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Australian Open 2018: Venti di passione. Federer vince a Melbourne il suo 20° Slam e piange

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Piange Roger. Piange come nel 2006 davanti a Rod Laver. Piange come nel 2009 davanti a a Nadal. C’è lui con la coppa in mano. Il suo discorso è pacato e banale, ma alla fine traspare la grande umanità di un giocatore che di umano ha ben poco.

La partita

Inutile ribadire le solite banalità della Rod Laver Arena piena, tutti vogliono un posto a sedere, tutto gremito in ogni ordine di posto. La notizia del pre-partita è che si gioca con il tetto chiuso. Non si capisce tanto il perché a primo acchito, ma leggendo il regolamento dello Slam Aussie appare chiaro che si rientra benissimo nel caso nella heat policy che impone di giocare con il tetto chiuso nel caso in cui si sia troppo caldo. Ci sono 38° C (minchia ru cauru!) e allora tetto sia. Cilic non era stato avvisato, però cambia poco in ottica generale. I 2 giocatori sono molto simili come attitudini peculiari, per cui giocare indoor non avvantaggia tanto né l’uno né l’altro. Il sorteggio premia Marin che decide si servire. La partita parte malissimo per il croato. Sembra una di quelle esibizioni in cui da una parte c’è Federer e dall’altra un ricco miliardario CEO di una famosa azienda di software. Cilic sbaglia tutto quello che c’è da sbagliare e chiude con un tocco di classe: lo smash a rete. GIF di Nole obbligaria. Federer non si lascia pregare. Il suo servizio è preciso e deciso e siamo 2 a 0 in un amen. La situazione da tragica diventa comica quando il vincitore degli US Open 2014 va sotto 0-40. Ci sono 3 palle break. La prima passa. Nella seconda il rovescio va fuori giri. 3 a 0 pesante (come direbbe Rino) e la partita sembra già abbondantemente archiviata e pronta ad essere scaricata con i torrent. Roger è ancora lucido come la fusoliera di uno Shuttle e si porta avanti 4 a 0. L’idea di vedere una NON partita non è utopia e tutti cercano un santo a cui votarsi. Baghdatis, ora pro nobis! Finalmente la tds di serie numero 6 si sveglia, ma il set è abbondantemente andato. Non c’è il bagelozzo, ma il 6-2 elvetico con 26 punti su 39 gli assomiglia molto.

Ci vuole una reazione, altrimenti si deve andare a letto in una domenica che in Australia è estiva, ma qui in Italia è invernale e l’idea di stare sotto le coperte molto spesso prende il sopravvento sulla pratica ancestrale che a volte diventa banale di guardare una partita di tennis in TV. La reazione c’è. E meno male. Cilic si procura le prime palle break nel 2° gioco. Il suo rovescio inizia a funzionare e la partita c’è. Gonzalez, ora pro nobis! Federer però nonostante l’avversario in evidente ripresa è quello che ha le maggiori possibilità di portarsi avanti. Nel 3° game recupera da 40-15, va a palla break , ma non concretizza. Si accende il servizio croato, c’è un ACE provvidenziale e ora mi pare che ci siamo. Il 3° gioco è un gioco fiume. Ci sono 16 punti ed è bravo il tennista di Medjugorje a tenere la battuta per un 2-1 che sarà pesantissimo. Si gioca solo sul servizio Cilic. Federer non concede niente. Sappiamo che ha un grande servizio, ci siamo scordati che ha anche una grande risposta. Piovono polpette e sono tutte risposte vincente. Però non si sfonda. Marino è ancora vivo e lotta insieme a noi. Da qui in poi inizia una bella partita, fatta di grandi scambi e variazioni che tanto fanno bene agli occhi. E’ sempre Rogé ad avere la meglio però, il suo backettino oggi è ferale ed è ancora palla break. Non si passa. Ancora. Siamo sul 5-4 croato. Federer commette IL, commette I ed è set point. Non si concretizza. Rovescio a rete e siamo sul 5 pari. 2 giochi in bianco ed è tiebreak. Il primo a perdere il servizio è Marin che si fa ipnotizzare da un dritto in contropiede. Il bel regalo viene subito restituito ed è altro minibreak. Federer cede per un microsecondo e sarà fatale. Cilic entra con il dritto e la bandiera a scacchi bianca e rossa e si procura 2 set point. Nel primo Federer si salva con il servizio, ma è uno smash a condannare lo svizzero. 7 punti a 5. 1 set e finalmente non ci sarà la solita passerella vista negli ultimi Slam.

