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TML Review 2016: 3. Australian Open, Djokovic vs Federer. Volevo distruggere qualcosa di bello

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Volevo distruggere qualcosa di bello. E’ la frase che meglio di tutte sintetizza i primi 2 set della sfida di semifinale tra Novak Djokovic e Roger Federer. Una partita storica, se mi permette il termine, perché è l’ultima sfida di una lunga serie che ha portato il tennis a livelli mai visti primi e che grazie al magico trio Federer-Nadal-Djokovic ha portato al tennis grande notorietà e sempre più adepti. Questa sfida è l’ultima di quelle che ci avevano viziato, se vogliamo, a vedere un tennis spettacolare e se non spettacolare, maschio, pieno di colpi di scena, sempre giocato al limite e con match che entravano di diritto nei più belli di sempre senza che nessuno lo potesse mettere in dubbio. Dico questo perché dopo la sfida tra Federer e Djokovic di partite così ben giocate dal punto di vista tecnico unito all’agonismo e all’atletismo non se ne sono più viste in tutto l’anno e il trend sembra dirci che non ce ne saranno più visto che i protagonisti di queste epiche sfide hanno già dato il meglio di sé. Un’Inter grande come quella di Corso, Suarez e Mazzola non ci sarà più, ma questo non vuol dire che non ce ne sarà un’altra grande in modo diverso. Sono le parole di Ivan Benassi, detto Freccia, interpretato da Stefano Accorsi a dirci che in futuro ci saranno grandi sfide non come il Fedal e il Djokerer, ma altre belle ma in modo diverso.

Per la terza volta consecutiva si affrontano in uno Slam Federer e Djokovic. Le ultime 2 erano state finali, ma questa volta la sfida viene anticipata di un turno e per molti è questa la vera finale. Roger ha ben figurato fino alla vigilia così come Djokovic e le speranze di vedere ancora una volta Roger vittorioso sul serbo in un major ci sono tutte, ma i primi 2 set sconvolgeranno l’impossibile.

Arbitra Pascal Maria. Il sorteggio è vinto da Federer che decide si rispondere. Djokovic parte con il turbo. Ace in apertura e servizio vincente in chiusura, nel mezzo un grande passante con Roger che era venuto avanti per coprire la rete. Il pubblico è apertamente schierato con il 17 volte campione Slam che parte con uno schema Kramer: servizio e dritto ed è qui che inizia la mattanza. Djokovic è straordinariamente profondo, ribatte ogni colpo che arriva sulla riga di fondo dell’avversario che con la palla sui piedi può fare ben poco. 4 punti consecutivi di Nole gli danno il break immediato, l’impressione è che Federer sia solo un po’ impreciso, ma il bello (o brutto) deve ancora arrivare.

Servizio Djokovic e risposta vincente tagliato di rovescio. 0-15. Nole non ci sta e piazza un ace confermato anche dal falco maldestramente interpellato. Ancora profondo il serbo che chiude con un passante assurdo di dritto in corsa a rientrare che pizzica la riga. 3-0. Federer finalmente si scuote un po’ e 2 servizi vincenti e un ace gli regalano il primo game e un po’ di ossigeno. Il numero 1 del mondo va di fretta. Subito 3 punti, ma deve subire una risposta vincente di dritto con un piede dentro il campo. Arriva un altro punto svizzero, ma Nole chiude. 4-1. Federer è impreciso e commette errori gratuiti facilmente. Subito 0-30, punticino per Federer, ma altri 2 punti serbi confezionano il 2° break. Djokovic è un martello pneumatico con il rovescio e Federer non può fare nulla. 5-1. Nole ha la possibilità di chiudere subito e lo fa non senza dare spettacolo come nel punto che lo porta al 30-15 che è un passante incrociato strettissimo di dritto che cade nella metà campo adiacente la rete.  Roger si esibisce anche in un una veronica, ma i buoi sono già scappati. Servizio vincente Nole e set che va al serbo in 22 minuti in cui Djokovic ha dominato e, a parte un game interlocurtorio, Federer non ha capito niente.

Troppo brutto per essere vero questo Roger o semplicemente è il numero 1 del mondo ad essere ingiocabile. Nel secondo set ci si aspetterebbe una reazione d’orgoglio elvetica, ma questa non arriva, anzi. Parte Federer al servizio che deve subito osservare un passantino di rovescio serbo, poi sbaglia una volèe (anche se non era semplice) e un Nole profondo che tira suoi piedi dello svizzero annuncia un’altra palla break. Federer annulla di mestiere e arriva il perentorio:” komm jetzt!”. Djokovic non vuole concedere nulla ed è qui che inizia il parziale della vergogna. Ace di Nole, ace di seconda, passante facile e game in cascina. Federer sbarella completamente, concede 4 punti consecutivi al suo avversario di cui uno sempre con il passantino ormai leitmotiv del match e Nole che prende il largo. L’emorragia si conclude dopo 8 punti, ma il sangue continua a scorrere copioso da altre ferite apertesi nel frattempo. Sul servizio serbo non può fare nulla se non prendere 1, massimo 2 punti scendendo a rete ma non sfonda. Ma la batosta fatale arriva nel 5° gioco con Nole che mette a segno altri 4 punti consecutivi in risposta, uno dopo 18 colpi con recupero di Federer e relativo vincente. Un altro è una risposta al fulmicotone sui piedi di Federer che era dentro al campo. 4-1 e servizio Nole e siamo quasi al KO tecnico. Novak è una furia cieca. Piazza un servizio vincente e un rovescio che paralizza Federer e solo sul 30-0 arriva il primo macroscopico gratuito di marca serba che non conta nulla. Altri 2 punti e siamo 5-1 per Djokovic. Quando si tratta di servire per prolungare il match Roger esordisce con un doppio fallo. Male. Va avanti fino al 30-15 chiudendo con uno smash e poi 40-30. Se non entra la prima, la seconda è facile preda del rapace di Belgrado e così arrivano altri 2 punti che sono anche set point. Un rovescio profondissimo spiazza l’inerme svizzero che si salva per ben 2 volte nonostante dall’altra parte arrivino vincenti a grappoli. Il servizio di Federer torna operativo e ottiene il 5-2. Djokovic non ha problemi a chiudere. 6-2 e dopo 54 minuti abbiamo assistito al massacro di un grande campione.

Non si può, non si può, no, non si può vedere un Federer in queste condizioni sul cemento e contro un avversario che in passato aveva battuto in lungo e in largo. La reazione ci deve essere ed eccola che arriva. 4° set. Comincia Federer. Ace. Roger scende a rete ma sbaglia la volèe. Altro punto Nole e vincente di dritto outside in. Attacco profondo di Nole ma è fuori. Punto svizzero e 1 a 0. I gratuiti iniziano ad aumentare ma Federer è in partita, mette in campo una volèe di rovescio in allungo e scattano automatici gli applausi. Il serbo si riprende subito e tiene la battuta. Per questo giro Federer è solidissimo al servizio e si ricorda di essere stato allenato da Edberg fino a qualche settimana prima dell’incontro. Serve&volley, servizio vincente e ancora serve&volley e Roger sembra si sia svegliato. Bravo Federer, ma Djokovic è ancora lì e piazza un gioco bianco velocissimo in cui la risposta non esiste. Il 5° gioco sembra un altro di quelli in cui il numero 3 del mondo possa andare via liscio, ma si complica la vita. Primi 2 punti per lui poi grave errore a chiudere a volo e risposta sui piedi che non gli permette di piazzare la volèe. Dritto disumano uncinato di Nole e siamo a palla break per il serbo. Ancora una volta san servizio è vigile e Roger evita la figuraccia del secolo. Il radar di Belgrado ha un piccolo guasto dovuto ad una tempesta solare e nel 6° gioco finalmente si può assistere ad un turno di servizio combattuto. Prima un doppio fallo e poi un’ottima accelerazione di rovescio di Federer regalano il 15-30 a Roger che poi si esibisce in una difesa eccezionale a rete procurandosi una palla break che però viene prontamente annullata. Federer mette pressione all’avversario andando a rete e questi commette errori che nei primi 2 parziali erano solo miraggi. Per il momento 2 punti danno al serbo la sicurezza, ma presto arriva il ritorno elvetico con una deliziosa smorzata tagliata di rovescio. 2 ace danno ossigeno a Nole ed ecco a voi la SABR che dà il punto a Roger che poi recupera una difficilissima smorzata ed ottiene il tanto agognato break. 4-2 e servizio svizzero e applauso assordante nella Rod Laver Arena.

Federer sente l’odore del sangue e nonostante un piccolo passaggio a vuoto che lo porta a 15-30 chiude con autorità il suo turno di battuta con un ace e un servizio vincente. In mezzo un dritto inside in old style che impreziosisce la partita. Nole non può più fare nulla sul suo servizio, lo vince facile nonostante una chiamata maldestra su un suo chiaro ace prontamente dato dopo la verifica del falco. Federer serve per il set. Si va ai vantaggi. Nole ancora profondo ma non sfonda, alla 3a occasione Roger chiude. 6-3 e pubblico ringalluzzito.

Arriva la pioggia e si sospende la partita per 10 minuti. Si chiude il tetto e tutto può continuare. Al servizio c’è Nole che si ritrova sotto 0-30 anche grazie ad un nastro svizzero. Non ci sono problemi: 4 punti consecutivi e servizio tenuto. 1-0. I 2 giocatori sembrano rifiatare in questa prima fase nel 4° parziale e la risposta è quasi nulla. Nole ogni tanto ne mostra qualche versione deluxe, ma è centellinata a soli pochi punti. Quello che ne concede di più è sempre Djokovic ma non ci arriva mai a palla break nonostante un Federer propositivo che attacca e Novak un po’ falloso che commette qualche gratuito di troppo per chiudere i punti facili. Questo copione si ripete per 7 giochi ed è nell’8° che arriva il colpo di scena. Al servizio c’è Federer. Nel primo punto arriva un dritto in allungo da fondo campo vincente di Nole, poi 0-30, servizio vincente Federer e vincente di rovescio di Roger a termine di uno scambio bellissimo. Pioggia di circoletti rossi. Il punto è talmente bello che Federer non ne sarà più, ma proprio punti non punti belli. Una risposta vincente del serbo regala il break che lo porta a servire per il match. Non c’è più nulla da fare: 4 punti di Djokovic chiudono la semifinale e da questa partita in avanti nel corso della stagione per Federer saranno solo guai.

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TML Review 2016: 5. Roma, Djokovic vs Nishikori. Quanto sei bella Roma quann’è sera

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Perché Djokovic quest’anno non ha confermato il titolo a Roma? Semplice: perché ha perso in finale contro Andy Murray. No. Il titolo Novak Djokovic l’ha perso in semifinale contro Kei Nishikori che ha ripetuto l’ottima prestazione dell’omologa semifinale di Madrid sempre contro il numero 1 del mondo e per poco non ci spaccava il colpaccio. In terra madrilena furono solo 2 i set giocati qui sono 3 e l’incontro si è deciso per pochissimi particolari: un classico pareggio che si risolve in pochi e ma fondamentali punti.

La partita programmata in serata è ventilata dal Ponentino più malandrino che c’hai e un friccico de luna tutto per i protagonisti in campo. Parte Djokovic al servizio e Nishikori comincia subito a spingere e si ritrova sul punteggio di 15-30. Leitmotiv della serata saranno i vincenti da fondo campo e i dropshot che fin dalle prime battute dell’incontro scandiscono il metronomo del match. Nole ottiene il punto ma si dà una racchettata sul calcagno per togliere la sabbia sotto la suola e si fa un male cane. Non ne risente più di tanto perché quando è Nishikori al servizio arrivano subito le prime 2 palle break, prontamente annullate. Nole è profondissimo e molto spesso spedisce sulla punta dei piedi dell’avversario la palla di ritorno. L’1 pari è presto servito e sembra una di quelle partite che il numero 1 del mondo porterà a casa senza patemi. Ma nel 3° gioco arriva l’imprevisto. Risposta al fulmicotone giapponese ed è subito 0-30, per un attimo Djokovic si salva e sale 30-30, ma non c’è verso: ancora una risposta profonda procura una palla break che si concretizza subito. 2-1 giapponese che evidenzia più i meriti del campione nipponico che i demeriti del suo avversario.

Nishikori è in tutte le parti del campo e nonostante la netta superiorità tecnica del suo avversario riesce a sopperire a questo handicap con dei recuperi prodigiosi. Sul 30-40 la partita potrebbe ritornare sui giusti binari, ma un recupero eccezionale salva il break e Nole non può far altro che applaudire e dire:”Bravo!” (forse in francese). Ace e Nishi che conferma il break.

