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ATP Cincinnati 2016: Cilicinnation, Marin Cilic vince a sorpresa il primo Masters 1000 della carriera dell’Ohio

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Dopo le fatiche di Rio, torneo che ci ha fatto trepidare per le tante sorprese e le emozioni che ha saputo trasmettere tra tutte: le lacrime di Djokovic che perde al primo turno contro Del Potro, la vittoria della Puig nel singolare femminile che ha regalato la prima medaglia d’oro nella storia al Portorico, la vittoria di Nadal nel doppio insieme al compagno Marc Lopez e la splendida finale del singolare maschile, una delle partite più belle di questo 2016, che ha incoronato per la seconda volta Andy Murray campione olimpico. Primo a riuscirci nella storia. Ci si aspettava un torneo in sordina e così è stato per certi versi. Tutti si aspettavano una sorpresa, un nuovo vincitore di un Masters 1000 monopolizzato dai Fab 4 vincitori in 55 delle ultimi 60 Masters disputati e la sorpresa c’è stata, ma è arrivata dall’uomo che non ti aspetti e che, a dirla tutta, tanto sorpresa non è. Si tratta di Marin Cilic, famosissimo per aver vinto gli US Open del 2014 e che da quel fantastico torneo non aveva più combinato niente o quasi. Il croato ha saputo approfittare di un Murray evidentemente stanco e non tanto incisivo nell’atto conclusivo che vede così interrotta la striscia di vittorie consecutive che durava dal Queen’s.

La partita

Gli occhi del mondo erano ancora rivolti ai Giochi Olimpici di Rio, all’ultima giornata che ha riservato ancora emozioni e delusioni, ma mezzo guardo al tennis si dà sempre. Da un lato c’è il super-favorito della vigilia Andy Murray, campione olimpico e vincitore a Wimbledon, che insegue il sogno di diventare il numero 1 del mondo. In realtà già oggi lo sarebbe, perché Nole sta vivendo un periodo di magra, mentre lo scozzese è lanciatissimo, ma il ranking ATP tiene conto di 52 settimane per cui il trono del tennis mondiale rimane di diritto al serbo. Nessuno si aspetta la zampata del non più tanto giovane Marin Cilic, ma la sua carriera ci ha insegnato che quando vuole e San Servizio è prodigo di miracoli che si concretizzano sotto forma di elettrodomestici di vario tipo allora non ce n’è per nessuno. Eppure la partita era nata sotto altri auspici.

A battere per primo è Murray che non concede nulla sul suo turno di servizio, invece è Marin il primo a tremare ed è costretto a salvare una palla break quando si va ai vantaggi nel secondo game. Murray è sempre propositivo come lo è stato in tutto il torneo. Ma all’improvviso la musica cambia. L’Andy visto al Roland Garros e Wimbledon non c’è più ed è facile per il giocatore di Medjiugore piazzare il break, forte sempre del suo dritto che spiazza lo scozzese. Dicevamo del servizio devastante di Cilic. Ecco il 7° gioco è uno di quei game in cui pensi:”Meglio pensare alla mia di battuta perché qui non si brekka. La partita incredibilmente sembra incrinata per Andy quando subisce il secondo break che porta l’avversario sul 5-2. Ma anche un super-servizio a volte può avere delle lacune e se dall’altra parte hai una grande risposta il break non può non arrivare. Il gelataio di Dunblane riapre parzialmente i giochi quando breakka nel 9° gioco, ma ormai i buoi sono scappati. Marino non tituba e incassa il primo set.