Nelle prime battute del 3° parziale i 2 scacchisti in campo si studiano a vicenda. Si pensa che non si sarebbe andato oltre il 3°, ma ora ci sarà sicuramente un 4° e chissà. Il servizio domina alla grande fino al 5° gioco. Nel 6° però la partita cambia ancora padrone. La risposta di Federer oggi è divina ed è una vincente al fulmicotone a procurare il break decisivo. 4 a 2 Federer che si porta avanti prepotentemente. 5-2 easy e conseguente 5-3. Federer va a servire per il set e mette in mostra tutta la sua esperienza. Tutte prime ed ACE. 2 set a 1. Finalmente il favorito è davanti e di giustezza.

Nonostante sia evidente lo strapotere elvetico la partita non precipita irrimediabilmente dalla parte rossocrociata. Queste sono le tipiche partite che devi ammazzare sul nascere, se la Blitz Krieg non funziona si passa ad una sanguinosa, violenta, estenuante guerra di trincea. Il blitz federiano arriva subito nel primo game. Molti errori croati e break in apertura di 4° set, confezionato elegantemente con un doppio fallo. Siamo quasi ai titoli di coda e magari qualcuno selvaggiamente ha cambiato anche canale. Ma che succede? Marin ha una visione cosmica interplanetaria, Federer è in estasi, ma nel senso cocoricòidale del termine. 0-40 e 3 palle break che appaiono come la stella cometa a Betlemme. Dritto in diagonale e break AZERO. 3 a 3. La bilancia non sa che pesci pigliare. La partita sale vertiginosamente di livello e la Rod Laver Arena apprezza. Spinta a tutta e velocità di curvatura superata abbondantemente. Siamo 4 a 3 per Cilic che mette tutta la forza che ha nei suoi fragili nervi. A questo punto non deve mollare e non lo fa. 15-40 e 2 palle break. Sfumano entrambe grazie al rovescio chirurgico, ma il game non si chiude. C’è un’altra palla break. E’ quella buona. Forehand vincente e 5 a 3. Cilic va a servire per il set e chiude di prepotenza. Game AZERO e sarà 5° set come l’anno scorso.

L’impressione chiara, netta, limpida, pulita è che Federer non ne abbia e che ora Cilic diventerà né la donna, né il sogno, ma il grande incubo. Il primo game è emblematico. Si va ai vantaggi. Marin ha una palla break, ma fallisce con il dritto, ce n’è un’altra. Non si passa. Roger si salva come Mosè neonato gettato sul letto del Nilo. I suoi “Come on!” fanno saltare più in alto i canguri. I “Chum Jetze!” fanno cadere i koala dagli eucalipti. Sale il grido elvetico e sarà determinante. Sanguinoso doppio fallo croato nel 2° game e break regalato al 19 volte campione Slam. Da qui in avanti sarà sempre e solo show elvetico. Marin non c’è più. La storia lo sta per seppellire. Si va ai vantaggi nel 3° gioco, ma nulla da fare. Il break per Rogé nel 6° gioco chiude la tenzone che viene ceralaccata da un immacolato 7° gioco. Cilic manda fuori sul primo match point. Tutti l’hanno visto, ma ormai è abitudine chiudere la finale degli Australian Open con un challenge inutile. Eccolo. E’ davvero inutile. Sono 20 gli Slam. La storia ha aggiunto ancora un pezzo all’infinito.

