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Wimbledon 2019: Lu Futtìu!!!

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….Articolo 40-15 bis. Regicidio!

Si è scritto anche troppo sulla sconfitta di Federer. Notate bene il sostantivo: sconfitta. In un mondo parallelo, alla Fringe, per intenderci, lo sconfitto ha avuto più onore che il vincitore. Poco importa il perché, però c’è qualcosa che non quadra. Qualcuno si è limitato a cantare le gesta di questa splendida finale che è entrata di diritto nelle più belle della storia del torneo. Qualcuno è stato scongelato per l’occasione e si è ricordato che il tennis esiste. Questo qualcuno magari è un personaggio che sa scrivere bene, ed è un peccato che ci debba essere una finale di 5 ore con 2 match point buttato o salvati, a seconda delle vostre inclinazioni religiose, per poter scrivere delle belle parole a riguardo. Però si sa, se esiste un punto di contatto, uno star-gate tra il mondo reale e il mondo del tennis, questo non può che essere il Torneo di Wimbledon. L’ignorante fisso non sa che il tennis è sempre pieno di epica, perché è costruito così. Il duello con le spade è stato sostituito da quello con le pistole. Si è passati da Omero a Sergio Leone, ma non potendo esaltare la violenza più di tanto, si è deciso di sostituire le pistole con le racchette, i proiettili con le palline. Per cui è facile che se si arriva a spararsi senza esclusione di colpi per 5 ore che possa saltare fuori l’epica. È saltata fuori in un’anonima domenica di Parigi di quest’anno, in un duello a una mano tra un greco e uno svizzero. Noi l’abbiamo sempre saputo che ci può essere l’epica, ma quella di Paris l’hanno capita in pochi, qui in tanti. Però lo show business è fatto così. Nessuno si interessa alla macchina in toto, ma a quello che rappresenta. Ed ecco la finale di Wimbledon in cui lo sconfitto è uno e uno solo: Roger Federer.

Tornando al tennis e di più al lato tecnico-analitico, quello che ci piace di più, o almeno quello che può trovare delle variabili condivisibili, possiamo affermare con assoluta certezza che Federer ha disputato un signor torneo. La semifinale a Parigi era stata un sentore. Qualcuno sprovveduto aveva parlato di “stanchezza”. Figuriamoci se Re Roger, con l’entourage di una squadra di football americano, non abbia calcolato tutto, ma proprio tutto, quello che poteva succedere. Halle aveva mandato un segnale chiaro. Però lo Slam degli Slam è un altro paio di maniche. È inutile ribadire la solita frivola polemica sulla superficie sempre più lenta, talmente lenta che partendo dal 2001 a oggi la palla dovrebbe avere una velocità negativa. Non c’è un mezzo scienziato con 2 dollari di finanziamento dalla CIA che si preoccupi di misurare questa benedetta velocità dell’erba. “Agut e Pella sono arrivati ai quarti, allora…”. Ma per favore! Ci mancherebbe che la velocità della superficie venga misurata dall’evoluzione del tabellone. Però questo aspetto, almeno nel modo in cui viene trattato, può spiegare molto su come certa gente si approccia al tennis. Non è la superficie a essere lenta, è la nostra volontà a volere che la superficie sia lenta, un po’ alla Nietzsche, una superficie come volontà e rappresentazione. Si dice che sia lenta per giustificare una eventuale debaclé del proprio beniamino, che “con l’erba” vera avrebbe vinto 51.9 Wimbledon consecutivi in un anno solo. Questo signore, etichettato come l’unico vero erbaiolo rimasto, dopo la prematura scomparsa di Bob Marley, ha vinto e stravinto nella “nuova superficie“, quella lenta lenta, installata per evitare che il tennis diventasse il tiro a piccione. Inutile ribadire concetti che dovrebbero essere chiari a tutti, a tutti. La mancata proibizione dell’uso di materiali sempre più leggeri e performanti ha costretto gli organizzatori dei tornei a mettere una toppa a questo fenomeno. Nel baseball si è vietato fin da subito l’uso delle mazze in grafite, così da non adottare misure così drastiche. Nel tennis prima hanno permesso questo disallineamento e poi hanno messo la pezza. Nonostante tutto però le velocità del gioco sono aumentate, come dimostrato in questo articolo, Quindi, il gioco è sicuramene più veloce. Colpa dell’evoluzione dei tennisti e del gioco stesso? Sì, ma delle superfici si dovrebbe sempre parlare cum grano salis, a prescindere dagli eventi, a prescindere dai propri beniamini.