Il match sembra ormai andato, ma lo show non manca. Cilic, oltre a essere potente, è anche spettacolare e quando recupera uno smash con un vincente da fondocampo il centrale esplode. Murray è tenace, anche se stanco, sa che non può farsi scappare il terzo titolo nell’Ohio e i 1000 punti che vanno al vincitore, così alza la percentuale di realizzazione al servizio che nel primo parziale era stata un po’ scadente e non concede nulla. Però il guaio per Andy è che anche Cilic è un bombardiere in stato di grazia. La mente va al quarto di finale di Wimbledon in cui Marin chokkò clamorosamente contro Federer e ci si aspetta che possa crollare da un momento all’altro facendo girare la partita e le sorti del tennis mondiale. Tutte illusioni. Zero palle break concesse e quella esiziale e dirimente arriva nel 12° gioco. Murray non ci sta a perdere e ne annulla 4 di cui 3 consecutive (essendo andato sotto 0-40), ma il croato non perdona ottiene il break e chiude alla grande non lasciando più un punto all’avversario.

Cerimonia di premiazione molto sobria e formale e tutti hanno gli occhi verso il vaso che viene consegnato al vincitore tanto caro a Roger Federer, e quando Cilic spara le solite formalità sembra quasi che sia Rogiah a parlare. Solo illusioni. Murray incassa i 600 punti del finalista e si avvicina a Nole, ma i 400 punti lasciati per strada pesano parecchio.

Il torneo

Il Masters di Cincinnati, collocato per forza di cose in coda ai Giochi Olimpici, ha tenuto banco anche e soprattutto per le assenze. 2 delle quali spiccano tra tutte. Il 7 volte vincitore Roger Federer non ha potuto difendere il titolo conquistato lo scorso anno dove sconfisse in una memorabile finale Novak Djokovic senza concedere palle break e sublimando il concetto da lui stesso inventato di SABR. Ma Roger è fermo ai box. Ha detto che tornerà. Chi lo sa.

L’altro grande assente, questa volta inaspettato, è Novak Djokovic. Il numero 1 del mondo, dopo la grandissima batosta rimediata ai Giochi Olimpici in cui uno splendido Juan Martin Del Potro lo aveva estromesso al primo turno, non è potuto andare nell’Ohio per un problema al polso sinistro. L’idea generale è che il serbo abbia voluto prendersi un piccolo periodo di pausa in attesa del big event che chiude la stagione degli Slam che è lo US Open. Troppo importante fare bene a New York. Anche se il 2015 non sarà eguagliato, un altro Slam da aggiungere agli Australian Open e al Roland Garros lo farebbe salire ancora di un altro gradino verso l’Olimpo della storia del tennis. Peccato, perché è proprio Cincinnati l’unico torneo che gli manca per completare la splendida collezione dei Masters 1000 fatta da 9 pezzi che l’ATP ha chiamato “Golden Masters Slam“. Record un po’ ad hoc visto e considerato che tiene conto dei tornei diventati “1000” dal 2009. Ma sempre un record rimane, così come lo è quello dei 30 Masters.

C’era grande attesa anche nel rivedere Nadal nel circuito ATP dopo l’oro nel doppio a Rio. E’ stato fermo un paio di mesi dopo l’infortunio patito al Roland Garros e aveva bisogno di qualche torneo di rodaggio per ritrovare la forma, ma evidentemente il doppio impegno in Brasile lo aveva prosciugato di tutte le energie residue. Apparso molto propositivo contro Cuevas nel secondo turno, è sembrato un fantasma nella partita contro Borna Coric, il teenager croato, che è famoso per essere il Ghostbuster dell’ATP. Ha ottenuto 3 vittorie contro top 10 in carriera, tutti scalpi importanti: una vittoria con un Murray a mezzo servizio a Dubai e un’altra contro un Nadal con le flebo attaccate a Basilea nel 2014. Anche questa volta Rafa è stato assente e Borna ha avuto il suo momento di gloria vincendo per 6-1 6-3 con un Nadal che ha messo a segno ben 29 gratuiti e il 13% di punti con la seconda. Un disastro. Presentatosi alla prova del 9 contro Cilic il borioso ha ceduto il primo set prima di ritirarsi non si sa per quale motivo. Rafa non poteva vincere questo torneo, ma perdere così non è un buon segnale in vista degli US Open e di tutto il prosieguo della stagione.

