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A ciascuno il suo torneo: Nadal, principe di Monte Carlo – Parte II

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Seconda parte dell’articolo dedicata al dominio di Rafael Nadal al Torneo di Monte Carlo. Nella prima parte si è parlato del 2005-2008, in questa la seconda e ultima parte del dominio durata dal 2009 al 2012 con la ciliegina del 2016.

Nel 2009 ormai Rafa si era tolto quell’aura da eterno numero 2. Vincitore prima a Wimbledon nella più grande partita di tutti i tempi e soprattutto in Australia aveva iniziato un anno straordinario, sicuramente il migliore della sua carriera fino a quel momento che verrà però spezzato in una maledetta domenica di maggio a Parigi. Federer è diventato numero 2 e ormai ci sono poche speranze che possa vincere nel Principato. La sconfitta contro Wawrinka nel 3° turno è una sorpresa perché allora Stan non era nessuno, ma col tempo si scoprirà perché The Man non era da buttare sulla terra battuta. Allora tolto di mezzo il Re non rimane che il 3° incomodo, il più forte numero 3 della storia che avrà modo anche lui di togliersi questa nomea appiccicosa e denigrante. Stiamo parlando di Novak Djokovic che arriva in finale battendo Stan in semi e sarà lui a provare a mettere il bastone tra le ruote al King of the Clay. Inutile stare a parlare di Rafa. Il suo cammino verso la finale è netto. Non perde un set e fatica solo con Andy Murray alla sua prima semifinale in un Masters sul rosso. Andy si è rivelato un osso duro e le sue parole sono chiare:”Bisogna crederci, altrimenti è inutile andare in campo. Io mi faccio coraggio con il match di Amburgo dell’anno scorso, che ho perso, ma giocando bene”. La finale è stata spettacolare, non certo un Fedal, ma l’incertezza del risultato l’ha reso tale. Djokovic è stato breakkato in apertura di match poi si è ripreso prontamente il break e ha strappato il servizio a Nadal portandosi sul 3-1. Da qui in avanti però è iniziato lo show manacoregno e con ben 5 giochi consecutivi e Rafa si è portato a casa il parziale per 6 giochi a 3. Nel mezzo un gioco di 10 minuti, il 7°, vinto da Nadal. Uno dei tanti giochi andati per le lunghe che sarà una delle caratteristiche di questa rivalità. Nel 2° set c’è stato il ritorno prepotente del serbo capace di brekkare 2 volte e vincere il parziale per 6 giochi a 2. L’inizio del 3° è ancora un game maratona durato 13 minuti. Djokovic ha 3 break point che non sfrutta. Male. Nel game successivo il serbo si distrae e commette 2 doppi falli che gli costano il game. 2 a 0 Nadal. Rafa scappa fino al 4-1 e confeziona la vittoria con un altro break e il 6-1 finale. Nadal arriva a 5 titoli consecutivi. Record assoluto del torneo. Ma ancora non è finita. Anzi.

L’edizione maggiormente dominata, o meglio stradominata è quella del 2010. Tanto per mettersi al sicuro Federer questa volta non partecipa nonostante sia il numero 1 del mondo e vincitore a Melbourne, allora a fare il vice c’è ancora Novak Djokovic, dietro…il buio. Nadal asfalta tutti lasciando le brisciole: 6-1 6-0 a de Bakker, 6-0 6-1 a Berrer, 6-4 6-2 a Ferrero e 6-2 6-3 a Ferrer. Lascia pochi break lungo il suo cammino, solo 1 a Ferrero e 2 a Ferrer, ma poca roba. Le partite non durano più di un’ora e 35 minuti, tutte sono “allenamenti agonistici” come li definiva Clerici. La finale forse poteva avere un copione diverso, ma Djokovic si perde contro un ottimo Verdasco e allora non c’è nulla da fare. La finale non esiste. 6-0 6-1 a favore di Nadal che chiude in 85 minuti. Nando ha vinto solo il 1° game del secondo set, per il resto solo 14 vincenti e 32 errori non forzati. I numeri di questo torneo ci spingono ad aprire il libro dei record. Mai in una finale di un Masters (1000) il perdente aveva vinto solo un game. C’erano stati prima un 6-1 6-1 inferto da Hewitt a Kuerten ad Indian Wells nel 2003 e un altro di Edberg a Brad Gilbert a Cincinnati nel 1990. Nadal lascia lungo il suo cammino appena 14 giochi, demolendo il record precedente di Monte Carlo di 20 in 4 partite di Vilas, ma rimanendo indietro ai 10 game persi da Kent Carlsson per vincere il torneo di Bologna del 1987. Per Rafa si tratta di una grande vittoria anche dal punto di vista morale. Era dagli Internazionali del 2009 che non vinceva un torneo e le lacrime durante la premiazione dimostrano che non mi tratta del solito torneo di routine vinto sula terra battuta. Dopo l’infortunio patito nel periodo pre-Wimbledon 2009 non è stato al meglio, è arrivato spesso in fondo ma non aveva concretizzato. Il 6° Monte Carlo sarà un grande viatico per lo Slam rosso che arriverà con la vittoria a Parigi contro Soderling.

 Il 7° titolo arriva nel sorteggio, anzi prima del sorteggio. Novak Djokovic, dominatore assoluto della stagione fino a quel momento con 0 sconfitte e giustiziere di Rafa a Indian Wells e Miami (entrambe le volte in finale), decide di prendersi un periodo di pausa, o, come da nota ufficiale, non partecipa al torneo di Monte Carlo per infortunio al ginocchio. Tolto di mezzo così il principale rivale la strada non può che essere in discesa. L’assenza di Nole peserà maggiormente, col senno di poi, perché ancora non aveva battuto Rafa sul suo terreno preferito, e le 2 sconfitte a Roma e a Madrid sempre contro il serbo faranno male. Comunque altra storia questa. Federer decide di tornare a giocare nel Principato, ma questo non è il suo torneo e non è nemmeno la sua superficie. Non fa tanto scandalo la sconfitta contro Jurgen Melzer che in quel periodo era in pieno prime sulla terra battuta e tutti si ricordano della vittoria contro Djokovic al Roland Garros. Rafa è il numero 1 indiscusso e se dietro non arriva nessuno allora il titolo è facile. L’unico in grado di tenergli testa è Andy Murray che ancora disprezza il mattone tritato ma che arriva fino in semifinale dove sfida il maiorchino. La partita dura 3 set e lo scozzese non sfigura per niente, ma nel 3° set Nadal mette il turbo e va a prendersi l’ennesima finale. Qui c’è il vassallo – ancora lo è pienamente – David Ferrer che non può nulla contro un giocatore che ha il suo stesso gioco, ma va al doppio della velocità e ha il quadruplo della tecnica. Il 7° sigillo è un altro titolo importante della carriera di Nadal che trova sempre nella terra battuta un terreno fertile dove rimorde coppe. Questa volta il digiuno durava da Tokyo, ma è sempre troppo lungo per lui. Ferrer intervistato a fine match dirà:”Rafa non è imbattibile, non è una macchina, se si infortuna potrei anche batterlo“. Credici.

L’8a meraviglia arriva nel 2012. E’ un anno particolare per Nadal e il tennis. Dal 2004 al 2007 il Re era stato Federer, ma in quel periodo la corona era nelle mani di Novak Djokovic. Con la vittoria agli Australian Open in un’epica finale con Rafa si pensava che potesse percorrere le orme dello svizzero e di poterlo superare visto che il suo gioco era adatto anche a battere il maiorchino sulla terra battuta, piccolo ingranaggio mancante alla quasi perfetta macchina di Basilea. Ma l’aura di invincibilità di Nole si spegne a Monte Carlo, a casa sua – lui ha residenza lì – ma quella, a dire il vero, è casa Nadal. Percorso facile per il vincitore che cammina sulle macerie di Nieminen, 3K e Stan Wawrinka ancora lontano dall’esplodere. Ottimo è il risultato di Gilles Simon che arriva in semifinale, ma non è il 2008 e non c’è il cemento indoor. 6-3 6-4 easy. Come al solito l’altro finalista tentenna un po’ di più. Perde 2 set: uno contro Dolgopolov e un altro con Berdych. Tutti hanno ancora in mente le 2 finali di Madrid e Roma dell’anno precedente, ma il ricordo verrà presto spazzato dal presente. Vittoria in 78 minuti per Nadal che vince per 6-3 6-1. E’ ancora una vittoria dell’ennesima svolta. Dopo 7 finali perse consecutivamente con Nole si prende una grandissima rivincita contro la sua bestia nera e lo fa addirittura con un piccolo infortunio al ginocchio che si porta dietro da tempo. “I had lost to Novak seven times, so losing eight would not have been much different. But to win this one makes a big difference“. Rafa torna a vincere un titolo dopo il Roland Garros del 2011 per alcuni regalatogli da Federer. Ed è forse qui che Djokovic perde il treno che lo poteva portare ai livelli di Federer nella storia del tennis. Le successive sconfitte a Roma e soprattutto a Parigi ritardano il susseguirsi naturale dei record di chi punta in alto.

Il filotto si conclude un po’ mestamente per i Rafa fan una domenica di primavera. E’ Novak Djokovic a togliere il 9° titolo consecutivo a Rafa. Nole non ci doveva essere per via di un infortunio all’anca patito durante un incontro di Coppa Davis, ma non poteva continuare ad allenarsi nel Country Club della propria città e non vedere il suo nome nell’albo d’oro. La streak si chiude a 47 vittorie consecutive. C’era da aspettarselo, non si può vincere sempre, ma quella sconfitta sarà sintomatica di un declino che per anni porterà il Principe di Monte Carlo a prendere severe batoste. Ma ci sarà il momento della redenzione avvenuta nel 2016 che abbiamo avuto modo di raccontare.

A ciascuno il suo torneo: Nadal, principe di Monte Carlo – Parte I

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Se c’è un torneo che è stato dominato da un tennista questo è il Torneo del Principato di Monaco. Ok il Roland Garros, ma quella è un’altra storia. A Monte Carlo Nadal si è presentato al mondo nel tennis che conta riuscendo nella grandissima impresa di vincere un torneo così importante per 8, e dico 8 edizioni consecutive che oggi rimane record all-time a meno di considerarne altri molto molto marginali e dell’era pre-Open.

L’esordio di Rafacito nel Masters del Principato arriva nel 2003, allora Nadal era solo un ragazzino, un ragazzino terribile che aveva bruciato le tappe per trovarsi lì. Egli stesso dirà che in quel periodo era iper-attivo non solo in campo, ma anche fuori. E ce ne siamo accorti. Non sarà dotato della tecnica di Federer, il suo gioco non è elegante come i serve&voller del passato, ma la grinta è talmente tanta che basta per distruggere i suoi avversari sul piano fisico e quale migliore superficie se non la terra battuta per esprimere questo fuoco che brucia dentro? L’avventura all’esordio finisce con la sconfitta contro Guillermo Coria, un vero specialista del clay, forse l‘ultimo interprete di questo paradigma che negli anni ’90 era così di moda. Da lì in poi Rafael avrebbe talmente dominato sul rosso da non permettere a nessuno di potersi definire terraiolo. Prima della sconfitta con Coria, forse uno dei più grandi a non aver vinto il Roland Garros, c’era stata la straordinaria vittoria contro Albert Costa questo sì vincitore a Parigi. E’ una vittoria storica ed è qui che nascerà il mito di Nadal matator al Bois de Boulogne. E’ lo stesso Coria, dopo la vittoria sul teenager terribile a dire la sua:”Nadal mi ha imbrigliato in un gioco che non era il mio, non sapendo esattamente che tattica usare contro di lui“. E se lo dice El Mago c’è da crederci.

Purtroppo nel 2004 Nadal non può essere a Monaco. Un terribile infortunio al piede sinistro gli preclude la partecipazione a tutti i tornei europei sul rosso compreso il Roland Garros, dove fino a quel momento non ha disputato nessuna partita. Peccato. Ma si sarebbe rifatto con gli interessi.

