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ATP Barcellona 2017: Decima qué se siente! Nadal vince il 10° titolo in Catalunya

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Nadal è ripartito e riprende la marcia là dove era finita l’anno scorso. Dopo il 10° successo a Monte Carlo arriva il bis di decime con il successo nel suo stadio battendo in finale Thiem.

La partita

Tutti gli spettatori della Pista Rafa Nadal sono per Rafael Nadal. Pleonasmo molto telefonato che corrisponde alla realtà. Barcellona, capitale del tennis spagnolo, ha voluto concedere questo onore al giocatore che meglio di altri si è saputo distinguere in un campo rettangolare con una rete in mezzo. Si aspettava Andy Murray, numero 1 del mondo, ma in suo vece c’è Dominic Thiem ormai non più un Next Gen, ma un mezzo giovincello che più di ogni altro sembra spiccare forte sulla terra battuta. L’aver battuto il primo della classifica è stato un grande achievement, ma non basta.

Si parte con Nadal al servizio e subito Domenico è aggressivo e si procura una palla break. Rafa non è bravo solo a martellare ma quando vuole sa anche giuocare di fino ed ecco una stop volley che annulla il primo pericolo. Il servizio la fa da padrone nelle prime fasi dell’incontro. I 2 giocatori hanno percentuali molto alte di prime, addirittura 70% in campo per Nadal e si gioca poco. Quello che vediamo è un classico match su terra battuta con 2 martellatori da fondo. Si sapeva che entrambi avrebbero giocato in braccio agli spettatori della prima fila e l’attesa non è stata smentita. Quello che ne risulta è un tourbillon di mazzate che ci riporta indietro agli anni ’90 quando ancora si parlava di terraioli.

Il primo spartiacque della partita potrebbe essere il 6° game quando è l’austriaco a fare e disfare. Il suo gioco dispendioso alterna grandi vincenti a tanti errori gratuiti. Molti nel corso di questi anni gli hanno indicato che forse dovrebbe cambiare impostazione di gioco, ma lui questa canzone sa suonare e questa suona. Bresnik ci capirà qualcosa dopo tutto. Il gioco al limite di Thiem procura 2 palle break per Rafa che però non ne approfitta anche perché non può, se dall’altra parte arrivano comodini non si può far altro che vedere la palla andare alle proprie spalle. In questo modo il game fiume di 14 punti va a Dominic.

Ancora servizio dominante e badilate da manuale. Di Thiem avevamo visto questo repertorio ma di Nadal era da tanto tempo che non si notava questa propensione e propulsione sul dritto che da fondo campo macina punti e rosicchia certezze all’avversario. Il tiebreak sembra la soluzione a questa tenzone così equilibrata ma nel 10° gioco (non a caso) arriva il frittatone austro-ungarico. Gli errori aumentano e uno in particolare di rovescio in uscita dal servizio termina sulla rete. No, non è gol, è setpoint Nadal. Rafa non si fa pregare e giustizia senza pietà il suo avversario. 6-4 in 50 minuti di gioco.

Fino a questo momento la partita è stata molto equilibrata ed è stata decisa solo da un break arrivato nel momento meno opportuno per chi sta sotto. Ci si aspetta che nel 2° parziale l’inerzia possa deviare come era successo in semifinale, ma le speranze sono vane. Thiem esce mentalmente dall’incontro e la partita di fatto è finita. Ci vuole un episodio per sigillare con la ceralacca il crollo di Dominic e questo arriva sul 2-1 per Rafa. Le avvisaglie c’erano state sull’1-0, ma per 3 volte l’austriaco si era salvato, ma questa volta no. Arriva una grande catenata di rovescio in diagonale ma il contraccolpo è il micidiale, storico e patrimonio dell’umanità dritto inside-out di Nadal. 3-1 per lo spagnolo e fine dei giochi. Thiem non trova soluzioni ad una superiorità quasi imbarazzante e che sulla carta non era così evidente. Non riesce a giocare di fino e lo sparigliatutto non funziona. La pietra tombale viene posta sul 4-1 Rafa quando Thiem mette di fila 4 errori gratuiti e break AZZEERO. Rafa non si lascia pregare e chiude 6 giochi a 1. Ovazione per lui, premiazione in pompa magna con coriandoli in campo, mega-coppa di 2 tonnellate, come sempre impugnata male, e un solo numero campeggia sullo sfondo. DIEZ. 10.

