Tag Archive | "Roger Federer"

Federer, ad una ε dalla perfezione

Tags:


Re Roger, King Roger, Roger VIII, The GOAT. Dopo la vittoria a Wimbledon i soprannomi su Roger Federer si sprecano, anche se non ce n’è mai uno accattivante e preciso che appartiene solo a lui. di “King” nello storia dello sport ce ne sono tanti, anche altri grandi del passato sono stati chiamati “King”. Il primo fu Bill Tilden, re del tennis degli anni ’20. Lo fu anche Pancho Gonzales che vinse per 7 volte consecutive le World Series, essendo così proclamato “campione del mondo” e quindi “King of the tennis”. Non per andare a scomodare tanti altri campioni ma anche Lebron James è stato soprannominato King. Ma a noi ci piace un nome secco e preciso. Per chi ha qualche anno si ricorda benissimo di Michael Jordan detto “The Air“, l’aria. Stupendo. L’aria perché quando saltava sembrava che stesse volando. Non erano rare le telecronache in cui M.J. scendesse in campo e si sentisse “His Airness“, tradotta:”Sua arietà“. Che in italiano non suona bene, ma che negli States aveva il suo fascino.

Inutile ribadire i record che ha battuto Roger: 19 Slam, 8 Wimbledon, più vecchio vincitore ai Championships in era Open, time span più lungo tra prima e ultima vittoria e tutto quello che volete. Ma cosa manca a Federer per arrivare alla perfezione? O se volete: cosa avrebbe dovuto fare Federer per essere semplicemente perfetto (perché perfetto non è, anche se c’è un nutrito gruppo di persone che non la pensa così). Per un giocare che ha il record di Slam non ci può non pensare al mitico Grande Slam. Tutti conoscono la leggenda di come è nata questa definizione e perché è stata così fondamentale per la storia del tennis. In sintesi: è nato prima il Grande Slam dei tornei dello Slam. I 4 Major (prendiamo in prestito una definizione del golf) grazie a queste 2 magiche parole hanno campato per anni anni. Grazie a questo 2 paroline hanno visto crescere il loro diritto quasi divino di stare al sopra di tutto e di tutti, ma nessuno dimentica che è fondamentale vincerne 4 in anno per parlare di Grande Slam, la conta 1+1+1 è venuta dopo o, molto semplicisticamente, è più facile fare questa conta che parlare del magico poker visto che è da tanto tempo che non viene realizzato. 1938, 1962, 1969 sono gli anni in cui un solo giocatore ha vinto i 4 Major della stagione. Il primo fu una formalità, il secondo con l’asterisco –  non c’erano i professionisti – il terzo il più importante ma anche il più travagliato. Nessuno avrebbe più replicato quell’impresa di Laver e suonano profetiche le parole del campione degli US Open 1970 Ken Rosewall, il quale afferma:”In un epoca in cui regna il denaro nel tennis nessuno riuscirà a fare il Grande Slam“. Parole profetiche, sì, ma sanno tanto di maledizione. The Muscle non era certo Babe Ruth che ha fatto soffrire i Boston Red Sox per 86 anni prima che questi vincessero di nuovo il titolo nel 2004 dopo che nel 1919 avevano venduto “The Babe” ai New York Yankees contro la sua volontà. Sono passati 48 anni e ancora Rosewall non viene smentito. Il tutore del culto del federianesimo dice il seguente mantra negando quella ε che manca a Federer:”Bhè, ma Laver aveva 3 prove su 4 su erba“. Benissimo, nessuno lo può negare. Ma si dimentica spesso che non tutte le erbe erano uguali così come oggi non tutti i cementi sono uguali e comunque rimaneva sempre una prova sulla terra battuta, lo Slam che più di ogni altro rende incerto e allo stesso affascinante il tennis. Nel golf non c’è uno Slam sul clay per cui le carte in tavola non sono così mescolate come lo sono nel tennis. La storiella delle superfici forse era valida fino agli anni ’90 in cui la specializzazione era preponderante e molti terraioli disertavano Wimbledon perché non erano adatti all’erba, per cui un Grande Slam in quegli anni, un Grande Slam di Sampras sembrava utopia e forse i suoi tifosi avrebbe potuto ripetere il mantra, ma dal 2004 in poi il magico poker non è stato chiuso solo per situazioni contingenti. Tanti ricordano la sconfitta di Roger al Roland Garros in quell’anno contro Kuerten, ma chi avrebbe mai immaginato che avrebbe chiuso 3/4 di Slam? “3/4…di Slam che non è male” ci ricorda Gianni Clerici dopo che Roger aveva annientato senza troppi complimenti Hewitt in finale a New York. Da lì in poi il Grande Slam sembrava una formalità per quel Roger che dominava in lungo e in largo, ma non aveva fatto i conti con il destino. Nel 2005 in Australia perde una partita straordinaria con Safin per cui lo Slam salta subito, ma non è qui che gira. A Parigi si presenta con ottime credenziali per la vittoria finale e con Amburgo in tasca. In semifinale arriva la sua nemesi, ma ancora non lo sa. La sconfitta fa più male di quella dell’anno precedente, ma ancora non sa che quello è Rafael Nadal, la parte più grande di quella epsilon. Il 2006 è la stagione più straordinaria della sua carriera ma manca un tassello fondamentale, manca Parigi, la maledetta Parigi per raggiungere Laver. Già in quel periodo di parla di GOAT per Federer, ma senza quel record non si va da nessuna parte. Il 6-1 iniziale dato a Rafa nella finale del Roland Garros poteva fare girare tutto, ma così non è stato. Non domo anche nel 2007 si presenta la stessa occasione. Niente da fare, la perfezione può attendere. Nadal, Nadal e ancora Nadal, c’è sempre lui in mezzo. Che peccato. Federer non avrebbe più completato 3/4 di Slam, in compenso ci sarebbero riusciti i 2 suoi principali rivali: Nadal nel 2010 e Djokovic nel 2011 e nel 2015. A conti fatti dal 1969 ci sono stati: 1974, 1988, 2004, 2006, 2007, 2010, 2011, 2015, (2017?) con 3/4 di Slam, ben 8 occasioni per chiudere, quindi è inutile stare a ribadire che “però Laver…“. The Rocket chiuse una splendida annata, l’ultimo anno fino al 1988, se vogliamo, in cui i Major corrispondevano con gli Slam e viceversa (ossia i 4 migliori tornei dell’anno erano quelli dello Slam). TheTennisbase assegna un grande valore al Grande Slam. Così come una piramide alla base ci sono gli ATP 250 o simili, poi i 500, i Masters 1000, gli Slam e la punta della piramide è il Grande Slam. E se è vero, come è vero, che non esiste una proporzione tra i vari gradini della piramide: non si può dire che uno Slam vale x Masters 1000 o che un Masters 1000 vale y ATP 500 ergo il poker non ha eguali. Sta lassù e neanche 1000 Slam valgono questo record (forse).

Una buona percentuale della ε è rappresentata dalla terra battuta. Stiamo attenzione perché qui il paradosso nasce spontaneo:”Bhé, però non ci fosse stato Nadal….“. Verissimo. Ma la questione alla base è la seguente: se tu sei la perfezione, lo devi essere sempre e comunque, non puoi dire:”Io sono perfetto, però…“. Purtroppo per Roger quando stava per decollare ed essere il migliore tout court è esploso come una super nova il buon Rafacito. Ma iniziamo dall’inizio (lo dice la parola stessa). Roger Federer è un tennista svizzero nato a Basilea l’8 agosto 198…va bene, abbiamo capito. Basta così. Federer è un tennista svizzero, no Novi, per cui, come tutti i tennisti dell’Europa centro-occidentale (e non solo) è nato sulla terra battuta. E’ chiaro che le sue attitudini fin da subito erano più propense al veloce, ma sempre dalla terra battuta viene. Non è un caso che il primo grande trofeo arrivi sul clay, nel 2002 ad Amburgo battendo in finale Safin, che proprio terraiolo non è, né di nascita, né di residenza. Roger poteva avere una distribuzione (quasi) perfetta dei titoli, ma ha lasciato per terra tanti piccoli tasselli per il mosaico della perfezione. Sanguinosa fu la sconfitta a Roma contro Mantilla in finale nel 2003, ma quello non era ancora il Federer che conosciamo, che sarebbe nato pressappoco dopo qualche mese. Da lì sarebbe stato facile pensare ad un trionfo della Città Eterna. Invece niente. A Federer mancano e mancheranno forse sempre i 2 Masters sulla terra battuta di Monte Carlo e Roma, “buttati” in qualche circostanza e mai veramente suoi. Anche la finale di Roma del 2006 ha una sua percentuale nella mancata perfezione, ma tutto questo capitolo si può concentrare in una stramaledetta parola: Nadal. E’ stato sempre Rafa a negargli titoli e titoli sulla terra battuta. Le 4 finali a Parigi non si dimenticano. Furbo e bravo allo stesso tempo è stato Federer ad approfittare dell’uscita del suo rivale nel 2009, eppure stava per saltare anche quella, contro chi? Lo sapete tutti. Uno 0 in quella casella sarebbe stato un handicap non indifferente per Il Tennis, anche se la serie: 5 1 8 5 non è proprio una distribuzione perfetta. “Ve siete preso tutto er clay a mme m’avete lasciato le briciole“, potrebbe dire Roger all’alba sulle rovine di Ostia Antica. Ma quali sono queste briciole? Nella fattispecie sono: 1 Roland Garros, 3 Amburgo, 2 Madrid (uno da scontare) e qualche altro torneino tipo Istanbul, Gstaad e Munich. Nessuno dei suoi precedessori, chiamamoli GOAT, ha avuto una lacuna così grande sulla terra battuta. Né Tilden, né Gonzales, né Rosewall, né Laver – per non parlare di Borg – hanno raccolto così poco nella superficie più lenta. “Bhé, però non c’era Nadal…“. X2. Non sarebbe stato scandaloso avere una nuova Graf al maschile, con un 4 6 7 5, distribuzione quasi perfetta, coltellata e non coltellata. Lasciamo stare Serena Williams. Parliamo di tennis femminile quando questo aveva un senso.

