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ATP Cincinnati 2017: Editto bulgaro. Dimitrov vince il 1° Masters 1000 della carriera

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Dopo tanto tribolare finalmente ce l’ha fatta. Troppo spesso bistrattato e apostrofato come eterno incompiuto Dimitrov riesce a collezionare il primo trofeo importante della carriera.

La partita

Alla vigilia del torneo dopo le tante defezioni dei top player, con soli 3 top 10 a presenziare un Masters 1000 ci si aspettava la sorpresa e così è stato. Per la prima volta nella storia a contendersi un trofeo che conta ci sono 2 giocatori nati negli anni ’90 che non hai mai visto “Colpo grosso” e non hanno potuto apprezzare le ragazze di “Non è la Rai“. Quindi, comunque vada, ci sarebbe stato l’exploit di un giovane virgulto. I pronostici sono leggermente a favore di Kyrgios, ma i 2 nineties sono praticamente alla pari e nel corso del torneo hanno dimostrato ampiamente di meritare la finale. Si comincia alle 16 ora locale. Non siamo a Montreal, ma a Cincinnati, per cui umidità e caldo la fanno da padrone e ad accogliere i 2 gladiatori ci sono 35 ° C.

Le prime battute del match sono piuttosto fiacche. Nessuno rompe gli indugi e si segue pedissequamente il servizio, quasi come se nessuno volesse mostrare subito le sue armi. Si arriva veloci sul 2 pari ed è Dimitrov il primo a scricchiolare. A causa di 2 doppi falli consecutivi (Greg non è nuovo a queste performance) si ritrova sotto 30-40, ossia prima palla break dell’incontro. Kyrgios non è felino e rapace come lo era stato con Nadal prima e Ferrer poi, e si lascia sfuggire l’occasione commettendo un unforced su dritto in cross. Nick non è The Beast. Il servizio non è quello ferale e quasi invisibile delle partite precedenti e sul 3-2 bulgaro arriva il break. Dimitrov risponde come un 30 e lode fisso alle bombe australiane che però è scarso nella manovra. C’è il break a 30. 4-2 e partita che sembra indirizzata. Greg non è un servebot anche se è bravo a sfruttare al meglio le variazioni sul servizio e così si ritrova anche lui ad annullare una palla break. Niente da fare. Canberra non sfonda e Sofia va sul 5 a 2. Il parziale si chiude subito dopo sul 6-3 dopo 35 minuti dove si è visto un ottimo Greg e un pessimo, se non solito, Nick. Ottimo il 70% di prime di quest’ultimo, ma la resa non è granché e anche gli ace sono pochi. In realtà le statistiche ci dicono che il set è stato deciso da una sola palla break, ma in campo si è vista una superiorità molto più pronunciata.

Kyrgios cambia postazione nel riposo tra un set e l’altro. Si sa che non è Nick Mano Fredda e probabilmente il nervosismo gli fa fare brutti scherzi. La partita sale di livello e finalmente Kyrgios mette il mostra il suo ottimo servizio. Ancora 70% di prime in campo con una resa dell’80%. Sembrerebbe un set di marca australiana, invece no. Il bulgaro è preciso e lascia fare al suo avversario quando non è lui a servire, concentrandosi sui suoi turni di servizio in attesa di dare la zampata necessaria per il break dirimente. Questa potrebbe già arrivare sul 3 pari. Ci sono 2 palle break. Ma non è questo il momento. Il tiebreak sembra la soluzione inevitabile della tenzone, ma ancora non abbiamo visto il Nick doppiofallista di questo torneo. Puntuale arriva sul 5 pari. 3 doppi falli e break inevitabile. Greg serve per il match e chiude al 2° match point dopo un’ora e 26 minuti di gioco. Partita senza storia e quasi mai in discussione. il numero 23 del mondo ha giocato male le sue carte, ma è un grande traguardo per lui essere arrivato in finale qui. Ha 22 anni, 4 in meno del suo avversario, avrà modo e tempo per rifarsi.

