Coppa Davis 2019: El Hombre del Destino

Rafael Nadal. È lui l’Uomo del Destino che vince da solo la 66 Coppa Davis per la Spagna.

Il torneo

Difficilmente nella storia del tennis una Davis era stata così dominata da un solo giocatore. Qui c’era stato un approfondimento che risulta un po’ datato. Borg nel 1975, Becker nel 1989 e soprattutto Murray nel 2015 erano stati gli artefici quasi esclusivi del trionfo della loro Nazionale nella Coppa Davis. Però qui siamo andati oltre. Nadal ha chiuso con 5 singolari e 3 doppi vinti, giocati nell’arco di una settimana, ma soprattutto è riuscito nell’impresa di non farsi mai breakkare sia nel singolare, e questo ci può stare, ma soprattutto nel doppio, dove non tutto dipende da te. Non abbiamo dati ante-1991 sui break, ma possiamo essere sicuri che chiunque abbia vinto l’Insalatiera ha perso qualche volta il servizio, se non fosse che, per chi l’avesse dimenticato, si giocava con il 3 su 5.

Un’edizione completamente nuova del torneo e che per questo meriterebbe un nuovo nome, se non altro perché dell’idea che era stata di Dwight Davis è rimasto ben poco, ha visto trionfare la squadra di casa. Era stato fin da subito uno dei punti controversi della riforma quello di non poter disputare i propri tie nei propri circoli, e alla fine ha prevalso l’unica squadra che poteva avere il tifo a favore. In una Caja Magica trasformata in un palaghiaccio per il tennis, togliendo la sua superficie terrosa che qualcuno addirittura dice essere stata anche blu, 18 Nazionali hanno dato il massimo per poter onorare una manifestazione che è stata stigmatizzata in lungo e in largo da tutti, sia dai giovanissimi che dai vecchi tromboni, di cui già si sapeva a priori la loro opinione.

Ma veniamo alle partite, del format parleremo più avanti. Dicevamo della Spagna. Bene, Pique ha pregato con la stessa veemenza di Nino Manfredi in Operazione San Gennaro il suo Santo protettore, Rafa Nadal, perché partecipasse a questo evento che è stato voluto fortemente dal calciatore messicano, presto etichettato come “poco esperto” del settore. Nadal non poteva non andare in Spagna a giocare per la sua Nazionale, non poteva stare a casa a guardare una Caja Magica tutta colorata di rosso per una Nazione che sta dominando da inizio secolo in tutti gli sport. Il numero 1 del mondo c’è e se c’è vuol dire che gioca al massimo. Non esiste in nessun universo conosciuto e non che il mancino di Manacor possa in qualche modo sottovalutare o non esprimersi al meglio in qualsiasi azione che riguarda la sua esistenza. Se deve essere al 99.9% meglio rimanere a casa. È la mentalità di un vincente, è la mentalità di un guerriero, è la mentalità di un ossessivo. La Spagna in questi anni avrebbe potuto vincere quasi tutte le edizioni della Davis, se non fosse per la defezione, più o meno voluta, dei suoi top player, soprattutto quella di Rafa. In troppe occasioni non ha potuto difendere i suoi colori, e la sua assenza è stata determinante per una eliminazione precoce dal torneo della Roja. Messe da parte le delusioni, più o meno gravi, del recente passato, la Spagna si è presentata qui con una squadra più o meno raffazzonata, non potendo contare sullo scalatore, sempre numero 2 della squadra, David Ferrer, ma il numero 1 da solo basta e avanza per avere la meglio su delle compagini che non sempre schierano i migliori tra le loro fila.

Eppure, l’avventura dell’Armada Invencible era partita tutt’altro che bene. Contrapposti alla temibile Russia, hanno dovuto fare gli straordinari per poter portare a casa il punto decisivo. La Russia è la Nazione che meglio di ogni altra ha saputo raccogliere di più da tanti giocatori diversi. Gli assi dell’Armata Rossa sono tanti, però qui manca il più forte, quello che ha stupito di più in questo 2019, Daniil Medvedev. Rublev e Khachanov non sono dei rincalzi, ma Danilo ha saputo dimostrare di essere una spanna ai seppur volitivi connazionali. È il giustiziere di Federer a Cincinnati, Rubliof, ad avere la meglio su Bautista Agut, che è schierato come numero 2 della squadra…molto numero 2. Pessimo è il tiebreak del 3° set e dopo la prima partita la Spagna è con l’acqua alla gola. Ci pensa Nadal a togliere le castagne dal fuoco vincendo con un po’ di fatica contro Karen. 1 a 1 da quest’anno in poi significa: doppio decisivo. Lo giocano gli esperti Granollers e Lopez per la Spagna, mentre sono i giovani inesperti e temibili Rublev e Khachanov a difendere la propria bandiera. Vincono i più esperti, vince la Spagna. Il secondo tie è inesistente. I campioni in carica della Croazia, orfani del loro numero 1 Marin Cilic, schierano una formazione da circolo equestre che serve solo per timbrare il cartellino. Né Mekti, né Gojo possono essere un’insidia, forse non sono neanche tennisti, per la Spagna che prende il bottino pieno. 3 vittorie su 3 con 0 set lasciati per strada. Conta poco questo score se passi come primo, però sempre meglio mettere le cose in chiaro.