Ormai si gioca sul servizio della testa di serie numero 6. Nole ottiene un servizio a zero, ma nonostante tutto mostra un body languange un po’ ciondolante che infastidisce leggermente il pubblico ma forse è frutto di quella botta tremenda che si è autoinflitto sul calcagno. Si passa al servizio giapponese e qui arriva molto probabilmente il punto del match con Nishikori che deve fare il diavolo A4 per vincere il punto con Nole che recupera tutto. L’unica soluzione all’infinita tela di scambi è il drop ed eccolo che arriva dopo 29 scambi. Qui grande Kei. All’ottimo drop di Sushi ne segue uno pessimo di Nole che però si riscatta presto con una risposta vincente, ma serve a poco se dall’altra parte arrivano 2 servizi vincenti che confermano il break e il momentaneo 4-2.

Un Nole completamente remissivo lascia, o meglio butta il 7° gioco e un vincente di Nishi chiude un game disastroso al servizio per il numero 1 del mondo quasi incredulo. Nishi gioca alla grande e Djokovic è completamente spaesato. Facile ottenere il servizio per il giapponese che chiude il primo parziale per 6 giochi a 3 con 31 punti vinti a fronte dei 26 del serbo. Sembra una di quelle giornate storte per l'(EX) GOAT, ma fino a prima del Torneo di Wimbledon ci ha insegnato a non darlo mai per morto, anzi quando sembra morto è lì che ritrova lo smalto e la lucidità necessaria per passare avanti.

Nel secondo parziale Nole scalfarianamete non ci sta. Ottenuto il servizio senza troppi patemi attacca come un forsennato quando è Nishikori a servire. Il biglietto da visita fatto stampare apposta da una tipografia di Belgrado recita:” Ti breakko quando voglio! Firmato: Sig. Djokovic Novak“. Un vincente di rovescio lungolinea millimetrico da circoletto rosso apre la rincorsa. Nishi ci mette del suo con un bel doppio fallo e siamo sullo 0-30, poi 0-40 e 3 palle break consecutive. Nole non è cinico, è sprecone e si fa annullare tutte le palle break e subisce un parziale di 4 punti consecutivi. Si va ai vantaggi e il game sembra di marca serba perché quando arriva un’altra risposta vincente di rovescio con la palla ancora in salita non si può non dare il break, così ad honorem, ma il break va conquistato. Kei non può nulla nello scambio da fondo allora si inventa una magia con un drop velenoso che stana il serbo. Servizio vincente e set  che per ora resta in equilibrio, ma quanta fatica!

Il 3° game inizia male per Nole e sta quasi per fare la frittatone ritrovandosi sul 30-40 con un vincente di Nishikori da applausi, ma non è questo il game dirimente. Un ottimo drop da fondo campo e un servizio vincente danno il giuoco a Nole che sale 2-1. Finalmente per Nishi c’è un turno di servizio non tribolato dove si vedono tantissimi vincenti. 2-2. Nel 5° gioco Nole esordisce male mette a referto un nuovo doppio fallo, niente di grave perché si issa fino al 40-15, si complica la vita facendosi rimontare con Lahyani sempre protagonista a cercare il segno. Ottimo Nishi con una risposta vincente, ma 2 punti per Nole chiudono il game.

Kei Nishikori è un tennista giapponese, ma prima di essere tennista è giapponese, l’arte del maneggiare le spade si trova nel DNA degli abitanti dell’Estremo oriente ed ecco che arriva un dropshot che assomiglia ad un colpo tagliato di una katana. Circoletto rosso d’obbligo. Nole è impaziente e vorrebbe brekkare: piccolo sclero con un ball boy ma poi si scusa subito. Ancora equilibrio e 3 pari.

La partita è in stagnazione e sul servizio Nole non si gioca. Bene una risposta vincente per Nishi, ma è solo una, gli altri 4 punti sono serbi e siamo 4-3. Nole cambia le scarpe e le sta quasi per fare al suo avversario quando arrivano altre 2 palle break. Nole è superbo in risposta e a manovrare da fondocampo, ma lo è altrettanto Kei nel tirarsi fuori dagli impicci 4 punti consecutivi e 4 pari. Nulla si muove.

Gioco en blanco per Nole condito da 2 servizi vincenti e patata bollente che passa nelle mani di Nishi ed è qui che arriva l’imprevisto. Nonostante un brutto dropshot Nole sul 30-15 il serbo esce vincitore dalla guerra dei drop successivi e ottiene l’esiziale e dirimente break che gli consegna il parziale. 6-4 con 37 punti vinti contro 32. L’idea generale è che forse il serbo non meritasse il set così e che il tiebreak sarebbe stato più democratico, ma questo nel tennis non conta nulla, assolutamente nulla.

Terzo set e probabilità di vincere al 50 e 50. Parte al servizio Nole. Nessun patema: un ace, umn servizio vincente e dropshot da fondo campo. 1 a 0. Nishi si complica la vita: da 40-30 si fa infilare per 3 volte consecutive: break Djokovic. 2 a 0 e servizio Nole. La partita ormai sembra assegnata, ma ha ancora regalare tante emozioni. Nel 3° giuoco si parte con un lobbone serbo. Bene così. Nonostante il giapponese sia in svantaggio non manca di mettere vincenti e così si procura la prima palla per il controbreak. Annullata. Il martellamento nipponico continua e un ottimo vincente di dritto dà l’illusione che la partita si possa riaprire. Nole annulla, altro parzialino di 3 punti consecutivi e si scappa verso il 3-0. I punti più belli li fa chi sta sotto e quelli più importanti quello che sta sopra. Storia vista e rivista. I vincenti dell’Estremo Oriente valgono il prezzo del biglietto del Centrale del Foro Italico, ma Nole è più concreto, nulla da eccepire. Nishi si esibisce anche in un drop che avrebbe stanato anche il mostro di Loch Ness. Si chiude con un ace e finalmente arriva il primo game. Anche Nole vuole partecipare allo spettacolo e arriva un dritto a rientrare in corsa, di contro Nishi risponde con un vincente sul 30-15 ma si segue ancora l’andamento del servizio.

Il 6° gioco inizia in maniera pessima per il giapponese e lo 0-30 è uno degli smash più brutti di sempre. (GIF di Nole necessaria). Errori banali portano l’underdog quasi a livello baratro ma si salva per 2 volte, la seconda con una discesa a rete che poi chiude con lo smash, tanto per farsi perdonare quello precedente. Nole vorrebbe chiudere la tenzone e dopo un’ottima difesa a rete incita la folla, ma è solo un fuoco di paglia. Arrivano ben 3 palle break, 2 annullate e la terza chiusa malamente con un gratuito non da numero 1. L’umpire dice a Nole che ha la racchetta rotta, lui non se ne era accorto minimamente. Break Nishi che si riporta subito in carreggiata. 4-3 e siccessivo 4-4. 9° gioco titubante per l’indiscusso e indiscutibile complici anche un doppio fallo e una rispsota vincente, Nole tenta di scuotersi e va avanti 5-4 con la possibilità di chiudere. Da qui iniziano a piovere vincenti a iosa per il serbo e sul 30-40 arriva il primo match point dopo una veronica nipponica e recupero prodigioso. Nishi per ora si salva. Ma che spavento.

Nessun sussulto nei successi game e si fa al fatale tiebreak. Parte Nole: minibreak, palla a Nishi e controbreak. Troppi errori gratuiti da una parte e dall’altra ma qualcuno deve andare avanti e il primo a farlo è Novak che complice un doppio fallo dell’avversario si ritrova sul 6-3 con 3 match point nella faretra. Il primo viene annullato magistralmente: che momento per piazzare il vincente lungolinea. I match point saranno 4 ed è questo a decretare una grande vittoria serba a fronte di una prestazione super del giapponese più forte della storia (diciamo pure il secondo) 😛 il numero 1 ha speso tanto e la pagherà cara con Murray arrivato fresco all’atto conclusivo che raccoglie quello che è rimasto dell’avversario.

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TML Review 2016: 8. Roma, Djokovic vs Nadal. Rafa nun fa’ lo stupido stasera

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C’era grande attesa per il quarto di finale più nobile degli Internazionali d’Italia. Da una parte il numero 1 indiscusso del ranking ATP dall’altra un ritrovato Nadal che aveva vinto a Monte Carlo e Barcellona ma che aveva avuto una piccola battuta d’arresto a Madrid perdendo da Andy Murray. Rafa non vinceva un set contro il serbo dalla finale del Roland Garros del 2014 ma le premesse per una grande partita c’erano tutte. Djokovic non è più lo schiaccia sassi del 2015 e Nadal è ancora pimpante quasi come ai bei tempi sulla terra battuta. La sfida non deluderà le attese.

Il primo a servire è Novak Djokovic e subito si vede un Nadal aggressivo che si prende il primo punto. Poi arriva un secondo punto spettacolare del maiorchino che lo porta sul 15-30, ma Nole non si lascia distrarre e da lì in avanti nessun patema per tenere il servizio. Quando è Nadal a servire non lascia neanche le briciole al suo avversario e se non ci sono ace ci sono dei servizi vincenti che sulla terra battuta non guastano mai. Nole imita il suo rimane rivale e mette in mostra un 3° gioco specchiato rispetto al 2°. La prima fase della partita è piatta, ma già emerge un Nadal che gioca corto e questo potrebbe far presagire ad una vittoria easy per Novak. No, non è così. Nel 5° gioco dopo aver ottenuto il primo punto la certezza granitica dei balcani si scioglie come neve al sole e un drop telefonatissimo chiama a rete Nadal che si procura una palla break subito trasformata. Il primo scossone del match è maiorchino  che sale fino al 3-2 e servizio. Da questo momento in poi si vede un nuovo Nadal: vigoroso, cinico e a tratti spettacolare. Il vincente di rovescio che lo porta sul 30-0 ricorda questi rovesci stile baseball che erano pane quotidiano negli anni d’oro soprattutto il 2008. Solo un doppio fallo ofusca un bel game al servizio, ma conta poco perché siamo già 4-2 per Rafa.

Straordinario è il 7° gioco con ben 16 punti giocati ed è stato il game che probabilmente ha deciso la partita. Djokovic parte male. Dropshot cortissimo e Nadal pronto a fiondarsi a rete come una gazzella. Doppio fallo e siamo già 0-30, facile il punto del 15-30, ma nel successivo Rafa sbaglia di qualche nanometro un vincente che sarebbe stato fondamentale. Sul 40-30 arriva un insolito errore arbitrale. Tutti hanno visto il vincente straordinario di Nadal, ma Djokovic ha dei dubbi chiede l’aiuto di Bernardes che dà il punto a Rafa. L’occhio di falco non ufficiale della televisione italiana conferma che la palla è dentro, nessuna polemica in campo, ma questo poteva benissimo essere un turning point. Si va nell’inferno dei vantaggi, ma lo spagnolo non riesce mai a sfondare: 5 deuce e altrettanti vantaggi Nole, non arriva mai una palla break e Djokovic tiene il servizio. E’ uno huge hold e il serbo lo sa. Lo sa talmente bene che appena è Nadal a servire infila una serie di 3 punti consecutivi che gli danno altrettante palle break. Forse qui ci sono più demeriti spagnoli che meriti serbi, perché per quanto Nole sia profondo con i colpi Nadal scende a rete per farsi passare facile lasciando il corridoio completamente libero. 4 punti consecutivi dettati dalla pura rabbia con tanto di ace ridanno ossigeno a Rafa che ha così la possibilità di andare avanti 5-3, ma come un fulmine a ciel sereno arriva una risposta vincente inside out di Nole (ne abbiamo viste tante, remember 2011) palla break e Nadal che commette un erroraccio gratuito che dà il break al serbo che pareggia i conti.