Il torneo

Per quanto Barcellona abbia un torneo storico come quello del Trofeo Conde de Godò, nato nel 1953 e giocato nel Real (qui qualche storico ci spiegherà perché in Catalogna si parla di Real) Club de Tennis fondato addirittura nel 1899 rimane pur sempre un ATP 500. Ormai è consolidato che le categorie del tennis sono molto distanti tra loro. Gli Slam sono sempre più ricchi e prestigiosi, i Masters 1000 sono lontani anni luce da essi ma mantengono altrettanta distanza dalla categoria inferiore che trova lustro solo per circostanze particolari. Negli anni passati era stato sempre Nadal il protagonista nel bene e nel male e il field non era eccelso, ma quest’anno Andy Murray, scriteriato a dir poco, ha voluto omaggiare gli organizzatori della sua presenza e la wildcard è arrivata in fretta e furia. In questo modo il Torneo Godò ha avuto il primo della classe tra i suoi partecipanti, cui si è aggiunta la gradita sorpresa di Alex Zverev. Il bicampione Nishikori non si è presentato per infortunio, ma questa non è una notizia (forse lo sarebbe il contrario). Queste coincidenze hanno fatto lievitare le quotazioni del torneo e gli occhi non erano puntati solo sul padrone di casa, Nadal, ma anche e soprattutto su Andy.

La prima analisi non può non essere fatta sul vincitore che per circostanze misteriose di vedo e non vedo si è ritrovata la tds numero 3 con Nishi numero 2 ritirato un secondo dopo la compilazione del tabellone. Il Fato ha voluto che Rafa finisce nella parte opposta di Murray come era logico che accadesse, c’era il 50% di possibilità e per questa volta è andata bene. La prima bomba per il King of Clay arriva prima del debutto con Dutra Silva. Il Real Club ha deciso di intitolargli il Centrale, onore unico nella storia del tennis. Nessuno aveva mai giocato su un campo che porta il suo nome quando ancora non aveva terminato la carriera. Forse è un po’ presto per queste onorificenze e, per chi è scaramantico, si sa che portano sfortuna. Ma non si può evitare la cerimonia ormai cominciata, Rafa ringrazia e sorride. Ma è meglio passare al tennis giocato. Si parlava del brasiliano Rogerio (non, non è quello lì) Dutra Silva, bene, il carioca è stato il classico sparring partner che becchi al primo turno. Facile per Nadal la vittoria del primo set, però nel secondo lo spagnolo si è addormentato e Silva ha avuto il privilegio di infliggere il primo break a Nadal sulla Pista Rafa Nadal. 2-0 recuperato subito, ma queste scivolate è meglio evitarle. Nella seconda partita con Anderson il maiorchino ha alzato il livello e questa volta non è arrivato nessun break dimostrando una grande tenuta atletica, e questa non è una novità, ma soprattutto una grande efficacia al servizio che è sempre stato il termometro dello stato di forma di Rafa. Sasha Zverev era arrivato a Barcellona dicendo chiaramente:”Sono venuto qui per battere Rafa“. Sì, era meglio se rimanevi a casa, Alex! L’ormai ex teeanger e primo nella Race to Milan è stato piallato da Hyeon Chung, che molti ricordano solo per la finale del torneo juniores di Wimbledon contro Quinzi nel 2013 e per gli occhiali molto alternativi. Pochi avevano visto quella partita giocata in un campetto di periferia del club. Nessuno aveva visto i progressi del coreano che si sono palesati nella sfida contro il titolare della Pista. Il primo set contro Nadal è stato di rara intensità e Hyeon ha mostrato un grande tennis da terra battuta contro chi abita su questa superficie. Chung ha anche brekkato Nadal, poi è stato ripreso, e ha avuto la possibilità di brekkare nuovamente, purtroppo per la partita il coreano si è sciolto nel tiebreak perso per 7 punti a 4, ma dove era andato sotto 6-0. Il secondo set poi è stato pleonastico, ma che paura! Il torneo andava avanti e gli avversari secondo seeding si scioglievano come neve al sole. Dopo Zverev, anche Goffin manca l’appuntamento con Nadal e dal mucchio selvaggio esce fuori un certo Zeballos Horacio. Argentino, mancino monomane. Nessuno sa nulla sulla sua carriera, ma tutti si ricordano la finale di Vina del Mar 2013 dove sconfisse proprio Nadal in finale dopo aver perso il primo set. Un Nadal al rientro dopo l’ennesimo grave infortunio che poi avrebbe dominato, ecco perché il nome di Zeballos è rimasto nell’immaginario collettivo come “quello di Vina del Mar“. Questa volta Rafa è sano e la semifinale è tautologia. Horacio non può nulla, anzi qualcosa può: farsi un selfie con il suo idolo nel suo campo. Detto, fatto e Vina del Mar vendicata.

