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Indian Wells 2016: Semifinali, ritorno di Nadal o solito Djokovic?

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Indian Wells 2016 Nadal-Djokovic

 

Chi vince il Masters di Indian Wells?

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L’insostenibile leggerezza dell’essere Nadal

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Quello che stiamo ammirando in questo periodo è un Nadal che è evidentemente un lontano parente di quello che ha messo paura e terrore a tutto il mondo del tennis. Rafa non sembra avere più quelle caratteristiche che gli permettevano di eccellere a livelli massimi fino a disputare match epici e inanellare record su record che nessuno gli avrebbe mai potuto pronosticare. Nel corso della sua carriera ha avuto tanti infortuni alcuni dei quali molto gravi, ma è sempre miracolosamente riuscito a rientrare nel circuito più forte di prima e a vincere quando nessuno se lo aspettava. I casi eclatanti sono molti: il primo grande stop è stato quello al Roland Garros del 2009 in cui fu sconfitto clamorosamente da Robing Soderling agli ottavi di finale e dopo non partecipò al Torneo di Wimbledon dove difendeva la vittoria dell’anno precedente, il ginocchio sinistro lo aveva abbandonato e non se la sentita di disputare un torneo menomato nonostante la preparazione che aveva fatto nell’esibizione all’Hurligham Club. Il suo rientro nella stagione del cemento estivo fu molto incoraggiante e agli US Open perse solo in semifinale da un grande Del Potro, poi vincitore del torneo. Nella parte successiva va registrata anche la finale nel neonato Torneo di Shanghai persa contro la sua bestia nera Nikolaj Davydenko, prima di disputare un pessimo Masters con 3 sconfitte su 3 nel round robin. Ma questa rientro era il preludio di una grandissima stagione, forse la migliore della carriera che è quella del 2010 con 3/4 di Slam e vincitore di 3 prove su 3 superfici diverse, impresa mai riuscita a nessuno, neanche a Laver che riuscì a completare in Grande Slam nel 1962 e 1969 giocando 3 prove su 4 sull’erba. Inoltre in quell’anno completò ilo Slam rosso vincendo i 3 Masters 1000 su terra battuta più il Roland Garros.

Il suo secondo grande stop è arrivato dopo la sconfitta contro Lukas Rosol a Wimbledon nel 2012. Rafa, vincitore come di consueto al Roland Garros, riuscì a farsi battere dal ceco in un grande match (era un secondo turno). Da lì in poi non giocò nessuna partita saltando tutta la stagione americana sul cemento e anche l’ultima parte comprensiva dei tornei di Shanghai e Bercy e di conseguenza il Masters di fine anno. Quando ormai sembrava certo il suo rientro agli Australian Open del 2013 ecco che una nuova tegola cade sulla testa del maiorchino, un riacutizzarsi dell’infortunio gli impediscono di prendere parte ai tornei di preparazione allo Slam australiano e così decide di saltarlo di netto per presentarsi come una larva in quel di Vina del Mar: quello che si vede è un Rafa acerbo che fa fatica a mostrare il suo vero gioco, ma più incamera partite e più acquista fiducia anche se la sconfitta in finale contro Horacio Zeballos sembra destare scalpore, ma è solo un piccolo intoppo nel recupero che da lì a poco sarebbe arrivato. Una grande iniezione di fiducia per il maiorchino arriva dalla vittoria ad Indian Wells ai danni di Juan Martin del Potro che finalmente segna il suo ritorno agli standard a cui ci aveva abituato. Saltato per la prima volta il torneo di Miami fa registrare una grande impresa: perso il suo record assurdo di 8 vittorie consecutive a Monte Carlo in finale contro Djokovic, vince i successivi 3 tornei pesanti: Roma, Madrid e soprattutto il Roland Garros dove mantiene ancora un livello pauroso. Certo, desta scalpore la sconfitta al primo turno di Wimbledon contro Steve Darcis, la prima arrivata in questo punto di un torneo dello Slam prima di perdere ancora al primo turno agli Australian Open 2016 contro Verdasco, ma da lì a poco metterà in campo un record che tanti i grandi giocatori da superfici veloci non sono riusciti a realizzare: la tripletta Canada, Cincinnati e US Open conosciuta come “Summer Slam” che riporta in auge un grandissimo Nadal. A questo punto l’unico tassello a mancare nello splendido puzzle della carriera dello spagnolo è il Masters di fine anno, ma per lui questo rimane sempre un tabù ed è così in finale costretto a capitolare ai danni di Djokovic.

Il terzo e per ora ultimo stop grave è arrivato a metà stagione del 2014, uno stop pesante che non gli ha permesso purtroppo di ritornare ai suoi vecchi standard. Vinto il suo 9° Roland Garros è uscito al quarto turno di Wimbledon per poi saltare tutta la stagione americana e presentarsi più morto che vivo a Basilea dando così un po’ di gloria a Borna Coric che ha potuto fregiarsi di questa grande soddisfazione battendo Rafa che già aveva le flebo ed era pronto con l’anestesia per essere operato di appendicite. Il suo rientro definitivo nel circuito è stato un calvario per lui e tutti i suoi tifosi che non hanno potuto ammirare il Nadal che hanno sempre apprezzato. A Doha nel 2015 subisce una sconfitta inaspettata contro Berrer, ma Doha è un torneo di “preparazione” agli Australian Open, quindi è lecito aspettarsi un calo di tensione per concentrarsi maggiormente sullo Slam, ma a Melobourne Nadal soffre terribilmente, non è più lui, ha perso la sua solita lucidità e l’aggressività, suo grande cavallo di battaglia, viene meno. Passato al quinto set il modestissimo Tim Smyczek, deve capitolare contro Tomas Berdych con cui non aveva mai perso dal 2006 in poi e, come se non bastasse subito anche un bagel, tanto per aggravare ancora di più la situazione.

Andato in Sudamerica per ritrovare la fiducia giocando nella sua tanto amata terra battuta riesce a rimediare una dura batosta per mano di Fabio Fognini che nel 2015 si rivelerà la sua bestia nera. In vantaggio di 6-1 tutto sembrava ordinaria amministrazione, ma Fabio seppe ritornare e vincere per 1-6 6-2 7-5. Un’ulteriore aggravante di questo stato pietoso è la diatriba con l’umpire Carlos Bernardes che porterà alla clamoros,a quanto stupid,a richiesta da parte di Rafa di non essere arbitrato da quest’ultimo, richiesta stranamente accolta dall’ATP per tutto il 2015, per poi svanire nel 2016 non si sa per quale motivo. A Rafa non gli rimane che vincere uno scarso 250, il torneo di Buenos Aires e raggiungere per qualche secondo il record di Vilas di titoli sulla terra battuta, prima che gli addetti ai lavori scoprano che i titoli del Poeta su clay sono 49 e non 45. La doppietta primaverile americana è tutta da dimenticare con le sconfitte con tanto di match point contro Raonic ad Indian Wells e sconfitta con Verdasco a Miami.

