Verso gli Australian Open: sorprese, italiani ed una strana classifica di rendimento

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Si dice e si legge spesso che il primo degli Slam è quello soggetto a maggiori sorprese. Se guardiamo gli ultimi anni, questo è solo parzialmente vero, poiché nelle ultime dodici edizioni vi sono state soltanto due vittorie inattese: Marat Safin nel 2005 e Stan Wawrinka nel 2014. Tuttavia, vanno fatte due considerazioni a riguardo: nessuna di queste vittorie è stata realmente “eccezionale” e, inoltre, da quando è iniziata l’era dei Fab-4 (Fab-3 più Murray, preferirei scrivere), soltanto quattro giocatori hanno spezzato il loro dominio negli Slam, quindi è veramente difficile fare un’analisi che prescinda dal quadrumvirato Federer, Nadal, Djokovic, Murray.

Prima di proseguire oltre, mi soffermo sulla prima delle due considerazioni, fornendo la mia opinione non soltanto numerica. Ho affermato che la vittoria di Safin non è stata “eccezionale” e ribadisco questa tesi. Siamo abituati a considerare anomalo tutto ciò che non viene vinto dai soliti 4, ma in qualsiasi epoca vincere uno Slam per un atleta che ha già raggiunto il vertice del ranking mondiale non può esser considerato evento anomalo. Ricordiamo che la finale vinta da Marat Safin contro l’idolo di casa Lleyton Hewitt nel 2005 fu la quarta finale di uno Slam e la terza in Australia in quattro anni e gli Australian Open furono il suo secondo titolo Slam. Inoltre, è vero che “sorprendentemente” Safin sconfisse – annullando match point – 9-7 al quinto Roger Federer in quella che è la miglior semifinale slam che io abbia visto in diretta, ma è egualmente vero che Safin l’anno prima già arrivò in finale, perdendo da Federer in tre set. Ed è anche vero che Safin nei quattro mesi precedenti aveva vinto due Master Series (Madrid e Bercy) ed il torneo di Pechino. Insomma, la vittoria di Marat Safin viene forse erroneamente considerata un evento fuori dal comune.

Per quanto riguarda la vittoria di Wawrinka le cose sono leggermente diverse, in quanto Stan si presentò di fronte a Nadal forte di zero vittorie Slam, zero finali Slam, zero Master 1000 vinti, due finali Master 1000 perse. Tuttavia, Stan negli ultimi mesi del 2013 aveva già mostrato una crescita notevole: semifinale agli US Open (persa 6-4 al quinto da Djokovic), quarti di finale a Shanghai, quarti a Bercy, semifinale alle Finals, poi vittoria a Chennai a inizio 2014. Inoltre dodici mesi prima Stan si era arreso soltanto 12-10 al quinto al 4T in Australia contro Djokovic, poi campione. E se Safin vinse gli Australian Open da testa di serie numero 4, Wawrinka li vinse da testa di serie numero 8, dunque entrambi giocatori che, seguendo il ranking, avrebbero dovuto raggiungere rispettivamente le semifinali ed i quarti di finale.

Riassumendo per chi fosse stato in vacanza su Marte negli ultimi anni, dopo la prima vittoria di un Fab-4, in Australia abbiamo “visto” due vincitori diversi negli ultimi 12 anni, nessuno al Roland Garros ed a Wimbledon, due agli US Open. Sembrerebbe poco per definire lo Slam “down-under” come lo Slam delle sorprese. Invece, allargando l’analisi agli ultimi 20-25 anni, si evince più facilmente che in Australia ogni tanto vincono quelli che non dovrebbero vincere o quantomeno si arriva a metà della seconda settimana con dei nomi poco gettonati soltanto dieci giorni prima.

Sono tornato indietro fino al 1991, il perché lo capirete se avrete voglia di proseguire con la lettura ed ho immaginato di sedermi davanti al tabellone il pomeriggio prima dell’inizio dei quarti di finale. Ecco cosa è balzato al mio occhio.

