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Australian Open 2017: Sommersi e salvati

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Dopo aver parlato e riparlato fino alla nausea della vittoria di Federer, dei 18 Slam, della finale storica, del ritorno di Nadal l’attenzione non può che andare al resto del torneo perché ricordiamo che ci sono stati altri 126 giocatori a rendere grande questa edizione degli Australian Open. Inutile negare che Federer e Nadal dovevano essere le comparse di questo Slam, la vera sfida doveva essere tra i veri numeri 1, Murray per l’ATP, Djokovic per l’ELO e la ggente.

L’anno era iniziato da poco ma già i primi tornei avevano dato delle indicazioni ben precise su come sarebbe andato lo Slam Down Under. L’evento più importante è stato quello di Doha. in Qatar. dove erano presenti i primi 2 della classe. Per 6 mesi Murray è stato vilipeso per via delle vittorie ottenute in tornei minori, non Slam, e per aver raggiunto la vetta della classifica senza battere il vero padrone del tennis (Dispiace per Andy). La grande tranvata del 20 novembre 2016 aveva sciolto ogni riserva. Prestazione super dello scozzese e serbo evaporato. La leadership era stata così legittimata, ma alcuni non erano ancora convinti, non basta una vittoria seppur importante per essere il vero numero 1, così in Qatar ci voleva una controprova. La controprova è arrivata, anzi no, nel deserto è arrivata una vittoria inaspettata che ha rimescolato le carte in tavola e confuso tutto. Djokovic ha tirato fuori gli artigli e forse dato tutto in quella finale per poter dimostrare a tutti che non era ancora finito. I 5 match point salvati contro Verdasco sono un misto di culo e classe, ma i 250 punti qatarioti hanno dato morale, tanto morale.

I bookmakers alla luce di questo risultato avevano resettato le quote e messo davanti il serbo ex GOAT, con poco dietro lo scozzese. Gli altri, non pervenuti. Inutile dire quelle degli altri, nessuno si aspettava l’exploit di nessuno, forse poteva essere il momento dei giovani, ma su questo punto arriveremo più avanti.

A giudicare il sorteggio forse Djokovic era stato più fortunato del numero 1, ma questa “fortuna” si è rivelata un boomerang. Per quanto l’appassionato di tennis DOC cerchi di vedere quanti più match possibili, per molti è stato difficile seguire gli incontri di primo turno. Troppo scontati e ad orari improponibili per chi vive in Europa. Pochi hanno visto la sfida di esordio tra Murray e Marchenko. La partita si è conclusa in 3 set. Tutto normale, sembrerebbe, eppure la tds numero 1 è rimasta in campo 3 ore, troppo per un primo turno ed un avversario così leggero. Il timone si è raddrizzato nei successivi 2 turni. Troppo leggero e acerbo Rublev per poter essere un pericolo serio. Anche Samquerreynumero1 non è un avversario attendibile, così sia con il russo che con l’americano arriva la vittoria in 3 set facili. Nello spicchio di tabellone di Andy nel frattempo le altre teste di serie si erano smaterializzate. Vittoria clamorosa per Bublik contro la tds 16 Pouille, complice anche un infortunio. Isner era uscito sconfitto nella solita maratona al quinto dell’americano, che se non gioca un Long set non è felice, non a caso è soprannominato Long John. Così alle 4 di mattina in Italia circa, dopo 2 match femminili fuffa, inizia il tanto scontato Murray-Zverev. Molti hanno deciso di non fare nottata perché non ne vale la pena. Forse. Ma arriva l’imprevisto. Il numero 1 perde una partita già vinta in partenza. Ottimo è Mischa, il fratello maggiore di Sasha. Ma le colpe maggiori arrivano dall’altra parte della rete. Andy non spinge come dovrebbe e nonostante la vittoria del secondo set deve soccombere allo strapotere del serve&volley del tedesco. Tutti dicono che il campo quest’anno è più veloce. Lo dicono i giocatori, lo dicono gli organizzatori e anche gli spettatori. E’ per questo motivo che  un giuocatore all’antica ha avuto così fortuna contro Murray? Non lo sapremo mai, perché in questi casi è difficile capire dove finiscono i meriti di uno e iniziano quelli dell’altro. Ma quello che importa è il risultato. La tds numero 1 è uscita e il torneo si è aperto a 1000 opzioni, ma nel frattempo al vero numero 1 non era andata meglio, anzi. Andy sommerso.

Il match clou del primo turno è stato senza dubbio quello tra Djokovic e Verdasco. Tutti ancora avevano negli occhi la semifinale di Doha e memori del primo turno dell’anno scorso in cui Nando riuscì a sbattere fuori Rafael Nadal, molti pensavano che anche a Melbourne ci potesse essere il sorpresone. Il sorpresone non è arrivato, anzi la partita è stata a senso unico e Verdasco è ritornato a casa con la coda tra le gambe. Si diceva del sorteggio…bene quello del numero 2 del mondo era stato molto benevolo e paradossalmente la prima partita sembrava quella più difficile, superata quella la strada sarebbe stata in discesa fino alla finale e/o alla vittoria. Quindi, perché fare una levataccia per guardare un insulso secondo turno contro la wildcard e quasi pensionato Denis Istomin? No, non ne vale la pena, o forse sì. Magari non alle 4, non alle 5, ma man mano che la luce entrava nello nostre tapparelle i tennis fans cominciavano a svegliarsi, magari a preparare il caffè e dare un occhio al risultato scontato della tds numero 2, ma hanno avuto un sorpresone. Ancora alle 8 di mattina la partita era in corso e incredibilmente si andava al quinto set. Forse era una delle solite giornate in cui il super-favorito fatica per poi piazzare la zampata finale, come l’anno scorso contro l’uomo in missione Gilles Simom, ma guardando bene la partita si notava che c’era qualcosa che non quadrava. Il serbo non anadava forte, invece Denis l’uzbeko picchiava come un maledetto e sapeva usare la tattica, questa sconosciuta. Sì, una tattica precisa che ormai tutti o quasi hanno dimenticato, ossia: rimettere la palla dall’altra parte senza strafare quando lo scambio era in bilico e spingere solo quando era necessario e la porta del vincente era aperta. Incredibile, ma vero, Istomin è riuscito ad avere la meglio, con un Nole che non era più quello deluxe del 2015, ma che in questo frangente non ha sfigurato, semplicemente il suo avversario è stato più forte. Sommerso a valanga.

Tolti di mezzo i primi 2 della classe è rimasto l’imbarazzo della scelta su chi puntare qualche dollaro come vincente. Federer improvvisamente si è ritrovato favorito, ma molti puntavano su qualche giovane, come sempre in questi anni però ne usciva deluso.