Il ritorno sulla terra battuta sembra essere la sua ancora di salvezza, ma è tutto l’opposto, è forse una pietra al collo che lo fa sprofondare ancora di più: la sconfitta a Barcellona ancora con Fognini è ancora clamorosa e la quella con Djokovic a Monte Carlo non è certo una cura anche se questi era in una condizione straripante. A questo punto non gli rimane che Madrid, dove gioca in casa in tutti i sensi: non c’è il numero 1 del mondo e così arriva in finale dopo una bella prestazione contro Berdych. La mazzata rimediata nell’atto conclusivo è di quelle che fanno male, malissimo, Andy Murray lo sevizia per 2 set e in ora e mezza e il ritorno di Nadal ritorna ad essere un’utopia. A questo punto non gli rimane altro che sperare nel Roland Garros, ma qui si palesa un grande handicap che sembra non essere più superabile: il 3 su 5 che gli è sempre stato amico gli si ritorce contro e quando nel sorteggio del tabellone pesca Nole ai quarti di finale il suo sorriso è tutto un programma. Rafa è bravo ad arrivare alla sfida con il serbo, ma a parte un primo set combattuto è costretto a capitolare. Una piccolissima soddisfazione arriva dal torneo di Stoccarda, ma è solo un palliativo: le sconfitte al Queen’s e a Wimbledon rispettivamente contro Dolgopolov e Dustin Brown sembrano porre una pietra tombale ad un suo exploit sull’erba in cui in passato ha dimostrato di sapersela cavare. A questo punto non gli rimane che andare ad Amburgo, torneo dai fasti antichi, ma declassato e collocato in una parte di stagione che i top player preferiscono disertare, dove vince contro Fabio Fognini dove si prende una parziale rivincita.

Altre 3 batoste arrivano dal cemento americano per mano di una per mano di Nishi in Canada e e un’altra da Feliciano a Cincinnati. Nadal non fa più paura come una volta e la partita contro Fognini agli US Open è il monumento ad un giocatore che non c’è più. Avanti di 2 set riesce a perdere clamorosamente al quinto abbandonando ogni utopistica velleità di vincere uno Slam per l’11° anno consecutivo. Una timida ripresa si ha nella stagione post US Open, dove, forse fresco per via delle tante sconfitte che non gli hanno permesso di giocare tante partite come in passato, adduce una discreta prestazione con semifinale a Shanghai, finale a Basilea persa contro il suo grande rivale Roger Federer e una buona prova alle Finals dove vince tutte le sue partite del Round Robin prima di capitolare contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic.

L’inizio di stagione 2016 aveva fatto ben sperare con la finale di Doha, ma gli addetti ai lavori, compresi i loro protagonisti, avevano palesato una evidente miopia in un giudizio del tutto parziale e avventato: si è parlato di un Nadal ritrovato che ha dovuto soccombere solo ad un grande Djokovic, uno dei migliori Djokovic di sempre, ma dove? Nole ha fatto il suo e ha vinto contro un giocatore ormai al capolinea. Terribile è stata la sconfitta al primo turno degli Australian Open per mano di Verdasco, dove ha lottato, è vero, ma queste erano le partite che una volta davano fiducia al maiorchino, oggi invece sono quelle che gli buttano il morale a pezzi.

Il Nadal che verrà

Salvo qualche miracolo quello che ci aspetta è un Nadal versione 2015. La sua iscrizione con tanto di richiesta di wildcard al torneo di Buenos Aires palesa un downgrade del suo status non indifferente. Se l’anno scorso era plausibile andare in Sudamerica per rodare un po’ gli ingranaggi, oggi suona quasi come una richiesta di SOS, forse a questo punto non gli rimane che superare Vilas come numero di tornei su terra battuta, ammesso che in terra latina ci sia un discreto Nadal: Buenos Aires sembra alla sua portata, ma già Rio è molto a rischio. La stagione primaverile su cemento è lontana anni luce dai suoi standard e con un Nole in queste condizioni è fantascienza pensare di vincere, sarebbe un grande traguardo arrivare ad incontrarlo. La terra battuta europea da qualche tempo a questa parte sembra avere un nuovo padrone che più che in ogni altra occasione precedente vedrà un Nole agguerrito per vincere il Roland Garros in cui Rafa non sembra fare male come un tempo. La successiva parte di stagione rimane un’incognita con la “i” maiuscola e se Nadal non si sveglia qualcuno potrebbe fare cattivi pensiero. Vamos Rafa, non è finita finché non è finita.

ATP Basilea 2015: Il settimo sigillo, Federer batte Nadal e porta a 23-11 il conto degli H2H

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Trofeo Basilea 2015

Roger Federer riesce a porre il settimo sigillo nel torneo di casa sua a Basilea battendo nel 34° capito della saga il suo rivale Rafael Nadal. La partita vista sul St. Jakobshalle è una partita molto combattuta e i 2 dimostrano di giocarsela alla pari, con un Nadal molto superiore rispetto agli standard di questo pessimo 2015 e un Federer non all’altezza dello straordinario stato di forma che aveva palesato da Halle fino agli US Open, ma comunque molto più in palla dei precendenti turni dove aveva concesso più del previsto a giocatori molto inferiori sia sul piano fisico che soprattutto atletico come: David Goffin e Jack Sock, con la sola eccezione di Philipp Kohlschreiber che è sempre un osso duro per lo svizzero e ad Halle era arrivato a 2 punti dal match nello scontro di primo turno contro Roger.

I primi turni di battuta stranamente sono molto favorevoli a Nadal che riesce tranquillamente a mantenere i suoi servizi mentre Roger già dal suo primo turno concede una palla break ed è costretto ai vantaggi. Non mancano grandi giocate e passanti al fulmicotone di Nadal, qualche discesa a rete dello svizzero e qualche suo gaglioffa SABR che viene spesso passata. il primo punto di rottura della partita arriva nel 5° gioco quando alla terza palla break che ha sulla racchetta lo svizzero si ha il primo break dell’incontro. Nel turno successico Rafa tenta di riprendersi il break e riportarsi sulla scia dell’avversario ma Roger è bravo ancora una volta ad annulllare. Tutto procede secondo i piani tranne nell’ultimo gioco in cui Rafa cede malamente il servizio a zero con qualche errore non forzato di troppo. Incamerato il primo parziale sembra fatta per Federer, dato alla vigilia nettamente favorito.

