini di miglioramento, con una sua vittoria al Masters non ci sarebbero discussioni su quale stagione sia da considerarsi migliore, ma ancora non abbiamo la palla di vetro e il futuro, anche quello a breve termine, rimane un’incognita. Al 2011 monstre possiamo anche aggiungere una postilla che è la straordinaria prestazione agli Australian Open del 2012 che possono essere assimilati ad un finale di stagione 2011 visto da quel torneo in poi non riuscì a rimanere ai suoi livelli.

Per gioco o per passione si parla spesso di quello che potrebbe succedere a seguito di un’ottima annata e si scartabellano i libri di storia per cercare nel passato le risposte alla nostre domande sul futuro e quello che salta fuori della storia recente sono: il 2012 di Nole che non fu certo all’altezza di quella dell’anno precedente e che da allora etichettò Djokovic come “monoslam” ossia capace di vincere solo uno Slam, nella fattispecie lo Slam preferito, l’Australian Open, e ti ciccare sempre l’appuntamento che da tanti anni a questa parte è l’unico tassello che manca al suo straordinario palmares che è il Roland Garros, dove ha trovato prima un Nadal mai domo e assolutamente restio a cedere il trono di Parigi, ma dopo aver matato il toro quest’anno alla Bois de Boulogne si è trovato davanti il rovescio poesia di Wawrinka capace di sparare 60 vincenti in una sola partita. Spulciando nel passato possiamo constatare l’involuzione in termini di risultati di Connors nel 1975, che dopo un 1974 da record non riuscì a replicare e paradossalmente perse tutte le finali Slam che nell’anno precedente aveva vinto saltando sempre il Roland Garros. Ancora peggiore fu il contrappasso di McEnroe nel 1985 che fece un’annata appena sufficiente con il solo acuto della finale agli US Open. Come abbiamo ribadito in precedenza, non abbiamo la sfera di cristallo e non sappiamo cosa potrà capitare nel 2016 al campione serbo, ma fare delle previsioni sia negative che positive millantandole per assoluta certezza non è tanto onesto a livello intellettuale.

Djookvic ha 28 anni e con i 3 Slam su 4 di quest’anno sembra proiettato a superare verso quello che sembra essere il parametro fondamentale per giudicare la carriera e quindi fare un confronto tra giocatori, ossia il numero degli Slam. il 17 di Federer fa paura, è vero, ma quali sono le probabilità che Nole possa arrivare a questo ambito numero, ammesso e non concesso che Roger non arrivi al tanto agognato 18°? Anche in questo caso può venirci incontro il passato e quello che hanno fatto i grandi campioni dopo i 28 anni. Quello che ha fatto meglio da questo punto di vista è stato Andre Agassi ha raggiunto migliori risultati da “vecchio” piuttosto che da giovane, anche se questa espressione può risultare infelice: 5 Slam vinti dopo i 28 e 3 vinti prima. Connors ne vinse 3, Federer, Sampras e Lendl sono fermi a 2 e Becker a 1. Borg, McEnroe ed Edberg incredibilemente a quota 0 ognuno per ragioni diverse ovviamente. Nole dopo aver compiuto 28 anni ha messo in bacheca 2 Slam. Ora, alla luce di quello che hanno fatto i grandi del passato, è plausibile che possa vincere 7 o 8 Slam da qui in avanti? La storia ci dice che è quasi impossibile, ma 2 fattori giocano senz’altro a suo favore: lo scarso rendimento dei suoi maggiori competitors con Federer ormai troppo vecchio, con i suoi 34 anni, per poterlo contrastrare sul 3 su 5, un Nadal spettro del grande campione che era e un Murray sempre remissivo e mai capace di contrastare il serbo, in più aggiungiamo una nidiata di giovani che stenta a decollare e che non ha ancora vinto né un Masters 1000, né un Slam ed ecco che la mission non sembra più così impossible.