Il torneo

Se Federer piange, l’Australian Open non ride. Per quanto la vittoria di Roger sia sempre una manna dal cielo per la maggior parte degli appassionati di tennis e di banche, questa edizione dello Slam aussie è stata pessima. Alla vigilia c’era un solo favorito e ha vinto il favorito. Ci si aspettava una rinascita, o quantomeno una certa conferma da altri campioni, ma non è arrivata. Anzi. Il sorteggio aveva dato al futuro campione un tabellone non proprio semplice, non proprio relativamente semplice. Ma ci ha pensato il destino a spazzare via tutti gli avversari che in qualche modo avrebbero potuto impensierire il Re. E’ vero che magari presi ad uno ad uno nessuno sarebbe stato favorito contro Rogé, ma affrontare 2-3 top player consecutivamente è una grande fatica, che molto spesso si paga. E’ successo in passato che qualcuno abbia raccolto i cocci di un Federer ridotto al lumicino. Come non ricordare il Federer degli US Open 2014 che fu schiantato proprio da Cilic, nell’unico precedente favorevole al croato. Allora Roger veniva da una super-maratona contro Monfils che aveva sprecato 2 match point. La semifinale fu così fortemente provata da questo match fiume. Quest’anno non c’è stato neanche il sentore di una situazione simile. Qualcuno che ricorda più o meno il canovaccio degli altri editoriali si aspetta una carrellata della parte del campione. Però qui manca l’onestà intellettuale, o meglio la voglia oggettiva di parlare di match che non sono match. Il primo turno si sa che è una formalità per una tds, per cui un Bedene qualsiasi ci sta. Facile. liquidato in 3 set. Anche nel secondo turno il giuoco dei semi ti mette davanti un avversario facile, che però ha battuto un tennista nel turno precedente (qui siamo proprio in prima elementare). Ma chi è Struff? Può in qualche modo il tedesco impensierire il Re? No. Si prende 3 set a 0, il palcoscenico della Rod Laver Arena rigorosamente serale e va a casa. Il terzo dovrebbe essere il primo turno ostico, e chi ti ritrovi? Gasquet! Dai, no, non è possibile. Che ci fa il campione del mondo dell’overgrip lì? Certo è tds 29, ed è nel suo diritto, anche se il rovescio il suo colpo migliore. Molti (non tanti) si ricordano della partita del 2005 di Monte Carlo (sono passati 12 anni e mezzo, cassus!) in cui il francese doveva passare da enfant prodige a realtà. Non lo sarà mai, mai ai livelli massimi. Nel mezzo c’è anche il precedente di Roma 2011. Partita un po’ meno famosa. Ma tolta la digressione storiografica si passa al triste presente. Gasquet può mai fare oggi partita pari con Federer? No. E allora non ci rimane che aggiornare le statistiche e magari applicare particolari algoritmi sviluppati dal GIG. Ci rimane da fare solo quello. Nel quarto turno doveva presentarsi SQN1, ma ha mancato l’appuntamento perché è stato buttato fuori da Márton Fucsovics. Il grande e irreprensibile Márton Fucsovics. Non sapevo giocasse a tennis. Di lui non abbiano neanche una foto della Comunione. Impietosa è la grafica del sito dell’ATP sprovvista di immagine raffigurante l’ungherese. Come un famoso salame suo connazionale viene affettato per bene e il suo grande pregio è quello di essere andato al tiebreak con il futuro vincitore. Però ora iniziano le salite ardite. Ecco a voi: Tomas Berdych! Ma questo è ancora qua? Quando si ritira? Sì, certo si fa sempre il suo quartetto di finale Slam, magari una semifinalina di un Masters 1000 e poi? E poi sarà come morire. Morire sul traguardo, sul più bello. L’anno scorso Berdych era considerato alla vigilia il primo avversario ostico dell’allora tds 17. E ne avevamo ben donde. Federer veniva da 6 mesi di inattività e il primo top player per lui poteva essere fatale. Risultato due punto virgolette massacro. Qui non è successa la stessa cosa, anche se la proprietà commutativa prende lo scettro e comincia a comandare: cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia. Nel 2017 non si arrivò neanche a palla break. Qui Tommasino ha breakkato e ha rischiato di vincere il primo set con tanto di set point. Poi ha sciolto come metanfetamina con la fiamma ossidrica su un cucchiaio. Tiebreak da film horror e altri 2 set tautologici. La grossa incognita della vigilia di questi Australian Open era Djokovic, che è sempre un 12 volte campione Slam. Così, direi, per caso. Le prime partite davano una buona impressione, e si pensava che potesse arrivare benissimo in semifinale. Però chi ha trovato? Chung. Che non ci pronuncia “Chang”, ma siculamente “Ciung“. Si dice che Ciung abbia fatto il Nole e Nole il Ciung, con tutti i doppi sensi annessi e connessi, però il risultato parla chiaro: 3 set a 0 e Korea che festeggia come non faceva dai tempi del Mondiale leggermente rubato del 2002. Si preannunciava una semifinale epica. Ma de che? Chung non ha le bbasi per poter pensare di scendere in campo contro Federer, figuriamoci se possa in qualche modo vincere un set. Però le partite vanno viste, anche se sono di mattina e magari qualcuno ha un impegno. Ci si arrangia come si può ed ecco la partita. Break in apertura. Ci sta. Federer dilaga. Ci sta. Federer domina. Ci sta. Chung si ritira. E dajie!? Però noi volevamo vedere una partita, non una NON-NOT partita. Hyeon ha una vescica sul piede grossa quanto il 38° parallelo e non si può far altro che andare a casa. 3 game per le statistiche e Federer che arriva in finale in carrozza.

I record

Qui ci vuole un’enciclopedia per scrivere tutti i record che ha battuto Federer.