Gli occhi erano puntati su Alex Zverev, forse il migliore giovane in circolazione, ma fin da subito non ha dato una bella impressione. All’esordio stava per prenderle da Haase, giocatore olandese su cui nessuno avrebbe scommesso una lira. Sasha è andato sotto 2 set a 1 e ha subito un break anche nel quarto, ma all’improvviso la luce di Robin si è spenta imbarcando acqua da tutte le parti e un parziale di 8 giochi consecutivi. Sarà stato il caldo, ma da lì in poi non c’è stata partita. Il secondo turno per Sasha è stata una pura formalità. Il giovane Tiafoe non è ancora maturo per queste competizioni, anche se aveva messo in mostra un buon tennis agli US Open, ma ha ceduto facile in 3 set. Al terzo turno la tds 24 ha incrociato un ritrovato Nadal. Ancora nessuno sapeva che fosse ritornato, ma è qui che Rafa ha avuto la spinta necessaria per andare fino in finale. I 2 set di svantaggio a 1 potevano essere deleteri per il maiorchino, ma nel 4° e 5° ha messo il turbo e superato di slancio il più giovane ma meno abituato a questi palcoscenici Zverev.

Sommersa in tronco tutta la Next Generation che è uscita con le ossa rotte da questo Australian Open che è stato un trionfo della geriatria in lungo e in largo. Piccola nota di merito per l’australiano De Minaur che è riuscito a battere Gerald Melzer al primo turno diventando il più giovane a vincere una partita in uno Slam dai tempi di Coric che vinse agli US Open 2014 contro Rosol. De Minaur aveva (ha) 17.84 anni, Borna 17.9, Ma dopo questa piccolissima soddisfazione Alex ha dovuto soccombere contro la maggiore esperienza di Querrey. Idem vale per Noah Rubin che ha ben figurato contro il futuro vincitore Federer. Non aveva né le armi, né forse l’intenzione di battere Roger, ma comunque se l’è giocata fino alla fine senza alcun timore reverenziale. C’era grande speranza anche su Nick Kyrgios, l’eterno cafone, che però fa parlare ogni tanto di sé, forse troppo, e ogni tanto il suo dritto. Al primo turno è stato micidiale contro Elias, ma nel secondo ha dovuto soccombere al quasi pensionato Andreas Seppi. Avanti di 2 set tutti stavano per cambiare canale nello streaming, ma man mano che passava il tempo il livescore non dava per finita la partita che si è trasformata in una delle più avvincenti, se non dal punto di vista tecnico, dal punto di vista della suspence. Si è andati al long set e addirittura Nick ha avuto la palla per chiudere l’incontro. Male, malissimo per lui. Il mariuolo di Canberra è costretto ad ammainare la bandiera e cedere 10-8 e collezionare l’ennesima figuraccia, perché se sei strafottente e vincente sei un idolo, se sei strafottente e perdi devi stare zitto. Sommerso anche Khach, il giovane russo troppo presto accostato a Safin che ha perso malamente al secondo turno contro Jack Sock, che è giovane, ma meglio dire che era giovane, 24 anni iniziano ad essere tanti per essere collocati nella Next Gen, ma a questo punto ci chiediamo: qual è la Next Generation? Interrogativo inevaso.

Anche Tomic appartiene alla classe degli ex giovani, contro Bellucci e Burgos non poteva perdere, ma contro Evans sì, infatti Dan The Man lo ha battuto e ha mantenuto lo stesso livello dimostrato contro Wawrinka agli US Open 2016 quando fu ad un punto dal batterlo. Evans ha 26 anni, un non più giovane che ha fatto bene, ma ha dovuto poi fermarsi contro Tsonga. Ancora la vecchia guardia che tarpa le ali ai nuovi innesti. Inutile stare a spendere inchiostro per Borna Coric. Finito o meglio mai cominciato. Il nuovo Djokovic si diceva. Sarà, ma perdere contro Dolgopolov che nel 3 su 5 non è proprio un fulmine di guerra non è un buon biglietto da visita. Di Tiafoe si è parlato a proposito di Zverev. Per lui c’è un piccolissimo applauso per avere battuto 3K e per essersi qualificato, ma Sasha ha spento subito le velleità del giocatore di colore. Gli americani hanno avuto star negre in tutti gli sport dove sono stati al vertice, ma mai nel tennis, tranne forse il piccolo capitolo di Arthur Ashe, mai diventato però numero 1 del mondo. Male anche il 20enne Medvedev sconfitto al primo turno dal qualificato Escobedo. Lo stesso vale per Fritz sconfitto dal redivivo Muller sempre al primo turno. Può essere considerato un giovane Thiem? Mah, quando anno fa sarebbe stato uno scandalo, ma date le medie delle età di oggi forse Domenico lo si può includere nei “giovani”. E’ arrivato al quarto turno perdendo un set a partita, ma tutta roba facile: Struff, Thompson e Paire non sono ostacoli seri per la tds numero 8. Lo scontro più importante per lui è stato quello del quarto turno contro Goffin. Uno scontro tra giocatori di pari livello. Dopo aver vinto il primo parziale Thiem ha dovuto cedere a David rivelandosi il migliore tra quelli nati dopo il 1990, o meglio il secondo migliore perché ancora manca un giocatore all’appello.

Il tennista mancante che ha fatto meglio di tutti è Grigor Dimitrov. L’ex Sharapovo è andato oltre ogni aspettativa. Va sottolineato che il tabellone è stato dalla sua parte e l’uscita di Djokovic è caduta a fagiuolo, ma le partite bisogna vincerle e in passato Greg ha perso partite che doveva vincere con una gamba sola. Inutile parlare dei match contro O’ Connell e Chung. Il vero test è stato quello contro Gasquet, spazzato via in 3 comodi set. Nole fa passare Istomin, Dimitrov accetta e ringrazia: 3 set a 1 e quarti di finale abbordabilissimo contro Goffin. David è stato in partita solo nei primi game quando ha recuperato un break di svantaggio, ma appena la tds 15 ha premuto il gas Frodo non ha potuto fare altro che mangiare la polvere. 6-3 6-2 6-4 e semifinale Slam per la cover band bulgara che va ad eguagliare lo splendido risultato che lo lanciò nel palcoscenico che conta ottenuto a Wimbledon nel 2014. Nel penultimo atto del torneo purtroppo per lui c’era Rafael Nadal. Tutti davano per scontata la vittoria del maiorchino dopo che aveva distrutto i sogni di Milos Raonic ai quarti di finale, ma avevano sbagliato tutti. Non solo perché  Dimitrov ha fatto partita pari contro Nadal, ma anche e soprattutto perché la sfida tra i 2 è stata la più bella e avvincente del torneo, più della finale. Si sono visti grandi colpi e grande suspence. Punteggio sinusoidale che ha premiato lo spagnolo ma Grigor ne è uscito a testa altissima. Salvato.