Numeri straordinari

Torniamo ai numeri per renderci conto della dimensione di questo Nole. Con la vittoria a Shanghai è arrivato a quota 16.785 punti che è ovviamente record e supera il precendente record aggiustato di Federer del 2006 (aggiustato perchè i punti assegnati prima del 2009 sono diversi da quelli di oggi). Dal 26 ottobre ci saranno 8.535 punti tra lui e il n.2 che non è più Federer, ma Murray (destinato a conservare la posizione fino al termine della stagione), altro record. Questo significa che avrà più del doppio dei punti del suo diretto inseguitore, situazione mai riscontrata nel corso dell’era ranking (dal 1973 in poi). Negli ultimi 12 mesi ha vinto 3 Slam e una finale persa, 6 Masters 1000 e 2 finali perse, il Masters di fine anno, un 500 vinto ed una finale persa, questo significa che nell’arco di 12 mesi nessuno è mai riuscito a fare come lui.

Facendo un veloce calcolo con il regolamento vigente oggi il massimo dei punti raggiungibile è:

  • 8000 nei tornei del Grande Slam
  • 8000 nei Masters 1000 obbligatori (Monte Carlo è escluso)
  • 1500 delle Finals
  • 1000 punti di Monte Carlo, 750 delle Olimpiadi, 625 della Coppa Davis, un ATP500
  • 2 ATP250 tra i migliori raggiunti

Sommando si ottiene un totale di 20.875, togliendo i 750 delle Olimpiadi che si giocano ogni 4 anni arriviamo a 20.125 e aggiungendo un ATP 500 siamo a 20.625 il che significa che Nole ha raccimolato l’ 81,38% dei punti disponibili.

Inoltre nel post US Open ha una striscia aperta di 22 set vinti consecutivamente. il record appartiene a Jimmy Connors che nel 1976 ne vinse 50 nei tornei di Palm Springs, Denver WCT, Las Vegas, Nottingham e Wimbledon. La serie fu interrotta ai Championships da Roscoe Tannner nei quarti di finale.

Con il titolo di Shanghai e i 57 complessivi si ritrova a -1 da Nastase, -3 da Agassi, -5 da Vilas e -7 da Borg e Sampras, tutti tennisti pienamente raggiungibili con Connors lontano a 109, irraggiungibile.

Dove può arrivare Nole? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Djokovic-Tsonga Shanghai 2015

ATP Shanghai 2015, 18 ottobre: Finale Djokovic vs Tsonga

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Oggi si gioca la finale del Masters 1000 di Shanghai.

Jo-Wilfred Tsonga torna a battere Rafael Nadal dopo quasi 4 anni, l’ultima nelle Finals 2011, raggiunge la sua 4a finale nei Masters 1000 (2 vinte e 1 persa) e la 22a finale complessiva. Nei Masters 1000 ha raggiunto solo finali su cemento, ben tre finali su 4 nello swing autunnale. Si tratta della sua seconda finale stagionale, la prima in un 1000 e la prima a Shanghai. E’ alla ricerca del suo secondo titolo nel 2015 ed il primo Masters 1000 e del 13esimo titolo complessivo (tutti ottenuti su cemento) su 22 finali.

In caso di vittoria sarebbe la sua terza finale consecutiva vinta dopo la Rogers Cup 2014 e Metz 2015. Si tratta della sua seconda finale in 20 giorni: non raggiungeva un risultato simile dal settembre-ottobre 2012: 23 settembre a Metz e 7 ottobre a Pechino; 7 ottobre a Pechino – 21 ottobre a Stoccolma. Dovesse vincere il torneo, sconfiggerebbe tre top 10 (Anderson compreso). Il suo personale record è la cavalcata nella Rogers Cup 2014, dove batté ben 4 top 10 (Djokovic, Dimitrov, Murray, Federer ) e arriverebbe a quota 6 top 10 battuti nel 2015 (terzo posto nella speciale classifica personale). Il suo record è 10 nel 2011, seguito da 8 nel 2008.