E’ nel 2005 che inizia il filotto reale. Il 2005 è l’anno di Nadal, l’anno che lo lancia definitivamente nel tennis che conta e che lo contrapporrà al ben più talentuoso e affermato Federer. Roger poteva dominare anche sul rosso, ma sarà proprio il rivale storico a toglierli tante e tante soddisfazioni su questa superficie. Il 2004 è alle spalle e Rafa ha ormai l’esperienza necessaria per presentarsi davanti agli avversari e annichilirli. In questa edizione è la tds 11, ma tutti quelli che gli stanno davanti sono abbondantemente dietro di lui a livello di gioco e tenuta atletica. Incredibile è il suo cammino verso la finale con vittorie nette contro Gael Monfils –  allora solo un ragazzino –  contro Malisse prima e Oliver Rochus dopo. 3 avversari molto abbordabili. Ma nei quarti di finale c’è Gaston Gaudio, El Gato vincitore della precedente edizione del Roland Garros: spazzato via, 6-3 6-0 e tutti a casa. La semifinale a sorpresa è contro Richard Gasquet, anche lui giovane talento, che aveva vinto contro Federer nel turno precedente battendo il numero 1 indiscusso del mondo salvando match point. Questa è l’unica partita in cui Rafa soffre, lo farà anche in finale, ma in maniera diversa. Il Nadal visto contro Guillermo è completamente diverso da quello del 2003. Alla grande tenuta atletica e alla spinta propulsiva eccezionale si aggiunge anche una maturità tecnica che gli mancava. I primi 2 set sono di manca spagnola e sembra che l’incontro stesse per concludersi lì. 6-3 6-1 e sipario che sta per calare (la finale si giocava al meglio dei 5 set). All’improvviso di spegne la luce manacoriana, e si rivede a tratti il Nadal della finale di Miami che contro Federer aveva ceduto di schianto nel 5° parziale. Duro da digerire è il 6-0. Ma basta resettare il radar per rimettere tutto al suo posto. Rafa mette le bottigliette al loro posto, un posto dettato da precise regole geometriche e mette tutta la sua garra in campo. Scappa avanti 4-1 con 2 break, ma Coria non ci sta e anche lui decide di mettere in mostra il suo tennis spettacolare condito da dropshot ed ace. Si arriva fino al 5 pari. Ma 5 unforced consecutivi argentini consegnano il 1° Masters a Nadal che diventa il 2° più giovane a vincere un titolo in questa categoria dopo Michael Chang vincitore in Canada nel 1990.

Nel 2005 era stato una sorpresa ma nel 2006 è stata una conferma. Con la vittoria nel Principato Nadal aveva iniziato “The Streak” su clay che sarebbe arrivata fino ad 81 vittorie e nel 2006 non ci possono essere sconfitte. Questa volta è il numero 2 del mondo dietro solo a Federer che ha vinto tutto, ma mancano solo 3 pezzi pregiati alla collezione: Monte Carlo, Roma e Parigi. I primi 2 non arriveranno mai, il 3° sì. Ma questa è un’altra storia. L’esordio è contro Arnaud Clement, un 6-4 6-4 facile, ma quello che ci interessa sono le parole del campeon:”La cosa peggiore è giocare troppo difensivamente, io ho bisogno di giocare con maggiore intensità ed essere aggressivo. Se faccio questo tutto andrà per il meglio perché ho un buon tocco“. Che parole precise e decise per un ragazzino di 19 anni. Il cammino è facile fino ai quarti finale. La wilcard locale Lisnard non può essere un pericolo, anche nel turno precedente ha battuto un ragazzino di cui si sentirà parlare più avanti: tale Andrew Murray, detto Andy. Vliegen non è un problema e ai quarti di finale c’è ancora Guillermo Coria. Nell’anno precedente c’era stata partita, ma quest’anno semplicemente no. Ormai Nadal è a livelli inarrivabili per El Mago che dà lì a poco avrebbe perso tutto il suo potere sulla terra battuta. Facile 6-2 6-1. Nadal parte sotto 0-2 per infilare 11 game consecutivi. Mostruoso. C’è pure Gaston Gaudio, El Gato, nel cammino verso il 2° titolo. Anche lui ha già dato tutto quello che aveva. I precedenti dicevano 5-3 per l’argentino tutti sulla terra battuta, ma ormai le gerarchie sul clay sono girate. Ottimo è il rovescio di Gaston, ma il dritto di Nadal non perdona. Tanto per essere completi diciamo che con questa vittoria Nadal porta a 40 le vittorie consecutive sulla terra battuta. In finale si concretizza una delle tante puntate dell’incubo per i Federer fans. Per quante volte Roger si trovi davanti nel punteggio Nadal riesce a recuperare l’impossibile. Lascia per strada solo un set, il 2° al tiebreak. Il titolo va di nuovo a Manacor, ma l’impressione che dà la finale è che sulla terra battuta lo svizzero pluri-vincitore Slam dovrà fare sempre e comunque i conti contro El Toro.

Dopo la vittoria del 2° Roland Garros e della striscia di vittorie consecutive su clay che continua a crescere si comincia a parlare di “King of the Clay“. Mai soprannome fu così azzeccato. Ma ancora non siamo neanche a metà dell’opera. 2007. Il duopolio Federer-Nadal ha ormai contaminato tutto il circuito, però c’è un problema strutturale non da sottovalutare. Il circuito è fatto al 75% da superfici veloci dove domina lo svizzero, l’altro 25% è fatto di terra battuta dove domina il maiorchino. Semplice. Tutti sono convinti che Nadal possa far bene anche fuori dal rosso e la finale di Wimbledon 2006 non è arrivata a caso, e Federer? Può fare bene sulla terra battuta? Certamente, ma prima deve passare sul cadavere del numero 2 del mondo. Così l’edizione 2007 del Masters di Monte Carlo non può che essere una corsa a 2. Anche Roger è diventato infallibile sul mattone tritato e spezza le ali ai residui di terraioli rimasti sul circuito. Roger arriva in finale senza perdere un set lottando solo contro Juan Carlos Ferrero in semifinale, ma senza faticare troppo. Nadal imita il suo rivale ma con un tocco di classe in più. In semifinale distrugge Tomas Berdych che imbarca un parziale di 6 giochi a 0 in 23 minuti. Tommasino è ancora un ragazzino, ma ci sono tante speranze in lui, soprattutto sul veloce. Non sarà un fallimento totale, ma in quell’anno le prospettive erano ben diverse. La finale di Roma 2006, l’epica finale di Roma 2006 durata più di 5 ore aveva convinto l’ATP ad abolire il 3 su 5 nell’atto conclusivo dei Masters avvantaggiando i tennisti ma togliendo pathos alla partita decisiva che con il 2 su 3 perde inevitabilmente in partenza. Così la finale diventa un monologo facile per lo spagnolo di Manacor che in 95 minuti si sbarazza di Federer. Il punteggio è molto bugiardo: il 6-4 6-4 non dà giustizia ad un dominio assoluto, senza storia. Rafa ha dovuto fronteggiare solo 3 palle break e ha piazzato i 2 break ferali sul 4 pari del 1° parziale, e sull’1 pari del 2°. Rafa vince così per la 3a volta il Masters di Monte Carlo eguagliando un grande terraiolo del passato come Ilie Nastase vincitore dal 1971 al 1973. Federer continua a perdere terreno negli H2H che lo perseguiteranno per tutta la carriera. Fino a quel momento sono 7-3 Nadal, e 5-0 sulla terra battuta. Con questa vittoria Rafa sale a 67 vittorie consecutive sulla terra battuta e Vilas è solo un ricordo. Federer non può far altro che applaudire:”Congratulazioni a Rafa, quello che ha fatto è stato fantastico“. Ma non si lascia per perso:”Troverò a batterlo a Roma, Amburgo e a Monte Carlo il prossimo anno“. Parole profetiche (ma fino ad un certo punto).

Quasi sicuramente è nel 2008 che Nadal esprime il suo miglior tennis su terra battuta. Ci sarà il 2010 dove completerà, 1° nella storia, il cosiddetto Slam rosso: 3 Masters su terra + Roland Garros, ma il suo tennis in quell’anno è stato inferiore, di poco, ma inferiore a quello del 2008. Ormai il copione è chiaro: quando si arriva sul rosso europeo l’uomo da battere è Nadal. Battuto da Federer ad Amburgo l’anno prima in finale, non percorre più la streak, ma questo è valido solo per le statistiche perché la fame non è finita e la mania di mordere coppe neppure. Il duello a distanza è sempre quello: il numero 1 del mondo contro il numero 1 della terra battuta. Forse nel 3 su 5 di Parigi Rafa è imbattibile da chiunque soprattutto da Roger, ma nella distanza breve c’è speranza e Amburgo 2007 non è arrivato per caso. Ancora una volta i 2 rivali si ritrovano in finale, ma con percorsi diversi. Lo svizzero ha lasciato per strada 2 set, uno contro Ramirez-Hidalgo e l’altro contro l’eterno incompiuto David Nalbandian. Il campione Slam australiano Novak Djokovic ha resistito solo un set in semifinale per ritirarsi nel 2°. Nadal è un rullo compressore e non ha pietà di niente e di nessuno. Fa fuori Ancic poi  i connazionli Ferrero e Ferrer (assonanza casuale) e si prende la rivincita contro Davydenko che lo aveva battuto a sorpresa nella finale di Miami. In finale i favori del pronostico sono per il maiorchino e non vengono smentiti. A differenza dell’anno precedente c’è più partita. Nadal subisce 4 break ma ne infila 6 sprecando una sola palla break. Risultato: 7-5 7-5 che fa il paio con il 6-4 6-4 dell’anno precedente. Nadal arriva così a 4 titoli consecutivi a Monte Carlo eguagliando un vecchissimo record appartenente al Capitano (quello vero) Antony Wilding vincitore dal 1911 al 1914.

Continua…

TML Classic: Finale Australian Open 2009, Nadal vs Federer, Circoletti rossi

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Dopo la descrizione e l’analisi statistica cosa manca per completare l’approfondimento su un match? Gli highlights…MAI. Preferiamo selezionare i punti più belli del match che nella websfera si chiamano “hot shots“, ma che noi preferiamo chiamare “Circoletti rossi” in onore del maestro Rino Tommasi che, come scrive nel suo libro omonimo, segnava i punti più importanti e belli nel suo taccuino con dei cerchi disegnati con la penna rossa.

1.Set 1 1-0 Sv N Adv F2

Vincente di Federer in contropieade che lascia sul posto Nadal

2. Set 1 2-3 F SvN 30-40

Federer si sposta sul diritto per punire un servizio lentissimo. Vincente violento.

3. Set 1 2-4 F Sv F 30-15

Nadal arraccatta una palla da terra in corsa e piazza il vincente.

4. Set 1 4-4 Sv F 15-0

Vincente pazzesco di Nadal con il rovescio

5. Set 1 4-5 F SvN 0-0

Punto di puro polso di Federer


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TML Classic: Finale Australian Open 2009, Nadal vs Federer, Don’t cry for me Roger

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Per molti la finale di Wimbledon 2008 è la più grande partite di tutti i tempi, ma alcuni non concordano perché mettono la finale degli Australian Open 2009 come l’espressione massima del Fedal che è a sua volta l’espressione massima del tennis. Difficile concordare con gli uni o con gli altri ma di certo la finale giocata a Melbourne non è da buttare, anzi. Forse LA partita di Wimbledon acquista un fascino maggiore per via dell’ambientazione, il record infranto, le 2 interruzioni per pioggia e la quasi rimonta dello sconfitto, ma quella del Melbourne Park a tratti ha mostrato contenuti tecnico-tattici superiori riportando finalmente una finale memorabile in Australia da tanti anni a quella parte: basti ricordare che era dal 1988 che l’atto conclusivo non andasse al 5° set.