I riflettori non posso che essere puntati su Cilic di cui si è visto poco perché nessuno si aspettava un suo exploit. Costretto a giocare il primo turno perché tds 12 (il bye era riservato solo alle prime 8), ha battuto primo Troicki, poi Verdasco per arrivare al terzo turno nella sfida contro Berdych, favorito dal pronostico, che ha ceduto in 3 set e che solo dopo si è scoperto essere afflitto da un’appendicite che non gli permetterà di essere a New York. Zikazzi! Già parlato della non partita contro Boria, un’ottima prestazione è arrivata in semifinale in un match pesantemente condizionato dalla pioggia che ha quasi fatto slittare di un giorno l’inizio dell’incontro. La partita si è giocata e finita in nottata e Marin ha avuto la meglio su un volitivo Greg Dimitrov che in quel di Cincinnati ha ritrovato un po’ di verve ormai da tanto tempo smarrita.

Maggiore attenzione ha avuto Murray che partiva lanciato verso il titolo e che prima della finale aveva lasciato per strada poco o nulla. Monaco, Anderson e Tomic sono stati un gioco da ragazzi. C’era qualche speranza di vedere partita nella semifinale contro Milos Raonic, finalista a Wimbledon, ma nulla. Il suo servizio è stato disinnescato alla grande e il 6-3 6-3  è presto servito.

Tra gli altri protagonisti del torneo segnaliamo il buon Raone che ha ottenuto una buona semifinale confermando quanto di buono fatto finora nella stagione, ma denotando altresì i limiti che non gli permettono di fare il salto e di qualità. Grave è il set lasciato a Sugita. Bravo anche Bernard Tomic arrivato ai quarti di finale che ha saputo approfittare del bronzeo Kei Nishikori, anche lui evidentemente stanco dalle fatiche di Rio, ma contro Murray non c’è stato nulla da fare. Da rimandare i vari Thiem, al rientro nel circuito, che ha vinto una sola partita e si è ritrovato ai quarti demolito da Raonic. Ottima la figura di Monfils che però si è rotto sul più bello e, come è solito fare, esce con onore piazzando un bagel a Baghda prima del ritiro. Scende al di sotto dei suoi soliti standard medioman Berdych che vedrà lo Slam americano dalla TV dell’ospedale (forse). Terzo turno per lui. Bocciato Nick Kyrgios che spreca match point contro Coric e dimostra tutta la sua involuzione nel gioco e soprattutto nella testa. Pokemon Go…Home! Accennavamo a Dimitrov e vale la pena spendere 2 parole per l’ex Sharapovo protagonista di un buon torneo soprattutto alla luce della vittoria contro Stan Wawrinka che per caso si ritrova a essere numero 3 del mondo. Golden Age. Svizzera 2, ora Svizzera 1 e 1/2 per l’assenza del principale, non supera la sufficienza, perché perde un set contro la wilcard Donaldson e non può nulla contro Dimitrov. Bene Kevin Anderson arrivato fino al terzo turno, male invece David Goffin battuto nel secondo turno da Tomic. Rimandato Nishi per via della medaglia di bronzo che ancora deve lustrare. Nota di merito al giapponese Sugita, che dalle qualificazioni è arrivato fino al terzo turno. Bocciato e quasi radiato dall’albo è David Ferrer che ormai ha intrapreso la fase discendente della parabola della sua carriera, una discesa che sta diventando sempre più ripida e veloce. Bocciati in massa tutti i giovani: questa era la vostra occasione per vincere qualcosa di importante e sfatare il tabù made in 90′, ma ancora nulla. Quando tempo dovremo aspettare? Non si sa. Ma questa era una ghiotta occasione volata via. Karlovic riscrive i record di longevità e i giovani riscrivono i record delle app per smartphone. 2 visioni diverse di concepire record. O tempora, O mores!