Teste di serie e quarti di finale agli Australian Open: gli intrusi delle ultime 25 edizioni

-I tabelloni a 32 teste di serie (2002-2015)

Nella tabella seguente, i nomi dei tennisti giunti fino ai quarti o oltre senza essere testa di serie. Corredano la tabella il nome di chi ha sconfitto l’underdog ed i nomi di chi ha sconfitto l’underdog stesso (con rispettive teste di serie).

Stats Upsets Australian Open

Qualche osservazione sparsa. Gli ultimi tre underdog sono stati fermati da Murray nei quarti di finale e solo Dolgopolov è riuscito a vincere un set. Seppi è stato l’avversario al 4T nelle ultime due occasioni. Solo tre sono arrivati in finale: Tsonga, Baghdatis e Safin. In tutti e tre i casi hanno affrontato un cammino davvero notevole: Tsonga ha battuto quattro teste di serie, tra cui Nadal, Gasquet ed un giovane Murray; Safin ha battuto il numero 1 ed il numero 4, cioè Roddick ed Agassi; ancor più sensazionale il cammino di Baghdatis, capace di eliminare Roddick, Ljubicic e Nalbandian, gli utlimi due in cinque set, per poi arrendersi stremato a Federer dopo aver lottato alla pari per due set. In questi anni, soltanto il sudafricano Wayne Ferreira, mio pupillo giovanile, è riuscito in due occasioni a raggiungere almeno i QF senza esser testa di serie.

Di questi 14 anni, il 2002 è sicuramente l’anno con maggiori soprese. Ai quarti di finale vennero eliminati ben tre underdog (Rios, Ferreira e Koubek) ed in semifinale giunsero Haas (7), Safin (9), Johansson (16) e Novak (26). Al bistrattato vincitore Johansson, rendiamo merito: non fu l’unico acuto della carriera, infatti nel 2005 a Wimbledon si arrese in semifinale soltanto al tie break del quarto set a Roddick e dopo tre tie break vinti o persi soltanto per due punti. Lo svedese avrebbe visto la sua carriera compromessa da un banale incidente in allenamento nel Febbraio del 2006, quando Ancic lo colpì ad un occhio causando un grave infortunio (distacco della retina).

Riassumendo: negli ultimi 14 anni, su un totale di 112 posti nei quarti di finale, soltanto 13 (11.6%) sono stati occupati da giocatori fuori dalla 32 teste di serie. Su 56 semifinalisti possibili, solo 4 (7.1%) senza testa di serie. Negli ultimi 7 anni, su 56 posti ai QF, solo 3 riservati ad underdog, un misero 5.4%. A me questi numeri continuano a sembrare troppo bassi per considerare gli AUS Open lo slam delle sorprese. Questo, al netto dei Fab-4, ma non possiamo certo tornare indietro nel tempo e costringere almeno tre di loro a praticare un altro sport. A proposito: Nadal mediano del Barcellona, Federer bronzo olimpico nel fioretto, Djokovic recordman di decathlon. Che ne dite, potrebbe funzionare?

-I tabelloni a 16 teste di serie (1991-2001)

Essendoci solo 16 teste di serie, i due periodi non sono confrontabili in termini di valori assoluti e percentuali. Tuttavia, è abbastanza semplice osservare come in questi 11 anni molti giocatori con un ranking basso sono giunti fino ai QF a Melbourne. E’ accaduto 28 volte su 88 posti disponibili: Moyà e Martin nel 2001, Arazi e Woodruff nel 2000, Haas, Spadea, Rosset, Enqvist e Lapentti nel 1999, Kucera, Escudè, Kiefer, e Berasategui nel 1998, ancora Moyà nel 1997, Woodforde e Tillström nel 1996, Krickstein ed Eltingh nel 1995, Washington nel 1994, Steven e Bergström nel 1993, John McEnroe, Ferreira, Krajicek e Mansdorf nel 1992, infine Yzaga, Prpic, Patrick McEnroe ed il nostro Caratti nel 1991.

