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No great opponents theory: Gli avversari scarsi di Federer

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Le recenti scoperte degli scienziati che hanno per la prima volta intercettato delle onde gravitazionali prodotte dalla collisione di 2 buchi neri hanno aperto un nuovo orizzonte nella concezione nell’universo e hanno confermato le teorie sviluppate 100 anni fa da Albert Einstein nella famosa “Teoria della Relatività Generale”. Grazie anche all’apporto dell’Italia e dei suoi grandi professionisti è possibile oggi riformulare la nostra percezione anche del tennis, che, come cosa immanente, fa parte dell’universo in cui viviamo e che è soggetto alle leggi previste dal grande Albert. Ecco che oggi siamo in grado di formulare la “No great opponents theory”: così come la Big Bang Theory cerca di spiegare l’origine dell’universo, questa teoria cerca di spiegare a tutti cos’è il tennis e soprattutto come si deve valutare. Il primo caso in cui possiamo applicare questa nuova teoria è la carriera di Federer che, come già ampiamente previsto, conferma in toto la teoria. Ma vediamo nel dettaglio le varie particelle che fanno parte di questa nuova fisica.

Lleyton Hewitt

Hewitt è stato uno dei grandi protagonisti del simbolico passaggio generazionale tra Pete Sampras, che si ritirerà nel 2002 agli US Open (con cerimomia l’anno successivo) e Roger Federer. Mentre Roger, passato professionista nel 1998, faceva parlare di sé solo per il suo lato da bad boy con scarsi risultati, Lleyton, coetaneo dello svizzero, collezionava tornei e primati. Il suo primo grande exploit si ebbe sul cemento di Adelaide, a casa sua, in Australia. A soli 16 anni e 11 mesi divenne uno dei più giovani a vincere un torneo ATP, davanti a lui c’è solo l’americano Aaron Krickstein che vince il torneo di Tel Aviv nel 1983 a 16 anni e 2 mesi. Nello stesso anno Federer ottenne 2 misere partecipazioni ad torneo di casa di Gstad sulla terra battuta e a Basilea, poi solo 2 vittorie a Tolosa in cui uscirà ai quarti di finale contro l’olandese Jan Siemerink.

Nel 1999 gioca 4 finali chiudendo al numero 25 del ranking mondiale, Federer 64. Nel 2000 si ha la sua esplosione: vince 4 tornei tra cui il prestigioso torneo del Queen’s particolarmente adatto alle sue caratteristiche da erbivoro (nel corso della sua carriera si toglierà diverse soddisfazioni vincendo 4 tornei diversi su questa superficie). A Flushing Meadows si spinge fino alle semifinali sconfitto dal 4 volte campione Pete Sampras a sua volta sconfitto da Marat Safin in finale. Parallelamente Federer negli Slam non va oltre il 4° turno del Roland Garros sconfitto da Corretja in 3 set.

Dopo l’esplosione ci vuole l’acuto che arriva a New York l’anno successivo: confermato il torneo del Queen’s arriva a Flushing Meadows da testa di serie n° 4: batte in sequenza: Gustafsson, Blake, Portas, Haas, Kuerten (rifilandogli anche un bel bagel), in semifinale annichilisce un Kafelnikov che colleziona la miseria di 4 game. Straordinaria è la vittoria contro Pete Sampras che in questo torneo aveva dimostrato di essere in grande spolvero disputando un grandissimo match nei quarti di finale contro Agassi finito con 4 tie-break su 4 set giocati. Sempre nel 2001 diventa il più giovane numero 1 della storia con i suoi 20 anni e 8 mesi. Nel 2001 Federer ottiene solo una grande soddisfazione o poco più battendo quello che rimane di Sampras a Wimbledon e il primo titolo sul sintetico di Milano, quindi 3 anni dopo il primo titolo di Hewitt.

Il 2002 è l’anno della sua consacrazione: a Wimbledon c’è aria di cambiamento, il 7 volte campione Sampras perde mestamente contro Bastl nell’ormai famoso Court N°2 ribattezzato poi il cimitero dei campioni e in finale arrivano 2 tennisti che sembrano non essere adatti al gioco sull’erba secondo i radical chic, troppo avvezzi a vedere serve&volley a manetta sui prati di Church Road. L’unico esponente di questa corrente sembra essere Tim Heman spazzato via da Hewitt in semifinale. Dall’altra parte della rete c’è un altro picchiatore quale è l’argentino David Nalbandian a cui molti apostrofano con poca gentilezza di avere “buttato via il suo talento”. Con la vittoria ai Championships l’australiano entra nell’elite di chi ha fatto doppietta Wimbledon-US Open. Federer sembra ormai uscito dai radar e negli Slam delude parecchio, ma la vittoria nel Masters di Amburgo, quindi sulla terra battuta non passa inosservata ai più, anche se pare chiaro che una rondine non fa primavera. Nel biennio 2001-2002 vanno registrate anche le vittorie al Masters di fine anno di Hewitt.

Nel 2003 si ha il turning point delle carriere di Hewitt e Federer. Roger ottiene un grandissimo risultato a Wimbledon, il suo primo grande sigillo della carriera, mentre Lleyton viene eliminato clamorosamente al primo turno da defending champion, primo nell’era Open che succede a Manolo Santana vincitore nel 1966 e poi sconfitto nella prima partita del 1967. Da questo momento in poi il talento di Federer viene fuori e di contro Hewitt ne risentirà terribilmente: emblematica è la finale degli US Open in cui lo svizzero vince in finale proprio contro l’australiano annichilito con un 6-0 7-6 6-0 riportando alla mente la famosa finale del 1974 in cui Connors giudiziò il vecchietto Rosewall incapace di opporre resistenza all’americano davvero troppo forte.

L’ultimo grande acuto della carriera dell’australiano è l’Australian Open del 2005 in cui arriva in finale. E’ vittorioso nei quarti di finale in un partita epica contro David Nalbandian finita 10-8 al quinto set e poi in semifinale contro Andy Roddick. Assente al Roland Garros, prenderà 2 severe lezioni da parte di Roger sempre in semifinale a Wimbledon in 3 set a agli US Open in 4 set. Dopo queste 2 batoste sembra che l’australiano non possa più impensierire Roger che vincerà sempre negli H2H fino al torneo di Halle del 2010 con un parziale di 15-0. L’australiano non otterrà più risultati di prestigio navigando nelle retrovie come comprimario riservando qualche acuto nei tornei minori.

Mark Philippoussis

Classe 1976, 5 anni in meno di Federer, ha riservato le sue migliori prestazioni prima dell’anno 2001, quindi non si capisce per quale motivo sia sempre annoverato tra gli “avversari scarsi” di Federer visto e considerato che si sono incontrati solo 5 volte, di cui 2 in Davis, quindi inutili ai fini di un torneo di singolare. L’unica sfida che salta agli occhi è ovviamente la finale di Wimbledon del 2003 in cui vinse nettamente Federer. Ma chi è Mark Philippoussis? Famoso tra i 30enni, o giù di lì, per essere uno dei giocatori presenti nel videogioco arcade Virtua Tennis in cui aveva una battuta formidabile, era stato progettato in questo modo nel gioco proprio per la sua grande potenza, soprannominato per questo “Scud”.

Il suo primo grande successo si ebbe nell’Australian Open del 1996 in cui sconfisse al terzo turno Pete Sampras. Allora fu una grande sorpresa. Dopo aver arrancato nei tornei del Grande Slam arriva un grande risultato con la finale a Flushing Meadows battendo ai quarti di finale un Thomas Johansson sugli scudi al tiebreak del 5° set e Carlos Moya in semifinale. Nell’atto conclusivo dovette arrendersi al maggiore talento di Patrick Rafter che macinava serve&volley e che gli inflisse anche un bagel nel set finale. Non vincerà mai tornei del Grande Slam ma sarà protagonista per l’Australia delle vittorie in Davis nel 1999 e nel 2003. Purtroppo il suo grande talento per il tennis sarà condizionato parecchio per gli interventi al ginocchio che lo perseguiteranno parecchio,:di Nadal ce n’è uno solo nella storia dell’universo, tutti si aspettano che possa rientrare come ha fatto spesso il maiorchino e fare sfracello, ma non è difficilissimo rientrare e dominare. Ma prima di ricadere nell’anomimato Mark riserva un ultimo grande acuto a Wimbledon in cui arriva in finale nel 2003 battendo tra gli altri anche Andre Agassi al quinto, prima di capitolare contro il già citato Federer al suo primo Slam in carriera.

Da lì in avanti sarà un calvario per Mark, sempre alle prese con il ginocchio e precipitato nei bassi fondi della classifica ATP, con un 2005 e 2006 da dimenticare prima dell’inesorabile ritiro nel 2007 dopo essere stato vittima dell’ennesimo infortunio al ginocchio (destro questa volta) che ne compromise inesorabilmente la carriera.