Nonostante questa palude che non c’è, Rogerino nostro ha disputato una grande torneo. Ha approfittato nei primi turni di un tabellone molto semplice, però è nella parte finale che ha tirato fuori tutta la sua classe. Ad Halle aveva vinto, ma non aveva brillato. Questa luce sempre grande, ma un po’ opaca si è spostata sui campi dell’All England Club. Non è più quello di una volta…e ‘sti cazzi! Ci mancherebbe. Però questa versione basta e avanza per avere la meglio su Llyod Harris. Ok, ma chi è? Per essere lì qualcosa l’ha fatta, non si sa cosa, ma l’ha fatta. È talmente opaco Federer che diventa un lumicino sul Centre Court. L’anonimo sudafricano si permette di vincere un set, il 1°! Come si permette?! Sacrilegio! Poi Roger si ricorda che non basta solo il nome per vincere le partite, mette la freccia e se ne va.

Sorte un po’ più crudele spetta a Jay Clarke. Che non è un pilota di Formula 1, dicono che sia un tennista pure lui. Crediamoci, tutti insieme. Ha una wildcard data dalla LTA. Ha battuto Rubin al primo turno. Crediamoci. Però nella sfida contro Federer non può nulla. Solo nel secondo giochicchia un po’, però poi viene spazzato da un Federer che ancora non appare al meglio. Forse l’avversario nel terzo turno è uno buono. Il suo nome è famoso, ma è famoso per quello che non è diventato piuttosto che per quello che è. È Lucas Pouille. Il pulcino, speranza dei francesi, che qui hanno combinato qualcosa di buono negli anni ‘20 non ha mai messo le piume e chiamato a volare si è schiantato a terra come una ghiandaia da picchiata. Neanche lui può nulla contro lo Re nostro che tutto puote. Finisce la prima settimana, e Rogerino timbra il cartellino per il Magic e Magic Monday. Il giorno più bello, ma allo stesso tempo caotico della stagione tennistica. Arriva anche il nostro bombardiere. Matteo Berrettini, un italiano atipico, che sa giocare sull’erba e che promette bene sul cemento. I Federer fan sono preoccupati che il 3° Matteo più importante del Bel Paese possa impensierire l’8 volte campione dei Championships. Scrutando per bene il tabellone, pare proprio che sia questa la sfida più aperta. Però quella che sarà la punta della Valanga Azzurra che dominerà il tennis, con il Presidente Binaghi che diventerà il Nostro Drake, si scioglie. È una partita che non c’è. Troppo brutta da vedere. Federer non fa nulla, è il romano a mettere tutto, contravvento alla perfetta ripartizione dei meriti e oneri decantata dagli abitanti della Capitale della nostra Nazione. Dispiace molto che sia finita così. Berretta non spara e si complimenta con il suo Maestro, forse il Maestro di tutti quelli che sono là. Passa il numero 3 del mondo e nei quarti di finale c’è Kei Nishikori. Uh, Madonna! Che ci fa qui il Sushi?! Perché è qui? La superficie è lenta! Azz…vero, avevo dimenticato. Cosa può fare il Cristallo di Matsue contro Federer? Può solo pallettare e cercare di prolungare il più possibile l’agonia. Però Federer ancora non mette le marce alte. Forse ha capito che questo suo mood modesto basta e avanza. Va talmente sotto giri il 20 volte campione Slam che Kei lo infila a tradimento e si permette di vincere il 1° set. Però non bisogna mai destare il can che dorme. Quando si va troppo sotto poi si dà il colpo di reni e si ritorna su con maggiore vigore. È quello che succede dal 2° set in poi in cui c’è un solo giocatore in campo. Federer va in semifinale e ora potrà prendersi la rivincita con Nadal.