L’equilibrio la fa da padrone nel secondo parziale con un Federer un po’ remissivo che con il gioco di gambe non ha certo brillato, forse per una scarsa preparazione a questo torneo oppure per un deficit dovuto proprio alla sua età. Solo nel 6° gioco si vede una palla break ed è favore di Roger che non concretizza. Nel 10° gioco si materializza la paura e la fifa che hanno sempre contraddistinto gli H2H tra Nadal e Federer: Roger comincia a tremare nel momento in cui deve chiudere i conti e portare il trofeo a casa si fa strappare il servizio e Rafa al turno successivo non ha problemi a tenere il suo così si va sull’1 pari.

Nel terzo set la tensione aumenta e Federer sa che ha sprecato un’occasione d’oro. Ma nonostante tutto la tensione acuisce i sensi e le capacità dei 2 contendenti che non ci stanno a mollare e che non lesinano di mostrare sempre il loro repertorio che si completa a vicenda: da una parte i passanti e i dritti ad uncino di Nadal deliziano il pubblico, dall’altra lo fanno le volèe e i traccianti dei rovesci ad una mano dello svizzero. Quello che sembra sul punto di cedere fisicamente sembra essere Nadal, quello psicologico Federer, ma alla fine è lo svizzero a prevalere che approfitta di un Nadal un po’ deficitario al servizio. Il break fatale arriva all’8° gioco andato ai vantaggi con Nadal che non riesce a mettere in mostra il suo passante che tanto ha fatto penare gli adepti del serve&volley di cui Federer sembra essere, a sprazzi, l’ultimo suo rappresentante tra i top player. Nel turno successivo con Roger al servizio si rende protagonista l’arbitro Mohamed Lahyani, sempre impeccabile con overule puntuali e precise: Sul primo match point la palla è chiamata out dal giudice linea, il giudice di sedia corregge la chiamata dicendo che essa era in e fa ripetere la prima a Federer, creando non poco imbarazzo a Lahyani che in questo frangente ha commesso un piccolo errore veniale. Roger chiude al 2° match point e conquista il suo settimo titolo a Basilea.

Al di là della fredda cronaca la partita ha offerto diversi spunti che vale la pena analizzare. Ancora una volta si è visto un Federer che soffre mentalmente Nadal e questo lo si denota chiaramente dalla mancata chiusura in 2 comodi set dello svizzero che sul cemento indoor è sempre stato superiore allo spagnolo tranne che nel 2013. D’altro canto Nadal non è la solita macchina fredda, precisa e soprattutto impermeabile alle emozioni ed è per questo motivo che non ha saputo approfittare delle poche ma buone occasioni che ha avuto.

Comunque complessivamente si è assistito ad una bella finale non priva di emozioni, con tanti colpi spettacolari da cineteca del canale youtube dell’ATP. Abbiamo notato anche una non del tutto brillante condizione fisica di entrambe con Roger lento sulle gambe che suppliva a questo handicap con un buon gioco da fermo soprattutto a rete, non facile contro un giocatore dal passante facile come Nadal. Dal punto di vista tattico Roger non è stato scriteriato come negli altri 33 capitoli del Fedal, ossia giocando sul dritto del mancino di Manacor, ma stavolta ha insistito molto sul rovescio dello spagnolo il che ha prodotto una nuova cadenza nella sinfonia fedaliana, ma un timbro simile a quello precedente perché ormai Nadal sembra giocare meglio con il rovescio piuttosto che con il diritto, situazione che ai bei tempi era assolutamente impensabile.

Una nota positiva che esula dalla partita è stata la premiazione in cui non sono mancati gli sketches dei 2 premiati, con parole di profondo rispetto da parte di Roger a Nadal che forse non avrebbe riservato al rivale di quest’anno, Novak Djokovic. Per quanto i loro tifosi si azzuffino per stabilire chi è il più forte, entrambi i tennisti sanno che sono diventati grandi grazie alla presenza dell’altro antagonista accendendo una rivalità mai vista su un campo da tennis.

Il termometro sulla condizione di Rafa ci dice che sta crescendo di condizione e sta disputando una delle sue migliori stagioni post US Open. I suoi rendimenti sul cemento non sono nei suoi standard deluxe, basti guardare il dato del 78.5% di turni al servizio tenuto e delle seconde che non fanno male come una volta. Nonostante questo ha avuto nel terzo set l’occasione di portare a casa la partita contrariamente, ad esempio, a quello che era successo a Pechino, dove era stato annichilito da Djokovic. Va comunque apprezzata la scelta di Nadal di andare a giocare un torneo ATP 500 nella tana del nemico con un parterre de roi, invece di andare a Vienna dove c’era una entry list nettamente inferiore a Basilea, ma molto probabilmente il direttore dello Swiss indoors, Roger Brennwald, gli ha promesso una cifra niente male.

Dall’altra parte della rete si è visto un Federer come detto deficitario dal punto di vista psicologico. Nonostante abbia servito molto meglio rispetto agli altri turni è riuscito a mettere in carreggiata Nadal con qualche SABR un po’ avventata e ha coperto i difetti con uno splendido rovescio in top che ha messo spesso in difficoltà lo spagnolo che si è ritrovato troppe volte fuori dal campo per questo motivo. Non è mancato il back dello svizzero ma si è visto troppe poche volte per poter impensierire in maniera autoritaria l’avversario. Come era prevedibile il suo servizio l’ha fatto da padrone e quando è calato si sono visti tutti i suoi limiti e quando era nei suoi standard Nadal ha potuto fare poco o nulla.

Con questa vittoria i successi in un singolo torneo per almeno 7 volte di Roger salgono a 5: Wimbledon (7), Dubai (7), Cincinnati (7), Basilea (7), Halle (8).

Fedal, capitolo 34: ancora tu ma non dovevamo vederci più?