I 2 contendenti al titolo arrivano in maniera diametralmente opposta. Nadal ha dovuto sudare 7 camicie per vincere contro Verdasco in un’altra partita memorabile, invece Federer ha disposto facile del solito malcapitato Roddick bravo ad arrivare fino in semifinale ma altrettanto a perdere in 3 set, così l’incognita caldo e stanchezza potevano essere determinanti ma la cronaca dei fatti smentisce categoricamente questa tesi.

1° set

Si parte con Federer al servizio. Nadal commette un gratuito difensivo e viene assegnato il primo punto. Rafa è aggressivo e fa capire che l’incubo di Manacor è ritornato. Lo spagnolo è profondissimo e dapprima costringe all’errore Roger, poi c’è una piccolo malinteso: palla fuori non chiamata, si ripete il punto e arriva un esiziale doppio fallo. Lo svizzero è stranamente scentrato, regala anche il 3° punto e arriva la prima palla break dell’incontro. Male, malissimo Roger, dritto sparato fuori di metri e BREAK NADAL in apertura così come era avvenuto nella finale del Roland Garros 2008. Nadal ha la possibilità di scappare subito ma stiamo parlando di un Federer ancora al top e siamo sul cemento se qualcuno l’avesse dimenticato. Il solito squilibrio tra dritto nadaliano e rovescio federeriano fa da soundtrack alla partita e il primo punto del 2° game ne è l’emblema. Federer finisce di scaldare il rovescio e vuole testare se è carico: BOOM. Missile di rovescio che inchioda Rafa. Le velocità in campo sono pazzesche e arriva un altro vincente incrociato di Federer. Rafa ricomincia a spingere con il dritto e Roger non può far altro che abbozzare e commettere il gratuito che assomiglia tanto ad un errore forzato. Si sa, in questi casi limite è difficile collocare il punto. Un nastro elvetico grazia Roger e Nadal spara lungo. Prima palla break anche per il numero 2 del mondo. Il numero 1 si salva con uno slice mancino che è anche un servizio vincente. Tanto per andare sul sicuro ne mette anche un altro e per il momento si salva, ma si entra nel vortice dei vantaggi. Anche Rogè è profondo e a volte l’uncino di Rafa non funziona. Da queste prime battute è chiaro l’andazzo: si spinge molto producendo tanti vincenti ma inevitabili arrivano anche i gratuiti. Nessuno è perfetto. Per uscire dalla ragnatela Federer si inventa un’accelerazione spaventosa di rovescio per poi chiudere con il dritto vincente. Siamo sulla parità numero 3, arriva un altro vincente di dritto proprio sul “7” e 2a palla break. Roger non è fortunato e il nastro manda fuori la sua palla che poteva risultare dirimente. Nadal è caldo, troppo caldo e la foga spesso lo tradisce così arriva la 3a palla break, Roger piazza il vincente che fotografa il rivale, circoletto rosso d’obbligo e controbreak.

Si sono giocati 2 game e già abbiamo visto tutto quello che c’è da vedere per una partita di tennis. Il vortice di emozioni non può durare per sempre ed ecco un turno di servizio agevole per Rogiah che sbaglia solo nel primo punto, poi un classico 1-2 schema Kramer, Rafa recupera quello che può ma non può fare miracoli…vincente rogeriano. Conseguente ace e giuoco svizzero. Anche Nadal non vuole essere da meno e anche per lui si ripete lo stesso copione: perde il primo punto per via del ritmo servizio interrotto bruscamente. Una palla di Roger fuori di poco fan partire il parzialino nadaliano che mette a segno anche 2 servizi vincenti consecutivi. 2 a 2 e palla al centro.

Quest’oggi anche Federer dimostra delle ottime doti da difensore, prende tutto e costringe all’errore Nadal. Peccato per lui che il radar che controlla il dritto abbia delle momentanee avarie e il risultato è un dritto sparato fuori. Buon per lui che ancora siamo nelle prime fase iniziali del match. Rafa è bravo a portarsi fino al 30 pari, poi mette a segno un vincente cancellato dal challenge e il punto rigiocato va in Svizzera. Arriva il punto del deuce ma è solo un fuoco di paglia, Federer scende a rete per aggredire e si prende il punto. 3-2 per il numero 2 del mondo.

Anche il radar di Nadal non è messo a punto alla perfezione e trasforma il 6° gioco da un easy hold in un breakkone. All’inizio il servizio regge e arriva anche un servizio vincente di seconda seguito da uno di prima, poi Rafa commette un errorino gravino che si rivelerà gravissimo: appoggia fuori un dritto facile. Challenge che conferma e 30 pari. Federer mette il turbo e arriva un vincentissimo di dritto quando ancora la palla sta salendo, poi nel punto successivo lo svizzero si sposta sul dritto per punire un servizio lentissimo, risultato? Vincente violento (e circoletto rosso). 4 a 2 e servizio Roger.

Secondo voi può Roger non farsi brekkare quando è il momento di confermare il break? Domanda al limite del pleonastico e del tautologico. Ace-non ace in apertura. OK. 30-15 easy e poi? Nadal on fire. Dapprima arraccatta una palla da terra in corsa producendo un vincente che in tutte le classifiche dei migliori colpi della storia. Poi arriva la mega difesa in cui recupera tutto anche dalla spazzatura se è necessario e piazza il rovescio incrociato vincente stile baseball. Palla break. Federer si trasforma in un flipper degli anni ’70: bottarella per non fare precipitare la palla nel buco e TILT! Doppio fallo gravissimo e set che si riapre. Questo era un momento chiave dell’incontro, solo che Roger non lo sa e pensa che avrà almeno un’altra occasione per rifarsi. Ingenuo.

Federer vuole rifarsi subito così attacca la rete costringendo all’errore Nadal sul suo servizio. Rafa copia/incolla lo schema dell’avversario e ottiene lo stesso risultato. Ancora non ne avevano visti ma ecco il vincente di dritto uncinato a uscire per Nadal, marchio di fabbrica DOC, DOP, IGP del Rafa duro e puro. Piovono vincente e Federer non vuole sottrarsi a questo balletto e piazza l’inside out di dritto che spiazza anche gli spettatori, ma non sfonda, 2 punti manacoriani e siamo sul 4 pari.

Federer non ha problemi a mantenere il servizio, ma dall’altra parte arrivano saette, è il caso del vincente pazzesco di rovescio che porta al 15 pari. San Servizio salva lo svizzero e Nadal ci mette del suo tirando lungo. Altro punto di lusso per Nadal: dritto incrociato che taglia la diagonale e cade a metà campo seguito da un vincente. Ma chi è? Roger per il momento si salva, ma che giuoco Nadal, che giuoco!

La caratteristica di chi ha il rovescio a una mano è quella di avere il polso simile ai tiranti del Ponte di Brooklyn, massima leggerezza e resistenza quasi infinita. Roger appartiene a questa categoria e il punto dello 0-15 nel 10° gioco è un inno all’ingegneria civile. Polso bloccato che si tende solo per mandare la palla dall’altra parte. Peccato che i punti belli non valgano di più perché non è difficile immaginare la reazione di Nadal che spinge ancora con il rovescio, poi con un servizio vincente va sul 40-15, arriva una risposta profondissima per il momentaneo 40-30 ma in questa occasione il rovescio tradisce Roger anche se va sottolineata la sua propositività.

Siamo sul 5 e arriva la frittatona federiana. Dapprima Roger appoggia fuori una volèe comoda. Per riscattarsi presenta una difesissima a rete e si esibisce in una volèe in allungo di rovescio. Nadal attacca e chiude con un taglio vincente velenosissimo. Roger prova l’inside in…numero! Non va! Palla ampiamente larga. Scende a rete per recuperare almeno una palla break, ma nulla da fare, il passante è pronto lì dalla notte dei tempi e BREAK Nadal.

Il primo set si chiude al 12° gioco con Federer scentrato che sembra aver mollato, vince uno scontro slice-vs-slice ma un gratuito procura il primo punto set point. Nadal sbaglia in manovra e lo butta via, ma ce n’è un altro ed è quello buono. Nadal non poteva non chiudere con un dritto vincente che arriva puntuale come un orologio svizzero.

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TML Review 2016: 8. Roma, Djokovic vs Nadal. Rafa nun fa’ lo stupido stasera

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C’era grande attesa per il quarto di finale più nobile degli Internazionali d’Italia. Da una parte il numero 1 indiscusso del ranking ATP dall’altra un ritrovato Nadal che aveva vinto a Monte Carlo e Barcellona ma che aveva avuto una piccola battuta d’arresto a Madrid perdendo da Andy Murray. Rafa non vinceva un set contro il serbo dalla finale del Roland Garros del 2014 ma le premesse per una grande partita c’erano tutte. Djokovic non è più lo schiaccia sassi del 2015 e Nadal è ancora pimpante quasi come ai bei tempi sulla terra battuta. La sfida non deluderà le attese.

Il primo a servire è Novak Djokovic e subito si vede un Nadal aggressivo che si prende il primo punto. Poi arriva un secondo punto spettacolare del maiorchino che lo porta sul 15-30, ma Nole non si lascia distrarre e da lì in avanti nessun patema per tenere il servizio. Quando è Nadal a servire non lascia neanche le briciole al suo avversario e se non ci sono ace ci sono dei servizi vincenti che sulla terra battuta non guastano mai. Nole imita il suo rimane rivale e mette in mostra un 3° gioco specchiato rispetto al 2°. La prima fase della partita è piatta, ma già emerge un Nadal che gioca corto e questo potrebbe far presagire ad una vittoria easy per Novak. No, non è così. Nel 5° gioco dopo aver ottenuto il primo punto la certezza granitica dei balcani si scioglie come neve al sole e un drop telefonatissimo chiama a rete Nadal che si procura una palla break subito trasformata. Il primo scossone del match è maiorchino  che sale fino al 3-2 e servizio. Da questo momento in poi si vede un nuovo Nadal: vigoroso, cinico e a tratti spettacolare. Il vincente di rovescio che lo porta sul 30-0 ricorda questi rovesci stile baseball che erano pane quotidiano negli anni d’oro soprattutto il 2008. Solo un doppio fallo ofusca un bel game al servizio, ma conta poco perché siamo già 4-2 per Rafa.

Straordinario è il 7° gioco con ben 16 punti giocati ed è stato il game che probabilmente ha deciso la partita. Djokovic parte male. Dropshot cortissimo e Nadal pronto a fiondarsi a rete come una gazzella. Doppio fallo e siamo già 0-30, facile il punto del 15-30, ma nel successivo Rafa sbaglia di qualche nanometro un vincente che sarebbe stato fondamentale. Sul 40-30 arriva un insolito errore arbitrale. Tutti hanno visto il vincente straordinario di Nadal, ma Djokovic ha dei dubbi chiede l’aiuto di Bernardes che dà il punto a Rafa. L’occhio di falco non ufficiale della televisione italiana conferma che la palla è dentro, nessuna polemica in campo, ma questo poteva benissimo essere un turning point. Si va nell’inferno dei vantaggi, ma lo spagnolo non riesce mai a sfondare: 5 deuce e altrettanti vantaggi Nole, non arriva mai una palla break e Djokovic tiene il servizio. E’ uno huge hold e il serbo lo sa. Lo sa talmente bene che appena è Nadal a servire infila una serie di 3 punti consecutivi che gli danno altrettante palle break. Forse qui ci sono più demeriti spagnoli che meriti serbi, perché per quanto Nole sia profondo con i colpi Nadal scende a rete per farsi passare facile lasciando il corridoio completamente libero. 4 punti consecutivi dettati dalla pura rabbia con tanto di ace ridanno ossigeno a Rafa che ha così la possibilità di andare avanti 5-3, ma come un fulmine a ciel sereno arriva una risposta vincente inside out di Nole (ne abbiamo viste tante, remember 2011) palla break e Nadal che commette un erroraccio gratuito che dà il break al serbo che pareggia i conti.