Andy Roddick

Andrew Stephen “Andy” Roddick, classe 1982, ha avuto una carriera che è andata in parallelo con quella di Roger, prendendosi qualche soddisfazione che manca allo svizzero. Diventato professionista nel 2000 ottiene, come Federer, il primo titolo nel 2001 sul cemento di Atlanta, sempre in quell’anno si aggiungeranno i titoli di Washington (oggi ATP 500) e di Houston sulla tanto odiata terra battuta, che quando diventa verde o marrone, come in questo caso, fa brillare gli americani, come era già successo a Connors in tutta la sua carriera.

L’anno della sua consacrazione è il 2003. Mentre Roger colleziona tornei in tutte le parti del mondo e arranca negli Slam tranne che a Wimbledon, Andy ottiene grandissime soddisfazioni nei tornei più importanti del circuito: semifinale agli Australian Open, sconfitto dal tedesco Schüttler e semifinale anche a Wimbledon battuto proprio da Roger che si rivelerà la sua bestia nera ai Championships. In estate mette a segno una tripletta storica già fatta registrare da Pat Rafter nel 1997 e che poi sarà replicata da Nadal nel 2013: vincere i 2 Masters 1000 nordamericani Cincinnati e Canada e lo Slam a stelle e strisce. A New York ottiene il suo unico titolo dello Slam della carriera battendo un Nalbandian in grande spolvero in semifinale, prima di commuoversi dopo l’ultimo punto nel match conclusivo contro Juan Carlos Ferrero. Grazie a questi successi diventa il numero 1 del mondo per 14 settimane.

Il 2004 e 2005 sembrano andare ancora in parallelo e ottiene 2 grandi risultati a Wimbledon sconfitto sempre in finale da Federer, non dando mai l’impressione di poter impensieri lo svizzero. Tra i grandi successi di Roddick annoveriamo il Masters di Miami del 2004.

Nel 2006 ha una prima parte di stagione molto deludente, ma si riscatta prontamente in America, con la vittoria a Cincinnati e la finale a New York persa in 4 set sempre contro il suo non rivale Roger Federer.

L’ultimo grande acuto della carriera lo piazza a Wimbledon dove non vincerà mai e che sarà sempre il più grande rimpianto della sua vita. Il 2009 sembra il suo anno: assente Nadal per infortunio in finale arrivano lui e Federer, i pronostici sono tutti favorevoli allo svizzero, ma la partita è da antologia e questa volta Andy non sembra fare la vittima sacrificale, vince il primo set, cede secondo e terzo, ma ottiene agevolmente il quarto. Si va al quinto in cui non c’è tiebreak e la partita si protrae per 30 game Roger vince 16 a 14 gettando nello sconforto l’americano, vicinissimo al tanto agognato titolo.

Tolto il Roland Garros che ha digerito molto spesso malamente, ma lì c’era un modesto Nadal ad impensierire Rogerino, non ottiene altri risultati di prestigio negli Slam, l’ultimo grande torneo vinto rimane il Masters 1000 di Miami, prima di chiudere al 14° posto il 2011 e 39° il 2012 e ritirarsi definitivamente.

Marcos Baghdatis

Il cipriota Baghdatis è un 1985, quindi 4 anni più giovane di Federer, e ancora una volta sorge qualche dubbio se considerarlo o no un avversario scarso di Federer: tutti abbiamo negli occhi la carriera di Nadal esploso giovanissimo e per questo motivo accostato spesso a Federer nonostante la evidente differenza di età, 5 anni. Baghdatis è arrivato tardi nel circuito per essere considerato un degno rivale di Federer. Si dice che una rondine non fa primavera, quindi una sola partita non fa primavera, e mi riferisco alla finale degli Australian Open 2006 vinta nettamente da Federer, ma Marcos ricordiamo veniva da uno splendido torneo in cui aveva battuto Roddick, Ljubo in 5 e sempre in 5 Nalbandian dopo essere stato sotto 2 set a 0. Presentatosi all’atto conclusivo evidentemente stanco dovette cedere allo strapotere dello svizzero che partiva comunque con i favori del pronostico. L’ultimo suo grande acuto è la semifinale di Wimbledon del 2006 dove venne sconfitto da Rafael Nadal.

Fino a questo punto della carriera si può parlare di un ottimo Baghdatis che a soli 21 anni era arrivato all’atto conclusivo di uno Slam, il suo quadro clinico peggiora sensibilmente nel 2008 a causa di diversi infortuni che lo tengono lontano dai campi per quasi tutto l’anno e come già ribadito è molto difficile ritornare ai tuoi livelli dopo un infortunio almeno che non ti chiami Rafael Nadal che ha fatto spesso dei rientri che hanno del miracoloso.

Dal 2009 in poi è costretto a vagare nell’Ade dei non top player disputando diversi tornei minori e non ottenendo mai risultati di rilievo negli Slam. L’ultimo torneo vinto rimane quello di Sydney del 2010.

Fernando Gonzalez

Fernando Gonzalez, con la “z” e non con la “s”, quello è un altro, rientra spesso nell’immaginario collettivo degli avversarsi scarsi di Federer per via della finale degli Australian Open del 2007. il concetto della rondine che non fa primavera rimane (e sono 3), così come rimane la grande prestazione di “Mano de Petra” in quel di Melbourne nel 2007 in cui annichilì ai quarti di finale un inerme Nadal in 3 set con il punteggio di 6-2, 6-4, 6-3 per poi riservare la stessa sorte a Tommy Haas,che non si capisce perché non annoverato nella collection degli avversari scarsi che è stato sconfitto da Rogerino per 13 volte, di cui 4 nei tornei degli Slam, ma per qualcuno forse conta solo la finale, le 6 partite precedenti sono solo di contorno, non si sa. Nell’ultima finale giocata sull’appiccicoso Rebound Ace Federer ha la meglio ma il cileno spinge Roger fino al tiebreak nel 1° set, prima di capitolare nei successivi 2 parziali.

Tra gli avversari scarsi di Federer è forse quello che andato meglio al Roland Garros. Proveniente da un Paese terraiolo quale è il Cile non poteva che riservare qualche bella prestazione sulla terra battuta parigina in cui è arrivato ai quarti sconfitto solo da Roger e in semifinale nel 2009 costretto a capitolare alla grande rivelazione di quell’evento che fu Robin Soderling giustiziere di Nadal al quarto turno.

Così come capitato spesso ai membri di questa falsa categoria nel 2010 comincia ad accusare problemi fisici che lo porteranno ad un calvario insopportabile fino al ritiro nel 2012 a Miami.

Interazione delle particelle

Fino a questo punto abbiamo parlato delle particelle che compongono questo Modello Standard e fin qui va tutto liscio, ma quello che è più importante è capire come interagiscono queste particelle se vengono a contatto tra loro. Spiegamo meglio: la concezione comune vuole che Federer abbia avuto avversari scarsi nel vincere i suoi Slam dal 2003 al 2007. Scarsi per quale motivo? Perché non avevano un palmarès all’altezza dei grandi come potrebbero essere oggi lo stesso Federer che ha in bacheca 17 Slam, Nadal 14 e Nole 11. Ma quello che sfugge alla percezione comune, ma che è comunque percettibile attraverso gli strumenti è che se gli “avversarsi scarsi” si scontrano tra loro avviene un processo di annichilazione che trasforma la massa dello sconfitto in energia che va ad incrementare i punti del ranking del vincente che così, oltre alla sua massa iniziale, avrà acquisito una certa energia supplementare da spendere eventualmente in un’altra interazione con un’altra particella. Oltre alle “avversarsi scarsi” nel bilancio energetico dobbiamo inserire gli “avversari forti” esattamente come avviene nelle 4 forze fondamentali della natura che presentano una interazione forte e una debole, lo stesso avviene nel tennis. Un esempio lampante di avversario forte è Agassi vincitore di 8 titoli Slam in carriera. Ma vediamo il dettaglio esempio di queste interazioni scrutando gli Slam vinti da Federer da Wimbledon 2003 agli US Open 2007.

Wimbledon 2003: Hewitt come già detto perde al primo turno, nel caso particolare contro Karlovic (-1), altrettanto fa Gonzalez che perde contro Melzer all’esordio (-1). Roddick perde in semifinale contro Federer (+1) e Philippoussis sempre con Roger in finale (+1). Baghdatis non partecipa (0). Philippoussis batte Agassi al 4T (+1). In questo caso abbiamo un caso in cui in sistema acquisisce una quantità di energia di quella che spende così da avere un bilancio energetico positivo. Somma = +1.

Australian Open 2004: Hewitt perde al quarto turno contro Federer (+1), Philippoussis perde nello stesso turno contro Arazi (-1), González contro Roddick al primo turno (+1) che perde ai quarti contro Safin (-1), Baghdatis non partecipa (0), Hewitt che batte Agassi (+1). In questo caso Federer ha un bilancio energetico positivo con un +1 nel quarto turno, +1 Roddick vittorioso su Gonzales, -1 Roddick sconfitto da Safin, -1 Philippoussis contro Arazi e Baghdatis che non partecipa 0 e vittoria di Hewtt su Agassi. Somma = +1.