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Federer-Nadal-Basel 2015

Dopo 1 anno, 9 mesi e 11 giorni o 92 settimane e 2 giorni o 646 giorni ritornano a sfidarsi Roger Federer e Rafael Nadal in quella che è LA rivalità del tennis moderno e non solo. Dopo un anno disgraziato per il mancino di Manacor dove ha perso tutte le sue certezze e sfatato tabù che sembravano essere indelebili nella storia del tennis come le 17 vitttorie consecutive contro Tomas Berdych interrotte bruscamente ai quarti di finale degli Australian Open, Fabio Fognini che da avversario già battuto in partenza strapazza 3 volte Rafa, 2 nella sua tanto amata terra battuta, una a casa sua, a Barcellona, e l’altra nell’incredibile match del terzo turno degli US Open che ha visto Fabio recuperare un gap di 2 set a zero allo spagnolo che mai aveva ceduto nel 3 su 5 con un vantaggio simile tranne che nella finale di Miami del 2005 contro l’allora numero 1 del mondo, neanche a dirlo: Roger Federer. Nadal ha lasciato il suo trono più prezioso, quello di Parigi, decapitato con poca cortesia da parte di Novak Djokovic il nuovo incommensurabile numero 1 del pianeta che però non è riuscito ad indossare la corona transalpina che tutti alla vigilia davano per scontata. Zero Slam, zero Masters 1000, “zeru tituli”, no zeru tituli, no, Buenos Aires, Stoccarda e Amburgo non si buttano via neanche le finali di Madrid e Pechino, ma cosa volete che siano per uno come Nadal che detiene il record di anni consecutivi con almeno uno Slam in bacheca? Ben 10. Sarà pure un 500, ma l’entry list è per peso specifico vicina a quelli di Masters 1000 non obbligatorio come Monte Carlo, manca il Capitano che storce spesso il naso guardando ai 500 e 250, ma ci sono stati tanti big tra tutti Stan Wawrinka troppo presto eliminato dalla competizione.

Dall’altra parte della rete ci sarà il veterano, il 34enne che vuole sfidare le leggi della natura che inesorabilmente ti fa perde colpi, a non essere il dominatore del circuito, l’uomo dei record che riesce sempre a stupire e ci costringe a spulciare la storia del tennis per collocarlo da qualche parte, tra i grandi di sempre, tra i più grandi di sempre. Pesano sempre gli zero Slam per anno condizione che continua a perdurare dal 2013 che non è da sottovalutare per Roger, ma ci sono finali che pesano, che pesano tanto: a Wimbledon, nel torneo più importante del mondo dove ha lottato contro Nole, agli US Open dove è arrivato fino in fondo con una naturalezza scontertante e si è inchinato solo al più forte del 2015 che sta macinando una stagione da record. Un titolo pesante, pesantissimo in quel di Cincinnati dove il cemento sembra proprio costruito per la sua racchetta e il suo braccio, con la messa in mostra di uno nuovo colpo che, sì, può essere criticato, vituperato, biasimato, stigmatizzato, ma ormai porta il suo nome e lo porterà per sempre: la SABR (Sneak Attack by Roger), l’attacco improvviso in risposta con un avanzamento verso la rete che disorienta l’avversario che si trova in battuta. Così come il Kovacs e il Cassina per la ginnastica, il Salchow per il pattinaggio e la zona Cesarini per il calcio il nome di chi ha inventato il colpo, il gesto tecnico rimarrà nella storia di questo sport.

Il palcoscenico è quello peggiore che si poteva prospettare per Nadal. Siamo a casa del lupo cattivo, nella sua Basilea, dove è nato e cresciuto, nel torneo dove iniziò a fare il raccattapalle da bambino e in cuor suo avrà sicuramente pensato guardando i grandi degli anni ’90:“Un giorno io sarò qui e ne la giocherò con voi e sarò anche io tra i grandi, tra i più grandi”, così come fece Fabio Cannavaro ai Mondiali di Calcio del 1990, quando ancora ragazzino fece il raccattapalle nella sfida al San Paolo nella sua Napoli tra Italia-Argentina e quando Aldo Serena la sparò contro Goycochea, nella sua mente gli sarà passata l’idea:”Un giorno giocherò in Nazionale e alzerò la Coppa del Mondo”. Federer e Cannavaro ce l’hanno fatta: Fabio campione del mondo del 2006, ma Roger ha fatto “peggio” molto peggio. Ha vinto a Basilea, ha rivinto a Basilea, lo ha fatto per 6 volte raggiungendo 9 finali consecutive (10 con quella di quest’anno) altro record da aggiungere ai tanti achievements dello svizzero. La superficie è il cemento, il greenset, un cemento veloce, molto veloce, fidatevi, che fa rimbalzare poco la palla e che è il terreno ideale per Roger. A tutto questo si aggiunge l’indoor, la condizione di gioco preferita dal 17 volte campione Slam e che nelle statistiche degli H2H contro Nadal è l’unica voce, oltre all’erba, in cui è in vantaggio: 4-1 Federer.

Nadal quindi parte sfavorito e i bookmakers sono d’accordo: le quote oscillano tra un 1.33-1.40 Federer, 3.20, 3.50 Nadal. Non sembra quindi esserci storia e la coppa per la teoria delle probabilità, la legge della statistica non deve cambiare di mano, ma stiamo parlando di Nadal, l’unico tennista che ha saputo battere Federer in tutti i modi in cui è possibile battere qualcuno, anche nei regni fatati che si era costruito lo svizzero dove sembrava irraggiungibile, evanescente. Nel cemento di Miami, nelle dune di Dubai, nel giardino di casa di Wimbledon e nell’arena delle Finals, la storia ci ha insegnato che nel Fedal, Nadal non è mai sfavorito al 100%, al massimo i calcolatori di tutto il mondo possono sfornare numeri e percentuali frutto di miliardi di dati processati, ma esiste un computer che sappia calcolare la fifa di Federer quando vede Nadal? Esiste un computer che calcoli l’incidenza del mancino contro il destro? C’è un computer che misura la testardaggine di Roger nel giocare il suo colpo peggiore contro il migliore di Rafa? No, no e no. Purtroppo o per fortuna il 23-10 andrà in soffitta per la gioia delle personalità che non amano le ossessioni e per il dolore di chi se l’era tatuato in chissà quale parte del corpo. Tifosi di Federer, tifosi di Nadal, amanti del Fedal e soprattutto detrattori del Fedal, il 34° capitolo della saga è servito. Vogliamo una sfida tra titani con guerre…stellari.

Hanno detto…..

“Insomma che Federer sia favorito non va giù a nessuno. I quotisti hanno toppato di brutto, andranno a fondo pesante, mentre qui da domani tutti milionari. Peccato che non abbia il coraggio di mettere i soldi su Nadal anch’io”. Eletto

“Federer favorito dalla superficie, ma per me questo vantaggio si azzera considerando gli stati di forma e i precedenti. Li vedo alla pari, puo´ vincere l´uno come l´altro”. Lacan.