Piccolissima difficoltà di Nole per mantenere il servizio e un esiziale doppio fallo lo riporta subito sulla terra e sul 15-30, ma il serbo si toglie subito dagli impicci e per chiudere in bellezza imita il suo avversario, anzi sublima un colpo noto a Rafa e si permette di mettere in mostra un vincente di rovescio degno della Major League Baseball. 5-4 Nole. Non si sono più grandi emozioni in questa fase, c’è solo da annotare una rottura delle corde sul 30-15 Nadal da parte del numero 1 del mondo, ma il game era già ampiamente compromesso. Stesso copione per l’11° gioco in cui Nole amministra anche se deve ingoiare il boccone amaro di un passante old style di Rafa. Siamo sul 6-5 e il maiorchino si trova a servire per rimanere nel match, ed è a questo punto che si scatena quella furia che ha fatto lievitare le quotazioni di Djokovic ponendolo tra i grandi. Non vuole lasciare nulla agli avversari soprattutto a quelli che in passato lo avevano bastonato malamente e gli avevano rubato la scena: Federer e Nadal su tutti. Nonostante un confortante 30-0 iniziale lo spagnolo vede arrivare lo tsunami balcanico e, complice anche qualche erroraccio di dritto, arrivano palle break a fiumi. La prima viene salvata con un drop, ce ne saranno altre 3 e alla terza arriva il colpo ferale dopo uno scambio durissimo che Djokovic chiude a rete; punto che è in tutte le classifiche degli hot shot dell’anno. 7-5 e Nadal che ancora una volta non riesce a sfondare nonostante a larghi tratti ha dimostrato che almeno un set poteva benissimo portalo a casa. 44 punti a 42 per il serbo, statistica che dimostra quanto i 2 rivali siano stati vicini.

Nonostante il serbo abbia vinto il primo parziale il suo approccio al secondo non è dei migliori. Un Nadal ritrovato riesce subito ad aprirsi una breccia nell’ansia serba e riesce a brekkare alla seconda occasione. Nole esplode la sua rabbia rompendo una racchetta e dà un colpo alla panchina. Bordata di fischi per lui. Nessun problema per Rafa nel suo turno di battuta con l’avversario che sembra aver mollato che concede anche un ace. Il black out serbo dura solo 2 game perché nel successivo riprende la sua marcia e ad avere problemi questa volta è il maiorchino che chiede l’MTO per problemi al piede sinistro. I problemi non sono del tutto risolti e Nole arriva facile allo 0-30 con un vincente lungolinea. Il serbo non sfonda, anzi stecca una palla e dà ossigeno al suo avversario. Rafa non chiude alla prima occasione perché dall’altra parte della rete c’è una difesa incredibile ma mantiene il break e siamo sul 3-1. Djokovic va di fretta e dopo un servizio vincente nervosamente dice:”Dai!” al raccattapalle. C’è tempo per un passantone spagnolo ma un altro servizio vincente di Nole non perdona. Anche Rafa non è da meno quando è lui a battere: manovra bene lo scambio e spinge fuori dal campo il suo avversario. Quando si tratta di usare il fioretto lo fa bene ed ecco una splendida demi-volèe sul 30-15. 7° e 8° gioco sono interlocutori e chi è alla risposta riesce solo a fare un punto anche se quello di Rafa è una risposta vincente. C’è maggiore pathos nel 9° ma 2 risposte consecutive che si infrangono a rete di Rafa allungano il set e lo spagnolo deve chiudere il parziale con il proprio servizio.

Fino a qui è una partita come tante altre, non meriterebbe di stare nella top 10, ma nel 10° si eleva a tal punto da far diventare questo match uno dei migliori tra i 2 rivali. Si parte con un gratuito di Nole, poi ottimo dropshot in chiusura in lob sempre del serbo. Gratuito di Nadal. Servizio vincente al corpo e altro punto che porta Nadal sul set point. E qui comincia l’altalena. Primo set point che se ne va per un errore non forzato. Djokovic viene buttato fuori dal campo e il suo lob è out. 2° set point. Il numero 1 recupera tutto ma Rafa commette un errore gravissimo a rete, ancora parità. Servizio vincente e 3° set point. Nole indovina uno smash, addirittura 2 consecutivi. Parità. Djokovic commette un altro gratuito su una seconda e 4a palla del set. Lo scambio si allunga e muore con uno slice maldestro di Nadal che finisce sulla rete. Si scambia ancora e la palla del serbo va in corridoio. 5° set point. Lo spagnolo manda lunga la palla, poi stecca maledettamente con il telaio (con tanto di imprecazione) e una difesa superba del serbo manda in tilt il computer maiorchino che spedisce la palla a rete. Break Nole. 5 pari e partita che gira.

Nadal accusa il colpo anche se è lui a mettere a segno i primi 2 punti sul punto di battuta di Nole ma questi si riprende alla grande e si prende il lusso anche di vincere uno scambio disumano sul 30 pari piazzando anche il vincente. Anche Nadal non concede più nulla e si sa al tiebreak.

Il primo a rompere gli indugi è Nole che si porta sul 3-1, Rafa rimedia con un punto hot: una volèe di polso. Applausi, ma dopo il suo servizio lo tradisce. 2 minibreak e lo smash che lo tradisce, poi mette in campo tutta la sua grinta per riprendersi almeno un minibreak, ma basta solo per uno, perché concede altri 2 punti sul suo servizio. 7 punti a 4 per Nole che ancora una volta batte Nadal e ancora una volta non concede set. E’ l’ultima grande prova dell’anno per il maiorchino, al Roland Garros pur avendo iniziato bene si infortuna al polso e la sua stagione non vede più nessun acuto di rilievo, anzi ci saranno tante amare sorprese per lui.

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TML Review 2016: 9. Australian Open, Verdasco vs Nadal. La disfatta di Melbourne

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Difficilmente una partita di primo turno entra nelle top 10 di fine stagione o nei migliori match all time, ma se è un 14 volte Slam ad essere protagonista (in negativo) allora non si può fare a meno di parlarne. Rafael Nadal si presenta a Melbourne dopo un’annata disastrosa in cui ha perso in tutti i suoi feudi che sembravano inviolabili come Barcellona, Monte Carlo e soprattutto il Roland Garros. Nell’ultimo Slam disputato era uscito in un’altra partita memorabile contro Fognini facendosi recuperare 2 set di vantaggio, ma nonostante tutto ad inizio stagione aveva dato qualche segno di ripresa arrivando in finale a Doha poi annichilito da Djokovic. “Perde da 2-3″ si diceva, ma da qui i 2-3, sono diventati 3-4 e saranno tanti a fine stagione.

Nadal è la testa di serie numero 5 e un sorteggio maledetto gli mette di fronte un unseeded molto tosto finito nelle retrovie per una travagliata stagione 2015. Peggiore avversario non poteva capitare per il maiorchino che nei primi turni degli Slam, tranne a Parigi, ha molto spesso faticato. I colpi potenti e piatti di Fernando Verdasco sono micidiali per un Nadal ormai brutta copia di se stesso e con un servizio che non rende al meglio. I dati sono chiari: non si può vincere un match se servi una prima con velocità massima di 200 km/h con una media di 180 km/h. No questions about this. Ma se il servizio latita è lo scambio lungo ad essere amico ed ecco che una partita che si doveva concludere in 3 comodi set si prolunga in una battaglia di più di 4 ore con continui capovolgimenti di fronte e sorprese sia in negativo che in positivo.

Si parte con Nadal al servizio e si intuisce subito che non sarà una passeggiata. Primo punto e primo gratuito. Un punto non dice nulla, ma i fanatics e i vecchi Rafafans erano abituati a contare sulle dita di una mano gli unforced invece qui sono il pane quotidiano. Rafa si riprende subito con un servizio vincente, ma un doppio fallo rimette in carreggiata Nando. Rafa si scuote e gioca molto profondo. Finalmente. E con un 1-2 micidiale, schema detti Kramer (cfr. Tommasi), chiude il primo gioco. La camera si sposta e illumina Nando che fin da subito fa patire quale canovaccio seguirà la sua partita: tiri potenti in ogni direzione che a volte possono essere piuma o a volte fero, tradotto: o vincenti o errori non forzati, non ci sono vie di mezzo. Non mancano i servizi vincenti. 2 e l”ultimo punto suscita un leggero dubbio in Nadal che chiama il falco, ma la sua palla è out e un challenge viene così sprecato.

Ancora Nadal è ben saldo al servizio, ma quando mette delle palle loffie dall’altra parte piovono comodini. Ne è testimonianza l’ottimo vincente di dritto in cross del 15-15 che sfodera Nando che però ancora non sfonda e altri 2 servizi vincenti consegnano il game al maiorchino. Nando è superiore al servizio, senza ombra di dubbio, e si permette anche un juego en blanco con un punto spettacolare con un recuperone di Nadal che si trasforma in un duello a rete, ma è Fernando ad uscirne vincitore. Dopo questo spettacolare scambio Verda non ne vuole sapere di concedere punti e con un tremendo 1-2 pareggia il conto dei game. 2-2. Il 40-0 che in tempi passati era una cassaforte maiorchina ora è solo un modo per ribadire che Nadal è cambiato: quando si tratta di chiudere se la fa addosso e ne è testimone il doppio fallo che lo porta sul 40-15. La successiva palla molle e il vincente in gancio stile Clubber Lang portano ai vantaggi un gioco che doveva essere chiuso da tempo. Ma un servizio vincente salva momentaneamente la bandiera maiorchina, ma che fatica!.

Emblematico è il 6° gioco. Nando come Giuliacci fa il buono e il cattivo tempo. Prima mette in mostra un altro gancio vincente micidiale, ma perde il punto successivo. Ancora vincente questa volta un dritto inside in di federeriana memoria. Poi solo un nastro può fare vincere un punto a Rafa, ed ecco che arriva puntualmente. Ace di Nando e poi grande recuperone di Nadal che costringe all’errore l’avversario. Nando si permette anche di fare ace, ma i giudizi di linea stanno dormendo (lo faranno spesso in questo torneo) e uno di loro grida:”Fault!”. Ma de che? Challenge…la palla è buonissima. Peccato perché poteva essere un ace. Si rigioca il punto che comunque va all’unseeded di lusso e anche dopo che un po’ i nervi erano salvati il game si chiude a favore di chi serve.

Il servizio di Nadal è loffio, ma il suo avversario non ne approfitta e spedisce la palla in rete. Lo scarso servizio viene sostituito da un ottimo tocco che Rafa ha sempre avuto e scende a rete mostrando un delizioso ricamo per prendersi il punto frutto di una delicata stop-volley. Ancora servizio lentissimo e dall’altra parte arriva un frigo da 100 litri di volume. Bang. Nadal cambia pan per focaccia e all’uscita dal servizio spara un dritto terrificante. La sinusoide delle prestazioni al servizio continua e il 40-30 è ben servito, il punto del game successivo arriva facile, ma che fatica, Rafa, e che servizio! Dove è sepolto quello dell’estate 2010? Neanche Indian Jones sarebbe in grado di ritrovarlo.

Lo spettacolo oggi lo fa Nando. Parte con un servizio vincente poi scende a rete e chiude il punto con una veronica. Nadal se non è il protagonista vuole comunque fare la comparsa e con una splendida manovra di rovescio si apre il campo e chiude con un dritto inside-out (punto che va negli highlights). Schema Kramer per Nando e poi IL. Niente paura perché c’è un altro servizio vincente, l’ennesimo, a togliere le castagne dal fuoco. 4 a 4.

La curva di rendimento al servizio di Nadal che era in lieve calo subisce una brusca accelerazione e quasi fa sottosoglia. Verdasco ci mette del suo. E il circoletto rosso sul primo punto non può non arrivare: vincente di rovescio stile baseball: 0-15, ancora aggressivo Nando 0-30 e pasticciaccio Nadal con doppio fallo, 0-40. Sembra che il set stia per andare a Madrid, ma all’improvviso Rafa cambia un fusibile dei suoi circuiti del suo servizio evidentemente bruciato e con 5 punti consecutivi salva 3 palle break consecutive e la faccia.