Piccolissima difficoltà di Nole per mantenere il servizio e un esiziale doppio fallo lo riporta subito sulla terra e sul 15-30, ma il serbo si toglie subito dagli impicci e per chiudere in bellezza imita il suo avversario, anzi sublima un colpo noto a Rafa e si permette di mettere in mostra un vincente di rovescio degno della Major League Baseball. 5-4 Nole. Non si sono più grandi emozioni in questa fase, c’è solo da annotare una rottura delle corde sul 30-15 Nadal da parte del numero 1 del mondo, ma il game era già ampiamente compromesso. Stesso copione per l’11° gioco in cui Nole amministra anche se deve ingoiare il boccone amaro di un passante old style di Rafa. Siamo sul 6-5 e il maiorchino si trova a servire per rimanere nel match, ed è a questo punto che si scatena quella furia che ha fatto lievitare le quotazioni di Djokovic ponendolo tra i grandi. Non vuole lasciare nulla agli avversari soprattutto a quelli che in passato lo avevano bastonato malamente e gli avevano rubato la scena: Federer e Nadal su tutti. Nonostante un confortante 30-0 iniziale lo spagnolo vede arrivare lo tsunami balcanico e, complice anche qualche erroraccio di dritto, arrivano palle break a fiumi. La prima viene salvata con un drop, ce ne saranno altre 3 e alla terza arriva il colpo ferale dopo uno scambio durissimo che Djokovic chiude a rete; punto che è in tutte le classifiche degli hot shot dell’anno. 7-5 e Nadal che ancora una volta non riesce a sfondare nonostante a larghi tratti ha dimostrato che almeno un set poteva benissimo portalo a casa. 44 punti a 42 per il serbo, statistica che dimostra quanto i 2 rivali siano stati vicini.

Nonostante il serbo abbia vinto il primo parziale il suo approccio al secondo non è dei migliori. Un Nadal ritrovato riesce subito ad aprirsi una breccia nell’ansia serba e riesce a brekkare alla seconda occasione. Nole esplode la sua rabbia rompendo una racchetta e dà un colpo alla panchina. Bordata di fischi per lui. Nessun problema per Rafa nel suo turno di battuta con l’avversario che sembra aver mollato che concede anche un ace. Il black out serbo dura solo 2 game perché nel successivo riprende la sua marcia e ad avere problemi questa volta è il maiorchino che chiede l’MTO per problemi al piede sinistro. I problemi non sono del tutto risolti e Nole arriva facile allo 0-30 con un vincente lungolinea. Il serbo non sfonda, anzi stecca una palla e dà ossigeno al suo avversario. Rafa non chiude alla prima occasione perché dall’altra parte della rete c’è una difesa incredibile ma mantiene il break e siamo sul 3-1. Djokovic va di fretta e dopo un servizio vincente nervosamente dice:”Dai!” al raccattapalle. C’è tempo per un passantone spagnolo ma un altro servizio vincente di Nole non perdona. Anche Rafa non è da meno quando è lui a battere: manovra bene lo scambio e spinge fuori dal campo il suo avversario. Quando si tratta di usare il fioretto lo fa bene ed ecco una splendida demi-volèe sul 30-15. 7° e 8° gioco sono interlocutori e chi è alla risposta riesce solo a fare un punto anche se quello di Rafa è una risposta vincente. C’è maggiore pathos nel 9° ma 2 risposte consecutive che si infrangono a rete di Rafa allungano il set e lo spagnolo deve chiudere il parziale con il proprio servizio.

Fino a qui è una partita come tante altre, non meriterebbe di stare nella top 10, ma nel 10° si eleva a tal punto da far diventare questo match uno dei migliori tra i 2 rivali. Si parte con un gratuito di Nole, poi ottimo dropshot in chiusura in lob sempre del serbo. Gratuito di Nadal. Servizio vincente al corpo e altro punto che porta Nadal sul set point. E qui comincia l’altalena. Primo set point che se ne va per un errore non forzato. Djokovic viene buttato fuori dal campo e il suo lob è out. 2° set point. Il numero 1 recupera tutto ma Rafa commette un errore gravissimo a rete, ancora parità. Servizio vincente e 3° set point. Nole indovina uno smash, addirittura 2 consecutivi. Parità. Djokovic commette un altro gratuito su una seconda e 4a palla del set. Lo scambio si allunga e muore con uno slice maldestro di Nadal che finisce sulla rete. Si scambia ancora e la palla del serbo va in corridoio. 5° set point. Lo spagnolo manda lunga la palla, poi stecca maledettamente con il telaio (con tanto di imprecazione) e una difesa superba del serbo manda in tilt il computer maiorchino che spedisce la palla a rete. Break Nole. 5 pari e partita che gira.

Nadal accusa il colpo anche se è lui a mettere a segno i primi 2 punti sul punto di battuta di Nole ma questi si riprende alla grande e si prende il lusso anche di vincere uno scambio disumano sul 30 pari piazzando anche il vincente. Anche Nadal non concede più nulla e si sa al tiebreak.

Il primo a rompere gli indugi è Nole che si porta sul 3-1, Rafa rimedia con un punto hot: una volèe di polso. Applausi, ma dopo il suo servizio lo tradisce. 2 minibreak e lo smash che lo tradisce, poi mette in campo tutta la sua grinta per riprendersi almeno un minibreak, ma basta solo per uno, perché concede altri 2 punti sul suo servizio. 7 punti a 4 per Nole che ancora una volta batte Nadal e ancora una volta non concede set. E’ l’ultima grande prova dell’anno per il maiorchino, al Roland Garros pur avendo iniziato bene si infortuna al polso e la sua stagione non vede più nessun acuto di rilievo, anzi ci saranno tante amare sorprese per lui.

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TML Review 2016: 10. Madrid, Djokovic vs Nishikori. Nole contro la katana giapponese

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Dopo la conclusione della stagione tennistica 2016 iniziamo una rubrica che si porterà ad analizzare le partite più importanti dell’anno in maniera dettagliata con tanto di statistiche. Come di consueto non poteva mancare una selezione di 10 partite, non necessariamente le più belle, non necessariamente le più importanti, ma un mix delle 2 componenti. Sono stati usati dei criteri più o meno oggettivi per la selezione, molti concorderanno, molti altri no, alla fine sarete voi a decidere se è stato fatto bene o male.

Al numero 10 c’è la sfida di semifinale tra Novak Djokovic e Kei Nishikori a Madrid. Una sfida appassionante anche se conclusasi in soli 2 set. Qui ancora Djokovic non era sprofondato, anzi era ancora l‘indiscusso e indiscutibile numero 1 del mondo. La sconfitta contro Vesely a Monte Carlo era sembrata solo un incidente di percorso e sulla terra battuta avrebbe cercato il riscatto prontamente arrivato vincendo il torneo ai danni di Andy Murray, ma è contro Kei che si concentra la migliore prestazione del serbo che ha dovuto patire più del dovuto per accedere all’atto conclusivo della manifestazione.

Nel primo set è Djokovic a partire al servizio e subito si vede un Nishikori molto propositivo. Vince il primo punto e nel secondo si permette di eseguire una bellissima smorzata da applausi. Ingolositosi dai primi 2 punti, seguendo la regola del non c’è 2 senza 3, spara un vincente di dritto e in un amen si ritrova con 3 palle break a disposizione. Il Nole pre Roland Garros è un uomo con gli occhi spiritati che non teme nessuno e annulla di rabbia e mestiere le palle break. Il servizio nella prima parte del game latita, ma quando è il momento di mettere il turbo ecco 5 punti consecutivi che si concludono con il virtuosismo musicale di un ace. 1 a 0. Quando è Nishikori a servire non ci sono patemi e, nonostante la terra battuta non sia proprio il terreno adatto ai vincenti, si registrano winners a grappoli da parte del giapponese.

I primi 2 game sono di rara intensità così è lecito aspettarsi un calo che puntualmente arriva. Nel 3° gioco ci sono pochi scambi e Nole si ritrova presto avanti 40-0, ma il giapponese non ne vuole sapere di fare per l’ennesima volta la vittima sacrificale (anche se tutti ricorderanno quella semifinale agli US Open del 2014 con Nole in palese difficoltà e poi sconfitto) e colleziona 3 punti consecutivi. Pregevole è quello del 40-30: una risposta vincente di rovescio in salto che ricorda un po’ Rios. Si va ai vantaggi, ma prima un ace e poi un servizio vincente chiudono un gioco che poteva complicarsi. Stranamente è Sushi ad essere più incisivo con il servizio e quando non vince il punto è sempre lui a dettare le regole quando mette a referto il primo doppio fallo. Nulla di grave, altro vincente e i game ritornano in parità.

Il canovaccio di queste prime fasi di match vede stranamente un Nishi maggiormente incisivo nello scambio, qualcosa di insolito non tanto per il suo stile di gioco che fa del palleggio una delle sue armi migliori, quanto per essere superiore a Nole in questo particolare in cui il serbo è maestro e che gli ha permesso di arrivare dove nessuno poteva immaginare. Prime crepe? Nah…ancora siamo lontani dalla crisi noliana, questo è solo un piccolissimo segnale che passa inosservato. Per togliersi dall’impiccio dello scambio Nole non deve fare altro che servire bene e lo fa con molto zelo: 2 ace sono sufficienti a supplire alle mancanze sul palleggio e tutto rimane in perfetta parità.

Nishi mette in mostra anche uno spiccato talento nel chiudere i punti a rete e questa qualità unita allo splendido palleggio da fondo gli permette di fare partita pari con il ben più quotato numero 1 del mondo. Siamo sul 3 pari e Nole decide che è il momento di dare la sgasata dirimente. Servizio tenuto a zero con un 30-0 da cineteca che si chiude con una smorzata spettacolare molto tagliata. 4-3. Quando è Nishi a servire la risposta più forte del mondo (e forse della storia?) sale in cattedra. Subito 0-15, poi palla di Nole chiamata fuori, scende l’umpire: la palla è IN, si ripete il punto che però va a Nishikori. Il 15-30 arriva con un passante millimetrico che merita ampiamente il tommasiano circoletto rosso. Uno sciagurato drop di Nishikori finisce fuori e siamo a palla break. Annulla Nishi ma un passante in gancio stile Cassius Clay (nome non a caso) stende il giapponesino che subisce l’esiziale e dirimente break.

Djokovic ha subito la possibilità di chiudere il set e se, come nel primo punto, indovina anche gli smash la partita non può che andare in una direzione. Game chiuso a 30. Primo set noliano ampiamente meritato con 31 punti vinti a fronte dei 25 di Nishikori.

 

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Il secondo parziale sembra subito andare dalla parte del serbo che ha 2 palle break. Nishikori si salva come può e Nole non ammazza la partita per colpa di alcune palle corte giocate malamente. Sono 12 i punti giocati nel primo game e nonostante i 2 pericoli è Nishi a mostrare il punto migliore quando piazza un vincente in cross velocissimo. Match per ora in bilico. Nole alza il ritmo e il suo servizio non ammette repliche, quando entra non si gioca e se lo scambio si allunga sa sempre trovare una soluzione. Delizioso è poi il drop con cui chiude il 15-0 iniziale. 1-1. Il primo punto del 3° game è serbo e qui Nole si incita clamorosamente, come se non fosse già abbastanza carico. Ma non è questo il momento di accelerare. Nishikori fa suo il game e si permette anche di vincere i 2 punti successivi sul servizio Nole. Scandalo. Non c’è nulla da preoccuparsi. Un servizio vincente e altri 3 punti consecutivi scacciano il ritorno nipponico. Arriva il momento verità: servizio Kei, 0-30 e lobbettino che certifica un grande Nole. Ripresa subito del giapponesino, ma esiziale doppio fallo. IL. Prima palla break annullata, seconda palla break annullata, terza pall…no. Nole mette in soggezione il suo avversario e ottiene il break che di fatto poteva chiudere la partita. Devastante Nole al servizio che non concede neanche un punto. Finalmente Kei lo imita (solo in parte) e siamo sul 4-3 Djokovic.

Fino a qui sembra una partita ordinaria qualcuno si chiede perché sia stata inserita nella top ten. La risposta arriverà presto. Il primo razzo viene lanciato sul 30-40 e potrebbe portare di nuovo in pareggio il set, ma nonostante un Nishi ottimo a rete, dall’altra parte si vede un Nole tenace, straordinario in difesa che fa giocare anche 2-3 colpi in più pur essendo il punto ormai assegnato. Djokovic annulla una palla break e grida conscio di aver salvato una situazione così grave. Game interlocutorio il 9° anche se va ai vantaggi, ma se si vede un ace (?!) di Nishikori sulla terra battuta non ci può essere break. Il giapponese è ottimo, ma Nole recupera l’impossibile mettendo in soggezione l’avversario che però è bravo a coprire la rete.