Il torneo

Fintanto che mancano i vari Djokovic, Murray, Nishikori, Raonic, Wawrinka, Simon, Pouille, Cilic, Cuevas, Monfils tutto va bene, tanto che ci frega? Ma se manca Lui allora iniziano i problemi. Stiamo parlando ovviamente di Roger Federer che dopo la severa lezione canadese e il mal di schiena ha dovuto dare forfait nel torneo fatto a posta per lui. Ha vinto 7 volte qui in Ohio e la sua presenza sembrava scontata. La superficie è praticamente prodotta e montata su misura del Re ed è qui che, oltre agli Slam, ha fatto registrare tanti record, come la vittoria del 2015 senza mai cedere il servizio. Tolto di mezzo lo svizzero e un’altra decina di top player non rimane che fare la conta di quelli che sono rimasti. Così Rafael Nadal, che dopo la vittoria al Roland Garros non vorrebbe fare altro che pescare e giocare a golf, è costretto a fare il suo mestiere e si ritrova tds 1 con al fianco un inerme Dominic Thiem, numero 7 e testa di serie numero 2. C’è anche il vincitore di Montreal, Alex Zverev, il primo che ha sfondato la porta e aperto una nuova, se pur per ora, piccola breccia per la grande rivoluzione, che prende la tds numero 3. Chiude il quadro Grigor Dimitrov, tds numero 4, molto inconsapevolmente.

Rafa è ringalluzzito da una notizia che ha ricevuto martedì, ossia che sarebbe diventato il numero 1 del mondo. Cosa??? Sì, il forfait di Federer gli consegna automaticamente la corona dell’ATP, ma, Achtung! Non è certo Federer a dover abdicare, come molto spesso si è fatto passare in questa settimana, ad abdicare è il tanto bistrattato Murray che chiude la sua gloriosa striscia a 41 settimane da numero 1 piazzandosi davanti a tanti mostri sacri in questa particolare classifica, uno tra tutti: Boris Becker. Ma Zio Boris se ne frega e ci fa capire che poi le settimane in vetta non è che siano così importanti rispetto alla vittoria dei titoli e soprattuto dei titoli che contano. Ricapitolando: Murray out, Nadal in. Federer in the hunt. E’ una grande notizia questa per la carriera del maiorchino che si ritrova in vetta per la 4a volta e a distanza di 9 anni dalla prima volta (record assoluto) quando dopo la vittoria su Lapentti a Cincinnati nel 2008 fu sicuro che avrebbe scalzato Federer dal trono del tennis mondiale. Ma quello era un altro Nadal, vincitore di Roland Garros e Wimbledon e massacratore dei massacratori, questo non è altro che un primus inter pares, un giocatore che si ritrova davanti a tutti con il più basso punteggio della storia. 7645 punti, punteggio che è il minimo se si considera il nuovo sistema ranking ATP del 2009 e lo sarebbe anche con il sistema che vigeva prima della riforma di 8 anni fa. La sconfitta contro Shapovalov a Montreal era stata dura, sia perché era arrivata contro un 18enne wildcard locale, sia perché così il trono di racchette gli sarebbe sfuggito, forse, per sempre, ma grazie a questa serie di circostanze favorevoli può giocare a Mason in assoluta tranquillità. Nessuno gli chiede di vincere, né tantomeno di stravincere. Il primo incontro è contro la sua vittima preferita: Richard Gasquet. Ha vinto 14 volte contro di lui e cavalca una serie di 23 set vinti consecutivamente dal 2008. Non c’è storia sulla carta, e non c’è storia sul campo. Facile 6-3 6-4 e serie che si prolunga a 25, abbondantemente record dell’era Open. Per andare a cercare un traguardo simile bisogna spulciare le sfide tra Lendl e Mayotte (19 set vinti), oppure Borg e Solomon (altri 19 set vinti consecutivamente). Il record unisex è 42 set tra la Graf e la Tauziat, ma questa è un’altra storia. La seconda parte del giovedì americano è funestato dalla pioggia così l’incontro di terzo turno contro Ramos deve essere rinviato. Non è un buon segnale per il numero 2 del mondo che è così costretto a giocare 2 partite in un giorno. La prima è un classico no-contest, o meglio dire no great opponent in cui l’avversario non ha nessun arma per batterlo e anche se Rafa gioca al 50% delle sue possibilità la porta sempre a casa. Il finalista di Monte Carlo si concede il lusso di un tiebreak nel primo set, ma poi non c’è storia. Poche ore dopo c’è la sfida con Kyrgios, anche lui costretto a giocare 2 incontri in un giorno e si presenta all’appuntamento con i quarti di finale dopo aver regolato Karlovic (più vecchio di sempre a vincere 2 partite nello stesso Masters 1000). Quello che si vede contro Nick è un Nadal che non c’entra nulla con Nadal. E’ stanco, è svogliato, è nervoso, suda come un dromedario e il servizio non va. Mettiamoci pure che siamo sul cemento ed ecco servita la frittata. D’altro canto Nick The Beast è preciso e deciso al servizio. Non lascia scampo all’avversario e si permette di sparare bombe a destra e a sinistra. Sarebbe consigliato per il 15 volte campione Slam di metterla sul pallettismo o, all’opposto, giuocare di fino, ma non sta capendo nulla. Arrivano subito 2 break nel primo set e 6-2 facile. C’è un leggero risveglio nel secondo, ma non ci sono chance: se non riesci a brekkare quando il tuo avversario fa 2 doppi falli allora la partita è finita. Ci sarebbe un piccolo spiraglio, un regalino con break quando è Kyrgios a servire per chiudere il match, ma questo regalino viene restituito con gli interessi con aggiunta di pacchettino e fiocchettino. Break a zero e partita che si chiude qui. Rafa sembra andato. Ha finito la benzina. Come Filippide è arrivato ad Atene per dire:”Sono il re del mondo!”, ma sembra che possa schiattare da un momento dall’altro. In questa stagione non ha lesinato nessun impegno, anzi è andato fino ad Acapulco non per tuffarsi dalle rocce a strapiombo, ma per perdere contro Querrey in finale. Chissà quanta benzina è rimasta nel suo serbatoio. Le tonnellate di asfalto che lo attendo da qui a fine stagione non gli sono amiche e il sorpasso di Federer già a New York è quasi scontato.