I successivi 2 game sono degli easy hold per entrambi, c’è solo da segnalare un nastro maiorchino sul 15-0 dell’11° gioco, ma niente di che. 6-5 Nadal. Nando si trova a servire per rimanere nel set e tituba: doppio fallo. si riprende alla grande, ma subisce una risposta lungolinea vincente di dritto ‘ccezionale. Ricordiamo sempre che conta vincere i punti più importanti e non quelli più belli. Così sarà il tiebreak a decidere il vincitore del primo parziale. Il primo a rompere gli indugi è il maiorchino che con un rovescio profondo ottiene il primo minibreak.  Rafa vince anche un punto durissimo con il dritto che va a comandare, poi all’improvviso il dritto diventa loffio e Nando ritorna con un minibreak a suo favore. Nadal usa ancora il dritto per attaccare ma lo fa anche Nando che si porta sul 4-4. Il punto del tiebreak è quello del 5 pari con Verda che spazza il campo con il dritto e il rovescio per poi chiudere con un vincente di dritto. Arriva il primo set point madrileno, ma viene annullato con un altro 1-2 facile. Ed ecco il fattacio: doppio fallo Nadal che consegna il secondo e decisivo set point a Nando che chiude con un servizio vincente. 1 set a 0.

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Continua———->

TML Classic: Finale Australian Open 2012, Djokovic vs Nadal – Parte II

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AVVERTENZA: l’articolo è la 2a parte dell’analisi della partita tra Novak Djokovic e Rafael Nadal agli Australian Open 2012. Per una migliore comprensione del testo è opportuno leggere la prima parte disponibile qui

Dopo un’analisi generale andiamo ad esaminare la partita punto per punto senza farci sfuggire niente. Quest’analisi è frutto della visione integrale della partita che ad ogni punto evidenzia come si è concluso, quali sono stati i punti chiave e, immancabili, ci sono i circoletti rossi, ossia quegli scambi che meritano una particolare attenzione. Sono state usate delle sigle per semplificare il lavoro che potete leggere nella legenda.

L’articolo è diviso in 5 parti, uno per ogni set per motivi di spazio.

Legenda

  • UE = Errore non forzato o Unforced error
  • FE = Errore forzato Forced error o
  • SV = Servizio vincente
  • ACE = Ace
  • DF = Doppio fallo
  • DS = Dropshot
  • SMASH = Smash
  • Lob = Lob
  • FH -IO-W = Vincente di dritto inside-out
  • FH-DL-W = Vincente di dritto lungolinea
  • FH-C-W = Vincente di dritto in cross
  • FH-N-IO = Dritto a rete inside-out
  • FH-C-N = Dritto a rete in cross
  • FH-II-W = Vincente di dritto inside-in
  • FH-V-DL-W = Volèe di dritto lungolinea vincente
  • FH-V-IO-W = Volèe di dritto inside-out vincente
  • FH-IO-V-W = Volèe di dritto inside-out vincente
  • FHW = Vincente di dritto
  • BH-V-C-W = Volèe vincente in cross di rovescio
  • BH-C-W = Vincente di rovescio in cross
  • BH-DL-W = Rovescio lungolinea vincente
  • BH-V-IO-W = Voleè di rovescio inside-out vincente
  • BH-WV = Volèe di rovescio vincente
  • BH-IO-W = Rovescio inside-out vincente
  • PB = Palla break
  • SP = Set point
  • MP = Match Point

Primo set

SET 1

I primi game della partita sono di studio. Nole è il primo a cedere punti sulla propria battuta, nel 1° gioco si ritrova 15-30, ma nulla di grave perché vince comunque il game. Tutto scorre liscio se non fosse per alcuni punti spettacolari evidenziati dai circoletti rossi. Nadal usa molto il dritto uncinato e il dritto incrociato e ci saranno tanti hot shot con questi colpi. Il primo scossone arriva nel 5° gioco con Djokovic costretto a fronteggiare la 1a PB nata da un magnifico colpo di rovescio inside-out. Nole non ci sta e annulla con un ace. Ma Nole non può nulla nella 2a PB del game e subisce il break. Per consolidare il break Rafa deve fronteggiare altre 2 PB sul servizio ma sono annullate grazie ad un vincente lungolinea di dritto (suo marchio di fabbrica) e ad errore non forzato di Nole. Nonostante un ottimo Nole è Rafa a portarsi avanti 4-2. Da questo momento in poi sale Nole, ottiene un game al servizio facile e nell’8° gioco ha ben 3 PB per chiudere, 2 le butta via con errori forzati, ma è un unforced error a dare il break a Nole che pareggia i conti. 4 a 4. 9° e 10° gioco sono senza scossoni ma ogni tanto Rafa tira delle bombe assurde come un dritto in diagonale che taglia tutto il campo. Applausi. Pessimo è al servizio Nole nell’11° gioco e il break non poteva non arrivare. Break Nadal che chiude al turno di servizio successivo al 2° set point. Ottimo rovescio incrociato di Nole, ma non basta. 7-5 Nadal.

Nel computo totale Nadal ha vinto 49 punti a Djokovic 43.

Da notare come in tutti i game in cui si è avuta almeno una PB poi si è ottenuto il break tranne nel 6° gioco con al servizio Nadal che vince il parziale grazie a questo particolare.

La dominatio ratio, indice che misura chi ha dominato di più un set o una partita, è data dal rapporto della percentuale dei punti vinti in risposta e la percentuale dei punti persi al servizio. Per semplificare i calcoli abbiamo preso in considerazione la somma dei punti in questione rapportatati a quelli giocati in totale nel game (inutile dividere e moltiplicare per lo stesso numero).

DR(Nadal) = (2/6 + 2/6 + 7/12 + 1/5 + 2/6 + 4/6) / (0 + 1/5 + 7/16 + 7/12 + 2/6 + 3/8) = 1.27

DR (Djokovic) = 0.787

Bene Nadal che “merita” la vittoria del set avendo avuto una maggiore DR rispetto al suo avversario.

TML Classic: Finale Australian Open 2012, Djokovic vs Nadal – Parte I

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Novak-Djokovic Australian Open 2012

AVVERTENZA: L’articolo si sviluppa in 2 parti, per cui se la prima dovesse risultare incompleta non vi preoccupate perché nella seconda ci sarà il finale che tutti aspettano con ansia.

Per tanto tempo si sono viste partite di tennis cercando di estrapolare determinate caratteristiche peculiari, però alcuni ricordi sono più forti di altri così si travisa la realtà dei fatti perché rivedendo poi a freddo un match si capisce che magari alcuni punti chiave non rispecchiano quello che ha conservato la nostra memoria. Oggi, grazie al lavoro di tennisabstract.com è possibile analizzare in maniera precisa e quasi maniacale un match, qualsiasi esso sia, arrivando così a delle verità riconosciute in maniera unanime. Ma per fare un ulteriore passo rispetto ai dati “grezzi” del suddetto sito si possono aggiungere delle ulteriori elaborazioni utili ancora di più a capire se è successo qualcosa e soprattutto perché. Abbiamo voluto partire da un match storico, un classico: la finale degli Australian Open 2012. Tutti conoscono il risultato, la partita monstre, le 5 ore e 53 minuti di lotta bruta, ma molti si confondono su come siano andati i fatti e perché ad un certo punto la partita è andata in una direzione piuttosto che un’altra, chi è stato più cinico nei momenti che contano o chi ha fatto più punti, per esempio.

Punteggio

Il primo step dell’analisi non può non partire dal punteggio: 5-7 6-4 6-2 6-7(5) 7-5 per Djokovic. Questo ci dice che Nadal ha vinto il primo set per poi perdere il secondo e il terzo, questo piuttosto nettamente, poi si è rifatto nel tiebreak del quarto dove Nole è arrivato sicuramente a 2 punti dal match (ce lo dice il 5 tra parentesi) per vincere di misura nel quinto e ultimo parziale. Bene. Così è troppo facile ed è quello cui (quasi) tutti si fermano, ma a questo punto passiamo allo step successivo che è quello delle stats che vengono mostrate a fine match.

Palle break

BP e Servizio

Il primo dato che evidenziamo è il numero di palle break salvate/sprecate (che sono dati complementari). Da qui esce fuori che Nadal ha dovuto fronteggiare 20 PB a fronte delle sole 6 di Djokovic. Per 13 volte Rafa si è salvato, Djokovic in 2 occasioni su 6. Questo significa 2 cose: che Nadal è stato un mostro in risposta e Djokovic un cecchino al servizio. E’ una considerazione un po’ banale, che metterei in ghiaccio in attesa di un approfondimento più accurato. Certo, già possiamo dire che con 7 break subiti a fronte dei soli 4 di Djokovic Nadal ha fatto il miracolo arrivando a giocarsi la partita al 5°, ma si sa che certi punti contano più di altri.

Servizio

Il secondo dato che prendiamo in considerazione è il servizio. Come si vede dal riquadro le prime in campo dei 2 sono state praticamente le stesse con una resa più alta per Djokovic. Invece il dato più allarmante per Nadal è stata la resa con la 2a: un 49.2% a fronte di un 64% di Nole. Dato molto significativo e se si guarda questo particolare nella maggior parte dei casi è proprio la 2a di servizio a fare la differenza. Chi ha una resa minore è quasi sempre sconfitto.

La prima di servizio

Considerando la partita set-by-set si nota come con una maggiore percentuale di prime in campo non sempre si porta a casa il set. Nel primo parziale si è seguita questa regola: 63.4% di Nadal contro il 53.6% di Djokovic. Ma nel secondo, vinto da Nole, si ha una leggera prevalenza per Nadal con un 57.7% vs 55.6%. Nel terzo, set stradominato da Djokovic, si ha uno strabiliante 86.7% di prime in campo per il serbo che annichiliscono di fatto il 44.5% dell’avversario e il 6-2 che ne consegue non è certo casuale. Tanto equilibrio nel 4° risolto al tiebreak con 0 break e percentuali di prime molto simili: 73.3% vs 74.2%, qui Nole è stato a 2 punti dal match, ma bravo Rafa a salvarsi. Il pallino passa nelle mani definitivamente di Nole nel set decisivo con un 72.7% vs 70.4%.

La seconda di servizio

Già abbiamo accennato al 64.0% di Nole contro il 49.2% di Nadal. Un vantaggio significativo per il serbo dovuto anche ad un splendida risposta. La percentuale di seconda è stata appannaggio del serbo in tutti i parziali. Da sottolineare come nel terzo non abbia mai perso un punto con la seconda.

I doppi falli

Inutile dire che Nadal ha commesso 4 doppi falli e Djokovic 2. L’essenziale in questi casi è capire quando sono arrivati.

Nadal

  1. Il 1° doppio fallo di Rafa è arrivato sull’1-0 Djokovic del 2° set e punteggio 0-0. Ininfluente.
  2. Nadal restituisce il favore facendo doppio fallo dopo che Djokovic gli aveva fatto regalato il break allo stesso modo. Il doppio fallo arriva sul set point Nole. Massima gravità.
  3. 4° set. 3-2 Nole senza break. 15-15. Ininfluente.
  4. 5° set. 0-0. 40-15 Nadal. Ininfluente.

Djokovic

  1. Sanguinoso doppio fallo di Djokovic che riapre la partita sul 5-3 de l 2° regalando il break a Nadal che si porta 5-4 e servizio. Quasi massima gravità.
  2. 5° set. 4-5 Nadal senza break. 40-0.  Ininfluente.

Il rapporto sui doppi falli ci dice che nonostante un maggior numero da parte di Nadal in fin dei conti entrambi hanno commesso 1 doppio fallo grave. Più grave quello di Rafa che arriva sul set point Nole. Di un gradino più basso quello del serbo che però così ha regalato un break che poteva riapire il set.

Vincenti/Non forzati

Il terzo dato è puntum dolens di tutte le statistiche. Il bilancio dei vincenti ed errori non forzati. Essendo questi dati mai perfetti è difficile avere dei numeri condivisi unanimamente. (Io ho provato a segnarli punto per punto e i dati sono differenti da quelli ufficiali), per cui ci fidiamo delle stats ufficiali e notiamo che applicando il famoso teorema di Tommasi il computo W/U è in negativo per entrambi i tennisti di conseguenza dovrebbe essere una “brutta partita”. Mah, diciamo che questo teorema lascia un po’ il tempo che trova ed è molto, ma molto riduttivo. Ma quello che possiamo evidenziare subito sono i vincenti di rovescio di Djokovic ben 11, qualcosa che oggi è del tutto inusuale. Il dritto uncinato di Nadal fa male e non ci stupiscono i 25 vincenti, qualcuno da circoletto rosso (definizione che tornerà utile più avanti).