  • Federer vince il 20° Slam in carriera (record all time)
  • Federer raggiunge la finale Slam numero 30
  • Federer raggiunge la semifinale Slam numero 43
  • Federer raggiunge i quarti di finale Slam numero 52
  • Federer raggiunge le 332 vittorie Slam
  • Federer raggiunge le 94 vittorie agli Australian Open
  • Federer raggiunge le 176 vittorie negli Slam giocati sul cemento
  • Federer vince il suo 6° Australian Open (1° all time insieme a Djokovic ed Emerson)
  • Federer è il 2° più vecchio a vincere gli Australian Open dopo Ken Rosewall nel 1972
  • Federer vince il suo 96° titolo (2° in era Open dietro Connors a 109)
  • Federer vince il suo 66° titolo sul cemento
  • A 36.44 anni è il secondo più vecchio a vincere un torneo dello Slam nell’Era Open. Rosewall vinse gli Australian Open nel 1972 a 37.14 anni. Record all time detenuto da Arthur Gore che vinse a Wimbledon nel 1909 a 41 anni.

Conclusione

Inutile ribadire che la leggenda di Federer continua. Lui è là davanti a tutti, i tutti magari non ci sono, ma l’importante è essere davanti. Se la vittoria qui l’anno scorso sembrava un miracolo, questa paradossalmente non lo è. Per quanto aggiungere pagine indelebili alla sua già indelebile carriera sia difficile, è diventato vergognosamente normale vedere vincere Federer. Non dovrebbe essere qui. Il 2016 doveva essere il capolinea, invece è diventata la stazionedi partenza di uno splendido viaggio che ancora non ha deciso quale destinazione scegliere (Destinazione Paradiso). Non è normale essere favoriti a 36 anni, non è normale vincere come se nulla fosse. Il circuito arranca colpevolmente. Noi vogliamo i giovani, ma questi non rispondono. Allora perché non affidare le speranze a colui che più di ogni altri sa interpretare alla perfezione l’arte del tennis? In passato Roger ha sofferto i giocatori che portavano la partita dal lato tecnico al lato fisico. Qui non poteva essere all’altezza dei pallettari e molto spesso ha patito questo gap. Però oggi non ci sono né artisti, né pallettari, sono rimasti solo delle brutte copie di giocatori che hanno espresso un tennis diverso, meno bello (per chi ci crede), ma sempre vincente ed efficace. Oggi basta e avanza il tennis. Quello che fa della tecnica e del tocco il suo credo. Tutti sono colpevoli tranne lui. Lui non ha colpe. E’ solo il più grande che ha deciso di non andare mai in pensione. Forse le lacrime a fine match e il mancato “See you next year” fanno presagire ad un ritiro che non può essere concepito per un giocatore di questa portata. Il ritiro arriva quando tu non sei più come gli altri. Ti guardi intorno e dici:”Scusate, ma così non posso andare avanti, non sono più me stesso“. Oggi è assurdo che Roger possa solo pensare queste parole. Lui è il più forte in questo momento. La classifica ATP lo mette dietro a Nadal di pochi punti, ma il sorpasso ci sarà senz’altro. Ma non sono questi piccolissimi numeri a dire che Roger non può andare via. Non può andare via ora, ora che è il padrone. Un padrone maturo e saggio. Che sa dosare parole e sforzi. Che non ha nulla da perdere e tutto da insegnare. Potrebbe lasciare a fine anno, ma in qualche modo dovrà dirlo a qualcuno. Dovrà dirlo a Mirka che tanto è stata determinante nella sua carriera. Dovrà dirlo a Luthi, a Ljiubo. E fino a qui…e ai suoi fans, come lo dirà? Quali saranno le sue parole? Ecco perché lui non si ritira. Non riesce a trovare un modo elegante e non devastante per lasciare. Allora perché non prendere il libro dei record e ritoccarli tutti? Anche quelli che sembrano unbreakble? Ebbene sì, Roger non sembra intenzionato a lasciare record a qualcuno che non ha mia avuto il suo stesso fascino, il suo stesso supporto. Così si continua, ancora, ancora e ancora. La stagione è appena iniziata, e il padrone è sempre lui. Seguiranno delle settimane un po’ soft Dubai non è più nelle sue priorità, forse lo vedremo ad Indian Wells. Non lo vedremo sulla terra battuta. Come biasimarlo. Lui è il Tennis, e fa quello che gli pare e piace.

Australian Open 2018: Day 14. Finale maschile. Federer-Cilic, un altro pezzo per l’immortalità

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Australian Open 2018: Day 13. Finale femminile. Halep e Wozniacki si giocano la vita

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Australian Open 2018: Day 12. Semifinali. Formalità Chung per Federer

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Australian Open 2018: Day 11. Semifinali. Cilic-Edmund per un posto d’onore

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Australian Open 2018: Day 10. Quarti di finale. Federer lanciato verso il 20°

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Australian Open 2018: Day 9. Quarti di finale. Nadal per la certezza, Dimitrov per la riconferma

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Australian Open 2018: Day 8. Manic Monday

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Australian Open 2018: Day 7. Sunday Bloody Sunday

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Australian Open 2018: Day 6. Saturday Night Fever

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