Siamo al 10° gioco e tutto sta per finire. Nonostante sia maggio alla Caja Magica fa un po’ freschino per via della pioggia che prima dell’inizio della partita aveva costretto a chiudere il tetto. 5-4 40-0 e servizio Nole e tutti a pensare dove hanno parcheggiato la macchina. Ma ecco che il samurai che è dentro Kei salta fuori. Annulla i 3 match point, Nole ci mette del suo e commette doppio fallo, si becca il classico time warning senza senso, 4° match point, scambio durissimo e punto giapponese, altro doppio fallo e break nipponico che riapre tutto. Applausi del pubblico. 5 pari e si va avanti.

I 4 match point buttati da Nole lo innervosiscono parecchio. Per primo è bravo Nishi a prendersi il punto a rete, si va ai vantaggi ma Nishi si tira d’impiccio nonostante le proteste del serbo su una palla che lui giudica fuori. Anche quando è il serbo a servire si va ai vantaggi, ma Nole viene avanti a prendersi il punto e chiude. Da segnalare uno spettacolare rovescio lungolinea di Nishikori che strappa gli applausi noliano che esclama:”Bravo” (sarà francese).

Si va al tiebreak e Nole si porta avanti 2-0 con minibreak. Poi si fa riprendere, servizio vincente di qua, servizio vincente di là. Esiziale e dirimente è il punto del 5-3 serbo che di fatto chiude la partita. 7 punti a 5 Nole e finale in ghiaccio per lui che avrebbe poi vinto contro Murray. Da notare come in questo set Kei abbia fatto 30 punti, mentre Nole 28. Anomalia simpsosiana che puntualmente di verifica.

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Il peso di essere il più grande

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Fanno discutere non poco le dichiarazioni rilasciate dal numero 1 del mondo nella giornata di venerdì. Tutti si aspettavano qualcosa di eclatante, come la fine prematura della stagione, oppure una positività ai controlli anti-doping, ma quello che emerso è un nulla cosmico che però lascia adito a diverse interpretazioni. Non c’era una strana tenda dietro Djokovic e un formale leggio come per il caso della Sharapova ma tutto è stato realizzato alla luce del sole in un campetto di Belgrado in cemento dove Nole si sta allenando. Ha parlato solo ed esclusivamente nella sua lingua madre così come i giornalisti e per diversi attimi tutti si chiedevano che cosa stesse dicendo. I primi flash su Twitter e Facebook traducevano in inglese le sue parole che non nascondevano nulla di eclatante. Ma allora perché indire una conferenza stampa? Forse perché voleva farsi notare?

Le parole emerse da questa intervista sono chiare, ma potevano essere benissimo dette in altre circostanze e senza alimentare una tensione attorno al proprio personaggio che ormai da un po’ lo sta abbandonando, ed è proprio la tensione il tema chiave della discussione. Sostanzialmente Nole ha alzato bandiera bianca per la sua rincorsa a raggiungere record che sono più grandi di lui. Quasi come in una seduta psicoanalitica ha voluto scaricare il peso, la pressione sulle proprie spalle e le nevrosi verso un dottore che non esiste ma che può essere benissimo interpretato dai suoi tifosi e da tutti quelli che amano il tennis. All’inizio della stagione dopo il super 2015 ci si poteva aspettare un calo che c’è stato. C’è stato perché è fisiologico che sia così, perché appena abbassi la guardia i tuoi avversari sono pronti a fare manbassa della tua carcassa. Eppure gli obiettivi, anzi l’obiettivo più importante è stato raggiunto. Per tanti anni ha inseguito il Roland Garros. Lo Slam sulla terra battuta che per tanti campioni è rimasto un tabù e che venderebbero un rene per avere nella propria bacheca una Coppa dei Moschettieri. C’è chi ne ha troppe, ma lui non poteva farsela sfuggire. Già nel 2014 aveva il dovere di piazzare la zampata giusta, ma un grande Nadal gli spezzò il grande sogno. Anche il 2015 doveva essere suo, ma Stan gli rubò la scena. Inutile parlare di picchi o tortorelle di gioco, Wawrinka è un giocatore inferiore a Nole e non possono essere solo 2-3 sfide a cambiare il giudizio su una rivalità che non esiste. Finalmente quest’anno, nell‘anno dell’asterisco è arrivata la Coppa. La pioggia e il ritiro di Nadal sono stati complici di questo successo che è arrivato forse quando meno se lo meritava, ma lo ha ripagato di tante delusioni e sciocchezze che in passato gli erano costate care. Ma dopo Parigi…il vuoto. Tutti, compreso me, preventivavano un Grande Slam molto easy e se sono i bookmakers ad avvalorare questa tesi allora vuol dire che non si è proprio folli, ma quello di Wimbledon è stato un Nole diverso da quello degli altri anni. Vero è che nel corso del torneo in passato ha giocato male i primi turni, o comunque non al suo massimo, ma a Church Road è entrato con la prima marcia, troppo leggera per arrivare alla seconda settimana ed è bastato un GOAT qualsiasi per mandarlo a casa. Ma più che la sconfitta con Querrey erano i tarli della sua mente a perseguitarlo. Quando sei il più grande e tutto nella tua vita è perfetto è allora che arriva l’imprevisto, qualcosa che turba la tua preziosa e invidiabile routine. Il ragazzo giovane, ricco, sposato con una bella moglie e un figlio non si sa come e non si sa perché ha incrinato il rapporto con la sua compagna di vita. Difficile avere delle prove certe di un tradimento, ma se i tabloid ne danno notizia allora qualcosa di vero deve esserci e i sintomi (riscontrati con il senno di poi) c’erano tutti, ma erano da imputare più al gioco e a quello che sentenziava il campo piuttosto che quello che c’era fuori dal campo e in chissà quale letto. La situazione sentimentale sembra rimarginata, e se è vero che il tradimento è la base del matrimonio, allora vuol dire che è tutto nella norma. Si nasconde la polvere sotto il tappeto e si va avanti, perché in fin dei conti non conviene a nessuno fare un passo indietro. Questo vale per Nole, ma vale anche per i comuni mortali.

Il campione serbo era tornato a gioire a Toronto, ma era una gioia frammentaria. I migliori non erano presenti e il trofeo vinto facile non dà soddisfazioni e soprattutto non serve  a curare le ferite. Il grande sogno era quello di vincere la medaglia d’oro alle Olimpiadi. Poco importa se gli Slam valgono di più, il Masters sta sopra, sotto, davanti o dietro è lì che il tuo Paese, che tanto ti ammira e che ti dà molto spesso la forza di andare avanti quando mancano stimoli, ti ricorderà per sempre per aver vinto per loro, per la Serbia e tutti i suoi abitanti. Proprio per questo sentimento così coinvolgente, per l’empatia tra l’idolo e il popolo, la sconfitta contro Del Potro è stata deleteria. Nessuno aveva mai visto piangere in quel modo Nole, lo aveva fatto al Roland Garros del 2015, ma a Rio si è visto un uomo a pezzi che non voleva sapere nulla del mondo intero. Il sogno olimpico era sparito e ancora i tarli ritornano nella sua testa. Troppo profonda la ferita per cercare riscatto a Cincinnati, meglio rimanere a casa a leccarsi le ferite e riavviare il sistema operativo.

La redenzione doveva arrivare a New York e stava quasi per farcela, ma ha dovuto ancora una volta soccombere all’ammazza sogni di nome Stan. Era arrivato alla finale senza giocare, i problemi fisici erano guariti, tutto stava andando per il meglio quando il rovescio del diavolo lo ha tramortito. Ed è qui che il campione che fino al 2010, ossia 23 anni aveva vinto un solo grande titolo e tutti si domandavano se avrebbe mai avrebbe avuto la forza di scavalcare le 2 leggende davanti a lui: Rafael Nadal prima e al di sopra di tutti Roger Federer, alza bandiera bianca.

Tutti i grandi hanno vissuto con l’idea di essere i più grandi, ma questi hanno reagito in maniera differente. Sentendo le parole di Nole la mente non può che andare a Borg, lo svedese di ghiaccio che voleva diventare il più grande, sognava di eguagliare l’impresa di Laver del Grande Slam del 1969 ma ha sempre fallito e all’ennesimo tentativo andato in fumo ha preferito defilarsi, perché per lui contava solo essere il numero 1. Your Majesty, there is no second. Chiaro che la vicenda Borg passa per diverse stagioni giocate malamente, il rientro sprovveduto negli anni ’90 con gli organizzatori dei tornei che facevano carte false per dargli una wildcard. Ma mentalmente Borg era finito nel 1981 perché consapevole di non essere più in grado di essere il più grande. L’idea di essere il primo della classe prevarica i confini del tennis e si sposta in altri ambiti. Anche nel calcio il destino di essere il migliore ha fatto penare forse il più grande. Diego Armando Maradona per anni ha cercato il conforto e un porto sicuro nell’evanescente realtà che proiettava l’effetto della cocaina. Lo scugnizzo argentino più forte di Pelé non aveva il cuore e le spalle tanto grandi da poter sopportare questo peso così immenso. Per lui hanno parlato i piedi e molti non gli perdonano di essere stato baciato da un talento immenso e di avere sprecato tanto per avere un conforto in un mondo che non esiste.

Nole non vuole più sentirsi dire che può e deve diventare il più grande. “Non mi interessano più i titoli ed essere il numero 1“. Parole sue. Parole deliranti. Parole precise. Parole che non hanno senso, perché sono quelle che direbbe uno sportivo che si sta ritirando perché semplicemente non ce la fa più. Allora perché continuare? Quali sono i suoi obiettivi? Tutti i numeri 1 hanno la pressione del mondo addosso, non puoi stare in poppa e scansare le onde che la ciglia taglia in due. E’ il destino di tutti, tutti ci sono spassati. Non puoi arrenderti a metà. Cosa potranno pensare i tuoi fan e tutti gli appassionati di tennis? Il tennista vive di titoli, nessuno si ricorda dei piazzamenti e se dovesse arrivare un titolo, anche pesante come un Masters 1000 o il Masters stesso, che cosa dovremmo pensare? Forse sta bluffando. Anzi sicuramente sta bluffando, o forse vuole mettere le mani avanti per un possibile fallimento futuro. Pazienza se il record sacro dei 17 Slam non verrà raggiunto, tanto lo sanno in tanti che non basta solo quello per essere il più grande. Quindi? Da adesso in poi com’è che andrà? con te che hai detto “sono qua” e davvero sei qua fra noi non so se sarò pronto mai, prova a esser pronto tu per noi.

TML Classic: Finale Australian Open 2012, Djokovic vs Nadal – Parte I

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Novak-Djokovic Australian Open 2012

AVVERTENZA: L’articolo si sviluppa in 2 parti, per cui se la prima dovesse risultare incompleta non vi preoccupate perché nella seconda ci sarà il finale che tutti aspettano con ansia.

Per tanto tempo si sono viste partite di tennis cercando di estrapolare determinate caratteristiche peculiari, però alcuni ricordi sono più forti di altri così si travisa la realtà dei fatti perché rivedendo poi a freddo un match si capisce che magari alcuni punti chiave non rispecchiano quello che ha conservato la nostra memoria. Oggi, grazie al lavoro di tennisabstract.com è possibile analizzare in maniera precisa e quasi maniacale un match, qualsiasi esso sia, arrivando così a delle verità riconosciute in maniera unanime. Ma per fare un ulteriore passo rispetto ai dati “grezzi” del suddetto sito si possono aggiungere delle ulteriori elaborazioni utili ancora di più a capire se è successo qualcosa e soprattutto perché. Abbiamo voluto partire da un match storico, un classico: la finale degli Australian Open 2012. Tutti conoscono il risultato, la partita monstre, le 5 ore e 53 minuti di lotta bruta, ma molti si confondono su come siano andati i fatti e perché ad un certo punto la partita è andata in una direzione piuttosto che un’altra, chi è stato più cinico nei momenti che contano o chi ha fatto più punti, per esempio.

Punteggio

Il primo step dell’analisi non può non partire dal punteggio: 5-7 6-4 6-2 6-7(5) 7-5 per Djokovic. Questo ci dice che Nadal ha vinto il primo set per poi perdere il secondo e il terzo, questo piuttosto nettamente, poi si è rifatto nel tiebreak del quarto dove Nole è arrivato sicuramente a 2 punti dal match (ce lo dice il 5 tra parentesi) per vincere di misura nel quinto e ultimo parziale. Bene. Così è troppo facile ed è quello cui (quasi) tutti si fermano, ma a questo punto passiamo allo step successivo che è quello delle stats che vengono mostrate a fine match.