Differenziale FH e BH

  1. Il differenziale tra vincenti/non forzati di dritto (FH) complessivo denota un bilancio negativo per entrambi i tennisti. -3 per Nole e -8 per Nadal. Però andando a scavare set per set si nota come nel primo set sia di -3 per Nole e solo -1 per Nadal (set vinto dallo spagnolo). Nel secondo e nel terzo si ha una inversione di tendenza con un +1 Nole e -3 Nadal e, +5 Nole e -4 Nadal. Nel 4° set Nadal ha sistemato un po’ la mira con uno 0 nei vincenti/non forzati di dritto a fronte dei -5 di Nole. -1 per entrambi nell’ultimo parziale.
  2. Di rovescio va leggermente meglio Nole ma male nel computo complessivo: -16. Ha fatto peggio Rafa con un -19. In tutti i set il differenziale del BH (backhand o rovescio) è stato negativo per entrambi. Dato significativo per Nole che di solito non sbaglia tanto di rovescio, ma è probabilmente questa la chiave per cui si è avuto una partita così tirata che Nole poteva chiudere benissimo in 4.

Vediamo i numeri set per set

  1. -6 Nole, -4 Nadal (set per Nadal)
  2. -2 Nole, -3 Nadal (set per Nole)
  3. 0 Nole, -3 Nadal (set per Nole)
  4. -2 Nole, -4 Nadal (set per Nadal)
  5. -6 Nole, -5 Nadal (set per Nole)

Per ora congeliamo i dati “primari” e forniamo delle stats che non si erano mai viste.

Key points

Key Points

Ed ecco un nuovo tipo di statistica che è alla base per una nuova analisi delle partite e che evidenzia come si sono giocati i punti più importanti, perché si sa che nel tennis alcuni punti contano più di altri, non a caso si può vincere facendo meno punti dell’avversario. Nella figura sono mostrati 3 tipi di key points (punti chiave) in ordine di importanza. I primi sono di suprema importanza ossia le palle break fronteggiate che determinano in maniera quasi irreversibile l’andamento di un match. Poi i punti che chiudono il game, infine i punti sulla parità.

Già ne abbiamo parlato nella sezione palle break, ma ricordiamo che Nadal ha dovuto affrontare 20 BP e Djokovic solo 6. Delle 20 palle break Nadal ne ha salvate 13, ossia il 65%, mentre Djokovic solo 6 su 2, ossia il 33%. Dato significativo che dimostra che Nadal è stato più freddo e più cinico nei momenti salienti ma altresì il numero spropositato di BP concesse hanno fatto pendere la bilancia dalla parte del serbo. Però Djokovic 4 volte su 6 ha messo in campo la 1a  (67%), mentre Nadal “solo” 12 (60%). Nonostante gli 0 ace Rafa ha fatto registrare 4 di quelli che noi chiamiamo (grazie a Rino Tommasi) servizi vincenti (nel riquadro RlyWnr), ossia quei servizi che non sono ace, ma che sono ingiocabili. Entrambi i giocatori hanno commesso 3 errori non forzati, gravi per Nole (50%), nella norma per Nadal (solo 15% del totale). Da entrambe le parti sono arrivati un doppio fallo sulla palla break. Qui la bilancia non si smuove. (Per RlyFcd si intende un punto finito con l’avversario che commette un errore forzato).

Djokovic però è stato più bravo rispetto a Rafa a chiudere subito i game al servizio con una resa del 70% quando aveva nella racchetta la possibilità di chiudere a fronte del solo 50% di Rafa che ha messo molte più prime in campo: 83% contro il 64%, ottimo nei servizi vincenti, ma Djokovic ha numeri nettamente superiori nel reply winner e reply forced e c’era da aspettarselo da un ribattitore quale è Nole, soprattutto quello del 2011-2012 (fino agli Australian Open).

In totale il dato che sintetizza meglio chi ha giocato i punti più importanti è quel 66% per Nole contro il 58% di Nadal, uno dei motivi principali per cui Djokovic ha vinto il titolo e Nadal no.

Winning probability

Winning Prob

Sì, ma la partita poteva finire al quarto!”, “Nadal ha dominato!”, “Djokovic ha buttato la partita sul 40-15!” Finalmente grazie ad un grafico molto semplice ed esplicativo possiamo fugare ogni dubbio e capire chi ha dominato di più, chi ha avuto la possibilità di chiudere la partita e soprattutto quali sono i punti chiave della partita.

Il grafico descrive la percentuale di possibilità di vincere del futuro vincitore (in questo caso Nole) e parte dal presupposto che entrambi i giocatori hanno la stessa possibilità di vincere per cui all’inizio c’è un 50 e 50, man mano che la partita si sviluppa con la vittoria dei punti, dei game e soprattutto dei set salgono le chance di vittoria di uno o dell’altro tennista.

Nel primo set tutto è andato liscio per 4 giochi, poi break Nadal nel 5° gioco ed ecco che le probabilità di vittorie di Rafa aumentano. Purtroppo per Rafa Nole recupera il break nell’8° gioco e rimette tutto in pari. Esiziale è il break che subisce nell’11° gioco che dà la possibilità a Nadal di chiudere il set e lo fa al 12° game con il suo servizio.

Nel secondo set avendo Nadal un set di vantaggio la win probability è sempre a suo favore, ma un primo scossone si ha nel 4° gioco quando subisce il break. Le quotazioni di Nadal ritornano alte recuperando il break nel 9° gioco, ma butta via tutto, set e vantaggio con il break che regala il set a Djokovic. Essendo sull’1 pari la WP ritorna al 50%.

Il terzo set è dominio Nole con break nel 4° e nell’8° e ultimo gioco. Ormai qui il match è girato a favore del serbo che in vantaggio 2-1 ha la possibilità di chiudere.

Nel quarto set Nole ha la possibilità di chiudere e i picchi di WP arrivano al punto 1 indicato nel grafico che corrisponde al 4-3 0-40 servizio Nadal in cui Djokovic la poteva chiudere avendo a disposizione 3 palle break consecutive. L’altro picco è al punto 2 e corrisponde al tiebreak in cui Nole si ritrova sul 5 punti a 3 e quindi 3 volte a 2 punti dal match, ma qui Nadal si salva e rimette tutto in pari. 2 a 2 e WP che torna al 50-50.

Il quinto, e quindi la partita, la poteva portare a casa Nadal che nel 6° gioco ottiene il break e si porta avanti 4-2 (evidenziato nel picco al punto 3). Ma arriva subito il controbreak che riporta la partita in parità. Dirimente e fatale è il break che subisce Nadal nell’11° gioco che consegna la partita a Nole che chiude nel successivo game di servizio. Da notare l’ultimo picco a favore di Rafa al punto 4 determinato da una palla break avuta nell’ultimo gioco.

Il dominio

Inutile stare a tediarvi con formule di matematica e statistica. Ma è intuitivo capire che osservando il grafico chi ha la maggiore area del proprio colore ha dominato di più il match, ossia è stato quello che per più tempo e punti ha avuto il pallino del gioco in mano. Qui si nota una prevalenza del colore blu di Nole che dall’inizio del terzo è “passato in vantaggio” e stava per chiuderla al quarto. Nadal ha recuperato qualche pixel nel quinto, ma è durato poco. Inutile il suo break perché alla fine il suo dominio è stato spazzato dall’avvicinarsi da parte di Nole alla vittoria.

Djokovic ha dominato per il 54.04% del match contro i 45.96% di Nadal. (+8.08% Nole).

La volatility

La volatility misura l’importanza di ogni punto ed è dato dalla differenza (in valore assoluto) tra la WP di vincere il punto corrente e la WP di vincere il punto successivo. Per avere un’idea, un 10% è un punto importante, 20% fondamentale, 30% cruciale per le sorti del match.

Comeback factory

Il comeback factory è un indice che quantifica in termini numerici la consistenza di una rimonta ed è data dall’inverso della più bassa WP del vincitore. Per avere un’idea dei numeri: nella semifinale tra Federer e Djokovic agli US Open del 2011 ll CF è stato di 79.0 ossia 1/(.013%). I match dominati hanno un CF attorno al 2.0. Questa partita ha avuto un CF di 9.5 data dall’inverso della WP al punto 4, massimo picco di WP per il perdente Nadal. (1/0,105% = 9.5) .

Excitement Index

Se la volatility misura la % di importanza punto per punto, l’EI misura quando un match è stato “eccitante”, quindi più ci sono punti con alta volatility e più è alto l’EI che è dato dalla media punto per punto della volatility. Un match dominato ha un EI di circa 35, uno medio sui 50, uno con continui capovolgimenti di fronte sui 64. Questo match ha avuto un EI di 61 ossia altissima.

L’articolo continua con la seconda parte in cui ci sarà l’approfondimento punto per punto.

 

All’ombra di Federer: Djokovic ha superato Nadal sull’erba

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Così come era successo per la terra battuta in questo articolo, con l’avvento della stagione sull’erba ci concentriamo su un quesito simile, ossia: tutti sappiamo che il migliore della nostra epoca sui prati inglesi è Roger Federer che è distante anni luce rispetto agli altri, ma dietro di lui chi c’è? Le uniche 2 scelte non possono che cadere sui soliti noti, ossia Rafael Nadal e Novak Djokovic. A differenza del clay in cui le gerarchie dell’era Open sono ben definite con Nadal al primo posto con dietro Bjorn Borg, sull’erba è un po’ complicato stabilire chi sia il numero 1 con certezza assoluta. I 7 titoli di Wimbledon vorrebbero che lo scettro venisse dato a Federer, ma non è il solo ad aver vinto per 7 volte i Championships, esiste un certo Pete Sampras che negli anni 2000 era riuscito in tale impresa riuscendo ad eguagliare il record di William Renshaw dei primi anni del torneo che sembrava quasi un’utopia perché realizzato grazie al challenge round. Considerando equipollenti tutti i titoli di Wimbledon per stabilire chi sia davanti tra Federer e Sampras possiamo dare un occhio alle statistiche che riguardano gli altri tornei erbivori.  Qui notiamo una netta prevalenza dello svizzero che è riuscito a vincere il torneo di Halle per 8 volte, Sampras dal canto suo è riuscito a vincere il titolo di Manchester nel 1990, un titolo di poco conto cui però fanno aggiunti i 2 tornei del Queen’s che insieme ai Championships formavano un ipotetico “Slam verde” locuzione usata per lo più dal duo Tommasi-Clerici e che a partire dagli anni ’90 ha perso quasi totalmente la sua valenza dato che dal 1993 è stato creato il Gerry Weber Open di Halle che ha diviso i tennisti in 2 tronconi: il primo affezionato alla classicità e alla tradizione del Queen’s Club con le sue strutture di fine ‘800 e il secondo maggiormente attratto dall’impianto ultramoderno del Gerry Weber Stadion. Considerando anche i piazzamenti a Londra con altre 3 finali per Federer e 0 per Sampras alla spicciolata è davanti lo svizzero.

In questo ecosistema erborista non bisogna dimenticare i vari Borg, McEnroe e Jimmy Connors che sull’erba hanno detto la loro. Bjorn è stato forse la mosca bianca in questo particolare contesto. Da terraiolo puro è riuscito ad adattare il suo gioco anche all’erba compiendo un’impresa che sembrava impossibile nei tempi moderni: vincere 5 Wimbledon consecutivi di cui il primo del 1976 senza perdere un set. L’orso svedese non era solito giocatore tornei di preparazione per i Championships per cui i suoi successi erbivori si limitato allo Slam londinese cui si aggiungono solo altri 2 tornei minori ad Auckland e Adelaide che oggi saremmo fatica a definire 250. Alla luce di questi risultati Borg rimane dietro a Federer che però non è riuscito a strappare allo svedese il numero di vittorie consecutive nello Slam di Church Road: Roger si è fermato a quota 40 mentre Borg ne ha collezionato 41 tutto questo per colpa di Tommy Haas che nel 2007 non si è presentato negli ottavi di finale permettendo a Roger di passare con un walkover che non può essere conteggiato come vittoria. Maledetto Tommy!