Il Fedalone è la partita di questo millennio. Facile la retorica, però in fondo la rivalità tra Federer e Nadal è quella che ha fatto lievitare i numeri del tennis che così si è involgarito, tralasciando quella che era la sua aura chic che si portava dietro dagli anni ’70, anni in cui finalmente divenne uno sport popolare a livello mondiale. Il tennis è diventato come il calcio, per dirlo molto banalmente, però è il costo di qualcosa che per forza deve raggiungere un compromesso tra la popolarità e una verginità primigenia. Ma tolta questa sviolinata si passa alla partita vera. A Parigi era stato un massacro. Però la sconfitta era stata colpa del vento, come una mononucleosi o un mal di schiena qualsiasi. Però si sa che sulla terra battuta non c’è storia. È sul veloce però che almeno ci può essere partita. Il loro precedente a Wimbledon? Bah, pare che sia l’anonima sfida del 2008, che per molti è la più grande partita di tutti i tempi. Il torneo straordinario di Nadal ha spostato le quote dei bookmaker che così hanno dato favorito Rafa. Però l’erba è l’erba, anche se non c’è, è terba, trallallero, trallàlla. La sfida è molto combattuta e il campione di Parigi sembra a proprio agio su questa superficie. Partita ottima, però il tiebreak del primo diventa dirimente.  Nel secondo però sembra proprio che Federer stia per andare a casa. Il set è dominato da Rafa e “lasciato” dal campione svizzero che intelligentemente si concentra sul terzo. Il livello sale e Nadal continua a giocare splendidamente in una superficie che non è la sua. Roger fa altrettanto e lo spettacolo è assicurato. Però è lo svizzero a fare la voce grossa e il suo avversario non riesce a sfondare. Ci sono tante palle break iberiche, però volano via troppo facilmente, ed è Rogerino a prendersi il set. La partita sembrava segnata, ora il popolo della Retorica inizia a sognare. Rafa cala al servizio e viene infilato per primo nel quarto. È la zampata decisiva. Qualcuno crede che possa girare, ma non gira. Commovente è l’ultimo game, quello in cui Federer serve per chiudere. Il suo rivale non la vuole dare per vinta, e per fortuna non riesce a sfondare, nonostante un game giocato più con il cuore che non la racchetta. Così i conti con Parigi sono pari. Però è evidente che i valori in campo siano: dominio spagnolo sulla terra, prevalenza svizzera sull’erba. È sempre stato così, ma qualcuno l’ha forse dimenticato.

Della finale si è già parlato nell’articolo precedente, però ora è opportuno farlo dalla prospettiva dello sconfitto. Djokovic la stava per buttare, e in un universo parallelo Federer ha messo l’ace, o ha chiuso quella discesa a rete. In questo però, ha buttato via una finale che era stata clamorosamente sua. Non si sa come ma Djokovic l’ha vinta. Roger è riuscito a stare in piedi per 5 ore a lottare contro un giocatore inscalfibile nella sua trama di dritto e poi di rovescio. La classe è stata tutta svizzera, e per un solo punto non è stata apoteosi. Però i tifosi di Roger, almeno quelli in campo, non hanno capito che non bisogna andare contro il numero 1 del mondo. No, è come un bambino che più prende botte e più si gasa, più ride. Come un Salvini con la racchetta, trova negli insulti, nelle denigrazioni, nel tifo contro, una forza che mai si era vista, almeno in questo modo. Il pubblico chic e scandaloso ha fatto il suo, convinto che lo svizzerotto avrebbe vinto perché lui è il Tennis, però non è tutto il Tennis. Il serbo ha mostrato grande coraggio nell’annullare quelle 2 palle match. E non è la prima volta che lo fa. A New York era successo per 2 anni consecutivi, e se 3 indizi fanno 1 prova, alla Agatha Christie, questa è la prova che Djokovic sa come battere Federer in uno scontro diretto che nelle prime declinazioni sembrava quasi ridicolo e che con gli anni si sta trasformando in un massacro continuo. Sono 5 le sconfitte consecutive. Sembra quasi il caso Lendl-Connors, quando nei primi anni Jimbo mise in riga Ivan per ben 8 volte consecutive, ma alla fine fu lo stesso cecoslovacco nel frattempo diventato cittadino americano a mettere in fila 13 vittorie. Federer non ha vinto Wimbledon, però ha dimostrato che lo può vincere e che da qui in avanti nel prosieguo della stagione ci sarà da fare i conti con lui. Ancora non è finita. Quando finirà? Quando sarà finita.

