1982: Campionati del mondo, campionati del mondo, campionati del mondo

 

Collage 1982-2

Se si parla del 1982 in Italia non si può fare a meno di pensare ai Mondiali vinti dalla Nazionale in Spagna, all’urlo di Tardelli, al Presidente Pertini e a Nando Martellini che grida:”Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo”. Ma se vogliamo traslare il tutto nel mondo del tennis la situazione si complica e di parecchio: il 1982 si configura come l’anno più complicato dell’Era Open su cui nessuno ha mai fatto piena luce. A scatenare la Guerra Mondiale del tennis è Lamar Hunt, un grande dirigente sportivo che è stato l’ideatore del WCT (World Championship Tennis), primo circuito professionistico nell’ambito tennistico, ricordato anche per essere stato l’ideatore del Super Bowl, tanto di moda negli USA e non solo.

Il World Championship Tennis nacque nel 1968 da un’idea di David Dixon che l’aveva resa ufficiale nell’ottobre del 1967 a New Orleans. Ben presto Hunt prese le redini di questo circuito e ne assunse subito il comando. I primi tornei targati WCT non sono un granchè: a parteciparvi sono solo 8 giocatori chiamati per l’occasione The Handsome Eight: Dennis Ralston, John Newcombe, Tony Roche, Cliff Drysdale, Earl Buchholz, Niki Pilic, Roger Taylor e Pierre Barthès che si fronteggiano in torneini di basso profilo. Il primo fu un torneo a Sydney vinto in finale da Roche su Pilic 96 a 33. Ma ormai il seme era stato piantato e il professionismo nel mondo del tennis stava per decollare. A contrastare il WCT di Hunt sarà presto Jack Kramer, grande tennista sia a livello dilettantistico, ma soprattutto a livello professionale che creerà il concorrente Grand Prix. All’inizio ci furono grandi lotte tra i 2 circuiti, famosa è la messa al bando dei tennisti associati alla WCT nel 1972 nei tornei del Grand Prix da inizio stagione fino al Torneo di Wimbledon dove ne approfittò Stan Smith vittorioso in finale su Nastase. La situazione tornò alla calma nel 1973 quando ci fu un accordo tra i 2 circuiti: i WCT si sarebbero giocati da gennaio a maggio (conclusi con le finali di Dallas) e da maggio a fine anno si sarebbero giocati i tornei del Grand Prix mettendo d’accordo così organizzatori e giocatori. La situazione rimarrà calma fino al 1978 quando addirittura il Grand Prix assorbe i tornei WCT, che pur giocandosi sotto l’egida di Hunt, facevano parte del circuito promosso da Kramer.

L’esistenza di un unico circuito, seppur con i dovuti distinguo, durerà fino al 1981 quando Hunt decise di fare saltare il banco. Stufo delle restrizioni troppo soffocanti, secondo lui, del MIPTC (Men’s International Professional Tennis Council) decise di fare valere dapprima il suo peso politico e non ultimo il suo conto in banca che sicuramente avrà avuto molti zeri. Nel maggio 1981 dichiara guerra al mondo del tennis, annunciando di volere acquisire i diritti dei 2 tornei più importanti del pianeta: Wimbledon e US Open, ma (fortunatamente) non ci riuscì. Gli schieramenti erano bel delineati e non si faceva fatica a distinguere chi stava da una parte e dall’altra. Il primo fronte era rappresentato dal Grand Prix che aveva avuto la brillante e vincente idea di inglobare nel suo circuito tutti quei tornei che avevano una certa tradizione alle spalle e di non sparare grosse cifre inventando tornei fantasma con tanti zeri nel montepremi, ma uno solo (e senza altre cifre accanto) nella tradizione e nel prestigio. Nel secondo c’erano i dollari sonanti della WCT che spara cifre esorbitanti in tornei con bassissima tradizione: ecco che davanti ai tornei di Mexico City, Delray Beach, Richmond, Genova, Monaco di Baviera ecc. appare la scritta $300,000: una cifra enorme per quell’epoca che non poteva competere assolutamente con i relativamente bassi montepremi del Grand Prix: solo i tornei del Grande Slam avevano dei prize money più elevati: tra tutti gli US Open con $600,000 di montepremi, ma torneo con una certa risma in confronto a tutti quelli del WCT. Un’altra aggravante della situazione già precaria è la scelta di disputare tornei targati Lamar Hunt da inizio a fine anno, cosa che prima non era mai accaduta, addirittura le finali di Detroit (ce ne saranno 3 Finals nel corso dell’anno) si giocheranno nel gennaio del 1983. Strano, ma vero, i tennisti professionisti scelgono la tradizione ai soldi, ecco che i migliori giocatori si ritrovano molto più spesso nei tornei del Grand Prix che in quelli del WCT. Per ovvi motivi i 3 tornei del Grande Slam più importanti vedono ai nastri di partenza i migliori, tranne Lendl a Wimbledon, con l’eccezione dell’Australian Open che, come è noto, in quegli anni era un Slam di serie B o forse neanche uno Slam. Ecco che emergono tornei di grande tradizione come quello di Philadelphia: lo U.S. National Indoor Championships, classico appuntamento invernale indoor. I tornei di casa nostra di Roma e Milano e Cincinnati. In questo marasma generale il giocatore che sembra andare in controtendenza è Ivan “Il Terribile” Lendl che preferisce giocare i lucrosi tornei del WCT invece di misurarsi con i migliori nei tornei storici. Approfittando dell’assenza del grande McEnroe che l’anno prima agli US Open 1981 aveva di fatto posto fine alla carriera di Borg, il cecoslovacco colleziona tornei a ripetizione: Delray Beach, Genova, Monaco di Baviera, Strasburgo e Houston. I 2 campionissimi del 1982 si incontrano nelle WCT Finals e a trionfare è Lendl in 4 set. Un altro torneo del WCT dove parteciparono lo statunitense e il cecoslovacco è il Tournament of Champions di Forest Hills dove a vincere è ancora Ivan. Nella seconda parte di stagione Lendl continua ad arricchire il suo bottino, ancora una volta approfittando dell’assenza del rivale. Sull’altro fronte della guerra mondiale del tennis si staglia il sempiterno Jimbo Connors che non ha disputato nessun torneo del WCT e si concentra da questa parte della trincea. Quella che ne esce fuori è una stagione stupenda con la memorabile vittoria a Wimbledon contro Mac che l’anno prima aveva spodestato Borg e che poi si eleva ad imperitura gloria vincendo gli US Open battendo l’avido Lendl e facendo dispetto a Zio Paperone Lamar Hunt. Lendl riscatta parzialmente le sue discutibili scelte vincendo al Madison Square Garden il Masters di fine anno battendo sia Connors che McEnroe.