“Importantissimo comunque l’esame per nadal domani. In un anno horribilis in cui ha sempre sofferto e preso bastonate dai migliori, sarebbe un grande segnale fare match pari col vero n.2 del mondo sulla superficie e nell’ambiente a lui più congeniale. Un vero primo concreto passo verso un possibile ritorno al top Federer è stato grandissimo tutto l’anno , se Nadal gli finisse a ruota, indoor e a casa dello svizzero, beh..mica male. Curiosissimo di vedere il livello attuale di Nadal: contro djoko è un 62 62 duro ma veritiero, col primo dei secondi vedremo”. Ghino di Tacco

“Ma guarda, fermo restando che domani Rafa potrebbe vincere, ci mancherebbe (stiamo parlando di Nadal), c’è una cosa che non capisco e non capirò mai: Roger Federer è un fenomeno unico, un campione immenso, amato ed osannato in tutto il mondo; 17 Slam, 6 Masters, 302 sett…… etc. etc. Fin qui siamo tutti d’accordo, no? Improvvisamente, quando deve affrontare Nadal, Federer diventa l’ultimo degli stronzi, una vittima sacrificale come tanti; persino Gasquet ha più chance di Federer di battere Nadal!! Ok, Roger soffre il gioco di Rafa, 23/10 e così via, ma si può sempre darlo per sconfitto? Domani è favorito, ed i bookmakers mi danno ragione.”. Mosso CA

“Tralasciando le battute, domani Federer e’ il favorito, lo e’ sempre stato quando si gioca indoor, anche quando Rafa era in formissima, figuriamoci adesso. Spero solo sia un bel match, se lo meritano e ce lo meritiamo!”. Yuppie Doo

Highlights: Basilea 2015, Nadal vs Dimitrov 6-4 4-6 6-3

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Altra grande prestazione in rimonta di Rafael Nadal che riesce a battere il bulgaro Grigor Dimitrov per 6-4 4-6 6-3

Best points: Basel 2015, Nadal colpisce 5 volte in back e chiude con lo slice

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Nonostante Rafael Nadal sia etichettato come un pallettaro riesce a stupire con dei tocchi di fino come nel match contro Lukas Rosol, sua bestia nera, che l’aveva battuto a Wimbledon nel 2012. A Basilea è ancoraun un Rafa di lusso.

 

The Fognal Show: Fognini vs Nadal, la rivalità del 2015

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Fognini-NadalStoria della rivalità Fognini-Nadal. THE FOGNAL SHOW!

-1st meeting
Internazionali BNL d’Italia 2013, Nadal b. Fognini 6-1 6-3.
Primo confronto tra i due, giocato nella splendida cornice del Foro italico, sessione serale. Un Nadal molto diverso da quello attuale annichilisce un Fognini piuttosto arrendevole, probabilmente bloccato dalla tensione e dalla scarsa convinzione di potercela fare. Break in apertura e strada in discesa per il maiorchino.

-2nd meeting
Open di Francia 2013, Nadal b. Fognini 7-6 6-4 6-4

Un ottimo Fognini strappa gli applausi del Philippe Chatrier, ma si arrende in 3 set contro il 7 volte (all’epoca, non fate i precisini) campione di Parigi. Il più grande giocatore della storia di Arma di Taggia, nel corso del primo set, strappa per ben 3 volte il servizio al maiorchino e non riesce a concretizzare un vantaggio di 4-2, prima di cedere al tie-break per 7 punti a 5. Da lì in poi, come prevedibile, strada in discesa per Nadal. Fabio si accontenta di fare bella figura restando in partita e non dando di matto, ma probabilmente questo match rappresenta, in un certo qual modo, un momento di svolta nella storia della rivalità: Fognini sa che, tutto sommato, se l’è giocata.

http://www.rtbf.be/video/detail_nadal-fognini-les-highlights-du-match?id=1828417

-3rd meeting
China Open 2013, Nadal b. Fognini 2-6 6-4 6-1

“Peccato, ad un certo punto ci stavo quasi credendo davvero. Per giocatori come Fognini ci vorrebbe un “closer”, come nel baseball, qualcuno freddo e lucido che subentri al tuo posto per chiudere il match. Ma mi pare che il regolamento non lo consenta. Per un set e mezzo Fognini, con la complicita di un Nadal sottotono, ha letteralmente preso a pallate l’iberico, giocando a tutto campo; ed era sempre lui protagonista di prodigiosi recuperi difensivi “alla Nadal”, mentre quello vero steccava palle e commetteva gratuiti a iosa. Alla lunga, come sempre, e venuto fuori il campione. All’ottimo giocatore e mancato il guizzo finale. Aggiungo una piccola nota tecnica e di merito per Fognini: Fabio, a differenza di molti, non teme la diagonale dritto-rovescio contro Nadal. Sia nel match del Rolando che in quello di oggi, non appena si creava l’occasione, spingeva in quella direzione senza paura, riuscendo anche a vincere diversi punti con questa tattica… prima di crollare”.

– 4th meeting
Sony Open Tennis 2014, Nadal b. Fognini 6-2 6-2

Poco da aggiungere al risultato finale: Fognini, già soddisfatto per aver raggiunto gli ottavi in un prestigioso Master1000 su cemento, si arrende lottando poco e credendoci ancora meno ad un buon Nadal.
Da segnalare questo hot shot dell’iberico:

-5th meeting
Fognini b. Nadal 1-6 6-2 7-5

Il match della svolta. L’imponderabile che, non solo si manifesta, è anche destinato a ripetersi.
Fognini batte Nadal in una partita strana. Il primo set scivola via veloce: Rafa è centrato e sbaglia poco, mentre Fabio sembra essere in una delle sue classiche giornate alla “non c’ho più voglia”, pigro e fallosissimo, soprattutto col rovescio; 6-1 in meno di mezz’ora. Improvvisamente, quando nessuno se l’aspetta, qualcosa cambia: il ligure ritrova i colpi ed inizia a crederci; Nadal, dal canto suo, non riesce più a tenere il servizio ed arranca nervosamente. Si giunge così al terzo parziale, più equilibrato dei primi due, ma incredibilmente il padrone del campo sembra essere Fognini, mentre Nadal, contrariamente alla sua fama, sembra anche averne meno da un punto di vista fisico.
Forse questa giornata sarà ricordata maggiormente per l’ormai celeberrimo litigio tra Nadal e l’arbitro Bernardes, ma trovo giusto dare risalto ed omaggiare l’impresa di Fognini, che chiude il match con un colpo fenomenale.

– 6th meeting
Barcelona Open Banc Sabadell 2015, Fognini b. Nadal 6-4 7-6

“È impossibile che Fognini batta Nadal per la seconda volta di fila”. Ed invece Fabio riesce nell’impresa, eliminando il maiorchino dal torneo che in precedenza l’aveva visto vincitore per ben 8 volte. Il primo set, sostanzialmente equilibrato, viene risolto nel fatidico decimo game: sul 5-4 Fognini e servizio Nadal, Fabio riesce a porre la zampata decisiva, strappando il servizio all’avversario e chiudendo il primo parziale con il punteggio di 6-4. Pletora (cit.) di break e controbreak nel secondo set, con Nadal che giunge addirittura a servire per il set sul 5-4, ma senza concretizzare. Si giunge così al tie break, che Fognini riesce infine ad aggiudicarsi al quarto match point, grazie ad un errore di dritto di Nadal.