Ma attenzione: nessuno di questi ha mai vinto il torneo. Hanno raggiunto la finale Enqvist nel 1999 e Moyà nel 1997 e la semifinale Haas e Lapentti nel 1999, Kucera ed Escudè nel 1998, Woodforde nel 1996, Krickstein nel 1995, Ferreira (come 9 anni dopo) e Krajicek nel 1992 e Patrick McEntroe nel 1992 (miglior risultato della carriera in singolare). Beh, direte: e negli altri Slam è successo? Fin dove dobbiamo tornare indietro per trovare un vincitore non testa di serie? In Australia dobbiamo risalire al 1976, quando vinse Edmondson, ma era un periodo in cui partecipavano quasi esclusivamente giocatori australiani (nel 1976 otto australiani su otto ai QF) e le teste di serie erano soltanto due. Al Roland Garros invece basta tornare al primo Slam pre Fab-4, quando nel 2004 vinse Gaudio rimontando Coria in una delle finali emotivamente più “ingiuste” che io ricordi. Anche per quanto riguarda Wimbledon non dobbiamo riavvolgere troppo il nastro: la wild (in tutti i sensi) card Goran Ivanisevic trionfò, al quarto tentativo in finale, nel 2001 battendo Pat Rafter 9-7 al quinto in una finale a tratti drammatica soprattutto a causa di alcuni doppi falli commessi nei momenti cruciali. Infine, agli US Open tocca ad Agassi, nel 1994, vincere per ultimo senza esser testa di serie.

Mi riallaccio all’articolo di TopSpin, che ha ironicamente descritto il pazzo andamento degli Australian Open nel 1999. Proprio il biennio 1998-1999 rappresenta il vero unico periodo recente in cui gli Australian Open sono stati il torneo più strano degli Slam. Nel 1999 giunsero ai quarti, senza esser nel seeding: Haas, Spadea, Rosset, Enqvist e Lapentti. Di questi tre raggiunsero le semifinali e il quarto semifinalista fu il poi vincitore Kafelnikov, che era soltanto numero 10. L’anno prima furono quattro gli underdog ai quarti: Kucera, Escudè, Kiefer e Berasategui ed alle semifinali, oltre a due di loro, troviamo Korda (6, poi vincitore) e Rios (9). In due anni, nessuno tra i primi 4 in semifinale e solo uno tra i primi 8. Anni veramente strani a Melbourne.

Il pessimo rapporto tra gli italiani e gli Australian Open

Perché mi sono fermato al 1991 con le analisi? Perché Cristiano Caratti raggiunse i quarti di Finale in singolare, evento mai avvenuto prima e dopo: l’italiano si arrese solo al quinto alla miglior giornata di sempre (almeno a risultati Slam) del fratello di John, Patrick McEnroe, poi sconfitto da Becker in semifinale. Nell’edizione 1991, tre giganti in semifinale: Edberg, Lendl, Becker. Non si presentò la potenziale testa di serie numero 4: Agassi. Che già non si era presentato al Masters a Monaco a fine 1990 per un infortunio misterioso patito in Davis, infortunio che suscitò polemiche, minacce di squalifica e multe e molti sospetti.

Nel doppio maschile, Bolelli e Fognini sono i campioni in carica, nel doppio femminile i risultati tricolori sono fantastici: tra il 2008 ed il 2014 abbiamo sempre avuto almeno una italiana nei quarti di finale, dal 2011 al 2014 almeno un’italiana ha disputato la finale, cogliendo ben tre vittorie (Pennetta nel 2011, Errani-Vinci nel 2013-2014 dopo la finale persa nel 2012). Nel singolare femminile i risultati sono buoni, con tre diverse atlete ai quarti di finale negli ultimi 5 anni (Schiavone nel 2011, Errani nel 201, Pennetta nel 2014), mentre nel singolare maschile i risultati sono davvero pessimi. Vediamo in dettaglio. Soltanto Caratti nel 1991 ha raggiunto i QF in era ATP. Soltanto altri 4 tennisti italiani hanno raggiunto il 4T: Camporese nel 1992 (sconfitto da Lendl in 3 set), Furlan nel 1996 (sconfitto da Enqvist nel 1996 dopo aver battuto Ivanisevic al 3T), poi un buco di 17 anni prima di Seppi che nel 2013 fu sconfitto in 4 set da Chardy dopo aver battuto Cilic e nel 2015 fu sconfitto da Kyrgios al quinto dopo aver avuto due match point e dopo aver battuto Federer, infine Fognini nel 2014, che racimolò 5 game ed un bagel contro Djokovic al 4T. Djokovic, che due giorni dopo..