Wimbledon 2004: Hewitt sconfitto da Federer (+1), Philippoussis sconfitto da Henman (-1), González sconfitto da Philippoussis nel 3T (+1), Roddick battuto in finale da Federer (+1), Baghdatis non partecipa (0). Anche in questo caso si ha un bilancio energetico positivo, in particolare +1-1+1+1+0=+2.

US Open 2004: Hewitt sconfitto da Federer (+1), Philippoussis fuori al 1T (-1), González fuori al 1T (-1), Roddick sconfitto da Johansson (-1), Baghdatis fuori con Federer al 1T (+1). Roddick batte Nadal (+1). Vittoria con Agassi ai quarti di finale (+1). Somma = +1.

Wimbledon 2005: Hewitt sconfitto da Federer (+1), Philippoussis fuori al 2T (-1), González sconfitto da Federer nei quarti (+1), Roddick sconfitto in finale da Federer (+1), Baghdatis fuori al 1T (-1). Somma = +1.

US Open 2005: Hewitt sconfitto da Federer (+1), Philippoussis fuori al 1T (-1), González fuori al 3T (-1), Roddick fuori al 1T (-1), Baghdatis fuori al 1T (-1). Vittoria con Nalbandian in vantaggio negli H2H (+1), vittoria in finale con Agassi (+1). Bilancio negativo di -1.

Australian Open 2006: Hewitt fuori al 2T (-1), Philippoussis fuori al 1T (-1), González fuori al 1T (-1), Roddick fuori con Baghdatis (+1), Baghdatis battuto in finale da Federer (+1). Baghdatis batte Nalbandian in semi (+1) Somma = 0.

Wimbledon 2006: Hewitt battuto da Baghdatis ai quarti di finale (+1), Philippoussis fuori al 2T (-1), González fuori al 3T (-1), Roddick fuori al 3T (-1), Baghdatis fuori con Nadal in semifinale (-1). Vittoria con Nadal (+1). González batte Safin in semi (+1), Baghdatis batte Murray al 4T (+1). Somma = 0.

US Open 2006: Hewitt fuori con Roddick ai quarti di finale (+1), Philippoussis fuori al 1T (-1), González fuori al 3T (-1), Roddick sconfitto in finale da Federer (+1), Baghdatis fuori al 2T (-1). Hewitt batte Djokovic (+1), Somma = 0.

Australian Open 2007: Hewitt fuori con Gonzalez (+1), Philippoussis assente (0), González finale contro Federer (+1), Roddick sconfitto da Federer in SF (+1), Baghdatis fuori al 2T (-1). Vittoria con Djokovic (+1). Vittoria di González con Nadal (+1). Vittoria con Safin di Roddick (+1). Somma = +5.

Wimbledon 2007: Hewitt fuori agli ottavi di finale contro Djokovic (-1), Philippoussis assente (0), González fuori al 3T (-1), Roddick fuori ai QF (-1), Baghdatis fuori ai QF (-1). Vittoria con Safin (+1), vittoria con Nadal (+1). Vittoria di Baghdatis con Nalbandian (+1). Somma = -1.

US Open 2007: Hewitt fuori al 2T (-1), Philippoussis assente (0), González fuori al 1T (-1), Roddick battuto da Federer ai quarti di finale (+1), Baghdatis fuori al 1T (-1). Vittoria in finale con Djokovic (+1). Somma =-1.

Facendo un bilancio energetico complessivamente si ottiene un +10 che conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che data un sistema chiuso come la carriera di un tennista, in cui esiste un campione (nel caso specifico Federer), x avversari scarsi e y avversari forti alla fine si ottiene sempre e comunque un bilancio energetico positivo qualsiasi sia il numero di avversari scarsi e avversari forti. Inoltre da qui possiamo trarre un corollario altrettanto fondamentale che dice: in una carriera di un tennista ci saranno sempre avversari forti e avversari scarsi che misureranno la loro forza, un tennista con bilancio negativo non è un campione, uno con bilancio positivo lo è. CVD.

Il mistero dei Masters saltati da Federer

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Il recente infortunio di Federer al menisco che sembra essere l’unico della sua carriera e che ha richiesto un intervento operatorio ci ha fornito un assist su una ricerca che riguarda le sue assenze negli ATP Masters, dal 2009 Masters 1000. I dati certi sono che prima del 2009 non c’era l’obbligatorietà di disputare i Masters e quindi potevano essere saltati senza beccarsi uno 0 in classifica, ma nonostante l’assenza di questa clausola rimanevano sempre i tornei di riferimento per tutti i tennisti se si escludono ovviamente gli Slam in cui dagli Australian Open 2000 ad oggi Federer non è mai stato assente.

Andiamo a vedere nel dettaglio la regola che governava il ranking pre 2008:

If qualified four Grand Slams and nine Masters Series results must count toward a players’ total, even if not entered (zero points), + five optional results. For every required event not qualified, an additional optional event is added. Masters Cup participants add their MC points and will have 19 results for the following year.

Federer diventa professionista nel 1998 e inizia a giocare i Masters regolarmente dal 2000 in poi quando si ferma alle qualificazioni del torneo di Indian Wells. Da Miami 2000 in poi disputa tutti i Masters per un totale di 30 tornei in generale che rimane a tutt’oggi il record di tornei disputati in un anno.

Nel 2001 arrvano i primi risultati di prestigio con i quarti di finale a Miami e Monte Carlo. I primi Masters saltati sono quelli del Canada e Cincinnati. Per ritrovare il motivo della sua assenza siamo andati a spulciare il suo sito ufficiale che cito:”Following Wimbledon, Roger also plays in Gstaad, but thereafter has to pause several weeks due to adductorial problems and periostitis. Unfortunately this break costs him his spot at the season finale. Even though the 20-year old reaches the round of the last 16 at the US Open“. Così viene fuori che le assenze nei 2 Masters americani non sono dovute a scelte di programmazione, ma piuttosto a problemi addominali e periostite.

Nel 2002 partecipa a tutti gli Slam,ai Masters e per la prima volta al Masters di fine anno. Si registra anche la prima grande vittoria ad Amburgo sulla terra battuta, primo Masters della carriera (ancora doveva arrivare Nadal).

Nel 2003 salta il torneo di Monte Carlo per una scelta di programmazione: ad aprile disputato i quarti di finale della Davis in cui vince contro la Francia i suoi 2 singolari contro Nicolas Escude e Fabrice Santoro, poi si iscrive e vince il torneo di Monaco di Baviera prima di presentarsi a Roma perdendo una clamorosa finale contro Felix Mantilla e ad Amburgo contro Mark Philippoussis.

L’anno successivo si rinnova la rinuncia al torneo del Principato che non vincerà mai in carriera. Ancora una volta questa rinuncia è frutto di una scelta di programmazione e non è il solo a non presenziare il torneo sulla terra battuta a lui si aggiungono: Andy Roddick, James Blake, Mardy Fish e Andre Agassi. Il prosieguo della stagione dei Masters non è così florida e alterna grandi vittorie sia negli Slam che nei tornei del livello superiori ad altre assenze pesanti, ricordando sempre che in quell’anno fece 3/4 di Grande Slam. E’ costretto a saltare il Masters di Madrid per, cito le fonti ufficiali, “personal reasons and fatigue”. A seguirlo sono anche Andy Roddick per una tendinite al ginocchio sisnistro e Hewitt anche lui per motivi personali. Dopo Madri salta anche Bercy per un “torn left thigh”, ossia uno strappo alla coscia sinistra. La sua assenza al Masters di fine anno era quasi sicura, ma nonostante tutto è riuscito a partecipare e a vincere questo prestigioso torneo per la seconda volta.

Il 2005 è l’anno in cui Roger fa registrare il record in percentuale di vittorie-sconfitte 81-4 (95,29%) che è esattamente il record di McEnroe del 1984. Il record poteva benissimo essere superiore se la stagione del numero 1 del mondo non fosse stata funestata da tanti infortuni che l’hanno costretto a saltare 4 Masters. Il primo della lista sono gli Internazionali d’Italia. Sconfitto clamorosamente a Monte Carlo dopo aver avuto match point da Richard Gasquet che aveva interrotto una striscia di 25 vittorie consecutive, la più lunga dal 1984 a quella parte, è costretto a saltare il torneo di Roma per una infiammazione ad entrambi i piedi. Dopo la vittoria a Wimbledon ha un’estate molto travagliata in cui è ancora il piede a dargli fastidio e così non si presenta in Canada in cui si affermerà il suo grande rivale, Rafael Nadal, specialista della terra battuta al suo primo grande successo sul cemento. Dopo le vittorie a Cincinnati, US Open e Bangkok è di nuovo costretto ad uno stop nell’ultima parte della stagione. Salta il torneo indoor di Madrid per una lacerazione al piede destro patita durante una seduta di allenamento, oltre al Masters della capitale spagnola è costretto anche a saltare il tanto amato torneo di Basilea. Non riesce a recuperare neanche il Masters di Parigi-Bercy ma fa appena in tempo per partecipare alla Tennis Masters Cup in cui cede al quinto set contro David Nalbandian impedendogli di superare il record di McEnroe permettendogli solo di pareggiarlo.