Dai quarti di finale in poi si comincia a fare sul serio e non si può più sbagliare. Ancora partenza falsa dei futuri campioni che gettano alle ortiche una vittoria già in cassa contro Pella e la sua Argentina. Carrello Busta getta via un match già vinto, ma, si saprà dopo, era infortunato. È ancora l’Uomo del Destino a prendere per mano la sua squadra disintegrando quello che è possibile vedere e altrettanto percepire del piccoletto Diego Schwartzman, che viene spazzato via da un determinatissimo 19 volte campione Slam. Nadal gioca anche il doppio e anche qui brilla di luce propria. Nonostante Granollo sia più esperto, è Rafa a fare da skipper ad una barca che altrimenti affonderebbe ben presto. Gonzalez e Mayer non sono così performanti, ma il 2° set preso fa tremare la Caja Magica. La paura passa presto quando Rafael da Manacor dimostra tutte le sue qualità da tennista tout court. A rete è una faina, e i suoi riflessi farebbero saltare qualsiasi martelletto che li volesse testare. La vittoria decisiva è sua, anche se nel doppio i meriti di dividono sempre a metà.

Ancora in salita il tie dei padroni di casa che schierano il 38enne Feliciano Lopez in singolare. Contestabile è la scelta di Sergi Bruguera, anche se è una scelta forzata. Carreno è infortunato, e Agut è dovuto scappare a casa per la dolorosa perdita improvvisa del padre. Kyle Edmund dispone facile di un Feliciano ormai abbondantemente sopra quota 100: quella per andare in pensione. È una partita storica questa, a modo suo. Lopez colleziona la sua 444a sconfitta della carriera e si prende il record negativo dell’Era Open. Ancora tutto in mano a Nadal. La furia cieca si riscalda nel primo set contro il sempre positivo Daniel Evans, ma quando si rompe la barriera della luce rimane ben poco del britannico che non può far altro che prendersi il bagel spagnolo, il 108° inferto da Nadal in carriera. Feliciano gioca il doppio e, sulla carta, sarebbe anche uno specialista. Ma ce ne vorrebbe seriamente uno per lui. È un cane, e ancora una volta Nadal si improvvisa doppista. Non è uno specialista, lui, anche se in teoria è campione olimpico della specialità. Però nel tennis il concetto di olimpico sfuma in considerazioni spinose di ordine storico-statistico. Dall’altra parte della rete di sono Jamie Murray e Neal Skupski, ma Rafa se ne frega e allestisce il miglior repertorio che un doppista possa mai mettere in campo. Il suo giuoco di volo incanta tutti e zittisce ancora una volta chi guarda il nome e non le partite. C’è lo spazio anche per qualche gioco di prestigio, tanto per non farsi mancare nulla. Però quello che conta è il risultato. 2 set a 0, ed è finale.

All’atto conclusivo arriva il Canada. La Force of North è la compagine che insieme alla Russia ha saputo esprimere tanti talenti in questa stagione che ci ha regalato tanti nuovi protagonisti. Il Canada, privo (quasi) di qualsiasi tradizione tennista, ha saputo tirare fuori tanti giovani che nei prossimi anni saranno senza dubbio protagonisti. Sono i 2 più promettenti virgulti del vivaio targato Maple Leaf a scendere in campo in una Caja Magica trasformata in una bolgia scarlatta. Il primo a cercare di portare a casa un trofeo, che definire storico sarebbe poco, è FAA, giovane, giovanissimo colorato canadese che ha raccolto “solo” 3 finali, ma ha saputo ritoccare record di precocità che duravano dai tempi di Becker e lo stesso Nadal. Bautista Agut è il suo avversario. Una grande storia di sport, ma soprattutto di umanità questa. Scappato di fretta agli strazianti funerali del padre, ha dato la sua disponibilità a Bruguera per poter marcare il suo nome nell’insalatiera. Bruguera non ha saputo dire di no e così Roberto è sceso in campo. Dopo un primo set combattuto Agut ha preso il largo, approfittando dell’inesperienza dell’avversario, molto probabilmente schierato troppo presto e male in un contesto dove non conta solo saper giocare bene. Spetta a Nadal portare a casa la Coppa nella mancata sfida che doveva esserci a Bercy, quella contro Shapovalov. Denis fa quello che può, ma questo Nadal lo può fermare solo un Lee Oswald che si sia ingozzato di carote. Difficilmente si ricorda un giocatore così determinato, motivato e trascinatore in una singola manifestazione. Rafa tentenna solo nel secondo set dove il suo avversario arriva a set point, ma conta poco. L’ultimo punto è suo. Si sdraia a terra come nelle migliori occasioni. L’Insalatiera è ancora spagnola. La squadra esulta tutta. Però la Coppa è tutta merito del giocatore che più di ogni altro ha saputo sublimare il concetto di agonismo regalando così uno spettacolo unico che di fatto salva una manifestazione nata male e che si porterà dietro gli strascichi di una riforma troppo rapida e poco voluta e per questo inevitabilmente piena di buchi. Dal 2000 la Spagna ha collezionato 6 insalatiere, 5 di queste sono state vinte grazie a Nadal, che riuscì a battere da ragazzino Andy Roddick in una partita epica in quel di Siviglia. È mancato molto il 3 su 5, quello sì che dà epicità al tennis. Poco importa. Nadal ha salvato questa manifestazione che altrimenti sarebbe stata molto monca e poco apprezzata soprattutto da chi, da integralista, non accetta a priori questo nuovo format. Ora la partita si sposta verso il non tanto camuffato doppione dell’ATP Cup che si giocherà tra 6 settimane. Un mistero che si aggiunge ai tanti dell’affascinante della storia del tennis. Pensavamo che la riforma del 2009 fosse l’ultimo schiaffo ad uno sport che per secoli ha cercato un suo equilibrio, però ancora non sono finite le guerre tra associazioni e federazioni che hanno sempre fatto male a questo sport. Aspettiamo fiduciosi il nuovo anno che senza dubbio sarà unico, anche per via delle Olimpiadi. See you next year.