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The GOAT Theory: Il Redshift

Posted on 07 febbraio 2018

 

La serie di articoli pubblicati in precedenza, molto noiosi e pedanti sono propedeutici a spiegare quanto verrà riportato in questo. La tesi che dobbiamo dimostrare è il “redshift“, termine preso in prestito dalla cosmologia che ci dice che il nostro universo è in continua espansione, un’espansione in costante accelerazione che fa aumentare le distanze tra i vari corpi celesti che lo compongono. Questo effetto ha ssunto questo nome perché scrutando le stelle sempre più lontane da noi si nota uno spostamento verso il rosso causato dall’effetto Doppler in un sistema che si allontana da quello dell’osservatore (non diamo altre spiegazioni scientifiche, non è quello che ci interessa).

Già più di un anno e mezzo fa si era aperta una breccia in questa direzione cercando di spiegare come la distanza tra gli Slam e gli altri tornei non era così esorbitante come oggi. Bene, qui approfondiamo in maniera esaustiva questo concetto ampliandolo globalmente ed estendendolo dal 1973 ad oggi.

  • 1973

Non ci rimane che partire dal 1973. Gli Slam assegnavano 50 punti ATP, quelli della categoria inferiore 35. Differenza = 15. Detta così ha poco senso perché i punti sono adimensionali, non indicano una grandezza fisica ben distinta, ma sono solo una convenzione e soprattutto una convenzione imposta, nel senso che non nasce da un particolare calcolo deterministico, ma solo da esigenze contingenti, alcune delle quali legate alle situazioni più disparate che comprendono anche la volontà degli organizzatori dei tornei e dei dirigenti del tennis, quindi quanto di meno scientifico possa esistere. E’ importante in questo tipo di indagine andare ad esplicare le categorie con i tornei reali. Questo piccolo dettaglio è trascurabile oggi, ma negli anni ’70 e soprattutto ’80 era strutturale, perché esistevano più categorie che tornei, quindi inutile parlare di categorie astratte se poi nella realtà non esistono. I tornei della massima categoria sono 3, si esclude l’Australian Open che, come ribadito tante volte, non era un Major pur essendo uno Slam, e si include la Triple Crown: Roland Garros, Wimbledon e US Open. Quelli della categoria B erano 2. Lo special event di Las Vegas non appartenente né al Grand Prix, né al WCT con un super-montepremi di $150,000 superiore addirittura agli Slam nonostante un tabellone a 32 giocatori.  E gli Internazionali di Roma con un montepremi più basso, $104.000, ma con un tabellone a 64.

  • 1974

Il redshift inizia a manifestarsi già dal secondo anno di vita del ranking ATP. Alla categoria A viene assegnato il massimo punteggio di 120 punti, quelli della categoria B 100. Differenza = 20 > 15 dell’anno precedente. Il redshift è presente anche nei montepremi, ma questo era facilmente prevedibile. E’ banale dire che i prize money negli anni sono aumentati, ma questi non dipendono solo da decisioni di gabinetto, ma sono dettate da altri fattori non ultimo l’inflazione che per definizione fa aumentare i prezzi. Nel 1974 c’è sempre la Triple Crown in cima a tutti. Roma perde il suo status di category B e scende a C. A presidiare la prima fascia sono gli special event (come Las Vegas 1973) di Tucson e sempre Las Vegas con prize money uguale a quello degli Slam di $150.000 (Solo Wimbledon arriva a $167.000).