Nole e Tsonga non si sfidano in finale da Pechino 2012 (vinse Nole). Curiosamente, le prime due finali disputate da Tsonga sono state contro Djokovic (una vinta ed una persa). Quella persa, è la celebre finale di Melbourne 2008; l’altra è il Thailand Open, vinto dal francese. E’ la prima finale 1000 tra i due. Negli H2H, concude Djokovic 13 a 6. Nelle finali, stanno 2-1 Djokovic. L’ultimo precedente (Rogers Cup 2014) lo vinse Tsonga. Djokovic non batte Tsonga sul cemento da Shangai 2013 (SF).

Nole da quando è in Cina non ha perso nessun set perdendo in 9 partite 37 game arrivando al tie-break solo con Bernard Tomic.

I precedenti tra Nole e Tsonga sono nettamente a favore di Nole con un 13-6.

H2H Djokovic-Tsonga

Tutti i record di Nole

  • Djokovic è alla 14esima finale ATP consecutiva il record è di Lendl con 18 finali consecutive.
  • Ha un record di vittorie sconfitte di 72-5 (93.5%) con 9 tornei vinti.
  • 37a finale in Masters 1000
  • Nel 2015 ha battuto 24 top 10 per la 3a volta in carriera
  • Tra i big 4 è il primo a vincere 20 match consecutivi al meglio dei 3 set.
  • Dalla sconfitta contro Federer a Shanghai del 2014 ha vinto 80 partite su 85
  • Dalla sconfitta contro Federer a Shanghai del 2014 ha vinto 10 tornei su 15
  • Dalla sconfitta contro Federer a Shanghai del 2014 ha raggiunto 14 volte la finale su 15 tornei disputati

(Grazie a Chip&Charge)

Chi vince il Masters di Shanghai?

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Difficoltà di uno Slam: questione di ranking degli avversari?

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Djokovic-Nadal-Federer

Come già accennato in questo articolo nei tornei ad eliminazione diretta capita che il sorteggio possa agevolarti perchè le teste di serie più forti capito nella parte opposta di tabellone o che i top player per un motivo o un altro vengano eliminati nei primi turni evitando i big match nelle fasi finali di un torneo. Esaminiamo numeri alla mano il ranking dei giocatori che hanno dovuto affrontare i Big 3: Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic per vincere i loro Slam, 17, 14 e 10 rispettivamente.

Roger Federer

Il primo torneo del Grande Slam vinto da Roger è stato quello di Wimbledon del 2003 dove affrontò del suo cammino: Hyung Taik Lee (55), Stefan Koubek (70),  Mardy Fish (45), Feliciano Lopez (52), Sjeng Schalken (12), Andy Roddick (6) e Mark Philippoussis (48). Media: 36.

Slam-Federer_1

Secondo questa media lo Slam più “facile” che è riuscito a vincere è stato lo US Open 2007 con una media ranking degli avversari di 86,875, dai quarti in poi ha affrontato il numero 5, 4 e 3 in sequenza. Lo Slam più difficile è l’Australian Open 2010 con una media molto bassa: 19,75 ma con Nadal e Djokovic fuori dai giochi. Il ranking più basso che ha avuto per vincere uno Slam è stato il numero 5.

Rafael Nadal

Slam-Nadal_1

Il primo Slam di Nadal risale al 2005 e come Federer lo vinse da numero 5 del mondo ma a 19 anni (Federer ne aveva quasi 22). Lo Slam più semplice da vincere è stato il Roland Garros del 2010 con una media altissima di 102, un po’ edulcorata dal primo turno contro il numero 655 del mondo e wildcard Gianni Mina, ma il giocatore con il ranking più alto che ha dovuto affrontare è stato Robin Soderling, testa di serie numero 5 e 7 del ranking ATP.

Novak Djokovic

Slam-Djokovic_1

Come è facile intuire dalle tabelle quello con la media più bassa è Nole, ma ci chiediamo: veramente il ranking degli avversari ci può dire di una difficoltà di uno Slam?

