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Coppa Davis 2018: Come il Mondiale

Posted on 17 settembre 2018

Per la prima volta nella storia la finale dei Mondiali di Calcio sarà la stessa della Coppa Davis. Incredibile se si pensa che questa sarà l’ultima edizione della Davis. Però è anche vero che i brasiliani sono scarsi a tennis, quindi la coincidenza è più che giustificata.

Le 2 semifinali erano partite con gli stessi presupposti, ossia l’incertezza, ma sono terminate in maniera diametralmente opposta. In Francia c’è stato il facile sweep transalpino che ha approfittato alla grande della pesante assenza di Nadal, mentre in Croazia si è giocato un classico tie epico, con il 5° rubber decisivo. Insomma un’altra sberla ad Haggerty e alla sua lucromane riforma.

Croazia vs USA

Quando una squadra decide che si deve giocare sulla peggiore superficie per l’avversario può succedere di tutto. I valori in campo vengono completamente stravolti e le sorprese non mancano. Eppure l’inizio faceva presagire a qualcosa di diverso. Nella prima partita vengono sorteggiati Coric e Johnson. Non esattamente due terraioli. Nell’unico precedente è stato Borna a perdere. Si giocò al Roland Garros, quindi 3 su 5 (altro sport) su clay. Esattamente come oggi. Però oggi è tutta un’altra storia. Il pubblico balcanico è sempre stato caldo e nazionalista (con pessimi risultati a volte) e si fa sentire. Coric viene trascinato come non mai, ma è lui a giocare un match tatticamente perfetto. Il numero 18 del mondo sposta l’asse terrestre e lo fa girare sul suo rovescio. Ne viene fuori una partita di sfinimento in cui Johnson non può girare lo scambio e muore per asfissia. Perfetta la Croazia che non sbaglia niente fin dalle prime battute. Un break basta per portare a casa il primo parziale. Nel secondo la musica cambia un po’ e lo dimostra anche il punteggio. Steve esce un po’ dai suoi schemi e attacca costringendo l’avversario a qualche errore di troppo, che però non si scompone e gioca un ottimo tiebreak. Tutto torna come era nel primo set e il risultato non cambia. Gli USA cedono il primo punto della sfida. E ci sta. Però ora devono cambiare le carte in tavola perché i migliori sono a casa. In assenza di Sock e Isner è Francis Tiafoe il prescelto per difendere le stelle e strisce, dominatori, anche noiosi, della competizione, che però da troppo tempo non vincono. Courier manda un po’ allo sbaraglio Francis, che è all’esordio in questa competizione. Dall’altra parte della rete c’è Marin Cilic. Il punto sembra già croato e allora meglio preservare qualche energia per il doppio, che, come sempre, sarà decisivo. Il campione degli US Open 2014 fa il suo contro il negretto un po’ spaesato. Facile il primo set per lui. Francis non ha capito niente. Copione quasi simile nel 2° set, però l’americano giochicchia un po’. 6-3. È nel terzo parziale che c’è maggiore equilibrio. Finalmente il giocatore di Orlando si sveglia e allora c’è un match. Cilic suda nell’8° gioco, quello chiave. Dopo 6 vantaggi e 10 minuti passa. L’ha vista brutta. L’equilibrio nel tennis dal 1970 in poi si traduce in tiebreak. Qui è bravo Cilic a fare valere il suo maggiore peso della palla. La sgasata decisiva arriva quando infila 4 punti consecutivi. 7 punti a 5. Croazia 2, Stati Uniti 0. Si chiude la prima giornata. La Croazia ha in canna il colpo per ritornare in finale.

