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ATP Roma 2016: Andy Caput Mundi, Murray vince per la prima volta gli Internazionali d’Italia

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ATP Roma 2016

Nella Città Eterna era tutto apparecchio per l’ennesimo trionfo di Novak Djokovic ma Andy Murray ha voluto rompere le uova nel paniere mettendo in mostra una prestazione eccezionale come mai si era visto sulla terra battuta e soprattutto contro il rivale serbo con cui ha un record nettamente negativo negli H2H, 23-10 (ricorda qualcosa?) dopo questo torneo. Quando c’era stato il sorteggio a Piazza del Popolo anche i piccioni posti sull’Obelisco Flaminio si erano accorti che c’era un netto sbilanciamento tra la parte alta del tabellone con Nadal, Federer e Djokovic e la parte bassa dove oltre allo scozzese c’erano pochi big se non Stan Wawrinka sempre più in crisi d’identità e con una grossissima cambiale da difende nella capitale francese. L’intervistatore di Supertennis aveva posto questa domanda al presidente della FIT Binaghi:“Il sorteggio ha favorito Andy Murray, non è possibile che possa essere lui la sorpresa degli Internazionali?“. Il presidente glissa e non manca di elogiare il nostro miglior torneo. La domanda si rivelerà profetica  e pochi avrebbe scommesso su una vittoria scozzese, perché tutti nel circuito sono inferiori al numero 1 indiscusso e incommensurabile, ma se qualche ingranaggio si inceppa sono dolori.

La partita

La giornata si era aperta con la vittoria di Serena Williams nel singolare femminile e tutti gli occhi erano puntati al cielo per cercare qualche auspicio riguardo le condizioni atmosferiche. Il cielo è plumbeo, il sole è completamente assente, ma la pioggia è ad intermittenza e quando inizia a cadere è leggera e sparuta, quindi…si gioca. Djokovic in semifinale ha dato tanto, così come nei quarti e ci sono perplessità circa la sua condizione, perplessità che si dimostrano veritiere. Un Murray scintillante mostra tutti i difetti del robot perfetto che per un momento viola le leggi di Asimov e inizia a diventare più umano. La pioggia ogni tanto inizia a diventare più consistente, ma non appena tutti sono pronti ad interrompere l’incontro essa inizia a cessare, questa condizione sfavorisce entrambi, ma se sei indietro nel punteggio qualcosa a livello nervoso la paghi perché la psiche cerca una motivazione alla propria debacle al di fuori dei propri demeriti, è un istinto di sopravvivenza di cui non è privo il numero 1 del mondo. Dal canto suo Murray non ha motivo di essere nervoso perché ha la partita in mano dall’inizio alla fine. Il primo a battere è lui e non concede nulla al suo avversario, invece quando è Nole al servizio la seconda migliore risposta del circuito si sa sentire e ci sono subito 3 palle break. Le palle break vengono prontamente annullate e per un attimo si pensa che si possa ripetere il copione del quarto di finale contro Nadal. Niente di più sbagliato. The Scottish Serve Bot spara delle prime assurde per i suoi standard (alla fine della partita la media sarà 192 km/h) ed è facile prevedere che sul suo turno di servizio non si giocherà. Nole inizia a boccheggiare e quando cerca con insistenza il drop per accorciare lo scambio allora la speranza che questa volta possa cedere le armi si concretizza. Per un momento il Nole v. 2015-2016 rimane in soffitta e viene rispolverata la versione vintage fatta di un pessimo servizio, continui lamenti e drop senza motivo. Il break decisivo del primo parziale arriva nel quarto gioco, arriva a 15, ma mai dare per morto Nole che a Roma addirittura si è beccato un bagel da Bellucci. Nei turni di battuta successivi Murray non rischia mai, il suo rovescio è profondo prende spesso le righe e Nole sbuffa. Non ci sono scossoni da qui a fine primo set così chi ha il break porta a casa il parziale. 1 a 0 Murray.