Meriterebbe tutte le lodi del mondo il non più giovane, ma forse sì, Dimitrov, ma qui bisogna andarci con i piedi di piombo. E’ vero che ha colto il trionfo in un Masters 1000, ma lo ha fatto in quello peggiore dell’annata e chissà da quanti anni a questa parte (qualcuno dice 20 anni, ma come sempre qui bisogna essere cauti). La sua vittoria arriva senza battere un top 10 – d’altronde essendocene solo 3 non era difficile ipotizzarne la loro facile prematura uscita – e soprattutto contro avversari tutti alla sua portata. Però così sembriamo troppo severi, allora meglio scaldare le dita e iniziare l’arpeggio. Greg vince il suo 1° Masters 1000 senza perdere un set, ed è il primo a farlo alla prima botta dai tempi di Djokovic a Miami nel 2007. Ha subito solo un break durante tutto il torneo, peccato perché poteva essere un ulteriore record, un record unico. Il suo avversario più ostico doveva essere Federer, ma la sua parte di tabellone si è aperta dopo la rinuncia dello svizzero e così ha dovuto affrontare: un Feliciano Lopez ormai abbondantemente alla frutta e quasi in pensione, un Del Potro ormai ombra di se stesso le cui uscite premature non fanno più notizia. Ai quarti di finale arriva il regalone Yuchi Sugita, vincitore di Antalya, mica cotiche! Che non sa cosa fare e prende sberle a destra e a manca. La partita più bella del futuro vincitore è stata quella contro Isner, un Long John ritrovato, ma non è una sorpresa. I suoi 2 titoli a Newport e Atlanta l’avevano rilanciato dopo un inizio di stagione deludente. Il Kid del Nebraska non può far altro che affidarsi al servizio e lo fa bene, peccato che siano nati Jimmy Van Alen e il suo tiebreak, così perde entrambi i 2 parziali che gioca senza cedere mai il servizio collezionando la 20a beffa di questa categoria. Ma a parte un Isner servebottaro si è visto un grande Greg qui, ed è in questa partita che probabilmente ha vinto il torneo.