Dopo il vincitore l’onore della cronaca spetta al finalista. Thiem ha giocato un ottimo torneo, qualcuno dirà: “Avversari facili“, o “No great opponents“, ma la vittoria contro Murray non è passata inosservata. I primi turni per l’austriaco sono stati una formalità ma c’era poco da aspettarsi dai non terraiolo Edmund ed Evans, entrambi sudditi di Sua Maestà. Nei quarti di finale ha smantellato il piccolo Yoshi (qui non c’entra Super Mario) Sugita che però si è tolto la soddisfazione di battere Carreno Busta. L’ondivago Murray ha giocato a corrente alternata e alla fine ha dovuto cedere l’onore delle armi. Primo set disastroso per lui, con un servizio che non è stato assolutamente da numero 1 del mondo. Equilibrato poi il secondo parziale, deciso da un solo break che però ha dato ossigeno a Andy. Pazzerello terzo parziale in cui poteva passare chiunque, ma dopo aver tentennato con Ramos il quadro è caduto insieme al chiodo. Fraaaam!!! (cit.). Dispiace per Andy sbarellato in tutte le direzioni in cerca di una identità, di un gioco che ha smarrito e di trofei che non arrivano più. Si sapeva a priori che andare a Barcellona non sarebbe stata una bella idea. L’unica variabile che poteva far cambiare opinione ai più era quella di vincere il trofeo, ma con questo Nadal è meglio stargli alla larga e affrontarlo magari quando ha alle spalle partite ben più pesanti e difficili dei primi turni di questo ATP 500 così come successo l’anno scorso a Madrid e Roma. La matematica è ancora dalla sua. L’unico che potrebbe superarlo da qui a Wimbledon è un Wawrinka che vince Madrid, Roma, Roland Garros e Queen’s (indifferente la sua presenza a Ginevra). Robetta insomma e Andy non potrebbe più fare punti. Scenario irreale ma il tempo passa e le grandi cambiali in scadenza cominciano ad affacciarsi alla porta. Fino questo punto dell’anno nel 2016 non aveva brillato particolarmente, ma è da qua qui in poi che aveva messo il turbo: finale a Madrid, vittoria a Roma, finale a Parigi, vittoria al Queen’s e a Wimbledon, totale: 5300 punti. E’ su questa cifra che balla il trono mondiale, con una race che vede dominare Federer e Nadal e con Djokovic (messo male) e Warwrinka che sono pronti a prendere il trono di racchette.

Nonostante lo status di ATP 500 Barcellona presenta un draw a 48, così come Bercy per intenderci, questo dà modo a tanti tennisti di mettersi in mostra. In ordine di tabellone abbiamo: Tomic, non pervenuto, assente all’ultimo minuto. Ultimo applauso per Albert Montanes che lascia il tennis, vittoria per lui contro Garcia Lopez e sconfitta contro Feliciano Lopez. Festa tutta iberica per lui, ma pochi ricorderanno il suo nome. Ancora sugli scudi Ramos, finalista a Monte Carlo che qui batte il più accreditato, ma solo per i numeri, AGUT, e lotta fino al tiebreak del terzo set contro Murray nella partita più bella del torneo. Male Ruud, dopo Rio ci si aspetta di più, ma avrà modo di rifarsi. Nella section two sbuca fuori Sugita che la LL batte prima Robredo, e ci può stare, poi fa fuori quello che rimane di un moribondo Gasquet, nato terraiolo (forse). Poi fa fuori Busta per spegnersi contro Thiem. Ottimo torneo per il giapponese che vuole ripercorrere le orme di Nishikori. Auguri. Tutti da bocciare i vari Edmund, Evans, il Seppi nazionale e compagnia bella. Nella parte bassa malissimo Alex Zverev che fa fuori Almagro, altro desaparecido, ma che viene spazzato da Chung al quale va un grande applauso sia per aver buttato fuori Sasha e per aver giocato alla pari con Nadal. Ci ritroviamo davanti un Ferrer tds numero 13, ormai finito, che però dice:”Non mi butto da un ponte“. Benissimo, ma perdere contro Anderson in uno dei tuoi tornei ti fa guardare il chiodo e dire:”Che facciamo, l’appendiamo?“. Rimandato Anderson che non può proprio nulla contro Nadal. Male in questa sezione anche Kohlschreiber, ma chi se ne importa? Nell’ultima sezione bocciato Goffin che non ripete l’ottimo Monte Carlo e forse è rimasto con la testa al 4-2 della semifinale contro Rafa e a quella palla che non c’è, e non è un’invenzione e neanche un gioco di parole. David perde con Khachanov che perde a sua volta con Zeballos che si prende il suo momento di gloria e 180 punti per continuare la sua carriera un po’ più sereno. Male qui Cuevas. Terraiolo? Sì. Male anche GranoLLers e Paire, ma per quest’ultimo non c’è da aggiungere altro.