Wimbledon 2019: Give me five! Djokovic vince il 5° titolo dopo una finale epica

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Eroe. Djokovic riesce a vincere ancora ai Championships in una finale epica e spettacolare contro tutti e contro tutto.

La partita

Qui è difficile descrivere in poche parole una partita durata quasi 5 ore, 4 ore e 57 minuti per l’esattezza. È una di quelle sfide che vanno a finire nella raccolta TML Classic. Per scrivere quegli articoli c’è tutto il tempo che si vuole e non c’è l’impellenza di una scadenza che comunque deve essere rispettata. Però “The Show must go on”, dice il cantante dei Queen, per cui si cercherò di descrivere la finale con una maggiore ricerca della sintesi.

Sul campo più famoso del mondo si affrontano in un classico 1 vs 2 i migliori interpreti del giuoco sull’erba, anche se le interpretazioni e il testo dei 2 artisti sono molto diversi. In realtà il numero 2 sarebbe un altro, però l’algoritmo verde ha deciso così e, alla fine, ha avuto ragione. Stadio pieno di celebrità. Ci sono i grandi del passato. I campioni che hanno fatto la storia di questo sport e tanti Very Important Person che non mancano di spendere qualche milionata (si diceva una volta) per presenziare ad un evento che per loro è solo mondanità, ma per altri, è la vita. Il pubblico è tutto a favore di Federer. Non c’è nessuno motivo logico perché debba essere così. Dall’altra parte della rete c’è il numero 1 del mondo e 15 volte campione Slam, sarebbe gradito anche qualche applausino ad un atleta che sta dimostrando di essere all’altezza del più osannato collega. Sembra di stare allo Zoo, sembra di stare a New York. Nole se ne frega e trasforma come una turbina questa energia negativa in energia elettrica. Va veniamo al tennis giocato.

Inizia Federer a servire e fin da subito si capisce quale sarà il copione della partita. Siamo sull’erba e Federer è ancora il miglior del mondo in questa superficie perché riesce a giocare alla grande lo slice, anche in maniera ossessiva e ad approfittare del rimbalzo basso della palla per non permettere al suo avversario di rialzarla. Con Nadal è stata un’arma micidiale, anche con Djokovic può funzionare, ma il serbo ha un’impostazione di gioco diversa. La sua palla è più profonda e il back svizzero è troppo lento e dall’altra parte Nole è agile nel posizionarsi per colpire al meglio la palla. Roger è sempre letale al servizio, ma quando si entra nello scambio è Djokovic a fare il metronomo e Federer il guastatore di un ritmo che rilassa, ma che lui sa spezzare quando vuole. La prima palla break arriva nel 3° gioco, quando siamo sull’2-1. Il numero 3 del mondo attacca, ma la foga del dritto è eccessiva e il contropiede non va. 2 a 2. Micro-pericolo quando Federer va sotto 0-30. però recupera subito e non c’è break. Sul servizio svizzero Djokovic non sfonda perché Roger è bravo a martellare pure lui e Djokovic, stranamente, non è così performante come un tempo. Sembra che il suo colpo migliore, il rovescio, sia stato spuntato, e lo si capisce perché emerge a sprazzi in folate di vento che sembrano tornati che tagliano in diagonale il campo. Ci manca quel Djokovic che tirava questi colpi a memoria. La partita prosegue liscia e Roger arriva a 2 punti dal set sul 5-4. Però vale poco, anzi niente se l’altro poi ti massacra. È il tiebreak a decidere il 1° set. Il primo a mettere la testa avanti è Nole che si porta sul 3-1, poi Djokovic sbarella e prende 2 minibreak consecutivi. Si arriva fino al 5-3 Federer grazie a 2 colpi da fondo che spiazzano Nole, però poi la ruota gira e il numero 1 del mondo se ne va grazie a 3 unforced elvetici. E dopo 58 minuti il set va in Serbia.