Ma veniamo al punctum dolens, al quid, all’epicentro. Gli Head-to-Head. “Bordata di fischi per lui!”. Segnatevi questi numeri. 279, 24, 14. No, non sono numeri del Lotto, quelli arrivano massimo a 90. Sono i tennisti con cui Rogé ha H2H positivo, in pareggio e in negativo. Tutto bene potremmo dire, tutto molto bene, ma quei 14 tennisti avranno di che vantarsi per i secoli dei secoli. Tra i tanti ci sono: Kalefnikov incontrato quando Federer andava all’asilo, Corretja, Enqvist, Hbarty e tanti altri della generazione targata anni ’90. Ci altri della Next Gen (ormai è di moda usare questo termine) come Thiem o Donskoy. Chi? Sì, proprio lui il giustiziere di Dubai. Tornando al quid setacciato quello che non fa storia rimangono fuori Novak Djokovic, e sempre il maledetto Rafael Nadal. Se per il primo si può parlare di un sostanziale pareggio, 23-22 per Nole, per il secondo c’è un grosso gap. Tutti conoscono il 23-14 (che per anni è stato 23-10, più facile da ricordare). Poco contano i numeri assoluti, quello che conta è la sostanza, questa ci dice che è esistito un giocatore che nello scontro diretto è stato superiore. Molte partite si sono giocate sulla terra battuta, 15 per l’esattezza, su 37. E’ facile calcolare le partite fuori dal rosso (relativo, remember Madrid 2012): 22. In sostanza delle 37 sfide il 40.54% si è giocatosu clay, il 59.45% su erba o cemento, una proporzione che dovrebbe, in teoria, favorire Rogé, ma così non è stato. L’erba è diversa dal cemento, certamente, c’è il cemento lento o veloce, certamente, ma torniamo sempre al punto di partenza. La perfezione prescinde da queste quisquiglie superficiali (scusate la battuta), la perfezione non ha paura del terreno che ha sotto i piedi per essere tale. Ancora un’altro spicchio di ε che manca a Federer per essere l’essere perfetto. Un Cell con la racchetta. Chissà chi sono i suoi C-17 e C-18, non si sa, e a questo punto il Gohan della situazione potrebbe essere proprio Nadal che se gli toccano le bottigliette potrebbe sprigionare una forza sovraumana, quasi infinita.

Federer è ancora in piena attività e potrebbe, o meglio dovrebbe colmare questi 3 grandi vuoti della sua essenza. La maggior parte sono scettici, ma sono gli stessi che pensavano che le Olimpiadi di Londra del 2012 sarebbero state il suo capolinea e che il 2013 era stato il famoso annus horribilis che capita a tutti i tennisti che sono sul viale del tramonto. C’è tempo per far tendere questa ε a 0, o meglio, Federer giocherà fino a che non sarà 0.

Roger Federer = +∞ – ε.

No, Ruggè, nun sei er tennis!

Tags:


Hanno fatto discutere non poco le parole di Angelo Binaghi, presidente della FIT, circa la presenza di Federer gli Internazionali d’Italia. Ormai la polemica sembra essere passata, gli altri tornei sono andati avanti, c’è stato il ritorno di Nadal e Federer, come aveva annunciato, non ha partecipato a nessuno di essi. Ormai Binaghi è diventato un personaggio, oltre a essere il nostro presidente. Le sue dichiarazioni non sono mai scontate e sono spesso sopra le righe o fuori luogo (per alcuni). Il suo merito da presidente è stato quello di mantenere saldamente in alto il torneo di Roma che si disputa dal 1930 (allora si giocava a Milano) nella categoria appena inferiore a quella degli Slam. Inutile dire che le solite sparate sul 5° Slam non hanno senso, lo sappiamo benissimo, ma rimanere in alto e non precipitare di categoria o peggio ancora essere cancellati è un grande pregio in uno sport, come il tennis, in continua evoluzione. Nel 2009 venne varata la riforma del calendario e da allora si cominciò a parlare di Masters 1000, 1000 perché erano (e sono) i punti massimi che il torneo assegna(va) al vincitore della competizione e quasi tutto rimase come prima, ma il quasi è più importante del tutto, perché Amburgo, storico torneo tedesco sulla terra battuta, venne declassato ad ATP 500 (categoria nata sempre nel 2009) e al suo posto venne piazzato il Masters di Madrid che da indoor passò al clay della Caja Magica e grazie ai milioni dell’eccentrico Ion Tiriac riuscì a non farsi inghiottire dal progresso che avanzava. L’Oriente per la prima volta ebbe un torneo di grande impatto con Shanghai a prendere il posto di Madrid indoor. La brutta fine fatta da Amburgo poteva benissimo capitare a Roma ed è qui che vanno dati i meriti di Binaghi che, ancora presidente per diversi anni, avrà il gravoso compito di mantenere lo status attuale del torneo della Capitale anche dopo la riforma che ci farà nei prossimi anni.

Si sa che i giornalisti fanno il loro lavoro e spesso le domande agli intervistati sono tarate per avere una risposta piccante. Il presidentissimo interrogato sull’assenza di Federer ha sentenziato:”Guardate, state parlando con uno che è sempre stato un grande tifoso di Rafa Nadal. Dopotutto Federer non ha neanche mai vinto qui e non credo che abbia dei bei ricordi considerando che avrebbe dovuto vincere almeno due volte”. Di questa risposta sibillina fa un po’ scalpore il riferimento a Nadal. Certamente questa uscita Angeluccio se la poteva risparmiare, ma è altrettanto importante sottolineare un punto chiave del discorso, ossia: il tennista non è più importante del torneo. Tutti i Federer fans si sono alzati per condurre una sommossa, che giustificabile data la frecciatina contro il 18 volte campione Slam mai vincitore nella capitale nonostante sia andato diverse volte vicino al successo: famose sono i 2 match point sprecati contro Nadal nella finale del 2006 in una delle più belle partite giocate sulla terra battuta, tanto bella che non se ne vedeva una così affascinante forse dalla finale del Roland Garros 1984 tra Lendl e McEnroe.

Archiviato il personaggio ingombrante e scomodo come Rogé Binaghi ha ribadito IL concetto base:” Penso che, come è successo a Wimbledon quando ci fu lo sciopero di tutti i giocatori, un evento come il torneo di Roma sia più forte delle assenze dei grandi giocatori e dei campioni. Infatti quest’anno batteremo ogni record di incasso e biglietti venduti“. L’episodio cui si riferisce è l’edizione 1973 dei Championships. L’allora yugoslavo Nikola Pilic era stato squalifica dall’ITF, che gestisce gli Slam, per un anno a seguito della sua mancata presenza dopo la convocazione ad un tie tra la Jugoslavia e la Nuova Zelanda. La squalifica venne ridotta ad un mese, ma fu sufficiente ad estrometterlo dal torneo più importante del circuito. I giocatori allora protestarono contro questa decisione, e per essere solidali con Pilic, non presero parte al Torneo di Wimbledon. In realtà la questione è ben più ampia, ma possiamo sintetizzarla dicendo che l’allora neonata ATP, l’associazione dei tennisti professionisti, voleva fare sentire la sua voce e tutelare gli interessi dei suoi soci contro la sempre bigotta e austera ITF. Binaghi dice che “tutti i giocatori scioperarono“. Non è vero. Il torneo si giocò lo stesso e il tabellone a 128 non venne scompaginato. Ci furono tantissimi lucky loser che presero il posto degli scioperanti e tutto andò come previsto. Jan Kodes vinse su Metreveli, e questo conta poco, ma quello che conta è che nonostante la defezione di 80 giocatori tra i primi al mondo Wimbledon registrò il 2° più alto afflusso di spettatori della sua storia, circa 300.000 presenze. Ecco, nonostante non ci fossero i più forti e molti big, a partire dal detentore del titolo Stan Smith, il pubblico rispose alla chiamata del tennis che vive di tornei e non solo di personaggi.

I tornei fanno i tennisti e i tennisti fanno i tornei, ma chi è nato prima? Qui siamo alla solita domanda ingannevole o che non può avere una risposta immediata come quella dell’uovo e della gallina. Ma nel caso del tennis la bilancia questa pende leggermente verso i tornei. La data tradizione della nascita del tennis è fissata nel 1877 anno in cui venne disputata la prima edizione del Torneo di Wimbledon. Ci scuseranno i partecipanti di quella manifestazione ma quelli non era o proprio tennisti, o meglio lo sarebbe diventati dopo la partecipazione a questo evento. Il vincitore Spencer Gore era un “tennista” in senso lato, lawn tennis player avrebbero detto allora, ossia non proveniva da sport simili con racchette e palline ma con altre regole come il finalista William Marshall che proveniva dal real tennis. Il tennista Spencer Gore prese parte alla seconda edizione di Wimbledon perdendo nel challenge round da Frank Hadow, un altro “turista” prestato al tennis che dopo questa vittoria si ritirò per giocare a cricket. Quindi i tennisti andavano e sparivano ma il torneo rimaneva e a poco a poco iniziò a diventare un evento mondiale e nessuno si sarebbe sognato di anteporre la presenza di un giocatore al torneo stesso. Magari non sarà esistito un Binaghi che prende il tè alle 5 del pomeriggio che intervistato:”Che ne pensa dell’assenza di Frank Hadow?” abbia risposto:”Hadow? No, io ho sempre preferito Marshall“, ma nessuno nel 1879 si è strappato i capelli per l’assenza del campione uscente.

La forbice torneo-tennista si allarga maggiormente e irreversibilmente con la nascita del professionismo. Inutile stare a ribadire qualcosa che dovreste già sapere, di Vincent Richards primo dilettante a diventare professionista nel 1926 poi seguito da Tilden nel 1930 e via via tutti gli altri a partire da Vines, poi Perry, Budge per finire con Rosewall e Laver. I campioni diventavano professionisti e non potevano partecipare ai grandi tornei, compresi quelli del Grande Slam. Nonostante il tentativo di creare degli omologhi ai Major amatoriali i tornei professionisti non sfondarono mai e nonostante l’assenza delle stelle a Wimbledon e US National Championships c’erano molti più spettatori di un London Indoor Pro Championships, il torneo che si giocava alla Wembley Arena, quindi parquet indoor, sponsorizzato in primo luogo dalla leggenda Tilden e nato nel 1934 per essere superiore a Wimbledon. Per quanto i montepremi aumentavano di anno in anno gli spettatori preferivano andare ai Championships piuttosto che andare a vedere qualche partita alla Wembley Arena. Anche dall’altra parte dell’Oceano accadeva lo stesso. Per quanto le prime tappe dei tour professionistici facessero registrare numeri da record come i 16.000 della sfida tra Riggs e Kramer al Madison Square Garden nel dicembre 1947 le altre era poco seguite e quando i professionisti si incontrava per giocare nella splendida cornice del West Side Tennis Club di New York lo US Pro Championships gli yankees preferivano andare a vedere il torneo dei dilettanti piuttosto che Riggs, Kramer, Segura o Pancho.

Tutti i professionisti sognavano di ritornare a Church Road per disputare il Torneo di Wimbledon, là dove era diventati grandi, ma l’ITF per tanti anni ha fatto lo gnorri perché nonostante tutto i dilettanti attirano sempre più pubblico anno dopo anno. Finalmente con la riforma del 1968 e la nascita dell’era Open i migliori tornarono a disputare i tornei più importanti ma nel corso degli anni ci fu modo per alcuni grandi campioni di farsi notare per la loro assenza, ma come sempre il torneo fu più forte del giocatore. E’ il caso degli Slam con gli asterischi citati in questo articolo di cui fa parte Wimbledon 1973 ma ce ne sono diversi altri. Il primo della lista è il Roland Garros 1974 che preferì bannare Connors vincitore degli Australian Open per via della sua firma in un contratto per giocare nella World Team Tennis. Ad oggi tutti danno torto alla FFT, la federazione francese, ma in quell’anno non si facevano sconti a nessuno, compresi i grandi campioni. Qui è il caso opposto di Federer, Connors voleva partecipare ma gli fu impedito, a Roma Roger non vuole partecipare e si cerca di far pesare la sua assenza. Jimbo non parteciperà allo Slam francese fino al 1978, ritorna nel 1979 ma in quei 5 anni di assenza Philippe Chatrier, il presidentissimo francese, non si è certo disperato. “Connors? Ho sempre preferito Nastase“, forse gli sarà scappato. Sempre in quegli anni Borg preferì giocare delle esibizioni nel 1977 rinunciando al Roland Garros, scelta folle col senno di poi, plausibile in quegli anni, ma l’avere gettato al vento l’occasione di vincere uno Slam, anzi il suo Slam per Bjorn non è stato un toccasana per lui, ma Philippe rifiuta e va avanti.