Who wants a bagel? 6-0: storia di una piccola umiliazione

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Fin dalle sue origini il tennis è stato giocato in punti che componevano un game che a sua volta facevano un set. Si vince a 3 set, si vince a 2 non conta, ma non vincere nessun game in un parziale è davvero frustrante, perdere così tante volte il servizio non è il massimo per un tennista a qualsiasi livello si giochi.

Vediamo nel dettaglio quanti ne hanno inferto i big 3 della nostra era. Partiamo da Federer.

Roger Federer

L’ultimo che ha inferto è quello contro il tedesco Florian Mayer nei quarti di finale di Halle. Vediamo gli altri: Il primo è stato infero a 20 anni al rumeno Andrei Pavel nel torneo di Rotterdam del 2001. Notiamo che nei primi anni di carriera da professionistica, ossia dal 1999 al 2002 sono pochi i bagel ed iniziano a fioccare con la definitiva esplosione nel 2003. Il 2004 è il primo anno del dominio e si vede anche da questo dato: vittoria agli Australian Open con 3 6-0, idem a Wimbledon e altri 3 distribuiti in 2 partite agli US Open tra cui la finale del torneo americano contro Lleyton Hewitt. 2 bagel che hanno fatto la storia. Il 2005 non è tanto prolifico da questo punto di vista e riserva le migliori prodezze al Masters di fine anno. Il 2006 è l’anno migliore di Roger e le ciambelle non mancano di certo: 4 agli Australian Open, 3 a Wimbledon di cui uno storico al grande rivale Rafael Nadal e altri 3 agli US Open, anche nei Masters non si fa mancare nulla e chiude in bellezza l’anno con una prestazione monstre contro James Blake. Nel 2007 la percentuale cala e anche nel 2008 quasi come fosse un sintomo del passaggio di consegne a Nadal. Nel 2009 riserva le sue migliori prestazioni negli Slam e non manca un 6-0 al nostro Potito Starace in Davis. Il 2011 è l’anno di Djokovic e si sa, ma riserva un trattamento poco ortodosso a Nadal nel round robin del Masters vincendo con un secco 6-3 6-0. Il 2012 è l’anno del suo ultimo Slam ma i bagel scarseggiano. Nonostante un 2013 a dir poco disastroso per i suo standard rifila 4 bage,l ma ad avversari piuttosto modesti. Nonostante l’età continua a rifilare bagel: l’ultimo spettacolare è stato quello a Murray nel round robin del Masters: un 6-0 6-1 senza storie.

Curiosità statistica: non ha mai inferto un 6-0 al numero 1 del mondo, tutti diranno che è normale visto che è stato per 302 settimane al vertice del ranking ATP, ma è un dato che fa riflettere.