  • 1975

Se siete stati attenti non c’è bisogno di ribadire che nel 1975 il sistema ranking è uguale a quello del 1974, per cui stessa distanza tra tornei di categorie diverse. Non c’è redshift, anche perché i top tournaments rimangono gli stessi, ci sono delle variazioni solo a livello di montepremi, delle variazioni che però premiano gli eventi della 2a categoria: Las Vegas e Tucson alzano il tiro e si assestano rispettivamente a $150.000 e $175.000, quest’ultimo al di sopra di tutti anche degli Slam che hanno il loro massimo prize money negli US Open con $166.000

  • 1976

Altra piccola rivoluzione e redshift che torna protagonista. Viene creata la categoria AA per gli Slam che ora assegnano 140 punti, salgono anche i tornei della 2a fascia che arrivano a 120 punti, questo vuol dire che la differenza rimane invariata pur aumentando quella con i tornei della 3a fascia in giù. Caso strano il 1976. A parte il solito trio della Triple Crown nella category A non vengono inseriti i tornei di Palm Springs, Las Vegas e Roma, ma al loro posto ci sono: Teheran, Stoccolma e Johannesburg. Tutti e 6 gli eventi hanno un prize money di $150.000 tranne Palm Springs (attuale Indian Wells) che sale fino a $200.000 secondo solo agli US Open. Decisione discutibile questa, che lascia dei dubbi circa la valutazione di questi eventi che così risultano sfasati rispetto a quello che la logica dei numeri ci suggerirebbe. Ma, come ribadito più volte, questo è un metodo con delle regole sempre imposte dall’alto e bisogna accettare quello che ha stabilito l’ATP.

  • 1977

Il sistema del 1976 ritorna nel 1977 quindi niente redshift a livello teorico, ma grande rivoluzione nella pratica. La Triple Crown per un attimo smette di essere Triple e diventa addirittura Quintuple. Gli Slam di questa annata sono ben 5 con le 2 edizioni di gennaio e dicembre degli Australian Open inseriti nella massima categoria. Scompare la bruttura dell’anno precedente e giustamente sono premiati i tornei migliori con grandi tabelloni e soprattutto tanti dollari sonanti quali Las Vegas, $250.000, e Palm Springs a $225.000.

  • 1978

Stesso sistema, stessa distanza Slam-top tournaments e niente redshift. Però come sempre non mancano le novità. L‘Australian Open rimane nella massima categoria avendo lo stesso prize money degli US Open, disputati per la prima volta sul cemento. Su tutti si staglia il Roland Garros che ha un prize money di $337.500 però la differenza con lo Slam newyorkese – $300.000 –  non è così dirimente come lo sarà in futuro, futuro in cui ci sarà un’accelerazione del redshift. Vengono promossi a top tournaments della 2a categoria Memphis e Philadelphia che si aggiunto ai già presenti Palm Springs e Las Vegas. Tutti eventi con $225.000 di montepremi tranne il torneo del Nevada con $250.000.

  • 1979

Lintroduzione del sistema a stelle sconvolge completamente l’ecosistema ATP. Come riportato nellarticolo precedente anche le minime variazioni di tabellone, montepremi e addirittura di ranking dei partecipanti facevano variare le categorie. In questo caso particolare, che poi riguarderà tante annate dell’ATP, il redshift riguarda anche tornei contigui, ma dove è possibile individuare delle classi riconducibili alle vecchie A-AA e B. Per renderci conto di tutto è meglio addurre l’esempio pratico, in maniera astratta è quasi impossibile capire quello che è successo nel 1979. Il “migliore” torneo dell’anno è il Roland Garros con $375.000 di montepremi, tabellone a 128 e draw difficulty 3, questo gli consente di avere ben 21 stelle, ossia 220 punti per il vincitore. Wimbledon e US Open si trovano sullo stesso piano avendo un prize money identico di $300.000. 18 stelle per loro. L’Australian Open pur avendo un grande montepremi di $350.000 perde nella colonna del draw difficulty ferma solo a 1 stella. Per lo Slam aussie le stelle sono 17.

I 2 migliori eventi non Slam per il 1979 sono Rancho Mirage e Memphis con $200.000 di montepremi, tabellone a 64 e DD = 3. Totale 15 stelle, tradotto in punti: 160. I calcoli sono semplici: il massimo torneo assegnava 220 punti, quello della categoria inferiore 160, il che fa salire il redshift fino a 60 punti, il triplo della precedente versione.

