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The GOAT Theory: Anni ’90, la grande confusione

Posted on 03 agosto 2018

 

La complicazione delle equazioni caratteristiche nel passaggio dallo stint 2009-oggi a quello 2000-2008 avevano dato il sentore che andando avanti il quadro generale si sarebbe complicato. Ed in effetti tutto è andato secondo le previsioni. Per quanto gli anni ’90 (compreso il 1990) segnano l’inizio della introduzione delle categorie che poi sarebbero diventate essenziali dal 2009 in poi, di fatto nello stint 1990-1999 la categorizzazione, intesa nel senso odierno, o in generale come compartimentazione stagna tra i diversi livelli dei tornei non esiste. Solo le categorie massime hanno quel punteggio che li fa stagliare su tutte le altre, invece chi sta dietro deve collocarsi in sezioni completamente frammentate. Per fare un esempio: nel 1999, anno particolare, gli Slam assegnano tutti 770, di poco staccato c’è il Masters, che in quell’anno veniva chiamato ATP World Tour Championships, con i suoi esorbitanti 730 punti (punti massimi raggiungibili, comprensivi di bonus), dietro i Super 9 con 370 punti. Molto distanti gli altri tornei che avevano punteggio ATP assegnati al vincitore: 280, 260, 230, 220, 210, 200, 190, 180, 170, 160, 150. Questa frammentazione a offset 10 è una grande controprova a quanti mettono nello stesso calderone i tornei che oggi chiamano e soprattutto distinguiamo in ATP 500 e ATP 250. 370/280 ≠ 2, questo comporta una diversa ripartizione dei punti ATP e dei coefficienti correttivi molto diversi rispetto a quelli del 2009-oggi. Però questo piccolissimo offset ha dei vantaggi. Essendo così piccolo è possibile assegnare un valore preciso al torneo, senza ricorrere ad un valore fittizio variabile, come quello presente nella simulazione della first realease. In parole povere il peso del torneo con i punti ATP, grazie all’algoritmo ranking oriented, trova subito una sua collocazione senza bisogno di aggiustamenti fittizi.

Il Masters a 730 potrebbe essere un problema visto che, come è facile intuire, nell’algoritmo ranking oriented gli dà un peso quasi simile ad uno Slam, violando (quasi) l’assioma 3 (3 su 5 è un altro sport). La soluzione semplice a questa “incoerenza” è quella di staccarsi dall’applicazione rigida dei punteggi ranking ATP per addurre un’altra slider di proporzione dedicata solo al Masters. Stesso discorso vale per le Olimpiadi, ma in senso inverso. Gli 0 punti ATP suggeriscono un valore nullo per l’algoritmo RO, violando l’assioma 7. Anche in questo caso è opportuno introdurre un’altra slider dedicata, anche se il valore intrinseco delle Olimpiadi è molto variabile da edizione a edizione.

Il paradigma del 1999 si riflette anche nelle annate precedenti risalendo fino al 1996. In questo lasso temporale tutti gli Slam mantengono gli stessi punti massimi, anche se scendono dai 770 del 1999 ai 750 del 1998 e 1997 fino ai 740 del 1996.

Il 1995 segna un altro imprevisto: gli Slam leggermente sfasati. Il Roland Garros è quello che assegna il punteggio massimo con i suoi 670 punti. Gli altri sono poco staccati: 650 punti. Questa piccola frammentazione non viola nessun assioma, viola solo la convenzione, che appare “sbagliata” di considerare equipollenti gli Slam dal 1988 in poi. Dal 1988 al 1995 non è che non siano equipollenti, semplicemente seguendo rigorosamente il ranking ATP questa affermazione è falsa. E visto che si sta seguendo un approccio ranking oriented, il tutto non può passare sottotraccia.

Le categorie sono…tante. La tabellazione delle categorie in questi casi risulta insufficiente perché essendoci fino a 90 tornei nel 1994 è più opportuno collocare ogni singolo evento nel suo slot, piuttosto che estrapolare una regola generale che poi è difficile da applicare visto che si basa sul montepremi degli stessi eventi che molto spesso è incerto o difficile da reperire in maniera precisa e inequivocabile. Abbiamo le tabelle con i punti, meglio usare quelli che sono precisi e non ambigui.

Anche se sapere quante categorie ci sono conta poco, l’importante è sapere quali sono per collocare i tornei nel posto giusto. È opportuno avere delle cifre precise per avere un’idea della situazione confusionaria degli anni ’90. Dire che esistono 4 categorie solo perché si assegna un bel nome ad un livello di torneo non ha senso se poi all’interno della stessa categoria ci sono differenze sostanziali di assegnazione di punti ATP. Andiamo nel dettaglio.

Pensare che ci siano 22 categorie nel 1994 non ci fa stare sereni. Questo significa, in poche parole, che l’equazione caratteristica di quell’anno ha 22 membri. Però la situazione è talmente ingarbugliata che può capitare che alcune categorie siano sempre eclissate da quelle superiori tanto da non comparire nell’equazione diminuendo il numero di membri. Questo particolare si vedrà nelle tabelle. Per esempio: se tutti i tornei da 240 punti sono collocati in settimane in cui c’è sempre un torneo che vale x > 240, il valore max_punti_ATP per quell’annata/240 non apparirà nell’equazione caratteristica. Come l’articolo precedente vediamo il dettaglio year by year dei punti assegnati dai tornei.

Schedule 1990

Anche in questo caso vengono presentate le equazioni caratteristiche, ampiamente esplicate nell’articolo precedente.

Coefficienti anti-sfasamento

Chi è stato attento saprà che la chiusura non può non essere dedicata ai coefficienti anti-sfasamento derivanti dall’assioma 4.

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