Il 2006 è la sua migliore stagione in termini di risultati, gioco e record, ma nella sua scheda mancano all’appello 2 Masters. Il primo della lista è Amburgo. Qui non c’è tanto da fare ricerche, tutti sanno che la sua assenza dal torneo tedesco fu dettata dalla fatica accumulata durante l’epica finale degli Internazionali contro Nadal in cui perse pur avendo a disposizione 2 match point, anche il maiorchino evidentemente stremato preferì non partecipare al torneo, scelta molto grave essendo quello uno dei tornei in cui poteva esprimere al meglio il suo potenziale. La seconda casella vuota è rappresentata dal Masters di Bercy in cui non si presenta ufficialmente per “fatigue” dopo le vittorie consecutive di US Open, Tokyo, Madrid e Basilea. Ma farà in tempo a partecipare e vince il Masters di fine anno.

Nel biennio 2007-2008 non salta nessun Masters, non si sa se questo possa aver generato la gioia dei suoi tifosi, sicuramente sì, ma dall’altro fa cadere il teorema secondo cui Federer saltasse di proposito i Masters perché prima del 2009 non erano obbligatori giustificando, in parte, il mancato record di vittorie in questa categoria di tornei che appartiene a Nadal che ha avuto sempre 3 prove su 9 nella sua superficie preferita, mentre per Federer 6 su 9 si giocavano su superficie veloci.

Nel 2009 i Masters diventano “obbligatori” nel senso che una mancata partecipazione ad uno di essi ti dava/dà uno zero nella classifica. In questa prima stagione di riforma ad essere saltato è il Masters di Shanghai alla sua prima edizione che aveva rimpiazzato quello di Madrid spostato sulla terra battuta nella stagione primaverile. Questa volta si tratta di una scelta tecnica da parte di Roger che nel 2009 preferì evitare completamente il tour asiatico.

Nella stagione 2010 salta solo il torneo di Monte Carlo, un po’ a sorpresa, non tanto per il torneo in sé che non ha mai vinto, ma per via del suo sponsor, la Rolex, principale sponsorship del torneo Principato che aveva come testimonial proprio il campione svizzero.

Nel 2011 non si presenta nuovamente a Shanghai per lo stesso motivo del 2009, ossia scelta tecnica di saltare tutto il tour asiatico, scelta saggia, perché da lì a poco avrebbe vinto il suo 6° e, per ora, ultimo Masters di fine anno nel frattempo ribattezzato “ATP World Tour Finals”.

Ultimi anni

Da qui in avanti si parte con una storia molto recente in cui tutti o quasi si ricordano delle defezioni di Federer nei 1000. 2012: Monte Carlo, Canada e Bercy sempre per scelta tecnica. Il 2013 è il suo annus orribilis con la scelta di saltare Miami dopo la grave sconfitta ai quarti di finale contro Nadal in cui inizia ad accusare male alla schiena che lo perseguiterà per tutta la stagione così da saltare Monte Carlo e poi il torneo del Canada dopo un folle tour sulla terra battuta post Wimbledon che l’aveva portato a disputare e perdere malamente i tornei di Gstaad e Amburgo. Nel 2014 per scelta tecnica decide di saltare il Masters 1000 di Madrid per lo stesso motivo nella scorsa stagione salta il Masters 1000 di Miami ormai uscito quasi definitivamente dal suo paniere e il Masters del Canada per non dover fare il solito tour de force sul cemento americano e arrivare agli US Open con qualche cartuccia ancora da sparare, scelta azzeccata per quanto riguarda la vittoria a Cincinnati, ma contro Nole a New York non ha potuto fare niente. 4/23, remember?

 

Nei meandri della mente di un tifoso di Roger Federer

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Collage Sandrino

Continua la rubrica a cura di voi utenti che avete voluto dedicare un poco del vostro prezioso tempo per scrivere un racconto, un articolo, una raccolta di emozioni che il tennis ha lasciato nella vostra mente. Questa è la volta di Sandrino.

22-11-2015.

Djokovic chiude al secondo match point. Come mi capita spesso, rimango fermo imbambolato a guardare lo schermo. E’ successo di nuovo, un’altra finale persa.

Lei mi vede e riparte per l’ennesima volta col suo monologo:

Mi spieghi come fai a vivere così male per colpa di un milionario che prende a racchettate una pallina? Con tutte le cose di questo mondo, tu ti perdi via per Federer. Io a volte rimango basita.”

In realtà non sento una parola, la mia mente sta ancora lavorando alla ricerca di qualche punto che avrebbe potuto far girare il match.

“Ma io vorrei sapere una cosa: non sei sempre stato così, sono sicura. Dai su, al liceo quasi non mi parlavi mai di Lui. Che cosa è successo, dimmi che cosa è successo che ti ha fatto andare in pappa il cervello per quell’Orso?”

Questa domando la colgo: perché sono così empatico nei confronti di Roger? E la mia mente mi porta indietro di qualche anno.

 

06-07-2008.

Non è possibile. C’è qualcosa che non quadra. Non può aver perso.

Eppure Roger sta andando a sedersi mestamente sulla sua panchina. Nadal sta festeggiando.

Sono spiazzato. Fisso la televisione, sguardo perso.

Mio papà con fare saggio afferma: “Prima o poi doveva capitare, non si può durare in eterno. Che appenda la racchetta al chiodo.” Risatina di chi pare aver capito tutto.

Io ancora fatico a concepire quello che sto guardando. Federer ha perso in finale a Wimbledon. Contro Nadal.

Forse è davvero la fine.

La mia mente fa un balzo in avanti.

 

01-02-2009.

Va bé almeno non è Wimbledon. E il quinto set non è finito 9-7.

E sono da solo, posso quantomeno guardare in silenzio le premiazioni.

Oddio Roger cosa fai? La voce non ti esce. Al contrario delle lacrime. E io sento, probabilmente, lo stesso groppo in gola che stai sentendo tu. Oltre a tanta tanta tristezza.

Stavolta non ne esce. E’ la fine.

Altro salto.

 

30-06-2010

Passino i quarti finali del Roland Garros. Ma non qui. Non è giusto.

Ma chi è questo? Esulta anche? Ma come si permette?

E perché tu hai giocato così male?

Niente finale a Wimbledon.

Un appuntamento che non mancavi/o da 7 anni.

Altra stangata. E pensare che in passato mi sono lamentato per due finali perse.

Quest’anno è davvero l’anno. L’anno in cui il re depone la sua corona.

Si ritorna al presente.

 

22-11-2015.

“Ma io vorrei sapere una cosa: non sei sempre stato così, sono sicuro. Dai al liceo quasi non mi parlavi mai di Lui. Che cosa è successo, dimmi che cosa è successo che ti ha fatto andare in pappa il cervello per quell’Orso?”

“Da quando ha iniziato a perdere”, le rispondo. “Senza dubbio. Da quando è diventato battibile su un campo da tennis”.

“Mi pare logico: uno comincia a perdere e tu lo tifi ancora di più. Ma che senso ha? Per fare il bravo tifoso? Che cosa ridicola!”

“Non è così in realtà: è il modo in cui affrontato tutto.”

“Tutto cosa?”

“Le sconfitte, il non essere più il numero uno del mondo: mica facile dopo anni di primato assoluto scendere dal trono. Eppure è stato meraviglioso in tutto questo. Si è dimostrato essere più grande nella vita che non in un campo da tennis. E guarda che per lui è un’impresa!”

“Va bene va bene.” Sospira lei. “Però ormai non vincerà più niente, giusto? Insomma Djokovic è troppo forte.”

“Tante volte ho accostato la parola fine a Federer. E tutte le volte lui mi ha contraddetto. Ti assicuro che fino al giorno in cui si ritirerà non mi sentirai mai e poi mai dire che Roger Federer è finito o che non non vincerà più niente. Puoi scommetterci.”

Lei riflette un po’. Penso abbia capito, ma non fino in fondo, come è giusto che sia.

“Ma spero che tu ti sia affezionato a Roger anche per le sue vittorie. Insomma ti avrà fatto vivere dei bei momenti immagino.”

Bei momenti? Sorrido.

E la mia mente mi riporta a parecchi anni indietro.

Ma ho come l’impressione che è meglio terminare qui l’articolo: penso proprio che si dilungherebbe troppo.

 

Sandrino

Una poltrona per due: chi merita il 2° posto del ranking ATP, Andy Murray o Roger Federer?

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A fine stagione capita spesso che le classifiche del ranking di fine anno non siano di gradimento ai più perché ci sono dei giocatori che hanno disputato una stagione molto simile, ma inevitabilmente, data la struttura rigorosa del ranking ATP, che assegna da 1 a 2000 punti, un tennista arriva davanti e un altro arriva dietro. Premesso che il ranking ha sempre ragione, non perché sia un sistema perfetto (quale lo è?), ma perché è un sistema deterministico stabilito a priori, in parole povere i tennisti sanno che devono fare i conti con i punti ATP e molto spesso sono costretti a fare delle scelte ben precise nella programmazione di inizio anno o alla peggio cambiare in corso d’opera, magari perché non si ha la classifica necessaria per accedere ad un torneo. Un caso eclatante recente è quello di Murray del 2014 che per partecipare al Masters di fine anno fece un tour de force non indifferente andando a giocare a Vienna e Valencia, tappe che a inizio stagione non erano nel programma dello scozzese.