Sembra un copione già scritto e un film già visto. L’ultima loro finale Slam giocata insieme, quella degli US Open 2015, non è così tanta lontana come tema dominante. Sembra finita per il quasi 38enne che è bravo ad arrivare in finale, ma come Ken Rosewall non ha la forza di ribaltare un pronostico ostico. In realtà The Muscles nel 1974 le prese amaramente per 2 volte, qui almeno Roger c’è, eccome se c’è.

Non si sa perché, per come, per quando, ma Djokovic spegne la luce. Il suo approccio al 2° set è svogliato e distratto, sembra quasi che la partita gli debba arrivare per inerzia e dimentica, per un millisecondo, che nel tennis te lo devi andare a prendere. È quasi comica l’evoluzione del 2° set che non ha assolutamente storia e sembra un intermezzo messo per riempire un buco di palinsesto. Siamo a 4-0 in un amen e ormai si sa che il set è andato. Nole alza bandiera bianca e non gioca più. Solo per le statistiche c’è il 6-1 in 25 minuti con 3 break. 1 a 1. Tutto da rifare.

Da qui in poi si vede qualcosa che non si era mai visto nelle finali recenti tra i 2 campioni. Appare qualcosa che si era vista nelle prime uscite tra i 2, ma allora gli interpreti erano molto diversi e la differenza di età si faceva sentire, a favore di Roger. Federer è più pimpante e Djokovic sembra proprio che la voglia buttare. C’era da aspettarselo che non fosse più quello della bella finale del 2014 e neppure quello del 2015, però questo Nole bastava ed avanzava per annichilire un Federer nettamente sfavorito. Il pubblico si emoziona ed è tutto da una parte. È quasi ridicolo che debba essere così e applaude e grida ad ogni punto dello svizzero. Basterebbe solo indossare le cuffie ed oscurare il televisore per capire chi ha fatto il punto o meno. Chiusa questa parentesi…il campo ci dice che è Federer il primo ad avere l’occasione di sfondare. Siamo sul 5-4 Roger e servizio serbo. Demi-volée di rovescio roteante bassissima che è più un colpo di golf che di tennis. Pubblico in delirio. È un colpo che solo lui sa giocare. Djokovic si salva con la battuta. Non doveva succedere, però il vento è cambiato, bisogna seguirlo. Nole ha un’arma che non si era mai vista prima: il servizio al corpo. Sembra questo l’unico modo per non far partire lo scambio mettendo in Zugzwang Federer che non sa se entrare con il dritto o con il rovescio. Si va al tiebreak e ancora il vento cambia. È Djokovic a dominare il gioco decisivo, come lo chiamano i francesi, portandosi avanti 5-1. Poi c’è un’accelerata elvetica e il punteggio arriva fino al 5-4. Federer però rovina tutto e non riesce a replicare ad un servizio serbo loffio. 7 punti a 4. Il numero 1 del seeding è avanti 2 set a 1 e il suo avversario non ha ancora fronteggiato una palla break. 1991 again.

Ancora una volta la partita sembra segnata. Federer ha fatto fin troppo ad arrivare fino a questo punto. Però ha ancora benzina del serbatoio e l’età non è un fattore. I primi 4 game nel 3° vanno via lisci. Nel 5° game, quando è Nole a servire, cala vistosamente e imita il suo dirimpettaio giocando un minkia game. Doppio fallo, 3 prime al vento, 1 non forzato e la frittata è fatta. Break Federer. Siamo sul 4-2 e Federer sale in cattedra e pennella il campo con il rovescio. C’è un altro break e siamo sul 5-2. Il numero 2 del seeding serve per il set però c’è un piccolo neo in questo set praticamente perfetto. È un solo break perso su 2. Conta poco se poi vai a chiudere e dopo 177 minuti si va al quinto come era successo nella finale del 2014. Un quinto set che nessuno si aspettava.