Il prototipo di giocare da erba è sempre stato per gli esperti John McEnroe, The Genius è riuscito nell’impresa di battere Borg nei sacri prati inglesi nel 1981, un risultato storico per poi ripetersi nel 1983 e 1984. Le sue 3 vittorie sono lontane dalle 5 di Borg e dalle 7 di Federer e Sampras, ma non possiamo trascurare i 4 successi al Queen’s il primo dei quali arrivato a 20 anni. Peccato per lui che dal 1985 non combinerà più niente, facendoci preferire i freddi numeri alla passione per il bel giuoco, ma vale sempre la pena guardare i successi di Mac, qualche minuto su Youtube per John non si nega mai.

L’altro grande dell’erba è Jimmy Connors. Jimbo è stato l’ultimo a vincere 3 Slam sull’erba nello stesso anno nell’ultima stagione possibile. Difficile non mettere in luce il suo 1974 con i titoli agli Australian Open, torneo di poco conto va detto, cui si aggiunsero Wimbledon e gli US Open. Tolto qualche torneo minore quali Manchester (giocato durante il Roland Garros 1974 con l’assenza pesante di tutti i migliori), Birmingham, possiamo aggiungere i 2 successi al Queen’s: quello del 1972 che non si capisce perché l’ATP considera un torneo “buono” che ha un montepremi risibile, migliore è sicuramente quello del 1982 che avrebbe dato il là al suo successo più significativo che quello dei Championships del 1982 all’età di 29 anni quando tutti ormai lo davano per finito.

Numbers don’t lie” dice un vecchio detto quindi, anche se a malincuore per via della prevalenza dei numeri sullo spettacolo e il gioco Federer possiamo considerarlo il migliore dell’era Open sull’erba. Inutile allargare il campo a tutta la storia del tennis perché ci sarebbero tantissime variabili da considerare la più importante delle quali è che 3 Slam su 4 si giocavano su questa superficie e c’erano tantissimi tornei che ruotavano attorno a questo paradigma.

Assodato tutto questo chi c’é dietro Roger negli ultimi 10 anni? Il primo a dover essere preso in considerazione non può essere che Rafael Nadal. Le 3 finali consecutive con Rogerino sono storia, di cui una leggenda. Molti non si nascondono nel definire la finale di Wimbledon 2008 la più grande partita di tutti i tempi. Per decenni la migliore partita di sempre era stata quella tra Gottfried von Cramm e Don Budge nello spareggio interzonale della Coppa Davis 1937 giocata a Wimbledon. Poi c’era stata la finale delle WCT Finals del 1972 tra Rod Laver e Ken Rosewall, in seguito la finale di Wimbledon del 1980 e infine quella del 2008. Gli stessi protagonisti di questa ultima partita hanno dichiarato che la partita del 2008 è superiore a quella del 1980, se lo dicono Mac e Borg c’è da crederci. Nel suo primo anno da super star che è il 2005 aveva perso malamente da Gilles Muller al secondo turno e dato il suo gioco prevalentemente terraiolo nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe stato protagonista anche sui prati inglesi. Straordinarie sono le finali del 2006 e sopratutto quella del 2007 in cui alla fine del quarto set sembrava pronto ad interrompere il regno di Federer, ma al quinto ha dovuto soccombere alla maggiore esperienza dello svizzero. Una sconfitta plausibilissima, ma non per un combattente come Nadal che successivamente rivelerà come negli spogliatoi abbia pianto perché convinto di potercela fare. Questo è stato il momento in cui si è avuta la svolta, il turning point che ha permesso il tanto agognato sorpasso su Federer anche sull’erba. La finale del Roland Garros aveva mostrato un Nadal deluxe, forse il migliore di sempre, che aveva demolito il suo rivale, ma siamo sulla terra battuta e ci può stare, ma è a Wimbledon che si sarebbe giocata la finale dei sogni. Nadal vince al quinto 9-7 una partita che era sua dopo i primi 2 set, ma che Federer ha saputo mettere in piedi non si sa come annullando anche diversi match point (ma questa è un’altra storia). Pesa come un macigno l’assenza di Rafa nel 2009 costretto a dare forfait per via di un infortunio al ginocchio, un’assenza che pesa perché nel 2010 avrebbe rivinto il titolo in finale contro Berdych e poi fatto finale nel 2011 perdendo contro Djokovic. Fino a questo punto la storia sembra un classico Disney in cui vivono tutti felici e contenti, ma da qui in avanti tutto si trasformerà in un incubo. Lukas Rosol nel 2012 inaugura una tradizione macabra per Nadal e soprattutto per i suoi fans, ossia quella di essere sbattuto fuori da Wimbledon da un giocatore che si trova oltre la top 100. Come ricordato, il primo è Rosol numero 100 del mondo, nel 2013 è Steve Darcis, numero 135 del mondo Nel 2014 continua la tradizione Nick Kyrgios da 144 del ranking ATP e nel 2015 è Dustin Brown (numero 102) a firmare un poker di orrori Nadal. Le sconfitte non tolgono niente a quello già vinto, perché sarebbe facile ritirarsi all’apice della carriera per non macchiare i numeri, ma è scandaloso che quello che poteva sembrare un piccolo intoppo nel 2012 si è trasformato in una regola fissa.

Per quanto la differenza di età con Nadal sia solo di un anno, Djokovic è arrivato molto più tardi a potersi giocare il torneo più importante del mondo. Solo nel 2007 si registra una semifinale contro Nadal poi persa per ritiro e un’altra semi persa un po’ più gravemente contro Tomas Berdych. In pratica dal 2005 al 2010 non combina niente però arriva di prepotenza al successo nel 2011 quando vince in finale contro Nadal e diventa per la prima volta numero 1 del mondo. Da allora in pratica si sono dati il cambio con Nadal. Lo spagnolo è andato all’inferno e Djokovic in paradiso. Nel 2012 perde una storica semifinale contro un ritrovato Federer che vincerà da lì a poco il suo ultimo Slam in carriera, nel 2013 perde in finale contro il britannico (guai a chiamarlo scozzese in questi casi) Andy Murray, per mettere in fila 2 vittorie consecutive entrambe ottenute in finale contro Federer nel 2014 e 2015.

Guardando solo i titoli possiamo dire che Djokovic nella scorsa stagione ha superato Nadal nello Slam londinese, 3>2, su questo non ci sono dubbi, anche se da un’analisi un po’ più attenta possiamo dire che Nadal ha battuto il migliore Federer a Wimbledon, invece Djokovic ha battuto una versione molto depotenziata di Roger soprattutto quella delle ultime 2 stagioni. Bravo Nole ad approfittarne, ma Federer nel 2014 e 2015 aveva 33 e 34 anni, età in cui una buona percentuale di tennisti si è ritirata da un pezzo.

Ma prendiamo il pallottoliere.

  • Nadal: 90 + 45 + 1200 + 1200 + 2000 + 2000 + 1200 + 45 + 10 + 180 + 45 = 8015. Media = 728
  • Djokovic: 90 + 180 + 720 + 45 + 360 + 720 + 2000 + 720 + 1200 + 2000 + 2000 = 10.035. Media = 912

Djokovic ha superato Nadal sia come punti totale, sia come media e sia come titoli di conseguenza è davanti.

Altri tornei

I tornei sull’erba sono pochissimi e se aggiungiamo che Djokovic alla Borg non gioca ormai da anni tornei di preparazione a Wimbledon l’analisi di questo settore specifico diventa un po’ complicata. Come ribadito in precedenza, se le sconfitte non tolgono niente, anche le non partecipazioni non aggiungono niente e di conseguenza le partecipazioni mettono fiele in cascina per chi ha il coraggio di giocare tornei che danno poco se non nulla a livello di prize money e di prestigio. Da questo punto di vista è da premiare Rafael Nadal che ha sempre giocato tornei pre-Wimbledon anche quando ha vinto il Roland Garros. “Ccezionali” sono state per lui le vittorie al Queen’s del 2008 arrivata in finale proprio contro Djokovic, un po’ meno quella di Stoccarda nel 2015, ma sempre un titolo in più.

Djokovic non ha mai vinto un titolo sull’erba extra Wimbledon. Le sue rare apparizioni nei tornei post Roland Garros si sono concluse con 2 finali. La prima, già citata, che è quella del Queen’s del 2008,  la seconda è quella del 2009 ad Halle persa contro la wildcard Tommy Haas dove era assente il padrone di casa Federer. Per il resto solo piazzamenti al secondo e terzo turno.

Le due vittorie di Nadal non aggiungono niente o quasi alla ormai consolidata supremazia sull’erba di Nole. Volendo aggiungere anche i 250 + 250 punti agli 8015 non arriveremmo ai 10.035 di Nole. Però una cosa la possiamo dire, perché Djokovic non gioca tornei prima di Wimbledon? Vero che lo faceva pure Borg, ma Bjorn vinceva quasi sempre il Roland Garros, Nole, no (leggera stoccatina), quindi una nota di demerito al serbo va data pur cambiando nulla nella sostanza.

ATP Barcellona 2016: Volver, Nadal vince il nono titolo in terra catalana

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Quello che fino a 2 settimane fa poteva sembrare un’utopia o una previsione troppo azzardata si concretizza in quel di Barcellona con Rafael Nadal, il re della terra battuta, che torna a vincere nel suo habitat naturale. Dopo la vittoria a Monte Carlo c’erano dei dubbi se fosse tornato oppure no, ma il titolo in Spagna conferma che Nadal si candida ad essere un grande protagonista da qui a Parigi dove insegue il suo decimo titolo. Improvvisamente Rafa ha provato la luce e quelli che per 2 anni sono stati dei fantasmi, dei tarli nella testa, sono scomparsi per far posto al solito tritasassi che non lascia scampo a nessuno. Non sarà la versione monstre del 2008 o 2010 e se vogliamo quella del 2012 (esclusa Madrid), ma Nadal è riuscito a rispolverare delle sue caratteristiche peculiari che gli hanno permesso di ritornare in alto. Quello che fa maggiormente impressione sono i suoi recuperi prodigiosi di cui un paio di sono visti nella finale che ormai potevamo rivedere in qualche video su youtube o, per chi è un po’ vecchietto, nella memoria a lungo termine del cervello di ogni appassionato di tennis che si rispetti. Rispetto alla versione deluxe e al 100% manca qualche dettaglio come: qualche dritto uncinato mandato in corridoio, il servizio, che, anche se non è stato il suo colpo, in altre uscite è stato più incisivo, ed è proprio perché siamo sulla terra battuta non ne risente così tanto. Per il resto ci siamo, il rovescio a 2 mani fa ancora male soprattutto quello incrociato, il suo swing è perfetto ed è una via di mezzo tra un giocatore di baseball ed un golfista. Quando la palla rimbalza alta lo strappo in avanti della sinistra è micidiale e con il destro a fare da perno ne esce un colpo unico, invece quando la palla è bassa il movimento cambia e l’esecuzione avviene dal basso verso l’alto con l’impatto però che genera una traiettoria orizzontale o leggermente arcuata che è tipica dei migliori golfer. Capitolo a parte merita lo smash che stranamente in finale non ha funzionato, ma è stato solo un caso, sappiamo benissimo che è una freccia nella sua faretra, ma farebbe bene a non sbagliare, soprattutto nei punti cruciali.