I record

Nadal vince il 71° torneo della carriera, a -6 da McEnroe. 51° titolo sulla terra battuta, mai nessuno come lui in era Open (i 92 all time di Drobny sono lontani). E’ il primo in era Open a vincere 2 tornei diversi per almeno 10 volte. In era pre-Open c’era riuscito Jean Borotra vincitore di 12 Coupe Albert Canet, 12 French Covered Court Championships, 11 British Covered Court Championships. 375a partita vinta sulla terra battuta, lontano Drobny con 663, ma lo è anche Vilas con 659.

Conclusione

 
Nadal ha vinto dove doveva vincere. Monte Carlo e Barcellona sono di nuovo sue. L’ottimo inizio di stagione con finale in Australia, Acapulco e Miami si è finalmente concretizzato con 2 trofei pesanti. Federer non c’è, forse giocherà a Parigi, ma forse. Per il momento è protagonista di qualche esibizione per certare di salvare il mondo, e tutti lo aspettano con ansia. Si sapeva che tolto di mezzo il 18 volte campione Slam c’era via libera per Rafa. Tutti stanno ad aspettare l’exploit di Murray e Djokovic, ma questo non arriva. Ormai sono passati 4 mesi, un bel pezzo di stagione e comincia ad essere stantio il considerare questi i 2 tennisti i più forti del circuito. Guardare la Race a maggio non è cosa buona e giusta, ma questa comincia a dare i primi responsi: Federer è a 4045 punti, 1° posto, Nadal a 3735 (-310) è al 2° posto. Murray è solo 11° con 1110 punti ossia a -2935, un’eternità. Nole è messo peggio: 20° con 655 punti, ossia a -3390 dal 1° posto. Siamo sicuri che i 2 classe 1987 riusciranno a ricucire il gap con gli altri 2? Più passa il tempo, più si giocano tornei e più la risposta “no” diventa concreta. Tutti i tennisti dicono che non è importante diventare numero 1 del mondo, ma sono importanti i tornei. Verissimo, ma chi non vorrebbe vedere un Federer o un Nadal di nuovo al 1° posto del ranking ATP? Molti lo vorrebberro, meno quelli che puntano su Wawrinka che a conti fatti è quello che in questo spicchio di stagione è messo meglio, ma la sua incostanza e soprattutto il cambialone di New York non gli dà molto credito. A Monte Carlo si era parlato di un 2006 again. Beh, il trend continua. Peccato che allora si giocava prima Roma e poi Amburgo perché sarebbe stato ancora più clamoroso vedere un successo di Nadal agli Internazionali prima del quasi sicurissimo non bis di Robredo a Madrid che sostituisce Amburgo. Solo il calendario disallinea una coincidenza che lascia spazio a tante considerazione che poi sono sempre le stesse: ricambio generazionale inesistente, vecchietti che vincono e crisi dei sostituti dei vecchietti. Fine dei discorsi. Per una settimana il grande tennis si ferma e dà spazio ai classici 3 torneini sulla terra battuta che fanno da preambolo alla doppietta Madrid-Roma che si disputano consecutivamente. Nadal vince e aspetta il suo peggior amico a Parigi, ma nel frattempo dà un occhio agli altri feudi in cerca di nuovi record.

ATP Barcellona 2017: Finale. Tra Nadal e la seconda Decima c’è solo Thiem

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