Željko Krajan decide di fare riposare i migliori singolaristi per schierare degli specialisti del doppio. Forse saranno poco famosi, ma Dodig e Pavic hanno vinto qualcosina nella disciplina ormai estinta. Dall’altra parte della rete c’è il record man Mike Bryan, che ha superato Newcombe come numero di Slam vinti in doppio (numero, non peso, il baffone giocava contro i migliori del mondo, Mike contro chi deve portare il mensile a casa). C’è Ryan Harrison a fare da spalla a Bryan, manca Sock, allora c’è equilibrio. All’inizio non sembra così. Gli USA incartano la Croazia che non si ricorda più come si gioca il doppio. 2 set facili. C’è il 3 su 5 anche del doppio, come succede solo a Wimbledon. Questo è tennis serio, senza minkia set. Infatti la partita gira e il 6-1 di Dodig e Pavic dimostra che bisogna portare a casa la partita prima di esultare. La batosta si fa sentire e gli yankee ricominciano a giocare a tennis. Altro parziale equilibrato deciso al tiebreak. Lo vince la Croazia. Si va al quinto. Sembra di stare davanti al Nuovo Cinema Paradiso che sta per essere distrutto per fare uno squallido parcheggio. Tutto questo non ci sarà più. E scende la lacrimuccia. The Show Must Go On. Altro parziale equilibrato e tiebreak. Come tiebreak? Sì, da qualche anno a questa parte è stato abolito il long set nella Davis. Una piccolissima modifica al regolamento che ci sta. Può anche non starci, ma ci sta. Sono gli americani ad avere la meglio per 7 punti a 5. Per il momento si salvano. Si va alla terza giornata e ancora è tutto aperto.

Mossa a sorpresa di Big Jim che decide di mettere in panchina Johsnon per fare giocare Samquerreynumero1. Una bocciatura per Steve. Però qui c’è da portare a casa la pelle. Così si punto sull’esperienza di Sam. C’è ancora Marin Cilic che oggi non sembra essere in giornata. Il suo rendimento è ondivago. Lo si nota nel primo set che potrebbe benissimo chiudere facile nel 9° gioco, ma si lascia scappare l’occasione, complice anche un arzillo Querrey che impatta alla perfezione il rovescio. Si arriva al tiebreak e arriva improvviso e inaspettato il calo da parte del giocatore con la maglia a stelle e strisce che perde malamente. 1-0 Croazia che ha ora ad un passo dalla finale. Ma ecco arriva il momento Cilic. Così come visto a Toronto contro Nadal e tante e tante altre occasioni, si lascia scappare un match già vinto. È avanti 4-3 30-15. Luce spenta. 8 punti persi. Sam respira. Porta il parziale al tiebreak. Sgasata croata che infila 5 punti consetivi. Non bastano. Luce inesistente. 7 punti consecutivi americani. 1 set pari. Non è finita per niente. 3° parziale che nasce nel segno dell’equilibrio, poi Cilic perde la testa. Rompe una racchetta, prende warning da Ramos. Sì, quel Ramos, e butta via il set per 6 giochi a 3. Ancora equilibrio iniziale e poi schianto nel 4°. Il crack arriva nel 9° gioco. Facile da portare a casa, ma chokato alla grande. Si chiude al secondo match point. Courier entra in campo per osannare il suo cavaliere. Sarà 5° rubber decisivo, secondo la migliore tradizione dello Sport.

Il pubblico croato è scosso da quando è appena successo e si affida al giovane Coric. Gli USA schierano ancora Tiafoe che sente la pressione di una super-potenza sulle spalle. L’andamento del match è stranissimo. Francis si mette a fare il pallettaro e aspetta l’errore avversario. Una tattica inattesa. Sembra pagare nel primo set quando sono gli Stati Uniti a vincere con un tiebreak perfetto (7 punti a 0). Coric non ci sta e demolisce l’avversario. Facile 5-0 dopo venti minuti e chiusura sul 6-1. Borna non è uno che sente la pressione e lo dimostra. Altro 4-0 nel terzo set e la partita sta per precipitare. Però Coric vuole imitare il suo connazionale più forte e perde la testa e i 5 sensi. 4 giochi a 0 statunitensi. Incredibile. Siamo sul 4 pari. Poi 6 pari e altri tiebreak. Qui succede di tutto. Sono 24 i punti giocati. Ci vuole un libro per ognuno di essi. Il più importante lo sbaglia Coric che manda fuori la palla. ACE Tiafoe. 13-11. Gli USA sono ad un set dalla finale. Coric ritorna nei suoi ranghi e fa valere il suo peso. Pesante 6-1 nel 4° set. Si va al 5°. Ultimo set, dell’ultimo rubber decisivo. La migliore tradizione della Davis. Altra lacrimuccia. Il break decisivo arriva sul 2 pari. Poi 4-2. Si chiude qui la tenzone. Nessuno scossone. 6-3 Croazia che torna in finale dopo quella persa clamorosamente contro l’Argentina in casa.

