The GOAT Theory: Lo sfasamento del 1969

Il 1969 è l’anno di Laver e del Grande Slam…e lo sanno tutti. Però pochi, pochissimi, sanno in che contesto viene realizzato questo straordinario achievement diventato per tanti ormai una maledizione. Se, come già visto in tanti articoli precedenti, la Triple Crown si trova sempre e comunque su un piano superiore rispetto agli altri tornei, la gamba zoppa rimane sempre tale, o quasi. Gli Australian Open del 1969 rimangono un grande torneo per quell’anno, però il limitato tabellone a 48 lo pone su un piano molto vicino a tanti eventi della stagione. Tenendo però fede all’assioma 3 escono da questa lista tornei “simili” quali Las Vegas, Wembley, US Pro, Philadelphia e Tokyo, che pure hanno un prize money superiore allo Slam di Brisbane. Chi rimane? Beh, con il “3 su 5 è un altro sport” c’è solo un grande Johannesburg a contendere lo scettro al Major del Queensland. Il South African Open è un evento eccezionale con un draw a 66 tutto 3 su 5. (Forse) il più grande torneo sul cemento disputato fino a quel momento. Solo il montepremi, $23.000 contro $26.000, pone l’Australian Open su un piano superiore, ma di poco. Laver, per non fare scontenti nessuno, vince anche in Sudafrica. Il suo Grande Slam è salvo, a prescindere.

Se il 1968 è l’anno famoso dell’inizio dell’era Open, il 1969 è quello in cui nasce realmente e non più solo sulla carta e non solo confinato a pochi eventi speciali. Storica è la decisione della USLTA di consentire ai “registered players” di giocare senza problemi i tornei Open. Questa categoria di tennisti era composta dai membri della National Tennis League e della World Championship Tennis. Con questa decisione questi “eletti” possono giocare tranquillamente (cosa che non accadrà in futuro, come già abbondantemente accennato in altri articoli della serie) i migliori eventi dell’anno. Allo stesso tempo i giocatori dilettanti possono concorrere per un prize money. Anche questa una decisione storica se si considera che il famoso Arthur Ashe vinse da dilettante la prima edizione Open degli U.S. National Championships non ricevendo un premio in denaro ufficiale, mentre il finalista, Tom Okker, intascò $14.000 come secondo premio.

 

 In effetti è qui che nasce l’era Open ma, come sempre, ogni nuova stagione si porta dietro tutte le magagne della precedente che non possono essere appianate con una sola riforma. Ecco allora apparire ancora tornei solo riservati ai professionisti, solo ai dilettanti e Open. In quest’anno giocano un ruolo fondamentale i membri della NTL: Rod Laver, Roy Emerson, Ken Rosewall, Andrés Gimeno, Pancho Gonzales e Fred Stolle. Sestetto magico che aveva dei tornei esclusivi. Non c’era un vero e proprio circuito NTL, però i loro tornei sono facili da individuare perché combined e giocati insieme alle pioniere della racchetta in gonnella come Billie Jean King, Rosie Casals, Françoise Dürr e Ann Haydon-Jones. Anche i WCT avevano il loro spazio, però il loro “circuito virtuale” è assimilabile a quello della NTL. Rimangono fuori i tornei solo professionistici, con professionisti indipendenti, poi gli Open, che cominceranno a lievitare rispetto al 1968 e i tornei dilettantistici che perdono quasi del tutto il loro potenziale, tranne qualche big event come lo US National Amateur e lo US Indoors, a tutti gli effetti alla pari di tanti eventi Open. È in questo contesto che bisogna fare le dovute precisazioni e ricavare le conseguenti proporzioni. La NTL crea un paradosso bello e buono. Se da un lato è sacro santo mettere sullo stesso piano tutti i tennisti, qui ha poco senso mettere un massimo raggiungibile da un amateur rispetto ad un Laver o un Rosewall. È vero che ci sono i tornei Open che mettono e metteranno tutti d’accordo, ma qui ancora la ferita non si è del tutto chiusa. Lo schema concettuale dei tennisti della stagione è:

 

Come è facile intuire in questo caso i famosi coefficienti anti-sfasamento sarebbero ben 4 creando però una equiparazione del tutto fuori luogo che vorrebbe sullo stesso piano un NTL con un dilettante non partecipante ai tornei Open. Sono proprio questi ultimi a togliere le castagne dal fuoco. La non partecipazione, o meglio, la non inclusione (assioma 5) di alcuni di essi ai tornei Open li declassa inesorabilmente fino a considerarli “Not Countable. Solo pochissimi di questa categoria si salvano, anzi solo 2 e sono (come già citato) gli US National Amateur e gli US Indoors. 2 tornei dal grande draw e da cui sarebbero usciti i nuovi professionisti e, di conseguenza, i migliori per gli anni a seguire.

Qualcuno lo avrà intuito, però qui si viola in toto l’assioma 4 per diversi motivi. Il principale è che ci sono alcuni tennisti che stanno su un piano superiore a prescindere. Già detto diverse volte: i 6 membri della NTL si ritrovano a giocare super-eventi con grande montepremi, ed avendo questi un draw size molto basso (anche a 4) è facile che i migliori dei migliori collezionino trofei su trofei. Ecco perché Laver è arrivato a quota 211 (minimo)…ma questo è un altro discorso. Le soluzioni che possono essere implementate in questo caso sono 2:

  • Fedeltà all’assioma 4 con equiparazione di tutti i tennisti
  • Violazione dell’assioma 4 con il difetto che tanti tennisti dilettanti o professionisti “scarsi” non avrebbero la possibilità di collezionare gli stessi punti di un eletto della NTL.

In mezzo a questa situazione ingarbugliata c’è un parametro che potrebbe venirci in aiuto, ma allo stesso complicare ulteriormente il quadro. I super-eventi NTL e Pro hanno un draw size inferiore a 16, questo li metterebbe nella zona “Not Countable” per quanto riguarda il ranking virtuale ATP puro, però, per l’assioma 7 questi eventi devono essere in qualche modo conteggiati. In questo caso specifico ci verrà in aiuto l’articolo della GOAT Theory intitolato: NO ATP Rankings Points. Per il momento non rimane che dare il quadro generale e poi ritornare in un secondo momento su questo particolare, magari inventando qualcosa di concreto che possa mettere tutti i tasselli al loro posto.

Il quadro generale per il 1969 è il seguente:

Si nota chiaramente la compenetrazione dei tornei Open con quelli professionisti. Di fatto i dilettanti potevano giocare solo pochissimi tornei “buoni” rispetto ai professionisti a tutti gli effetti, ne segue che la divisione che verrà riportata qui sarà solo fittizia, così come le equazioni derivanti.

Vicino ad ogni evento sono stati accostati i punti ATP (virtuali) che davano, in questo modo agevoliamo il lavoro per ricavare le equazioni caratteristiche.

Coefficienti anti-sfasamento

Chi è stato attento saprà che la chiusura non può non essere dedicata ai coefficienti anti-sfasamento derivanti dall’assioma 4.