In anni recenti qualcuno si è permesso di saltare Slam, ma ormai il gap torneo-campione era talmente ampio che nessuno se ne è accorto più di tanto. E’ il caso di Andre Agassi che da affermato campione non giocò a Melbourne fino al 1994 per poi vincere nel 1995. Tanti anni di assenza che non hanno fatto rumore e sono visibili solo per mezzo dei database che raccolgono statistiche. Mah, non siamo così cinici, forse qualche agassiano se ne sarà accorto che Andre non c’era agli Australian Open soprattutto dopo aver vinto Wimbledon nel 1992. Altri big saltavano sistematicamente Wimbledon, i cosiddetti terraioli: Kuerten non andò a Londra dopo aver vinto il Roland Garros nel 2001 e poi l’anno successivo. Bruguera, che dal 1989 al 2002 partecipò ai Championhips solo 4 volte su 13. Qualcuno se lo ricorda? Pochi, ma non tanto da fare così clamore. Nel nuovo millennio le assenze riguardano i Masters, Monte Carlo sta con un piede dentro e uno fuori, Bercy è sempre in bilico essendo collocato a fine stagione e a ridosso delle Finals e meno male che da pochi anni a questa parte hanno piazzato una settimana cuscinetto tra i 2 eventi.

Dispiace per Roger, ma la tua assenza a Roma non sarà così fondamentale, i record di incassi verranno battuti, ci saranno grandi match e gloria per il vincitore e magari una personcina educata si alzerà sul Pietrangeli e dirà:”No, Ruggè, nun sei il tennis!“.

Dove nasce una stella: Federer e Milano 2001

Tags:


federer-milano-2001

Tutti i campioni della storia del tennis hanno avuto una genesi. Per quanto le varie carriere dei più grandi si siano sviluppate in maniera completamente diversa ci sono dei tornei che per loro sono stati una svolta, perché da lì hanno capito che il tennis doveva essere il loro mestiere. Pazienza se i grandi risultati non siano arrivati subito, ma il primo trofeo in bacheca non si scorda mai. Becker riuscì ad esordire con il botto vincendo a 17 anni prima il Queen’s e la settimana dopo addirittura Wimbledon, ma nella storia si registra casi di stelle che nascono in sordina, anche un po’ tardi rispetto alle medie generali ma che poi riescono ad esplodere e a recuperare il gap anche in maniera veemente. E’ il caso di Roger Federer diventato professionista nel 1998 che ha saputo ritagliarsi un posto tra i più grandi partendo però senza tanto rumore. Il primo anno da pro è stato un anno di rodaggio anche perché giocava anche i tornei della categoria juniores dove è stato eccezionale riuscendo a vincere il Torneo di Wimbledon e L’Orange Bowl nello stesso anno, con annessa finale agli US Open, ma con i grandi ha faticato parecchio a differenza di altri, uno tra tutti, Rafael Nadal, rimediando tante sconfitte e qualche piccola vittoria.

L’ATP Tour non sembrava essere il terreno adatto al giovane svizzero, infatti sono i Challenger, posti un gradino più sotto, a dargli le maggiori soddisfazioni riuscendo a guadagnare punti pesanti per poter partecipare ai tornei che contano. Ottima è la sua vittoria a Brest contro giocatori del calibro di Max Mirnyi e Michael Llodra, ma fa fatica con tanti tennisti mediocri. Addirittura riuscirà a perdere anche contro Gianluca Pozzi nel primo turno di Coppa Davis contro l’Italia. Anche il 2000, quindi nell’anno dei 19, non è particolarmente brillante, bene la finale a Marsiglia e Basilea, che poi diventerà il suo torneo. Ma negli Slam va malissimo. Ha la possibilità di entrare subito nella storia passando dalla porta secondaria facendo un buon torneo olimpico spingendosi fino alle semifinali ma perde prima contro Haas e poi contro Di Pasquale nella finale per il bronzo. Male, male perché le Olimpiadi saranno sempre un suo cruccio e quelle di Sydney 2000 potevano essere un’ottima opportunità, visto che ancora non era decollate come poi avvenuto nel 2008 e 2012. Peccato.

Il giovanotto ribelle e con il look selvaggio non riesce ad emergere e, come tanti, potrebbe andare nel dimenticatoio senza che nessuno se ne accorga. Ma è a Milano che arriva la svolta. Al Palalido si gioca un buon torneo di classe ATP International Series, quelli che oggi noi chiameremmo ATP 250, la superficie è il carpet (ormai estinto). Federer nasce come “attaccante”, ma ben presto diventerà quello che oggi noi chiamiamo “attaccante da fondo“, ossia un giocatore che non scende a rete in maniera sistematica come avevano fatto Sampras o Rafter, ma che sceglie in maniera oculata quando è meglio stare dietro a remare, oppure azzannare l’avversario. Ed è grazie a questa dote che riuscirà a vincere così tanto.

Nella capitale meneghina c’è un ottimo field. Come prima testa di serie c’è il numero 1 del mondo Marat Safin, seguono Yevgeny Kafelnikov, Dominik Hrbaty, Andrei Pavel cui si aggiunge anche il campione olimpico del 1992 Marc Rosset. Federer finisce nella parte bassa insieme a Kafelnikov. Dopo un turno agevole contro il tedesco Prinosil, Safin soffre non poco contro il belga Xavier Malisse e per avere la meglio deve andare al terzo set. Marat non è concreto e spreca 7 match point prima di chiudere la pratica in 2 ore con il punteggio di 3-6, 6-3, 7-5. Procedono senza patemi gli altri tra cui si annovera una strana wildcard data a Goran Ivanisevic che era profondato in classifica e che tutti ricorderanno per uno storico exploit che farà da lì a poco tempo sull’erba. E lo sapete bene.

Il torneo è pieno di sorprese e la prima eclatante è quella della vittoria di Greg Rusedski, giustiziere di Guga Kuerten agli Australian Open, che fa fuori Safin infliggendogli un sonoro 6-0 7-6(5). C’è poco da meravigliarsi perché si sa Safin, come dicono a Bolzano è sempre stata na capa gloriosa. Un’altra grande sorpresa è la vittoria di Federer contro Kafelnikov. Lo svizzero si impone per 6-2, 6-7(4), 6-3 contro un nervoso russo che se la prende contro l’arbitro per alcune chiamate dubbie, ma più che gli errori a fare notizia è l’ottimo tennis dello svizzero caratterizzato da un servizio molto potente, un dritto penetrante e una grande capacità di movimento. In finale arriva Julien Boutter che aveva approfittato della sconfitta di Safin ma che comunque aveva fatto bene contro Rusedski, battendolo in 2 set entrambi finiti al tiebreak.

Per Roger si tratta della terza finale ATP in carriera dopo quelle perse a Basilea e Marsiglia l’anno precedente. Pochissimi sanno che questa finale passerà alla storia e i giornali dell’epoca non possono che scrivere un trafiletto. Federer è entusiasta di questo titolo, la vittoria in 3 set contro Boutter l’ha galvanizzato e dice:”Il primo titolo ATP è speciale, possono dire che la mia carriera inizia qui“. Il match è stato combattuto e si è deciso con un break ottenuto da Roger nel game di apertura. Il francese, che era breakkato solo 1 volta prima di questa partita, ha perso il servizio per 3 volte nel primo set, 2 nel secondo e 1 nel terzo. Poi ha messo a segno 7 ace così come lo svizzero, ma Boutter ha aggiunto anche 11 doppi falli contro i soli 4 dell’avversario. Rogiah incassa l’assegno di $45,000, ma i soldi, come non mai in questi casi, contano veramente poco. Qui arriva la consapevolezza che potrà fare bene. Bisognerà aspettare il 2003 per vedere una vittoria Slam, ma il seme del 17 volte campione Slam (18 oggi) è stato piantato a Milano nel 2001.

La partita

milano-2001-stats

 

Pezzo scritto il 13 settembre 2016

TML Classic: Finale Australian Open 2009, Nadal vs Federer, Circoletti rossi

Tags: ,


australian-open-2016-nadal-vs-federer-circoletti-rossi

Dopo la descrizione e l’analisi statistica cosa manca per completare l’approfondimento su un match? Gli highlights…MAI. Preferiamo selezionare i punti più belli del match che nella websfera si chiamano “hot shots“, ma che noi preferiamo chiamare “Circoletti rossi” in onore del maestro Rino Tommasi che, come scrive nel suo libro omonimo, segnava i punti più importanti e belli nel suo taccuino con dei cerchi disegnati con la penna rossa.

1.Set 1 1-0 Sv N Adv F2

Vincente di Federer in contropieade che lascia sul posto Nadal

2. Set 1 2-3 F SvN 30-40

Federer si sposta sul diritto per punire un servizio lentissimo. Vincente violento.

3. Set 1 2-4 F Sv F 30-15

Nadal arraccatta una palla da terra in corsa e piazza il vincente.

4. Set 1 4-4 Sv F 15-0

Vincente pazzesco di Nadal con il rovescio

5. Set 1 4-5 F SvN 0-0

Punto di puro polso di Federer


Continua————>

TML Classic: Finale Australian Open 2009, Nadal vs Federer, Don’t cry for me Roger

Tags: ,


Per molti la finale di Wimbledon 2008 è la più grande partite di tutti i tempi, ma alcuni non concordano perché mettono la finale degli Australian Open 2009 come l’espressione massima del Fedal che è a sua volta l’espressione massima del tennis. Difficile concordare con gli uni o con gli altri ma di certo la finale giocata a Melbourne non è da buttare, anzi. Forse LA partita di Wimbledon acquista un fascino maggiore per via dell’ambientazione, il record infranto, le 2 interruzioni per pioggia e la quasi rimonta dello sconfitto, ma quella del Melbourne Park a tratti ha mostrato contenuti tecnico-tattici superiori riportando finalmente una finale memorabile in Australia da tanti anni a quella parte: basti ricordare che era dal 1988 che l’atto conclusivo non andasse al 5° set.

I 2 contendenti al titolo arrivano in maniera diametralmente opposta. Nadal ha dovuto sudare 7 camicie per vincere contro Verdasco in un’altra partita memorabile, invece Federer ha disposto facile del solito malcapitato Roddick bravo ad arrivare fino in semifinale ma altrettanto a perdere in 3 set, così l’incognita caldo e stanchezza potevano essere determinanti ma la cronaca dei fatti smentisce categoricamente questa tesi.