L’inizio del secondo set sembra un classico già visto, un “Via col Vento” con le racchette. Nole alza il ritmo, è preciso al servizio ed è lui a comandare le operazioni. La migliore risposta del circuito si fa sentire e Murray non è più inscalfibile al servizio, anzi è lui a concedere le prime palle break, ma è bravo ad annullarle tutte. Il turning point che il Centrale si aspetta da un momento all’altro potrebbe arrivare nel quarto gioco, ma ancora una volta i vaticini di tutti vanno a farsi benedire. Oggi Murray non ne vuole sapere di cedere il servizio e quando Djokovic non breakka allora le speranze di vittoria si riducono al lumicino. Passata la paura arriva la grande occasione per Murray che sfrutta alla grande. Si ricorda anche lui che sa usare il dropshot e lo esegue alla perfezione, ottiene la palla break e si porta avanti nel punteggio. La pioggia fa i capricci e quando c’è il cambio campo Nole polemizza visibilmente con l’arbitro convinto che si debba sospendere, ma l’umpire è inflessibile e intima laconico:”You have to play“. Chiaro che è Nole a voler sospendere il gioco e non Murray, ma le “regole sono le regole” e si procede. Da lì in avanti il numero 1 esce mentalmente dalla partita ed Andy non deve fare altro che ributtare la palla di là anche se non disdegna di cercare il vincente. Ne possiamo annoverare uno di velocità supersonica che tutti giudicano buono tranne l’arbitro che scende a controllare il segno. E’ fuori. Quando la patata bollente passa nelle mani del serbo e serve per rimanere nel match ormai i nervi sono saltati. Commette 2 errori gratuiti con il dritto e IL che consegnano a Murray il match point. Così come Valentino Rossi dei tempi d’oro era solito fare il miglior giro all’ultima tornata di un Gran Premio così Andy riserva il miglior punto per la chiusura: un recupero ‘ccezionale che poi chiude a rete. Game, set e match e per la prima volta nella storia è uno scozzese ad essere il Re di Roma.

Il torneo

I protagonisti indiscussi di questa 73a edizione degli Internazionali d’Italia sono stati Andy Murray e il tabellone. Questa volta il sorteggio è stato fondamentale ed ha segnato pesantemente l’andamento del torneo. Come accennato Djokovic, Federer e Nadal sono finiti dalla stessa parte per la prima volta nella storia: 42 Slam solo da un lato non si erano mai visti e non erano neanche ipotizzabili nella mente del più perverso maniaco delle statistiche del tennis. Dei Big 3 che hanno dominato il tennis dell’ultima decade quello che ha destato maggiore preoccupazione è stato Roger Federer. Dopo il forfait per il mal di schiena a Madrid c’era grande incertezza sulla sua presenza a Roma, ma l’esibizione da giocare contro Totti e diversi altri giocatori della Roma aveva fatto ben sperare e il suo arrivo nella capitale qualche giorno prima dell’inizio del torneo aveva fugato ogni dubbio. Il pubblico del tennis ha tanta voglia di Federer e lo ha soprattutto il pubblico italiano che per la maggior parte vede nello svizzero il simbolo del tennis che prescinde dai numeri e dai record. Impressionante i 5000 spettatori presenti sul Centrale del Foro Italico per assistere al suo allenamento con Ljubicic, difficile controllare, ma forse questo è seriamente un record. L’esordio dell’ex numero 1 del mondo è stato contro il tedesco Alex Zverev, il più giovane delle nuove promesse del tennis. Sasha è apparso particolarmente impacciato sulla terra battuta ed è bastato un Federer a mezzo servizio per essere eliminato. Roger anche con la schiena a pezzi riesce a giocare dei colpi che la maggior parte degli esseri umani si sogna e questo è sufficiente per superare il turno. C’è grande fiducia tra i suoi fans, ma queste vengono subito smorzate dalle dichiarazioni di Roger che afferma di non essere al 100%, per usare un eufemismo, e che “Non so se vincerò a Roma, ma sicuramente quest’anno no”. Sono parole pesanti che mai aveva pronunciato nel corso della sua carriera che oggi più che mai sembra arrivata ad un bivio. Nel terzo turno Dominic Thiem non fa sconti e batte in 2 set Roger senza complimenti, ma inutile elogiare la vittoria dell’austriaco contro il numero 2 del mondo, che per le statistiche è forse il suo migliore risultato in carriera, ma non per chi ha occhi per vedere e mestamente Federer abbandona Roma e aggiunge un carico pesante riguardo alla sua condizione mettendo in dubbio la sua partecipazione al Roland Garros se il mal di schiena persisterà. Il problema di un’assenza del 17 volte campione Slam a Parigi non è certo una sua mancata vittoria o comunque un risultato importante ma è essenziale ai fini del sorteggio perché la sua testa di serie numero 3 potrebbe sbilanciare il tabellone così come già accaduto a Roma.