L’unico dato certo e non opinabile è che Andy Murray ha chiuso a quota 8945 e Roger Federer a 8265. Sono 680 punti di differenza, non sono pochi visto che un giocatore ne ha fagocitati un botto, 16.585, lasciando agli altri le briciole.

Apriamo il sito ATP e vediamo la sezione “Ranking Breakdown per renderci conto come sono maturati quei punteggi, ricordando che i punti del ranking ATP non sono cumulativi, ma sono selezionati al best dei 18 tornei disputati con i dovuti distinguo che voi già sapete.

Tornei del Grande Slam

Andy Murray: 1200 + 720 + 720 + 180 = 2820

Roger Federer: 90 + 360 + 1200 + 1200 + 360 = 2850

In questo settore notiamo una leggerissima prevalenza da parte di Federer che ha avuto però risultati più pesanti nei tornei del Grande Slam: sono sugli occhi di tutti le finali contro Djokovic a Wimbledon e US Open, di contro Murray ha disputato una sola finale, quella degli Australian Open, ma non ha avuto una sconfitta clamorosa come quella di Roger contro Seppi a Melbourne. Questo particolare sarà una costante di questa analisi comparativa perché il dato che emerge chiaramente è che Murray sia stato più costante, mentre Federer ha avuto maggiori exploit ma altrettante sconfitte non aspettate.

Masters 1000

La situazione nei Masters 1000 si complica parecchio visto che Murray ne ha disputati 8, mentre Federer 7. Ma vediamo il dettaglio.

Andy Murray:

Indian Wells SF 360, Miami F 600, Monte Carlo 0 (non obbligatorio), Madrid W 1000, Roma R16 90, Canada W 1000, Cincinnati SF 260, Shanghai SF 360, Bercy F 600

Roger Federer:

Indian Wells F 600, Miami 0, Monte Carlo R16 90 (non obbligatorio), Madrid R32 10, Roma F 600, Canada 0, Cincinnati W 1000, Shanghai R32 10, Bercy R16 90.

Il totale di Murray è 4270, Federer 2400. Qui non ci sono dubbi che Murray abbia fatto molto meglio di Roger sia in termini di costanza che in termini di exploit, i 2 Masters 1000 di Montreal e Madrid hanno dato un grande prestigio alla bacheca di Andy, soprattutto quello di Madrid, primo Masters 1000 su terra battuta della carriera e secondo torneo in assoluto su questa superficie (il primo era stato quello di Monaco di Baviera poco tempo prima). Federer è stato perfetto a Cincinnati, ma non gli si possono perdonare le sconfitte contro Gael Monfils a Monte Carlo al 2° turno, contro Nick Kyrgios a Madrid addirittura al 1° turno e soprattutto quella con Albert Ramos a Shanghai al 1° turno dove difendeva il titolo, a cui si aggiunge, se vogliamo quella contro Isner a Bercy in parte giustificabile, ma non troppo.

Altri tornei

In un sistema ormai diventano sempre più Slam-centrico gli altri tornei che non siano Masters 1000 assumono un ruolo marginale per quanto riguarda il ranking ATP, ma la vittoria di un torneo rappresenta sempre un grande traguardo a qualsiasi categoria esso appartenga. In questo caso Federer ha avuto grandissime soddisfazioni in tornei ATP 500 che qualcuno potrebbe definire simil Masters 1000, ma che secondo il nostro metodo (rating) rimangono sempre al di sotto di questa categoria pur annoverando tra le sue fila molti top player.

Andy Murray ha avuto il suo exploit nel torneo del Queen’s in cui è stato spesso protagonista, torneo che da quest’anno è passato nella categoria ATP 500. Un altro exploit, se pur in tono minore, ma che rappresenta un significativo risultato è la vittoria a Monaco di Baviera (ATP 250). Negli altri countable tournaments c’è poco o nulla: 90 punti sia a Dubai che a Rotterdam e 0 punti a Basilea. Rimane fuori Washington con 0, ma aggiungere uno 0 alla classifica mi sembra alquanto tautologico.

Federer ha collezionato una splendida tripletta: Dubai, Halle e Basilea tutti ATP 500, a cui si aggiungono i successivi a Istanbul e Brisbane.

E’ lapalissiano che in questa sezione sia davanti Federer che ha incrementato la sua bacheca arrivando così a 88 tornei totali in carriera, dietro solo a Lendl e Connors. Ma purtroppo come già ribadito questi tornei valgono poco se pesati in relazione ai top tournament. Vediamo se la famosa teoria “sì, però Basilea e Dubai valgono quanto un 1000” è valida.

Usiamo il metodo descritto in questo articolo per calcolare il rating dei tornei ATP 500 vinti da Murray e Federer.

Basilea: 1.1475

Halle: 1.6675

Dubai: 1.3875

Queen’s: 0.98

Con buona pace di chi non vuole accettare che un 500 vale un 500 notiamo chiaramente che il rating è molto alto per poter fare un salto di categoria e accostare uno dei 4 tornei elencati sopra a dei Masters 1000. Monte Carlo, la “gamba zoppa” dei Masters ha un rating di 0.735 molto superiore a tutti i 500 dell’anno.

H2H

E veniamo al punctum dolens della questione: gli H2H. Contano, non contano? A seconda delle circostanze. Federer ha battuto Murray 2 volte molto nettamente: una volta a Wimbledon, in una semifinale memorabile, e a Cincinnati tutti in “straight sets”. E questo è il primo punto a favore di Roger. Stesso dicasi per gli H2H contro il numero 1 indiscusso di questa stagione. Federer-Djokovic 3-5, Murray-Djokovic 1-5. In questo caso ancora una volta Roger risulta avanti rispetto allo scozzese perché ha avuto un rendimento migliore contro il numero 1 con le 3 vittorie a Dubai e Cincinnati, più quella alle ATP Finals che non era però a eliminazione diretta, mentre Murray è riuscito a vincere contro Nole “solo” a Montreal.

E’ tautologico dire che gli H2H non determinano il ranking però ad oggi se scendono in campo Murray e Federer messi uno di fronte all’altro c’è un ottima possibilità che vinca lo svizzero che, ricordiamo, oltre ad essere sotto nell’H2H per eccellenza che è quello con Rafael Nadal (23-11), è stato sotto anche con Murray 11-9.

Masters e Coppa Davis

Un ruolo fondamentale in questo testa a testa l’hanno avuto il Masters di fine anno e la Coppa Davis, per certi versi collegati soprattutto per quanto riguarda la sponda Murray.

Federer ha disputato un ottimo Masters arrivando in finale a punteggio pieno e battendo nel round robin Djokovic prima di essere schiacciato dallo stesso in finale. Ha portato a casa 1000 punti. Murray, fino alla fine incerto della sua partecipazione alle ATP World Tour Finals, ha vinto un solo incontro in quel di Londra uscendo nel round robin nello spareggio con Stan Wawrinka nella terza partita del suo girone.

Gli scarsi risultati di Andy nel torneo di fine anno si bilanciano con il suo splendido successo in Davis, dove quasi da solo ha vinto la Coppa riportando il trofeo in Gran Bretagna 79 anni dopo Fred Perry. Ha vinto 8 live rubbers aggiudicandosi il super bonus dell’ATP di 125 punti dedicato a chi raggiunge questo particolare traguardo. Federer si è presentato in Davis per lo spareggio salvezza contro i Paesi Bassi con 2 vittorie molto facili (90 punti in totale).

Murray ha accumulato:

– 1° turno: 40 + 40 punti ATP

– Quarti di finale: 65 + 65 punti ATP

– Semifinali: 70 + 70 punti ATP

– Finale: 75 + 75 punti ATP

– Superbonus: 125 punti ATP

Totale: 80 + 130 + 140 + 150 + 125 = 625 punti ATP

Conclusione

Mi permetto di chiudere con una riflessione extratennista. Il ranking è importante, non ci sono dubbi, ma più che la posizione è importante misurare la differenza che c’è tra chi è davanti e quello che sta dietro pesandola in base al totale dei punti possibili. Possiamo usare un paradosso per renderci conto della situazione: supponiamo di avere 2 tennisti che chiudono l’anno uno con 10.000 punti e l’altro 9.999, il primo arriverebbe davanti al secondo pur avendo in sostanza disputato una stagione identica, da questo si deduce che le posizioni del ranking non vanno prese in senso assoluto. Essere numero 2 come quest’anno è molto differente dall’esserlo nel 2013, per esempio, in cui Nadal arrivò davanti a Djokovic con soli 770 di differenza.