Abbiamo parlato quasi di tutti e non si può non parlare di Rafael Nadal. “The winner takes it all, the loser’s standing small” cantavano gli ABBA. Il winner è Federer, e lo sai bene, ma Rafa ha fatto l’impresa e questa gli va riconosciuto. Dalla splendida vittoria al Roland Garros 2014 si è perso per strada sconfitto da gente sconosciuta che prima batteva senza battere ciglio. Tra questi ci sono Kyrgios, Fognini, Verdasco, Il polso, e per più di 2 anni ha vissuto in un limbo che non gli appartiene, o magari è il luogo dove vanno a morire i campioni. All’inizio dell’anno però c’è stata una grande novità, il vincitore del Roland Garros 1998, Carlos Moya è entrato nello staff del maiorchino. In passato l’entourage dello spagnolo è sempre stato chiuso a consulenti esterni che non fossero le solite facce note, comandate dall’Iberostar Zio Toni, ma finalmente c’è stata questa apertura che non avrà portato niente, ma avere a che fare con persone nuove può essere sempre uno stimolo, una motivazione per ritornare grandi. Rafa ha beneficiato di un buon sorteggio,  e questo è passato in secondo piano perché tutti pensavano:”Dove vuoi che vada Nadal?”. A questo poi si aggiunge l’eventuale semifinale con Djokovic, per cui non c’era nessuna speranza che il 14 volte campione Slam arrivasse fino in fondo. Sorteggio facile, dicevamo, per cui primi 2 turni passati easy contro Florian Mayer e Marcos Baghdatis. Della partita con Zverev che abbiamo parlato. La partita della svolta. Importante è stato il successo contro Monfils, importante, ma che ha mostrato ancora qualche punto debole nella mente di Nadal. Il terzo set non doveva scappare, eppure è gli è scivolato dalle mani. Bravo a chiudere poi nel quarto, ma gli errori veniali a questi livelli si pagano. Una grandissima prova di forza è stata la partita contro Raonic. Milos lo aveva sconfitto a Brisbane 2 settimane prima e la paura dei Rafa fans era che quel risultato si potesse ripetere. Invece Nadal ha buttato il cuore oltre l’ostacolo e chiuso in 3 set, non senza soffrire, ma sempre in 3 set. Il canadese non è stato micidiale al servizio come nel Queensland, ma questo non conta, quello che conta è che Rafa è ritornato ai suoi livelli e forse la sua impresa non equivale a quella di Federer, ma Roger aveva terminato l’ultimo suo anno da “sano” con finale a Wimbledon e US Open, battuto solo da uno splendido Djokovic, Nadal era proprio sparito dal tennis che conta. Al di fuori della terra battuta ha collezionato solo figuracce ed essere stato ad un passo dal titolo, avanti 3-2 e servizio al quinto contro il più grande di sempre non può che far ben sperare per il prosieguo della stagione.

L’ultimo giocatore che merita un approfondimento esaustivo è Stan Wawrinka. Salvato. L’animale da Slam per eccezione è riuscito ancora una volta a fare bene nei tornei che contano. Già vincitore nel 2014, ha impiegato un po’ per carburare, ma toltosi di dosso il peso di un sempre rognoso Klizan è andato fino in semifinale. Nella sua strada ha avuto la meglio su Johnson, Troicki e Seppi. Tutti tennisti alla sua portata, ma ha riservato lo stesso trattamento anche a Tsonga, tennista di ben altra caratura rispetto agli altri 3. Peccato per lui che dall’altra parte della rete in semifinale ci fosse Federer. Wawrinka ha dimostrato di meritare una classifica migliore del connazionale, ma se i 2 sono in forma allo stesso livello vince sempre Svizzera 1 su Svizzera 2. Gli US Open 2015 erano un monito prima della sfida, molti non volevano crederci, ma alla fine hanno dovuto inchinarsi. Bravo Stan ad approfittare nel calo di Roger nel terzo, brusco, e nel quarto, soft, ma non è stato freddo e deciso nell’infliggere il colpo ferale ad un animale agonizzante. Stan esce a testa alta e la classifica che ha non è certo frutto del caso.

Scorrendo il tabellone possiamo piazzare tra i salvati Mischa Zverev protagonista di una delle 2 maggiori sorprese del torneo. Ma dopo la vittora contro Murray si è sciolto nel mismatch contro Federer. Mezzo salvato Jaziri, che incredibilmente con la panza si è ritrovato nel terzo turno di uno Slam senza arte ne parte. Sommerso Berdych che non è riuscito a confermare i quarti di finale raggiunti nei precedenti 4 Slam. Troppo straripante il potere di Federer sul suo gioco ormai al capolinea. Salvato Nishikori, protagonista di un primo turno pazzariello contro Kuznetsov che poteva costargli caro, facili le vittorie contro Chardy e Lacko, molto più complesso è stato battere Federer, questo Federer. Il 6-1 del 3° set è stata una mazzata per lui, dopo aver vinto i primi 4 game dell’incontro facili, ma se Roger gioca così bene in questi campi così veloci, o forse con palle così veloci, è stata un’impresa arrivare al quinto contro il futuro vincitore. Salvato Lorenzi che da buon pedalatore ha vinto il suo primo turno cheto cheto per poi perde da Troicki. Bene così. Sommerso Cuevas che perde dall’argentino Schwartzman. Non hanno ammazzato Pablo, ma quasi. Salvato Seppi, vincitore della sfida contro Kyrgios ma che ha dovuto soccombere contro il più quotato e attrezzato Wawrinka. Sommerso Cilic che ha perso nel secondo turno contro Evans da tds numero 7. Salvato Monifls capace di arrivare fino al quarto turno, con un tabellone easy va detto, ma che si è dovuto inchinare a Rafael Nadal. Sommerso Dolgopolov e non c’è bisogno di spiegare perché. Salvato AGUT che ancora una volta dimostra che Ferrer è un sommerso, ma che si arrende a Raonic, salvato. “Fognini non mi piace“, disse in un intervista Rino Tommasi, così lo ripetiamo pure noi:”Fognini non mi piace”.  Sommerso. Salvato Karlovic protagonista della partita con il maggior numero di game nella storia del torneo, con un 22-20 al long set contro Zeballos che è già nel libro dei record. Peccato per lui che nel terzo turno ci fosse Goffin, ma è difficile immaginare Ivo nelle fasi finali di uno Slam. Salvato anche Istomin, se non fosse per la vittoria contro Djokovic, ma anche per aver confermato l’ottimo risultato battendo al quinto Carreno Busta.