 7th meeting
International German Open 2015, Nadal b. Fognini 7-5 7-5

“No me rompas los huevos! Siempre lo mismo… siempre lo mismo hace!”

Nel momento in cui pronuncia queste parole, contro Nadal ma presumibilmente rivolte in realtà all’angolo del maiorchino, Fabio Fognini conduce 5-4 e servizio nel secondo set; non vincerà più un game. Un Nadal ancora lontano dai fasti passati, ritrova tuttavia lo spirito guerriero che l’ha sempre contraddistinto, riuscendo ad aggiudicarsi il secondo titolo ad Amburgo ed il secondo titolo su terra del suo 2015.

-8th meeting
US Open 2015, Fognini b. Nadal 3-6 4-6 6-4 6-3 6-4

Il match della storia. Rafael Nadal non aveva mai perso un match in uno Slam dopo essere stato in vantaggio di due set. Questa sconfitta sorprendente ed inaspettata è forse la più dolorosa in assoluto del disastroso 2015 di Nadal, anche più di quella subita al Roland Garros. Perché perdere contro un fenomeno come Djokovic ci sta, ci mancherebbe; ma farsi rimontare da questo ragazzo ligure, certamente non famoso per la sua tenuta mentale, deve fare molto male se ti chiami Rafael Nadal.
Si potrebbero dire tante cose su questo match, ma mi piace limitarmi a questo video. Il modo in cui Fognini strappa il servizio a Nadal nel game decisivo, quello che lo porterà a servire per il match, è da fenomeno puro. Da vedere e rivedere.

http://video.it.eurosport.com/tennis/us-open/2015/il-game-perfetto-di-fabio-fognini-e-quello-decisivo_vid387734/video.shtml

Qui gli highlights.

ATP Pechino

Ecco il programma per il 10 ottobre del torneo ATP 500 di Pechino.

10 ottobre ATP Pechino

ATP Tokyo

Ecco il programma per il 10 ottobre del torneo ATP 500 di Tokyo.

10 ottobre ATP Tokyo…by Mosso CA.

Difficoltà di uno Slam: questione di ranking degli avversari?

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Djokovic-Nadal-Federer

Come già accennato in questo articolo nei tornei ad eliminazione diretta capita che il sorteggio possa agevolarti perchè le teste di serie più forti capito nella parte opposta di tabellone o che i top player per un motivo o un altro vengano eliminati nei primi turni evitando i big match nelle fasi finali di un torneo. Esaminiamo numeri alla mano il ranking dei giocatori che hanno dovuto affrontare i Big 3: Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic per vincere i loro Slam, 17, 14 e 10 rispettivamente.

Roger Federer

Il primo torneo del Grande Slam vinto da Roger è stato quello di Wimbledon del 2003 dove affrontò del suo cammino: Hyung Taik Lee (55), Stefan Koubek (70),  Mardy Fish (45), Feliciano Lopez (52), Sjeng Schalken (12), Andy Roddick (6) e Mark Philippoussis (48). Media: 36.

Slam-Federer_1

Secondo questa media lo Slam più “facile” che è riuscito a vincere è stato lo US Open 2007 con una media ranking degli avversari di 86,875, dai quarti in poi ha affrontato il numero 5, 4 e 3 in sequenza. Lo Slam più difficile è l’Australian Open 2010 con una media molto bassa: 19,75 ma con Nadal e Djokovic fuori dai giochi. Il ranking più basso che ha avuto per vincere uno Slam è stato il numero 5.

Rafael Nadal

Slam-Nadal_1

Il primo Slam di Nadal risale al 2005 e come Federer lo vinse da numero 5 del mondo ma a 19 anni (Federer ne aveva quasi 22). Lo Slam più semplice da vincere è stato il Roland Garros del 2010 con una media altissima di 102, un po’ edulcorata dal primo turno contro il numero 655 del mondo e wildcard Gianni Mina, ma il giocatore con il ranking più alto che ha dovuto affrontare è stato Robin Soderling, testa di serie numero 5 e 7 del ranking ATP.

Novak Djokovic

Slam-Djokovic_1

Come è facile intuire dalle tabelle quello con la media più bassa è Nole, ma ci chiediamo: veramente il ranking degli avversari ci può dire di una difficoltà di uno Slam?

Who wants a bagel? 6-0: storia di una piccola umiliazione

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Fin dalle sue origini il tennis è stato giocato in punti che componevano un game che a sua volta facevano un set. Si vince a 3 set, si vince a 2 non conta, ma non vincere nessun game in un parziale è davvero frustrante, perdere così tante volte il servizio non è il massimo per un tennista a qualsiasi livello si giochi.

Vediamo nel dettaglio quanti ne hanno inferto i big 3 della nostra era. Partiamo da Federer.

Roger Federer

L’ultimo che ha inferto è quello contro il tedesco Florian Mayer nei quarti di finale di Halle. Vediamo gli altri: Il primo è stato infero a 20 anni al rumeno Andrei Pavel nel torneo di Rotterdam del 2001. Notiamo che nei primi anni di carriera da professionistica, ossia dal 1999 al 2002 sono pochi i bagel ed iniziano a fioccare con la definitiva esplosione nel 2003. Il 2004 è il primo anno del dominio e si vede anche da questo dato: vittoria agli Australian Open con 3 6-0, idem a Wimbledon e altri 3 distribuiti in 2 partite agli US Open tra cui la finale del torneo americano contro Lleyton Hewitt. 2 bagel che hanno fatto la storia. Il 2005 non è tanto prolifico da questo punto di vista e riserva le migliori prodezze al Masters di fine anno. Il 2006 è l’anno migliore di Roger e le ciambelle non mancano di certo: 4 agli Australian Open, 3 a Wimbledon di cui uno storico al grande rivale Rafael Nadal e altri 3 agli US Open, anche nei Masters non si fa mancare nulla e chiude in bellezza l’anno con una prestazione monstre contro James Blake. Nel 2007 la percentuale cala e anche nel 2008 quasi come fosse un sintomo del passaggio di consegne a Nadal. Nel 2009 riserva le sue migliori prestazioni negli Slam e non manca un 6-0 al nostro Potito Starace in Davis. Il 2011 è l’anno di Djokovic e si sa, ma riserva un trattamento poco ortodosso a Nadal nel round robin del Masters vincendo con un secco 6-3 6-0. Il 2012 è l’anno del suo ultimo Slam ma i bagel scarseggiano. Nonostante un 2013 a dir poco disastroso per i suo standard rifila 4 bage,l ma ad avversari piuttosto modesti. Nonostante l’età continua a rifilare bagel: l’ultimo spettacolare è stato quello a Murray nel round robin del Masters: un 6-0 6-1 senza storie.