Possiamo fare un parallelo con un altro sport per renderci conto quando il ranking conta e quando non conta o conta meno. Il College Football. Il campionato universitario della NCAA di football americano ha un sistema molto complicato in cui il ranking assume un ruolo fondamentale. La prima divisione (FBS) essendo formata da più di 65 squadre non permette di avere un girone all’italiana in cui tutti incontrano tutti, le squadre sono divise in conference e giocano solo 12 partite l’anno: con tutte le squadre della propria conference e qualcuna con altre squadre in base ad un sorteggio fatto ad inizio anno. Ora, non essendoci un girone completo come si stila la classifica per determinare le squadre che andranno a giocarsi i Bowl Games di fine anno (partite tra squadre di diverse conference che assegnano un titolo) e soprattutto andranno ai play-off per giocarsi il titolo (Su 65 squadre ne passano solo 4)? Semplice: adottano un sistema a punteggio che in base alla vittoria o sconfitta assegna un certo punteggio alla squadra e alla fine chi ha il punteggio più alto nella prima divisione affronta nelle semifinali dei play-off chi arriva 4°; il 2° incontra il 3°. Come potete vedere è evidente che qui il ranking è fondamentale e determina le sorti di una stagione (e le inevitabili polemiche) cosa che non succede nel circuito ATP in cui il ranking serve solo a compilare i tabelloni ed essere 2 o 3 conta relativamente poco. Certo, non ci vuole mica tanto a capire che il numero 1 è meglio del 2, ma fino a che punto?

Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo III, benzina!

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federer racconto 3

Continua la rubrica de “Il Fantastico Mondo di Federer”, dopo il successo del primo racconto sulle palline del campione  e del secondo sulla partita della vita ci concentriamo su come fa benzina il campione svizzero.

E’ un torrido pomeriggio di fine Agosto, quando il tennista svizzero Roger Federer fa il suo ingresso trionfale nell’Agip di Lastra a Signa, a bordo della sua fiammante Fiat Duna. Con un gesto tecnico di rara eleganza, disegna sull’asfalto una traiettoria che lo posiziona in perfetto allineamento con la pompa numero 3, quella della benzina normale. Pochi sanno infatti che Federer ha fatto della benzina con pochi ottani il suo punto d’orgoglio, preferendola da sempre alla super. Lo svizzero ama infatti andare male in macchina, sentire che la vettura non prende i giri e che anche nei percorsi più rilassanti si ingolfa.
Soddisfatto della manovra, Federer apre la portiera di taglio, si estromette dall’abitacolo e a grandi falcate si avvicina al cosino pigliasoldi. Sfortunatamente, nonostante fosse arrivato con un largo vantaggio, un altro avventore riesce ad insinuarglisi davanti e acquisire la precedenza davanti alla macchina. Federer resta in trepidante attesa, mentre l’avventore estrae il portafoglio dalla giacca, lo apre e con un movimento a spatola inserisce la mano nella tasca delle banconote, onde estrarne una da diecimila lire. Quindi afferra la banconota dal lato corto, incurvandola leggermente nel senso della lunghezza, infine la inserisce nella fessura del pigliasoldi. Tre volte tenta l’inserimento, tre volte la banconota viene rifiutata. E’ il panico. Scioccato per l’accaduto, l’avventore compie una torsione di centottanta gradi che lo porta faccia a faccia con Federer. Ha giusto il tempo di dirgli “Mica avrebbe…”, che Federer, come solo i campioni sanno fare nei momenti difficili, tira fuori il meglio di sè: diecimila lire sane. Quindi, con un allungo micidiale per tempismo e velocità, lo svizzero penetra la fessura con la propria cartamoneta. Il pigliasoldi non fa tempo a percepirla e, quasi piegandosi all’inarrivabile talento del campione, la risucchia senza ritorno. Federer si volta verso l’avventore e gli sorride rassicurante ma insieme virile. Quest’ultimo, sollevato, si asciuga la fronte e si prodiga in un umile cenno di ringraziamento. Federer sdrammatizza facendo una bolla di BigBabol alla fragola, poi acchiappa le diecimila lire stropicciate dalla mano dell’avventore. Felice del bel gesto, lo svizzero torna infine alla sua autovettura e, dimenticandosi addirittura di fare benzina, parte tentando una sgommata che però non viene a causa della benzina normale. Basterebbero altri tre ottani e verrebbe. E lui questa cosa non la può accettare.

…de Lo Sgargabonzi/Alt&Canc

  1. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo I, le palline del campione
  2. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo II, la partita della vita

Qui i libri degli autori:

Bolbo
Le Avventure di Gunther Brodolini

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ATP Basilea 2015: Il settimo sigillo, Federer batte Nadal e porta a 23-11 il conto degli H2H

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Trofeo Basilea 2015

Roger Federer riesce a porre il settimo sigillo nel torneo di casa sua a Basilea battendo nel 34° capito della saga il suo rivale Rafael Nadal. La partita vista sul St. Jakobshalle è una partita molto combattuta e i 2 dimostrano di giocarsela alla pari, con un Nadal molto superiore rispetto agli standard di questo pessimo 2015 e un Federer non all’altezza dello straordinario stato di forma che aveva palesato da Halle fino agli US Open, ma comunque molto più in palla dei precendenti turni dove aveva concesso più del previsto a giocatori molto inferiori sia sul piano fisico che soprattutto atletico come: David Goffin e Jack Sock, con la sola eccezione di Philipp Kohlschreiber che è sempre un osso duro per lo svizzero e ad Halle era arrivato a 2 punti dal match nello scontro di primo turno contro Roger.

I primi turni di battuta stranamente sono molto favorevoli a Nadal che riesce tranquillamente a mantenere i suoi servizi mentre Roger già dal suo primo turno concede una palla break ed è costretto ai vantaggi. Non mancano grandi giocate e passanti al fulmicotone di Nadal, qualche discesa a rete dello svizzero e qualche suo gaglioffa SABR che viene spesso passata. il primo punto di rottura della partita arriva nel 5° gioco quando alla terza palla break che ha sulla racchetta lo svizzero si ha il primo break dell’incontro. Nel turno successico Rafa tenta di riprendersi il break e riportarsi sulla scia dell’avversario ma Roger è bravo ancora una volta ad annulllare. Tutto procede secondo i piani tranne nell’ultimo gioco in cui Rafa cede malamente il servizio a zero con qualche errore non forzato di troppo. Incamerato il primo parziale sembra fatta per Federer, dato alla vigilia nettamente favorito.

L’equilibrio la fa da padrone nel secondo parziale con un Federer un po’ remissivo che con il gioco di gambe non ha certo brillato, forse per una scarsa preparazione a questo torneo oppure per un deficit dovuto proprio alla sua età. Solo nel 6° gioco si vede una palla break ed è favore di Roger che non concretizza. Nel 10° gioco si materializza la paura e la fifa che hanno sempre contraddistinto gli H2H tra Nadal e Federer: Roger comincia a tremare nel momento in cui deve chiudere i conti e portare il trofeo a casa si fa strappare il servizio e Rafa al turno successivo non ha problemi a tenere il suo così si va sull’1 pari.

Nel terzo set la tensione aumenta e Federer sa che ha sprecato un’occasione d’oro. Ma nonostante tutto la tensione acuisce i sensi e le capacità dei 2 contendenti che non ci stanno a mollare e che non lesinano di mostrare sempre il loro repertorio che si completa a vicenda: da una parte i passanti e i dritti ad uncino di Nadal deliziano il pubblico, dall’altra lo fanno le volèe e i traccianti dei rovesci ad una mano dello svizzero. Quello che sembra sul punto di cedere fisicamente sembra essere Nadal, quello psicologico Federer, ma alla fine è lo svizzero a prevalere che approfitta di un Nadal un po’ deficitario al servizio. Il break fatale arriva all’8° gioco andato ai vantaggi con Nadal che non riesce a mettere in mostra il suo passante che tanto ha fatto penare gli adepti del serve&volley di cui Federer sembra essere, a sprazzi, l’ultimo suo rappresentante tra i top player. Nel turno successivo con Roger al servizio si rende protagonista l’arbitro Mohamed Lahyani, sempre impeccabile con overule puntuali e precise: Sul primo match point la palla è chiamata out dal giudice linea, il giudice di sedia corregge la chiamata dicendo che essa era in e fa ripetere la prima a Federer, creando non poco imbarazzo a Lahyani che in questo frangente ha commesso un piccolo errore veniale. Roger chiude al 2° match point e conquista il suo settimo titolo a Basilea.

Al di là della fredda cronaca la partita ha offerto diversi spunti che vale la pena analizzare. Ancora una volta si è visto un Federer che soffre mentalmente Nadal e questo lo si denota chiaramente dalla mancata chiusura in 2 comodi set dello svizzero che sul cemento indoor è sempre stato superiore allo spagnolo tranne che nel 2013. D’altro canto Nadal non è la solita macchina fredda, precisa e soprattutto impermeabile alle emozioni ed è per questo motivo che non ha saputo approfittare delle poche ma buone occasioni che ha avuto.