1° set

Si parte con Federer al servizio. Nadal commette un gratuito difensivo e viene assegnato il primo punto. Rafa è aggressivo e fa capire che l’incubo di Manacor è ritornato. Lo spagnolo è profondissimo e dapprima costringe all’errore Roger, poi c’è una piccolo malinteso: palla fuori non chiamata, si ripete il punto e arriva un esiziale doppio fallo. Lo svizzero è stranamente scentrato, regala anche il 3° punto e arriva la prima palla break dell’incontro. Male, malissimo Roger, dritto sparato fuori di metri e BREAK NADAL in apertura così come era avvenuto nella finale del Roland Garros 2008. Nadal ha la possibilità di scappare subito ma stiamo parlando di un Federer ancora al top e siamo sul cemento se qualcuno l’avesse dimenticato. Il solito squilibrio tra dritto nadaliano e rovescio federeriano fa da soundtrack alla partita e il primo punto del 2° game ne è l’emblema. Federer finisce di scaldare il rovescio e vuole testare se è carico: BOOM. Missile di rovescio che inchioda Rafa. Le velocità in campo sono pazzesche e arriva un altro vincente incrociato di Federer. Rafa ricomincia a spingere con il dritto e Roger non può far altro che abbozzare e commettere il gratuito che assomiglia tanto ad un errore forzato. Si sa, in questi casi limite è difficile collocare il punto. Un nastro elvetico grazia Roger e Nadal spara lungo. Prima palla break anche per il numero 2 del mondo. Il numero 1 si salva con uno slice mancino che è anche un servizio vincente. Tanto per andare sul sicuro ne mette anche un altro e per il momento si salva, ma si entra nel vortice dei vantaggi. Anche Rogè è profondo e a volte l’uncino di Rafa non funziona. Da queste prime battute è chiaro l’andazzo: si spinge molto producendo tanti vincenti ma inevitabili arrivano anche i gratuiti. Nessuno è perfetto. Per uscire dalla ragnatela Federer si inventa un’accelerazione spaventosa di rovescio per poi chiudere con il dritto vincente. Siamo sulla parità numero 3, arriva un altro vincente di dritto proprio sul “7” e 2a palla break. Roger non è fortunato e il nastro manda fuori la sua palla che poteva risultare dirimente. Nadal è caldo, troppo caldo e la foga spesso lo tradisce così arriva la 3a palla break, Roger piazza il vincente che fotografa il rivale, circoletto rosso d’obbligo e controbreak.

Si sono giocati 2 game e già abbiamo visto tutto quello che c’è da vedere per una partita di tennis. Il vortice di emozioni non può durare per sempre ed ecco un turno di servizio agevole per Rogiah che sbaglia solo nel primo punto, poi un classico 1-2 schema Kramer, Rafa recupera quello che può ma non può fare miracoli…vincente rogeriano. Conseguente ace e giuoco svizzero. Anche Nadal non vuole essere da meno e anche per lui si ripete lo stesso copione: perde il primo punto per via del ritmo servizio interrotto bruscamente. Una palla di Roger fuori di poco fan partire il parzialino nadaliano che mette a segno anche 2 servizi vincenti consecutivi. 2 a 2 e palla al centro.

Quest’oggi anche Federer dimostra delle ottime doti da difensore, prende tutto e costringe all’errore Nadal. Peccato per lui che il radar che controlla il dritto abbia delle momentanee avarie e il risultato è un dritto sparato fuori. Buon per lui che ancora siamo nelle prime fase iniziali del match. Rafa è bravo a portarsi fino al 30 pari, poi mette a segno un vincente cancellato dal challenge e il punto rigiocato va in Svizzera. Arriva il punto del deuce ma è solo un fuoco di paglia, Federer scende a rete per aggredire e si prende il punto. 3-2 per il numero 2 del mondo.

Anche il radar di Nadal non è messo a punto alla perfezione e trasforma il 6° gioco da un easy hold in un breakkone. All’inizio il servizio regge e arriva anche un servizio vincente di seconda seguito da uno di prima, poi Rafa commette un errorino gravino che si rivelerà gravissimo: appoggia fuori un dritto facile. Challenge che conferma e 30 pari. Federer mette il turbo e arriva un vincentissimo di dritto quando ancora la palla sta salendo, poi nel punto successivo lo svizzero si sposta sul dritto per punire un servizio lentissimo, risultato? Vincente violento (e circoletto rosso). 4 a 2 e servizio Roger.

Secondo voi può Roger non farsi brekkare quando è il momento di confermare il break? Domanda al limite del pleonastico e del tautologico. Ace-non ace in apertura. OK. 30-15 easy e poi? Nadal on fire. Dapprima arraccatta una palla da terra in corsa producendo un vincente che in tutte le classifiche dei migliori colpi della storia. Poi arriva la mega difesa in cui recupera tutto anche dalla spazzatura se è necessario e piazza il rovescio incrociato vincente stile baseball. Palla break. Federer si trasforma in un flipper degli anni ’70: bottarella per non fare precipitare la palla nel buco e TILT! Doppio fallo gravissimo e set che si riapre. Questo era un momento chiave dell’incontro, solo che Roger non lo sa e pensa che avrà almeno un’altra occasione per rifarsi. Ingenuo.

Federer vuole rifarsi subito così attacca la rete costringendo all’errore Nadal sul suo servizio. Rafa copia/incolla lo schema dell’avversario e ottiene lo stesso risultato. Ancora non ne avevano visti ma ecco il vincente di dritto uncinato a uscire per Nadal, marchio di fabbrica DOC, DOP, IGP del Rafa duro e puro. Piovono vincente e Federer non vuole sottrarsi a questo balletto e piazza l’inside out di dritto che spiazza anche gli spettatori, ma non sfonda, 2 punti manacoriani e siamo sul 4 pari.

Federer non ha problemi a mantenere il servizio, ma dall’altra parte arrivano saette, è il caso del vincente pazzesco di rovescio che porta al 15 pari. San Servizio salva lo svizzero e Nadal ci mette del suo tirando lungo. Altro punto di lusso per Nadal: dritto incrociato che taglia la diagonale e cade a metà campo seguito da un vincente. Ma chi è? Roger per il momento si salva, ma che giuoco Nadal, che giuoco!

La caratteristica di chi ha il rovescio a una mano è quella di avere il polso simile ai tiranti del Ponte di Brooklyn, massima leggerezza e resistenza quasi infinita. Roger appartiene a questa categoria e il punto dello 0-15 nel 10° gioco è un inno all’ingegneria civile. Polso bloccato che si tende solo per mandare la palla dall’altra parte. Peccato che i punti belli non valgano di più perché non è difficile immaginare la reazione di Nadal che spinge ancora con il rovescio, poi con un servizio vincente va sul 40-15, arriva una risposta profondissima per il momentaneo 40-30 ma in questa occasione il rovescio tradisce Roger anche se va sottolineata la sua propositività.

Siamo sul 5 e arriva la frittatona federiana. Dapprima Roger appoggia fuori una volèe comoda. Per riscattarsi presenta una difesissima a rete e si esibisce in una volèe in allungo di rovescio. Nadal attacca e chiude con un taglio vincente velenosissimo. Roger prova l’inside in…numero! Non va! Palla ampiamente larga. Scende a rete per recuperare almeno una palla break, ma nulla da fare, il passante è pronto lì dalla notte dei tempi e BREAK Nadal.

Il primo set si chiude al 12° gioco con Federer scentrato che sembra aver mollato, vince uno scontro slice-vs-slice ma un gratuito procura il primo punto set point. Nadal sbaglia in manovra e lo butta via, ma ce n’è un altro ed è quello buono. Nadal non poteva non chiudere con un dritto vincente che arriva puntuale come un orologio svizzero.

Continua————>

TML Review 2016: 3. Australian Open, Djokovic vs Federer. Volevo distruggere qualcosa di bello

Tags: ,


ao2016-djokovic-vs-federer

Volevo distruggere qualcosa di bello. E’ la frase che meglio di tutte sintetizza i primi 2 set della sfida di semifinale tra Novak Djokovic e Roger Federer. Una partita storica, se mi permette il termine, perché è l’ultima sfida di una lunga serie che ha portato il tennis a livelli mai visti primi e che grazie al magico trio Federer-Nadal-Djokovic ha portato al tennis grande notorietà e sempre più adepti. Questa sfida è l’ultima di quelle che ci avevano viziato, se vogliamo, a vedere un tennis spettacolare e se non spettacolare, maschio, pieno di colpi di scena, sempre giocato al limite e con match che entravano di diritto nei più belli di sempre senza che nessuno lo potesse mettere in dubbio. Dico questo perché dopo la sfida tra Federer e Djokovic di partite così ben giocate dal punto di vista tecnico unito all’agonismo e all’atletismo non se ne sono più viste in tutto l’anno e il trend sembra dirci che non ce ne saranno più visto che i protagonisti di queste epiche sfide hanno già dato il meglio di sé. Un’Inter grande come quella di Corso, Suarez e Mazzola non ci sarà più, ma questo non vuol dire che non ce ne sarà un’altra grande in modo diverso. Sono le parole di Ivan Benassi, detto Freccia, interpretato da Stefano Accorsi a dirci che in futuro ci saranno grandi sfide non come il Fedal e il Djokerer, ma altre belle ma in modo diverso.

Per la terza volta consecutiva si affrontano in uno Slam Federer e Djokovic. Le ultime 2 erano state finali, ma questa volta la sfida viene anticipata di un turno e per molti è questa la vera finale. Roger ha ben figurato fino alla vigilia così come Djokovic e le speranze di vedere ancora una volta Roger vittorioso sul serbo in un major ci sono tutte, ma i primi 2 set sconvolgeranno l’impossibile.

Arbitra Pascal Maria. Il sorteggio è vinto da Federer che decide si rispondere. Djokovic parte con il turbo. Ace in apertura e servizio vincente in chiusura, nel mezzo un grande passante con Roger che era venuto avanti per coprire la rete. Il pubblico è apertamente schierato con il 17 volte campione Slam che parte con uno schema Kramer: servizio e dritto ed è qui che inizia la mattanza. Djokovic è straordinariamente profondo, ribatte ogni colpo che arriva sulla riga di fondo dell’avversario che con la palla sui piedi può fare ben poco. 4 punti consecutivi di Nole gli danno il break immediato, l’impressione è che Federer sia solo un po’ impreciso, ma il bello (o brutto) deve ancora arrivare.

Servizio Djokovic e risposta vincente tagliato di rovescio. 0-15. Nole non ci sta e piazza un ace confermato anche dal falco maldestramente interpellato. Ancora profondo il serbo che chiude con un passante assurdo di dritto in corsa a rientrare che pizzica la riga. 3-0. Federer finalmente si scuote un po’ e 2 servizi vincenti e un ace gli regalano il primo game e un po’ di ossigeno. Il numero 1 del mondo va di fretta. Subito 3 punti, ma deve subire una risposta vincente di dritto con un piede dentro il campo. Arriva un altro punto svizzero, ma Nole chiude. 4-1. Federer è impreciso e commette errori gratuiti facilmente. Subito 0-30, punticino per Federer, ma altri 2 punti serbi confezionano il 2° break. Djokovic è un martello pneumatico con il rovescio e Federer non può fare nulla. 5-1. Nole ha la possibilità di chiudere subito e lo fa non senza dare spettacolo come nel punto che lo porta al 30-15 che è un passante incrociato strettissimo di dritto che cade nella metà campo adiacente la rete.  Roger si esibisce anche in un una veronica, ma i buoi sono già scappati. Servizio vincente Nole e set che va al serbo in 22 minuti in cui Djokovic ha dominato e, a parte un game interlocurtorio, Federer non ha capito niente.