Palle break

BP e Servizio

Il primo dato che evidenziamo è il numero di palle break salvate/sprecate (che sono dati complementari). Da qui esce fuori che Nadal ha dovuto fronteggiare 20 PB a fronte delle sole 6 di Djokovic. Per 13 volte Rafa si è salvato, Djokovic in 2 occasioni su 6. Questo significa 2 cose: che Nadal è stato un mostro in risposta e Djokovic un cecchino al servizio. E’ una considerazione un po’ banale, che metterei in ghiaccio in attesa di un approfondimento più accurato. Certo, già possiamo dire che con 7 break subiti a fronte dei soli 4 di Djokovic Nadal ha fatto il miracolo arrivando a giocarsi la partita al 5°, ma si sa che certi punti contano più di altri.

Servizio

Il secondo dato che prendiamo in considerazione è il servizio. Come si vede dal riquadro le prime in campo dei 2 sono state praticamente le stesse con una resa più alta per Djokovic. Invece il dato più allarmante per Nadal è stata la resa con la 2a: un 49.2% a fronte di un 64% di Nole. Dato molto significativo e se si guarda questo particolare nella maggior parte dei casi è proprio la 2a di servizio a fare la differenza. Chi ha una resa minore è quasi sempre sconfitto.

La prima di servizio

Considerando la partita set-by-set si nota come con una maggiore percentuale di prime in campo non sempre si porta a casa il set. Nel primo parziale si è seguita questa regola: 63.4% di Nadal contro il 53.6% di Djokovic. Ma nel secondo, vinto da Nole, si ha una leggera prevalenza per Nadal con un 57.7% vs 55.6%. Nel terzo, set stradominato da Djokovic, si ha uno strabiliante 86.7% di prime in campo per il serbo che annichiliscono di fatto il 44.5% dell’avversario e il 6-2 che ne consegue non è certo casuale. Tanto equilibrio nel 4° risolto al tiebreak con 0 break e percentuali di prime molto simili: 73.3% vs 74.2%, qui Nole è stato a 2 punti dal match, ma bravo Rafa a salvarsi. Il pallino passa nelle mani definitivamente di Nole nel set decisivo con un 72.7% vs 70.4%.

La seconda di servizio

Già abbiamo accennato al 64.0% di Nole contro il 49.2% di Nadal. Un vantaggio significativo per il serbo dovuto anche ad un splendida risposta. La percentuale di seconda è stata appannaggio del serbo in tutti i parziali. Da sottolineare come nel terzo non abbia mai perso un punto con la seconda.

I doppi falli

Inutile dire che Nadal ha commesso 4 doppi falli e Djokovic 2. L’essenziale in questi casi è capire quando sono arrivati.

Nadal

  1. Il 1° doppio fallo di Rafa è arrivato sull’1-0 Djokovic del 2° set e punteggio 0-0. Ininfluente.
  2. Nadal restituisce il favore facendo doppio fallo dopo che Djokovic gli aveva fatto regalato il break allo stesso modo. Il doppio fallo arriva sul set point Nole. Massima gravità.
  3. 4° set. 3-2 Nole senza break. 15-15. Ininfluente.
  4. 5° set. 0-0. 40-15 Nadal. Ininfluente.

Djokovic

  1. Sanguinoso doppio fallo di Djokovic che riapre la partita sul 5-3 de l 2° regalando il break a Nadal che si porta 5-4 e servizio. Quasi massima gravità.
  2. 5° set. 4-5 Nadal senza break. 40-0.  Ininfluente.

Il rapporto sui doppi falli ci dice che nonostante un maggior numero da parte di Nadal in fin dei conti entrambi hanno commesso 1 doppio fallo grave. Più grave quello di Rafa che arriva sul set point Nole. Di un gradino più basso quello del serbo che però così ha regalato un break che poteva riapire il set.

Vincenti/Non forzati

Il terzo dato è puntum dolens di tutte le statistiche. Il bilancio dei vincenti ed errori non forzati. Essendo questi dati mai perfetti è difficile avere dei numeri condivisi unanimamente. (Io ho provato a segnarli punto per punto e i dati sono differenti da quelli ufficiali), per cui ci fidiamo delle stats ufficiali e notiamo che applicando il famoso teorema di Tommasi il computo W/U è in negativo per entrambi i tennisti di conseguenza dovrebbe essere una “brutta partita”. Mah, diciamo che questo teorema lascia un po’ il tempo che trova ed è molto, ma molto riduttivo. Ma quello che possiamo evidenziare subito sono i vincenti di rovescio di Djokovic ben 11, qualcosa che oggi è del tutto inusuale. Il dritto uncinato di Nadal fa male e non ci stupiscono i 25 vincenti, qualcuno da circoletto rosso (definizione che tornerà utile più avanti).

Differenziale FH e BH

  1. Il differenziale tra vincenti/non forzati di dritto (FH) complessivo denota un bilancio negativo per entrambi i tennisti. -3 per Nole e -8 per Nadal. Però andando a scavare set per set si nota come nel primo set sia di -3 per Nole e solo -1 per Nadal (set vinto dallo spagnolo). Nel secondo e nel terzo si ha una inversione di tendenza con un +1 Nole e -3 Nadal e, +5 Nole e -4 Nadal. Nel 4° set Nadal ha sistemato un po’ la mira con uno 0 nei vincenti/non forzati di dritto a fronte dei -5 di Nole. -1 per entrambi nell’ultimo parziale.
  2. Di rovescio va leggermente meglio Nole ma male nel computo complessivo: -16. Ha fatto peggio Rafa con un -19. In tutti i set il differenziale del BH (backhand o rovescio) è stato negativo per entrambi. Dato significativo per Nole che di solito non sbaglia tanto di rovescio, ma è probabilmente questa la chiave per cui si è avuto una partita così tirata che Nole poteva chiudere benissimo in 4.

Vediamo i numeri set per set

  1. -6 Nole, -4 Nadal (set per Nadal)
  2. -2 Nole, -3 Nadal (set per Nole)
  3. 0 Nole, -3 Nadal (set per Nole)
  4. -2 Nole, -4 Nadal (set per Nadal)
  5. -6 Nole, -5 Nadal (set per Nole)

Per ora congeliamo i dati “primari” e forniamo delle stats che non si erano mai viste.

Key points

Key Points

Ed ecco un nuovo tipo di statistica che è alla base per una nuova analisi delle partite e che evidenzia come si sono giocati i punti più importanti, perché si sa che nel tennis alcuni punti contano più di altri, non a caso si può vincere facendo meno punti dell’avversario. Nella figura sono mostrati 3 tipi di key points (punti chiave) in ordine di importanza. I primi sono di suprema importanza ossia le palle break fronteggiate che determinano in maniera quasi irreversibile l’andamento di un match. Poi i punti che chiudono il game, infine i punti sulla parità.

Già ne abbiamo parlato nella sezione palle break, ma ricordiamo che Nadal ha dovuto affrontare 20 BP e Djokovic solo 6. Delle 20 palle break Nadal ne ha salvate 13, ossia il 65%, mentre Djokovic solo 6 su 2, ossia il 33%. Dato significativo che dimostra che Nadal è stato più freddo e più cinico nei momenti salienti ma altresì il numero spropositato di BP concesse hanno fatto pendere la bilancia dalla parte del serbo. Però Djokovic 4 volte su 6 ha messo in campo la 1a  (67%), mentre Nadal “solo” 12 (60%). Nonostante gli 0 ace Rafa ha fatto registrare 4 di quelli che noi chiamiamo (grazie a Rino Tommasi) servizi vincenti (nel riquadro RlyWnr), ossia quei servizi che non sono ace, ma che sono ingiocabili. Entrambi i giocatori hanno commesso 3 errori non forzati, gravi per Nole (50%), nella norma per Nadal (solo 15% del totale). Da entrambe le parti sono arrivati un doppio fallo sulla palla break. Qui la bilancia non si smuove. (Per RlyFcd si intende un punto finito con l’avversario che commette un errore forzato).

Djokovic però è stato più bravo rispetto a Rafa a chiudere subito i game al servizio con una resa del 70% quando aveva nella racchetta la possibilità di chiudere a fronte del solo 50% di Rafa che ha messo molte più prime in campo: 83% contro il 64%, ottimo nei servizi vincenti, ma Djokovic ha numeri nettamente superiori nel reply winner e reply forced e c’era da aspettarselo da un ribattitore quale è Nole, soprattutto quello del 2011-2012 (fino agli Australian Open).

In totale il dato che sintetizza meglio chi ha giocato i punti più importanti è quel 66% per Nole contro il 58% di Nadal, uno dei motivi principali per cui Djokovic ha vinto il titolo e Nadal no.

Winning probability

Winning Prob

Sì, ma la partita poteva finire al quarto!”, “Nadal ha dominato!”, “Djokovic ha buttato la partita sul 40-15!” Finalmente grazie ad un grafico molto semplice ed esplicativo possiamo fugare ogni dubbio e capire chi ha dominato di più, chi ha avuto la possibilità di chiudere la partita e soprattutto quali sono i punti chiave della partita.

Il grafico descrive la percentuale di possibilità di vincere del futuro vincitore (in questo caso Nole) e parte dal presupposto che entrambi i giocatori hanno la stessa possibilità di vincere per cui all’inizio c’è un 50 e 50, man mano che la partita si sviluppa con la vittoria dei punti, dei game e soprattutto dei set salgono le chance di vittoria di uno o dell’altro tennista.

Nel primo set tutto è andato liscio per 4 giochi, poi break Nadal nel 5° gioco ed ecco che le probabilità di vittorie di Rafa aumentano. Purtroppo per Rafa Nole recupera il break nell’8° gioco e rimette tutto in pari. Esiziale è il break che subisce nell’11° gioco che dà la possibilità a Nadal di chiudere il set e lo fa al 12° game con il suo servizio.

Nel secondo set avendo Nadal un set di vantaggio la win probability è sempre a suo favore, ma un primo scossone si ha nel 4° gioco quando subisce il break. Le quotazioni di Nadal ritornano alte recuperando il break nel 9° gioco, ma butta via tutto, set e vantaggio con il break che regala il set a Djokovic. Essendo sull’1 pari la WP ritorna al 50%.

Il terzo set è dominio Nole con break nel 4° e nell’8° e ultimo gioco. Ormai qui il match è girato a favore del serbo che in vantaggio 2-1 ha la possibilità di chiudere.

Nel quarto set Nole ha la possibilità di chiudere e i picchi di WP arrivano al punto 1 indicato nel grafico che corrisponde al 4-3 0-40 servizio Nadal in cui Djokovic la poteva chiudere avendo a disposizione 3 palle break consecutive. L’altro picco è al punto 2 e corrisponde al tiebreak in cui Nole si ritrova sul 5 punti a 3 e quindi 3 volte a 2 punti dal match, ma qui Nadal si salva e rimette tutto in pari. 2 a 2 e WP che torna al 50-50.

Il quinto, e quindi la partita, la poteva portare a casa Nadal che nel 6° gioco ottiene il break e si porta avanti 4-2 (evidenziato nel picco al punto 3). Ma arriva subito il controbreak che riporta la partita in parità. Dirimente e fatale è il break che subisce Nadal nell’11° gioco che consegna la partita a Nole che chiude nel successivo game di servizio. Da notare l’ultimo picco a favore di Rafa al punto 4 determinato da una palla break avuta nell’ultimo gioco.

Il dominio

Inutile stare a tediarvi con formule di matematica e statistica. Ma è intuitivo capire che osservando il grafico chi ha la maggiore area del proprio colore ha dominato di più il match, ossia è stato quello che per più tempo e punti ha avuto il pallino del gioco in mano. Qui si nota una prevalenza del colore blu di Nole che dall’inizio del terzo è “passato in vantaggio” e stava per chiuderla al quarto. Nadal ha recuperato qualche pixel nel quinto, ma è durato poco. Inutile il suo break perché alla fine il suo dominio è stato spazzato dall’avvicinarsi da parte di Nole alla vittoria.

Djokovic ha dominato per il 54.04% del match contro i 45.96% di Nadal. (+8.08% Nole).

La volatility

La volatility misura l’importanza di ogni punto ed è dato dalla differenza (in valore assoluto) tra la WP di vincere il punto corrente e la WP di vincere il punto successivo. Per avere un’idea, un 10% è un punto importante, 20% fondamentale, 30% cruciale per le sorti del match.