Bagel-Federer

Rafael Nadal

Nadal è stato molto precoce, e questo si sa, e lo è stato anche nell’infierire bagelozzi: il primo a Barcellona a 17 anni contro Juan Antonio Marin ma questi si ritirò e forse non fa testo, ma già a Bastad contro Albert Portas si capisce che forse sulla terra battuta ci sa fare. Il 2005 è l’anno della sua esplosione definitva e di bagel ce ne sono per tutti soprattutto sulla terra battuta e uno Wimbledon contro Vincent Spadea che non guasta. Il 2006 è poco prolifico e lo sarà anche il 2007 senza dimenticare il 6-4 6-3 6-0 a Carlos Moya al Roland Garros. Il 2008 è l’anno della sua consacrazione e i bagel non mancano, anzi si trovano da tutte le parti: uno agli Australian Open, addirittura 3 al Roland Garros e forse quello più famoso della sua carriera e non solo contro Federer in finale, vinta per 6-1 6-3 6-0, oltre che sulla terra battuta arrivano anche sul veloce. La sua striscia positiva continua pure nel 2009 a quella maledetta domenica al Roland Garros contro Robin Soderling, salta Wimbledon ma agli US Open colleziona 2 bagel ma verrà fatto fuori da Del Potro in semifinale. Il torneo di Monte Carlo del 2010 è forse il torneo più dominato della storia e le statistiche parlano chiaro: 6-1 6-0 a Thiemo De Bakker, 6-0 6-1 a Michael Berrer e 6-0 6-1 Fernando Verdasco. Nonostante il 2011 siano l’anno di Nole sui campi di tutto il mondo si vede un Nadal di lusso con bagel in 3 Slam su 4 e altri 2 nei Masters di Roma e indian Wells. Nel 2011 trascina la sua Spagna verso la Coppa Davis e contro la Francia non manca di dispensare bagel a Jo-Wilfried Tsonga e Richard Gasquet. Nel 2012, come ha fatto spesso riserva le sue migliori prodezze al Roland Garros e i 2 bagel a Juan Monaco battuto per 6-2 6-0 6-0 sono il suo marchio di fabbrica. Il 2013 è forse l’anno più ASSURDO per Rafa che al rientro dopo un grave infortunio mette in riga tanti avversari: il 6-0 6-2 6-2 a Tommy Robredo agli US Open è ciliegina sulla torta ad uno Slam vinto che forse nessuno poteva preventivare unito anche alla conquista del Masters del Canada e Cincinnati. Il 2014 non è un anno particolarmente brillante ma nel suo torneo dimostra di essere sempre lui il re: 6-0 6-3 6-0 a Robby Ginepri e 4-6 6-4 6-0 6-1 a David Ferrer. In questa stagione pessima ci sono altre ciambelle ma fanno poco testo.

Bagel-Nadal

Novak Djokovic

Il primo bagel nella carriera di Nole arriva a 18 anni contro il famosissimo Genius Chidzikwe dello Zimbabwe battuto per 6-4 6-0 6-4. Nei primi anni Djokovic ha un rapporto complicato con i bagel e stentavano ad arrivare. Nel 2007 ne arriva uno storico contro Andy Murray a Miami: 6-1 6-0 tra il numero 10 e il 12 del mondo che più avanti sarebbero diventati 2 dei Fab 4. Nel 2008 ottime sono le prestazioni a Roma e Monte Carlo, agli Internazionali vinse il titolo nel Principato fu semifinali con tanto di ritiro. Il 2009 e il 2010 non sono i suoi anni migliori nonostante un maltrattamento ai danni dell’innocente Albert Montanes bagelato a Roma e a Monte Carlo. Nel suo annus mirabilis il Capitano dispenza bagel a destra e a manca: 2 agli Australian Open, 3 ad Indian Wells, 2 a Roma e 3 agli US Open: una carneficina. Il 2012 è ritenuto un anno transitorio ma in 3 Slam su 4 ci sono 6-0 oltre che a Miami, indian Wells e Cincinnati. il 2013 è quasi l’unanimità ritenuto l’anno di Nadal, ma l’ITF non è d’accordo ed assegna a Nole il premio di Campione del Mondo e per certi versi ha ragione i suoi 3 bagel agli US Open non si dimenticano: 6-0 6-2 6-2 a Joao Sousa, 6-3 6-0 6-0 a Marcel Granollers e 6-3 6-2 3-6 6-0 a Mikhail Youzhny. il 2014 è di nuovo il suo anno: bagel in 3 Slam su 4 e anche nelle Finals di Londra 6-3 6-0 a Wawrinka e 6-1 3-6 6-0 a Kei Nishikori che vendica solo parzialmente l’eliminazione in semifinale agli US Open subita contro il giapponese. Il 2015 è ancora il suo anno più o meno come lo era stato il 2011 e a Miami registra il record di bagel in un torneo tra i Big 3: 4, contro Martin Klizan, Steve Darcis, Alexandr Dolgopolov ed Andy Murray in finale. L’ultimo è stato contro l’infortunato Marin Cilic agli US Open.

 

Bagel-Nole

Who wants a bagel?

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