Conclusione

Di questi Australian Open è stato detto tutto, allora non ci rimane che guarda avanti. Fino a qualche settimana fa avevamo ben chiaro il copione di questa stagione. Il duopolio Murray-Djokovic, Djokovic-Murray avrebbe regnato sovrano per tutto l’anno. Si sapeva che Murray non poteva essere un dominatore come gli altri Fab 3 e una sua sconfitta poteva essere preventivabile, ma la contemporanea uscita prematura del numero 2 ha aperto il tennis odierno a nuovi scenari che nessuno si aspettava. Federer era dato per morto e sepolto e il 2017 non doveva che essere una stagione di passerella finale per la sua carriera, ma ha compiuto il miracolo vincendo il suo 18° Slam e ora per lui si apre un nuovo scenario, uno scenario ondivago. Perché? Perché è difficile collocare ad oggi Federer. Come bisogna considerarlo: un giocatore ritrovato che sarà protagonista di tutta la stagione, terra compresa, che quindi dovrà prendersi oneri e onori di una eventuale debacle e/o di altri eventuali trionfi, oppure bisogna considerare questo Slam vinto come l’ultimo botto di una carriera per certi versi irripetibile e quindi prendere tutto quello che viene come buono? Difficile scegliere. Perché se è vera la prima opzione Federer dovrà dimostrare di essere all’altezza dei primi della classe, quindi battere Murray e Djokovic, altrimenti se è valida l’opzione 2 tutto quello che viene è buono, Roger si tiene il pacco suo, punta forse a Wimbledon e US Open e magari chiude in bellezza la stagione e la carriera salutando i suoi innumerevoli fans da vincitore.

Alla sorpresa Federer si aggiunge quella altrettanto inattesa di Nadal. E ci si chiede: se ha fatto bene agli Australian Open, in un cemento così veloce, cosa potrà combinare nella sua tanto amata terra battuta? Fino a 2 settimane fa avremmo risposto che avrebbe preso batoste dai primi 2 e vinto con gli altri, ma il Nadal visto a Melbourne può giocarsela contro Murray e Djokovic sul suo territorio e forse devono essere più loro a temere Nadal che Nadal loro 2 e il 3 su 5 è un altro sport, e Parigi ha gli out più grandi, e il caldo e non ci sono le luci (e mi pare che finiscano qua i luoghi comuni).

Le batoste per Murray e Djokovic fanno male ma forse sono solo degli incidenti di percorso, un torneo andato male, d’altronde ancora la stagione è lunga e visto che le nuove leve non si fanno vedere, ritornare a vincere tornei importanti per loro non sarà così difficile. Ci si aspetta sempre l’exploit di un giovane. Mah, la speranza è l’ultima a morire, ma qui pare che non vuole morire nessuno, anzi i morti ritornano dall’al di là e i giovani non sono più giovani perché anche per loro il tempo passa.

Tutte queste considerazioni ci portano ad una stagione apertissima, in cui può succedere di tutto, completamente all’opposto di quella passata dove dopo gli Australian Open si puntava già sul Grande Slam di Djokovic. L’unico che può fare il Grande Slam quest’anno è Federer. Wimbledon e US Open sono già prenotati, peccato che al Roland Garros, ci sarà un Nadal ritrovato, ma non si sa mai che arrivi un altro Soderling, chissà.

Il grande tennis adesso si prende un bel periodo di pausa. Ottimo il weekend di Davis con tutte le nazionali più forti impegnate nel primo turno, ma si vedranno pochi big, purtroppo. Il primo torneo importante sarà quello di Rotterdam il 17 febbraio, seguirà quello di Rio e quello di Dubai che tra tutti sembra il migliore. Solo a marzo però tutti torneranno con il 1° Masters 1000 della stagione, quello di Indian Wells, dove scopriremo a gioco stanno giocando i top player.

Australian Open 2017: Miracle on Hard. Federer vince il suo 18° Slam e chiude la questione GOAT

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Incredibile, ma vero. Da archiviare, torneo impossibile. Grazie, signore del tennis, a te rendo omaggio. Quello che si è visto a Melbourne è assurdo, quasi irreale. Roger Federer rientra nel circuito dopo 6 mesi a 35 anni e mezzo e firma il miracolo. Vince gli Australian Open battendo 4 top 10 lungo il suo cammino, la sua nemesi Nadal in finale e arriva a 18 Slam ritoccando il record che già gli apparteneva, il più importante.

La partita

Inutile ribadire che quella nella Rod Laver Arena è una delle partite più importanti della storia. Se questa definizione è opinabile, non lo è il numero di Slam in campo: 17 da una parte e 14 dall’altra, totale 31, quindi la finale Slam con più Major in campo della storia. Il pubblico è quello delle grandi occasioni, eppure a sfidarsi sono solo i numeri 9 e 17 del seeding, cosa vuoi che sia? Eppure se questi 2 si chiamano Federer e Nadal, o meglio Nadal e Federer, non c’è ranking o seeding che tenga. La folla è talmente numerosa che gli organizzatori hanno aperto anche la Margaret Court Arena che si è riempita di fan che hanno assistito alla partita sui maxischermi. I pronostici sono leggermente a favore del maiorchino dati i precedenti, il famoso 23-11, ma oggi, e sottolineo oggi, quello che è successo in passato non conta, perché i 2 protagonisti in campo sono specchi riflessi, avatar di quelli di visti tante sfide epiche giocate nei rispettivi prime.

Si parte con Nadal al servizio. Ha vinto il sorteggio e serve per primo. Bene Rafa che non concede nessun punto. L’attenzione dell’esperto di tennis e di statistiche avanzate è focalizzata sul lato sinistro di Federer. Si sa che è quello il punto debole del Fedal dal lato svizzero, Nadal lo sa, e proprio per allenarsi a dovere contro Dimitrov, brutta copia di Roger, ma pur sempre un suo simile, ha servito per il 95% di palle proprio su quel lato. Il copione è quello visto tante volte: topponi di qua e topponi di là. Gli spettatori sono intimoriti e si aspettano la solita mattanza, ma non sarà così perché oggi alcuni dogmi del Fedal saranno smentiti.