Comeback factory

Il comeback factory è un indice che quantifica in termini numerici la consistenza di una rimonta ed è data dall’inverso della più bassa WP del vincitore. Per avere un’idea dei numeri: nella semifinale tra Federer e Djokovic agli US Open del 2011 ll CF è stato di 79.0 ossia 1/(.013%). I match dominati hanno un CF attorno al 2.0. Questa partita ha avuto un CF di 9.5 data dall’inverso della WP al punto 4, massimo picco di WP per il perdente Nadal. (1/0,105% = 9.5) .

Excitement Index

Se la volatility misura la % di importanza punto per punto, l’EI misura quando un match è stato “eccitante”, quindi più ci sono punti con alta volatility e più è alto l’EI che è dato dalla media punto per punto della volatility. Un match dominato ha un EI di circa 35, uno medio sui 50, uno con continui capovolgimenti di fronte sui 64. Questo match ha avuto un EI di 61 ossia altissima.

L’articolo continua con la seconda parte in cui ci sarà l’approfondimento punto per punto.

 

All’ombra di Federer: Djokovic ha superato Nadal sull’erba

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Così come era successo per la terra battuta in questo articolo, con l’avvento della stagione sull’erba ci concentriamo su un quesito simile, ossia: tutti sappiamo che il migliore della nostra epoca sui prati inglesi è Roger Federer che è distante anni luce rispetto agli altri, ma dietro di lui chi c’è? Le uniche 2 scelte non possono che cadere sui soliti noti, ossia Rafael Nadal e Novak Djokovic. A differenza del clay in cui le gerarchie dell’era Open sono ben definite con Nadal al primo posto con dietro Bjorn Borg, sull’erba è un po’ complicato stabilire chi sia il numero 1 con certezza assoluta. I 7 titoli di Wimbledon vorrebbero che lo scettro venisse dato a Federer, ma non è il solo ad aver vinto per 7 volte i Championships, esiste un certo Pete Sampras che negli anni 2000 era riuscito in tale impresa riuscendo ad eguagliare il record di William Renshaw dei primi anni del torneo che sembrava quasi un’utopia perché realizzato grazie al challenge round. Considerando equipollenti tutti i titoli di Wimbledon per stabilire chi sia davanti tra Federer e Sampras possiamo dare un occhio alle statistiche che riguardano gli altri tornei erbivori.  Qui notiamo una netta prevalenza dello svizzero che è riuscito a vincere il torneo di Halle per 8 volte, Sampras dal canto suo è riuscito a vincere il titolo di Manchester nel 1990, un titolo di poco conto cui però fanno aggiunti i 2 tornei del Queen’s che insieme ai Championships formavano un ipotetico “Slam verde” locuzione usata per lo più dal duo Tommasi-Clerici e che a partire dagli anni ’90 ha perso quasi totalmente la sua valenza dato che dal 1993 è stato creato il Gerry Weber Open di Halle che ha diviso i tennisti in 2 tronconi: il primo affezionato alla classicità e alla tradizione del Queen’s Club con le sue strutture di fine ‘800 e il secondo maggiormente attratto dall’impianto ultramoderno del Gerry Weber Stadion. Considerando anche i piazzamenti a Londra con altre 3 finali per Federer e 0 per Sampras alla spicciolata è davanti lo svizzero.

In questo ecosistema erborista non bisogna dimenticare i vari Borg, McEnroe e Jimmy Connors che sull’erba hanno detto la loro. Bjorn è stato forse la mosca bianca in questo particolare contesto. Da terraiolo puro è riuscito ad adattare il suo gioco anche all’erba compiendo un’impresa che sembrava impossibile nei tempi moderni: vincere 5 Wimbledon consecutivi di cui il primo del 1976 senza perdere un set. L’orso svedese non era solito giocatore tornei di preparazione per i Championships per cui i suoi successi erbivori si limitato allo Slam londinese cui si aggiungono solo altri 2 tornei minori ad Auckland e Adelaide che oggi saremmo fatica a definire 250. Alla luce di questi risultati Borg rimane dietro a Federer che però non è riuscito a strappare allo svedese il numero di vittorie consecutive nello Slam di Church Road: Roger si è fermato a quota 40 mentre Borg ne ha collezionato 41 tutto questo per colpa di Tommy Haas che nel 2007 non si è presentato negli ottavi di finale permettendo a Roger di passare con un walkover che non può essere conteggiato come vittoria. Maledetto Tommy!

Il prototipo di giocare da erba è sempre stato per gli esperti John McEnroe, The Genius è riuscito nell’impresa di battere Borg nei sacri prati inglesi nel 1981, un risultato storico per poi ripetersi nel 1983 e 1984. Le sue 3 vittorie sono lontane dalle 5 di Borg e dalle 7 di Federer e Sampras, ma non possiamo trascurare i 4 successi al Queen’s il primo dei quali arrivato a 20 anni. Peccato per lui che dal 1985 non combinerà più niente, facendoci preferire i freddi numeri alla passione per il bel giuoco, ma vale sempre la pena guardare i successi di Mac, qualche minuto su Youtube per John non si nega mai.

L’altro grande dell’erba è Jimmy Connors. Jimbo è stato l’ultimo a vincere 3 Slam sull’erba nello stesso anno nell’ultima stagione possibile. Difficile non mettere in luce il suo 1974 con i titoli agli Australian Open, torneo di poco conto va detto, cui si aggiunsero Wimbledon e gli US Open. Tolto qualche torneo minore quali Manchester (giocato durante il Roland Garros 1974 con l’assenza pesante di tutti i migliori), Birmingham, possiamo aggiungere i 2 successi al Queen’s: quello del 1972 che non si capisce perché l’ATP considera un torneo “buono” che ha un montepremi risibile, migliore è sicuramente quello del 1982 che avrebbe dato il là al suo successo più significativo che quello dei Championships del 1982 all’età di 29 anni quando tutti ormai lo davano per finito.

Numbers don’t lie” dice un vecchio detto quindi, anche se a malincuore per via della prevalenza dei numeri sullo spettacolo e il gioco Federer possiamo considerarlo il migliore dell’era Open sull’erba. Inutile allargare il campo a tutta la storia del tennis perché ci sarebbero tantissime variabili da considerare la più importante delle quali è che 3 Slam su 4 si giocavano su questa superficie e c’erano tantissimi tornei che ruotavano attorno a questo paradigma.

Assodato tutto questo chi c’é dietro Roger negli ultimi 10 anni? Il primo a dover essere preso in considerazione non può essere che Rafael Nadal. Le 3 finali consecutive con Rogerino sono storia, di cui una leggenda. Molti non si nascondono nel definire la finale di Wimbledon 2008 la più grande partita di tutti i tempi. Per decenni la migliore partita di sempre era stata quella tra Gottfried von Cramm e Don Budge nello spareggio interzonale della Coppa Davis 1937 giocata a Wimbledon. Poi c’era stata la finale delle WCT Finals del 1972 tra Rod Laver e Ken Rosewall, in seguito la finale di Wimbledon del 1980 e infine quella del 2008. Gli stessi protagonisti di questa ultima partita hanno dichiarato che la partita del 2008 è superiore a quella del 1980, se lo dicono Mac e Borg c’è da crederci. Nel suo primo anno da super star che è il 2005 aveva perso malamente da Gilles Muller al secondo turno e dato il suo gioco prevalentemente terraiolo nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe stato protagonista anche sui prati inglesi. Straordinarie sono le finali del 2006 e sopratutto quella del 2007 in cui alla fine del quarto set sembrava pronto ad interrompere il regno di Federer, ma al quinto ha dovuto soccombere alla maggiore esperienza dello svizzero. Una sconfitta plausibilissima, ma non per un combattente come Nadal che successivamente rivelerà come negli spogliatoi abbia pianto perché convinto di potercela fare. Questo è stato il momento in cui si è avuta la svolta, il turning point che ha permesso il tanto agognato sorpasso su Federer anche sull’erba. La finale del Roland Garros aveva mostrato un Nadal deluxe, forse il migliore di sempre, che aveva demolito il suo rivale, ma siamo sulla terra battuta e ci può stare, ma è a Wimbledon che si sarebbe giocata la finale dei sogni. Nadal vince al quinto 9-7 una partita che era sua dopo i primi 2 set, ma che Federer ha saputo mettere in piedi non si sa come annullando anche diversi match point (ma questa è un’altra storia). Pesa come un macigno l’assenza di Rafa nel 2009 costretto a dare forfait per via di un infortunio al ginocchio, un’assenza che pesa perché nel 2010 avrebbe rivinto il titolo in finale contro Berdych e poi fatto finale nel 2011 perdendo contro Djokovic. Fino a questo punto la storia sembra un classico Disney in cui vivono tutti felici e contenti, ma da qui in avanti tutto si trasformerà in un incubo. Lukas Rosol nel 2012 inaugura una tradizione macabra per Nadal e soprattutto per i suoi fans, ossia quella di essere sbattuto fuori da Wimbledon da un giocatore che si trova oltre la top 100. Come ricordato, il primo è Rosol numero 100 del mondo, nel 2013 è Steve Darcis, numero 135 del mondo Nel 2014 continua la tradizione Nick Kyrgios da 144 del ranking ATP e nel 2015 è Dustin Brown (numero 102) a firmare un poker di orrori Nadal. Le sconfitte non tolgono niente a quello già vinto, perché sarebbe facile ritirarsi all’apice della carriera per non macchiare i numeri, ma è scandaloso che quello che poteva sembrare un piccolo intoppo nel 2012 si è trasformato in una regola fissa.

Per quanto la differenza di età con Nadal sia solo di un anno, Djokovic è arrivato molto più tardi a potersi giocare il torneo più importante del mondo. Solo nel 2007 si registra una semifinale contro Nadal poi persa per ritiro e un’altra semi persa un po’ più gravemente contro Tomas Berdych. In pratica dal 2005 al 2010 non combina niente però arriva di prepotenza al successo nel 2011 quando vince in finale contro Nadal e diventa per la prima volta numero 1 del mondo. Da allora in pratica si sono dati il cambio con Nadal. Lo spagnolo è andato all’inferno e Djokovic in paradiso. Nel 2012 perde una storica semifinale contro un ritrovato Federer che vincerà da lì a poco il suo ultimo Slam in carriera, nel 2013 perde in finale contro il britannico (guai a chiamarlo scozzese in questi casi) Andy Murray, per mettere in fila 2 vittorie consecutive entrambe ottenute in finale contro Federer nel 2014 e 2015.

Guardando solo i titoli possiamo dire che Djokovic nella scorsa stagione ha superato Nadal nello Slam londinese, 3>2, su questo non ci sono dubbi, anche se da un’analisi un po’ più attenta possiamo dire che Nadal ha battuto il migliore Federer a Wimbledon, invece Djokovic ha battuto una versione molto depotenziata di Roger soprattutto quella delle ultime 2 stagioni. Bravo Nole ad approfittarne, ma Federer nel 2014 e 2015 aveva 33 e 34 anni, età in cui una buona percentuale di tennisti si è ritirata da un pezzo.

Ma prendiamo il pallottoliere.

  • Nadal: 90 + 45 + 1200 + 1200 + 2000 + 2000 + 1200 + 45 + 10 + 180 + 45 = 8015. Media = 728
  • Djokovic: 90 + 180 + 720 + 45 + 360 + 720 + 2000 + 720 + 1200 + 2000 + 2000 = 10.035. Media = 912

Djokovic ha superato Nadal sia come punti totale, sia come media e sia come titoli di conseguenza è davanti.

Altri tornei

I tornei sull’erba sono pochissimi e se aggiungiamo che Djokovic alla Borg non gioca ormai da anni tornei di preparazione a Wimbledon l’analisi di questo settore specifico diventa un po’ complicata. Come ribadito in precedenza, se le sconfitte non tolgono niente, anche le non partecipazioni non aggiungono niente e di conseguenza le partecipazioni mettono fiele in cascina per chi ha il coraggio di giocare tornei che danno poco se non nulla a livello di prize money e di prestigio. Da questo punto di vista è da premiare Rafael Nadal che ha sempre giocato tornei pre-Wimbledon anche quando ha vinto il Roland Garros. “Ccezionali” sono state per lui le vittorie al Queen’s del 2008 arrivata in finale proprio contro Djokovic, un po’ meno quella di Stoccarda nel 2015, ma sempre un titolo in più.

Djokovic non ha mai vinto un titolo sull’erba extra Wimbledon. Le sue rare apparizioni nei tornei post Roland Garros si sono concluse con 2 finali. La prima, già citata, che è quella del Queen’s del 2008,  la seconda è quella del 2009 ad Halle persa contro la wildcard Tommy Haas dove era assente il padrone di casa Federer. Per il resto solo piazzamenti al secondo e terzo turno.