Bravo Rogerino ad essere arrivato fino a qui. Applausone. Però ora è finita. È impensabile che la possa vincere al 5° dopo essere stato sotto 2 set a 1. Infatti, è il serbo ad essere quello più lucido, quello più incisivo, anche se Federer è un mastino e non molla l’osso. 4° gioco: Le prime 3 palle break sono serbe: Roger annulla con il servizio. Ancora pericolo nel 6° gioco. Federer sbaglia 2 rovesci e Djokovic mette il passante che vale il break e 4-2. Sembra proprio finita. Djokovic deve “solo” chiudere. Game pessimo di Nole al servizio. C’è un doppio fallo sul 30 pari e una palla del contro-break. Federer non ne approfitta mettendo fuori il dritto. C’è il contro-break: Djokovic mette lungo il dritto che va poco oltre la riga di fondo. 4-3 svizzero. Sono passate 4 ore. Eroe. Nole barcolla e anche il 11° gioco è pericoloso. C’è un doppio fallo, ma si salva con una volèe in tuffo, in ricordo del suo ex coach, Boris Becker. Passa veloce il 6 pari che significa long set. Siamo sul 7 pari. Djokovic va avanti 30-0. Ci sono 3 errori serbi e si arriva a palla break. Djokovic non chiude il punto e arriva il passante elvetico. Incredibile! Federer va a servire per il 9° titolo. Primo punto serbo, ma poi si va veloci verso il 40-15. Attenzione! Punteggio fatale! Il primo match point svanisce per colpa del dritto in controbalzo che va in corridoio, poi c’è un passante slavo propiziato da una discesa a rete di Federer da rivedere ed è parità. La mette profonda Djokovic e Federer può solo abbozzare un recupero in chop. Roger manda a rete e c’è il contro-break della vergogna. Sono 7 i punti in a row messi a segno da Nole che porta tutto alla parità. Nel 23° gioco Djokovic lascia andare un vantaggio facile di 40-0 fino a palla break. Non va il passante di Federer. C’è una seconda palla break, ma Nole annulla di mestiere. Siamo sul 12 pari e ancora una volta Wimbledon fa la storia. Si era deciso di introdurre il tiebreak al 5° per evitare di disputare partite maratone e falsare il torneo, ma non era necessario metterla in finale, visto che poi finisce il torneo. Per buon senso si è deciso di non fare eccezione e per la prima volta una finale Slam si decise al tiebreak nell’ultimo set. Tiebreak: lo strappo definitivo arriva per colpa di un serve & volley svizzero che non entra. 3-1. Non ci sono altri scossoni. Siamo sul 6-3 e 3 match point serbi. Serve Federer, ma stecca il dritto e si chiude il match. 297 minuti. È la più lunga finale di Wimbledon della storia. Djokovic riesce a vincere un match che ha perso in ogni statistica che esista nel tennis. Ha vinto facendo 14 punti in meno dell’avversario. Conta poco. È lui il campione. Va a prendere niente meno che la leggenda Borg. Nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe arrivato a 5 qui, lui, ai Championships?! È il più forte. Non ci sono discussioni.

Il torneo

Come ogni anno Wimbledon presenta una sequela interminabile di tematiche da espletare, per cui si sarà uno split e in questo 1° frame ci concentreremo sul vincitore, come sembra logico fare.

Djokovic arrivava a questo torneo da favorito, però c’era più una perplessità circa la sua condizione. Uscito malamente a Parigi, non tanto per il risultato, una semifinale Slam è tanta roba, tanto nel modo. Brutta la partita con Thiem persa e ripersa tante volte e forse da “rigiocare” almeno nella mente per spazzare via i fantasmi di un Grande Slam che mai come quest’anno pareva alla portata del vincitore della sua 1a tappa, trovando conferma, qui, nella 3a tappa. Come un Borg qualsiasi sceglie di non giocare tornei su erba preparatori dando modo ai suoi colleghi di raccogliere qualche trofeino qua e là che non pesa quasi nulla. L’algoritmo verde a lui interessa poco. È il numero 1 del ranking ATP, ha vinto i Championships l’anno scorso, è il numero 1 dei numeri 1. Non ci sono dubbi. È un aspetto fondamentale questa pole position nelle teste di serie, perché il suo sorteggio, brutto sulla carta, si rivelerà, strada facendo, il più agevole dei 4 arrivati fino in fondo.