Troppo brutto per essere vero questo Roger o semplicemente è il numero 1 del mondo ad essere ingiocabile. Nel secondo set ci si aspetterebbe una reazione d’orgoglio elvetica, ma questa non arriva, anzi. Parte Federer al servizio che deve subito osservare un passantino di rovescio serbo, poi sbaglia una volèe (anche se non era semplice) e un Nole profondo che tira suoi piedi dello svizzero annuncia un’altra palla break. Federer annulla di mestiere e arriva il perentorio:” komm jetzt!”. Djokovic non vuole concedere nulla ed è qui che inizia il parziale della vergogna. Ace di Nole, ace di seconda, passante facile e game in cascina. Federer sbarella completamente, concede 4 punti consecutivi al suo avversario di cui uno sempre con il passantino ormai leitmotiv del match e Nole che prende il largo. L’emorragia si conclude dopo 8 punti, ma il sangue continua a scorrere copioso da altre ferite apertesi nel frattempo. Sul servizio serbo non può fare nulla se non prendere 1, massimo 2 punti scendendo a rete ma non sfonda. Ma la batosta fatale arriva nel 5° gioco con Nole che mette a segno altri 4 punti consecutivi in risposta, uno dopo 18 colpi con recupero di Federer e relativo vincente. Un altro è una risposta al fulmicotone sui piedi di Federer che era dentro al campo. 4-1 e servizio Nole e siamo quasi al KO tecnico. Novak è una furia cieca. Piazza un servizio vincente e un rovescio che paralizza Federer e solo sul 30-0 arriva il primo macroscopico gratuito di marca serba che non conta nulla. Altri 2 punti e siamo 5-1 per Djokovic. Quando si tratta di servire per prolungare il match Roger esordisce con un doppio fallo. Male. Va avanti fino al 30-15 chiudendo con uno smash e poi 40-30. Se non entra la prima, la seconda è facile preda del rapace di Belgrado e così arrivano altri 2 punti che sono anche set point. Un rovescio profondissimo spiazza l’inerme svizzero che si salva per ben 2 volte nonostante dall’altra parte arrivino vincenti a grappoli. Il servizio di Federer torna operativo e ottiene il 5-2. Djokovic non ha problemi a chiudere. 6-2 e dopo 54 minuti abbiamo assistito al massacro di un grande campione.

Non si può, non si può, no, non si può vedere un Federer in queste condizioni sul cemento e contro un avversario che in passato aveva battuto in lungo e in largo. La reazione ci deve essere ed eccola che arriva. 4° set. Comincia Federer. Ace. Roger scende a rete ma sbaglia la volèe. Altro punto Nole e vincente di dritto outside in. Attacco profondo di Nole ma è fuori. Punto svizzero e 1 a 0. I gratuiti iniziano ad aumentare ma Federer è in partita, mette in campo una volèe di rovescio in allungo e scattano automatici gli applausi. Il serbo si riprende subito e tiene la battuta. Per questo giro Federer è solidissimo al servizio e si ricorda di essere stato allenato da Edberg fino a qualche settimana prima dell’incontro. Serve&volley, servizio vincente e ancora serve&volley e Roger sembra si sia svegliato. Bravo Federer, ma Djokovic è ancora lì e piazza un gioco bianco velocissimo in cui la risposta non esiste. Il 5° gioco sembra un altro di quelli in cui il numero 3 del mondo possa andare via liscio, ma si complica la vita. Primi 2 punti per lui poi grave errore a chiudere a volo e risposta sui piedi che non gli permette di piazzare la volèe. Dritto disumano uncinato di Nole e siamo a palla break per il serbo. Ancora una volta san servizio è vigile e Roger evita la figuraccia del secolo. Il radar di Belgrado ha un piccolo guasto dovuto ad una tempesta solare e nel 6° gioco finalmente si può assistere ad un turno di servizio combattuto. Prima un doppio fallo e poi un’ottima accelerazione di rovescio di Federer regalano il 15-30 a Roger che poi si esibisce in una difesa eccezionale a rete procurandosi una palla break che però viene prontamente annullata. Federer mette pressione all’avversario andando a rete e questi commette errori che nei primi 2 parziali erano solo miraggi. Per il momento 2 punti danno al serbo la sicurezza, ma presto arriva il ritorno elvetico con una deliziosa smorzata tagliata di rovescio. 2 ace danno ossigeno a Nole ed ecco a voi la SABR che dà il punto a Roger che poi recupera una difficilissima smorzata ed ottiene il tanto agognato break. 4-2 e servizio svizzero e applauso assordante nella Rod Laver Arena.

Federer sente l’odore del sangue e nonostante un piccolo passaggio a vuoto che lo porta a 15-30 chiude con autorità il suo turno di battuta con un ace e un servizio vincente. In mezzo un dritto inside in old style che impreziosisce la partita. Nole non può più fare nulla sul suo servizio, lo vince facile nonostante una chiamata maldestra su un suo chiaro ace prontamente dato dopo la verifica del falco. Federer serve per il set. Si va ai vantaggi. Nole ancora profondo ma non sfonda, alla 3a occasione Roger chiude. 6-3 e pubblico ringalluzzito.

Arriva la pioggia e si sospende la partita per 10 minuti. Si chiude il tetto e tutto può continuare. Al servizio c’è Nole che si ritrova sotto 0-30 anche grazie ad un nastro svizzero. Non ci sono problemi: 4 punti consecutivi e servizio tenuto. 1-0. I 2 giocatori sembrano rifiatare in questa prima fase nel 4° parziale e la risposta è quasi nulla. Nole ogni tanto ne mostra qualche versione deluxe, ma è centellinata a soli pochi punti. Quello che ne concede di più è sempre Djokovic ma non ci arriva mai a palla break nonostante un Federer propositivo che attacca e Novak un po’ falloso che commette qualche gratuito di troppo per chiudere i punti facili. Questo copione si ripete per 7 giochi ed è nell’8° che arriva il colpo di scena. Al servizio c’è Federer. Nel primo punto arriva un dritto in allungo da fondo campo vincente di Nole, poi 0-30, servizio vincente Federer e vincente di rovescio di Roger a termine di uno scambio bellissimo. Pioggia di circoletti rossi. Il punto è talmente bello che Federer non ne sarà più, ma proprio punti non punti belli. Una risposta vincente del serbo regala il break che lo porta a servire per il match. Non c’è più nulla da fare: 4 punti di Djokovic chiudono la semifinale e da questa partita in avanti nel corso della stagione per Federer saranno solo guai.

ao2016-djokovic-vs-federer-set-5

TML Review 2016: 4. Wimbledon, Federer vs Cilic. L’ultimo grande Roger

Tags:


w2016-federer-vs-cilic

Arrivato ai quarti di finale con un tabellone da Challenger i prati di Wimbledon vedono per l’ultima volta in campo Roger Federer per la stagione 2016 (Raonic non esiste), la più travagliata della sua carriera. A Melbourne aveva ben figurato fino alla semifinale quando nei primi 2 set era stato annientato da Djokovic per poi riprendersi nel finale, poi solo brutte figure tra annunci monchi, ritiri e sconfitte inattese soprattutto sull’erba, ma i giardini del SW19 sono casa sua e ancora una volta qui vuole dimostrare al mondo che non è finito.

Dall’altra parte della rete c’è Cilic che ha approfittato del ritiro di Nishikori e fino alla partita con Roger ha ben figurato. La velocità di esecuzione del dritto e un servizio quasi a livello server-bot gli consentono di ottimizzare la resa sull’erba, da sempre ritenuta la migliore superficie per i battitori (termine mutuato dal baseball) leggermente meglio del cemento.

Si parte con Marin al servizio e si capisce fin da subito che sarà il servizio a comandare. Basta una piccola distrazione un break casuale e la partita gira senza che nessuno se lo aspetti. Sampras e Ivanisevic ne sanno qualcosa. Primo turno di servizio croato con tanto di 2 servizi vincenti. Anche Federer ha un’ottima battuta e per non essere da meno del suo avversario piazza 2 ace in apertura e 1-1 che arriva in un lampo. C’è poco da descrivere quando ci sono 2-3 scambi a punto se non il primo in risposta che arriva sul 40-0 Cilic. 40-15 e ancora ace. Dopo 2 game di riscaldamento il primo a rompere gli indugi è Roger che mette in campo il primo passante e la noia dei server dominanti per un attimo scompare. Ancora però è presto per ribaltare la partita e ancora servizi vincenti ed ace sono protagonisti.

Nel 5° gioco arriva il primo passaggio a vuoto, a non mulinare più il servizio come nella prima fase della partita è Cilic che presto si ritrova sotto 15-40, ma si toglie subito dagli impicci sempre grazie alla battuta e così le prime 2 palle break dell’incontro sono svanite. Si torna a Roger che mette ben 3 let consecutivi prima dell’out e una seconda facile da aggredire che concede il punto al croato. Questi si permette una bastonata di dritto vincente che lo porta sul 15-30, ma non arriva nessuna palla break e siamo sul 3 pari.

Cilic con il suo servizio fa il buono e il cattivo tempo. Prima arriva un ace e subito un doppio fallo. Si issa fino al 40-15 prima di subire un ottimo vincente di dritto con David Beckam che applaude Federer. Nessuna palla break e ancora tutto in equilibrio. Roger non vuole concedere nulla e al servizio è un cecchino: i suoi turni di battuta durano pochissimo e fa bene a risparmiare energie perché serviranno più avanti. Ancora parità. Nel 9° gioco il croato concede un solo punto ma è una dei più bei punti dell’anno con la super veronica che è una delle immagini più rappresentative della stagione. Ogni tanto si vede qualche bel colpo come un dropshot da fondocampo di Roger che chiude lo scambio. 5-4 Cilic e subito 5 pari. Nell’11° gioco arriva un challenge sospetto su una prima che ha preso il let. Federer ha torto e si ripete la prima. 4 punti consecutivi croati e per la 2a volta Federer si ritrova a servire per salvare il set. Tutto facile per lui e tra i 4 punti annoveriamo un passante di polso che solo Rogiah sa fare.

Dirimente è il tiebreak dove all’improvviso il 17 volte campione Slam ha un black out. Un Cilic spietato al servizio e 2 minibreak lanciano il croato sul 5-0. L’idea generale è che se lo scambio si prolunga il punto è all’80% a scacchi bianchi e rossi, ed ecco che Marin ne approfitta per andare avanti. C’è anche un minibreak svizzero, ma ormai i buoi sono scappati. 7 punti a 4 per Cilic che chiude al 3° set point e strappando un altro servizio. In questa prima frazione evidenziamo una service domination del 75,68%, ossia per 3/4 della gara ha vinto chi serviva. Siamo nel primo parziale e questa percentuale è destinata a decrescere come il rendimento dei pitcher partenti nel baseball che fanno posto ai rilievi, ma qui rilievi non ce ne sono e per ore e ore è sempre lo stesso braccio a dover servire.