Le due vittorie di Nadal non aggiungono niente o quasi alla ormai consolidata supremazia sull’erba di Nole. Volendo aggiungere anche i 250 + 250 punti agli 8015 non arriveremmo ai 10.035 di Nole. Però una cosa la possiamo dire, perché Djokovic non gioca tornei prima di Wimbledon? Vero che lo faceva pure Borg, ma Bjorn vinceva quasi sempre il Roland Garros, Nole, no (leggera stoccatina), quindi una nota di demerito al serbo va data pur cambiando nulla nella sostanza.

ATP Indian Wells 2016: Il re nel deserto, Djokovic vince il 5° titolo in una finale senza storia

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Indian Wells 2016

Si chiude con non finale la 41a edizione del torneo di Indian Wells. Novak Djokovic dimostra ancora una volta di essere il numero 1 incontrastato del ranking ATP e vince per 6-2 6-0 contro un inerme Milos Raonic che raccoglie poco o nulla.

C’era grande attesa per questo atto conclusivo per valutare soprattutto i progressi fatti dal canadese che dall’inizio dell’anno sembra il secondo tennista più in forma del circus status certificato dal secondo posto nella race. Milos dopo il divorzio con Ljubicic ha reimpostato il suo gioco seguendo molto più spesso il servizio per chiudere con una volèe a rete lo scambio e ha adottato con maggiore costanza il dritto a sventaglio che con le sue lunghe leve sono alquanto pericolosi.

La partita

Nole riesce immediatamente a disinnescare le armi dell’avversario che non fa niente per mettere una toppa ad un continuo fioccare di unforced e, come se non bastasse, Milos è deficitario nella sua arma principale: il servizio. Si parte con la battuta del canadese e si capisce fin da subito che non sarà una bella giornata per lui. Le prime non riescono ad entrare e tolte queste rimane ben poco. Alla seconda occasione Djokovic ottiene il break in apertura e si capisce che la partita è di fatto finita. L’unica chance che aveva Milos di potersela giocare con il numero 1 del mondo era quella di tenere i suoi turni di servizio e magari provare a fare lo sgambetto nel tiebreak, ma è solo un’utopia. Il numero 1 del mondo è cinico al servizio e pur non strafacendo ottiene il massimo con il minimo sforzo. Sa che se si entra nello scambio 9 volte su 10 il punto è suo e approfittando di un Milos poco mobile gli riesce molto semplice fargli fare il tergicristallo per 2 o 3 scambi prima di inchiodarlo con un vincente, ed è proprio quello che fa Djokovic, Milos non può fare niente e si ritrova sotto 2-0. Se il primo turno di servizio poteva sembrare solo un riscaldamento che però portava con sé tanta tensione (il canadese nel momento di battere una seconda ha tirato di colpo il fiato non si sa a causa del caldo o per la troppa pressione), il secondo doveva essere il momento del riscatto, invece è tutto l’opposto. Nole ottiene il break a zero con Milos che non mette mai una prima e quando serve con la seconda ottiene lo 0% di punti. Con questo 3-0 pesante i 16.000 e più spettatori del suggestivo e futuristico Indian Wells Tennis Garden potrebbero anche andare a casa, cosa c’è da guardare? Ma si prosegue per le statistiche e per il regolamento. Ogni tanto Nole si ricorda che è anche un giocoliere e sadicamente non manca di usare la palla corta che costringe il pachidermico canadese a scendere a rete con scarsi risultati e quando si vede anche un lob al millimetro che supera perfettamente lo stangone di Podgorica vuol dire che abbiamo visto tutto. Il quinto game vede di nuovo in difficoltà la testa di serie numero 15 che però riesce a chiudere ai vantaggi per incassare così il primo game della partita. Nole riesce ad invertire le parti ed è lui un cecchino al servizio e concede poco o nulla. Il 6° e 7° game vanno avanti senza affanni così Djokovic si ritrova a servire per il set sul punteggio di 6-1, qui tentenna leggermente, ma al terzo set point chiude e incassa il primo parziale. Nel secondo si spera nella riscossa canadese che forse nel primo set non era pronto a una tale pressione essendo solo alla terza finale in Masters 1000, ma tutto peggiora. Il primo game è lottato ma è Nole a vincere e così si ripete lo stesso copione che tutti hanno già visto. Nel secondo game è Nole al servizio e qui non lascia niente al suo avversario e in amen siamo già a 2-0 . Si lotta anche nel terzo game, ma il break pesante di Nole è la pietra tombale che chiude il sepolcro di Milos ormai ai titoli di coda. Qualche cosa non va, è un Raonic troppo brutto per essere vero, dall’altra parte c’è un Nole stellare, ma se un big server mette solo il 50% di prime non c’è avversario che possa giustificare una così scarsa resa al servizio. Molto probabilmente i sintomi dell’infortunio che l’avevano tenuto fuori dalla sconfitta agli Australian Open contro Murray si fanno sentire e da lì è semplice prendere un bel bagel e così è. Il quinto game va ai vantaggi ma non c’è nulla da fare e Nole è cinico, sale 5-0 e chiude sul suo servizio al primo match point sulla sua racchetta.

I record

Djokovic vince così il suo 5° torneo di Indian Wells, un record, mai nessuno aveva vinto quanto lui nel deserto californiano. Che si tratti di Palm Springs, Rancho Mirage, La Quinta (che poi sono tutte località vicinissime) nessuna era mai riuscito nella cinquina e con 3 titoli consecutivi (come solo Federer era riuscito a fare). In questo 2016 Nole ha perso una sola partita quella per ritiro nel torneo di Dubai quando era opposto a Feliciano Lopez. La scarsa preparazione lo avevano fatto penare in Coppa Davis quando nella sfida tra la sua Nazionale serba e quela kazaka era stato costretto al quinto set nella sfida contro Mikhail Kukushkin finita poi al quinto set con il punteggio di 6-7(6) 7-6(3) 4-6 6-3 6-2. il ritiro di Dubai gli è costata la serie di finali consecutive disputate che si è fermata a 17 e chissà, forse senza quella congiuntivite avrebbe potuto estendere ancora la striscia e superare Lendl a 18 e avvicinare Bill Tilden a quota 53 (Si scherza). Con questo successo aggancia in cima alla classifica dei Masters Series, oggi Masters 1000, Rafael Nadal a quota 27.

Legacy

La legacy, come direbbero gli americani, l’eredità che ci lascia questo torneo è un Nole che praticamente non ha avversari, quando vuole fa il buono e cattivo tempo. Il primo turno giocato contro Bjorn (un nome una garanzia) Fratangelo aveva visto un Djokovic in ciabatte che clamorosamente aveva perso il primo parziale per 6 giochi a 2, ma tolte le infradito e indossate un paio di scarpe da tennis decenti è riuscito a chiudere subito la pratica nei successivi 2 set. Kohlschreiber e Feliciano hanno fatto quello che hanno potuto ma si sa che non hanno il gioco per impensierire il numero 1 del mondo soprattutto lo spagnolo, reduce da una sfida tremenda con AGUT, ha dovuto inchinarsi al più forte. Un tennista che ha il gioco per impensierire il serbo è Tsonga che lo ha battuto diverse volte in tornei importanti come agli Australian Open del 2010 e l’ultima volta in Canada nel 2014 con una lezione severa. Jo è stato bravo ad irretire Nole con il back ed è potuto arrivare fino a 2 tiebreak prima di cedere, qui è stato poco cinico o forse è proprio il serbo che non sa più come si perde un match di tennis.

La semifinale ha mostrato per la gioia dei tifosi e degli organizzatori la 46a sfida contro Rafael Nadal che dopo le cocenti delusioni a Buenos Aires e Rio era riuscito ad imbroccare una settimana favorevole, non senza soffrire, ma arrivando pur sempre in una semifinale di un Masters 1000. Il primo incontro con Muller poteva essergli già fatale e si è visto un orrendo Nadal che ha avuto la meglio sul lussemburghese. Va detto a sua discolpa che si giocava con un vento tremendo che ha spesso condizionato l’andamento del gioco. Anche Verdasco, reo di averlo battuto al primo turno in uno Slam (gli Australian Open) per la prima volta in carriera è riuscito a reggere fino al tiebreak nel secondo set dopo aver incassato un pesante bagel nel primo parziale. Nel turno successivo c’è stato lo scontro generazionale con Alexander (detto Sasha) Zverev. Zatterone è uno dei migliori prospetti del circuito e con Nadal fa una partita pari se non a tratti superiore fino a arrivare a match point che, purtroppo per lui, spreca malamente con una volèe spinta malamente a rete (qui Edberg e Mac hanno avuto un mancamento). Passata la paura Nadal ha ingranato la marcia giusta e ha vinto il match con una nuova esultanza di stampo prettamente calcistico. I quarti di finale dovevano essere il suo capolinea. Dall’altra della rete c’era Kei Nishikori che aveva battuto lo spagnolo con poca cortesia in Canada l’anno scorso e da qualcuno apostrofato come il “nuovo Davidenko” (ma de’ che?). Anche i bookmakers erano di questo avviso dando al giapponese un sostanziale vantaggio nelle quote con un 1.70-1.80 contro un 2.4-2.5. Invece quello che si è vista in campo è una mattanza maiorchina che finalmente sembra aver ritrovato qualche suo colpo del vecchio repertorio come il dritto in corsa o quello a uncino che gli hanno permesso di vincere con un punteggio piuttosto netto di 6-4 6-3. Parlavamo della semifinale, e cosa dobbiamo dire? Per un set c’è stata partita, una signora partita, con un Nadal che in qualche sprazzo ha iniziato a correre e far correre (nulla di paragonabile ovviamente al Nadal DOC) l’avversario e nel primo parziale è arrivato fino a set point. Quello che sembra chiaro è che per battere oggi Nole ci sono solo 2 vie: o si gioca a tutta per 2 set tirando comodini, lavandini e utensili vari, oppure lo si deve fare stancare portando il match per le lunghe superando le 2 ore di gioco per batterlo per la fatica.  I prototipi di questi 2 tennisti sembrano essere uno Stan Wawrinka, che si presenta in queste condizioni da hot arm solo in alcune notti, come la luna piena, e l’altro tennista semplicemente non esiste, lo sarebbe Nadal e infatti per circa un’ora e mezza ha fatto questo, fare sfiancare Nole per batterlo nello scambio e ammazzarlo nella lunga distanza. Solo che la prerogativa fondamentale di questa arma è che la tua autonomia deve essere di gran lunga superiore a quella del serbo in modo tale da riuscire a chiudere con 3 molecole di ossigeno nei polmoni e poi schiattare dopo che l’arbitro ha decretato il “Game, set and match”. Nadal è stato a lungo un giocatore con queste caratteristiche, ma oggi è semplicemente evaporato, infatti sono un set combattutissimo e 2 game del secondo sulla stessa falsa riga è scomparso dal campo e Nole ha messo in mostra tutto il suo campionario con: lob liftato in corsa, dritto a sventaglio, risposta di dritto, volèe di dritto, passante di dritto e dritto lungolinea vincente, lungolinea di rovescio vincente e la partita è finita. L’impressione che dà Nole è proprio questa: gioca bene, poi attacca il pilota automatico e gioca di rimessa e quando è il momento dà 2 colpi di gas all’acceleratore e chiude i giochi facilmente.

I giovani

Capitolo a parte meritano i giovani. Diciamo subito che ancora una volta viene rimandato l’appuntamento alla vittoria di Masters 1000 di un giocatore nato negli anni ’90, sono passati 26 anni e i nuovi campioni non hanno ancora svelato i loro volti. Questa è una anomalia statistica eccezionale e unica nella storia del tennis. Tutti i grandi campioni arrivati verso i 27-28 anni hanno visto nascere le nuove leve che già da giovanissimi hanno raggiunto un achievement importante. Inutile andare a spolverare l’era Pre-Open, ma nell’era Open, quando c’erano Laver e Rosewall è arrivato Connors, quando c’era Connors è arrivato Borg, con Borg e Connors c’è stato McEnroe, poi con Mac sono arrivati Lendl e Wilander, poi ancora con Lendl sono arrivati Becker ed Edberg, con questi sono arrivati Agassi e Sampras e con Sampras e Agassi sono arrivati Federer e Nadal. Un continuo ciclo della vita del tennis che si rinnova con le generazioni che si susseguono per un semplice discorso di naturale ricambio che vede biologicamente i giovani più dotati fisicamente dei vecchi campioni che dal canto loro possono contare su un maggiore bagaglio tecnico e sull’esperienza, ma sono inevitabilmente calati dal punto di vista fisico e per questo motivo patiscono delle sconfitte che fanno parte del ciclo naturale del tennis. Assiomatizzando questo concetto quello che possiamo dedurre che sono i giovani a mancare piuttosto che i vecchi ad essere troppo più forti, non è mai esistito un tennis di questo genere e considerando che in campo sono sempre scesi in campo individui maschi di Homo Sapiens dal 1877 ad oggi è difficile immaginare che cnel giro di 10-20 anni ci sia stata una mutazione genetica così forte da fare degli anni negli anni ’80 dei super uomini e quelli degli anni ’90 dei giocatori scorsi.