Record

Marin Cilic vince il suo primo Masters 1000 in carriera. Si tratta nel 15° titolo in carriera per lui, il 13° sul cemento. Ha vinto uno Slam e 13 ATP 250 e a questo punto gli manca solo un ATP 500 per completare la collezione. Cilic interrompe anche la serie di Masters 1000 vinta dai Fab 4 che durava da Cincinnati 2014.

Conclusioni

Inutile dire che Cincinnati ci restituisce un coito interrotto che è quello della corsa al numero 1 di Murray. I 1000 punti del vincitore erano preziosi per lui e l’assenza di Djokovic non poteva che giovargli. Ne porta a casa “solo” 600 e nella race si piazza a 1195 dalla vetta, forse troppi per poter ambire al titolo di numero 1 del mondo da qui a fine anno. Ricordando sempre che però lui difende solo 200 punti al Masters mentre Nole ben 1300 e che non sono compresi nella race. Da scalare da qui a fine stagione sono i punti della Davis dell’anno scorso che però non sembrano essere così influenti. Ci si attendono conferme nello Slam che partirà la prossima settimana. Non ci sono favoriti se non i primi 2 della classifica. Gli altri sembrano essere distanti anni luce. Nadal è acciaccato, Federer non esiste, Wawrinka è sempre in attesa del jolly. Forse si potrebbe puntare qualche cent su Cilic, vincitore a Cincinnati, nell’attesa della ripetizione del miracolo del 2014, ma i miracoli non accadono tutti i giorni. I giovani non sembrano essere maturati per ambire ai trofei che contano e il 3 su 5 non li avvantaggia di certo.

Qualche parola vale la pena spendere sull’accesa disquisizione del “valore delle Olimpiadi”. Qualcuno ha detto che sono come un Masters 1000 o poco più di un ATP 500. Rendiamoci conto di quello di cui stiamo parlando. Cincinati è un Masters 1000 e questa settimana se lo sono filati in pochi a differenza di Rio che ha avuto un’attenzione mediatica paragonabile solo a quella degli Slam. A Rio fin dal sabato si è partiti in quarta con i primi turni che coinvolgevano anche e soprattutto i big, qui nell’Ohio siamo arrivati fino a mercoledì senza avere visto mezza partita. Per non parlare poi della finale. Il 3 su 5 è un altro sport è inciso nei cuori di tutti gli appassionati di tennis e si è visto tutto. La finale di Cincinnati è durata un’ora e un quarto, quella delle Olimpiadi 4 ore e 4 minuti. Tutta un’altra dimensione. Questi dati ricordiamoceli perché quando si cerca di dimostrare vera una tesi questa lo deve essere sempre e non solo quando si disputato gli eventi. Ora i Giochi sono chiusi e se ne riparlerà a Tokyo, ma è sempre meglio tenere a mente quello che è successo in queste 2 settimane molto significative.

Nel 1977 a Forest Hills si presentarono Jimmy Connors e Guillermo Vilas. Numero 1 il primo e grande protagonista dell’estate il secondo con 46 vittorie consecutive. Quel torneo avrebbe stabilito un ipotetico re del tennis mondiale. Vinse Vilas, tutti lo riconobbero numero 1, ma non il computer e l’ATP. La folla del West Side Tennis Club non aveva dubbi, ma le regole sono le regole, e l’argentino non diventerà mai numero 1 per l’ATP. Murray si trova nella stessa situazione di Guillermo e, come nel 1977, sarà New York a dirci chi è il vero number one, anche se la classifica ATP non è così emotiva. Saprà rivincere e diventare re? Ora il grande tennis si ferma per una settimana, venerdì sorteggi e da lunedì prossimo sapremo che carta tiene nascosta dentro la manica il robot serbo riscopertosi pi umano.

 

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