Comunque complessivamente si è assistito ad una bella finale non priva di emozioni, con tanti colpi spettacolari da cineteca del canale youtube dell’ATP. Abbiamo notato anche una non del tutto brillante condizione fisica di entrambe con Roger lento sulle gambe che suppliva a questo handicap con un buon gioco da fermo soprattutto a rete, non facile contro un giocatore dal passante facile come Nadal. Dal punto di vista tattico Roger non è stato scriteriato come negli altri 33 capitoli del Fedal, ossia giocando sul dritto del mancino di Manacor, ma stavolta ha insistito molto sul rovescio dello spagnolo il che ha prodotto una nuova cadenza nella sinfonia fedaliana, ma un timbro simile a quello precedente perché ormai Nadal sembra giocare meglio con il rovescio piuttosto che con il diritto, situazione che ai bei tempi era assolutamente impensabile.

Una nota positiva che esula dalla partita è stata la premiazione in cui non sono mancati gli sketches dei 2 premiati, con parole di profondo rispetto da parte di Roger a Nadal che forse non avrebbe riservato al rivale di quest’anno, Novak Djokovic. Per quanto i loro tifosi si azzuffino per stabilire chi è il più forte, entrambi i tennisti sanno che sono diventati grandi grazie alla presenza dell’altro antagonista accendendo una rivalità mai vista su un campo da tennis.

Il termometro sulla condizione di Rafa ci dice che sta crescendo di condizione e sta disputando una delle sue migliori stagioni post US Open. I suoi rendimenti sul cemento non sono nei suoi standard deluxe, basti guardare il dato del 78.5% di turni al servizio tenuto e delle seconde che non fanno male come una volta. Nonostante questo ha avuto nel terzo set l’occasione di portare a casa la partita contrariamente, ad esempio, a quello che era successo a Pechino, dove era stato annichilito da Djokovic. Va comunque apprezzata la scelta di Nadal di andare a giocare un torneo ATP 500 nella tana del nemico con un parterre de roi, invece di andare a Vienna dove c’era una entry list nettamente inferiore a Basilea, ma molto probabilmente il direttore dello Swiss indoors, Roger Brennwald, gli ha promesso una cifra niente male.

Dall’altra parte della rete si è visto un Federer come detto deficitario dal punto di vista psicologico. Nonostante abbia servito molto meglio rispetto agli altri turni è riuscito a mettere in carreggiata Nadal con qualche SABR un po’ avventata e ha coperto i difetti con uno splendido rovescio in top che ha messo spesso in difficoltà lo spagnolo che si è ritrovato troppe volte fuori dal campo per questo motivo. Non è mancato il back dello svizzero ma si è visto troppe poche volte per poter impensierire in maniera autoritaria l’avversario. Come era prevedibile il suo servizio l’ha fatto da padrone e quando è calato si sono visti tutti i suoi limiti e quando era nei suoi standard Nadal ha potuto fare poco o nulla.

Con questa vittoria i successi in un singolo torneo per almeno 7 volte di Roger salgono a 5: Wimbledon (7), Dubai (7), Cincinnati (7), Basilea (7), Halle (8).

Fedal, capitolo 34: ancora tu ma non dovevamo vederci più?

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Federer-Nadal-Basel 2015

Dopo 1 anno, 9 mesi e 11 giorni o 92 settimane e 2 giorni o 646 giorni ritornano a sfidarsi Roger Federer e Rafael Nadal in quella che è LA rivalità del tennis moderno e non solo. Dopo un anno disgraziato per il mancino di Manacor dove ha perso tutte le sue certezze e sfatato tabù che sembravano essere indelebili nella storia del tennis come le 17 vitttorie consecutive contro Tomas Berdych interrotte bruscamente ai quarti di finale degli Australian Open, Fabio Fognini che da avversario già battuto in partenza strapazza 3 volte Rafa, 2 nella sua tanto amata terra battuta, una a casa sua, a Barcellona, e l’altra nell’incredibile match del terzo turno degli US Open che ha visto Fabio recuperare un gap di 2 set a zero allo spagnolo che mai aveva ceduto nel 3 su 5 con un vantaggio simile tranne che nella finale di Miami del 2005 contro l’allora numero 1 del mondo, neanche a dirlo: Roger Federer. Nadal ha lasciato il suo trono più prezioso, quello di Parigi, decapitato con poca cortesia da parte di Novak Djokovic il nuovo incommensurabile numero 1 del pianeta che però non è riuscito ad indossare la corona transalpina che tutti alla vigilia davano per scontata. Zero Slam, zero Masters 1000, “zeru tituli”, no zeru tituli, no, Buenos Aires, Stoccarda e Amburgo non si buttano via neanche le finali di Madrid e Pechino, ma cosa volete che siano per uno come Nadal che detiene il record di anni consecutivi con almeno uno Slam in bacheca? Ben 10. Sarà pure un 500, ma l’entry list è per peso specifico vicina a quelli di Masters 1000 non obbligatorio come Monte Carlo, manca il Capitano che storce spesso il naso guardando ai 500 e 250, ma ci sono stati tanti big tra tutti Stan Wawrinka troppo presto eliminato dalla competizione.

Dall’altra parte della rete ci sarà il veterano, il 34enne che vuole sfidare le leggi della natura che inesorabilmente ti fa perde colpi, a non essere il dominatore del circuito, l’uomo dei record che riesce sempre a stupire e ci costringe a spulciare la storia del tennis per collocarlo da qualche parte, tra i grandi di sempre, tra i più grandi di sempre. Pesano sempre gli zero Slam per anno condizione che continua a perdurare dal 2013 che non è da sottovalutare per Roger, ma ci sono finali che pesano, che pesano tanto: a Wimbledon, nel torneo più importante del mondo dove ha lottato contro Nole, agli US Open dove è arrivato fino in fondo con una naturalezza scontertante e si è inchinato solo al più forte del 2015 che sta macinando una stagione da record. Un titolo pesante, pesantissimo in quel di Cincinnati dove il cemento sembra proprio costruito per la sua racchetta e il suo braccio, con la messa in mostra di uno nuovo colpo che, sì, può essere criticato, vituperato, biasimato, stigmatizzato, ma ormai porta il suo nome e lo porterà per sempre: la SABR (Sneak Attack by Roger), l’attacco improvviso in risposta con un avanzamento verso la rete che disorienta l’avversario che si trova in battuta. Così come il Kovacs e il Cassina per la ginnastica, il Salchow per il pattinaggio e la zona Cesarini per il calcio il nome di chi ha inventato il colpo, il gesto tecnico rimarrà nella storia di questo sport.

Il palcoscenico è quello peggiore che si poteva prospettare per Nadal. Siamo a casa del lupo cattivo, nella sua Basilea, dove è nato e cresciuto, nel torneo dove iniziò a fare il raccattapalle da bambino e in cuor suo avrà sicuramente pensato guardando i grandi degli anni ’90:“Un giorno io sarò qui e ne la giocherò con voi e sarò anche io tra i grandi, tra i più grandi”, così come fece Fabio Cannavaro ai Mondiali di Calcio del 1990, quando ancora ragazzino fece il raccattapalle nella sfida al San Paolo nella sua Napoli tra Italia-Argentina e quando Aldo Serena la sparò contro Goycochea, nella sua mente gli sarà passata l’idea:”Un giorno giocherò in Nazionale e alzerò la Coppa del Mondo”. Federer e Cannavaro ce l’hanno fatta: Fabio campione del mondo del 2006, ma Roger ha fatto “peggio” molto peggio. Ha vinto a Basilea, ha rivinto a Basilea, lo ha fatto per 6 volte raggiungendo 9 finali consecutive (10 con quella di quest’anno) altro record da aggiungere ai tanti achievements dello svizzero. La superficie è il cemento, il greenset, un cemento veloce, molto veloce, fidatevi, che fa rimbalzare poco la palla e che è il terreno ideale per Roger. A tutto questo si aggiunge l’indoor, la condizione di gioco preferita dal 17 volte campione Slam e che nelle statistiche degli H2H contro Nadal è l’unica voce, oltre all’erba, in cui è in vantaggio: 4-1 Federer.

Nadal quindi parte sfavorito e i bookmakers sono d’accordo: le quote oscillano tra un 1.33-1.40 Federer, 3.20, 3.50 Nadal. Non sembra quindi esserci storia e la coppa per la teoria delle probabilità, la legge della statistica non deve cambiare di mano, ma stiamo parlando di Nadal, l’unico tennista che ha saputo battere Federer in tutti i modi in cui è possibile battere qualcuno, anche nei regni fatati che si era costruito lo svizzero dove sembrava irraggiungibile, evanescente. Nel cemento di Miami, nelle dune di Dubai, nel giardino di casa di Wimbledon e nell’arena delle Finals, la storia ci ha insegnato che nel Fedal, Nadal non è mai sfavorito al 100%, al massimo i calcolatori di tutto il mondo possono sfornare numeri e percentuali frutto di miliardi di dati processati, ma esiste un computer che sappia calcolare la fifa di Federer quando vede Nadal? Esiste un computer che calcoli l’incidenza del mancino contro il destro? C’è un computer che misura la testardaggine di Roger nel giocare il suo colpo peggiore contro il migliore di Rafa? No, no e no. Purtroppo o per fortuna il 23-10 andrà in soffitta per la gioia delle personalità che non amano le ossessioni e per il dolore di chi se l’era tatuato in chissà quale parte del corpo. Tifosi di Federer, tifosi di Nadal, amanti del Fedal e soprattutto detrattori del Fedal, il 34° capitolo della saga è servito. Vogliamo una sfida tra titani con guerre…stellari.