A complicare ancora di più il conflitto è l’ATP che nella sezione 1982, alla voce ranking lascia un buco, o meglio una voragine grande un anno luce. Purtroppo il buco è enorme ed è di difficile riempimento, ecco perchè le settimane al numero 1, 2 e 3 di McEnroe, Lendl e Connors riportati in tantissimi siti non corrispondono alla realtà. Per esempio: Lendl viene accreditato della posizione numero 2 dall’11 gennaio fino alla conclusione dello US Open, ma non è vero. I documenti dell’epoca dimostrano come al Roland Garros di maggio Lendl fosse già numero 3 del mondo e come Vilas lo avesse sopravanzato. L’unico dato certo è la classifica di fine anno: una poltrona per 3. Lendl vince complessivamente 15 titoli ma di basso rango, Connors vince i 2 Slam più importanti, ma non ottiene ottimi piazzamenti negli altri tornei. McEnroe vince “solo” 5 tornei, ma ha degli ottimi piazzamenti. La corona di numero uno del mondo viene così data a Mac che chiude per il secondo anno consecutivo in vetta al ranking dell’ATP.

Parlando di tutti questi campioni ci siamo dimenticati del grande Borg che, nessuno sa, è stato forse la prima vittima di questo conflitto mondiale. L’Orso aveva perso l’anno prima lo scettro di Wimbledon ai danni di Mac e aveva mancato per l’ennesima volta l’assalto allo US Open. A fine anno aveva perso la corona di numero 1 del ranking e mentalmente questo lo aveva molto destabilizzato. La sua prima apparizione nel circuito è a Monte Carlo, torneo del Grand Prix, dove batte Luna e Panatta, prima di perdere contro Noah. La settimana successiva gli viene comunicata l’assurda notizia che per partecipare al Torneo di Wimbledon avrebbe dovuto partecipare alle qualificazioni che si sarebbero giocate a Roehampton. Quest’idea solo l’anno prima sarebbe stata una follia visto che difendeva ben 5 titoli consecutivi, ma Lamar Hunt ne aveva combinata un’altra delle sue. Il MIPTC, gestore del Grand Prix, sentendosi minacciato dal WCT aveva messo l’assurda regola dell’obbligatorietà di inserire nel proprio calendario almeno 10 tornei della categoria Grand Prix Super Series del suo circuito per poter partecipare agli Slam (e agli altri tornei), pena la disputa delle qualificazioni per poter accedere ai tabelloni principali. In questo modo Borg si sente defraudato e inizia a giocare solo tornei di esibizione e Lendl che aveva preferito il WCT clamorosamente non si vede sui prati dell’All England Club. In questa vicissitudine interviene il chairman del club londinese, Brian Burnett, che offre a Bjorn una wildcard sottobanco con la clausola che lo svedese si sarebbe impegnato a giocare almeno 10 tornei del Grand Prix dal 1° aprile 1982 al 31 marzo 1983. L’orgoglio di Borg gli fa rifiutare l’offerta e milioni di fan nel mondo rimangono delusissimi nel non poter ammirare più il biondo svedese sui sacri prati di Wimbledon.