Quando è il numero 17 del seeding a servire cominciano ad aleggiare i primi spettri, Nadal cerca di scalfire la difesa svizzera e per poco ci riesce. Il 2° gioco è macchiato da 2 errori un po’ pacchiani, ma non danno frutto perché è San Servizio a tenere a galla il campione svizzero. Ancora servizio Nadal che concede poco o nulla. Questa volta però il lato preferito non è il sinistro, ma si vedono spesso dei servizi al corpo che fanno male e se si entra nello scambio sono dolori, ma questo lo si sapeva. Finalmente nel 5° gioco Rogè non concede punti e mette in mostra il rovescio lungolinea che tutti sappiamo essere ad un mano, che tutti sappiamo essere il suo punto debole. Ma che de? L’anticipo che produce un monomane con lo slancio del braccio è molto più efficace del bimane quando si tratta di chiudere il punto e spazzare il campo, l’abbiamo visto tante volte con Wawrinka perché Roger dovrebbe essere da meno? Forse Nadal è stato influenzato da questo falso teorema e ha insistito su quel punto, sbagliando non poco clamorosamente tattica. Ma ancora è troppo presto per fare delle deduzioni così globali.

Anche Nadal non le manda a dire sul suo servizio e a tratti si vede il servizio deluxe del 2010 e del 2013 che tante soddisfazioni gli ha dato sul cemento. Federer non vuole essere da meno e a juego blanco risponde con juego blanco. 7° gioco e classico turning point del set. Nadal va in bambola. Il rovescio rogeriano lo punisce severamente, a questo si aggiunge la  volèe che lo svizzero non disdegna mai, e per completare il pacchetto 2 errori gratuiti che non appartengono al fenomeno Nadal. Ma questo lo sappiamo tutti. Negli occhi tutti (o quasi) abbiamo la finale del 2009, e quel Nadal lì non si rivedrà più, anche se inciso con lo scalpello nella mente di chi conosce le partite memorabili del tennis. Break Federer e 4-3 Roger. L’occasione di prendere il set di apertura è ghiotta e in un amen siamo 5-4 senza concedere punti. Un Nadal falloso concede troppo al servizio e forse il primo set si poteva chiudere prematuramente: 0-15 con un bel rovescio Roger, subito 15 pari e Nadal tira fuori los huevos e piazza un ace di seconda. Si arriva fino al 40-30 ma Nadal chiude prima che i buoi possano scappare così in fretta. Rafa è sotto pressione ma Roger è in controllo. Si permette anche di venire a rete ma viene passato come ai vecchi tempi, ma solo una volta. Non basta. 6-4 veloce. Sono passati appena 37 minuti ed è un guaio per il maiorchino che spesso ha vinto tanti Fedal proprio perché le partite sono andate per le lunghe.

Si riparte con il secondo parziale e il copione è simile al primo, ma subito prenderà un’altra direzione. Quindi: primo turno facile per Nadal che mette un altro ace di seconda con slice a uscire. Cazzimma. Ma nel secondo arrivano i fantasmi per Rogiah. Si arriva a palla break sul 30-40 con un doppio fallo e attacchi a rete molto garibaldeschi prontamente puniti. Per un attimo lo svizzero si salva con Rafa che non incide a fondo, ma non lo fa neanche il suo avversario. Altra palla break, dritto assassino e BREAK NADAL. 2-0.

Tranne che per qualche game, sporadico e fortunoso, l’idea che dà Rafa è che al servizio possa perdere da un momento all’altro. Non è una novità, certo contro un Nole deluxe sarebbe stato un massacro, con quella risposta bimane micidiale, ma Federer non è un categoria 2.3 in questo fondamentale e se dall’altra parte il mancinismo non dà i suoi frutti allora sono dolori. Rafa non tiene facile il servizio e concede ben 2 palle break che però non vengono concretizzate. Il rovescio fa, il dritto disfa. No questo non è il solito Fedal. Il maiorchino si salva grazie agli errori altrui, ma questa non è una novità. All’improvviso Federer spegne la luce e comincia la rottura prolungata. Finalmente si vede il passante di Nadal e, complici anche gli errori svizzeri, arrivano 3 palle per il secondo break. 2 scappano via, ma sulla terza arriva il BREAK NADAL che sale prepotentemente 4-0. Da sportivi navigati e sempre attaccati alla partita i tifosi di Federer invocano una resa condizionata che lasci al maiorchino il parziale per non sprecare energie e ricominciare il giro della giostra nel terzo set, sull’1 pari. Federer è un campione, e non è un opportunista paraculo, per cui nel 5° gioco non vuole dare certezze al tanto odiato-amato nemico. Subito 0-30 e Rafa che non è convinto. Mmmm. Come mai Roger è così cinico? Forse perché è un campione, ma forse. Arriva un inutile ma tanto penetrante break che non servirà a nulla ma Roger ha mostrato un carattere non indifferente. La rottura dello svizzero è finita e ottiene comodo il 4-2. Nadal inizia a giocare come sa e la partita sale di livello. Il maiorchino inizia a correre come ai bei tempi e recupera qualche palla dalla spazzatura. Gioco bianco e 5-2. Da qui fino alla fine del parziale Rafa lascia andare il braccio e gioca in surplus. I punti arrivano lo stesso anche se non c’è la tensione massima nel braccio. Federer ottiene un solo punto. Nadal chiude con un altro gioco a zero sul proprio servizio e siamo in perfetta parità. Sono trascorsi altri 43 minuti. Un po’ pochini.

Fedal, Fedal e ancora Fedal. Il terzo parziale si apre con l’ennesima riproposizione di un film visto e rivisto. Federer va avanti 40-0 sul suo servizio. Tutto facile, no? No, non è così. Nadal sale in cattedra e il dritto di Federer inizia a fare cilecca. Errori gravi che portano ad una prima palla break. ACE. BOOM. Ancora dritto malandrino e seconda palla break. ACE. BOOM. Volèe esiziale che si infrange a rete e terza palla break. ACE. BOOM. Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo.  Non ci sono più palle break, nessuno ancora lo sa, ma è forse qui che Roger ha vinto la partita. In passato questo game sarebbe andato a Manacor a nuoto trascinato dalla corrente, ma questa volta ha valicato le Alpi su un elefante per approdare a Basilea.