Come se nulla fosse successo il secondo set mette in mostra lo stesso copione del primo, ossia: servizio, servizio e ancora servizio. Ma il canovaccio della partita cambierà presto. Si parte con Roger alla battuta che prima mette in mostra il suo serve&volley, poi un servizio vincente e chiude il game venendo a rete. Cilic continua ancora a macinare anche se ogni tanto qualche rotella si inceppa e arriva il doppio fallo frutto anche di un atteggiamento propositivo e aggressivo che portano al limite. Ace, doppio fallo e servizio vincente arrivano in sequenza e 1-1 presto servito. Nel 3° gioco c’è il primo momento no di Roger. Una badilata di dritto che arriva da Sirio lo stordisce, poi 0-30 e piccola ripresa con un vincente di rovescio ed un ace con tanto di challenge di Marin che gli dà torto. Palla break croata e rispostina che lascia sul posto lo svizzero. 2-1 e servizio croato.

Cilic sente leggermente la pressione per essere un set e un break avanti e commette 2 doppi falli consecutivi, ma la sua 2a è un’altra prima quindi ci sta nell’economia della gara (d’altronde il suo coach è Goran Ivanisevic…). Arrivano 3 punti per il croato che riportano tutto alla normalità, ma ancora un volta il servizio troppo forzato è causa di guai e arriva la palla break svizzera. Roger non concretizza e 2 servizi vincenti confermano il break Cilic che sale 3-1.

Non c’è tempo da perdere. Un break subito sull’erba contro un braccio caldo è frustrante, questo innesca il turbo di Federer che non vuole concedere nulla sul proprio servizio e vuole azzannare l’altro sul suo di servizio, ma la tattica rogeriana non paga. Bravo lui a tenere la battuta, ma bravissimo Cilic a non concedere nessuno spiraglio con un game flash con tanto di 3 ace. Ancora servizio Federer e ancora si gioca poco. Ok 2 punti di Marin ma le palle break si vedono con il binocolo. Ancora Marin al servizio e ancora gioco a zero che non fa giocare il suo avversario. Roger deve assolutamente tenere la battuta e fino a qui non ci sono problemi. Un punto concesso e ottima difesa della rete. Cilic ha la possibilità di chiudere e lo fa con autorità approfittando anche di un gravissimo errore a rete di Roger sul 15-0. 2 set a 0 per il croato con la service domination che cala inesorabilmente al 70,18%, ma comunque rimane alto.

Federer si trova nel baratro, ma non è la prima volta che si trova a dover recuperare da 2 set sotto e diversi casi c’è riuscito:

  1. RG2001 (2T) vs Sargis Sargsian 4-6 3-6 6-2 6-4 9-7
  2. Miami (F) vs Rafael Nadal 2-6 6-7(4) 7-6(5) 6-3 6-1
  3. AO2009 (4T) vs Tomas Berdych 4-6 6-7(4) 6-4 6-4 6-2
  4. RG2009 (4T) vs Tommy Haas 6-7(4) 5-7 6-4 6-0 6-2
  5. W2010 (1T) vs Alejandro Falla 5-7 4-6 6-4 7-6(1) 6-0
  6. RG2012 (QF) vs Juan Martin Del Potro 3-6 6-7(4) 6-2 6-0 6-3
  7. W2012 (3T) vs Julien Benneteau 4-6 6-7(3) 6-2 7-6(6) 6-1
  8. UO2014 (QF) vs Gael Monfils 4-6 3-6 6-4 7-5 6-2

Ricomincio da 3. Recitava un film comico italiano. E nel set numero 3 si ricomincia a bombardare. La descrizione dei primi game è superflua l’unico dato che si può registrare è il numero di ace e i servizi vincenti. Parte Federer: 2 servizi vincenti e un serve&volley, Cilic: 3 servizi vincenti e un ace, Federer: 2 ace e un servizio vincente. 3 game che vanno via veloci. Il primo ad avere un po’ di pathos è il 4° con Cilic che si complica un po’ la vita e dove finalmente arriva una risposta degna di questo nome, anzi ne arrivano 2 per la precizione. Marin si complica la vita ma ben presto esce dal buco con il solito ace e per ora siamo 2 a 2.

Ancora Federer preciso al servizio e 5° game che scorre velocemente. Roger oltre al servizio mette in mostra un’ottima copertura della rete che costringe Cilic a sbagliare e sarà questo uno dei temi chiave dell’incontro. Anche il croato è un bombardiere in stato di grazia che però quando concede qualcosa dà modo a Federer di esprimere tutta la sua classe che si concretizza in un flick-wrist di rovescio d’annata. Siamo sul 3 pari e improvvisamente, quando nessuno se lo aspettava, arriva l’incubo. Roger butta l’impossibile e dopo aver subito un passantone fulminante è sotto 0-40. 3 palle break che pesano come macigni. Di rifa o di Rafa riesce a cavarsela e si incinta perentoriamente:”Komm jetzt!”. Fiuuu. Paura scampata e parzialone di 5 punti consecutivi che rianimano una partita in stato quasi agonico. Cilic accusa il colpo e dopo aver perso i primi 2 punti del suo servizio ne mette 3 di fila, ma non bastano, ne servono 4, e il 4° non arriva. Federer spreca malamente un challenge sul 15-30, ma Cilic ci mette nel suo e sulla palla break commette IL doppio fallo più grave del mondo. Break e 5-3 Federer. Applausi dal Centre Court. Ace, servizio vincente e un altro servizio vincente chiudono il set confezionato e impacchettato con un vincente di rovescio in controbalzo. 2 a 1 Cilic e Federer e milioni di fans che ci credono. Questa volta il servizio ha inciso per il 68,52% ancora in calo rispetto al primo e secondo set.

Quasi a volerlo farlo di proposito o solo perché è una conseguenza del tipo di gioco espresso in campo e primi game nel 4° parziale sono solo servizio o quasi. Questa volta però parte CIlic che concede solo 2 punti e mette in campo un servizio vincente. Poi spetta a Federer: server&volley, servizio vincente, serve&volley, servizio vincente. Eccallà. Ancora Cilic: 2 servizi vincenti. Sembra di essere tornati negli anni ’90 (concedetemi questa licenza poetica). Ma ancora una volta è Federer ad avere il primo passaggio a vuoto del parziale e si trova a dover fronteggiare 2 palle break, ma il suo servizio oggi funziona alla meraviglia e addirittura si permette un servizio vincente di 2a. Poi 3 punti consecutivi e il 4° chiude il game con un ace. Il rendimento al servizio cala bruscamente per entrambi ed anche Cilic ha il braccio pieno di acido lattico. Primo punto per lui, ma il secondo è un passante di rovescio in corsa di Roger che ancora una volta ci spiega perché lui è il giocatore più amato oggi. Come se non bastasse arriva un missile di rovescio di marca elvetica e siamo sul 15-40. “I have a chance, BOOM, I have another chance, BOOM“. Parole profetiche che si ripetono anche oggi. 3 ace di fila e un servizio vincente cancellano le 2 palle break e ancora il set è tutto da assegnare.

Battuta che ancora la fa da protagonista e 4 giochi che scorrono via lisci. Federer mette anche un ace di seconda e disegna il campo in maniera deliziosa come solo lui sa fare. Si arriva velocemente al 5-4 Cilic che ha la possibilità di chiudere la partita sul servizio Federer. Roger inizia male e perde il primo punto con una risposta sulla riga di Marin. Poi 2 punti per lui, il secondo dei quali è un ace, ma 30 pari che arriva con uno spin pazzesco che il croato dà al rovescio in back. Altro punto Cilic e primo match point per lui. Federer sbaglia la prima, ma si salva miracolosamente con un servizio vincente di seconda, poi ne mette in campo un altro, questa volta con la prima e chiude un game difficilissimo. Roger è ancora vivo!

Roger è talmente vivo che è ancora in grado di fare magie (come se non fossimo abituati). La risposta in back tagliato che quasi torna indietro ci permette di ammirare un Roger old style, ma è ancora poco efficace e nonostante poi recuperi l’impossibile il punto è sempre per Cilic. Questi, da grande battitore, si improvvisa grande ri-battitore e si arriva così al 2° match point sempre un servizio Roger. Questa volta il pericolo passa più velocemente e 2 ace cancellano ancora una volta una vittoria che ormai sembrava sicura e si va così al tiebreak.

Un tiebreak con i fiocchi dove si vede di tutto. Il primo a ottenere il minibreak è Cilic che però lo restituisce subito, poi il croato ne concede un altro, frutto di un ottimo challenge chiamato da Federer su una palla giudicata “out” che poi il falco rivela essere “in”. 6-4 Federer e primo set point per lui, Marin annulla, 3 punti consecutivi e 3° match point. Servizio vincente Federer e ancora una volta si salva. Altro punto ottenuto con una chiusura a rete e set point per Federer. Un esiziale doppio fallo Cilic consegna ancora una palla del set per Roger che non concretizza. 9-9. Ma qui arrivano finalmente i 2 punti che quasi tutto il Centre Court aspettava e si va al quinto. Qui la service domination è del 68,82%, in leggero aumento rispetto al set precedente, questo frutto di almeno 7 game con risposta pressoché nulla.

Federer risente dello sforzo profuso per vincere un set che per ben 3 volte ha dovuto prendere per i capelli. Stranamente il suo primo turno di servizio del 5° set va ai vantaggi, ma non si arriva mai a palla break. Cilic è spietato e mette a referto 4 servizi vincenti su 5 battute. Roger resetta il radar e va spedito: ace e drop con taglio a chiudere il punto e il game. Ancora servizio dominante ed è chiaro che i 2 stanno rifiatando per giocarsi tutto nell’endgame di scacchistica memoria. Ancora gioco bianco per Federer con ace di seconda. 3-2 e palla che passa a Cilic. Primo punto per Roger, poi Marin va a prendersi il punto a rete, ma deve subire un rovescio in allungo del campione svizzero. 30-30 e Cilic che si perde e concede una palla break. Si salva ancora con il servizio e il serve&volley. 3 pari. Granitico Rogiah al servizio concede solo 2 punti frutto di una rispostina ingiocabile e un falco a metà (cit.): palla chiamata out, challenge di Cilic, è in e ripetizione del punto.

E’ nell’8° gioco che “si strozza il cane” (mamma mia, quant’è brutta la traduzione di un proverbio siciliano così incisivo). 2 punti facili di Cilic presagiscono ad un turno agevole. No. Vincente lungolinea passante di rovescio. BANG. Passante di Federer. BOOM. Cilic si salva, ma arriva un drittone incrociato vincente. SPLASH. Cilic sbaglia, challenge inutile, palla nettamente fuori e break. Federer va a servire per il match, chiude con autorevolezza con tanto di ace. Arriva in semifinale, ma questo è l’ultimo grande Federer. Chissà se ci sarà ancora modo di ammirare un Roger così spettacolare anche nelle difficoltà.

w2016-federer-vs-cilic-set-5

Too much clay will kill you, Roger

Tags:


ATP Masters Series Hamburg 2007 - Day 7

Dopo gli Australian Open aveva fatto discutere non poco la decisione di Roger Federer di dare un taglio definitivo alla terra battuta. Si era parlato di un calendario completamente privo di tornei sul rosso se non per il solo Roland Garros, in un secondo momento il suo staff aveva fatto intendere che si sarebbe aggiunto un ulteriore torneo su clay. Questa scelta di programmazione era nata evidentemente da 2 limiti che ormai per il 17 volte campione Slam sembrano irrecuperabili: da un lato c’è l’età che avanza inevitabilmente e ti costringe a non fare un tour de force come ai bei tempi, dall’altro un limite tecnico: Federer non ha mai avuto grandi risultati sul rosso per colpa di quello là, e da qualche stagione si è aggiunto un altro incomodo rappresentato da Novak Djokovic che ha dimostrato di essere altrettanto forte sulla terra battuta di Rafael Nadal tranne che nel torneo più importante su questa superficie che rimane il Roland Garros in cui per un motivo o un altro non è mai riuscito ad alzare la Coppa dei Moschettieri. Finirà come Borg agli US Open? I noliani facciano i dovuti scongiuri.