Nella prima tornata c’è Philipp Kohlschreiber, uno dei pochissimi giocatori che può vantarsi di avere battuto l’indiscusso leader del tennis mondiale. Sulla carta è un rognoso primo turno, perché Kohli è un grande specialista dell’erba e sa come si gioca su questa superficie. Però sta attraversando un momento no, diciamo che sia quasi al capolinea, per cui alcune considerazioni che in passato andavano bene, ora sono un po’ obsolete. Spazzato in 3 set. Non c’è bisogno di scrivere più di 2 byte per la sfida contro Denis Kudla, che non ha motivo di essere qua. Gli americani speravano di ritrovare i fasti antichi qui a Londra che furono di Tilden, Budge prima, Connors, McEnroe poi e infine di Agassi e soprattutto Sampras. Ma oggi non è aria. Si va avanti. Non c’è una testa di serie nel terzo di turno, ma cambia poco, visto che il seeder doveva essere il connazionale Dusan Lajovic. C’è Hubert Hurkacz nel terzo turno. Il polacco sta facendo bene in questa stagione e non vuole essere la solita vittima sacrificare. Hurk gioca 2 set stellari in cui a tratti risulta anche superiore al suo avversario. Perde il primo e vince il 2°. La parità di mezzi però si sublima nella maggiore forza e determinazione del campione in carica che ha il triplo della benzina di ogni essere umano che brandisce una racchetta e cerca di colpire una pallina gialla. Djokovic brucia il polacco a cui vanno tanti applausi, ma la storia rifiuta e va avanti. Ci pensa anche la buena suerte ad aiutare il numero 1 del mondo perché FAA è uscito a sorpresa contro Ugo Humbert. Non che ci fossero dubbi su chi avrebbe vinto l’incontro, però il teenager canadese colorato è uno dei migliori prospetti della Next Gen e ha fatto benissimo sull’erba quest’anno, e non solo. Così passa l’anonimo francese. Il classico giocatore che non sarà mai una leggenda. Così, a freddo. Nole ringrazia e combustiona il suo avversario. Nei quarti di finale c’è David Goffin. Il belga è alla ricerca di sé stesso e essere qui è già un premio alla carriera, oltre che a una felice ricompensa per questo suo 2019 che non doveva dire niente a lui, ma che si sta rivelando un’ottima annata. Non c’è la benché briciola di partita. Goffin mette solo la firma e incassa l’assegno, per il resto il suo tennis è efficace come i pompieri della notte del 26 aprile 1986 a Chernobyl con gli estintori a spegnere una reazione nucleare. Ancora non si è vista l’ombra di mezzo campione, e non c’è nemmeno nelle semifinali. Se 3 sono sopra tutti e i posti sono 4, inevitabilmente quel buco viene riempito da un tennista sconosciuto, uno che “non merita”. Spetta a Roberto Bautista Agut l’ingrato compito di essere il 4° incomodo in una partita già scritta. Il suo l’ha abbondantemente fatto, però perché non giocarsela? Ed ecco l’equino iberico irretire il numero 1 del mondo con una la trama di scambi lunghi, quasi un sacrilegio qui a Wimbledon (record con scambio di 45 colpi). Per 2 set la tattica funziona, e Djokovic è costretto a remare per fare ogni singolo punto. Però alla lunga esce il più forte, e l’Abbagnale migliore dei 2 è senza dubbio Nole. Si chiude in 4 set la semifinale, ed è una manna dal cielo considerata la maratona del 2018 con tanto di Roofgate.  Djokokovic arriva in finale senza affrontare un Top 20. Un bel vantaggio sull’altra parte di tabellone in cui c’è stata molto più bagarre, soprattutto in semifinale.

I record

  • Djokovic vince il suo 16° Slam, 3° all time dietro a Federer e Nadal
  • Djokovic vince il suo 5° Wimbledon, eguagliati Borg e Lawrence Doherty. Davanti solo Sampras, Renshaw e Federer
  • 1° a vincere Wimbledon salvando 1 match point dai tempi di Neale Fraser nel 1960
  • 1° a vincere Wimbledon salvando 1 match point in finale dai tempi di Bob Falkenburg nel 1948
  • 277 vittorie per Djokovic negli Slam (2° all time dietro a Federer)
  • 72 vittorie per Djokovic a Wimbledon (3° dietro solo a Connors e Federer)