Hanno detto…..

“Insomma che Federer sia favorito non va giù a nessuno. I quotisti hanno toppato di brutto, andranno a fondo pesante, mentre qui da domani tutti milionari. Peccato che non abbia il coraggio di mettere i soldi su Nadal anch’io”. Eletto

“Federer favorito dalla superficie, ma per me questo vantaggio si azzera considerando gli stati di forma e i precedenti. Li vedo alla pari, puo´ vincere l´uno come l´altro”. Lacan.

“Importantissimo comunque l’esame per nadal domani. In un anno horribilis in cui ha sempre sofferto e preso bastonate dai migliori, sarebbe un grande segnale fare match pari col vero n.2 del mondo sulla superficie e nell’ambiente a lui più congeniale. Un vero primo concreto passo verso un possibile ritorno al top Federer è stato grandissimo tutto l’anno , se Nadal gli finisse a ruota, indoor e a casa dello svizzero, beh..mica male. Curiosissimo di vedere il livello attuale di Nadal: contro djoko è un 62 62 duro ma veritiero, col primo dei secondi vedremo”. Ghino di Tacco

“Ma guarda, fermo restando che domani Rafa potrebbe vincere, ci mancherebbe (stiamo parlando di Nadal), c’è una cosa che non capisco e non capirò mai: Roger Federer è un fenomeno unico, un campione immenso, amato ed osannato in tutto il mondo; 17 Slam, 6 Masters, 302 sett…… etc. etc. Fin qui siamo tutti d’accordo, no? Improvvisamente, quando deve affrontare Nadal, Federer diventa l’ultimo degli stronzi, una vittima sacrificale come tanti; persino Gasquet ha più chance di Federer di battere Nadal!! Ok, Roger soffre il gioco di Rafa, 23/10 e così via, ma si può sempre darlo per sconfitto? Domani è favorito, ed i bookmakers mi danno ragione.”. Mosso CA

“Tralasciando le battute, domani Federer e’ il favorito, lo e’ sempre stato quando si gioca indoor, anche quando Rafa era in formissima, figuriamoci adesso. Spero solo sia un bel match, se lo meritano e ce lo meritiamo!”. Yuppie Doo

Highlights: Basilea 2015, Federer vs Kukushkin 6-1 6-2

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Highlights dell’esordio a Basilea di Roger Federer che batte facilmente Kukushkin per 6-1 6-2 nella sua Basilea.

 

https://www.youtube.com/watch?v=EoMFx3Xe0Vc

Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo II, la partita della vita

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Continua la rubrica de “Il Fantastico Mondo di Federer”, dopo il successo del primo racconto sulle palline del campione ci concentriamo sulla partita della vita del campione svizzero.

La compensazione apparente nel cercare di coprire tre quarti di campo con il solo diritto, rivela quanto poco nobile sia lo stile di Nadal. Al contrario, la maglietta coi cuoricini piccolissimi evidenzia quanto Federer viva intensamente ogni incontro. Prova di questa loro incolmabile distanza è ciò che accadde nelle qualificazioni per il torneo di Barcellona.
Era la prima volta che i due si affrontavano nel circuito maggiore, e un gelataio impazzito non si rese conto dell’importanza del match fra i due migliori giocatori dell’anno, forse di sempre. La tensione del pubblico rispecchiava quella dei due contendenti che, usciti dagli spogliatoi, si diressero verso il campo senza nemmeno un cenno di saluto. Finito il riscaldamento, iniziò alla battuta Federer. Fin da subito variò le rotazioni del servizio cercando spesso con il suo kick il rovescio bimane dell’avversario. Dal canto suo, Nadal girava intorno alla palla cercando di uncinarla con il suo mancino anomalo.

Non scriverò mai più su questo blog, se mi si imporrà il silenzio sul magnifico primo set giocato da Federer. I ritmi esacerbanti della movida facevano da cornice alle formidabili traiettorie dei loro colpi. Pirulini gialli riempivano l’aria, rendendo la partita particolarmente avvincente. Sul cinque pari lo spettacolo sembrava essere al suo zenith, quando improvvisamente una pallina steccata da Federer si danneggiò. Fu un attimo, e da lì fuoriuscirono migliaia di scoiattoli che in pochi secondi invasero lo stadio. “Rettifico la sciarpa!” gridò Federer, abbandonando in un gesto plateale la racchetta a terra. Erano i letali scoiattoli-sciarpa, che solevano saltare in bocca alle loro prede, farsi strada fin nel loro stomaco per poi divorarle dall’interno. Il giudice arbitro Marcus Merk fischiò un drop-shot disperato, ma fu presto sopraffatto dalla brutalità tecnica degli scoiattoli. Era il caos. Il pubblico cercava di contrastare gli aggressivi roditori con ombrelli, borse, ma sopratutto con un gioco di sciarpa alla Mats Wilander, che si rivelava tanto raffinato quanto inutile. Gli scoiattoli dal canto loro imposero il loro stile d’attacco, sfruttando alla perfezione la superficie di gioco a loro più congeniale: gli scogli. Federer, dopo aver ripreso parzialmente in mano le redini dell’incontro, si apprestava a servire per il set una primiera offensiva. Lo scoiattolo Kennet Spatola chiamò a rete Nadal con una palla corta, quest’ultimo con un attacco penetrante spezzò le resistenze di Federer sull’acquisto di un canotto. Intanto la notte calava impietosa. “Sciarpa è allegria!” esclamò lo svizzero vedendo sua madre agonizzante in tribuna, mentre un gelataio impazzito non comprese l’importanza dell’appannaggio nei gelati sciolti.
Tutto sembrava perduto per gli umani, quando la commissione federale del CONI decretò la fine dell’incontro a causa di un peperone imbarazzante a discapito degli scoiattoli-sciarpa superstiti. Questi abbandonarono a testa bassa il terreno di gioco e sparirono nelle turche degli spogliatoi. Si concluse così il più tragico evento che la storia sportiva ricordi, la cui firma di sangue resta indelebile negli annali della storia. Federer, simbolo fiero della resistenza umana, commentò questo immane olocausto con intense parole di dolorosa umanità: “Vantiamoci la sciarpa!”

…de Lo Sgargabonzi/Alt&Canc

  1. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo I, le palline del campione

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Difficoltà di uno Slam: questione di ranking degli avversari?

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Djokovic-Nadal-Federer

Come già accennato in questo articolo nei tornei ad eliminazione diretta capita che il sorteggio possa agevolarti perchè le teste di serie più forti capito nella parte opposta di tabellone o che i top player per un motivo o un altro vengano eliminati nei primi turni evitando i big match nelle fasi finali di un torneo. Esaminiamo numeri alla mano il ranking dei giocatori che hanno dovuto affrontare i Big 3: Roger Federer, Rafael Nadal e Novak Djokovic per vincere i loro Slam, 17, 14 e 10 rispettivamente.

Roger Federer

Il primo torneo del Grande Slam vinto da Roger è stato quello di Wimbledon del 2003 dove affrontò del suo cammino: Hyung Taik Lee (55), Stefan Koubek (70),  Mardy Fish (45), Feliciano Lopez (52), Sjeng Schalken (12), Andy Roddick (6) e Mark Philippoussis (48). Media: 36.

Slam-Federer_1

Secondo questa media lo Slam più “facile” che è riuscito a vincere è stato lo US Open 2007 con una media ranking degli avversari di 86,875, dai quarti in poi ha affrontato il numero 5, 4 e 3 in sequenza. Lo Slam più difficile è l’Australian Open 2010 con una media molto bassa: 19,75 ma con Nadal e Djokovic fuori dai giochi. Il ranking più basso che ha avuto per vincere uno Slam è stato il numero 5.

Rafael Nadal

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Il primo Slam di Nadal risale al 2005 e come Federer lo vinse da numero 5 del mondo ma a 19 anni (Federer ne aveva quasi 22). Lo Slam più semplice da vincere è stato il Roland Garros del 2010 con una media altissima di 102, un po’ edulcorata dal primo turno contro il numero 655 del mondo e wildcard Gianni Mina, ma il giocatore con il ranking più alto che ha dovuto affrontare è stato Robin Soderling, testa di serie numero 5 e 7 del ranking ATP.

Novak Djokovic

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Come è facile intuire dalle tabelle quello con la media più bassa è Nole, ma ci chiediamo: veramente il ranking degli avversari ci può dire di una difficoltà di uno Slam?

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