Break mancato, break subito. Il discobolo di Mirone si incarna nelle fattezze di uno svizzero di 35 anni e dopo 2400 anni finalmente lancia quel cazzo di disco. Il rovescio ad una mano demolisce le certezze spagnole. Arriva una prima pennellata, poi una seconda e siamo sullo 0-30. Punto di Nadal. Poi 15-40. Qui viene giù quasi lo stadio sul rovescio in controbalzo di Federer che annienta 12 anni di sofferenze contro la Bestia Nera. Palla break ed errore spagnolo. 2-0 e stadio in delirio, stranamente schierato per il numero 17 del mondo, ma nulla a che fare con il composto e sempre imparziale pubblico della Grande Mela. Roger sta bene e si vede. Tiene un turno di servizio agile con 3 ace e un serve&volley e si porta subito sul 3-0. Nadal sembra stordito. Il servizio oggi non è dalla sua parte e il martellamento questa volta arriva dalla parte elvetica. Arriva subito il 15-40 e 2 palle break. Rafa sale nel momento che conta e annulla di mestiere, ma la garra oggi è tutta svizzera: cross stretto e terza palla break. Ace ad annullare. Si va nel tourbillon dei vantaggi e qui si vedono delle perle a senso alterno. Prima è Federer a mettere in mostra una risposta in anticipo vincente. TAAAC. Rafa non vuole essere da meno e rilancia con un rovescio in cross. Il game si chiude con un dritto di Nadal che per il momento scampa il pericolo, ma è ancora sotto di un break. Easy hold per Rogè a 0 e patata bollente che va nelle mani maiorchine. Il radar iberico sfasa per una frazione di secondo ma è necessaria per farsi penetrare dall’attacco di un Roger che non ha pietà. Gli errori di Nadal sono 2, ma altrettante le perle di Federer ancora con quel rovescio che oggi ha scolpito il plexicushion della Rod Laver Arena. Palla break sul 30-40 e ancora pennellata pesante alla Jackson Pollock e break Roger che sale 5-1. Dico bene, 5-1. Ma le sorprese non sono finite, anzi, sono appena cominciate. Roger non la chiude e, come se non ce ne fosse abbastanza, aggiunge tensione su tensione. Ci mette un doppio fallo, tanto per andare sul sicuro, e concede una palla break che potrebbe riaprire i giochi. Ma non c’è nulla da fare. Fa tutto lui. Servizio che non concede repliche e parità. Arriva il primo set point sprecato però. Non ci sono problemi. Altra sassata e secondo set point. Rogerio appoggia una stop volley di routine per lui e chiude il set. 2 a 1 per lo svizzero. Ovazione che sveglia tutti i canguri del deserto australiano e titolo che sta per andare a Basilea dopo 7 anni. Sono passate appena 2 ore, troppo troppo poche per Nadal. La benzina dello svizzero non è finita e la riserva rimane tale.

La partita sembra girata dalla parte elvetica e Rogé si propone a rete per aggredire, ma le mura manacoriane reggono. Ancora stupendo rovescio, ma non passa lo straniero. Finalmente Rafa mette al posto il servizio e il terzo set è presto dimenticato. Gli errori sono tanti, non una bella partita dal punto di vista qualitativo, o almeno non all’altezza di altri Fedal storici, ma basterebbe anche la metà per essere davanti a qualsiasi Murray-Djokovic che si rispetti. 2-1 Nadal. All’improvviso l’incoscienza. Federer sta andando troppo bene e si dimentica che dall’altra parte c’è Rafa e che non può rifiatare un attimo perché verrà subito azzannato dal leone affamato. Dritto, dritto e ancora dritto roteante e BREAK NADAL a 15. 3-1 per il maiorchino e trofeo che sembra tingersi di giallorosso (e qui la Roma non c’entra). I break vanno mantenuti ci ricorda il saggio Ocleppo e Nadal non si fa pregare. Si va ai vantaggi, ma non si arriva mai a palla break, il braccio sinistro è ancora caldo e arriva una catenata di dritto a confermare il 4-1. Il quarto set sta per scivolare velocemente quando sul 30-40 del 2-4 Nadal ha la palla per andare a servire per il set. Smash sbagliato di Federer e allarme rosso. Roger oggi non ne vuole sapere di cedere mentalmente, e sottolineo mentalmente, e recupera come solo lui sa fare. San Servizio, ora pro nobis. Ace, serve&volley ed ace, solo lui sa giuocare così a questi livelli. Se non brekki tenere il servizio serve a poco, ma è importante la testa, la forza mentale.

Facile Nadal nel 7° gioco dove si permette anche di mettere a referto un ace. Gioco bianco e 5-2. Ancora difficoltà per Roger che va ai vantaggi nell’8° gioco, ancora gli sportivissimi tifosi dell’elvetico lo invitano a lasciare il game, tanto non ne vale la pena, ma oggi Federer è cocciuto, tiene quei servizi che non servono a nulla. Mulo. Nadal va a servire per pareggiare i conti e non si fa pregare per chiudere: ennesimo gioco a zero, 6-3 con un solo break. Si va al set decisivo ma sono passate sono 2 ore e 38 minuti, poche, troppo poche ancora una volta.

Quinto set. Si inizia. Anzi non si inizia. Federer chiede un MTO prima di cominciare. Va negli spogliatoi per un trattamento, ma nulla di grave, anzi qualcosa di grave c’è: Lui (maiuscola di rigore) può fare quello che vuole. Cosa importa se non ha nulla, ma proprio nulla che necessiti l’intervento medico? L’ha fatto con Wawrinka, lo ripete con Nadal. E noi zitti sotto…e puoi muoverti. Lo svizzero sembra non potersi muovere liberamente, probabilmente ha un piccolo risentimento all’inguine, ed ecco che arriva Rafa. Subito c’è il 15-40, prima Roger si salva, ma nella seconda palla break il suo dritto è fuori. BREAK NADAL. 1-0 e servizio manacoregno. Purtroppo se il servizio non è stato efficace nei primi momenti della partita difficilmente può diventarlo alla fine, anzi di solito succede il contrario. L’esiziale break Nadal va confermato. Il rovescio di Federer si riscalda ulteriormente e vuole restituire pan per focaccia. Subito 15-40 e 2 palle break, ma non si passa. Prima errore di Roger e poi dritto di Nadal per ristabilire la parità. Nastro elvetico e ancora palla break per Roger. Sentenza di dritto di Nadal e 2-0. La partita sembra finita e tanto sportivi e avvezzi a soffrire Rogerlovers abbandonano lo stadio. “E’ andata, è finita“, pianto a dirotto, “è una maledizione, sempre lui, ma come si fa?” Ma arriva la mammina che canta la ninna nanna e dà a tutti il ciucciotto imbevuto nello zucchero per farlo sembrare più dolce.