  • 1980

Il paradigma e il sistema usato nel 1979 ritorna nel 1980, ma, come è facile immaginare, ogni piccola variazione fa aumentare il numero di categorie e le distanze tra i tornei di fascia superiore con quelli della fascia inferiore. Ancora Roland Garros al 1° posto con $400.000 di montepremi che mantiene le prerogative dell’anno precedente guadagnandosi così 22 stelle. L’Australian Open acquista una stella nella sezione DD arrivando esattamente alle stesse stelle di Wimbledon e Australian Open, 18. Curioso notare come lo Slam Down Under abbia un montepremi superiore ai ben più prestigiosi (ai tempi) Slam di Londra e New York. I massimi tornei della categoria inferiore agli Slam sono Rancho Mirage e Tokyo Indoor. 15 stelle e redshift che sale a 230 – 160 = 70 punti. Ancora in aumento.

  • 1981

Nel 1981 il montepremi degli Slam lievita considerevolmente. Gli US Open assegnano $500.000 e diventano il primo torneo del mondo. Inutile dire che il DD è massimo, 3, e c’è un tabellone a 128 giocatori. Le stelle sono 22. Il giochetto degli altri Slam si ripete con Wimbledon e Roland Garros, e Australian Open ricco in dollari, ma povero nei partecipanti. Questi 3 Slam stanno sullo stesso livello e hanno 20 stelle a contraddistinguerli.  I tornei della categoria inferiore sono 3, ma sono molto distanti dagli Slam e sono: Philadelphia, Las Vegas e Tokyo Indoor, 14 stelle con 150 punti per loro. Ancora aumento della distanza tra Slam e top tournaments che arriva a 80 punti.

  • 1982

Il 1982 è l’anno di Lamar Hunt e del grande ritorno in auge del WCT, questo si traduce in un ulteriore balzo in avanti dei montepremi e di conseguenza delle stelle assegnate ai tornei. $600.000 di prize money danno agli US Open 24 stelle, + 3 per il draw a 128 e 3 per il DD massimo. Totale 30 stelle = 310 punti. Gli US Open sono talmente in alto che si distanziano anche da quelli della stessa categoria. Nessuno può competere con lo Slam a stelle e strisce. Wimbledon fa quello che può e propone un prize money di $500.000, che gli conferisce 20 stelle + quelle di bonus arriva a 26. $450.000 sono messi in palio da Roland Garros e Australian Open, ma lo Slam parigino è avanti per il differente DD. Le stelle dei 2 Slam sono rispettivamente: 24 e 22. Il primo torneo della categoria inferiore risultata a sorpresa Cincinnati che mette a disposizione $300.000 così come Roma e Toronto, ma molto meglio frequentato dai top player così acquista il massimo bonus per il DD, 3, mentre gli altri 2 arrivano solo a 2 stelle supplementari. Il torneo dell’Ohio così è il primo torneo non Slam dell’anno con 17 stelle e 180 punti assegnati al vincitore. Il Super-US Open assegna 310 punti, così si ha ancora un aumento del redshift. 310 – 180 = 130 punti.

  • 1983

Stesso sistema, montepremi che aumentano e stelle che si regolano di conseguenza. Il 1983 è l’ultimo anno in cui si usa il sistema adottato nel 1979 e il sistema di media fisso. Dal 1984 verrà rivoluzionato tutto. Lo US Open si staglia sui $850.000 e tocca il massimo di stelle che un torneo abbia mai raggiunto: 40. Gli altri 3 Slam si distanziano ancora di più. Al 2° posto si colloca Wimbledon: $750.000 di prize money e 36 stelle. $675000 per il Roland Garros, 33 stelle. Balzo indietro per gli Australian Open: $500.000 e solo 2 stelle di DD, totale = 25 stelle. Per quest’anno il massimo torneo non Slam è quello di Montreal che sta davanti a Milano, suo stretto parente con $350.000 di montepremi, ma tabellone a 64 vs 32 e DD =3 contro i 2 della città italiana. Il torneo canadese arriva a 19 stelle per un totale di 200 punti, US Open = 410, Diff = Redshift = 200.