Oltre al tautologico elogio del vincitore va dato grande credito alla prestazione di Nick Kyrgios. L’australiano si presenta nell’Ohio nel peggiore dei modi, con ben 3 ritiri consecutivi eguagliando un vecchio record negativo di Howard Schoenfield ritiratosi da North Conway 1980, Canada 1980 e Vina Del Mar 1981 e poi definivamente dal tennis per schizofrenia dopo che qualche anno prima la madre si era suicidata (cazzo, che storia!). Non essendo testa di serie Nick ha dovuto affrontare anche il primo turno contro una testa di serie a metà come David Goffin ancora in convalescenza. Ottima è stata la prestazione contro Dolgo costretto alle qualificazioni per entrare nel main draw e altrettanto ottima è quella contro Karlovic sempre devastante con il servizio. Il suo capolavoro l’ha tirato fuori contro Nadal, un Nadal/2 in verità, ma gli va riconosciuta la calma, la compostezza e freddezza che spesso gli sono mancati in questi anni per arrivare al top. Non ha tremato o buttato la partita in aria e questo è già un grande merito. Lo è ancora di più aver battuto un ritrovato Ferrer che a lunghi tratti sembra quello dei bei tempi e corre come un matto per il campo sotto l’occhio languido della moglie Marta. Ferru aveva deciso che questo sarebbe stato l’ultimo anno della carriera ma dopo questa semifinale giocata alla grande ha deciso di prolungare di un anno la sua permanenza nel circuito. La sua stagione è alquanto deludente per i suoi standard, ma il titolo a Bastad e l’ottima prestazione qui a Cincinnati gli hanno dato lo stimolo sufficiente per continuare. Molti apprezzano la dedizione del migliore tra i non campioni, ma la fine arriva per tutti e non essere più come un tempo pesa sul giudizio degli addetti e non addetti ai lavori.

Scorrendo il tabellone troviamo promossi e bocciati. Bocciato il solito Gasquet che probabilmente non vincerà mai un set contro Nadal nel circuito maggiore dopo essergli stato davanti in quello delle sfide per strada e anche dominate con gusto. Fa male anche Muller che si fa eliminare da Ramos, promosso, e non incontra Nadal per la riedizione della partita più assurda di questo 2017. Fa male anche Goffin, ma la madre firma la giustifica (o giustificazione, in base alla regione d’Italia in cui ci si trova) e può andare avanti. Bocciato anche Anderson dopo la buona prestazione in Canada. Ottimo Karlovic vincitore contro Vesely, 1, +1 contro uno scomparso Tsonga, bocciato, = 2 e segna il record. Fa bene anche contro Kyrgios, ma a 38 anni ha fatto anche troppo. Rimandato Thiem che questa volta non esce contro un desaparecido qualsiasi, ma prende una nota negativa per essere stato piallato da un indemoniato Ferrer, promosso con lode, che non gli lascia scampo. Promosso anche Mannarino il cui nome in queste settimane è citato sempre più di frequente anche se non arriva ai piani alti. Bene anche Carreno, che però perde la sfida tutta iberica con David il Valenciano. Non pervenuti i vari Querrey, Verdasco, Johson, Mischa Zverev e Tipsaresic. Nella parte di tabellone più carnevalesca si fa strada Donaldson che arriva per la prima volta ai quarti di finale in un Masters 1000, va bene, ma fare i conti con il più esperiente connazionale Isner. Ne esce malamente Alex Zverev, 20 anni, e campione a Washington e Montreal. Agassi 1995 è lontano e la stanchezza si fa sentire. Ne approfitta il giovane negretto Tiafoe che ha il suo quarto d’ora di popolarità di warholliana memoria, ma la pialla di Long John investe anche lui. Mezza parola per Coric, Eubanks, AGUT, Troicki, Paul e Young. A casa (in realtà sono 2 le parole). Nell’ultima parte di tabellone fa bene Sugita che ha il privilegio di mandare a casa Jack Sock e arrivare ai quarti di finale. Passa Khachanov, ma non passa Del Potro anche hanno raggiunto lo stesso turno. Uno è un giovane russo solo più bello di Safin (forse), l’altro è un campione Slam e Campione del mondo. Deludono, ma non più di tanto, Chung, Paire, Berdych, Edmund e Schwartzman.