La terra battuta del Foro Italico aspettava il suo indiscusso re, Rafael Nadal, capace di vincere il torneo per 7 volte. Nadal non è quello di una volta e la sua sconfitta in semifinale contro Andy Murray a Madrid ne aveva declassato un po’ il potenziale ponendo al terzo posto in una ipotetica classifica ad hoc dei migliori sulla terra battuta. Ma il sorteggio, come ripetuto più volte, non è stato generoso con lui. Come era già successo al Roland Garros del 2015 ha pescato ai quarti di finale Novak Djokovic e molti, se non tutti, hanno parlato di “finale anticipata”. Rafa è stato parecchio sfortunato e con le dovute proporzioni per ogni turno ha incontrato avversari sempre più pericolosi. Nella prima partita Kohlschreiber poteva essere un brutto cliente, si sa che Phillip è un buon erborista, ma non disdegna di giocare bene anche sulla terra battuta, la superficie che per lui è più ostica è quella più diffusa: il cemento, chissà che cosa avrebbe potuto combinare in un circuito pre-Open fatto di erba e clay. Nel terzo turno c’era Nick Kyrgios che, pur mancando di continuità, sembra essere il migliore dei giovani, o almeno quello che può mettere in seria difficoltà tutti i big. Non a caso contro Rafa vince il tiebreak del primo set, ma nei seguenti parziali cede allo strapotere maiorchino a causa di una risposta deficitaria in tanti aspetti. Il quarto di finale che tutti aspettavano arriva e non delude le attese. La partita è emozionante e da tanto tempo a questa parte, diciamo pure dal Roland Garros del 2014, Djokovic e Nadal sono sullo stesso livello. Nadal lotta come non si vedeva da tempo, ma perde quella che era una delle sue prerogative essenziali per arrivare ai successi conseguiti: giocare bene i punti importanti. Questa volta è Djokovic ad essere freddo e a chiudere alla grande il primo set con uno scambio da manuale e ad annullare 5 set point nel secondo parziale prima di chiudere al tiebreak. Per il momento Nole sembra superiore a Nadal, ma non sono così lontani come potevano essere l’anno scorso di questi tempi, quando ormai era quasi certo che Nadal non avrebbe difeso ancora una volta il titolo a Parigi.