Nadal però non scappa, forse è stanco e non è in grado di ammazzare il match con un altro break o forse oggi proprio non è nelle sue corde. Easy hold svizzero nel 3° gioco e 2-1. Ancora servizio Rafa e ancora allarme rosso. Si va ai vantaggi e arriva anche una palla break con un lungolinea che non era proprio uno degli ingredienti del Fedal, o almeno era un’arma della parte spagnola e non di quell’altra. Allarme presto rientrato, ma è un segnale da non sottovalutare. Inutile dire che sul servizio Roger non si gioca, per cui la cronaca si concentra su quello di Nadal. Siamo sul 3-2 e all’improvviso i piagnoni diventano leoni. Game che si gioca punto su punto, ma il primo a mettere la testa avanti è Roger che sale fino a palla break sul 30-40, complice un Rafa ancora falloso con il dritto. 2 punti spagnoli ridanno ossigeno ai tifosi dell’iberico che però devono subito andare in apnea e poi in asfissia. Federer prima piazza il rovescio, poi arriva l’errore di Rafa e break. La terra trema. 3 a 3 e partita che clamorosamente si riapre. “No, non ci credo“, “Roger è un grande“, “Che mostro“, “Ma io l’ho sempre detto“, dicono i tanti e tante Roger fans con il biglietto di sola andata per Honululu rigorosamente nelle mani già pagato con tanto di check in già passato. Federer sale in cattedra: grandissimo a rete e al servizio, gioco a zero e 4-3. Rafa sembra aver sentito il colpo. Presto arriva lo 0-30 sul servizio Nadal, DEFCON 1. IL esizialissimo di Nadal e 3 palle break consecutive che sanno tanto di match point. Nadal è durissimo a morire: prima si salva con il dritto, poi con gli errori di Federer (c’è anche una stecca da segnalare). Arriva IL punto del match: scambio da sole, cuore, amore, batticuore, 20 pennellate di pelo e contro pelo. Il punto è svizzero ed è qui che Roger ha vinto il match. Inutile il punto della parità manacoregna, dritto cassazione di Federer e break. Lo stadio trema, e la storia sta per entrare a Melbourne come gli Alleati a Parigi. Ma non è ancora finita. Nadal esordisce con una risposta vincente. Roger sbaglia la manovra ed è 0-30, c’è un ace di Roger che risolleva il morale che però va subito sotto i tacchi quando Rafa attacca la rete e con il 15-40 ci sono 2 palle break. San Servizio non ha finito di fare miracoli ed ecco l’ace provvidenziale, altra catenata ed è parità. Piccolo miracolino con un servizio vincente e primo championship point. C’è ancora spazio per il pathos con i giudici di linea che capiscono poco o nulla. Prima chiamano fuori una palla dentro e poi dentro una palla fuori. Meno male che c’è il falco. Roger sbaglia e ancora parità. Ace della carità e secondo championship point. Federer chiude con un dritto che taglia il campo e tutta la storia del tennis. Firma la più grande impresa della storia del tennis e per lui ci sono solo applausi. Solo applausi.

Il torneo

Ci sarebbe tanto da dire tanto su questo torneo, un torneo atipico rispetto a quelli disputati negli ultimi anni, per cui per non essere prolissi ci soffermiamo su quello di Federer e approfondiremo quello degli altri top player in un altro articolo.

L’Australian Open di Roger è iniziato con il sorteggio. La tds numero 17 è stata troppo scomoda per un giocatore del suo calibro. Essere escludo dai primi 16 significa avere la possibilità di incontrare già al quarto turno una delle prime 4 teste di serie, soprattutto le prime 2 rappresentate da Murray e Djokovic. Essendo, inoltre, Nadal tds 9, c’era la possibilità di un Fedal già nel 3° turno, ma al destino, come si sa, non manca il senso dell’umorismo, cit. Scongiurato il Fedalone nei primi turni la prima vera grande incognita per il cammino del 17 volte campione Slam doveva essere rappresentata dall’eventuale quarto di finale contro Andy Murray, numero 1 del mondo, e dominatore degli ultimi 6 mesi. Inutile nascondere sinceramente le incognite alla vigilia erano ben altre, molti consideravano già rischiosi i primi 2 turni, perché, per chi non lo sapesse, Roger era al rientro nel circuito dopo 6 mesi, aveva disputato l’esibizione della Hopman Cup vincendo contro Evans e Gasquet, ma aveva perso contro Sasha Zverev e già era suonato il campanello d’allarme.

Roger è stato fortunato nei primi 2 turni dove ha pescato 2 qualificati, ma potevano già essere deleteri. Il Federer visto all’esordio contro Jurgen Melzer è stato a tratti scandaloso: impacciato nei movimenti e privo di ogni spinta, così molti avevano preventivato una facile sconfitta già nel terzo turno, contro Berdych. Il giovane americano Rubin non poteva essere un ostacolo serio anche per un Federer costretto a usare la sinistra. Pimpante è stata la prova di Noah, che non ha avuto nessun timore reverenziale nei confronti del Maestro e se l’è giocata a viso aperto.

Il campione svizzero però ha cambiato marcia nel terzo turno e da lì in avanti è stato uno spettacolo. Contro l’inerme Berdych ha tirato fuori una prestazione vintage, stile prime 2004-2007 quando sul cemento annichiliva i suoi avversari. La prestazione non è stata super solo dal punto di vista del gioco, ma anche dei numeri: 0 palle break concesse e Tommasino demolito in un’ora e 32 minuti.

OK, ma Berdych è Perdych, un perdente nato e finito, Nishikori con la sua risposta velenosa saprà mettere in difficoltà Roger come non mai, ostacolo insormontabile“. In effetti la partita contro Kei è stata combattuta e per lunghi tratti è sembrato che il giapponese potesse prevalere. Fulminante è stata la partenza del nipponico che si è portato subito avanti 4-0 e per l’ennesima volta è arrivato il lamento disfattista federiano. Ma Roger ha saputo reagire alla grande fino a riprendersi i 2 break di svantaggio ed arrivare al tiebreak. Il tiebreak è stato perso, vero, e ancora il disfattismo trionfa: a cosa serve recuperare il set se poi lo perdi malamente al tiebreak? Serve, serve, perché ti dà fiducia e soprattutto mandi un segnale al tuo avversario, come a dire:”Amico, guarda che io non ti lascio andare!”.  Grazie alla spinta propulsiva del primo set, seppur perso, ha vinto il secondo parziale con un break esiziale e ferale nel 7° gioco. Ma ancora i colpi di scena non erano finiti, perché nel 3° Nishikori profonda terribilmente, subito un quasi bagel, un 6-1 pesante con 3 break che avrebbero spezzato le ali a chiunque, ma non a Kei che incredibilmente si riprende. Dopo un game interminabile di 20 punti del 4° set al suo servizio arriva il break ferale che lo porta dritto dritto a vincere il set e a rimandare tutto al 5°, dove sappiamo essere uno dei migliori, o almeno il giocatore che ha le statistiche migliori. Questa volta invece il break esiziale è arrivato subito nel 2° gioco, ma a favore di Federer, che non ha più rischiato ed è approdato ai quarti di finale.