  • 1984

Nel 1984 arriva una grande rivoluzione nel sistema ranking che riguarderà il periodo 1984-1989. Il sistema, o meglio la tabella delle stelle, se così possiamo chiamarla, rimane invariata, cambia invece radicalmente il modo di assegnare le stelle. Non più una semplice divisione per $25.000 del prize money + bonus crescenti in base al tabellone + DD, ma un sistema di assegnazione monotono decrescente per ogni categoria di prize money, un po’ come avviene per la bolletta del metano che fa pagare x centesimi al m3 fino a tot, poi y (y > x) fino a tot2 (tot2) e z (z>y>x) fino a tot3. In questo caso particolare le classi di attribuzione delle stelle sono:

  • Tra $25.000 e $150.000 1 stella per ogni $25.000 di montepremi in più
  • Da $150.001 e $500.000 1 stella per ogni $50.000 di montepremi in più
  • Da $500.001 e $1.025.000 1 stella per ogni $75.000 di montepremi in più
  • Oltre i $1.025.000 1 stella per ogni $100.000 di montepremi in più

A queste stelle si aggiungono i bonus per il draw, esattamente:

  • 0 per tabellone a 32
  • 1 per tabellone a 48
  • 2 per tabellone a 56
  • 3 per tabellone a 64
  • 4 per tabellone a 96
  • 5 per tabellone a 128

Viene eliminata la DD.

Come è facile intuire questo nuovo tipo di sistema fa sì che la corsa alle stelle iniziata nel 1979 viene interrotta e che i nuovi tornei inevitabilmente si trovano ad essere classificati con meno stelle. E’ un unicum nel corso della storia del tennis, perché la curva del redshift ha un picco verso il basso, non sarà l’unico, però nonostante tutto la distanza tra i tornei dello Slam e i top tournaments rimane invariata o aumenta.

Il migliore torneo è lo US Open che assegna 270 punti, dietro ci sono: Wimbledon con 260 e Roland Garros a 250. Ancora dietro l’Australian Open con 190 punti. Il migliore dei tornei non Slam è Forest Hills con i suoi $500.000 di montepremi che assegna virtualmente 160 punti. Virtualmente perché in quest’anno tutti i tornei facenti parte del WCT non davano punti ATP. ll redshift (virtuale) in questo caso è 270 – 160  = 110.

  • 1985

Il sistema entrato in vigore nel 1984 perdurerà fino al 1989 per cui non ci sono sorprese nel 1985. Per risalire ai punti massimi assegnati dai tornei ci sono 2 vie: o cercarli ad uno ad uno, o risalire ad essi come mostrato nell’articolo precedente. Ci affidiamo a questo secondo metodo, molto più rapido. Estrapolando i punti ATP vinti dal trionfatore di un torneo e purificati dei bonus abbiamo i veri punti. La grandissima novità per questa stagione è la nascita del torneo di Delray Beach, poi Key Biscane o Miami, un grande evento che aveva tutti i crismi e carismi per essere considerato alla stregua degli Slam. Grandissimo montepremi e superiore in tutto e per tutto agli Australian Open. In questo caso il redshift subisce una battuta d’arresto, o meglio allarga lo spettro da 4 a 5 tornei che sono più o meno sullo stesso piano. Gli Australian Open assegnano 190 punti a fronte di un prize money di $645.000 e un tabellone a 96 giocatori. In Florida fanno le cose in grande e si permettono di mettere sul piatto $750.000 con un tabellone a 128 giocatori. Questo significa che non avrebbe senso calcolare il redshift tra Slam e Delray Beach, esso va calcolato con il primo torneo con tabellone non a 128 o 96. Dal gruppo si erge il torneo su terra verde di Forest Hills già sede gli US Open. Ottimo evento con $500.000 di prize money e tabellone a 64, tradotto = 170 punti. Gli US Open assegnano 290 punti, Wimbledon e Roland Garros 270, 230 per Delray Beach e 190 per gli Australian Open, il redshift in questo caso è 290 – 170 = 120. Ecco che la distanza ritorna a salire e lo sarà fino ai giorni nostri.