Pleonastico dire che anche Djokovic ha avuto un tabellone difficile. Nella prima partita ha fatto vedere al mondo qualche bel colpo del veterano Stéphane Robert. Il qualificato francese è stato spavaldo e ha affrontato Nole senza timori, con la consapevolezza che non aveva nulla da perdere. Troppo superiore il numero 1 del mondo che ha vinto in 2 set. Lo scandalo è arrivato nel match contro Bellucci che si è permesso di dare un bagel all’incommensurabile. Come si permette? In pochi ci erano riusciti e spulciando le statistiche si scopre che nonostante questo severo parziale il serbo era riuscito a portare a casa l’incontro, lo aveva fatto con: Mardy Fish ad Indian Wells 2010, al Masters del 2008 contro Davydenko, contro Gasquet all’Estoril 2007 e agli US Open 2005 contro Gael Monfils. Quindi nulla di nuovo sotto il cielo. Una volta archiviato il primo set Bellucci è uscito dal campo per fare posto al numero 1 del mondo. Dei quarti di finale ne abbiamo già parlato. Quella partita fino a sabato pomeriggio era LA partita del torneo e difficilmente si poteva pensare che si potesse giocare un’altra superiore dal punto di vista dello spettacolo e della suspence. Ed è quello che è successo sabato sera con un generosissimo Kei Nishikori che è riuscito a fare partita pari con Djokovic e in certi momenti sembrava di meritare la partita. Encomiabile come il giapponese ha annullato il primo match point sul 5-4 del terzo set, ma alla fine ha ceduto di fisico e soprattutto di nervi nel tiebreak finale. Freddo è stato l’applauso che lo ha accompagnato all’uscita sotto il tunnel. Ma la prestazione non si misura certo con l’applausometro. Imparziali sono i dati che parlano di un Kei capace di mettere in campo 39 vincenti contro il numero 1 del mondo sulla terra battuta a fronte di 34 non forzati. Peggio ha fatto Nole con 32 vincenti e 34 non forzati. Applauso a Nishikori.

Si è parlato di tabellone sbilanciato, e se un lato è pieno di campioni l’altro non lo è necessariamente e Murray gongola fin dall’inizio e non smetterà mai. Sembra quasi inutile parlare del suo percorso che lo ha portato alla finale, un percorso netto che gli ha permesso di non perdere nessun set in tutto il torneo. I malcapitati di turno sono stati: Mikhail Kukushkin, qualificato, che riserva le sue migliori prestazioni solo per la Coppa Davis, Jermey Chardy, bagelato nel primo parziale senza pietà, David Goffin nei quarti di finale, reduce dal giro in bicicletta sull’ormai estinto Tomas Berdych e Lucas Pouille, lucky loser che più lucky non si può. Inutile dire che non ha concesso nulla al francese arrivato in semifinale per caso (l’unico precedente di lucky loser in semifinale in in Masters 1000 era quello di Thomas Johansson che in Canada nel 2004 fu sconfitto nel penultimo atto da Roger Federer). Non è difficile dire che tutti i meriti di Andy si concentrano nella finale, ma avercene di tabelloni così semplici.

Accendendo le luci in sala vengono messi in mostra gli altri protagonisti del torneo romano. il più sorprendente è Lucas Pouille che sconfitto da Kukushkin nelle qualificazioni è entrato nel tabellone grazie alla rinuncia di Tsonga, così ha beneficiato del bye al primo turno e ha affrontato nell’ordine una serie di tennisti uno più finito dell’altro: il qualificato Ernest Gulbis ha perso in 3 set, David Ferrer ormai in caduta libera e fuori dalla top 10 dopo quasi 6 anni (ultima volta fuori dai 10 è stato nell’ottobre 2010) e con Juan Monaco non ha dovuto faticare perché l’argentino non è sceso in campo Lucas è stato un intruso di lusso che però gli hanno portato in cassa 356 punti che gli valgono il suo best ranking, 31, e quindi testa di serie al Roland Garros. Tre piccioni con una fava.