Conclusione

Dispiace. È una sconfitta durissima per Federer che mai avrebbe immaginato in vita sua di perdere la finale di Wimbledon con match point a favore. Forse sarebbe stato meglio ritirarsi prima, come hanno fatto suoi illustri colleghi, però se giochi ancora a 37 anni suonati devi prenderti il bello e il brutto che riserva questo sport. Una finale Slam è comunque un plus che si aggiunge ad una carriera fatta di numeri impressionanti, ma quel 21 sarebbe una porta chiusa in faccia a chi vuole a tutti i costi prendersi quel record. 15 anni fa magari qualcuno poteva immaginare che Federer stato lì a 20, magari a 30, perché no. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che nella sua stessa epoca i 2 inseguitori sarebbero stati a 16 e a 18. Questo significa in piena caccia al record dei record. Djokovic è ancora lontano, però ha vinto 4 degli ultimi 5 Slam ed è deciso più che mai a non mollare fino a che non arriverà lì in alto. Ha il grandissimo vantaggio di avere ben 6 anni del leader di questa perversa classifica e anni e anni per provare quello che sembrava impossibile dopo gli US Open 2010 in cui erano serie le possibilità che Nole, il giocherellone Nole, potesse rimanere un “mono-Slam” come tanti altri. Gli ultimi 6 Slam sono stati vinti da Djokovic e Nadal che accorciano entrambi su Federer, affamati nel toglierli i record che contano. Con questo Slam che si aggiunge all’Australian Open Djokovic è proiettato verso la chiusura al numero 1 nel ranking ATP e prenotandosi per il record di settimane al numero 1 che potrebbe arrivare il prossimo anno da queste parti. È un tempo molto lungo, ma non essere numero 1 significa che c’è qualcuno che lo è a posto tuo. Chi? La corsa la fanno sempre quei 3 e, tolto Nole, Nadal e Federer non sembrano intenzionati a riprendersi lo scettro del tennis, anche perché l’hanno avuto per un bel po’. Quindi: attacco serio al record di Slam e alle settimane da numero 1. Roger traballa e ora si fa dura per lui. Ora ci sarà il cemento, superficie in cui ci sono molti più “specialisti” e con le nuove leve più abituate a giocare sull’hard ci si aspetta da loro delle performance importanti, mettendo da parte l’erba che, se qualcuno non lo ricordasse, rimane sempre una superficie di nicchia.

Ora ci saranno 3 settimane di pausa dal grande tennis con torneini più o meno importanti. Si ritornerà a parlare di tennis ad alti livelli solo in Canada, in cui non ci sarà sicuramente Federer e in cui potrebbero essere molte le defezioni dei migliori. Magari il Summer Slam potrà riservare tante sorprese. Sorprese da alcuni chieste a gran voce, senza vedere sempre quei soliti 3 ad arraffare tutti gli Slam.

Wimbledon 2019: Day 13, Finale maschile, Federer-Djokovic

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The TML Challenge 2018 – Last Day

 

Si chiudeThe TML Challenge con la 10a e ultima giornata. A chi andrà l’ambito premio? Ancora tutto da decidere in questa finale molto aperta.

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Wimbledon 2019: Day 12, Finale femminile, forse ci liberiamo di Serena

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The TML Challenge 2019

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Wimbledon 2019: Day 11, Semifinali maschili

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The TML Challenge 2018 – Day 9

Continua il The TML Challenge con la 9a giornata. Il modulo per giocare si trova al seguente link (Comunicatelo a chi non è solito leggere “l’articolo”, please).

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Wimbledon 2019: Day 9, Semifinali femminili

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Wimbledon 2019: Day 10, Quarti di finale maschili

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The TML Challenge 2018 – Day 8

Continua il The TML Challenge con la 8a giornata. Il modulo per giocare si trova al seguente link (Comunicatelo a chi non è solito leggere “l’articolo”, please).

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Wimbledon 2019: Day 9, Quarti di finale femminili

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Wimbledon 2019: Day 8, Manic Monday

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The TML Challenge 2018 – Day 7

Continua il The TML Challenge con la 7a giornata. Il modulo per giocare si trova al seguente link (Comunicatelo a chi non è solito leggere “l’articolo”, please).

Modulo per giocare

 

Chi vince Wimbledon?

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Wimbledon 2019: Day 7, Middle Sunday

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The TML Challenge 2018 – Classifica parziale

 

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