Record

  1. Dimitrov diventa il 60° vincitore di un Masters 1000, il 46° più vecchio e/o 14° più vecchio a farlo per la prima volta
  2. E’ il primo neo-vincitore un Masters 1000 senza perdere un set dai tempi di Djokovic a Miami 2007
  3. E’ il suo 7° titolo. 1° Masters 1000, dopo un ATP 500 e ATP 250

Conclusione

La rivoluzione silenziosa di questo matto 2017 continua. E’ una rivoluzione strana, ondivaga, in cui: da una parte i Re non vogliono perdere la testa e la ghigliottina targata 1789 non li scalfisce, dall’altra una loro piccola defezione fa emergere dal sottosuolo carbonari più o meno noti. Federer sul veloce e Nadal sulla terra battuta stanno seduti nel loro trono e chi li scansa? Ma basta un filino di vento perché ci sia aria nuova. Zverev vince a Roma prima e a Montreal poi, a 20 anni, Dimitrov vince a Cincinnati a 26 là dove un Djokovic qualsiasi non è mai riuscito a vincere. Per la prima volta dal 2004 2 Masters 1000 consecutivi non vengono vinti da nessun Fab 4. Per la prima volta da Bercy 2012 un Fab 4 non arriva in finale in Masters 1000. Il castello dei record assurdi, delle streak delle solite facce note sta crollando. In finale vanno giocatori degli anni ’90 e allora perché non sperare che la rivoluzione investa anche la Storia, quella con la “S” maiuscola? Se proprio vogliamo essere franchi questa rivoluzione era attesa già l’anno scorso, ma non è arrivata, e molti record a favore dei giovani sono arrivati in circostanze favorevoli. Ma poco importa, anche nel passato è successo lo stesso. Un Sampras che batte McEnroe agli US Open del 1990 è sempre un Sampras che batte McEnroe, così come lo è uno Zverev che batte prima Djokovic e poi Federer senza perdere set. Non erano in condizione? Probabile, ma tutto fa parte del giuoco del tennis. Essere forti, essere competitivi presuppone che tu stia bene e se giochi lo fai per vincere, altrimenti c’è sempre l’alternativa fin troppo abusata in questo 2017 di stare a casa. Si sa che il grande botto ancora deve arrivare, e molto pacchianamente si dice sempre che Canada e Cincinnati siano tornei “di preparazione” per gli US Open. Forse è vero, ma vincerli non fa mai male, anche se ancora non si è riusciti a trovare l’algoritmo giusto che indichi la proporzione tra la vittoria di uno Slam e quella di un Masters 1000. New York è alle porte. Venerdì ci sarà il sorteggio e nella Grande Mela non si può non dare favorito Rogé che ancora una volta si presenta all’appuntamento che conta bello riposato, seppur forzatamente. La facilità con cui ha vinto Wimbledon lo colloca più in alto di tutti e i suoi avversari di sempre non sembrano essere alla sua altezza. Nadal è in riserva, Murray è andato a New York, così, tanto per capire se l’anca è in asse con il bacino. I finalisti dello scorso anno sono a casa e non ci saranno per la prima volta dal 1971, allora fu il WCT a porre il veto, quest’anno è stata la mala suerte. Ci si aspetta qualcosa da Zverev e Dimitrov, ma 3 su 5 è un altro sport, lo sport preferito da Federer che non può chiudere la carriera con un numero così brutto come il 19. Il 20 ha tutto un altro gusto. Non ci resta che aspettare venerdì e il sorteggio che deciderà metà del prossimo Slam.

ATP Cincinnati 2017: Finale. Kyrgios-Dimitrov nel segno degli anni ’90

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ATP Cincinnati 2017: Semifinali. Variopinto quartetto nell’Ohio

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