Forse il regalo più grande per Roger è arrivato da Mischa Zverev che ha sorprendentemente battuto Murray in 4 set e che si è presentato al posto dello scozzese all’appuntamento con la storia. Inutile stare a parlare di una non partita. Il giuoco di Zverev è fatto per essere distrutto da quello di Federer. Il serve&volley sistematico funziona poco contro un buon ribattitore come Roger che poi ha nel servizio una delle armi migliori e se il volleatore è una ciofeca in risposta allora non può esserci lotta. Bene alcuni sprazzi di spettacolo e di tecnicismo, ma le partite vere sono altre.

Prima dell’uscita di Murray c’è stata anche la clamorosa uscita di Djokovic, così Federer da turista si è trasformato in favorito del torneo. Favorito perché dall’altra parte della rete c’è Stan Wawrinka, progettato per demolire Djokovic, ma il cui gioco a specchio con Roger lo fa perdere spesso e volentieri con il connazionale. Roger prende la consapevolezza che può andare a vincere e i primi 2 set sono suoi. il primo lo ottiene con un break nel 12° gioco e il 2° con un break nel 6°. Il 2 a 0 easy però presto si trasforma in un incubo. Crollo verticale nel 3° parziale con un 6-1 che non lascia repliche. Il crollo è così repentino che si teme un infortunio. La situazione non migliora nel 4°, anche se ottiene un break. Lo salva San Servizio, ma i miracoli non possono essere pane quotidiano, altrimenti non sarebbero miracoli e Stan breakka nel 9° gioco, poi chiude facile e si fa al 5°. Qui per la prima volta da tanti anni a quella parte Federer chiede un MTO. un MTO tattico. E’ lo stesso Roger a spiegarlo in conferenza stampa. Non lo dice apertamente, ma in cuor suo avrà pensato:”‘sti cazzi, lo fanno tutti, e io che sono il Re, no?”. L’MTO è un po’ ambiguo perché la “cura” avviene negli spogliatoi, ma non è il caso di andare oltre. Federer magicamente ritorna pimpante e dopo aver superato 2 turni di battuta con una palla break per ognuno ottiene il break e di slancio va a prendersi la vittoria e la finale Slam numero 28.

I record

Il record man per eccellenza Roger Federer ritocca ancora i suoi achievements.

  • 18 titoli Slam (record assoluto).
  • 28 finali Slam (record assoluto).
  • 41 semifinali Slam (record assoluto).
  • 49 quarti di finale Slam (record assoluto).
  • 314 partite vinte negli Slam (record assoluto).
  • 87 partite vinte agli Australian Open (record assoluto).
  • 165 vittorie Slam sul cemento (record assoluto).
  • 7 set persi per vincere gli Australian Open. Eguaglia John Newcombe vincitore nel 1975 (ma con una partita in meno) e Alex Olmedo nel 1959 (ma con 2 partite in meno). Il record assoluto Slam appartiene al Barone Von Cramm che vinse il Roland Garros nel 1934 perdendo 10 set in 6 partite.
  • 89° titolo in carriera. Davanti a lui in era Open solo Lendl a 94 e Connors a 109.
  • 61° titolo sul cemento.
  • Vince il torneo battendo 4 top 10 come accaduto solo a Wilander al Roland Garros del 1982.
  • Vince uno Slam a distanza di 1666 giorni dall’ultimo (Wimbledon 2012). Il record era Open appartiene ad Arthur Ashe che vinse gli Australian Open 1970 e Wimbledon 1975 a distanza di 1984 giorni. Quello assoluto a Ken Rosewall che vinse gli US Champs 1956 e dopo 4288 giorni il Roland Garros 1968.
  • A 35.44 anni è il secondo più vecchio a vincere un torneo dello Slam nell’Era Open. Rosewall vinse gli Australian Open nel 1972 a 37.14 anni. Record all time detenuto da Arthur Gore che vinse a Wimbledon nel 1909 a 41 anni.

Conclusione

Inutile negare che quello che è successo è un miracolo, un miracolo sportivo come pochi se ne sono visti nel corso della storia. Il più grande “miracle” della storia è quello di Lake Placid 1980, Olimpiadi Invernali, in cui la nazionale di hockey su ghiaccio USA, guidata da studenti universitari sconfisse la squadra di professionisti che gareggiava per l’Unione Sovietica. Quello fu un “miracle on ice“, questo è un miracle on hard. C’è anche un altro miracle, questa volta on grass, che è quello della vittoria della nazionale di calcio americana ai Mondiali del 1950 contro i maestri inglesi. Ma questi sono miracoli di squadre.

Un prodigio individuale simile a quello di Federer fu la vittoria di Jack Nicklaus all’Augusta Masters del 1986 a 46 anni, dopo che il suo ultimo successo in un Major (come gli Slam del tennis) era datato 1980 (PGA Championship). Allora fu 18 per Jack e oggi è 18 per Roger. A buon ragione questi 2 immensi campioni possono essere considerati i migliori della storia nei loro sport, sport che più di ogni altri si assomigliano tra loro. Federer non ha fatto il tanto agognato Grande Slam (e neppure Nicklaus) che lo pone in una competizione senza soluzione con Rod Laver, ma The Rocket non è riuscito nell’impresa di vincere un Major a 35 anni. Potremmo forzare la mano e dire che il torneo di Philadelphia del 1974, vinto a 35 anni come Federer fosse un Major, ma qui si aprirebbe un capitolo che merita un altro approfondimento (e bello ampio). Le statistiche revisioniste assegnano a Rosewall 23 Major, non Slam, ed è forse quello che avrebbe vinto Kenny se non fosse passato ai professionisti. E’ forse questo il numero magico da raggiungere, non più 18, ma 23? No, queste sono solo ipotesi che non troveranno mai una certezza scientifica assoluta. Quello che è sicuro è che Federer è l’unico che ha vinto 18 Slam con tabellone a 128 giocatori con set 3 su 5, nessuno ha fatto come lui, nessuno. Molti lo consideravano già il più grande dopo l’impresa del 2012 a Wimbledon, ma oggi è andato oltre l’immaginazione. E se la “G” di “GOAT” vuol dire “Greatest”, il più grande ad oggi non può essere che Roger.

Australian Open 2017: Day 14. Finale maschile. Federer vs Nadal, la partita dei sogni

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Australian Open 2017: Day 13. Finale femminile. Williams vs Williams, il funerale della WTA

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Australian Open 2017: Day 12. Semifinali. Nadal vuole raggiunge Federer

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Australian Open 2017: Day 11. Semifinali. Derby Federer-Wawrinka per la storia

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Australian Open 2017: Day 10. Quarti di finale, Nadal contro il platano, delizioso Dimitrov-Goffin

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Australian Open 2017: Day 9. Quarti di finale, Federer per l’ennesimo record

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Australian Open 2017: Day 8. Manic Monday

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Australian Open 2017: Day 7. Sunday Bloody Sunday

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