Federer, essendo un svizzero, (molti spesso lo dimenticano) è nato da un tradizione terraiola così come è il Paese elvetico che disputa nel proprio territorio, a Gstaad, uno dei più antichi tornei europei su clay fin dal 1915. Possiamo benissimo dire che Roger è figlio di questa cultura, così come lo sono gli italiani che per la maggior parte dei casi hanno iniziato a colpire le prime palle sul mattone tritato a differenza, ad esempio, degli statunitensi in cui a livello amatoriale è difficile trovare un campo in terra battuta, lo testimonia la stessa Serena Williams che da Compton per allenarsi su superfici lente doveva fare i salti mortali essendo circondata solo da campi in hard court.

L’esordio tra i pro del giovincello di Basilea avviene proprio sulla terra battuta di Gstaad nel 1998 ancora sedicenne viene sconfitto dal lucky loser argentino Lucas Arnold Ker per 6-4 6-4. Successivamente seguirono delle severe sconfitte che subito fecero capire che la questa superficie non le sarebbe stata amica. Nel 1999 riesce a farsi strada solo al Challenger di Lubiana ma subisce sconfitte al primo turno in tutti gli altri tornei che disputa compreso il Roland Garros che per anni rimarrà l’unico buco importante della sua carriera. Il trend continua ancora nel 2000 con sconfitte rimediate a Monte Carlo, Barcellona,  Roma, Amburgo e Sankt Pölten. Finalmente riesce a farsi strada al Roland Garros da numero 54 del mondo, ma affrontati avversari sulla carta inferiori (da ricordare un five setter contro il connazionale Michel Kratochvil conclusivo 8-6) deve soccombere alla maggiore esperienza di Alex Corretja che si rivelerà la sua bestia nera fino a rimanere una dei pochi ad essere in vantaggio con lui negli H2H insieme all’altro. Un record negativo destinato a perdurare a meno di qualche ripensamento di Alex che difficilmente ritroveremo a giocare in campo da tennis, come allenatore lo vedremo di sicuro, ma Roger ha ancora tanti anni di carriera davanti, quindi mai dire mai.

Nell’anno del suo primo titolo ATP, 2001 a Milano, acquisisce maggiore consapevolezza dei suoi colpi e anche se il mattone tritato non è adatto al suo gioco si capisce che può sopperire comunque a questo gap con una tecnica non indifferente. Questa volta al Roland Garros arriva fino ai quarti di finale ma è sempre Corretja a sbarrargli la strada. A Gstaad perderà poi dal suo futuro allenatore Ivan Ljubicic.

Finalmente nel 2002 arriva la sua prima e importante affermazione. A febbraio è l’unico che porta punto alla sua Svizzera nella sfida contro la Russia. A Monte Carlo è costretto a soccombere a David Nalbandian e fin qui niente di male. Quello che non perdoneremo mai a Roger è l’aver perso al primo turno contro l’italiano, e sottolineo italiano, Andrea Gaudenzi agli Internazionali di Roma e non avendo più disputato altre partite contro lo svizzero potrà raccontare a parenti, amici, figli e nipoti di essere in vantaggio negli scontri diretti contro uno dei più grandi campioni della storia. Come dicevamo quest’anno arriva il primo successo pesante ed è quello di Amburgo, una terra battuta che gli sarà particolarmente amica negli anni a venire. In terra tedesca vince il suo primo Masters 1000 della carriera sconfiggendo nettamente in finale un malcapitato Marat Safin e, per la cronaca, guadagna $372,000 che non sono male per un ragazzino di 21 anni.

Il 2003 è l’anno della sua definitiva esplosione, della sua prima vittoria Slam a Wimbledon. Un’esplosione un po’ tardiva se consideriamo altri grandi campioni che sono emersi molto prima di Roger, ma che in breve tempo recupererà il gap con tutti i mostri sacri del passato e non solo. Aggiunge un altro titolo: quello di Monaco di Baviera, figura molto bene agli Internazionali ma perde in finale contro Felix Mantilla. Molti gli recrimineranno questa sconfitta, ma a posteriori è molto semplice dare giudizi, bisogna guardare il fatto dalla prospettiva opposta, ossia partire dall’inizio della carriera fino alla finale di Roma 2003 e non partire dai 17 Slam e poi dire che Mantilla era uno scarsone e che doveva essere battuto. Infatti molti non si ricordano della sconfitta contro Mark Philippoussis ad Amburgo dove difendeva il titolo e un clamoroso flop contro il peruviano Luis Horna al Roland Garros addirittura al primo turno, così come un’altra batosta subita da Novak (non Djokovic, è il cognome) a casa sua in finale a Gstaad.

Nel 2004 inizia definitivamente il regno di Rogiah e lo manterrà a lungo, il più a lungo di tutti fino a questo momento, e aggiunge un altro importantissimo titolo ad Amburgo già citata come la “sua” terra. Lo fa in finale contro Guillermo Coria che da lì a poco avrebbe gettato alle ortiche la finale del Roland Garros contro il modesto Gaston Gaudio. In questa stagione Federer completa 3/4 di Grande Slam e l’unico tassello mancante è proprio lo Slam parigino in cui perde contro Guga Kuerten. È un’occasione buttata al vento questa, perché dalla stagione successiva arriverà lui. In questa splendida annata però non manca di aggiungere il titolo di Gstaad che fa sempre sostanza.

La stagione 2005 inizia a Monte Carlo e qui si mette in mostra un grande talento che tutti prospettavano come grande dominatore ma che si è fermato al livello più basso, ossia dei buoni tennisti che ogni tanto hanno qualche exploit, stiamo parlando di Richard Gasquet che salva anche match point nei quarti di finale del torneo del Principato in cui estromette il numero 1 del mondo. In quel di Amburgo Roger sembra non soffrire la superficie a lui meno congeniale e si prende la rivincita contro Gasquetta e ottiene il 3° Masters sulla terra battuta, ma mancava sempre lui.

L’abbiamo nominato 3 volte e così come Beetlejuice appare lui, stiamo parlando del conte di montefisto, il virtuoso del sinistro, il gancio pancho, il massacratore dei massacratori Rafael Nadal!!! Finalmente il giocatore progettato per distruggere Federer, soprattutto sul clay, si materializza e al Roland Garros saranno dolori per Roger. Il loro primo scontro a Parigi arriva in semifinale e finisce in 4 set a favore del maiorchino. 6-2 6-7(2) 6-3 7-6(5) è il punteggio finale.

Il migliore anno della carriera di Federer è il 2006 in cui colleziona record su record, ma una grande voragine e anche per questo motivo il 2015 di Djokovic è sicuramente superiore. La voragine è la terra battuta sempre per colpa del suo più acerrimo rivale. In Europa Federer colleziona lo “Splash Rosso” perdendo in tutti i tornei su terra battuta contro Nadal. Prima a Monte Carlo sempre in rimonta, poi a Roma dove spreca ignorantemente 2 match point e poi nella sua prima finale a Parigi in cui aveva illuso un po’ tutti vincendo il primo set per 6 giochi a 1, ma perdendo sulla lunga distanza.

Nel 2007 si cambia musica, o meglio la musica è sempre la stessa, ma questa volta, in parte, gli interpreti sono diversi. Monte Carlo è il Principato di Rafa, quindi inutile illudersi senza motivo perché qui con una delle superfici più lente del circuito, se non la più lenta, non c’è nulla da fare. Scandalosetta è la sconfitta contro Filippo Volandri agli Internazionali che insieme a Gaudenzi può fregiarsi di questa onorificenza, ossia essere l’italiano che ha battuto a Roma Federer, ma non è in vantaggio negli H2H, qui siamo 1-1, per fortuna di Roger. Fiuuuu. Al Rolan…a no, prima c’è Amburgo, chissà che aria tira in Germania (settentrionale) perché Roger possa essere così a suo agio in questo torneo, qui riesce finalmente a battere Rafa infliggendogli addirittuta un bagelozzo in finale. Una cosa dell’altro mondo. Ma la vendetta è dietro l’angolo e a Parigi si consuma la terza proiezione di un film visto e e rivisto peggio di “Via col vento”, ma che comunque rimane sempre un classico. 6-3 4-6 6-3 6-4 per Rafa e 3° titolo a Parigi. Inizia da qui una sorta di complesso per Roger che inseguirà per diversi anni lo Slam francese, per sua fortuna è arrivato l’altro a toglierle le castagne dal fuoco.

Il 2008 è un anno pessimo per Federer perché il GOAT dei numeri 2 diventa paradossalmente il numero 1 e nella sua superficie non le manda a dire. Vittoria a Monte Carlo e Amburgo e la mazzata più grossa nella carriera di Federer: il 6-1 6-3 6-0 della finale del Roland Garros (ah, già vero la mononucleosi). Nel mezzo si consuma l’ennesima sconfitta al Foro Italico dove tutti tifano per lui preferendolo anche ai tennisti italiani (“Federer è il tennis, beh, cioé…”), questa volta contro il sempre casto Radek Stepanek vincitore per 7-6(4) 7-6(7).

Nel 2009 arriva per lui la redenzione che è piovuta dall’alto e che si è materializzata in Robin che questa volta è riuscito ad aiutare Batman molto più di quanto ci si aspettasse. Passati i tornei tabù di Monte Carlo e Roma, forse a Roma ha meno recriminazioni rispetto al torneo del Principato dove viene estromesso subito dal connazionale Wawrinka, ma poco importa…arriva il primo “regalo” dell’anno: Djokovic e Nadal si sfidano in una semifinale epica in cui domina in segno x del Totocalcio, ma non essendoci pareggio nel tennis uno dei due deve andare avanti, lo fa Rafa ma arriva in finale con le stampelle e così è costretto a cedere le armi a Roger che continua la sua tradizione positiva nel 3° Masters 1000 su clay che da Amburgo si era spostato a Madrid per questione di money. Il 31 maggio 2009 diventa un giorno di festa mondiale per il federismo che vede per la prima volta cadere Nadal a Parigi per mano di Robin Soderling che per questo atroce delitto pagherà caramente (si scherza).  Lo Slam parigino diventa una formalità per Roger che però rischia contro Haas e Del Potro ma in finale non deve fare altro che collezionare 3 set e portare a casa la Coppa dei Moschettieri e completare così la sua bella collezione di Slam, impresa a cui viene dato il nome di Career Grand Slam.

Del 2010 c’è poco da dire, Nadal torna The King Of Clay® e non ce n’è per nessuno, si riprende tutti i titoli sul rosso che gli appartengono e così Federer rimane a secco di titoli sul clay. Da segnalare la bella rivincita di Robin al Roland Garros che poi arriverà in finale.