  • 1986

Anno strano il 1986. Non si giocano gli Australian Open che però vengono ben rimpiazzati dal torneo di Boca West (sempre torneo della Florida che si sposterà in diversi sedi, ma è sempre quello, il famoso Lipton). Finalmente tutti gli Slam assegnano gli stessi punti, 290, con il Lipton 230. Tra i top tournaments della 2a fascia emerge ancora Forest Hills e sempre con lo stesso punteggio, questo significa che il redshift rimane costante. 290 – 170 = 120.

  • 1987

I montepremi aumentano sempre di più e sono gli US Open a fare la voce grossa, 330 punti al vincitore. Wimbledon e Roland Garros rimangono un po’ indietro con 310 e il Lipton continua ancora a stare sopra gli Australian Open. Lo Slam aussie ha sempre un tabellone da 96 giocatori a fronte dei 128 del torneo della Florida sempre intenzionato a sfilare il posto di Major al torneo di Melbourne ma che non riuscirà mai in questa impresa. Da quest’anno in poi emerge un torneo che negli anni era stato molto bistrattato. Stiamo parlando nel torneo di Parigi-Bercy, torneo indoor che sarà il punto di riferimento del circuito per quanto riguarda i tornei non Slam. In questa stagione supera di gran lunga Forest Hills con i suoi $700.000 di montepremi a fronte dei $500,000 del torneo newyorkese, ma lo scarso tabellone a 32 a fronte di quello a 64 del concorrente non gli permettere di acquisire stelle aggiuntive. Bercy e Forest Hills sono così esattamente sullo stesso piano 170 punti per entrambi. 330 – 170 = 160. Redshift che continua ad aumentare.

  • 1988

Il 1988 è un anno storico per gli Australian Open. Finalmente il torneo viene spostato in una sede più consona ad un evento di questa portata. Il Kooyang è ormai obsoleto e il Melbourne Park (allora Flinders Park) è pronto per ospitare il rinnovamento e la modernità. Si passa al cemento, superficie ormai dominante nel circuito, e il tabellone diventa a 128 giocatori, come era prevedibile, questo produce l’aggancio al Lipton. In questa stagione i 2 tornei sono sullo stesso livello. 250 punti per loro. Gli altri Slam continuano ad aumentare i prize money, così in proporzione aumentano anche i punti assegnati. Sono 350 per i tornei della (ex) Triple Crown. Si era parlato di Bercy nel paragrafo precedente ed eccolo capolista della categoria top tournaments con i suoi $810.000. Forest Hills è superato definitivamente e sarà il torneo parigino a diventare punto di riferimento come accennato in precedenza. Tabellone a 32 e prize money di $810.000 danno 210 punti. Da sottolineare però come gli Australian Open siano ancora dietro. Sembra un dato scontato, ma non lo è visto che nelle analisi si considerano equipollenti tutt’e 4 gli Slam dal 1988 in poi. Non è vero. Nel 1988 ci sono 350 punti per la Triple Crown, 250 per gli Australian Open, una bella differenza. Il gap verrà ricucito solo dopo diversi anni. L’effetto che possiamo constatare è ancora un aumento del redshift che sale a 350 – 210 = 140.

  • 1989

L’equipollenza, almeno per quanto riguarda i punti del ranking ATP, dura solo un anno. Wimbledon non sente ragioni e alza il montepremi fino a $2.200.000. Gli altri Slam non possono stare al passo anche se non lesino di elargire dollaroni anche loro. Tutto questo si traduce in una scala 3 pioli per la la Triple Crown con Wimbledon a 400 punti, US Open a 380, Roland Garros a 370. L’Australian Open rimane parecchio indietro con 260 punti. Key Biscane ha il suo ultimo anno di gloria con il torneo con il 3 su 5 a 128 giocatori. Bercy domina la 2a fascia con $1.000.000 e 230 punti. Parecchio dietro sono Stoccolma, Amburgo e India Wells (180). Il redshift è uguale a 400 – 230 = 170.

Continua———->

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