Curiosità statistica: non ha mai inferto un 6-0 al numero 1 del mondo, tutti diranno che è normale visto che è stato per 302 settimane al vertice del ranking ATP, ma è un dato che fa riflettere.

Bagel-Federer

Rafael Nadal

Nadal è stato molto precoce, e questo si sa, e lo è stato anche nell’infierire bagelozzi: il primo a Barcellona a 17 anni contro Juan Antonio Marin ma questi si ritirò e forse non fa testo, ma già a Bastad contro Albert Portas si capisce che forse sulla terra battuta ci sa fare. Il 2005 è l’anno della sua esplosione definitva e di bagel ce ne sono per tutti soprattutto sulla terra battuta e uno Wimbledon contro Vincent Spadea che non guasta. Il 2006 è poco prolifico e lo sarà anche il 2007 senza dimenticare il 6-4 6-3 6-0 a Carlos Moya al Roland Garros. Il 2008 è l’anno della sua consacrazione e i bagel non mancano, anzi si trovano da tutte le parti: uno agli Australian Open, addirittura 3 al Roland Garros e forse quello più famoso della sua carriera e non solo contro Federer in finale, vinta per 6-1 6-3 6-0, oltre che sulla terra battuta arrivano anche sul veloce. La sua striscia positiva continua pure nel 2009 a quella maledetta domenica al Roland Garros contro Robin Soderling, salta Wimbledon ma agli US Open colleziona 2 bagel ma verrà fatto fuori da Del Potro in semifinale. Il torneo di Monte Carlo del 2010 è forse il torneo più dominato della storia e le statistiche parlano chiaro: 6-1 6-0 a Thiemo De Bakker, 6-0 6-1 a Michael Berrer e 6-0 6-1 Fernando Verdasco. Nonostante il 2011 siano l’anno di Nole sui campi di tutto il mondo si vede un Nadal di lusso con bagel in 3 Slam su 4 e altri 2 nei Masters di Roma e indian Wells. Nel 2011 trascina la sua Spagna verso la Coppa Davis e contro la Francia non manca di dispensare bagel a Jo-Wilfried Tsonga e Richard Gasquet. Nel 2012, come ha fatto spesso riserva le sue migliori prodezze al Roland Garros e i 2 bagel a Juan Monaco battuto per 6-2 6-0 6-0 sono il suo marchio di fabbrica. Il 2013 è forse l’anno più ASSURDO per Rafa che al rientro dopo un grave infortunio mette in riga tanti avversari: il 6-0 6-2 6-2 a Tommy Robredo agli US Open è ciliegina sulla torta ad uno Slam vinto che forse nessuno poteva preventivare unito anche alla conquista del Masters del Canada e Cincinnati. Il 2014 non è un anno particolarmente brillante ma nel suo torneo dimostra di essere sempre lui il re: 6-0 6-3 6-0 a Robby Ginepri e 4-6 6-4 6-0 6-1 a David Ferrer. In questa stagione pessima ci sono altre ciambelle ma fanno poco testo.

Bagel-Nadal

Novak Djokovic

Il primo bagel nella carriera di Nole arriva a 18 anni contro il famosissimo Genius Chidzikwe dello Zimbabwe battuto per 6-4 6-0 6-4. Nei primi anni Djokovic ha un rapporto complicato con i bagel e stentavano ad arrivare. Nel 2007 ne arriva uno storico contro Andy Murray a Miami: 6-1 6-0 tra il numero 10 e il 12 del mondo che più avanti sarebbero diventati 2 dei Fab 4. Nel 2008 ottime sono le prestazioni a Roma e Monte Carlo, agli Internazionali vinse il titolo nel Principato fu semifinali con tanto di ritiro. Il 2009 e il 2010 non sono i suoi anni migliori nonostante un maltrattamento ai danni dell’innocente Albert Montanes bagelato a Roma e a Monte Carlo. Nel suo annus mirabilis il Capitano dispenza bagel a destra e a manca: 2 agli Australian Open, 3 ad Indian Wells, 2 a Roma e 3 agli US Open: una carneficina. Il 2012 è ritenuto un anno transitorio ma in 3 Slam su 4 ci sono 6-0 oltre che a Miami, indian Wells e Cincinnati. il 2013 è quasi l’unanimità ritenuto l’anno di Nadal, ma l’ITF non è d’accordo ed assegna a Nole il premio di Campione del Mondo e per certi versi ha ragione i suoi 3 bagel agli US Open non si dimenticano: 6-0 6-2 6-2 a Joao Sousa, 6-3 6-0 6-0 a Marcel Granollers e 6-3 6-2 3-6 6-0 a Mikhail Youzhny. il 2014 è di nuovo il suo anno: bagel in 3 Slam su 4 e anche nelle Finals di Londra 6-3 6-0 a Wawrinka e 6-1 3-6 6-0 a Kei Nishikori che vendica solo parzialmente l’eliminazione in semifinale agli US Open subita contro il giapponese. Il 2015 è ancora il suo anno più o meno come lo era stato il 2011 e a Miami registra il record di bagel in un torneo tra i Big 3: 4, contro Martin Klizan, Steve Darcis, Alexandr Dolgopolov ed Andy Murray in finale. L’ultimo è stato contro l’infortunato Marin Cilic agli US Open.

 

Bagel-Nole

Who wants a bagel?

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Federer 2013 vs Nadal 2015: le stagioni peggiori

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Switzerland's world number one tennis player Roger Federer (R) and Spain's Rafael Nadal (L) pose for a photo before their semi-final match, 18 November 2006, at the Tennis Masters Cup in Shanghai.  Federer defeated Nadal 6-4, 7-5.  AFP PHOTO/Frederic J. BROWN (Photo credit should read FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images)

In questa stagione Nadal sta disputando una delle più deludenti annate di tutta la sua carriera e sembra ormai lontano anni luce dal vero Nadal, anzi quello che scende in campo non è che una brutta copia del grande campione che è stato: quello che è riuscito a vincere 14 prove del Grande Slam e vinto 23 partite su 33 contro Roger Federer. All’età di 29 anni sembra quasi fisiologico che ci sia un calo, ma questo è stato troppo repentino e ha lasciato nello sconforto molti suoi fan che non credono in una sua imminente, ennesima, resurrezione.

Anche il campione svizzero, Roger Federer, ha avuto una stagione pessima, quella del 2013 dettata dai suoi malanni alla schiena che ne giustificano in parte le prestazioni non l’altezza del suo nome e che data l’età poteva portare ad un più che normale ritiro, come già successo a tanti campioni a quell’età, ossia 32-33 anni.