L’anno successivo è molto simile al precedente, l’unica partita che fa la differenza come il giorno con la notte è la semifinale del Roland Garros, la migliore prestazione di Federer sulla terra battuta e una delle migliori in assoluto mettono a tacere le velleità di un Nole deluxe, che fino a quel punto non aveva perso nessuna partita, di vincere il lo Slam parigino negandogli a posteriori la possibilità di fare il Grande Slam. Ma in finale c’è il mancino di Manacor che ancora una volta gli nega la vittoria, però questa volta la sconfitta è meno amara visto che già una Coppetta se l’era portata a casa.

Il 2012 di Federer sulla terra battuta si apre malamente con l’inaspettata sconfitta in Davis contro John Isner, ma il miliardario Ion Tiriac aveva in serbo un regalo per lui. L’eccentrico rumeno decide che il rosso di Madrid non va bene perché è passato di moda e sposta l’attenzione verso una nuova superficie che proviene direttamente da Puffolandia. Gargamella trita nel suo pentolone qualche migliaio di Puffi e li sparge sul campo del Masters di Madrid, quello che ne viene fuori è una superficie atipica dove Evgeni Plushenko e Carolina Kostner avrebbero potuto avere le loro soddisfazioni. Fatti fuori Nadal e Djokovic, Federer deve solo amministrare e vincere così la finale contro Tomas Berdych. Roma e Parigi non si lasciano influenza dal fascino blue e così spetta a Nole estromettere Federer dai 2 tornei.

2013 per Federer è sinonimo di figuracce in tutto il mondo con un solo titolo vinto in tutta la stagione, ma arriva in finale a Roma con una schiena a pezzi e deve soccombere ad un pimpante Nadal che non si smentisce mai. Una delle tante figuracce arriva al Roland Garros dove viene estromesso da Tsonga. Non domo della terribile prima parte di stagione tocca il punto più basso della sua carriera da quando è diventato il vero Federer e viene sconfitto a luglio ad Amburgo da Del Bonis e da Daniel Brands a Gstaad.

Nel 2014 si ha una parziale ripresa quando torna in finale a Monte Carlo e questa volta è “Svizzera 2”, Stan Wawrinka, a negargli un dei pochi importanti titoli che mancano al suo palmarès. Ma è solo un fuoco di paglia, le sconfitte con Jeremy Chardy a Roma e contro il Barone a Parigi non sono di buon auspicio per continuare la sua sempre relazione complicata con la terra battuta. Nonostante tutto è proprio sulla terra battuta che vince la sua prima e unica Coppa Davis contro la Francia a casa dei galletti.

L’anno scorso ha inaugurato il torneo di Istanbul vincedolo, ma non ha brillato ancora una volta sul rosso: sconfitto subito a Madrid si è spinto fino in finale a Roma dove ha trovato un Nole che non ha fatto sconti a nessuno e ha dovuto rimandare forse per sempre la sua vittoria al Foro Italico. Al Roland Garros è apparso un pesce fuor d’acqua, salvato prima dalla campana nel match contro Monfils, è stato costretto a capitolare contro il futuro vincitore Stan Wawrinka.

L’infortunio al menisco ha ribaltato la programmazione di inizio anno e il ritiro prima dell’inizio di Miami hanno fatto cambiare inesorabilmente idea a Roger che ha aggiunto, suo malgrado, il torneo di Monte Carlo alla sua programmazione e un altro tra Roma e Madrid farà parte della sua stagione. Avrà fatto bene o male? Stai attento…too much clay will kill you, Roger!

Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo V, Quando conta

Tags:


Federer-Djokovic AO 2012

Poteva perdere normalmente in tre set di una partita scontata e senza avere niente da recriminare, per manifesta inferiorità. Invece Federer ha voluto ribadire a tutti che comunque vadano le cose, lui, se la fa sotto.
Contro un Djokovic buono ma non di più per due set, così così nel terzo e piuttosto negativo nel quarto, Federer si è presentato in campo imbolzito dalla tensione che quasi pareva un trentacinquenne, vanificando così anche i pronostici di chi lo vedeva giustamente sconfittto con un 6-4 6-3 7-5, e raccogliendo a malapena tre game in due set. Poi, giocando poco più che benino ha portato a casa il terzo senza che nemmeno al suo angolo capissero perché. Vero tentativo di rialzare la testa? No, preparazione alla perla in pieno stile svizzero: Federer ha appena vinto il terzo e Djokovic gioca inspiegabilmente maluccio ad inizio quarto, calando al servizio in modo evidente. Non si capisce perché ma il serbo entra in un piccolo vortice negativo. Federer dunque si trova 0-30 alla risposta, con l’avversario per la prima volta insicuro nel gioco da fondo, e decide così di far vedere a tutti di che pasta è fatto: quattro risposte da quarta categoria scarsa, sbagliate sulla seconda di Nole. La famosa seconda-bomba di Nole. Mirka fra lo sconcerto e l’imbarazzo per lui. Vederlo nudo davanti a tutti alle prese con le proprie debolezze non è il massimo in effetti. Nel turno di risposta successivo continua il momento no del serbo e… altre due o tre risposte impresentabili sulla seconda di Nole. Quando conta lo svizzero dà il meglio di se non c’è che dire. E questo da sempre, indipendentemente dai successi ottenuti. In due parole: un vero perdente, di lusso, ma perdente.

Ora visto che il mondo è pieno di persone a cui piace da matti la dialettica, vado a specificare che non c’era modo: che Federer vincesse quel match e che non sto parlando di questo. Sarebbe stato improbabile anche solo portare in fondo al quarto set un eventuale break di vantaggio, secondo me. Quello che conta è invece quel momento della partita. Lì Federer sente che c’è una chance, una chance generica, non necessariamente di vincere. Un vantaggio da prendere in quel momento, e diverso dall’aver vinto il terzo set che era stato svuotato di responsabilità dall’imbarazzante prestazione nei primi due. All’interno di quel lasso di due game a salvarlo non ci sono riferimenti mentali alla sconfitta che certamente arriverà. Diciamo che è un piccolo circuito chiuso analizzabile come fosse un tutto, che si ripete da sempre e ci dice che lo svizzero, quando conta, se la fa sotto come nessun altro.
Pensavo d’aver visto tutto il suo peggio e invece… Ma veniamo ai numeri, i mitici numeri senza i quali saremmo persi.
Punti vinti con la prima: non contano nulla perché dipende da chi risponde e, per chi può variare, da come decide di servire quel giorno.
Punti vinti con la seconda di servizio: non contano nulla perché dipende da quante prime metti in campo, da come decidi di giocare la seconda e dalla qualità di chi risponde.
Punti vinti in risposta alla prima: non contano nulla perché dipende da chi serve.
Punti vinti in risposta alla seconda: non contano nulla perché dipende da chi serve.
Conversione palle break: possono contare o no, dipende da come sono andate. Quindi in generale la percentuale non ha rilevanza.
Ora veniamo però ai numeri veri, quelli interessanti perché dipendono solo dal giocatore. In questo caso non da uno qualsiasi, ma dal campione Roger Federer, che quando conta…
Prime in campo nel torneo: 65,2%. Quando conta: 57%.
Va a servire per il terzo set: due prime su dieci, 20%.

-Altri racconti.

  1. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo I, le palline del campione
  2. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo II, la partita della vita
  3. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo III, benzina!
  4. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo IV, Medaglia di bronzo

Alt&Canc e Lo Sgargabonzi

Qui i libri degli autori:

Bolbo
Le Avventure di Gunther Brodolini

Il Problema Purtroppo del Precariato
Lo Sgargabonzi:

Facebook

Blog

Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo IV, Medaglia di bronzo

Tags:


federer_us_open_2005nkd

Continua la rubrica de “Il Fantastico Mondo di Federer”, dopo il successo del primo racconto sulle palline del campione, del secondo sulla partita della vita  e del terzo ci concentriamo su…un’inattesa medaglia “di bronzo”.

La mia dignità non mi permette di tacere su quella che è la lacuna per eccellenza di un fenomeno come Federer: il rovescio in top. Un colpo assolutamente dignitoso, ma comunque da essere umano. Forse l’unica imperfezione in un talento infinito, che ha saputo sapientemente sposare l’aggressività sportiva al romanticismo più sfegatato. Rafael Nadal, la sua nemesi, non gli ha mai perdonato le centinaia di palline gialle che Federer gli ha tirato contro fortissime. Se erano bianche magari le vedeva meglio, ma quelle gialle si stagliavano sul tramonto di Dubai mimetizzandosi vergognosamente. Maledette palline, inseguite e corteggiate da Federer, come avete potuto tramare di tradirlo sul 6 pari del tie-break, al quinto set dell’ultimo Roland Garros? Ma Federer è riuscito a domare quella che sembrava una situazione disperata e ancora una volta ne è uscito vincitore, offrendo una lezione di classe e umiltà al volgare gioco di Nadal.

Che sensazioni ti dà, Federer, dover soffrire allo sfinimento contro chi cerca di distruggere il gioco dell’avversario, come un impostore qualsiasi? Sulle labbra tue dolcissime, Federer, vorrei vedere affiorare i tuoi pensieri. Un profumo di salsedine dovrebbe accompagnare ogni tuo colpo. Sentirò per tutto il tempo, l’eco dei tuoi “com’on!”. Di questa estate d’amor, serberò nel cuore solamente il ricordo di te trionfante al Master Series di Amburgo. Questo viso tuo nerissimo racconta la fatica degli allenamenti estenuanti di un campione, instancabile e indefesso sotto il sole cocente. Tornerà di nuovo pallido, quel viso, ma non svanirà il ricordo dei tuoi successi in quei campi ardenti. Questi giorni in riva al mar pensavo a quel maledetto smash, che ti costò la sconfitta contro di lui: Nadal. Non potrò dimenticar la rabbia dipinta sul suo volto, mentre con la sua rotazione mancina stuprava il tuo gioco regale. Abbronzatissima la tua pelle sotto i raggi del sole, mentre il gioco risplendeva della tua luce. Com’è bello sognare la vittoria, quando ormai al quinto set stai per strappare l’ultimo servizio all’indomito Nadal. Abbracciato con te, prima dell’incontro, non tradiva certo la sua ferocia agonistica. Abbronzatissima, la nostra bella Italia bramava la tua vittoria in quei giorni di tensione competitiva. A due passi dal mare, a due punti dal match, hai mandato alle stelle tutti gli amanti del gioco d’attacco con una discesa a rete tanto repentina quanto furtiva ed efficace. Com’è dolce sentirti rilasciare dichiarazioni a casaccio nel post-partita. Respirare con te, durante ogni tuo match, è il minimo che io possa fare, mentre osservo migliaia di scoiattoli entrare nel tritacarne gigante. Scoiattoli abbronzatissimi sì, ma che io immolerò al dio Orhus per la tua gloria.

-Altri racconti.

  1. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo I, le palline del campione
  2. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo II, la partita della vita
  3. Il Fantastico Mondo di Federer: Capitolo III, benzina!

Alt&Canc e Lo Sgargabonzi

Qui i libri degli autori:

Bolbo
Le Avventure di Gunther Brodolini

Il Problema Purtroppo del Precariato
Lo Sgargabonzi:

Facebook

Blog

Archivio

Clicca mi piace

Tennis is my life

Assign a menu in the Left Menu options.
Assign a menu in the Right Menu options.