Tra i promossi degli Internazionali c’è Davi Goffin capace di arrivare ai quarti di finale e di dare un sonoro 6-0 6-0 a Tomas Berdych (espulso dalla scuola) che ha raccimolato solo 17 punti in totale. Promosso anche Juan Monaco capace di battere Stan Wawrinka (bocciato senza appello) che ormai non sa più che pesci pigliare. Anche l’anno scorso di questi tempi non era messo benissimo e ha vinto il Roland Garros, ma i miracoli arrivano una volta soltanto e non è escluso che possa uscire al primo turno nel torneo parigino. Promosso con lode Kei Nishikori che si è spinto fino ad un passo dallo sconfiggere Djokovic e capace di battere l’astro nascente Dominic Thiem (rimandato) che sta accumulando troppe partite sul groppone e come se non bastasse questa settimana sarà impegnato nel torneo di Nizza dove difende il titolo. Non è forse troppo per poter far bene al Roland Garros con una testa di serie importante come la 15 (minimo)? Nota di merito a Thomaz Bellucci re per una notte, ma neanche, re per mezz’ora che ha vinto il primo set contro Nole per 6-0 cui si aggiunge il trionfo con Monfils nel primo turno. Male Pablo Cuevas apparso particolarmente a suo agio sulla terra battuta ma estromesso malamente al primo turno da Nicolas Mahut. Rimandato Milos Raonic che sul clay non può esprimere tutto il suo potenziale ed estromesso da Kyrgios al secondo turno. Applauso a Pippo Volandri che da giocatore ritirato ha fatto uno splendido match contro David Ferrer mettendo in mostra un tennis di altri tempi. Bocciata in massa tutta la spedizione azzurra che non ha saputo portare un giocatore nel terzo turno. Sono passati 40 anni dalla vittoria di Panatta al Foro quando questo era la Fossa dei Leoni con il pubblico romano pronto ad incitare il suo concittadino con cori da stadio. I più snob storcevano il naso quando il pubblico “di tennis” faceva l’ultras, ma forse era meglio avere un pubblico pacchiano e dei giocatori vincenti piuttosto che un pubblico composto e ordinato e dei giocatori ormai giunti tutti alla frutta. A-DRI-A-NO, A-DRI-A-NO, A-DRI-ANO.

I record

Nel giorno del suo 29° compleanno Murray vince per la 10a volta contro Djokovic, la 1a sulla terra battuta a fronte di 4 sconfitte, porta a casa il suo 12° Masters superando Sampras fermo a quota 11. E’ il suo 2° Masters sulla terra battuta dopo quello di Madrid 2015. Quello di Roma è il 36° titolo in carriera per lo scozzese, 3° sulla terra battuta, il 1° del 2016 dopo aver perso in finale agli Australian Open e a Madrid. Eccezionale è il suo rendimento sulla terra battuta dal 2015 in poi con uno score di 29-3 a fronte di un pessimo 63-27 prima dell’anno scorso.

Conclusione

Si dice sempre che il Roland Garros è fondamentale per la stagione e questa sembra una frase tautologica, ma più di ogni altro anno quest’anno a Parigi si scriverà una pagina di storia del tennis. Inutile negare che il favorito d’obbligo è Novak Djokovic chiamato a coronare il suo sogno e vincere lo Slam parigino per la prima volta. Quest’anno Leonardo Di Caprio ha vinto il primo Oscar, il Crotone è andato per la prima volta in Serie A, il Benevento in Serie B e il Leicester ha vinto clamorosamente la Premier League. I buoni auspici ci sono tutti, ma queste settimane di terra battuta hanno messo in prima fila giocatori che dopo Miami sembravano spariti. Il primo è Rafael Nadal vincitore di Monte Carlo e Barcellona che ha fatto partita pari contro il numero 1 del mondo e che sul 3 su 5 sappiamo aver dato sempre il meglio. Il secondo, forse ancora meno atteso del maiorchino, è Andy Murray che si presenta ai nastri di partenza di Bois de Boulogne con una vittoria, una finale e una semifinale, un ottimo curriculum che lo pone come sicuro protagonista dopo l’ottima semifinale dello scorso anno persa al quinto set dopo 2 giorni contro Djokovic. Sono questi i 3 maggiori indiziati per la vittoria del prossimo Slam, Stan come un cecchino prepara il suo proiettile da sparare nel millesimo di secondo propizio per abbattere il nemico. Possiamo chiudere qui la griglia di partenza, difficile immaginare un Federer protagonista, se mai ci sarà, ma il 50% del Roland Garros si deciderà con il sorteggio di venerdì che fin da subito ci dirà la differenza tra culo e classe senza aspettare la spiegazione del cavalier Catellani.

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