Ma tolto questo discorso ci concentriamo su quello di buono hanno fatto le nuove leve. A brillare è stato come accennato Sasha Zverev capace di battere Gilles Simon, giocatore di 12 anni più vecchio di lui (anomalia pazzesca) ed è arrivato fino a match point contro Nadal. Dominic Thiem è riuscito a dare una buona impressione battendo Kovalik e Sock, ma ha dovuto chinarsi a Tsonga. Altri 2 semigiovani che hanno fatto bene solo ovviamente il finalista Raonic che ha sconfitto Tomas Berdych, un numero 7 in discesa, pesante discesa, e ha avuto la meglio anche sul sempre pericoloso funambolo Gael Monfils. Milos è arrivato a giocarsi la semifinale meno nobile contro un altro semigiovane che è David Goffin che ha raggiunto il suo miglior risultato in carriera. Da bocciare senza rimorsi sono Andy Murray che è riuscito a farsi battere da Delbonis (forse in mente aveva ancora il parto della moglie e la sua bambina) e Stan Wawrinka che è riuscito a gettare alle ortiche un match praticamente vinto contro Goffin.

Federer

Il prossimo appuntamento importante sarà quello di Miami e non si può non pensare al rientro di Roger Federer, e la domanda sorge spontanea: cosa bisogna aspettarsi da Roger? Questi 2 mesi di assenza forzati a causa dell’intervento al menisco hanno congelato la sua immagine a quella della semifinale degli Australian Open dove in  2 set era andato in apnea e poi era riuscito a salvare l’onore portando a casa un parziale. Ma è quello il Federer che rivedremo da qui in avanti? Quello che ci insegna la storia e la medicina è che è difficile recuperare presto la condizione dopo un’operazione del genere e l’età non gioca certo a suo favore. Se prima dell’intervento era in assoluta sudditanza del numero 1 del mondo è difficile pronosticare che un suo rientro possa portarlo addirittura a battagliare ad armi pari con Djokovic. Molti tennisti anche più giovani hanno di fatto macchiato la loro carriera con degli infortuni che hanno richiesto delle operazioni, quindi ad oggi è plausibile che un 35 torni come se nulla fosse successo? Solo Nadal ci ha insegnato che si può rientrare e dominare, ma l’ultima magia della sua carriera è arrivata nel 2013 a 26 anni, Federer ne ha 10 in più. La speranza dei suoi sostenitori è che possa continuare all’infinito, ma da un lato c’è la fisica e dall’altro uno dei più grandi campioni di sempre, chi avrà ragione? Lo scopriremo solo vivendo.

Indian Wells 2016: Semifinali, ritorno di Nadal o solito Djokovic?

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Indian Wells 2016 Nadal-Djokovic

 

Chi vince il Masters di Indian Wells?

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No great opponents theory: Gli avversari scarsi di Djokovic

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Djokovic avversari scarsi

Ha destato scalpore la domanda di un reporter italiano rivolta a Roger Federer in cui si chiedeva esplicitamente se il dominio in questo ultimo periodo di Djokovic non fosse dettato dalla manca di avversarsi forti (no great opponents) come era successo nel periodo del dominio di Federer tra il 2004 e il 2007. Roger è stato perentorio e quasi seccato da questa domanda che ha ritenuto del tutto stupida. Certamente la domanda è stata posta male, ma davvero Djokovic non ha nel suo cammino great opponents? Proviamo a fare un qualche parallelo per capire dove sta la verità e capire se ci sono dei tratti in comune.

Quello che emerge in un periodo di assoluto dominio di un tennista su tutti è stato sempre il famoso teorema degli avversari scarsi. Anche se ai tempi non c’erano sicuramente queste discussioni e il tennis era vissuto in maniera più leggera e spensierata, Tilden è l’archetipo del dominatore che non ha avuto avversari. Ma è un merito suo o è proprio il circuito in cui partecipativa ad essere deficitario? Premesso che Big Bill ha il suo prime negli anni ’20 è molto complicato parlare di un vero e proprio circuito, ma negli USA fin dalla fine dell’800 si era creato un insieme di tornei simile a quello attuale con i 3 “Major” giocati rispettivamente su clay, parquet e il più importante su erba, gli US National Championships, poi sotto dei tornei simil Masters 1000 tra cui Newport, Seabright e Longwood e poi i 500 con i tornei interregionali. Tra i grandi avversari di Bill possiamo ricordare Bill Johnston che giocava sempre nella costa ovest, quindi su campi in cemento, era un ottimo tennista ma quando si spostava a est per giocare il National su erba perdeva sistematicamente da Tilden con quest’ultimo nettamente superiore. Altro grande avversario del filadelfiano è stato Manuel Alonso, un tennista spagnolo naturalizzato americano che ha dato tanto filo da torcere a Tilden. Non ultimo troviamo Vincent Richards suo amico e famoso per essere stato il primo a batterlo dopo le 98 partite vinte consecutivamente. Ora il problema è che Bill Tilden era talmente avanti a tutti, sia per quanto riguarda la tecnica che la preparazione da oscurare tutti i suoi rivali e per cominciare a cedere terreno dovrà aspettare l’avvento dei moschettieri francesi, soprattutto di Lacoste, che lo sconfisse per la prima volta nello Slam americano nel 1927, quindi a 34 anni suonati, per poter iniziare a parlare di “great opponents”, ma è chiaro che era lui che era iniziato a calare e non che gli altri siano diventati dei fenomeni e non a caso vincerà il titolo a Wimbledon del 1930, a 37 anni, che lo consacrerà per sempre come uno dei più grandi.

Il Djokovic dominatore non è una novità di questo periodo, ne avevamo visto uno particolarmente in palla nel 2011, ma allora potevano ravvisare un grande Djokovic che ha dovuto sudare 7 camicie per vincere quello che ha vinto con un Nadal ancora on fire e sconfitto in 6 finali consecutive contro Nole comprese quelle di Wimbledon e US Open. Allora c’era un grande Federer che al Roland Garros tirò fuori una delle migliori prestazioni sulla terra battuta che si sono mai viste nella sua carriera sconfiggendo a Parigi il serbo interrompendo la striscia di vittorie consecutive di Nole. Oltre ai soliti noti nel 2011 c’era un Murray ancora sugli scudi che da lì a poco sarebbe esploso e ancora non menomato dall’operazione che gli avrebbe tolto tanto del suo potenziale. Un grande Del Potro, senza dimenticarci di Tsonga e Soderling, sempre pericolosi. Il suo calo a fine stagione è stato quasi fisiologico e le sconfitte a Bercy e poi alle Finals rientravano nell’ordine delle cose.

Oggi il panorama appare alquanto desolante. il suo maggiore competitor che avrebbe potuto tenergli testa sia sul cemento che sulla terra battuta sembra evaporato e stiamo parlando di Rafael Nadal che dopo il rientro nel circuito seguito all’infortunio di fine 2014 è un lontano parente di quello che aveva battagliato più di 5 ore con Nole agli Australian Open del 2012 e che aveva sempre negato il successo nello Slam parigino al serbo. Tolto il mostro del clay Nole ha potuto fare razzia sul mattone tritato e la mancata conquista del Roland Garros è stata una grave pecca per il 2015 se pur compensata da un stagione straordinaria, la migliore dal 1969 a questa parte. Federer fa quello che può, non è quello del 2011 in cui agli US Open sprecò 2 match point, uno dei quali ancora non spiegabile dal punto di vista empirico e scientifico. Il 3 su 5 lo penalizza pesantemente per via della sua età che non gli permette di giocare ai massimi livelli per più di 2-3 ore e così trova qualche soddisfazione solo nei tornei che si giocano sul veloce come Dubai e Cincinnati, dove si può chiudere la partita entro le 2 ore se il servizio, sempre amico dello svizzero, glielo permette. Murray ormai è lontano anni luce del grandissimo giocatore che prima era riuscito a vincere le Olimpiadi togliendo a Wimbledon l’unico grande alloro che manca a Federer, poi gli US Open e finalmente Wimbledon nel 2013 proprio ai danni di Nole contro cui conduce negli H2H solo sull’erba (2-0). Murray ormai sembra la brutta copia di Djokovic, un giocatore molto difensivo che però è deficitario nella battuta, qualità che invece ha spinto Djokovic ad alti livelli e che gli permette di dominare unendola ad una splendida risposta che lo ha sempre caratterizzato.

Ma il quadro è molto preoccupante se si guarda il lato “giovani”. Durante il periodo di dominio di Roger Federer c’era una grande nidiata di talenti di 20-24 anni che si contendevano il primato mondiale e tra tutti è emerso Roger. Ricordiamo un grande Safin, Hewitt, Roddick e lo stesso Nadal, che ancora in erba hanno dato anche diversi dispiaceri allo svizzero. Oggi invece tra i giovani non sembra esserci uno che sia all’altezza dei “vecchietti”, ogni tanto emerge qualcuno, ma nessuno di essi di issa in alto tanto da vincere un titolo pesante come uno Slam o Masters 1000 per potersi consacrare, finalmente. C’erano grandi speranza su Nishikori che si è dimostrato un campione di cristallo e si rompe una volta sì e un’altra pure. Il baby Federer Dimitrov dopo un grande 2013 è scomparso dai radar dei grandi appuntamenti e non ha fatto il salto di qualità. Raonic nel 2015 è stato molto sfortunato e l’infortunio al piede lo ha tenuto lontano dai campi ma questo inizio di stagione sembra molto incoraggiante per lui. Dietro ci sono Tomic che sembra avere un grande talento, ma la testa non si sa dove l’ha lasciata, e molto spesso cade in gaffe clamorose che non ci si aspetta da un professionista. Kyrgios è il classico tennista di o la va o la spacca, capace di battere tutti se è in giornata, ma che difficilmente può mettere, ad oggi, 7 vittorie consecutive per vincere uno Slam. Un po’ dietro Thiem e per ultimo Chung non sembrano minimamente avere i mezzi per poter impensierire i più vecchi.

Ecco che da questo quadro esce un Nole proiettato chissà dove, c’è chi spara 14 Slam, chi 18, Ivanisevic è arrivato a 20. Chi offre di più? Tutto questo è frutto del suo grande dominio e della mancanza di prospetti futuri uniti anche al calo dei suoi maggiori competitor, e così non sembrano esserci ostacoli alle previsioni da chiromanti che ogni giorno sfornano i giornali. La speranza del tennis mondiale è che ci sia un ricambio generazionale deciso, questo non vuol dire auspicare delle sconfitte per Nole, ma almeno vedere dei giovani che possano competere con lui ad armi pari e che possano intavolare delle ottime prestazioni contro il serbo invece di subire inesorabilmente delle severe batoste e partire sconfitti già prima di scendere in campo. La stagione è ancora lunga, Nole ha speso tanto l’anno scorso e se quest’anno vuole confermare i livelli del 2015 dovrà fare gli straordinari, a meno che decida di tirare preventivamente i remi in barca per concentrarsi nell’obiettivo primario della stagione che rimane il Roland Garros. Ma saltare ancora una volta Madrid produrrà l’effetto opposto rispetto allo scorso anno? Difficile ipotizzare un Wawrinka che spara 60 vincenti sulla terra battuta per demolire il sogno di Nole, ma potrebbe emergere un altro tennista che sulla terra battuta magari prova il suo ambiente naturale, e ricordiamo sempre che la terra battuta è stata sempre foriera di sorprese e rimane sempre la superficie in cui il servizio non la fa da padrone così da permettere a diversi giocatori non proprio dei big server di arrivare a risultati inaspettati. Speriamo che la domanda sui “no great opponents” non sia solo stupida, ma neanche tanto veritiera.

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