La partita

Il pubblico del Real Club de Barcelona non può essere che schierato con lo spagnolo anche se tutti sanno che Nadal è un tifoso dell’altro Real, quello di Madrid, ma poco importa. La Spagna quando vuole si ricorda di essere una nazione unita. Dall’altra parte della rete c’è Kei Nishikori che ha fatto suo questo torneo pur non avendone minimamente l’intenzione e le caratteristiche per certi versi, ma nonostante tutto è il detentore del titolo dal 2014 e viene da una striscia di 14 vittorie consecutive in terra catalana. E’ stato spesso detto che Kei è un animale da “500” e lo vuole dimostrare ancora una volta.

Il primo a servire e Rafa e si capisce fin da subito che i colpi non voglio entrare. Le prime scarseggiano e quando entra la seconda praticamente non si scambia, ma quando entra la prima sono dolori per il giapponese che così si trova completamente inerme. In pratica fa tutto Nadal. Quando è Nishi a servire l’idea di tutti è che Rafa sia migliore in risposta che alla battuta, un po’ alla Nole se vogliamo, ed è questa la caratteristica che si rivelerà vincente. Nadal tituba e qualche gratuito di troppo consegna a Kei le prime palle break della partita che sono prontamente annullate. Ecco un’altra caratteristica che mancava al puzzle perfetto del King of Clay, servire bene o comunque giocare al meglio i punti che contano, è questa una sua pecurialità sul clay soprattutto nella sfida contro Federer al Roland Garros che ha raggiungo il suo zenith nel 2007 con 16/17 nelle palle break annullate. L’impressione è che sia il giapponese a subire il break per primo e così è: nel quarto gioco ne combina di ogni e a 30 cede il servizio. Nadal non ne approfitta, troppo falloso per ammazzare subito la partita e anche il pathos che l’accompagna..ed è subito controbreak. Man mano che i motori si riscaldano le prestazioni dei 2 tennisti iniziano a salire. Ci sono 2 dropshot fallaci di Nishikori che finiscono malamente, ma dall’altra parte si vede un Nadal felino che balza comunque verso la rete per cercare di recuperare la palla, e dopo questi  2 colpi sciagurati se ne vedrà un’altra da antologia che fa alzare il pubblico in piedi. Tutto procede seguendo i servizi e nessuno sembra essere dominante sull’altro anche se è Nadal a rischiare di essere brekkato nel settimo gioco. Altre 3 palle break annullate. E’ un grande segnale quello del maiorchino che se è così incisivo quando conta non c’è nessuno che gli può tenere testa. Il tiebreak sembra inevitabile, ma qualcuno si ricorda dell’ultima uscita dei 2 avvenuta a Indian Wells in cui Nishi concesse l’esiziale break proprio quando si trovava a servire per rimane nel set e puntuale come un orologio svizzero ecco il break sul 4-5 e sul primo set point Nadal si porta avanti. Nadal è molto fortunato in questa circostanza e un nastro malandrino gli aggiusta la palla che cade morente nella parte di campo avversaria. La fortuna aiuta gli audaci, diceva qualcuno, ma il fattore C nella vita non guasta mai.

La sensazione è che la partita sia finita. Nadal non ha mai perso una finale a Barcellona figuriamoci se perde contro Nishikori. Nulla di più errato. L’impressione è che i soliti incubi stiamo per piovere sulla testa del maiorchino ed ecco perdere il servizio in apertura. Nishi non è un fulmine di guerra e la forza mentale non è nel suo repertorio. Proprio quando è il momento di uccidere la partita non è approfitta complice anche un Nadal deluxe. Controbreak e 1 pari. L’inerzia passa dalla parte di Nadal e non sorprende per niente il break che ottiene nel quarto gioco. Il quinto è il gioco chiave del secondo set. La sensazione è che se lo chiude Rafa si va tutti a casa. I punti giocati sono 18, le oppurtunità Nishi le ha, ma non c’è nulla da fare, un po’ di tensione e un po’ di choking gli fanno tremare le gambe e siamo 4-1. Il titolo è ormai in ghiaccio per Nadal quando però decide che le coronarie dei suoi tifosi non sono state rodate a dovere e sono un po’ ingolfate perché non abituate a soffrire per una vittoria combattuta del loro beniamino da tanto tempo. Break Nishi e siamo un 4 pari. “Eravamo campioni del mondo e ora è tutto da rifare” disse Valdano, giocatore dell’Argentina, durante la finale dei Mondiali di calcio del 1986 quando la Germania pareggiò 2-2 a pochi minuti dalla fine. Spettri e fantasmi cominciano a vorticare nella mente dei Rafa fans e l’impressione è che possa girare seriamente la partita. Nishikori è bravo a chiudere su 4 palle break contro e lo è maggiormente quando Nadal ha match point sul 4-5. Nel dodicesimo gioco si ripete il copione del primo set, Nishi sbaglia al troppo al servizio e un gratuito chiude la tenzone. Game, set and match Nadal.

Il torneo

Il torneo di Barcellona offre pochi spunti perché è un 500 e quindi non fondamentale come potrebbe essere un Masters 1000 o uno Slam. Gli occhi erano puntati tutti su Rafael Nadal che ha risposto:”presente”. Una sua sconfitta forse sarebbe stata deleteria per la sua fiducia da qualunque tennista partecipante all’evento sarebbe arrivata. L’iniezione di fiducia c’è stata e anche se gli avversari non sono stati alla sua altezza non c’è nulla da recriminare con dietrologie fasulle. Quello che conta è il risultato di un tennista ormai agonizzante che è riuscito a vincere 2 titoli consecutivi, evento che non capitava dalla tripletta americana del 2013 Canada-Cincinnati-US Open 2013. Un altro applauso va fatto a Rafa per aver raggiunto Vilas nella speciale classifica dei tornei vinti sulla terra battuta a quota 49, considerando però solo l’era Open e non le esibizioni, perché se allarghiamo il quadro a tutta la storia del tennis si scopre che ci sono dei numeri utopistici per il tennis di oggi. Sapete di chi è il record all time? Il record appartiene a Jaroslav Drobný con 92 titoli però con una decina di asterischi tra cui quello di aver giocato dal 1936 al 1971, quindi 35 anni :O e non essere mai passato nel circuito dei professionisti. Medaglia d’argento va a Bill Tilden con 76 titoli che qualche titolo pesante sulla terra battuta l’ha vinto, come gli US Clay Court Champs e sul podio sale Tony Wilding con 74 tornei che detiene la più lunga striscia di vittorie sul clay, ben 116 partite vinte (che condivide con Bill Tilden). Altri tempi, altri circuiti altri numeri. L’errore però che gira in molti siti è che si dice che Nadal ha raggiunto il record di titoli sul “rosso”, qui non ci siamo. Vilas ha vinto 49 titoli sulla terra battuta, ma questa non era sempre rossa, anzi in molte occasioni questa è stata verde (qui un copia/incolla ci sta), quindi non confondiamo termini che possono sembrare sinonimi ma non lo sono. I titoli sulla terra verde per Vilas sono 12 più 37 sulla terra rossa.

Ritornando a Barcellona non possiamo che registrare l’ottima prestazione di Nadal che dopo aver affrontato 2 avversari alla sua portata come i connazionali Granollers (protagonista da lucky loser a Monte Carlo) e Montanes, ormai un po’ troppo vecchio per competere ad alti livelli, era chiamato a riscattare la sconfitta dell’anno scorso contro il Fogna. Il Fognal sembra essere un appuntamento fisso ormai per tutti gli appassionati. Questa volta è andata male al Fabio nazionale anche se ha giocato una signora partita e non ha lesinato di deliziare il pubblico con dei vincenti di rovescio fotonici che sono risultati imprendibili da Nadal, ma sono stati esigui e Rafa ha potuto amministrare anche se il break subito sul finire del secondo set non è piaciuto, ma ha pensato bene di dominare il tiebreak finale. Philipp Kohlschreiber non è stato mai un avversario temibile sulla terra e lo ha dimostrato anche in semifinale. Forse è un brutto cliente sull’erba, ma, data la penuria di prati inglesi nel circuito ATP è difficile vederlo all’opera con il suo rovescio monomane ormai in via di estinzione. 6-3 6-3 di routine e via in finale.

I promossi di questo torneo sono Andrey Kuznetsov, classe 1991, arrivato fino ai quarti di finale e giustiziere di Stepanek e Roger-Vasellin. Promosso anche Benoit Paire, tds 6 e wildcard arrivato fino in semifinale, vittorioso su Pablo Cuevas (bocciato), uno dei migliori giocatori al momento sulla terra battuta. Bocciato Sasha Zverev battuto da Jaziri che non è certo un grande prospetto, ma forse Alex non è pronto a sporcarsi le scarpe sul clay e si attendono ulteriori verifiche su altre superfici. Nota di merito a Karen Khachanov, classe 1996, che è riuscito a battere al secondo turno (prima partita per lui) AGUT (bocciato). Rimandato Dolgopolov che mette in mostra la solita prestazione spettacolare nel primo set contro Nishikori per poi sciogliersi sul più bello, e il bagel è servito.

I record

Nadal vince il suo 69° torneo della carriera, il 49° sulla terra battuta (record era Open). E’ il suo 18° ATP 500 e raggiunge in questa speciale classifica Roger Federer, è il suo 67° titolo outdoor record che supera i 66 di Federer, sempre per quanto riguarda l’era Open. E’ il primo a vincere per per 9 volte 3 tornei diversi, questa volta all time. Era stato il primo a vincere il Roland Garros 9 volte e diversi nell’era Pre-Open avevano fatto meglio con Jean Borotra a quota 11 British Hard Court Championships e Eric Sturgess con 11 South African Championships. Ma è stato il primo a vincere 9 volte 2 tornei diversi e primo a vincere 9 volte 3 tornei differenti. Solo Martina Navratilova ha fatto meglio nel femminile.

Conclusione

Da oggi in poi si apre un nuovo scenario nel circuito ATP. Nole, accreditato di non avere avversari alla sua altezza, i famosi “no great opponents”, si ritrova un avversario in più sulla terra battuta che non si aspettava. Può fare paura? Sì. L’obiettivo non tanto arcano di Nole è vincere il Roland Garros e i prossimi tornei di Madrid e Roma ci daranno maggiori responsi. Un Nole perdente sia in Spagna che nella Città Eterna porrebbe seriamente dei dubbi sulla sua condizione, e se uno di questi tornei venisse vinto da Rafa se non tutt’e due si anniderebbero dei tarli nella testa del serbo da non sottovalutare. L’impressione generale è che Djokovic sia superiore a Nadal sempre e comunque e che la sua sconfitta a Monte Carlo sia stata solo un incidente di percorso. Precise e ficcanti sono state le dichiarazioni di Stan Wawrinka che ha detto:”La sconfitta di Nole non è stata fondamentale, ma la vittoria di Rafa sì”. Un’otttima osservazione. Tutti a questo punto si aspettano uno scontro pre Roland Garros per stabilire chi è il più forte tra i due e, a meno di qualche scossone, è molto probabile ci sarà.

Punctum dolents. Le vittorie di Nadal cambiano le carte in tavola? Sì, le stravolgono? No. No, perché se consideriAmo iL circuito un sistEma chiuo i succeSSi di Rafa fanno lievitAre le sue quotazioni, ma questo non vuol dire che all’improvviso il circuito sia diventato competitivo e maNcanDo ancora l’acuto i giovani latitano in manieRa imbarazzante. Quindi, considerandO il mosaico dell’ATP quello che è cambiato è solo un tassello e non tutto il mosaico che rimane quello che era. Certo, pensare che il livello sia sceso talmente tanto da risucchiare nella scialuppa un naufrago ormai dato per disperso fa riflettere e a questo punto perché non aspettarci un ritorno in bello stile di Federer soprattutto sull’erba di casa di Wimbledon? I vecchietti sono “hard to die” e anche se dai bassi fondi emerge qualcuno facendo abbassare le medie dei vincitori dei tornei ATP che hanno avuto il loro picco geriatrico nel 2015 con 29.626 anni di media per un vincitore di un torneo e con ben 25 eventi vinti da ultra 30enni e 0 da under 21, non ci sono le condizioni per parlare per una inversione di rotta decisa e precisa.

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