Francia – Spagna

Il meraviglioso climax della sfida croata trova un opposto contraltare in un classico filotto che non ammette repliche. I valori in campo sono più o meno equilibrati, ma sono il pubblico e la superficie a fare la differenza. Nel primo incontro scendono in campo Benoit Paire e Carreno Busta. L’instabile francese decide che oggi è una giornata sì e impala il suo avversario. Solo nel primo set si ha partita, e a dire il vero è lo spagnolo a fare la voce grossa. È Carrello a breakkare per primo nel 5° gioco dopo aver salvato una palla break nel 4°. C’è la possibilità di allungare anche nel 7°, però Paire si salva. Nel 9° gioco si sono 2 set point spagnoli che scappano via, ma sono sul servizio francese. C’è un terzo set point sul proprio servizio, ma scappa anche questo. Benoit alza i giri del motore e controbreakka. Ci sono anche 2 doppi falli per lui, ma non bastano a farlo cadere. 5-4. Si chiude con un altro break transalpino. 6-4. Di fatto la partita finisce qua. Il pubblico di Lille si gasa e gasa il suo beniamino. Paire gioca da grande campione e Pablo esce dal campo. Severo per lui il 6-1 6-0, però non c’è storia. La Francia si porta meritatamente sull’1-0. Però ancora non è deciso niente.

Nel secondo match di giornata ci sono Pouille e AGUT. Lucas sta vivendo un momento poco felice della carriera, quale migliore occasione per riscattarsi in questo tie così importante. Nonostante le buone intenzioni è il francese a giocare male, complice anche un volitivo Roberto che martella con il dritto. Bene nel primo set che va alla Spagna. Nel secondo set si sveglia il Pulcino che migliora in tutti i fondamentali, tranne nei colpi di testa. Va a servire per il match sul 5-3 e spreca malamente aspettando che l’avversario gli regali il game. Game assurdo di 20 punti. Pouille ha anche la possibilità di chiudere, ma è bravo Bautista a chiudere la porta e poi mettere a segno il colpo decisivo. Si va al tiebreak. Lucas sale subito 6-3, per pasticciare un po’ e chiudere sul 7-5. 1 set pari. Nel terzo set parte meglio il giocatore ospite che però non concretizza. Sfugge via il 3-0 iniziale che diventa 3-4 in un amen. Ci sono 3 set point sul 3-5, però non si passa. Il match è duro come il campo sotto i piedi dei 2 giocatori. Pouille deve sudare 7 camicie, però riesce comunque a chiudere per 6 giochi a 4. 4° parziale all’insegna della bandiera rossa e gialla. AGUT non concede nulla questa volta e vola sul 4-1. Servizio perfetto e risposta fendente. 6 a 2 Spagna. Si va al quinto. Il parziale si decide nel 9° gioco. 0-30, poi 30-40. Rovescio a farfalle. È break. Quello giusto. Il Pulcino chiude sul 6-4. 2 a 0 Francia. Ora è durissima per la Spagna. Ci sono anche dei buoni doppisti iberici, ma quelli dell’altra parte della rete sono migliori. Senza dubbio.

Doppio senza storia quello giocato da Bennetau (ultima stagione per lui) e Mahut (anche lui a fine carriera) che decidono di dare un contributo determinante per la vittoria transalpina. Dall’altra parte della rete ci sono Granollers e Feliciano Lopez, ma sono inconsistenti. Il 6-0 iniziale è la fine annunciata per un incontro che non ha storia. Nel secondo set basta un break per i transalpini, che si complicano leggermente la vita nel terzo parziale subendo il break nel 2° gioco per poi riprenderlo nel 7°. Tiebreak lungo, ma senza set point spagnoli. Si chiude al 3° valido per i transalpini. Sul Rebound Ace, la superficie che era stata degli Australian Open dal 1988 al 2007, la Francia ribadisce la sua supremazia a livello di squadra e ritorna in finale da campione in carica. Non accadeva dal 2013 che i detentori del titolo tornassero in finale l’anno successivo. Allora fu la Repubblica Ceca a bissare il titolo.

L’ultima finale della Coppa Davis si giocherà in Francia, molto probabilmente sulla terra battuta. Però non è così scontato, molto dipenderà dai protagonisti che la giocheranno. Pronostici rimandati così a novembre. I croati sognano una rivincita contro i galletti che a Mosca. Il 15 luglio, il giorno della finale di Wimbledon, hanno vinto IL Mondiale, quello per eccellenza, dove non è necessario specificare lo sport. L’ultima insalatiera vedrà ancora una volta vincitori Les Bleus? La Croazia non ci sta e prepara il colpaccio.

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