I tornei del Grande Slam

Nel 2013 Federer era partito bene in Australia ottenendo un ottimo risultato agli Australian Open con una semifinale persa contro Andy Murray al quinto set con il punteggio di 6-4, 66-7, 6-3, 62-7, 6-2, in finale poi Murray avrebbe perso da Djokovic per 62-7, 7-63, 6-3, 6-2. I primi scricchiolii iniziano al Roland Garros dove perde contro Jo-Wilfried Tsonga suo giustiziere a Wimbledon nel 2011, dove era riuscito a recuperare un gap di 2 set a 0. La prestazione peggiore però è quella che ottiene nei sacri prati di Wimbledon: da detentore del titolo viene eliminato clamorosamente da Sergiy Stakhovsky al secondo turno con un gioco fatto spesso di serve&volley che si vede molto più di rado. A Flushing Meadows la situazione non migliora ed è sufficiente un Tommy Robredo ad estrometterlo dal torneo con il punteggio di 7-6(3), 6-3, 6-4.

Rafael Nadal nei tornei del Grande Slam ha fatto peggio del Federer 2013. Presentatosi in Australia dopo il lungo infortunio che lo aveva tenuto fuori nella tourneè americana 2012, per poi ritornare a sprazzi per qualche tornei di fine stagione e rinunciare al Masters, non esprime un’ottima prestazione: nel secondo turno è costretto a fare gli straordinari contro il modesto Tim Smyczek che lo porta fino al quinto set, la situazione sembra migliorare contro Kevin Anderson, ma contro Tomas Berdych non sembra esserci storia, dopo un primo set dominato dal ceco la punizione diventa ancora più severa con un bagel nel secondo parziale e solo il tie-break nel terzo salva quantomeno l’orgoglio. Si presenta a Parigi con 5 titoli consecutivi vinti e 9 complessivi con una sola partita persa in carriera in quello che è stato sempre il suo torneo. Fin dall’inizio si capisce che non sarebbe stata una passeggiata: epica è l’espressione del suo volto durante il sorteggio quando scopre che ai quarti avrebbe dovuto incontrare Novak Djokovic. La tanto attesa sfida si concretizza, ma delude le attese: Nadal esce con le ossa rotte e perde per 7-5 6-3 6-1. Wimbledon poteva essere il torneo del riscatto, ma non ha fatto altro che peggiorare le cose, opposto ad uno scoppiettante Dustin Brown non ha potuto opporre tanta resistenza uscendo clamorosamente sconfitto per 7-5 3-6 6-4 6-4 con molte recriminazioni. Ancora più altisonante è la sconfitta agli US Open, dove al terzo turno in vantaggio di 2 set a 0 è riuscito a farsi rimontare da Fabio Fognini, evento eccezionale: negli Slam aveva sempre vinto quando era andato sopra di 2 set.

Vediamo ai punti chi sta davanti:

Federer 2013: 720 + 360 + 45 + 180 = 1305

Nadal 2015: 360 + 360 + 45 + 90 = 855

I Masters 1000

La stagione 2013 dei Masters 1000 per Federer non è stata delle più felici, per usare un eufemismo. Esce ai quarti di finale ad Indian Wells contro il suo spauracchio Rafael Nadal con un severo 6-4 6-2. Ricordiamo che Rafa era al rientro nel circuito dopo l’infortunio che gli aveva fatto saltare il finale di stagione del 2012 e gli Australian Open del 2013. Saltato Miami per scelta e non si presentò neanche a Monte Carlo, destando qualche perplessità visto che lo sponsor del torneo, la Rolex, era lo stesso del campione svizzero. A Roma arriva in finale per terza volta in carriera e ad attenderlo c’è sempre Nadal che vince per 6-1 6-3 con un Federer visibilmente condizionato dal mal di schiena. A Madrid tolta la sua amata terra blu, torna di nuovo a non brillare e viene eliminato dall’astro nascente Kei Nishikori. Assente al Masters del Canada arriva a Cincinnati, uno dei suoi tornei preferiti dove si sono registrate le sue migliori prestazioni aiutato da una superficie molto veloce, ma ancora una volta è Rafa Nadal a fermarlo così come era stato ad Indian Wells.

I risultati di quest’anno di Nadal nei Masters 1000 non sono stati certamente all’altezza della sua fama. Sul cemento americano primaverile: ad Indian Wells è riuscito a perdere contro Milos Raonic avendo match point a favore e a Miami ha perso contro Fernando Verdasco, spagnolo con cui aveva vinto il più delle volte. Nella sua amata terra battuta non ha raccolto nessun titolo dal tempo degli dei falsi e bugiardi. A Monte Carlo è arrivato in semifinale lottando solo per 2 game contro un ottimo Nole ma perdendo per 6-3 6-3. Agli Internazionali non ha potuto fare nulla contro un Wawrinka straripante, anche se spreca set point nel primo parziale inaugurando una serie di occasioni perse che lo caratterizzeranno per tutta la stagione. A Madrid, a casa sua, sembra essere tutto apparecchiato per il tanto atteso Masters 1000 sulla terra rossa che non può mancare alla sua stagione, ma non c’è nulla da fare: il novello sposo Andy Murray con la forza della “fede” che porta sul dito lo strapazza come non mai vincendo nettamente per 6-3, 6-2. Il cemento americano non è mai stato amico di Nadal tranne che in quell’ASSURDO 2013 in cui fece la tripletta made in USA e i risultati sono chiari: viene piallato da Nishikori a Montreal e non può nulla contro Feliciano Lopez che lo batte al tiebreak del terzo set a Cincinnati.

Federer 2013: 180 + 600 + 90 + 180 = 1050 (media: 262.5)

Nadal 2015: 180 + 90 + 360 + 180 + 600 + 180 + 90 =1680 (media: 240)

Altri tornei

Nel 2013 Federer ottiene scarsi risultati in tutti i tornei minori, l’unico torneo che gli sorride è quello di Halle, per il resto solo brutte figure, non ultima quella di andare ad Amburgo e Gstaad. Uno scelta scriteriata.

Nadal ha avuto un poco più fortuna nei 250, ma nulla di eccezionale: si registrano le vittorie a Buenos Aires con un seeding non da urlo e quella a Stoccarda sull’erba targata Mercedes. In più si aggiunge il titolo ad Amburgo vinto contro la sua bestia nera del 2015: Fabio Fognini.

Complessivamente, la peggiore stagione di Federer è migliore della peggiore di Nadal? Rafa saprà riprendersi? Ai posteri l’ardua sentenza.


 

Quale è stata la stagione peggiore: Federer 2013 o Nadal 2015?

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