Uno strana classifica di rendimento

Dulcis in fundo (non molto dulcis, azzarderei), giochiamo con i numeri: chi, tra i tennisti in attività può dire di aver complessivamente ottenuto i risultati migliori agli Australian Open? Guardando i quarti di finale e seguendo i punti ATP, ho assegnato 20 punti a chi ha vinto il torneo, 12 a chi ha perso la finale, 7 a chi si è fermato in semifinale, 4 a chi ha raggiunto i quarti. Sommando tutti i punti ottenuti, otteniamo la seguente classifica, dove ai primi quattro posti ci sono, come sempre, i Fab-4. Simbolo del poco ricambio nel tennis attuale notiamo che – ad esclusione di Tsonga – i primi otto per rendimento cumulativo sono anche le prime otto teste di serie di quest’anno, con Nishikori comunque undicesimo. D’altronde, dei primi otto i più giovani sono Murray e Djokovic, che compiranno 29 anni fra circa 4 mesi.

Puntegio AO

Ma questa classifica è leggermente fuorviante, perché in fondo uno slam vinto vale più di quattro finali (sicuri?), quindi Wawrinka dovrebbe esser quarto e, soprattutto, cinque titoli valgono più di quattro titoli e una finale persa, dunque Nole dovrebbe stare in cima, tuttavia se guardiamo i risultati in dettaglio notiamo che i Fab-4 occupano le prime posizioni da qualsiasi lato vogliamo osservare il tutto, escludendo Wawrinka, che è terzo per titoli vinti (1):

  • Djokovic è primo per titoli (5) e finali (5, come Federer), secondo per semifinali (5, come Murray) e quarti di finale (8, come Nadal);
  • Federer è secondo per titoli (4), ma primo per finali (5, come Djokovic), semifinali e quarti (11 consecutivi tra 2004 e 2014);
  • Murray è primo per finali perse (4), terzo per finali disputate (4), secondo per semifinali (5, come Djokovic), quarto per quarti di finale (6)
  • Nadal è terzo per titoli vinti (1, come Wawrinka), quarto per finali (3) e semifinali (4), secondo per quarti di finale (8, come Djokovic).

Qualche altro dato interessante riguardo ai giocatori in attività:

  • Solo 8 hanno disputato la finale: i Fab-4, Wawrinka, Tsonga, Hewitt, Baghdatis;
  • Solo 12 hanno disputato la semifinale: oltre agli 8 sopra, Ferrer e Berdych (2 volte), Cilic e Verdasco (1 volta);
  • Berdych ha disputato i quarti di finale per 5 volte, Tsonga 4 volte, Wawrinka 3 volte, Nishikori e Del Potro 2 volte senza mai giungere in semifinale;

Qualche dato relativo alle strisce di risultati:

  • Djokovic ha vinto 3 volte di fila (2011-2012-2013): unico in era ATP;
  • Federer ha raggiunto le semifinali per 11 anni di seguito (2004-2014);
  • Nadal ha raggiunto i quarti per 8 partecipazioni consecutive (2007-2012, 2014-2015);
  • Murray e Nadal hanno raggunto i quarti per 6 volte di seguito (Murray dal 2010 al 2015), Berdych 5 volte di seguito (2011-2015), Ferrer 4 volte di seguito (2011-2014), Tsonga 3 di seguito (2008-2010);
  • Vi sono ancora delle strisce aperte: Djokovic 8 quarti di seguito, Murray 6 quarti di seguito, Berdych 5 quarti e 2 semifinali di seguito (come Wawrinka per le SF).

Chiudo con un dato su Federer, che vanta il risultato prestigioso più vecchio tra chi è ancora in attività (vittoria 2004), 16 partecipazioni consecutive nel tabellone principale, 17 comprese le qualificazioni, 75 vittorie su 87 incontri. Da chi ha perso Roger? Nadal (3), Djokovic (2), Clement (2), Safin, Murray, Seppi, Haas, e Nalbandian.

Grazie a chi è riuscito ad arrivare in fondo, per la tenacia.

Seanchan // Week 2 (2016) // TML